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Full text of "Rerum italicarum scriptores : raccolta degli storici italiani dal cinquecento al millecinquecento"

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RERUM ITALICARUM SCRIPTORES 



RACCOLTA 



DE(, I. I 



STORICI ITALIANI 

dal cinquecento al millecinquecento 

OR DIN ATA 

DA 

L. A. MURATORI 

4- -*. 4- 

i i i 

NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA AMPLIATA E CORRETTA 

CON LA DIREZIONE 
di 

GIOSUÈ CARDUCCI - VITTORIO FIORINI 
PIETRO FEDELE 

* * 

TOMO XXIV - Parte Vili 

(bartholomaei senaregae de rebus genuensibus commkntaria) 




BOLOGNA - NICOLA ZANICHELLI 



BARTHOLOMAEI SENAREGAE 



DE REBUS GENUENSIBUS 
COMMENTARIA 



ab anno MCDLXXXVIII usque ad annum MDXIV 



A CURA 

DI 

EMILIO PAN DI ANI 




BOLOGNA - NICOLA ZANICHELLI 




NOV 1 5 1949 

/5/98 



l'K O l'K I BTA LIVI T i: KAR1A 



AL SENATORE 

PIETRO FEDELE 

CONTINUATORE DELL'OPERA 
DI 

GIOSUÈ CARDUCCI e VITTORIO FIORINI 



Muratoci, Rer. Tt. Script., Tomo XXIV, parte vili, foglio A. 



PREFAZIONE 



.MB5 



LA FAMIGLIA E LA VITA DI BARTOLOMEO SENAREGA 



IL cronista Bartolomeo Senarega appartiene a famiglia ben nota nella 
Storia di Genova. Notizie di lui, dei suoi ascendenti e dei suoi discen- 
denti, sono sparse in una ricca serie di manoscritti conservati nelle biblio- 

teche genovesi, contenenti preziose memorie delle antiche famiglie e 

degli uomini più illustri di Genova. 

Il Federici, famoso raccoglitore di notizie di storia genovese, offre in una sua 
opera poderosa di parecchi volumi, detta "Abecedario „, un lungo elenco dei Sena- 
rega dal 1356 al 1536 con qualche cenno degli uffici da essi coperti e della loro 
10 parentela, sicché la discendenza di alcuni Senarega può essere seguita nei secoli 1 . 
Il Richeri, altro memorabile studioso di carte di archivio, ci offre in un suo 
u Foliatium „ ed in numerosi " Libri di Cartina „ una grande messe di regesti di 
atti notarili e mercè un buon indice possiamo renderci conto di alcuni nessi di paren- 
tela tra vari Senarega ed avere anche qualche notizia dei loro interessi privati 2 . 
15 Questi due illustri raccoglitori attinsero direttamente dalle numerose fonti con- 

servate negli archivi della antica Repubblica, ma poiché i Senarega ascesero col 
tempo alla nobiltà, sono da consultarsi anche i molti manoscritti che espongono le 
genealogie delle famiglie nobili genovesi. Una grande opera composta da un Buo- 
naroti presenta gli u Alberi genealogici di famiglie nobili „ in una bella e chiara pro- 
20 spettiva con molteplici ramificazioni, ma tranne qualche richiamo ad atti notarili per 
i personaggi più importanti, i rami non portano che una pura elencazione di nomi, 
senza indicare su quali basi l'autore abbia edificato la sua genealogia e può sor- 
gere qualche dubbio sulla sua esattezza, specialmente quando è dato raffrontare le 
sue notizie con quelle del Federici e del Richeri 3 . 
25 Un'opera di genealogia, ben nota ai cultori di storia genovese, è la a Origine 



1 Federici Federico, Abecedario delle famiglie 546, ms. in Archivio di Stato di Genova. 5 
genovesi, ms. in Biblioteca delle missioni urbane in 3 Buonaroti Ant. Maria, Alberi genealogici di 
Genova; 30, 9, 9, 140. diverse famiglie nobili genovesi, ins. in Biblioteca Ci- 

2 Riciilri, Foliatium, 9-541; Libro di cartina, 14- vica-Berio in Genova, collocazione D bis, 12, 7, 19-25. 



VI PREFAZIONE 



tt dello nobili famiglie di Genova „ del Giscardi che contiene buoni cenni sulla famiglia 
Senarega, benché molti di essi si trovino già nell'opera del Federici '. 

Odoardo Ganducio nelle sue " Origini delle nobili famiglie di Genova „ ha poche 
notizie, ma offre in compenso l'effigie degli stemmi patrizi, tratteggiati molto somma- 
riamente a penna 3 . 5 

Migliore è un'opera di Federico Federici " Scruttinio della nobiltà ligustica „ con 
accurati disegni a penna degli stemmi e con brevi ma succose notizie sul patriziato 
genovese 3 . V'è anche un'opera di anonimo intitolata : u Origine delle case antiche 
" nobili di Genova „ che presenta gli stemmi con i loro colori facendoli seguire da 
qualche breve notizia 4 , ma la superba sintesi del patriziato genovese è nel magni- 10 
fico volume di Agostino Fransone, u Famiglie nobili di Genova, anno 1636 „ che 
raccoglie in una seiie di tavole dipinte con vivaci colori, gli stemmi di tutte le fami- 
glie nobili di Genova nei loro ventotto Alberghi 5 . 

Da tutti questi elementi di ricerca, ma specialmente dai primi due, potremo rica- 
vare le prime preziose notizie sulla famiglia Senarega, alle quali aggiungeremo quanto 15 
ci fu dato raccogliere da altre fonti. 

Pare dunque, secondo il Federici ed il Giscardi, che i Senarega siano venuti dal 
paese di Senarega di Val Brevenna, o da Fiaccone, o dalla villa di Senarega presso 
Savignone, in città, verso il 1350 e che appartenessero in quei tempi alla piccola bor- 
ghesia bottegaia; due di essi sono confettori\ indi compare un Antonio formagiaro 20 
ed un Antonio macellaro. 11 Federici, dopo la lunga enumerazione dei Senarega 
incontrati nei secoli, pone come conclusione il seguente giudizio : u i Senarega hora 
u viventi Nobili discendono da uno delli sudetti due di contro cioè Antonii, uno 
u formagiaro e l'altro macellaro, quali essendo contemporanei può essere che fussino 
" tutt'uno e facessero ambedue l'arti suddette, pur può anche essere che siino due „. 25 

Piace la dubbiezza dell'insigne studioso che, pur avendo raccolto una selva di 
notizie, non formula che un'ipotesi su quanto gli possano dire i documenti. 

Il Buonaroti, nei suo elegante prospetto genealogico dei Senarega, pone come 
capostipite un Ronco Senarega dal quale fa discendere quattro rami. Uno di questi 
si inizia con un Antonio che ha cinque figli tra i quali un Bartolomeo che genera 30 
un Quilico e questi un Bartolomeo senza successori, ma di essi non dà che il nome; 
invece il ramo che ha origine da un Tommaso e prosegue con un Giovanni, da cui 
nascono ben dieci tìgli, tra i quali un Bartolomeo, e discretamente ricco di notizie, ma 
intorno a questo ramo, che è il più importante, ben altra dovizia di notizie apportano 



1 Giscardi Giacomo della Congregazione di san sig. Tomaso Fransone q. Tomaso, ms. In Biblioteca io 

Filippo Neri, Origine e fasti delle nobili famiglie di Civica-Berio in Genova, collocazione : D bis, 11,8, 16. 
nova, ms. in Biblioteca Civica-Berio in Genova, * Origine delle case antiche nobili di Genova, ms. 

collorazione: D bis, n, 8, 22-25. 1° Biblioteca Civica-Berio in Genova, collocazione: 

5 * Ganducio Odoardo, Origini delle nobili fami- D bis, II, 7, 7. 

glie di Genova, ms in Biblioteca Civica-Berio in * Fransone Agostino, Famiglie nobili di Genova, 15 

Genova, collocazione: D bis, 11, 8, 10-20. anno 1636, ms. in Biblioteca Civica-Berio in Genova, 

3 Scruttinio della nobiltà ligustica composto dal- collocaz. : D bis, 11, 8, 18. 
r Ec \mn Senatore Federico Federici ad uso dell' III. mo 



PREFAZIONE VII 



gli zibaldoni del Federici 6 del Richeri, dai quali possiamo ricavare che, tra i primi 
Senarega venuti a (reuova, molti rimangono nella condizione di modesti borghesi ed 
infatti troviamo un Nicolò Senarega fonnaoiaro e console della ,ua aite nel M 1 3, 
un Bartolomeo Senarega macellaro morto prima del 144 3, un Bartolomeo Senarega 
5 lanero che ha bottega verso il 1449 nella contrada dell'Olivella e, nel 1490, un Barto- 
lomeo Senarega sartore nella valle del Bisagno nella " villa „ di Staglieno. 

Tra essi però balza fuori un Bartolomeo Senarega (tìglio di un Antonio fornia- 
giuro del 1392), il quale è notaro nel 1390, anziano nel 1411, consigliere nel 1427, 
sposo ad una Scscarina Scarella, e per atti notarili sappiamo che, essendo morto 
10 nel 1430, lascia eredi i figli: Quilico, Bianchina e Maria. 

Verrebbe la tentazione di unire con vincoli di parentela questo primo notaio 
della famiglia Senarega con il nostro cronista che porta lo stesso nome e che nacque 
all'incirca trenta anni più tardi, ma l'assenza di documenti probatori non lo consente. 

11 nostro Bartolomeo Senarega discende invece da un Giovanni Senarega, figlio 
15 di un Tomaso formagiaro. 

Sappiamo dal Federici che questo Giovanni di Senarega q. Thom. fu testimonio 
in atti di Raffaele di Simone di Chiavari nel 1392: il Buonaroti aggiunge che ebbe 
in moglie una Allegranza Zoagli q. Giov. q. Raf. e comprò una villa in Carignano 
dal suocero. 
20 Intorno a lui ed ai suoi discendenti le notizie sono scarse e dubbie. Sono sicu- 

ramente suoi figli: Ginevra, Ambrogio, Tommaso, Gregorio, Gerolamo, Pietro, Gio- 
vanni. Il Giscardi aggiunge un Vincenzo, notaro, ma il p. Amedeo Vigna, della 
cui opera parleremo fra poco, lo esclude. 

Il Buonaroti dimentica Gregorio e aggiunge un Andrea, una Giorgia ed un Bar- 
25 tolomeo, marito di Sescarina Scarella, unendo così, per suo conto, l'anello della 
catena dei Senarega notari; ma forse egli è in in errore, perchè al marito di Sesca- 
rina attribuisce come discendenti Tommaso e Gironimo, mentre gli atti notarili del 
Richeri indicano come suoi figli quelli testé ricordati. 

Dai figli di Giovanni Senarega comincia la gloria della casata; Ginevra va sposa 
30 al notaro Bartolomeo Franzone ed il figlio di lei, che ripete il nome del padre, diven- 
terà Cancelliere della Repubblica : Ambrogio è notaro e viene eletto Cancelliere della 
Repubblica a 33 anni nel 1448; Tommaso, Gregorio, Gerolamo e Giovanni sono 
padroni dall'anno 1442 (secondo il Federici, Scruttinio) di un castello nel Mar Nero, 
alla foce del Danubio, nel territorio di Mocastro, acquistato con somma difficoltà 
35 dai Tartari e ricostruito con ingente spesa e da loro intitolato Lerici (è incerto se 
si chiamasse prima Castrice). 

Il Federici (Abecedario) ricorda che a Gregorio fu in ispecial modo raccoman- 
data nel 1451 la custodia di quel castello detto alla latina di Illice (cioè Ledei); il 
padre A. Vigna nel suo poderoso studio sulle Colonie Tauro-Liguri dal 1453 al '475 
40 offre documenti dai quali si ricava che il castello era di grande importanza per l'im- 



Vili PREFAZIONE 



portazione dei grani in Calla ; pur troppo esso non rimase a lungo in potere dei Sena- 
rega. Nel maggio del 1455 esso fu improvvisamente assalito da quelli di Mocastro per 
liberare quattordici Mocastresi che i Senarega avevano tratti dalla schiavitù dei Tartari, 
ma trattenevano nel castello per tarsi pagare un riscatto. Gregorio e Pietro Senarega 
furono sorpresi nelle loro camere. Gregorio fu ferito di pugnale e gettato in pri- 5 
gione con Pietro e con una figlia naturale di quest'ultimo* Gli assalitori, dopo aver 
tatto bottino di tutte le merci e le masserizie, consegnarono il castello ai signori di 
Mocastro. Tommaso Senarega, che era appunto in Mocastro, fu arrestato e derubato 
di un acconto pagatogli per il riscatto suddetto, ma riuscì a fuggire ed a recarsi a 
Calla ove ottenne dal Console di armare una galea e con essa si recò presso Mocastro 10 
ma, per ragioni politiche, non ruppe in ostilità. Gregorio malconcio e incatenato fu 
consegnato al Voivoda di Valachia che lo liberò e gli diede balia di rifarsi sui Mo- 
castresi. Ambrogio che, come dicemmo, era notaio e Cancelliere in Genova, pre- 
sentò ai Protettori del Banco di San Giorgio, dal quale dipendevano allora le colonie 
genovesi del Mar Nero, una relazione dei fatti, chiedendo a nome dei fratelli soccorso 15 
e protezione, ed ottenne dall'Ufficio di San Giorgio il diritto di rappresaglia sino alla 
somma di ottomila fiorini d'oro, ma il diritto era cosa vana senza la forza. 

Nell'anno seguente (1456) Tommaso ritorna a Genova per sostenere presso l'Uffi- 
cio di San Giorgio la supplica presentata dal fratello; i Protettori del Banco, pur 
promettendogli forti aiuti in tempi migliori, lo nominano, per ristorarlo alquanto del 20 
danno patito, ufficiale della u iagataria „ del grano in Carta per un anno, eleggen- 
dolo comandante di una flottiglia diretta a Carla; ma anche questa spedizione non 
ebbe, sembra, buon esito, e non è ardito il presumere che i Senarega non riebbero 
più il loro castello, poiché in quel periodo le colonie genovesi nel Mar Nero cad- 
dero ad una ad una nelle mani del Turco invasore '. 25 

Gerolamo, che era stato notaio della Corte di Carla ed aveva coperto alte cari- 
che nelle colonie genovesi del Levante, ritornò probabilmente in una sua casa in 
Carignano con la moglie Maddalena di Zoagli q. Antonio, poiché lo troviamo per 
circa vent'anni, dal 1460 al 1482, nei più alti offici del Comune di Genova 2 . Docu- 
menti di Archivio ci parlano di una sua figlia Chiaretta, che nel 1496 cedeva una 30 
somma ad una Cipriana figlia del q. Antonio di Zoagli (forse una zia materna) per 
consiglio di Jacopo e di Bartolomeo Senarega (suoi cugini paterni) 3 . Il Buonaroti 
nella sua genealogia attribuisce a questo Gerolamo altri due figli Cristoforo e Zac- 
caria, ma anche qui è in errore perchè essi erano figli di un altro Gerolamo Sena- 



1 VlQNA Amkm o. Co,/:.-,- diplomatico dell* coloni,- non si era curato di punire gli invasori e di ricuperare IO 

Tauro- Liguri durante la signor ia dell' l'jìicio di San Gùf il castello, si permise di scrivere agli amici di Caffi 

ciò [l4S3~*47Sl '" Atti dilla Società Ligure di che i Protettori avevano smesso ogni pensiero di soc- 

Storia Patria, voi. VI, p. 1S6 e sgg., p. 436 e -g. correre la Colonia, subornandoli a ripudiare gli ufficiali 

; r p 400 inviati a governarla. L'ufficio ili S. (j. venuto a co- 

1 Cf. Fkukrici, Abrcrdario , il Vilna, ('od. dipi. noscenza di ciò lo punì di carcere duro. La condanna 15 

•, voi. VII, cap. ni, p. 400 afferma all'anno 1467 che fu realmente mandata ad effetto? 

Gerolamo acceso di sdegno perchè l'ufficio ili San Gior- 3 Riduciti, Litro di carlina 1 il., 13-545, p. 4S2. 

gio, dopo l'assalto dei Mocastresi al castello di Elice, 



l'KKK AZIONI'. JX 



rega, esso pure notaio, morto prima del 1476, mentre il nostro moriva certamente 

dopo il 14S2 '. 

Abbiamo lasciato per ultimo il Cancelliere Ambrogio, che di lui dobbiamo par- 
lare più a lungo, per la sua importanza politica e perche egli è padre del nostro 

5 Annalista. 

Su una piccola lapide, conservata ancora oggi in una cappella della vecchia 
Chiesa di S. Maria di Castello, si legge la seguente epigrafe: 

1478 



AMBROSIO SKNAREGAE OHNUHN KIDELI 
10 CANCEia.ARIO 



BARTHS CETERIQUE l'ILII PATRI 

BENEMERENTI SIBI POSTERLSQUE 

POSUERUNT 

VIX. ANN. 63 

15 Ai lati dell'ultima riga sono riprodotti due scudi araldici con una partizione me- 

diana per il lungo ed una fascia che traversa lo scudo da destra a sinistra. 
La lapide c'insegna dunque che il padre di Bartolomeo nacque nel 1415. 
Il prezioso Abecedario del Federici ci favorisce ampie notizie sulla sua vita. 
Nel 1444 egli è testimonio in un istrumento notarile nel quale Daniele Fieschi alli- 

20 velia al padre di lui, Giovanni, una villa in Carignano. Egli è notaio ed è assunto 
al cancellierato, senza salario, nel 1447; ma nel 1448 è già Cancelliere effettivo ed 
è mandato al Marchese di Monferrato ed al Duca di Savoia; nel 1451 è rettore del 
Collegio dei Notari, nel 1453 si ha notizia di sua moglie Franceschetta, figlia di Gero- 
lamo de Fornari; nel 1454 è inviato ambasciatore a Milano e così pure nel 1465 e 

25 1466 (non 1460 come afferma il Federici): nel 1471 è clavigero del Catino, cioè 
custode del famoso Sacro Catino, conservato nel Tesoro della Chiesa di S. Lorenzo; 
nel 1476 è Anziano: si ha pure notizia di una sua casa alla Cervara, regione tra 
Portofino e S. Margherita, nota più tardi per la breve prigionia che soffrì in quel 
convento il Re di Francia Francesco I nel 1525. 

30 I regesti notarili del Richeri ci dicono che una sua figlia, Peretta, si sposò nel 

1471 con Nicolò de Brignali (non Bargagli come scrive il Federici neWAòecedario), 
più tardi Cancelliere del Comune, ed ebbe in dote lire 2500, e riportano il testa- 
mento di Ambrogio, redatto il 26 febbraio 1478, nel quale il testatore legava lire 
mille a sua figlia Pometta ed altrettante alla figlia Isabelletta u ad eorum maritare „, 

35 legava u dotes suas Simonette uxori sue „, istituiva eredi Bartolomeo, Venerio, Gia- 
como, Giov. Battista e Bernardo u filios suos legitimos „ . 

Era presente all'atto " Nicolaus de Brignali notarius, gener dicti testatoris „ 2 . 



' Cf. Buonaroti, op. cit., e Richeri, Libro di car- 2 Richeri, Libro di carlina, 14-546, p. 2040. Il 

Cina, 14-546, p. 1934. regesto è cavato dagli atti del notaio Oberto Foglietta. 



PREFAZIONI- 



La moglie di Ambrogio era una Franecschetta de Fornari e troviamo invece nel 
testamento una Simonetta, ma il Buonaroti ci avverte che il Cancelliere aveva spo- 
sato in seconde nozze una Simonetta De Mari q. Bartolomei. Tuttavia ci attende 
una nuova sorpresa. In un atto successivo del 19 marzo 1479, Nicola (certamente il 
Brignali) e Bartolomeo de Senarega " tutores Vencrii, Jacobi, lo. Bapt. et Bernardini 5 
u filiorum q. Ambrosii de Senarega, scientes decessisse Franceschettam eorum matrem, 
u relictis Barth.eo, Venerio, Iacobo, Io. Bapt.a et Bernardino eius filiis, nullis aliis 
u relictis, quare hcreditas diete q. Franceschette spectat ab intestato dictis fratribus „ 
dividono la eredità in cinque parti '. 

Ritorna dunque in luce la prima moglie Franceschetta; ma credo di essere nel 10 
vero interpretando che il Cancelliere aveva lasciato ai cinque figli della prima mo- 
glie l'eredita della madre, legando invece alle figlie di secondo letto e alla seconda 
moglie quanto è scritto sopra. 

Non era passato un mese dall'atto surriferito quando il Cancelliere Bartolomeo 
Senarega comperava, a nome suo e dei fratelli, una casa " posita Janue in contrata 15 
" Vallis Aurie cui coheret ab uno latere domus dicti Barth.ei et fratrum, ab alio 
" carrubeus in parte et in parte domus Barth.ei Saliceti, retro domus Genesi] et 
u Nicolai de Brignali et in parte domus dicti Barth.ei et fratrum, pretio L. 350 
"Janue „ (8 aprile 1479) \ 

Da questo atto notarile impariamo che la casa dei Senarega era in Valoria, via 20 
che porta anche oggi questo nome e conduce da Via Giustiniani a Via Canneto il 
Lungo, località vicina a San Lorenzo ed al Palazzo del Comune e propizia per i 
Cancellieri che avevano il loro ufficio nel Palazzo e per i campanari della Chiesa, 
poiché pare che da certi Valauri o Valori, campanari di S. Lorenzo, stipendiati dal 
Comune, e non già da Valle aurea abbia tolto predicato la via 3 . 25 

Già in altra nostra opera osservammo, nella famiglia del notaio Antonio Gallo, 
e torniamo ad osservare in quella dei Senarega, la bella usanza delle antiche famiglie 
genovesi di mantenersi saldamente unite non solo per gli affetti, ma anche per la 
vicinanza delle abitazioni '. Oltre ai fratelli qui vi è anche il cognato che vive in 
buona armonia presso i congiunti della moglie, formando un simpatico nucleo di persone 30 
dotte e dedite allo stesso ufficio. 

Delle sorelle e dei fratelli di Bartolomeo ben poco abbiamo a dire: Peretta 
visse certamente sino al 1520, poiché è di quell'anno il suo testamento ; Isabella andò 
moglie di Filippo Guano q. Girardo 5 ; Venerio, Battista e Bernardo non lasciano 
alcuna traccia, eccetto che si voglia credere che un Bernardo Senarega, bandito da 35 
Genova dal governo francese nel 1507, sia fratello del Cancelliere, cosa assai dubbia 6 . 



1 RlCHMtt, Libro di cartina cit., p. 2101. * Ax 1 UNII GALLI, ( ommentarti de rebus genuensium, 

* RiciiKR], Libro di cartina cit., p. 2105. Prefazione in riediz. RR. II So"., tomo XXIII, p. XSL 
3 F. I'odkmX, // colle di S. Andrea in (>eno;-a, in Bl SARuTl, Alberi genealogici cit. 

Atti dell ;t Società Ligure di Storia Patria, 8 Cf. Panoiani E., in anno di storia ^«wmm, 

5 voi. XXXIII, p. SS. in Atti Sor Llg. St. Patr.. voi. XXXVII, p. 409. io 



l'KKFAZIONh XI 



Giacomo Senarega eccello invece accanto :il fratello maggiore nella dotti ina e nella 
estimazione presso i suoi cittadini. Egli è dottore in utroque^ è creato Conte palatino 

dall'Imperatore Federico 111 nel 1184; è inviato ambasciatore al Duca di Savoia nel 

1495 (secondo il Federici; nel 1498 secondo documenti d'Archivio); viene eletto Savio 
5 del Comune nel 1499, nel 1505, nel 1511; è inviato ambasciatore al gran capitano 
di Napoli nel 1502, ed è commissario alla Spe/àa nel 1508'. Il Buonaroti afferma 
che prese in moglie Brigida Spinola q. Ambrogio, che gli dette un tìglio Nicolò e 
si sposò in seconde nozze con Luigina de Franchi di Paolo q. Frane. Da docu- 
menti d'Archivio appare la sua cordiale unione negli affari col fratello Bartolomeo, 

10 di cui finalmente ci è dato di parlare. 

Già il Muratori, avendo saputo dei preziosi volumi di Federico Federici sulle 
Famiglie Liguri, aveva fatto copiare le notizie relative a Bartolomeo Senarega, che 
pubblicò nella prefazione agli Annali di lui ; ma, dopo averle riferite fedelmente, 
egli osservò con la consueta acutezza che vi doveva essere un errore di data circa 

15 una ambasceria affidata al Senarega presso il Duca di Savoia, la quale invece del- 
l'anno 1448 era forse avvenuta nel 1478; l'osservazione del Muratori è giusta ed 
è probabile che il Federici, iniziando la stesura delle notizie su Bartolomeo, abbia 
errato attribuendo a lui la missione compiuta dal padre suo Ambrogio nel 1448; 
d'altra parte non consta che Bartolomeo abbia mai avuto, fra le tante, una mis- 

20 sione al Duca di Savoia; riassumeremo tra poco la serie degli onorevoli incarichi 
affidati al Senarega, essendo essa già in extenso nella prefazione muratoriana, e da- 
remo invece qualche notizia degli inizi e dei progressi nella carriera cancelleresca del 
nostro Cronista. 

Era tradizionale in Genova l'usanza che almeno uno dei figli continuasse la pro- 

25 fessione del padre ed anche nelle famiglie dei Cancellieri della Repubblica v'era 
qualche esempio del succedersi dei figli ai genitori negli uffici della pubblica am- 
ministrazione. Così nel 1477, vivente ancora il padre, Bartolomeo Senarega ebbe 
in Cancelleria l'incarico di raccogliere in un cartolaro tutti i decreti che venivano 
emessi dal Governo, affinchè fosse reso più facile il trovarli quando occorresse pren- 

30 derne visione 2 . 

La mercede era quella di una u subscribania „ e l'incarico era soltanto provvi- 
sorio, ma pochi mesi dopo, nel febbraio del 1478, Ambrogio moriva e si offriva 
propizia la successione del figlio. Occorreva però l'approvazione del Duca di Milano, 
essendo in quel tempo Genova sotto la signoria degli Sforza. Il Governatore di Genova 

35 Prospero Adorno scriveva per ciò ai Signori di Milano esponendo che il Cancel- 
liere Ambrogio, poco prima di morire, aveva impetrato dalla Signoria di Genova 
che il figlio gli succedesse nella carica di Cancelliere ed il Governatore, per quanto 
era in suo potere, glielo aveva concesso tt ob ipsius erga patriam et rempublicam 



1 Cf. Federici, Abecedario cit. registro 113-608, 30 gennaio 1477. 

1 Archivio di Stato di Genova, Diversorum 



XI] PREFAZIONE 



•■ tìilem longevosqae labores veruna et filii virtutem qui ingenio ac bonis moribus 

udioque litterarum de se spem polliceli bonam videretur „. V'era forse qualche 
diffidenza in Milano e forse anche in Genova per la troppo giovane età del candi- 
dato, ma nella epistola si girava la difficolta con eleganza, dicendo che è pur neces- 
sario che un uomo sia giovane prima di diventare vecchio a sed satis est si adole- 5 
u scentiae initia virtutes ostendant. Si igitur vostra sublimitas illum probaverit et 
u nos iam probatum etiam probabimus „ '. Risulta da queste ultime parole il vivo 
desiderio che il Duca di Milano, se anche avesse avuto qualche perplessità, finisse 
col confermare l'elezione che era già in pectore del Governatore genovese. L'appro- 
vazione dovette giungere assai presto poiché, in un atto del maggio di quell'anno 10 
stesso, troviamo già Bartolomeo Senarega col titolo di Cancelliere del Comune 2 . 

Dal 1478 dunque comincia la vita politica del nostro Cancelliere, della quale 
abbiamo larga traccia nei numerosi registri u Dhersorum „ del Comune, che portano 
la sua sigla e sono conservati nell'Archivio di Stato di Genova, ma spesso egli do- 
veva lasciare il suo ufficio per recarsi a compiere, a nome del suo Governo, impor- 15 
tanti missioni. Egli fu inviato all'Imperatore di Germania, al Re di Napoli, al Duca 
di Milano, e due volte in Provenza, cinque volte al Papa in Roma, cinque volte 
alla Corte dei Re di Francia ; ciò significa la grande fiducia e l'alto concetto che 
si aveva in città per la sua opera di diplomatico. 

Fra le carte dei registri troviamo anche qualche suo interesse privato : così ad 20 
esempio vi è la compera da parte del Senarega della settima parte di una casa "sita 
u in contracta Marruforum „ (giugno 1496) 3 che gli frutta però una causa con Qui- 
lico d'Albaro vertente "corani spectabili domino vicario ducali, (agosto 1497) 4 e 
v'è notizia di una querela del Senarega contro Battista di Podio per ingiurie e una 
controquerela di questo contro il Senarega perla stessa ragione (21-22 aprile 1 490) 25 
e un cenno nella pagina di guardia di un registro che il 30 ottobre 1490 " Gior- 
" gius Merea opposuit Bartol. de Senarega, 9 ) ma oltre a queste notizie di poco 
conto ve ne sono pure altre circa la carriera e gli stipendi del nostro cancelliere. 

Nel 1492 egli riceve solennemente l'incarico di scrivere la Cronaca degli avve- 
nimenti della Repubblica finché egli viva e gli sono conferiti gli onori, le preroga- 30 
tive, le immunità e le esenzioni che solevano godere i precedenti scrittori di Cro- 
nache; in più gli si promette un compenso annuo di fiorini cento della moneta di 
Genova, compenso che non si era mai dato ai precedenti scrittori, aggiungendo però 
l'incarico di completare le Cronache dal tempo nel quale erano interrotte, di rive- 
dere e correggere e limare le precedenti ed infine di raccogliere e trascrivere in 35 



1 Archivio di STATO DI (ii nova. Litterarum re- gisti ;n, i> giugno I496. 

tro 25-1801, lettera n. 86, 9 marzo 1478. * AjtOHXVZO DI Stato di GlXfOYA, Divtr torm m re- 

■ di "iimo dx Genova, Litttr, reg. cit., gliti , - o 1-107. 

lett i) 1 ,'. 18 ma [glo 1 J7S. ;;i invio ih Stato di GbHOÌ \. Divrrsorum rr- 

" im invio di Maio di Innova, DivtTSOrum Tt- gistio 144*639, contiene le tre notizie sopraindicate. 10 



PREFAZIONE XIII 



un volume i molti decreti recenti ed antichi, rifereutisi ad utilità pubblici e privata, 
che erano ancora sparsi nei diversi u ilici di Cancelleria, o presso privali '. 

Nel 1493 una breve deliberazione del Governatore e degli An/.iani determina 
che il salario che aveva Stefano traccili, prima della morte dello Bpett, Gottardo Stella, 
5 e che consisteva in lire 144, soldi 19, denari 4, si divida nel seguente modo: al 
chiaro Bartolomeo Senarega, Cancelliere, oltre il salario suo, si diano lire 4 4, .oidi 
19, denari 4; al chiaro Bartolomeo di Pranzone lire 100 dal tempo della morte di 
Gottardo 2 . 

Il documento può essere così spiegato: alla morte di Gottardo Stella l'ufficio 

10 di custode dei privilegi del Comune era stato devoluto con deliberazione 12 otto- 
bre 1492 al Cancelliere Stefano Bracelli, che con l'adire alla nuova carica doveva 
godere (supponiamo) un lauto stipendio e perciò la somma che si dava anteriormente 
al Bracelli come Cancelliere era stata divisa fra i due Cancellieri sopra indicati. 
Dieci anni dopo (12 giugno 1503) anche l'egregio Stefano Bracelli lasciava que- 

15 sta terra ed allora, essendo molti i concorrenti al posto vacante, si nominava una 
commissione per sistemare gli stipendi e le cariche della Cancelleria. 

Non riferiremo per esteso la relazione e la deliberazione, ma accenneremo sol- 
tanto a quello che riguarda il Senarega. Questi aveva già per stipendio lire 189, 
soldi 19, denari 11 (sapendo che nel 1493 aveva goduto di un aumento di lire 44, 

20 possiamo dedurre che sino a quell'anno il suo stipendio fosse di lire 145 e poiché 
anche il Bracelli aveva percepito tale somma sino al 1492, si può supporre che essa 
fosse l'onorario iniziale dei Cancellieri del Comune) ; in questa occasione egli ebbe 
un aumento di L. 10, den. 1, che gli portò la somma a lire 200; oltre a ciò si 
aggiunsero lire 20 alle lire 125 che egli percepiva come mercede straordinaria "ab 

25 u officio Dominorum Revisorum Camere prò mercede scribendi Cronicam „ ed infine 
si attribuirono a lui altre lire 30 per l'incarico di compilare le bollette " seu appo- 
u disias sumtus ordinarii communis „ cioè di tenere il registro delle spese ordinarie 
del Comune 3 . 

In questo modo il Senarega riusciva a raggranellare, tra stipendi ordinari e 

30 compensi straordinari, la somma di lire 375, di parecchio superiore agli onorari dei 
suoi colleghi, ma di gran lunga inferiore a quella percepita dal defunto Bracelli, il 
quale aveva raggiunto con lo stipendio e le mercedi straordinarie la somma com- 
plessiva di lire 801. 

Ben poco ci è noto della vita familiare del Senarega. Il Buonaroti ci dice che 

35 ebbe in moglie Innocenza Giustiniani de Oliverio q. Matteo, che gli dette quattro 
figli : Matteo, Bernardo, Gerolamo ed Ambrogio : ma eccetto che per Ambrogio 
non dà di essi alcuna notizia. 



1 C. Horn\te, La nomina di Bartolomeo Senarega 2 Archivio di Stato di Genova, Diversorum re- 5 

a cronista ufficiale della Repubblica di Genova in A n- gistro 148-642, 27 marzo 1493. 

nuario del R. Istituto Tecnico V. E. II, Gè- 3 Archivio di Stato di Genova, Diversorum re- 
nova, Anno scolastico 1927-28 (a. VI). gistro 166-660, 21 agosto 1503. 



XIV PRKFAZIOXK 



11 Federici segnala oltre al notaio Ambrogio, un Andrea Senarega q. Bartholomei 
nel 1536. 

Troviamo traccia di un suo figliolo che nel 1500 frequentava la scuola del mae- 
stro Antonio Castiglione ', ma non è detto il nome. Abbiamo infine due documenti 
che sono testimoni del vivissimo interessamento del padre per un suo figlio, anche 5 
esso innominato, che egli mirava a fare progredire nella carriera ecclesiastica, ma 
non ci consta quale ne sia stato l'esito, benché le u raccomandazioni n fossero assai 
potenti. Infatti in una istruzione data a Gerolamo Palmaro e ad Agostino Foglietta, 
inviati nel novembre 1506 al Sommo Pontefice, per congratularsi con lui u della 
"liberazione e ricuperazione di Bologna „, v'è la seguente commissione: " Ambasia- 10 
u tori, voi haveti in mandatis de ricomandare alcune persone a la Santità de nostro 
k ' Signore e questo fareti a suo loco e tempo e, bemchè desideramo ogniuno habie lo 
■ intento suo, tamen per amare specialmenti noi Bartolomeo de Senarega nostro can- 
u cellario [che ha] longamenti operato e travagliato per la repubblica nostra, siamo 
a constreti di cercare ogni commodo suo e adoperarsi per tutte le sue cosse. Dicto 15 
u Bartolomeo a uno suo figliolo dedicate a la milicia ecclesiastica el quale desira 
u habi forma che possa cimi qualche fundamento substentarsi e darsi a li studii, acio 
u possa col tempo crescere in la chiesa de Dio, perho vogliamo che stretamenti da 
u nostra parte ricomandati dicto figliolo a sua Santità, dicendo esser quello a lo quale, 
u siando sua beatitudine in minoribus, fu contenta di conferire uno canonicato di Sam 20 
u (sic) Laurencio, mancando quello che alora se dicia fusse per mancare, et al quale 
a sua sanctita fece sì bono animo, siando epso Bartolomeo a Roma cum li nostri 
" Ambasiatori, corno pare per uno memoriale dato de ordine de sua sanctita alora 
u a messer Facio datario, pregando sua Santità si degna segnare la supplicacione quale 
u epso Bartolomeo vi darà, la quale signata fareti opera sia expedita per viam bre- 25 
a vis e de questo darà cura a domino Guillelmo de Recio che viene in vostra com- 
u pagnia, il quale informato di tutto vi solicitera, dagandoli etiam quelli favori chi 
u serano necessarii. Quando fareti la ricomandatione de epso Bartolomeo vogliamo 
u la faciati sola e non in compagnia del resto, perho che, cossi corno desiramo spe- 
u cialmenti habie lo suo desiderio, cossi etiam nostro signore cognosca fra li altri 30 
u specialmenti esser ricomandato. Vi daghemo etiam una lettera nostra dirrecta a 
tt sua Santità. Dopio testimonio del desiderio nostro „ J . 

Alla lettera di cui e cenno nell'ultima parte della istruzione ne fu fatta seguire 
una seconda anch'essa commendatoria, che qui riferiamo, essendo assai breve : u San- 
u dissimo Domino nostro papae : Sanctissime et Beatissime pater et Domine noster 35 
u colendissime. Privatorum hominum cum multa sint officia, magnorum dominorum 
" illud est solum ac preclarum, prodesse quam plurimis: servare multos qui multis 



1 A -Uss\. Documenti e notizie per la storia della l Ari hivio ni Stato di Gknova, Istruzioni e Re- 

ione a (.enova in Giornale storico e lette- lozioni politiche, n. 2707 C, 19 novembre 1506. 5 

ra rio della Liguria, a. i<)o6, p. | 



PREFAZIONE XV 



■ 



ii 



u prosint. Commendtvimua Sancitati vestre dilectuni cancellariun] nostrum lì.-utli.cum 

"de Senarega prò l'ilio suo quem ecclesie dicavit, quem admodum Sanct itati vestre 

"notimi esse credimus. Commendare iterimi non desumus: ita fides eius in nos et 

rempublicam, ita labores quos prò patria suhstinuit exigunt; constantissimeque arfir- 

niamus illuni ex numero civiuni nostrorum esse, prò quo efficatiorcs preces etfun- 

dere nos possimus. Accedit quod scimus illuni antiquissinium Sanctitalis vestre 

u fuisse servitorem. Petivimus prò aliis gratias: nunc ab ea pio dicto Bartholomeo 

u expectamus nobisque factum arbitrabimur quicquid illi in iìlio fuerit collatum, et 

u nos et nostra humilimis quibus possimus votis illi commendamus. Datis Janue die 

10 u xvi decembris 1506 „ '. 

Questi due documenti provano quanta stima godesse il Senarega e come fosse 
riconosciuta l'opera di lui presso il suo governo. 

Un'ultima prova di affetto gli fu data quando nel luglio 1514, sentendosi già 
logoro per la età e la salute malferma, chiese che fosse assicurata al suo figlio Gian 
15 Ambrogio la successione al suo ufficio di Cancelliere. 

Egli ricordò al Doge ed agli Anziani che già suo padre Ambrogio ed in seguito 
egli stesso avevano servito per sessantasei anni il patrio Governo. Egli desiderava 
ardentemente che quell'ufficio perseverasse "in domo sua „. Il figlio Gian Ambro- 
gio stava per compiere i ventun anni e per la sua probità e per gli studi letterari, 
20 pareva idoneo a quell'ufficio, nel quale già da alcuni anni si esercitava con lode, sotto 
la guida di lui; perciò il padre chiedeva che, con pubblico decreto, esso fosse eletto 
Cancelliere. 

Il Doge e gli Anziani, dopo aver chiesto l'opinione degli altri Cancellieri ed avere 

udito da essi che l'adolescente dava buona speranza di essere di ornamento alla Re- 

25 pubblica, lo eleggevano Cancelliere, a sine onere communis „ e sotto condizione che 

non potesse esercitare l'ufficio finché non fosse ammesso nel Collegio dei notai " et 

" pariter nisi quando ipse Bartholomeus vitam finierit „ 2 . 

In verità, il buon Bartolomeo aveva presentito la sua prossima fine. E qui è 
doloroso che, mentre noi conosciamo l'anno di nascita e quello di morte del padre 
30 suo e possiamo fissare facilmente quello della nascita del figlio, non ci sia dato di 
sapere l'età nella quale morì il nostro Cancelliere. Assai probabilmente egli dovette 
scomparire dal mondo alla fine di agosto, o nel settembre del 1514, poiché il suo 
registro di Cancelleria si chiude con il 30 agosto 1514 3 ed anche la sua Cronaca 
ha termine in quel mese. 
35 È da ricordare che l'ultima parte di essa fu scritta dal figlio Ambrogio, il quale 

volle che l'opera iniziata dal padre fosse condotta a termine; ciò è affermato in un 
documento d'Archivio di cui riparleremo altrove, ma lo ricordiamo anche qui per 



1 Archivio di Stato di Genova, Litterarum re- gistro 18S-683, 24 luglio 1514. 
gistro 43- [819, lett. n. 399, 16 dicembre 1506. 3 Archivio di Stato di Genova, Diversorum re- 5 

1 Archivio di Stato di Genova, Diversorum re- gistro 185-679, anno 15 14. 



xvi privazioni: 



concludere che evidentemente il figlio doveva avere condotto il lavoro lino al momento 
della morte del padre, quindi nell'agosto del 1511. 

Anche Gian Ambrogio fu degno del padre e del nonno e continuò la onorevole 
ascesa della sua famiglia verso le cariche più alte della Repubblica. Nel 1528 egli 
ed altri quattro della famiglia Senarega entrarono nella Nobiltà Genovese e furono 5 
iscritti nell'Albergo della famiglia Gentile. Il Giscardi afferma che nel 1531 G. 
Ambrogio istituì un molteplici) cioè un fondo di ammortamenti, per sollievo dei poveri 
e sgravio delle gabelle. 

Suo figlio Matteo raggiunse le più alte vette del potere, poiché, da gran Can- 
celliere e Segretario della Repubblica, salì al grado di Senatore nel 1591 e nel 1595 IO 
fu eletto Doge, reggendo lo Stato per due anni, come prescriveva la riforma det- 
tata da A. Doria nel 1528. Con Stefano suo fratello egli fece costruire nella chiesa 
di S. Lorenzo la cappella dedicata al SS. Crocefisso ed a S. Sebastiano, ed un'altra 
cappella in San Giacomo di Carignano '. 

I successori si distinsero sempre per opere di pietà e di religione, sicché nell'ospe- 15 
dale di Pammatone esistono tre statue dedicate a tre di essi, quali benefattori del- 
l'opera; un Giov. Batt.a Senarega, morto nel 1609, lasciò un grosso legalo per la 
fondazione del Monastero di S. Maria della neve in Genova 2 . 

La famiglia si estinse con un Matteo u sine prole defonto „ nel 1776 3 . 

Parecchi volumi manoscritti della Biblioteca Berio contengono, come già accen- 20 
nammo, gli stemmi della nobiltà genovese ; tra essi il più completo * presenta tre 
stemmi dei Senarega: il primo è partito nei colori giallo e turchino con banda rossa; 
il secondo porta sopra la banda un castello bianco e merlato sul quale si erge un 
albero verde (probabilmente accenna al dominio del castello di Lerici) ; un terzo ha 
il campo interamente giallo, traversato da una banda rossa caricata di un castello 25 
bianco con merli tra i quali si ergono tre alberi verdi. 



' ()m imo FOGLIETTA, Elogi degli r/omini chiari diverse famiglie nobili genovesi già cit. Cf. anche: / 

tirila Liguria, tradii/, di L. Conti e note di M. Sta- l'asti, le genealogie e le memorie delle Famiglie Lomel- 

glieno, p. }5S. lini, Smarrita, Spinola, Sauli, Brignoli, Durazzo, Saluz- 

1 Queste notizie sono in Giscardi, Origine t /asti zo, ms. in Bibl. Universitaria di Genova, C. VII, 30. io 
5 delle nobili famiglie di Cenava già cit. 4 I'ransonk Agostino. Famiglie nobili di (ienova, 

3 Così all'erma Buonaroti, Alberi genealogici di già cit. 



PREFAZIONE XVIJ 



GLI " ANNALI „ DI BARTOLOMEO SENAREGA 



Ludovico Antonio Muratori scrive nella prefazione ai Commentari di Bartolo- 
meo Senarega che difficilmente si può trovare in Italia una città la quale, al pari 
di Genova, possa vantare una serie di storici sincroni succedentisi l'un dopo l'altro 
5 nel narrare le vicende della Patria, ed in una lettera privata afferma esplicitamente : 
u Niuna (città) la pareggia nella gloria del Caffaro e dei suoi continuatori „ '. 

In verità la gloriosa tradizione di affidare ad un proprio cittadino il racconto 
delle vicende del Comune continuò dal famoso primo cronista Caffaro (inizi del 
secolo XII) sino alla metà del secolo XVI; ma se le Cronache più antiche ci furono 
IO felicemente conservate, alcune del secolo XV e del secolo XVI paiono irrimediabil- 
mente perdute. 

Del secolo XV mancano le Cronache di Battista Stella e di Goffredo d'Albaro : 
del secolo XVI quelle di Benedetto Tagliacarne. Esistono invero due Commentari 
di Antonio Gallo, notaio e Cancelliere di S. Giorgio, che narrano una spedizione 
15 genovese contro Barcellona nel 1466, e gli avvenimenti degli anni 1476, 1477, 
1478, ma evidentemente la lacuna lasciata dalla mancanza degli Annali, dirò così, 
ufficiali, non è colmata. 

È certo che essi furono smarriti in epoca assai prossima alla loro composizione, 
perchè Agostino Giustiniani, Vescovo di Nebbio, nel proemio ai suoi " Castigatis- 
25 " simi Annali della Repubblica di Genova ,, (a. 1537), lamenta già la loro scom- 
parsa 2 e nascerebbe persino il dubbio della loro esistenza se non avessimo, almeno 
per gli annali di Goffredo di Albaro, la testimonianza dello stesso Antonio Gallo, 
che in due punti dei suoi Commentari accenna all'incarico affidato a Goffredo di 
scrivere gli Annali di Genova 3 . 



1 L. A. Muratori, Epistolario edito e curato da 3 Gallo A., Commentario della spedizione contro i 
Matteo Campori, Modena, Soc. tip. mod. 1903, voi. VI, Barcellonesi e Commentario delle vicende genovesi dal- 
lett. 14 dicembre 1725, p. 3509. l'anno /476 editi in RR. IL SS., tomo XXIII. Gli ac- 

2 La notizia è nel " proemio „ p. 14, della edizione cenni a Goffredo sono nelle prime righe dei due com- 

5 del 1854. mentari. io 

T. XXIV, p. vili — B. 



XVIII PREFAZIONE 



Dopo Goffredo d'Albaro passarono anni senza che si pensasse di dargli un 
successore. Forse il dotto Battista Fregoso, deposto dal Governo di Genova per 
opera dello zio Paolo Fregoso (a. 148 3), pensò, negli ozi del quieto ritiro di Novi, 
a qualche studio storico su Genova e forse a continuare gli Annali Genovesi, poiché 
chiese ed ottenne in prestito dal Comune buona parte dei libri delle storie patrie ; 5 
ma noi sappiamo soltanto che per poco non causò la perdita dei codici prestatigli, 
quando dovette fuggire precipitosamente per cause politiche. Agostino Adorno, 
nuovo Governatore di Genova per il Duca di Milano, si adoperò per riavere dagli 
Sforza i preziosi codici degli Annali di Genova ' e decise di riprendere la buona 
tradizione antica affidando a Bartolomeo Senarega il compito di scrivere le gesta IO 
dei Genovesi dal punto in cui la narrazione era stata interrotta. 

Il Federici nel suo Abecedario afferma che il Senarega fu eletto u scrittore d'An- 
u nali nel 1477 „ e ciò pareva verosimile, poiché il Cronista precedente Goffredo 
d'Albaro era morto assai probabilmente in quell'anno e pareva anche confermato 
dal fatto che alcune copie manoscritte della Cronaca del Senarega portano nel titolo i5 
l'annunzio che la narrazione comincia dal 1478, mentre in verità essa ha inizio dal 
1488; ma recentemente il Prof. C. Bornate esumò dalle carte dell'Archivio di Stato 
di Genova un documento, il quale prova luminosamente che il Senarega fu incari- 
cato di scrivere gli Annali della Repubblica nell'agosto 1492. Di ciò demmo noti- 
zia nella biografia del nostro Cancelliere, ma occorre riesaminare qui il documento 20 
per cavarne qualche nuova considerazione. 

Nell'atto di nomina dell'Annalista, il Governatore e gli Anziani premettono che 
non senza forti ragioni i reggitori di Stati incaricano uomini eccellenti di racco- 
gliere le gesta della Patria in Annali. Da essi i posteri sono indotti ad emulare le 
glorie degli antenati e sono resi più saggi dagli esempi del passato ; inoltre ciò 25 
che per lungo tempo è trapassato rivive nella lettura. I Genovesi avevano a lungo 
conservato l'uso di incaricare qualche dotto di stendere gli Annali della Repub- 
blica, ma da alcuni anni questa lodevole abitudine era stata interrotta, sia per 
negligenza del Governo, sia u quod credibilius est „ perchè non si era mai fis- 
sato un qualche premio per lo scrittore. Perciò, volendo ora provvedere all'onore 30 
ed alla utilità pubblica, e studiando a chi si potesse più opportunamente conferire 
questo ufficio, parve al Governo genovese idoneo a ciò l'egregio cittadino Bartolo- 
meo Senarega, Cancelliere dell'eccelso Comune di Genova e fu eletto a scrivere le 
Cronache durante la sua vita con quegli onori e quello stipendio, che già riferimmo 
altrove. 35 

Il decreto però fissava altri compiti all'eletto. 

Il Senarega doveva con molta cura e diligenza riattaccarsi con la sua narra- 
zione al punto in cui finivano gli Annali precedenti e, quando gli restasse tempo, 



1 Pesce A., Una notizia intorno alle cronache ujfì- lettinostorico bibliografico subalpino, 
ciati della Repubblica di (,'enova (1487-1481}), In Boi- Supplemento Savonese, I, pp. 8-10. 



PREFAZIONE XIX 



u mutare etiam debeat genus dicendi ipsarum cronicarum in aliud quod magli dulce 
" sit et Latinum ex quo legentea magìa delectentur „. Enfine egli era anche incaricato 

di raccogliere e trascrivere- in volume i decreti antichi e moderni, pubblici e privati 
della Repubblica '. 
5 Desta in noi qualche interesse l'incarico affidato al Senarega di rivedere e cor- 

reggere ed abbellire le Cronache precedenti. Quali ? Non certo le più antiche, 
come osserva giustamente il Boriiate, ma le più recenti, cioè quelle di Battista Stella, 
morto nel 1461, e di Goffredo di Albaro, morto verso il 1477, alle quali Cronache 
si riferiva assai probabilmente il giudizio " nullum in eis ornatus precium „ elic- 
lo Agostino Adorno aveva dato per quei codici di storie genovesi, chiesti in restitu- 
zione agli Sforza nel 1489. 

Assolse il Senarega a tutti gli incarichi ricevuti ? Non ci è dato di saperlo, ma 
ci è permesso di dubitarne per il poco tempo che egli dovette avere disponibile 
dopo i molti e gravosi lavori impostigli dalla Cancelleria. 
15 I suoi Annali dovrebbero incominciare con il 1477, o con il 1478, per riattac- 

carsi alla presunta Cronaca di Goffredo, ma a noi non è pervenuto che un " se- 
condo „ libro di Annali che comincia con il 1488. All'inizio di questo suo secondo 
volume il Senarega ci avverte di avere composto un primo libro di Annali, ma 
aggiunge di averlo scritto a sponte et nulla lege astricto „ cioè di sua spontanea 
50 volontà, senza averne avuta incombenza dal suo Governo. Egli stesso confessa 
anche di non avervi dato l'ultima mano ed è a credere che, oberato dalle cre- 
scenti occupazioni del suo ufficio di Cancelliere, non abbia avuto più tempo per 
dedicarsi alla revisione del suo primo libro e che perciò esso sia rimasto una sem- 
plice raccolta di note non digerite. Comunque sia, malgrado molte ricerche, non 
ÌS ne abbiamo sino ad oggi alcuna notizia. 

* 
* * 

La Cronaca del Senarega comprende gli ultimi tredici anni del secolo XV ed 
i primi quattordici del secolo XVI, anni densi, come ognuno sa, di avvenimenti 
di altissimo interesse per l'Europa e specialmente per l'Italia. Il Senarega procura 

JO di dare una visione completa delle principali vicende del suo tempo in Italia e spesso, 
piuttosto che diffondersi, come noi desidereremmo, sui fatti avvenuti nella sua città, 
restringe in pochi cenni gli avvenimenti genovesi per dare maggiore campo a quelli 
di Milano, di Pisa, di Napoli, e ciò forse gli accade quasi inconsciamente, perchè 
la vecchia gloriosa Repubblica genovese non poteva più avere nelle vicende poli- 

J5 tiche italiane quella importanza che aveva avuto nell'alto medio evo, dovendo spesso 
seguire una politica non più sua, ma di Stati più potenti che la dominavano. 

Rinserrata tra il mare e le montagne, essa non aveva potuto espandersi al di 



1 II documento è riprodotto per intero in appen- lomeo Senarega a cronista ufficiale della Repubblica di 
dice all'opuscolo di C. Bornate, La nomina di Bario- Genova cit. 



X X PREFAZIONE 



là dell' Appennino, ove già nel Trecento si era formata la potente signoria dei 
Visconti, accanto a quella più antica dei Monferrato; verso ponente la blocca- 
vano i Savoia e la Francia; verso levante la forza espansiva di Firenze, succeduta 
alla potenza marittima di Pisa, combatteva ogni aspirazione genovese verso la valle 
dell'Arno. Sul mare, pur conservando parte dell'antica potenza, essa vedeva sor- 5 
gore Le flotte della Spagna ormai prossima ad essere unita sotto una sola corona 
e quelle della Francia, uscita dalla grande guerra dei cento anni con vigorie fresche 
ed impetuose, mentre la potente marina turca, dilagando, conquistava le sue antiche 
colonie e già s'avanzavano come avanguardie le fuste dei barbareschi a razziare 
sulle coste italiane; pei lontani mari era ormai impossibile lottare con la concor- 10 
renza dei Portoghesi e degli Spagnoli. 

Da oltre un secolo la vecchia Repubblica marinara, rosa dalle passioni dei par- 
titi, andava indebolendosi e cercava qualche sosta alle dolorose controversie affidan- 
dosi a qualche Principe italiano o straniero, ricorrendo spesso ai Re di Francia, 
più spesso ai Signori di Milano ; e sebbene il dominio straniero fosse sempre insta- 15 
bile in Genova, perchè ogni errore di politica dei dominatori determinava la improv- 
visa fusione dei partiti genovesi e la pronta liberazione della citta, pure tuttavia il 
riaccendersi delle lotte faziose riportava ben presto la Superba ad un nuovo periodo 
di Signoria forestiera. Nel secolo XV Genova aveva spesso alternato periodi di 
Libertà con periodi di dominio sforzesco, e la Cronaca del Senarega ha inizio appunto 20 
col ritorno di Genova sotto gli Sforza, dopo dieci anni di Governo indipendente, 
turbato da frequenti lotte fra gli Adorno ed i Fregoso. 

Nel 1487 i Fiorentini avevano strappato a Genova, dopo lunga lotta, il dominio 
di Sarzana. Questa perdita, che esacerbava l'orgoglio genovese, aveva indebolito 
di molto l'autorità del Doge, che era allora il Cardinale Paolo Fregoso, già odiato 25 
da molti per la sua prepotenza e petulanza. Perciò il Doge aveva deciso di raffor- 
zare il suo potere consegnando la città agli Sforza, a patto che gli fosse conservato 
il Governo di Genova. 

A Milano era allora Duca, nominalmente, il giovane Gian Galeazzo Sforza, 
ma chi comandava yi effetto era lo zio Ludovico il Moro, che da lungo tempo 30 
tendeva con pazienza, con sagace politica, le reti per riprendere la ricca ed impor- 
tante metropoli ligure. 

Egli accettò i patti propostigli dal Cardinale e Genova passò agli Sforza; ma 
poco dopo il Moro, per le sue mire politiche, riuscì a persuadere il Fregoso a 
segnare una tregua con i Fiorentini. Ciò provocò l'ira dei Genovesi, perchè con 35 
la tregua si allontanava la possibilità di riprendere Sarzana, ed il Governatore fu 
rovesciato da un'improvvisa lega del partito Adorno con la potente famiglia dei 
Ineschi. 

Paolo Fregoso si rifugiò nel Castelletto, fortezza che incombeva sulla città, e 
resistette all'assedio postovi dagli Adorno e dai Fieschi, i quali intanto discutevano 40 



PREFAZIONE XXI 



quale forma di governo fosse migliore per la città. I più erano per un governo 
indipendente, ma il pericolo di una prossima offensiva degli Sforza consigliò a chie- 
dere aiuti al Papa, notoriamente nemico del Duca di Milano, e ad offrire il dominio 
della citta al Re di Francia. Il Moro precorse ogni intrusione di terzi allestendo 
subito un esercito contro Genova e facendolo precedere da due sagaci ambasciatori 
i quali, conferendo con i capi degli Adorno e dei Ficscbi, riuscirono a piegare gli 
animi verso il ritorno alla Signoria sforzesca, pattuendo che, in luogo dell'invi io 
Fregoso, al quale del resto fu concesso un grosso premio in denaro, fosse eletto 
Governatore in nome degli Sforza Agostino Adorno coadiuvato nelle funzioni militari 
dal fratello Giovanni. Ritornò così in Genova il dominio degli Sforza che durò dal 
1488 al 1499 e non fu oppressivo. Ludovico il Moro usò verso i Genovesi un 
sistema di governo assai simile a quello del Magnifico in Firenze; ottenne tutto 
ciò che volle con forme esteriori di cortesia, di affabilità, di dolcezza. 

Prova della simpatia conquistata dal Moro presso i Genovesi fu la fermezza con 
cui essi resistettero alle pressioni di Carlo Vili, nella sua spedizione in Italia, per 
staccare la Liguria dal Duca di Milano, sebbene gran parte di merito per tale 
fedeltà sia da attribuirsi all'opera di Corrado Stanga, fiduciario del Duca in Genova, 
ed alla incorruttibilità dei due Adorno. 

Ma questi ultimi profittavano della debolezza del Moro per favorire iniquamente 
gli uomini del loro partito e perciò, quando nel 1499 apparve prossima la fine del 
dominio sforzesco in Lombardia, una parte della cittadinanza genovese si augurava 
la caduta del Moro, non per malanimo contro di lui (e chi poteva odiarlo ? domanda 
il Senarega) ma perchè la fazione degli Adorno sarebbe caduta con esso. Infatti, 
appena i Francesi occupano il Milanese, gli Adorno sono cacciati dalla città e 
Genova, seguendo la stessa sorte di Milano, diviene suddita del Re di Francia. Il 
dominio francese portò indiscutibili vantaggi, poiché aveva la vigoria e l'ampiezza 
di vedute del governo di un grande Stato ; ma dopo i primi anni di quiete, per 
ragioni che il Senarega enumera con molta chiarezza, la borghesia e la plebe, desi- 
derose di più larga partecipazione agli uffici amministrativi del Comune, appoggiate 
anche dal papa Giulio II, ligure, e in quel tempo avversario dei Francesi, crearono 
gravi subbugli nella città e cacciarono prima la nobiltà e poi il Governo francese. 
Il pronto intervento d'un grosso esercito, comandato dallo stesso Re di Francia, 
spense ogni fuoco di rivolta ed i Francesi ristabilirono il loro dominio con maggiore 
severità e saldezza, sicché per due anni (1508 e 1509) la città godette una pace 
benefica e ciò fu effetto non solo del pugno di ferro francese, ma anche della lega 
fra Giulio II e Luigi XII per lo smembramento della Repubblica veneta. 

Poco dopo Genova è corsa da nuovi fremiti di turbamento. Il Papa, alleatosi 
con Venezia e ritornato alla inimicizia contro il Re di Francia, minaccia la Liguria 
con la sua flotta. Il partito Fregoso, appoggiatosi al Pontefice, fa incursioni nella 
Riviera di Levante ; alcuni dei Doria abbandonano Genova per unirsi ai nemici 



XXII PKLFAZIONE 



della Francia. Le milizie francesi in Liguria sono esigue ed il Governatore deve 
ricorrere ad atti di severità e anche di crudeltà per intimorire gli avversari e 
mantenere la quiete. In Genova si affievoliscono le simpatie verso la Francia, per 
gli impacci che la lotta tra Francia e Spagna reca ai commerci genovesi. La 
grave rotta dei Francesi in Lombardia nel 1512 ha la sua ripercussione immediata 5 
in Liguria. Il (io vernatole, avendo notizia di preparativi della Lega contro la 
Liguria, non potendo sperare pronti rinforzi dalla Francia, si ritira nel castello 
della Lanterna e ben tosto la citta è occupata dai capi del partito Fregoso, ade- 
renti alla Lega Santa. Ma la fortezza della Lanterna, la famosa Briglia, costruita 
nel 1507 dai Francesi per tenere in soggezione l'irrequieto popolo genovese, rimane 10 
presidiata da un pugno di soldati francesi ed oppone una mirabile resistenza. Per 
lunghi mesi essa è assediata e può soltanto avere qualche raro aiuto di vettovaglie 
da navi che riescono a forzare il blocco. Si aspetta una riscossa dalla Francia, 
ed infatti nel 1513 una forte spedizione di milizie riesce a riprendere il soprav- 
vento in Lombardia e tosto un esercito, diretto dai capi della fazione Adorno, 15 
penetra nella Liguria, occupa Genova, rifornisce il castello della Lanterna ; ma la 
fortuna delle armi francesi in Lombardia ha un rapido tracollo e di conseguenza 
il governo degli Adorno in Genova, dopo tre settimane (25 maggio- 17 giugno 
1513), deve cedere il campo al partito dei Fregoso, capitanato dal grande Otta- 
viano Fregoso, che diviene Doge di Genova e può con mirabile costanza e sapienza 20 
militare e politica ottenere, dopo altri lunghi mesi di assedio, la resa della famosa 
fortezza (26 agosto 1514). 

* 
* * 

Esposto il contenuto della Cronaca ci si può chiedere quali siano state le fonti e 
quale il metodo del nostro autore. E assai verosimile che egli abbia composto gran 25 
parte del suo racconto col solo aiuto della memoria, poiché il suo ufficio e le fre- 
quenti ambascerie gli offrivano ampie notizie circa fatti e persone e gli davano modo 
di vedere e udire assai cose e, se la necessità di un prudente riserbo non gli avesse 
spesso imposto il silenzio, egli avrebbe potuto certo darci maggiori ragguagli di 
quanto espose nei suoi Annali. 30 

Non ebbe tuttavia come unica fonte la diretta conoscenza dei fatti. Da molti 
passi della Cronaca appare che egli assunse informazioni da relazioni sincrone, pro- 
babilmente di inviati del Governo genovese o sforzesco. Ne è prova l'avere tra- 
scritto per intero due documenti originali che gli parvero e sono in realtà degni di 
nota e cioè una lettera di Ludovico il Moro ai Genovesi, nel periodo critico che 35 
precedette la battaglia di Km novo, ed una lettera del Doge di Venezia al Papa, 
nel 1509, durante la famosa Lega di Cambrai. Così pure, per il grande viaggio 
di scoperta di C. Colombo, stimò fonte tanto necessaria un opuscolo di Antonio 
Gallo, che lo trascrisse nei suoi Annali, aggiungendovi qualche particolare, attinto 
da Pietro Martire d'Anghiera e dalle lettere del Trevisan. 40 



PREFAZIONE XXJII 



Circa il metodo seguito dal Senarega nel compilare la sua Cronaca, il |>rof. C. 
Boriiate, considerando che anacronismi ed omissioni di fatti importanti si incontrano 
in tutta la narrazione, è indotto a credere che il Senarega si sia accinto all'opera 
soltanto negli ultimi anni della sua vita l , Io non sono di questo avviso, tuttavia 
5 " nego facilius quam probem „. A me pare più conforme al vero che il Cancelliere, 
dopo avere avuto l'onorifico incarico di scrivere le memorie della sua città, abbia 
sentito il dovere di accingersi subito all'opera ed abbia avviato il suo racconto dal 
1488 perchè esso segnava, dopo anni burrascosi, l'inizio di un periodo di (miete 
per la Repubblica, sotto la Signoria sforzesca; ma dopo un breve fervore si sia 

10 stancato o forse, distratto dalle molteplici sue occupazioni, abbia posto da parte e 
poi ripreso più volte il suo manoscritto, secondo il tempo e la disposizione del- 
l'animo più o meno favorevoli. Ciò risulterebbe, a mio parere, da una evidente 
discontinuità nella stesura degli Annali, per cui certe pagine paiono composte som- 
mariamente ed hanno una forma letteraria assai semplice, altre invece appaiono più 

15 elaborate e più complesse. Così pure è mia opinione che la Cronaca debba essere 
stata rimaneggiata più volte, aggiungendo qua e là accenni a quanto sarebbe più 
tardi accaduto, come ad esempio la fine del Governo sforzesco in Lombardia e quella 
della Monarchia aragonese in Napoli. E certo interpolazione tardiva la narrazione 
della scoperta di Cristoforo Colombo, che fu collocata dal Senarega nell'anno 1493, 

20 copiando, senza scrupoli, l'opuscolo di Antonio Gallo, confessando però che il rac- 
conto era tolto da u certus auctor „, senza nominare il collega e contemporaneo. E 
pure probabile che la composizione della Cronaca abbia avuto un lungo ristagno 
dal 1503 al 1508, poiché il Senarega, contrariamente alla sua abitudine, unì il rac- 
conto dei fatti di questo periodo, senza curarsi di porre il solito distacco cronologico 

25 tra gli anni. 

Occorre notare che nel 1504 e nel 1505 la Liguria patì una terribile pesti- 
lenza e nel 1506-1507 la Repubblica fu turbata da gravi atti rivoluzionari della 
plebe genovese, contro la nobiltà ed il Governo francese ; è perciò probabile che, 
nel tempo della peste, il Senarega pensasse a ben altro che a scrivere Annali e 

30 nei gravi moti del 1506-07 dovesse aspettare per vedere ove sarebbe sfociato tanto 
subbuglio. 

Soltanto nel 1509 egli riprese forse la narrazione quasi sincrona degli avvenimenti 
e ciò parrebbe dalla maggiore vivezza e precisione di notizie nei tre ultimi anni, 
che sono famosi per lo strenuo assedio al castello francese della Lanterna. La Cro- 

35 naca termina appunto con la resa della fortezza e, poco dopo, scompariva dalla 
scena del mondo Bartolomeo Senarega. 

Seguendo la antica consuetudine il Governo genovese provvedeva ad eleggere 
un nuovo scrittore di storie " ne memoria rerum nostrarum memorabilium penitus 
1 intereat „ ed il nuovo cronista era Benedetto Tagliacarne. Nell'atto di nomina si 



1 C. Bornate, La nomina di B. Senarega a ero- nista ufficiale ecc., p. 13. 



XXIV PREFAZIONE 



stabiliva pure che " a die obitus quondam egregi Bartholomaei de Senarega usque 
a in hunc diem salaria diete eronicc persolvantur Ambrosio de Senarega, etiam Can- 
" cellario, fìlio dicti q. Bartholomaei, (jui in huiusmodi (?) cura continuavit ne incoha- 
u tum a patre opus per spacium intermitteretur .. '. Questa notizia può spiegare 
come l'opera del Senarega potè giungere sino al giorno della morte di lui e può 5 
dare ragione di qualche rimaneggiamento nell'interno della Cronaca stessa, che appare 
dai confronti fra le copie manoscritte. 

L'opera del Senarega non è certo da paragonarsi per importanza con quelle dei 
grandi contemporanei Sanudo, Guicciardini, Machiavelli. 

La danneggia innanzi tutto il grave paludamento in latino, del quale l'autore 10 
farebbe certamente a meno, se non fosse obbligato dalla ubbidienza alla tradizione 
degli Annali genovesi, dal Caffaro al Gallo. 

Non intendiamo dire con ciò che il Senarega non sappia scrivere in latino. 
Egli doveva usarlo ogni giorno per gli affari del suo ufficio di notaio e di Cancel- 
liere, e del resto una bella epistola di lui al Pontano (che egli aveva certamente 15 
conosciuto alla corte di Napoli), nella quale gli narra la impresa di Megollo Ler- 
cari a Trebisonda, da prova della sua corretta eleganza nella lingua latina 3 , ma 
negli Annali (anno 1493 pag. 29) afferma egli stesso di volere " humili et plebeo 
" dicendi genere incedere, cupiens etiam populo satisfacere et per manus omnium 
u tractari „ e forse è convinto che sarebbe meglio scrivere in volgare poiché, nelle 20 
prime righe della narrazione della vita di C. Colombo, copiando dal Gallo, egli 
scrive che Cristoforo e Bartolomeo Colombo erano carminatores, ma subito dopo 
aggiunge, perchè tutti lo possano capire, che quella difficile parola latina va tra- 
dotta in genovese " scarzatores n . Sia per questa ragione, sia perchè gli mancasse 
poi il tempo di limare con cura i suoi Annali, certo è che il suo stile è alquanto 25 
sciatto e sotto il latino traspare spesso il fraseggiare italiano ; qualche periodo è 
impacciato, contorto, oscuro, in generale però la forma è scorrevole. 

Per imitare i classici egli si prefigge di tradurre le date degli avvenimenti nel 
calendario romano, ma spesso erra nel calcolo commettendo errori marchiani ; più 
spesso si dimentica di compiere la traduzione, sicché la Cronaca è costellata di date 30 
in stile volgare e di altre in stile classico. Tale ineguaglianza è certamente errore 
veniale, ma v'è una ineguaglianza che turba il lettore e consiste nella poca armonia 
nelle varie parti dell'opera. 

L'inizio della Cronaca è ricco di notizie con ampiezza di stesura sino alla spe- 
dizione di Carlo Vili in Italia. La calata del Re di Francia è descritta con ordine 35 
e con abbondanza di particolari, che raggiunge quasi la minuziosità nella descrizione 
della occupazione di Napoli, per l'evidente interesse del Cronista verso la maliosa 



1 Archivio di Stato di Gbnova, Uiversorum. oisonda, Lettera di Bartolomeo Senarega a Giovanni 
filza 80-3100, 1 giugno '5'S /'ontano, pubblicata da C. Desimoni in Atti Soc. 5 

* Intorno alla impresa di Megollo Lercari in Tre- Llg. di St. Patr., voi. XIII, p. 495 e sgg. 



PREFAZIONE XXV 



metropoli da lui visitata in una sua legazione nell'anno 1491. Amlic la ritirata di 

Carlo Vili e la battaglia (li Fornovo sono desi-ritte ampiamente) ma, dopo questo 

lodevole inizio, il Cronista si riposa siigli allori. 

Il 1497 è, secondo lui, "statini percurrendus ; panca enim memorati! digna con 
" tigerunt „ ed infatti la narrazione dell'anno è contenuta in una smilza colonna della 
5 edizione muratoriana ; l'anno 1503 è " non multo labore recensendus „, gli anni 1504 
e 1505 sono uniti nella trattazione, perchè " pauca sunt dicenda „. Invece le dram- 
matiche vicende degli anni 1506-1507 scuotono finalmente il nostro scrittore che 
dedica ad esse lunghe pagine, ma, subito dopo, il 1508 u non habuit aliud quam 

10 " expectationem Regis Romanorum „ ed infatti tutto Tanno è raccolto in poco più 
di mezza colonna del Muratori. Gli ultimi grandiosi avvenimenti dal 1509 al 1514 
risvegliano il Senarega e lo inducono a trattare con discreta accuratezza le vicende 
genovesi e così si conchiude onorevolmente il suo lavoro. 

Si potrà forse osservare che non fu colpa dell'autore se certi anni furono 

15 poveri di avvenimenti, ma noi potremo provare che molte cose avvennero in Genova 
che il Senarega dimenticò di annotare, mentre sono ricordate da cronisti coscienziosi, 
come il Sanudo, o da storici come il Guicciardini. Pazienza se dovessimo soltanto 
lamentarci di dimenticanze, ma il guaio è che tutta la Cronaca è infiorata di errori 
di cronologia che ingannano il lettore e tradiscono la storia. 

20 L'arrivo a Genova di Isabella d'Aragona, quando andò sposa a Gian Galeazzo 

Sforza, è posto dal Cronista alla fine del 1489, mentre essa giunse a Genova il 
1 7 gennaio di quell'anno ; la legazione di Antonio Bracelli a Roma per un trattato 
con il Re d'Aragona è collocata dal Senarega nel 1490, mentre essa avvenne nel 
1489; fatto ancora più strano, egli narra nel 1490 di una ambasceria di G. Fran- 

25 cesco Spinola al Duca di Milano, che fu contemporanea ad una missione sua (del 
Senarega) presso la stessa Corte, mentre documenti sicurissimi provano che, tanto 
lo Spinola quanto il Senarega, vi si recarono nel febbraio e nel marzo del 1491. 
Nel 1496, dopo avere parlato della questione di Pietrasanta che tanto interes- 
sava la sua città, non fa cenno dell'intenso lavoro del Governo genovese per otte- 

30 nere dall'Imperatore e dalla Lega la risoluzione della contesa, né della amara delu- 
sione per l'improvvisa partenza di Massimiliano dall'Italia. 

Nel 1497 riferisce un decreto per le artiglierie delle navi, che fu invece emanato 
nel 1498, e, ciò che è peggio, non fa parola di una minacciosa invasione della Liguria 
occidentale da parte di milizie del Re di Francia, guidate dal Cardinale Giuliano 

35 della Rovere, ed accenna appena ad una energica azione navale dei Genovesi con- 
tro Tolone, che non durò pochi giorni, come egli afferma, ma si protrasse dal giugno 
al settembre 1497. 

L'anno 1499 comincia con queste parole: " Nonagesimus nonus erit hic annus, 
* in cuius initio, vel ut verius dicam, exitu precedentis, oratores duo quos ad Regem 

40 ' Franciae profectos fuisse demonstravimus, reversi sunt „ . La correzione del Sena- 



XXVJ PREFAZIONE 






tega è errata, perche gli ambasciatori non tornarono alla fine del 1498, ma proprio 
all'inizio del 1499, come è accertato da documenti, e tale svista maggiormente ci 
sorprende, avendo il Senarega stesso partecipato alla ambasceria. Procedendo nella 
narrazione delle vicende fortunose dell'anno 1499 egli intercala una sua esercitazione 
retorica, cioè un immaginario discorso di Ludovico il Moro a Bernardino della Corte 5 
nell'affidargli le sorti della fortezza di Milano, ma non dimostra uguale bravura nel 
descrivere gli avvenimenti della sua città, che egli immette nella narrazione dei 
fatti lombardi, errando più volte nelle date di avvenimenti memorabili, come l'assedio 
di Alessandria, l'ingresso del Trivulzio in Milano e del Barbavara in Genova e dimen- 
ticando persino di parlare della entrata nella Superba del nuovo Governatore fran- 10 
cese, Filippo di Cleves di Ravenstein. 

La cronaca dell'anno 1500 comincia con un grossolano errore. Parlando infatti 
delle conquiste di Cesare Borgia in Romagna, egli capovolge la cronologia dei fatti, 
e tratta prima della presa di Faenza, avvenuta nell'aprile 1501 e della uccisione 
di Astorre Manfredi nel giugno 1502, poi della conquista di Imola e di Forlì, che 15 
accaddero nel dicembre 1499 e nel gennaio 1500. Egli si diffonde poi nella nar- 
razione della calata del Moro nella Lombardia e del triste esito di essa e termina 
la cronaca dell'anno con la prigionia del Moro e di Ascanio. La cattura di Lu- 
dovico il Moro avvenne il 10 aprile 1500: da quel giorno il Senarega non aveva 
più nulla da dire intorno alla sua Genova ? Eppure noi sappiamo da documenti di 20 
Archivio che, proprio lui, in quel tempo, era stato inviato a Milano e più tardi in 
Francia per affari di Stato ! Modestia, reticenza ? Forse fu poca volontà di esporre 
tentativi infruttuosi del suo Governo; tuttavia noi crediamo che avrebbero potuto 
essere almeno accennati. 

Il racconto dei famosi torbidi popolari negli anni 1506-1507, è preceduto da 25 
un ampio ed acuto esame delle cause che li provocarono, senonchè il Cronista dimen- 
ticò forse una causa di forte animosità tra la borghesia da un lato e la nobiltà ed 
il Governo dall'altro, per non avere i governanti accettato nel 1504-1505 le insi- 
stenti offerte di sudditanza dei Pisani. E certo che il Re di Francia non la accettò, 
checche ne pensi il Guicciardini, per non rompere un momentaneo equilibrio tra gli 30 
Stati europei, tuttavia i mercanti genovesi e lo stesso Senarega rimasero nella con- 
vinzione che gli interessi di Genova fossero stati maltrattati in quella occasione. 
Se passiamo ad esaminare la descrizione dei due anni, troviamo che il Cronista sa 
darci efficacemente la sensazione del tragico evolversi del movimento popolare, del 
suo passare a forme sempre più impulsive e violente sotto il tirannico imperio dei 35 
Tribuni del popolo, sa tratteggiarci mirabilmente gli ardori inconsulti della folla, le 
angoscie della borghesia, curvata sotto l'impeto della demagogia, il mutarsi della 
benevolenza di Luigi XII verso il popolo genovese, ma se studiamo quegli avve- 
nimenti con la scorta delle carte di Archivio, ci accorgiamo ben presto che la descri- 
zione del Senarega è un racconto disordinato, nel quale gli avvenimenti sono spostati 40 



PREFAZIONE XXVII 



di data, senza alcun rispetto alla cronologia. La elezione 'iti Tribuni è collocata 
ira il I od il 7 settembre, mentre avvenne il 24 ottobre; la spedizione contro Mo- 
naco si da per iniziata il 24 settembre, incuti e partì il 4 dicembre; il passaggio di 
Ferdinando di Aragona per Genova è posto al 1 dicembre, mentre avvenne il 1 
5 ottobre 15()(>; l'audace proposta di riforma di governo e la conseguente elezione 

di trentasei cittadini, è collocata dopo il primo dicembre, mentre avvenne nei giorni 

16 e 17 ottobre; né vogliamo esporre qui tutti gli errori cronologici del Senarega, 

poiché il lettore potrà trovarli diligentemente elencati nelle note al testo ; ma inten- 
diamo soltanto avvertire che la Cronaca è spesso malsicura per chi la consulti, e 

10 del resto tale difetto era noto al celebre Scipione Ammirato che, accennando nelle 
sue Istorie fiorentine al freddo eccezionale dell'inverno 1491, aggiungeva: "lo scrit- 
" tore delle cronache genovesi dice sì fatto freddo esser avvenuto in Genova l'anno 
u 1493 .... ma io stimo che egli scambi i tempi, come fa in molti altri luoghi, 
u onde sia il medesimo di cui noi raccontiamo „ '. 

15 Altro difetto che si riscontra in qualche passo della Cronaca è l'incuria di ogni 

lavoro di lima; ad esempio, dopo la narrazione della poco eroica cattura dei Geno- 
vesi, raccolti in preghiere in San Francesco, per ordine del Castellano di Castelletto, 
il Senarega nota la somma che essi dovettero sborsare per il riscatto e poco dopo 
ritorna a parlare delle pretese del Castellano circa il riscatto, senza aggiungere nulla 

20 di nuovo. 

Così pure, dove parla della tumultuaria elezione a Doge del tintore Paolo da 
Novi, la frase a quod si factum esset sanguinolentus fuisset dies ille inter lugubres 
" annumerandus „ è completamente staccata dal senso del periodo e si può supporre 
soltanto che voglia riferirsi alle contese fra borghesi e popolani, prima della ele- 

25 zione del Doge. 

Tipica è la pagina che contiene la narrazione del mutamento del governo in 
Genova nel giugno 1512, e lo stesso Muratori, nel pubblicare la Cronaca, espose 
in nota il dubbio " aliquid excidisse „, parendogli strano che il Cronista avesse 
dimenticato di narrare l'ingresso di Giano Fregoso in Genova ; certo è che in 

30 questo punto il Senarega sonnecchiò e ci lasciò una pagina che è un affastella- 
mento di notizie poco chiare e che non ebbero l'onore di una seconda lettura. Ne 
è prova la ripetizione, a distanza di poche righe, dello stesso concetto e cioè che 
" obsidebatur potius civitas quam arx „ senza che si veda la ragione per cui la 
notizia dovesse essere ripetuta. 

35 Lodevole cura ebbe invece la narrazione degli ultimi due anni e vien fatto di 

chiedersi sino a qual punto essi furono scritti da Bartolomeo e quale e quanta fu 
la cooperazione del figlio G. Ambrogio nel condurli a termine. A mezzo della 
cronaca dell'anno 1513, dopo l'accenno ad una nuova convenzione tra il Comune 



' Ammirato S., Istorie fiorentine, Torino, Pomba, pp. 12-13 parecchi errori cronologici del Senarega nella 
1851, voi. VI, p. 106; C. Bornate addita nell'o/. cit., narrazione degli anni 1489, 90, 91. 



XX Vili PREFAZIONE 



e la Maona di Chio, si legge: u scribente et rogato me Bartholomeo de Senarega, 
u notario et Reipublicac nostrr.e Cancellano „. E questa l'unica volta che il nostro 
Cancelliere cita il suo nome nella Cronaca, ed è mia opinione che egli abbia vo- 
luto lasciare qui, quasi al fine della sua opera e sentendosi ormai prossimo alla 
fine della vita, il suggello alla sua paternità, un mezzo di riconoscimento della sua 
creazione letteraria e che il resto della narrazione, sino all'agosto del 1514, sia stato 
composto dal figlio Ambrogio, per giungere al punto in cui la morte aveva sciolto 
suo padre da ogni obbligo verso la Repubblica. 



* * 



Dopo quanto abbiamo detto non si deve però credere che la Cronaca sia un 10 
u inconditum opus „ ; essa è invece, nel complesso, vivace ed interessante perchè 
l'autore, pur nel suo latinuccio, sa essere accorto narratore e sa interrompere qual- 
che volta il racconto con piacevoli digressioni. 

In certi episodi, pare a noi che egli si diffonda un poco troppo, come ad esem- 
pio nella descrizione di un pubblico duello fra due guardie degli Adorno, che potè 15 
certo destare molto interesse in quel tempo, ma stona per la sua ampiezza nel 
quadro degli avvenimenti. Così, egli dedica una pagina intera ad esporre i fret- 
tolosi preparativi nel porto per la spedizione contro un famoso pirata e una seconda 
ne dedica alla cattura ed alla scampata morte del medesimo. 

Nella narrazione di festeggiamenti in Genova, come ad es. le nozze di Giovanni 20 
Adorno con Leonora di Sanseverino, o i solenni ingressi di Ludovico il Moro e di 
Luigi XII, egli precorre i u cronisti „ moderni nella ampiezza dei particolari, dando 
anche qualche pennellata di umorismo nel descrivere la frenesia dei Genovesi per il 
Re Luigi XII " ut diceres omnes gaudio ipsius Regis incensos non alium posse liben- 
" tius quam eum intueri „. Così pure, tra le notizie della rigida disciplina instaurata 25 
dal governatore francese Francesco di Rochechouard, egli pone la macchietta di 
colore delle guardie francesi, che prima solevano molestare le fantesche per le vie 
ed ora invece " quasi eorum custodes incedebant et ab omni molestia et verbo se 

v 

u abstinebant „. E appunto in queste descrizioni dei vari moti dell'animo che il 
Senarega si dimostra abile e perspicace. Egli sa ritrarre con pochi tocchi l'ondeg- 30 
giare delle opinioni nella sua Genova " in qua magna semper esse consuevit loquendi 
" licentia „, la indecisione degli animi nel 1495, quando si discuteva se rimanere con 
la Lega formata contro Carlo Vili, o dichiararsi amici del Re di Francia, lo 
smarrimento dei Genovesi nel sentirsi senza un governo, dopo l'improvvisa ritirata 
del Governatore francese nel castello della Lanterna. 35 

Quando invece deve trattare di affari finanziari, egli imbastisce dei periodoni 
sesquipedali, vuole spiegare e diventa oscuro; loda l'abolizione della tassa del foca- 
tico, che pare fosse troppo vessatoria, ma non sa dirci nulla della organizzazione 
amministrativa dello Stato; riferisce i numerosi tentativi per valorizzare la moneta 



PREFAZIONE XXIX 



genovese e purificare la circola/ione monetaria, espellendo le monete forestiere, DOS 
confessa egli stesso di non essere molto esperto in simili problemi* 

Dei grandi Stati europei, della loro politica connessa con quella degli Stati 
italiani dà rare notizie; della politica della sua citta si legge tra le righe che egli 
5 potrebbe dire molto, ma non intende parlarne per ragioni facili a capirsi. 

Soltanto per i moti popolari del 1506-07, egli si permette di esporre ampia- 
mente le cause che li originarono, e ci da una prova della sua esperienza politica 
pure dopo avere esposto il suo timore di essere accusato da qualche parte ; ma il 
pericolo non doveva essere grande, poiché il moto, che nel suo inizio era stato 

10 borghese-popolare, s'era presto mutato in sollevazione demagogica e ormai la plebe 
era stata severamente schiacciata dai nobili e dal Re di Francia. Qui il Senarega 
descrive mirabilmente, come dicemmo, la nuova magistratura popolare, la petulanza 
della plebe ed il conseguente staccarsi della borghesia da essa. 

Non si possono invece tributare le stesse lodi per l'altro magnifico periodo del- 

15 l'assedio della Briglia, poiché, pur avendo il nostro scrittore adempiuto fedelmente 
al suo ufficio di cronista, non si scorge in quelle pagine la libertà di parole e di 
opinione che egli aveva usato per i moti del 1506-1507. Il Cancelliere sente forse 
che l'anima del popolo è lontana da questa lotta, non sociale, ma puramente di domi- 
nio sulla città; tuttavia egli descrive ottimamente l'eroica gesta di Emanuele Cavallo 

20 contro una nave che tentava di approvvigionare i Francesi e chiude la sua Cronaca 
con un magnifico elogio del Doge Ottaviano Fregoso. 

Il Senarega ebbe certo il desiderio di apparire sereno, imparziale espositore di 
vicende storiche, ma, come sempre accade, gli sfugge qua e là una parola, un giu- 
dizio che ci illumina sui suoi sentimenti e noi troviamo qualche cosa di lui nel suo 

25 racconto. E non troviamo un uomo del Rinascimento, uno di quegli uomini nuovi 
che vedevano il mondo con gli occhi snebbiati dalle teorie del medio evo ; in lui 
si riconosce più l'uomo antico che il moderno ; tutta la sua Cronaca è pervasa da 
un sottile profumo di religiosità, dal rispetto per la vita umana, dall'orrore per i 
delitti, dalla ammirazione per le virtù teologali e le aristoteliche, non per l'indivi- 

30 dualismo, o l'arrivismo, o la spregiudicatezza così diffusa ai suoi tempi. 

La modestia è forse il suo pregio principale ; egli partecipò a molti pubblici 
affari, fu spesso inviato a Corti straniere con incarichi delicati, ma nella sua Cro- 
naca egli accenna appena a questa sua diretta compartecipazione agli avvenimenti 
con brevi motti: u ut ego audivi „, " ut ego vidi „, " narn praesens aderam „ e ci dice 

35 di sfuggita di avere saputo interpretare l'iscrizione greca sulla teca della croce dei 
Zaccaria (1496). 

La sua carità appare specialmente nella descrizione della cacciata degli Ebrei 
dalla Spagna nel 1492, ove con poche frasi tratteggia la crudeltà di tali persecu- 
zioni, l'orrore dei viaggi di quei miseri verso l'esilio ; da buon cattolico egli nota 

40 che ciò, a primo aspetto, poteva essere lodevole per il rispetto della nostra religione, 



XXX PREFAZIONE 



■ scd aìiijuantulum in Sé crudelitatis continere (si noti la delicatezza della critica di 
a aliqtiantulum che contrasta con lo stridore del crudelitatis), si eos non behias sed 
u homines a Deo creatos consideraverimus „ . Egli volle, nell'iniziare il discorso, essere 
prudente nella critica, ma il suo vero sentimento si fece strada e finì con l'espri- 
mere intera la sua disapprovazione. 5 

Quando egli discorre di Principi, potremmo dubitare che il suo giudizio fosse 
influenzato dall'ora in cui scrisse; tuttavia ci pare che quanto egli afferma in propo- 
sito sia frutto di matura ponderazione. 

Di Ludovico il Moro elogia la affabilità e la generosità e specialmente la grande 
abilità nel governare i Genovesi, ma non ne approva la politica tortuosa nelle cose 10 
d'Italia ed assiste freddamente alla sua fine. 

Palese invece è la sua simpatia verso la Casa aragonese di Napoli, dovuta 
forse ai contatti che ebbe con essa ; egli ne segue le vicende con vivo interesse e 
col desiderio non espresso che siano fortunate e si rattrista che finiscano male. 

Inalterata dal mutare delle sorti politiche è la sua ammirazione per il Re di 15 
Francia Luigi XII, di cui apprezza la bontà e la magnanimità. Degli uomini che 
ressero il Governo della città, in nome dello Sforza o del Re di Francia, a capo del 
partito Adorno o del Fregoso, egli esprime giudizi che danno l'impressione della 
esattezza e della perfetta conoscenza. Appare entusiasta della accortezza e del 
senno di Corrado Stanga milanese, fiduciario del Governo sforzesco in Genova, 20 
mentre del suo successore, Francesco Fontana, scrive soltanto : " vir equidem bonus r 
ed è evidente che non gli pare all'altezza del suo predecessore. Si astiene dal 
giudicare il Governatore francese Filippo di Cleves, ma elogia l'opera del suo luogo- 
tenente Giacomo Fonchexoles e del successore Filippo Roccabertino, di cui traccia 
anche una breve biografia; tace del breve governo di Rodolfo di Lannoy, ma non 25 
risparmia le critiche alla dura amministrazione del Rochechouard, del quale tuttavia 
sa riconoscere le doti di severa ed imparziale giustizia. 

Prudente, circospetto è il suo giudizio sui reggitori genovesi dei due partiti, 
ma tra le righe si intende che egli non apprezzava molto il modo di governare 
degli Adorno, che ressero Genova dal 1488 al 1499, per certa loro burbanza militare 30 
e per la troppa condiscendenza verso quelli della loro parte, come non dovette 
approvare il modo con cui Giano Fregoso prese le redini dello Stato, dopo la rotta 
francese del 1512, che gli suggerì forse parole così gravi da provvedere più tardi 
a farle scomparire. Grande invece è la sua ammirazione verso il Doge Ottaviano 
Fregoso, che succedette ad un breve dominio degli Adorno nel 1513 e seppe reg- 35 
gere con saggezza, con temperanza, con spirito liberale e con amore patriottico 
la sua città. 

Del resto, ogni volta che se ne offra l'occasione, egli è pronto a porre in evi- 
denza i cittadini benemeriti della sua città, come i dottissimi Bracelli, l'imparziale 
e solerte G. B. Grimaldi e Ambrogio di Negro, vincitore dei Córsi, e Paolo Negrone, 40 



PRKKAZIONK XXXI 



attivo ed energico nelle provvidenze COtltro la peste; né inanea di riconoscere le 
virtù dì illustri stranieri, come ad esempio del famoso ammiraglio francese Pregent 
del quale narra la fortunata carriera. 

Ciò dimostra l'imparzialità dello scrittore e rende più simpatica la sua opera in 
cui arde un sano ed equilibrato amore di patria. Questo gli farebbe desiderare, 
intensamente, un reggimento forte, ordinato, giusto per la sua città, ma dove trovarlo ? 
Il Governo fazioso era proprio l'opposto di tale concezione ed egli, pur non espri- 
mendo alcun corruccio, ne dimostra le tristi conseguenze. Il Regime sforzesco era 
buono, ma troppo molle, troppo cedevole e lasciava che in Genova la fazione 
Adorno esercitasse la sua tirannia. La Monarchia francese invece, reggeva con mag- 
giore fermezza, ed il Senarega ne apprezzava le doti, pur riconoscendo che Genova 
doveva seguire una politica esterna non sempre conforme ai suoi interessi com- 
merciali, e perciò egli vide con rammarico tramontare nel 1512 il dominio francese 
e succedergli uno dei soliti governi faziosi genovesi, che tuttavia, dopo un anno di 
duri contrasti, mutò, essendo comparsa la splendida figura di Ottaviano Fregoso, 
che lasciò sperare al Cronista, prima che egli chiudesse la sua vita, un lungo, 
stabile, glorioso dogato genovese. 

Qui è d'uopo avvertire che il Senarega aveva avuto bensì molte simpatie per 
la Signoria francese, ma soltanto come forma di reggimento ; per i Francesi invece, 
e per gli Spagnoli, a traverso le tristi vicende dei primi anni del secolo XVI, 
andava maturando una avversione profonda che generò in lui un mirabile muta- 
mento interiore, per il quale egli si sentì non più Genovese ma Italiano. E com- 
movente seguire passo passo nella Cronaca questo svegliarsi d'una anima italiana. 
Dal 1488 al 1509, in venti anni, notiamo il progredire di questa sua visione poli- 
tica, dalla miopia dell'uomo comunale, dal particolarismo del genovese, intento solo 
ai propri interessi, al sentimento di appartenere ad una patria più grande, di essere 
italiano di fronte a barbari oppressori. 

Nel 1494, alle prime voci di una spedizione di Carlo VIII in Italia, egli si con- 
tenta di affermare che nessuno in Italia desiderava la discesa dei Francesi, anzi, 
tutti la aborrivano e, dopo la battaglia di Fornovo, quantunque affiori il suo rin- 
crescimento per la non bella prova fattavi dagli Italiani, si leggono le seguenti 
parole, nelle quali lo spirito cristiano si unisce ad una considerazione politica di 
bassa lega: u sed ita Deus non voluit (cioè la sconfitta e la morte di Carlo Vili) 
" ne vel Italia tanti principis nece pollueretur, vel ne diutius Gallos qui prò vendi- 
u cando facinore acerbiores /uissent, hostes haberemus „. Debole politica pensare di 
non fare troppo male ai propri nemici, per non ricevere in seguito danni peggiori. 

Ma nel 1509, quando gli Stati più potenti dell'Europa occidentale muovono le 
loro armi per distruggere la gloriosissima Repubblica di Venezia, il vieto particola- 
rismo campanilistico del venerando Cancelliere della Repubblica di Genova, sfuma 
come nebbia importuna, ed alla sua mente ed al suo cuore appare che le sven- 



XXXII PREFAZIONE 



ture d'Italia sono le sventure della sua Patria, ed il suo amore verso la gente 
ligure diventa palpito di amore per tutte le altre genti italiche, ogni giorno più 
oppresse da genti di oltre Alpi. 

Il Senarega, descrivendo la bella resistenza ed il forte valore dei Veneziani 
nella prima sfortunata battaglia contro i Francesi, ricorda con parafrasi latina i 5 
versi del Petrarca : d Che l'antico valore || negli italici cor non è ancor morto „, e cita 
l'ordine del capitano Bartolomeo d'Alviano alle sue milizie di entrare in combatti- 
mento mandando un solo grido : Italia ! 

E più forte, più ardente, più intimo appare questo amore del Senarega non sol- 
tanto per la sua città, ma per ogni terra d'Italia, quando egli racconta le vicende 10 
della lotta in Brescia nel 1512 fra Veneti e Francesi, e magnifica il valore dei 
duci veneziani e deplora la terribile devastazione ed il saccheggio compiuto dai 
Francesi in Brescia, come fosse città amica e sorella di Genova e lamenta la triste 
sorte d'Italia. 



* 



15 



Dall'insieme della narrazione, noi possiamo dedurre il carattere essenziale della 
età descritta dal Senarega. Il Comune di Genova non ha mutato la politica ormai 
secolare di lotta fra partiti. Le famiglie dominanti non hanno imparato che per lo 
Stato è necessaria l'unione fra i cittadini, il rispetto alla legge, la concordia e la mutua 
condiscendenza. 20 

Da secoli il partito che fu cacciato dal potere ricorre ad aiuti stranieri per 
ritornare in auge e sbaragliare gli avversari, e l'alterna vicenda di oppressi ed oppres- 
sori si prolunga indefinitamente, né mai si ottiene una stabilità di governo, se non 
ricorrendo all'asservimento verso qualche Signoria straniera, la quale poi, non essendo 
mai perfettamente aderente agli interessi peculiari dello Stato genovese, provoca la 25 
formazione di un malessere interno, di cui profittano i vecchi partiti per cacciarla e 
ritornare subito a battagliare fra loro. 

L'unica istituzione che rimanga salda ed intatta in mezzo a tanta furia di passioni, 
è il famoso Banco di San Giorgio, depositario delle ricchezze dei cittadini, invocato 
spesso dal Governo per aiuti finanziari e persino per qualche azione politica; ma esso 30 
non è che un organismo finanziario e non può mutare la mentalità politica della 
Repubblica. 

Tuttavia anche in Genova, sia pure con qualche ritardo, si sente aleggiare qual- 
che cosa dei tempi nuovi. 

La città segue il rinascimento delle arti e delle lettere. Ad una bella coorte 35 
di umanisti si accompagna una schiera di mecenati. Si riconoscono pubblicamente i 
meriti dei cittadini illustri, con statue nel palazzo di San Giorgio, con doni e pubblici 
attestati di elogio. Il tenore di vita sale a gradi sempre più alti di eleganza e di 
lusso, sale anzi fin troppo rapidamente, così che il Governo deve spesso emanare 



PKKKAXIONK XXXIII 



u 
U 



leggi suntuarie che, appunto per la loro frequenza, sono indice della loro inosservanza. 

11 Senarega ci presenta l'esempio dell'uomo d'antico stampo che rimane stupefatto 

e spesso scandalizzato dinanzi al crescere dello sfarzo nel suo tempo. 

Per lo sposalizio di Leonora, figlia del duca Roberto di San Severino con Gio- 
5 vanni Adorno (dicem. 1490), egli nota che furono offèrti doni dal Senato, dagli Arti- 
giani, dalle Podesterie, dai pia umili borghi " quod nunquam antea contigit „ e accenna 
ai tornei, ai giochi continui nel Palazzo, ai quali assisteva il popolo per tutto il giorno. 
Parlando della visita di Ludovico il Moro a Genova nel 1498, egli dichiara 
u celebriorem ingressum nunquam vidisse fateor n e dice che ad accogliere il Duca 

10 in citta " erant plusquam ccc iuvenes induti veste serica, purpurea autem innume- 
" rabiles „. L'anno seguente, quando si decise di consegnare il dominio della città a 
Luigi XII, che già aveva occupato il Milanese, si inviarono ventiquattro ambasciatori 
a Milano "tanto apparatu quanto nunquam nostra urbe factum sit„. Nel 1502, in 
occasione della solenne visita del Re di Francia alla nuova città del suo regno, si 

15 stanziarono dodici mila scudi d'oro per le spese di ricevimento, e le accoglienze 
furono trionfali e certo maggiori di quelle per Ludovico il Moro. Il Re procedette 
sotto un ricco baldacchino, retto dagli Anziani, per le vie della città " ornata tape- 
tibus, peristromatibus, floribus ubique sparsis. Mulieres in porticis et plateis orna- 
tissime dispositae ....„, ma la narrazione di questo solenne ingresso è già nota 

20 per altre fonti più ricche di questa del Senarega. L'anno seguente (1503), per 
l'elevazione al papato di Giulio II, i Genovesi, lietissimi perchè saliva al pontificato 
un ligure, decretavano che, a prestargli omaggio ed obbedienza, fosse inviata una 
ambasceria di dodici cittadini tt tanto ornatu ut nulla ex multis legationibus celebrior 
" visa sit „, e riferendo l'esito della ambasceria, il Cronista dichiara con orgoglio: "Fuit 

25 " honorificentissima legatio, post Venetam, sive numerum legatorum, sive ornatum 
a requiras „. A questo lusso pubblico corrispondeva il lusso privato, ma il Senarega 
stesso osservava che esso era l'esponente di poche grandi ricchezze, raccolte in poche 
mani e ciò provocava una pericolosa emulazione fra i ricchi ed una insaziabile avi- 
dità di denaro. Per soddisfare a questa avidità bisognava raggiungere il potere, e 

30 per raggiungerlo i capi partito vendevano la loro città per contanti a Signorie stra- 
niere, oppure chiedevano ad esse in prestito grosse somme per marciare alla con- 
quista del dogato genovese e, quando vi erano riusciti, restituivano le somme cavan- 
dole dalle casse dello Stato. 

Queste u operazioni in grande stile n erano soltanto concesse ai capi dei partiti; 

35 ma v'era pure una borghesia grassa ed una borghesia colta, ed un artigianato intel- 
ligente ed una plebe insoddisfatta, che mal sopportavano il dannoso altalenare delle 
fazioni, e avrebbero voluto pure essi partecipare al governo ed ai grossi guadagni. 
Il moto rivoluzionario degli anni 1506-1507 è appunto un movimento sociale con 
fini economici e se raggiunge per breve tempo il suo scopo, abortisce poi per le 

40 violenze e per le esagerate pretese della plebe. 

T. XXIV, p. vili - e. 



WX1Y PREFAZIONE 



Questo moto e strettamente legato al grande fenomeno economico del rinvilio 
della moneta ed al conseguente aumento del costo della vita nei primi anni del 
secolo XVI, per le cause che tutti conoscono. 

Il Senarega stesso nota nella sua Cronaca i progressi del male. 

Mentre nel 1492 egli affermava che l'anno era stato buono per mercanti e per 5 
alterici e che il commercio aveva avuto largo sviluppo, nel 1495 e nel 1496 con- 
statava che il caro dei viveri era grande, e, dopo una ripresa di proficuo lavoro nel 
1503, segnava anno per anno (1507-1509-1511) gli affannosi provvedimenti tentati 
inutilmente dal Governo per ottenere che la moneta di basso valore non cacciasse 
dal mercato la moneta di alto valore. 10 

Entro tali angustie andava svolgendosi la vita della vecchia gloriosa Repubblica 
e, malgrado il senno ed il valore di molti suoi cittadini, essa sarebbe finita trista- 
mente, entro pochi anni, facile preda di una delle grandi potenze europee in lotta 
per il predominio in Italia, se la forte e saggia mano di Andrea Doria non l'avesse 
trattenuta nella sua paurosa discesa, ridonandole una ordinata liberta ed un governo 15 
suo proprio. 



'REFAZIONE XXXV 



DESCRIZIONE DEI MANOSCRITTI E RAFFRONTI FRA ESSI 



Nove sono i manoscritti consultati per la nuova edizione degli Annali del Senarega. 

1. Archivio Storico del Comune di Genova n. 0106. Ms. cartaceo del sec. XVII 
di mm. 220 X 310, di carte 160 non numerate ma indicate in calce al ms. con questa 

5 scritta dell'epoca: "Sono e. 160 „ . 

Titolo : Bartolomei Senaregae \ Commentari] De Rebus Genuensibus \ 1488. Gra- 
fia corsiva, non bella, abbastanza chiara, tirata alla lesta con molte abbreviazioni 
comuni ed altre cervellotiche, a volte non facili ad interpretare. Inchiostro rossastro e 
sbiadito. Alcune correzioni, con inchiostro più forte, indicano che il testo fu rive- 
lo duto e collazionato con altra copia. La filigrana rappresenta lo scudo di Genova 
sormontato da una croce. Alla base dello scudo le lettere Q. A. 

Il Briquet nella sua opera : Les -papiers des archives de Gènes et leurs filigra- 
nes in Atti della Società Ligure di Storia Patria, Voi. XIX, riproduce nelle sue 
tavole al n. 248 questa filigrana affermando che è dell'epoca dal 1629 al 1633. Il 
15 volume è rilegato in pergamena. 

2. Biblioteca Brignole-Sale-De Ferrari 106 B 19. Ms. cartaceo del sec. XVII 
di mm. 299 X 210, di carte 509 numerate su un solo lato. Nella prima pagina è 
scritto: " Volumen hoc continet opera sequenza, scilicet: Cronicam Civitatis Ge- 
" nuensis edita a Fratre Jacopo de Varagine, pag. 1 ; Bartolamei Facij de bello Veneto 

20 u Claudiano, pag. 229 ; Eiusdem Auctoris aliud parvi temporis Bellum Venetum, pag. 

"277; Jacobi Braccellei de Genuensibus Claris Libellus, pag. 286; Bartolamei Se- 

" nareghe de rebus Genuensium ab anno 1478 usque ad annum 1514, pag. 299 „. 

A p. 299, foglio di guardia con intestazione: Bartolamei (sic) Senareghe j Cancri) | 

De rebus Genuensium | ab anno 1478 usque ad 1514. Il testo principia a p. 300 

25 e segue sino a p. 509 v. Grafia larga, corrente, trascurata, con frequenti svolazzi 
e slancio delle filettature delle lettere in alto e in basso della riga. Abbreviazioni 
frequenti ma notissime, come di dittonghi e delle terminazioni : orum ì am ì em. Nes- 



XXXVI PREFAZIONI-; 



sun fregio, né iniziali o rubriche, nessun u a capo „, eccetto quando inizia l'anno le 
cui cifre sono segnate in caratteri arabi sul margine della pagina. 

Legatura in cartone nero con il dorso di pergamena tinta in nero con fregi d'oro 
e la scritta in oro: " Jacobi | De Varagine | et Chronica Aliique „ (sic)', in altro riqua- 
dro del dorso le lettere : M. S. 5 

La filigrana delle carte, confrontata con gli esemplari dati da C. Briquet nella 
opera Les papier s des archives de Gines e/ ìenrs filigranes già citata, attesta che la 
carta è degli inizi del sec. XVII, tra il 1026 ed il lt»29 oppure tra il 1637 ed il 1643. 

3. Biblioteca Brio noi e- Sai e- De Ferrari iog E S. Ms. cartaceo del sec. XVII di 
mm. 296 X 208, di carte 177 numerate sui due lati. Titolo in bel carattere lapidario 10 
romano : B art hai avi ci Senaregae | Comentaria | ab anno 147S nsque ad 1 51 4 de rebus 
Genuensium. Grafia elegante, corsiva, chiarissima, pochissime abbreviazioni ben note. 

Nessun fregio. L'inizio di ogni anno è indicato colla cifra araba dell'anno nel 
margine oppure con il capoverso iniziato fuori dell'incolonnamento delle righe. 

Legatura in pergamena bianca. Sul dorso il titolo: Senareg. \ de Reb. Gai. 15 
ab anno \ 147S ad 1314. In altro riquadro del dorso una indicazione di catalogo 
C, III, 34. Dopo il Commentario seguono trenta pagine bianche. La filigrana delle 
carte del Commentario ha una lontana somiglianza con un tipo dato dal Briquet 
nell'opera citata, che corrisponde agli anni 1629-1633: le trenta pagine bianche hanno 
invece un'altra filigrana che corrisponde al 1675. 20 

4. British Museum, Add. 26S69. Ms. cartaceo del sec. XVII in., di mm. 341 per 
239, di carte 83 con numerazione contemporanea al testo, riscontrata modernamente 
a pie di pagina. 

Comincia completamente adespoto e anepigrafo, ma è rettamente indicato nel 
catalogo. 25 

Carattere lar^ro e corrente e ben chiaro con abbreviazioni usitatissime. Senza 
fregi, né iniziali, né titoli, qualche periodo comincia con una parola in lettere ca- 
pitali esse pure frettolose, forse trascritte dal codice che era innanzi al menante. Qua 
e là lacune. 

Il codice appartenne alla biblioteca del card. (Tentili: a e. 1, il suo stemma 30 
impresso in inchiostro nero col motto: " Ex Mss. Xav. card. Gentili „. Fu acqui- 
stato da J. F. Paque Esq. il 29 luglio 1867. Legatura con il dorso e gli spigoli 
di pelle: impressioni auree sul dorso 1 . 

5. Archivio di Stato di Genova 70, fondo Federici. Ms. cartaceo del sec. XVIII di 
mm. 355 X 254, di carte 95 con numerazione contemporanea al testo su un lato solo; 35 
seguono sei pagine bianche. Sulla carta di guardia in carattere corsivo: Bartholomaei 



1 Devo la descrizione di questo rodiie ed il ri- simo amico Dott. Prof. Cesare Foligno, Lettore di I.et- 
di esso l'Oli la edizione Muratoriana al chiarii* tcre Italiani- ridia t'nivi-rsità di Oxford. 



PREFAZIONE XXXVII 



Senarega Hist, ab anno / /; v /v,r totmn i^ij e sotto essa la scritta : "Archivi! San- 

u Ctioris „. Questa indicazione è ripetuta entro parentesi accanto al titolo sulla pagina 
nella (piale ha inizio la cronaca. Scrittura diritta, alta, chiara, spaziata, nera. 

Nò fregi, nò iniziali, nò spazi tra anno ed anno. A cominciare dal 1490 l'inizio 
5 di ogni anno ò indicato con cifre arabe sul margine esterno dilla pagina. Abbre- 
viazioni frequenti ma comuni. 

1 segatura in pergamena ben conservata con avanzi di legacci di cuoio. Sul 
dorso nella parte più alta: TI istorie j Senareg. \ 147S in 151 4. 

6. Biblioteca Apostolica Vaticana, Codice Urbinate Latino 495. La presente 
10 descrizione è di Cosimo Stornajolo in Codic.es Urbinates Latini, Tom. I (Codices 
1-500), Romae, Typis Vaticanis, MDCCCCII, pag. 499: Cod. 495 (olim 982) Saec. 
XVI, chart., mm. 345X236, ff. xxv, 271 (più ff. lòia-/). 

" Cafari de Caschifellone, continuatorum et Barth. Senarega annales januenses ; 
u tabulae consulum, magistratuum et familiarum januensium. 
15 tt 1) (f. 1) Cafari januensis et continuatorum annales januenses ab anno 1099- 

u 1294 .... 

u 2) (f. 165) Bartholomaei Senarega commentarla de rebus j'anuensibus ab an. 
u 1488-1514 (Muratori, Script, rerum itaL, 24, col. 513-634); in fronte tituli notula: 
u Hoc titulo insignitum reperi librum hunc Januae in scripto codice apud Jacobum 
20 " Philippum Seminum eiusdem urbis bibliopolam, Zacagnius. 

a Codex littera currenti scriptus est duabus manibus; prima exaravit ff. 1-164, 
" secunda fi*. 165-270; nullis ornamentis distinguitur. Ff. 11, xxv, lòia-/, 270 v, 
u 271 vacua. In tegumenti dorso tesserae gentiliciae Pii IX et A. Tosti card, biblio- 
" thecarii „ \ 

25 7. Biblioteca Civica- Ber iana D bis 11, 6, 37. Ms. cartaceo del sec. XVIII di 

mm. 240 X 150: carte 306 con numerazione contemporanea al testo sui due lati. 
Titolo : Bartholomaei Senarega | Commentarla de rebus Gemmisi bus. Grafia minuta 
ma chiara con qualche svolazzo. Nessun ornamento di fregi o iniziali. Interessante 
la varietà delle eleganti filigrane visibili in trasparenza : un elmo da giostra con 

30 grande cimiero di piume arricciate sopra uno scudo ovale che posa su base larga 
ed ornata; un piccolo elmo nobiliare con fogliami che posa su graziosa cornice ovale 
a fogliami contenente una lepre (?): in alto tre stelle con sei punte: sotto l'ovale 
le lettere G. L. ; in una filigrana si legge in maiuscolo il cognome Leveratto; in 
un'altra sotto una bella cornice ovale con un sole stilizzato si legge: Poleri ; in 

35 un'altra sotto un gran giglio araldico sormontato da corona è scritto: Nicolò. Lega- 
tura in pergamena bianca. Sul dorso in corsivo Barto | lomei \ Senarega. 



1 Ringrazio il chiarissimo Prof. Paolo Revelll, per avermi cortesemente favorito la copia di queste in- 
docente di Geografia nella R. Università di Genova, dicazioni bibliografiche. 



XXXVIU PREFAZIONE 






Biblioteca della Congregazione dàlie Missioni Urbane di San Carlo in Genova 
,\ -, iy. Ms. cartaceo del sec. XVIII di nini. 361X251, di carte 139 numerate 
su un solo lato. Titolo: Bartholomei | Senaregae Cancellarti Genuensis \ De 
Rebus Genuensiòus \ Commentarla \ ab anno MCCCCLJCXXVII1 usque \ MDX/l', 
incorniciato da due righe di riquadratura intorno alle quali serpeggiano sottili ramo- 
scelli con toglie verdi e roselline. Scrittura tutta di una mano in elegante corsivo 
con frequenti svolazzi. Nessuna abbreviazione eccetto quella dei dittonghi latini. 
Nessun fregio, né iniziali, né rubriche; la copia è assai elegante per la carta ben 
vergata, candida e per gli spaziosi margini lasciati intorno allo scritto esattamente 
inquadrato nella pagina. 10 

Legatura moderna di cartone con dorso di pelle rossa con fregi d'oro e la scritta: 
B. Senarega, De rebus Genuensiòus Commentarla. 

9. Biblioteca Durazzo- Pallavicini in Genova. Ms. cartaceo del sec. XVIII di mm. 
375 X 255, di carte 270 numerate sui due lati, più cinque fuori testo contenenti in 
due colonne la lista degli: Jirrori e vomì nell'opuscolo stampato, riparati nel presente 15 
manoscritto» 

Titolo: Bartholomei Senareghae historia. Grafia alta, nitida, con iniziali all'inizio 
di ogni anno disegnate a penna su fondo di colore ad acquerello : altre iniziali dispo- 
ste qua e Ih a criterio dell'artista e dipinte a colori con tinte delicate: a pag. 116 
è disegnata a penna e dipinta a colore una mongolfiera : altri graziosi quadretti con 20 
figure sparsi nel testo. 

Rilegatura elegantissima in pelle rossa con fregi in oro. Sul dorso, nel riquadro 
ili testa il titolo in oro: Senareghae CJironica'. alla base, MSS 17S2 (anno in cui fu 
scritta la copia). Aprendo il volume, due pagine di guardia, una terza pagina ha sul 
recto lo stemma della famiglia Durazzo inciso in rame, una quarta contiene un dise- 25 
gno a penna che rappresenta una Minerva in cammino, in capo un elmo con cimiero 
piumato, nella destra due giavellotti, nella sinistra uno scudo ovale, alla base le seguenti 
sigle: R. S. I.; F. M. R. ; P. 1).: una quinta pagina ha sul recto il titolo in inchio- 
stro nero e rosso: Bartholomei Senareghae ///stona genuensis in bei caratteri romani; 
nel centro della pagina un fregio a penna; alla base: Anno MDCCLXXXII ; la 30 
cronaca ha inizio al recto della sesta pagina ed ha in alto un largo fregio a penna su 
fondo di colore rosso ad acquerello: segue ancora il titolo: Bartholomei Senareghae 
historia e a mezza pagina comincia il testo con grande iniziale adorna di fregi a penna '. 

Per procedere più speditamente nello studio dei nove manoscritti indicheremo 
con A il manoscritto dell'Archivio Storico del Comune di Genova; con B e con 30 
A' le copie 106 e 109 della Biblioteca Brignole Sale-I )e Ferrari ; con Ai il ms. del 



1 Ringrazio la IH. ma Marchesa Matild 'tto- esaminare questa bellissima copia, nella biblioteca del 

Cambiai ii permise, qui sita gentllessa, di Palasse Duraaso in Genora. 



PREFAZIONE XXXIX 



British Museum; con F il ms. dell'Archivio di Stato di Genova (fondo Federici); con 
V il ms. della Vaticana; con C il ms. della Civica; con //il ms. delle Missioni 
Urbane; con D il ms. della Biblioteca Durazzo. 

I nove manoscritti possono essere divisi in due gruppi. Il primo è Ini muto dai 

5 mss. C U e si può aggiungere ad esso la copia non rintracciata che Bervi per [a 

edizione muratoriana. Questo gruppo si distingue dall'altro per la omissione di alcune 
frasi di qualche importanza e specialmente di un passo considerevole, sia per la sua 
lunghezza, sia per le notizie in esso contenute sulle gesta di Cesare Borgia, tra le 
(piali ve ne è una accennata soltanto dal Guicciardini e ricordata dal Grcgorovius (SL 

10 di Roma, IV, 154, nota 129). L'assenza di tali notizie non e da imputarsi alla incuria 
di un amanuense ma ad una revisione della cronaca, eseguita da persone ignote. 
Espongo il dubbio che la revisione sia stata effettuata da G. Ambrogio, figlio di 
Bartolomeo Senarega ; non ho però alcun elemento di prova. 

Le varianti comuni a questo esiguo gruppo di mss. mirano a illeggiadrire il testo, 

15 togliendo qualche frase poco elegante, modificando qualche periodo, sveltendo qualche 
passo ; la omissione delle notizie riguardanti Cesare Borgia, fu dovuta probabilmente 
a ragioni di opportunità e di castigatezza; questo lavoro di rifinitura che è special- 
mente notevole nella seconda parte dell'opera (dalla col. 570 in avanti), non fu con- 
dotto a termine poiché la pagina in cui si narra l'ingresso in Genova di Antoniotto 

20 Adorno nel maggio 1513 (col. 622) ha ripetizioni di pensiero e slegature di periodo 
che denotano la mancanza di una revisione accurata. 

II Muratori ebbe sott'occhio, come dicemmo, una copia appartenente a questa 
smilza famiglia di manoscritti. Egli sapeva per testimonianza di Agostino Oldoino 
(Athenaeum Ligusticum, Perugia, 1680) che molti manoscritti dell'opera del Senarega 

25 erano conservati presso alcune famiglie e ne inferiva che dovessero essere in Genova, 
ma furono vane le sue ricerche e le sue richieste in Genova. " Sed mihi perinde 
" fuit ac si codices ii ad Siamenses Sinasve jamdiu translati fuissent „ , scrive nella pre- 
fazione agli Annali del Senarega, e del resto egli confessa che nessuno poteva imma- 
ginare quante fatiche aveva sostenute e quante difficoltà affrontate per ottenere e rac- 

30 cogliere le Cronache italiane e specialmente quelle delle Città libere " dum quisque 
" aut Rei publicae aut suae Familiae discriminis aliquid sive detrimenti formidat„. 
Nella mia prefazione ai Commentari di Antonio Gallo preparati per la presente Rac- 
colta (T. XXIII, pp. xxv-xxvn), ho già ricordato le esortazioni, le raccomandazioni, 
le insistenze del Muratori presso l'amico genovese Bonaventura de Rossi e l'erudito 

35 M. Domenico Muzio per ottenere una copia delle opere del Gallo e del Senarega. 
Non riuscì a nulla e se potè avere l'opera del Senarega, dovette ringraziarne il 
marchese e patrizio romano Pompeo Frangipani che gliene fece trascrivere una copia 
nella Biblioteca Vaticana. 

Egli stesso notava nella prefazione alla Cronaca che il testo non era molto cor- 

40 retto a aliquibus vocibus depravatis aut etiam desideratis „ e avvertiva il lettore che 



XL PREFAZIONE 



ciò era da imputarsi al ms. romano, o all'amanuense che lo aveva copiato, u non mihi, 
" (jui castigatiores codices optavi, quaesivi sed a nemine impetrare potili „ , ma il suo 
dolore per la presentazione di un'opera così scorretta potrebbe oggi essere legger- 
mente diminuito, perchè dopo la consultazione e la collazione di nove copie della 
Cronaca e pur presentandola ripulita e restaurata, dobbiamo lamentare ancora alcune 5 
lacune che furono evidentemente lasciate dallo stesso Senarega, e alcune incertezze 
ili lettura che, essendo comuni a nove copie, sono indici sicuri della difficoltà di 
lettura dello stesso originale. 

Esaminiamo il valore dei diversi manoscritti. 

Quello dell'Archivio del Comune di Genova {A) è degno di considerazione per- 10 
che la grafia è della prima metà del seicento ed è quindi una delle copie più anti- 
che ; inoltre alcune correzioni, con lo stesso inchiostro e la stessa grafia, dimo- 
strano che il testo fu riletto, collazionato, riveduto insomma con accuratezza. Esso 
però fu scritto con grande fretta ed è zeppo di abbreviazioni che non sono soltanto 
quelle note a tutti gli studiosi, ma sono anche fantastici tagli di parole cha riusci- 15 
rebbero incomprensibili, o almeno indovinabili dopo lungo studio, se non soccorresse 
il raffronto con una copia più curata. 

Nel complesso il ms. dà l'impressione di essere una copia ordinata dalla Cancel- 
leria della Repubblica per avere un esemplare della Cronaca del Senarega e di essere 
stato scritto alla lesta da un menante, che adempisse malvolentieri una ingrata fatica. 20 

Anche il manoscritto della Biblioteca Brignole Sale-De-Ferrari 106 B. 19 (B) 
è assai importante : infatti esso fu scelto per riprodurre nella Raccolta Colombiana 
(Parte III, Voi. n, pp. 192-196), le pagine della Cronaca del Senarega che si rife- 
riscono al famoso viaggio di scoperta di Colombo. 

Esso è certamente una delle copie migliori per ricchezza di notizie e perchè 25 
riempie molte lacune del testo muratoriano, ma è scritto da un mestierante svogliato 
e ignorante che spesso legge male il latino e interpreta le abbreviazioni a modo 
suo, salta qualche riga, quando una stessa parola sia ripetuta più in basso, come ad 
es. da un primo ad un secondo crevisse, da un primo ad un secondo crederetur, 
errore tuttavia comune a tutti gli amanuensi e che si riscontra anche nella edizione 30 
muratoriana. 

Se B è scorretto, lo è ancor più l'altro manoscritto della Brignole Sale-De-Fer- 
rari 109 E. 8 (S) che è degno fratello del primo, fratello e non figlio, perchè alcune sue 
varianti indicano che attinse alla stessa fonte di B ma non copiò direttamente da esso. 

Appartiene alla stessa famiglia il ms. del British Museum (M) che conferma la 35 
lezione di A BS salvo poche varianti peculiari, che appaiono efletto di distrazione 
del menante, non di variazione del codice primogenito. 

Il ms. dell'Archivio di Stato di Genova (J 7 ) ed il ms. della Biblioteca Vaticana 
(V), pure essendo assai spesso d'accordo coi quattro codici suddetti, manifestano per 
la concordia di talune varianti, pertinenti a loro soli, di essere copie di altro codice 40 



PkKrA/lONK XU 



leggermente diverso de quello clic servì di originale ai primi] ione cioè delle ste 

famiglia (lei precedenti} ma discendono (la altro esemplare. 

Il nis. delle Missioni Urbane ( U) e quel lo della Civica Berta (C) attinsero inv 
dalla stessa fonte alla quale attinse la copia usala per l'edizione muratoi i;ma. Circa 
5 U SÌ potrebbe anche sospettare che tosse una copia della edizione mnratoriana, perchè 
tutti gli a capo di questa coincidono esattamente con i capoversi dì U e grande e 
la somiglianza dei due testi; tuttavia U riempie alcune lacune e corregge alcuni 
errori della edizione a Stampa, e perciò potrebbe supporsi che se pure U ebbe pre- 
sente la edizione muratoriana, la corresse confrontandola con altri manoscritti. 
10 Lo stesso può dirsi del ms. C, il quale fu scritto da persona colta che nel tra- 

scrivere il testo usò la libertà di ridurre, ove le parve opportuno, qualche frase in 
maniera più concisa. 

Rimane ultima la copia della Biblioteca Durazzo-Pallavicini (Z)), posteriore alla 
edizione muratoriana. 
15 Essa ha nelle ultime pagine una lista che pone a raffronto le varianti tra la edi- 

zione ed il manoscritto. È opera egregia composta da un erudito, il quale fece 
copiare in caratteri eleganti uno dei mss. migliori e più completi della Cronaca, forse 
il ms. A, poi confrontò la copia con la edizione muratoriana e fece correggere tutti 
quei punti nei quali la lezione del Muratori gli parve più propria, più perspicua di 
20 quella del manoscritto copiato. 

L'opera sua è quindi assai simile alla presente, salvo quel poco di più che può 
dare la collazione di molti codici fatta per l'attuale. 

Dopo queste notizie è facile dedurre una approssimativa genealogia dei mano- 
scritti: vi fu naturalmente un originale degli Annali, ma ben presto ve ne fu una 
25 copia, corretta forse dal figlio del Senarega. Da quest'ultima derivano U C e la 
copia che servì al Muratori ; dall'originale del Senarega discendono tutti gli altri 
mss. che però ebbero come fonte due copie leggermente diverse. Da una di queste 
derivano F e V, dall'altra A, B y S, M. 

Il ms. D è frutto di una collazione fra l'ediz. murator. e la famiglia dei mss. A, 
30 B, ecc. Ciò può essere espresso graficamente così: 

Copia (di g. a. Senarega?) Originale di B. Senarega 



U Mur. C x 



A B S M F V 



D 

Per questa nuova edizione degli Annali ho scartato il gruppo dei mss. C U che 
insieme alla copia usata dal Muratori è meno ricco di notizie, ed ho preferito la 



XLII PREFAZIONE 



famiglia dei mss. .-/, />', \ .1/, che ha il testo più completo, ma in essa non vi è 
un codice che possa prendersi senz'altro ad esemplare unico per la edizione. Ogni 
manoscritto ha le sue scorrezioni ed ha invece qualche variante migliore degli altri: 
tutti hanno qualche salto di righe, tutti hanno lacune che sono colmate da altre copie. 
Ad es. A scrive erroneamente insieme ad altri mss. e compresa l'edizione murat., Sabau- 5 
chano, mentre B scrive giustamente Sabaudiano ; viceversa B legge con altri mss. bis ì 
mentre A legge giustamente 615 cifra scritta in caratteri arabici e perciò interpre- 
tata come una serie di lettere dell'alfabeto. Nelle coli. 527, 528, 529 si alternano 
errori di B corretti dalla ediz. murat. ed errori di questa corretti da B. 

Occorre insomma prendere il buono ove si trova, ma nella alterna vicenda si finisce 10 
col concludere che i testi migliori sono VA ed il B, sui quali poggia la presente 
edizione, pur accettando, quando sia necessario, qualche variante di altri manoscritti. 

Anche la interpunzione ebbe cure speciali, poiché la edizione muratoriana pre- 
senta in molti punti (specialmente a coli. 522, 543, 544, 548, 599, 609, 624) una 
punteggiatura così mal collocata da rendere il testo più oscuro e qualche volta anche 15 
incomprensibile. Per tali correzioni fui qualche volta aiutato dai mss. che hanno 
però, come tutti sanno, una punteggiatura molto variabile, qualche volta mi aiutò un 
raffronto con gli Annali del Giustiniani che traducono ad litiercwi il testo della 
Cronaca del Senarega; qualche altra volta corressi io stesso, seguendo il filo logico 
del pensiero esposto, ma avvertii sempre della correzione. 20 

Nel porre fine al presente lavoro rivolgo il pensiero alla venerata memoria del 
prof. Achille Neri e del prof. Vittorio Fiorini che mi stimarono degno di collaborare 
in questa grande riedizione muratoriana. L'impegno assunto or sono molti anni con 
quei due valentuomini è assolto oggi. 

Al Senatore prof. Pietro Fedele, che con molta bontà mi offerse efficace aiuto 25 
per accelerare la presente edizione, la mia viva riconoscenza. 

Emilio Pandiani. 



IN BARTHOLOMAEI SENARHGAE 

COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBUS 

PRAEFATIO LUDOVICI ANTONII MURATORI! 




enuensium Historicorum, quos hactenus complures dedi, chorum tamdem claudat Bartholomaeus 
Senarega, Genuensis et ipse Scriptor, qui ab Anno 1488. ad 1514 suae Patriae Ilistoriam publids 
llteris consignavit. Saepe miratus sum, cur Augustinus Justinianus Eplscopus Nebiensis in 
Praefatione ad Annales Genuenses a se contextos, inclytae Reipublicae suae sortem deploravit, 
quod illius gesta pauci memoriae prodlderint, ipsaque eorum scripta aut diuturnitate temporis, 
aut hominum malitia sive incuria perierint. Quot rerum Genuensium Scriptores, e tenebris per me ereptos, in 

io Collectionem istam intulerim, jam Lectores animadvertisse potuerunt. Immo vix aliam Italiae Civitatem ostendas 
tot Historicis synchronis affluentem, e quibus alter alteri succedit in Patriae suae rebus describendis. Quod si 
Justinianus querelam suam intra Secula remotiora forte constringit, norunt omnes, communem hanc esse cum 
reliquis Italiae Urbibus sortem sive calamitatem. Quara potissimum si Genuenses senserint, nil mirum, quum 
vetustls iis Seculis non Illa esset Urbis Genuensis fortuna, quae post Seculum a Chrlsto nato Undecimum spe- 

15 ctari coepta est, rebus nempe fortlter gestis, et potentia Reipublicae mirum in modum aucta, quae nostris quoque 
temporibus antlquam suam dignitatem, majestatemque splendide tuetur. Porro ejusdem Senaregae mentionem 
habemus in ipsius Justiniani Annalibus ad Annum T484, 1492, et 1506. Ac de ilio in primis ad Annum 1496, 
scribit : Sono nell'ornamento di questa Croce alquanti versi in Lingua Greca, i quali Bartolomeo Senarega, Scrittore 
degli Annali, dice d'avere interpretati per se stesso, e colf aiuto d'altri. Et revera id factum a Senarega testantur 

20 ad ipsum annum illius Annales. Qua ex re Michael Justinianus in Libro de Scriptorib. Ligur. edito Romae 
Anno 1667, deduxit, Senaregae ipsi Linguae Graecae peritiam non defuisse. Augustinus quoque Oldoinus in 
Athenaeo Ligustico Perusiae impresso Anno 1680, uti et Raphael Sopranus in suo Tractatu de Scriptoribus 
Liguriae, ejusdem Bartholomaei Senaregae Genuensis Historici cum laude meminerunt. Vlderam ego in Biblio- 
theca Patrum Capuccinorum Genuae vastum Opus manu exaratum de Familiis Ligusticis, Auctore Federico de 

25 Federicis celebri apud Genuenses Antiquario. Itaque rogavi per literas eruditum virum, antiqua amicitia mihi 
junctum, Bonaventuram de Rubeis Genuensem J. U. Doctorem, ex editis Libris antea notum, ut si quid ibi de 
Senarega adnotatum fuisset, mihi significaret. Neque frustra petii. Impigre Federici Libros scrutatus Pater 
Paullus Maria de Genua Capuccinus, haec ibi scripta deprehendit. Bartolomeo Senarega mandato al Duca di 
Savoja, 1448. Eletto per /scrittore d'Annali, 1477. Figlio d'Ambrosio ex sepulcro Patris in Chiostro di Santa Maria 

30 di Castello, 1478. Nominato per letteratissimo dal Giustiniani. Segretario del Senato. Mandato Ambasciatore al Papa, 
1481. Al andato in Provenza, per ricuperar robe, 1482. Interpreta i versi della Croce verace, come Giustiniano, carte 
253. Cancelliere, 1487. come in Convenzioni autentiche con la Spagna. Ambasciatore all' Imperadore, 1484. Sindico in 
Provenza, 1485. Ambasciatore al Papa contra Fiorentini, i486. Anziano, 1489. Mandato a Roma, e poi in Francia, 
1489. Mandato al Re di Napoli, e poi a Milano, 1491. Ambasciatore a Carlo Ottavo, 1494. Mandato all'armata, per 

35 ordinare a i Capitani, che combattano le navi Francesi, 1497» Ambasciatore al Cardinal d'Ambussone, et al Re Cri- 
stianissimo, 1499. Mandato a Pavia ad invitare il suddetto Re, 1505. Cancelliere degli Ambasciatori a Papa Giulio 
Secondo, 1504. Sed vereor, ne in Annum primi muneris, quo Senarega functus dicltur, error irrepserit, et prò 
1448 legendum sit 1478. Quum enim Senarega saltem usque ad Annum 1514 vitam produxerit, uti ejus Annales 
testantur, vix fieri potest, ut is Anno 1448 ad publica negotia adhibitus, atque ad Sabaudiae Ducem Reipublicae 

40 nomine missus fuerit. Ceterum Oldoino supra memorato teste, Commentarla Senaregae MSta adservantur apud 



XUV PRAEFATIO LUDOVICI ANTOXII MlkATORII 



r*f, et praesertim, ut arbitror, (ìenuae. Scd mihi pcrindc fuit, ai si Codices ii ad Siamcnscs, Sinasve jamdiu 
translati fuissent. ProfectO libere fatebor: quamvls ad tot volumina asccnderit hacc mia Collo tio, in univcrsae 
Italiac i-ommodum et decus suscepta: nemo tamen fai ile excogltet, quot laborcs ego sustinuerim, et quot se mlhi 
objeoerinf difficultatcs, in impctrandis et congerendis, quae in liucm hactenus me curante prodicrunt. Praecipue 
in nionumcntis e Civltatum liberarum sinu educcndis mille obices occurrunt, quamquam de illarum gloria aper- 5 
ti^simc agatur, dum qulaqoe aut Rei publicae. aut suae Familiae discriminis aliquid sive detrimenti formldat. 
Scd gratiae mihi habendae amplissimo ac ornatissimo viro, Pompeio de Franj;cpanibus, Marchioni et Patricio 
Romano. Marii perpetui Senatoris Romanorum fratri, paulo ante e vivis erepti, qui prò studio suo erga Literas 
earumque cultores, non solum certiorem me fecit, inter Codices MStos omnium principis Vaticanae Bibliothecae 
Annales Senaregae reperiri, sed etiam nulli curae pepercit, donec eorum exemplum mihi impetravit. Quaproptcr 10 
illius beneficio, et ope Vaticani Codicls, haec profero. Si qua vero in editione ista occurrant ritta, aliquibus 
vocibus depravatis, aut etiam desiderati*, haec norit Lector, sive Romano Codici, sive Librario, qui illum descripsit, 
esse tribuenda, non mihi, qui castigatiores Codices optavi, quaesivi, sed a nemine impetrare potui. 






BARTHOLOMAEI SENAREGAE 

COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBUS 



Murai ori, Rerum Ualicarum Scriptores, tomo XXIV, parte Vili — I. 



ABBRKVIAXIOM 



A = ms. dell'Archivio Storico del Comune di Genova, ojoò 

B = ms. della Biblioteca Brignole Salc-De-Fcrrari in Genova joó, B, /o 

( — ms. della Biblioteca Civica R* liana in Genova D bis. //, ó, jj 

/) = ms. della Biblioteca Durazzo-I'allavicini In Genova. 

F = ms. dell'Archivio di Stato di (ìenova (fondo Federici) 70 
1/ ms. del British Museum di Londra, Add. 26S69 

S ms. della Biblioteca Brignole Salc-I )e-l errari in Genova, /00, E, S 

U ■=■ ms. della Biblioteca della Congregazione delle Missioni urbane di S. Carlo in Genova j/, 7, /7 

V — ms. della Biblioteca Apostolica Vaticana in Roma, Codice Urbinate Latino 495 
Mot. ~ ediz. muratori ana 

N. li. I numeri delle carte segnati sui margini di questa edizione sono del ms. B. I documenti citati in nota 
sono dell'Archivio di Stato di Genova. Il ms. Hoc yatauuai a, Memorie, e nella Biblioteca Brignole S.il . 






[A 1 1H8| 



Anno MCCCCLXXXVIII. 



Deposito metu duodecim viratus, de quo priori Commentario mentionem feci, 
quod a me sponte et nulla lege adstricto factum est, cui ultimam manum adhuc 
non imposui, Cardinalis Fregosius oratores octo ad Johannem Galeatium mitti 

curavit, qui Genuam, qua per aliquot annos privatus fuerat, pactis conditio- 

nibus restituerent l . Nec multo post Fregosinum filium ad Ludovicum patruum, cujus Consilio 
et auctoritate cuncta regebantur, destinavit. Profecti sunt cum eo plerique suae factionis 
homines. A quo hilari vultu susceptus est et bona spe impletus, et quo spem reconfìrmaret, 



e . joo r 



Conservo alla Cronaca il titolo muratoriano che, pur non corrispondendo ad alcuno dei titoli fosti nei mss., ne 
compendia la dicitura che varia per ognuno di essi; D F /tanno Historia e Historiae in luogo di Commentaria: 
FB S annunziano erroneamente che la cronaca comincia dall'anno 147S — 1. viratus] juratorum CMur.; iuratus F V 
— 5-6. pactis conditionibus] pactis et conditionibus B — 7. sunt] om. A B S — 8. reconfìrmaret] rem confirmaret B 



5 l II primo volume di Storie, al quale accenna qui 

il Senarega, è finora irreperibile. Accennammo nella 
prefazione al dubbio che il nostro Cancelliere non sia 
riuscito a condurlo a termine, o non abbia avuto il 
tempo di redigerlo in forma letteraria conveniente alla 

io dignità del tema. Riassumiamo qui brevemente gli av- 
venimenti genovesi precedenti alla presente narrazione. 
Il governo sforzesco aveva perduta la signoria di 
Genova nel 1478; avendo mandato Prospero Adorno 
e poco dopo Battista Fregoso con milizie sforzesche a 

15 riprendere la città ribelle, i due genovesi s'erano invece 
fatti eleggere, un dopo l'altro, Dogi di Genova. 

Nel 1483 Paolo Fregoso cardinale ed arcivescovo 
di Genova era riuscito a cacciare dal dogato il nipote 
Battista Fregoso ed a farsi nominare egli stesso Doge 

20 della città. 

Gli anni del dogato di Paolo sono infausti alla 
Repubblica per la guerra sfortunata di Sarzana. Que- 
sta città, già in potere dei Genovesi nel 1407, era stata 
venduta ai Fiorentini nel 1468, ma nel 1479 Agostino 

25 Fregoso l'aveva occupata per sorpresa e restituita a 
Genova. I Medici si erano subito accinti a ritoglierla 
alla Repubblica, ma avevano dovuto per ragioni mili- 
tari procedere prima alla conquista di Pietrasanta che 
apparteneva ai Genovesi e tagliava la strada per giun- 



gere a Sarzana. La lotta, iniziata a mezzo ottobre del 30 
1480, era terminata nel 14S4 con la conquista di Pie- 
trasanta da parte dei Fiorentini. Il Doge Paolo Fre- 
goso aveva inviato allora una ambasceria (14S5) a Papa 
Innocenzo Vili Cibo, perchè volesse interporsi per la 
pace. 35 

Infatti il 6 gennaio i486 fu firmata in Roma la 
pace tra Genova e Firenze: in virtù di essa, Firenze 
conservava Pietrasanta ed altre località presso di essa 
e riconosceva al Banco di San Giorgio, al quale il go- 
verno genovese aveva affidato nel 1484 gli interessi di 40 
Sarzana, il possesso di questa città, cedendogli anche 
il forte di Sarzanello (v. Carlo Bordate, La guerra 
di Pietrasanta (1484-85) in Misceli, di St. ital., 
Serie III, tomo xix, 1920). La pace di Roma non fu 
che una breve tregua perchè già nell'aprile di quell'anno 45 
i486 i Fiorentini riprendevano le armi contro Sarzana 
e dopo aspra lotta riuscivano nel giugno del 1487 ad 
occuparla. 

La perdita di Pietrasanta e di Sarzana indebolì 
assai l'autorità del Doge Paolo Fregoso il quale aveva 50 
già nel gennaio di quell'anno (1487) dovuto accettare 
il controllo di un consiglio di dodici cittadini (il duo- 
decim viratus cui accenna il Senarega nella prima riga 
della Cronaca), che aveva subito dato prova della sua 



r.ARTHOLOMAII VREGAE 



[A. 1 188] 



Claram matronam pnidentiaaimam, neptem ex fratre Duce Galeatio, quae prius Corniti Petro 
Yermensi nupta fuerat, admirantibus cunctis, despondit. Cumque magni de traducenda 
u\ore a Fregosino apparatus tìerent, Hybletus et ' Joannes Ludovicus fratres Flisci, qui Car- 
dinalis gloriarli iniquis oculis videbant (quia quanto dignitas ejus major liaberetur, tanto de 
auctoritate sua detraili existimabant) novare res decreverunt, et suis dittisi viribus, dubitan- 5 
tesque a Cardinali et Ludovici auxiliis facile opprimi posse, cum Raptista Campo Fregoso 
Petri quondam Ducis fìlio, qui in F'oro Julii exulabat, quem il li offensissimum sciebant propter 



:. Vermena!] Verniensi AB — 3. qui om. />' — 6. facile opprimi] facile se opprimi fMi R. 



autorità facendo arrestare e tradurre a Lerici il pre- 
sidente dell'Ufficio della Podesteria, Tommasino Fre- 
goso, per certe mene occulte con suoi parenti in Cor- 
5 sica. Il Cardinale e suo figlio Fregosino avevano ven- 
dicato tale affronto alla loro famiglia, facendo ferire 
.(.veniente uno dei magistrati che più validamente 
avevano sostenuto le accuse contro Tommasino (A.. 
GiLMiMANi. Annali dtlla Repubb. di Genovm, Genova, 

io Canepa, 1S54, turno II, p. 545). 

Il Cardinale aveva inviato a Roma Francesco 
Marchese per invocare l'intervento del papa e vi mandò 
nel maggio Bartolomeo Senarega per ottenere una ri- 
sposta defini tira, ma era ''vidente che Innocenzo Vili 

15 intendeva favorire i Fiorentini e perciò il Fregoso che 
ben conosceva il desiderio degli Sforza e specialmente 
di Ludovico il Moro di riprendere la Signoria di Ge- 
nova, stimò che per conservare in qualche modo la ege- 
monia del suo partito in Genova fosse ormai necessario 

20 patteggiare con il Dina di Milano. Un primo passo 
fu fatto con una lettera a due emissari genovesi in 
Milano, Luigi Scorza e Anfreone Usodimare, annun- 
ziando chi i Fiorentini, presa Sarzana, minacciavano 
di venire di qua dalla Magra, e poiché il sig. Ludo- 

25 vico (il Moro) aveva ditto che " non vuole che i Fio- 
"■ rentini venghino di qua dalla Macra „ era logico 
chiedere ora il suo intervento. Un gran consiglio te- 
nuto il 5 luglio 1487 approvò L'idei di iniziare tratta- 
tive con il Duca di Milano per cedergli la signoria di 

30 Genova. 

Nicolò 1> Negri 1 Cancelliere del Duca di Milano, 
fu investit > di pieni poteri circa i patti da convenire. 
Il Fregoso propose di lasciare il titolo di Doge per 
assumere quello di governatore ducale e discusse circa 

35 altri patti intorno al reggimento della città e fra gli 
altri " quod januenses non possi nt cogi ad paccm vcl 
" treguam cum Florentinis „. Le convenzioni furono 
concluse con atto registrato i) <) luglio; 11 giorno se- 
guente gli Anziani, l'ufficio dei dodici di Balia, l'uf- 

40 fnio di Moneta e quello di San Giorgio le ratificarono 
ed il 12 luglio 14S7 Paolo annunziava ai popoli dell- 
due Riviere, ai Principi dell'Italia ed al Re di Francia 
il mutamento ;ivv auto in Genova, chiamandolo con 
qualche eufemismo Vadrrmza fatta coi Duca di Milano, 

At ma il suo nuovo titolo di Governatore Ducale confes- 
sava una palese sudditanza (RoCCATAQLXATA, Mtm ■ 

III, pp, 199-404, ma. in Bibliote noi, Saie, 1 

nova; /'oliticorum, mazzo 3-MÌ14, o luglio 1487; Maltrir 
politichr. mazzo [4-2733, io luglio 14S7 in Ar.hiviodi 
50 Stato in Genova). 

Il iS agosto i cittadini scelti per recarsi a Milano 
a compiervi L'atto di consegna della città, ebbero le 



istruzioni per la loro ambasceria. Essi dovevano espri- 
mere la soddisfazione di Genova ili ritornare sotto il 
governo del Ducato di Milano e fare molti complimenti 
a Ludovico il Moro che governava con tanta saggezza 
il ducato in nome del nipote Gian Galeazzo, ma la 
loro missione doveva vertere principalmente Dell'otte- 
nere dal Duca di Bari (cioè Ludovico il Moro) 1 im- 
pegno di fare restituire a Genova Pietrasanta, Sanane, 
Sarzanello e altri castelli della Lunigiana, o almeno 
di fare rispettare dai Fiorentini quella pace di Roma 
die era stata così presto da loro lacerata, o al minimo 
costringerli a patti onesti; e poiché le trattative avreb- 
bero avuto bisogno di qualche spazio di tempo, il Duce 
provvedesse a fare cessare al più presto le offese dei 
Fiorentini alle frontiere genovesi, perchè ogni giorno 
quelli passavano la Magra e davano addosso ai paesani 
sul confine e recavano continue molestie a quei geno- 
vesi che si recavano nei loro possessi oltre la Magra 
{Istruzioni e Relazioni. 3707 B, in Arch. St. Genova). 

Non sappiamo quali promesse vennero fatte agli 
ambasciatori circa le terre di Lunigiana. In Genova 
però si sapeva che il Duca di Bari non voleva rompere 
in guerra contro i Fiorentini, anzi avrebbe desiderato 
che i Genovesi si rassegnassero alla perdita delle città 
di Lunigiana, ma vi era nei patti che i Genovesi non 
dovevano essere costretti alla pace o alla tregua coi 
Fiorentini e il Duca teneva fede ad essi, non mettendo 
però alcun impegno nell'aiutare i Genovesi a sciogliersi 
dalla fastidiosa guerriglia che i Fiorentini continuavano 
lungo la Magra. È vero che i Genovesi prendevano 
le loro vendette disturbando i commerci dei Fiorentini 
sul mare con le loro navi corsare, ma sia che queste 
non facessero molta differenza fra amici e nemici, sia 
che il Moro li avesse pregati di non insistere in tale 
sistema, fatto è che si era dato ordine agli uomini di 
Portovenere di non entrare in guerra di corsa se non 
quando il Senato avesse dato loro licenza e si era in- 
viato un Commissario a Portovenere per proibire la 
uscita di fustc e di galeotte: intanto però si insisteva 
presso il Duca per ottenere aiuti di milizie contro i 
Fiorentini (Roccatagi.i aia, Mèmori* cit., 37 febbr., io, 
26 marzo 14SS; Littrrarum. registro 32-1S08: 3, iS, 30 
aprile 14SS, in Arch. St. Genova). 

\ i mesi di aprile, maggio e giugno 1488 i fieno- 
tentarono ogni mezzo per ottenere qualche felice 
risultato nella loro sfortunata campagna contro i Fio- 
rentini. Il di 11 aprili' eece l'ordine che nessuno "che 
* abiti da Corvo a Monego „ commerci in alcuna ma- 
niera con i Fiorentini con altri, dal Corvo sino a 
Piombino escluso, senza espressa licenza del governo 
(/>i:rrsornm, filza 45-3065 in Ar. h. St. Genova). Rot- 



|A. 14881 



COMMKNTAK1A DE REBUS GENUENS1BUS 



occupatum al> eo per Lnaidiaa 'urbis imperium, Auguatinoque <:t Joanne Àdurnie, qui Sili 
agebanti convenerunti paciacunturque ut itatuta * I ì * - Incautum et ioli Ludovici ombra iiden- 
tem adorirentur. Duna haec Inter eos aguntur, nuntìiique ultro ac citro, ignaro • <>, cun 
literis et conventionibua diicurrunti rlybletua tnilitibui aliquot externia paulatim ad le locatiti 
per villaa urbi proximaa agena crebrii amicorum conviviia cuncta diaaimulabati 'Joannea 
Ludovicua Montobii agebat, et cuin montania rem ordiuavit] ut cum arma capicnda essent. 
parati quocumque eundum eaaeti aequerentur. Nuntìantur hae< ( Cardinali, amicique ejua cavea- 
duna ab Hybleto dicunt, auapte natura rerum novarum cupido, et proptei Indignationem, 
immo veriua odium in cum conceptum Droptor aacerdotium Sancti Stephanif <|uod Sixtua 
Pontifex Hybleto ablatum ì 11 i contulerat. Mittuntur ad eum nuntii qui dicerent» quid militea 
illi extern', quid ea sibi vagarlo vellet; nihil esse ab eo timendum; paratum se esse exaniiiHsini 
servare quae paulo ante inter eos conventa sint et si quid sit, quod conventis addi cupiat, 
dummodo id honestum sit et ab eo rieri possit, libenter se facturum; armatos dimittat et 






i 



i. Silvam AB — 9. conceptum] dicebant AB - quos AB — io. oblatum Mur. — II. esse om. BS 



tura di relazioni dunque, che è seguita da una istruzio- 
ne a Francesco d'Ingiberti, ambasciatore a Ferdinando 
Re di Napoli, per formulare patti di intesa commer- 
cialo e per danneggiare i fiorentini (Roccatagliata, 
Memorie, III, 19 aprile 14S8), ma poco dopo vi è una 
istruzione a Francesco Marchese perchè si rechi a Fi- 
renze a sostenere i diritti di Genova su Sarzana, Sar- 
zanello e Falcinello ed a chiederne con buone maniere 
la restituzione e, se non ottenesse nulla, a formulare 
una protesta {Istruzioni e Relazioni, 2707 B, 27 aprile 
14SS in Arch. St. Genova). Ingenua missione, forse 
consigliata dal Moro per guadagnare tempo, ne sappiamo 
se sia stata effettuata. Nel maggio si cerca ancora di 
ottenere dal Duca di Bari qualche aiuto e si inviano 
Francesco Marchese, Ambrogio de Marini, Cristoforo 
Centurione e Bartolomeo di Canizia a rallegrarsi col 
Duca per la parentela che egli volle concludere con Fre- 
gosino (infatti il 2 maggio Paolo Fregoso annunziava 
al Papa lo sposalizio di Fregosino con la sorella del 
Duca di Milano Chiara Sforza, Litterar., reg. 32-1808), 
ma nelle istruzioni è detto chiaramente " che li fioren- 
" tini per l'astuzia loro e per la malizia di Ludovico zio 
" del Duca sono andati travagliando il comune „ e per- 
ciò ora si vorrebbe che " detto Duca .... pigli provvi- 
" gione di ritirare li fiorentini dall'offesa. . . et insomma 
" ad osservare la pace di Roma „ e provvedere circa la 
difesa delle frontiere genovesi verso la Magra. Se il 
Duca consiglierà di far tregua si risponda che essa non 
conviene a Genova perchè si dovrà sempre tenere guar- 
die al confine ed intanto i Fiorentini si terranno i 
luoghi occupati; e anche se si dovesse accettare di fare 
tregua, la si accetti per terra e non per mare: oppure si 
avanzi una ultima proposta che cioè Sarzana e Sarza- 
nello siano date a custodire al Duca. Se non si potrà 
concludere nulla di tutto ciò, occorrerà dichiarare al 
Duca che ai Genovesi conviene di scendere in guerra con 
i Fiorentini per finirla una volta e riprendere i territori 
tanto desiderati {Istruzioni e Relazioni, 2707 B, 7 mag- 
gio 1488). 

Spinti dall'aculeo della necessità i Genovesi cer- 
cano alleati. Frane. Marchese riceve l'istruzione di 
recarsi a Venezia, probabilmente dopo avere eseguito 
la sua legazione a Milano, per sentire come si compor- 



terebbero i Veneziani nel caso di una guerra di Genova 45 
contro Firenze; se cioè verranno "in adiuto nostro o 
" vero porremo essere sicuri che non daranno adiuto 
"ne favore a' fiorentini contro de noi,,. Gian Pietro 
Vivaldi deve recarsi a Roma per la stessa ragione e 
gli si raccomanda di non accettare proposte di tregua, 50 

• perchè questo è quello che i fiorentini cercano per 
" stare in la gaudita de le terre nostre et noi stares- 
" simo in continua suspictione et spesa in quella nostra 
" frontiera per non potersi fidare de li tractati dei fio- 

" rentini (malizioso accenno alla pace di Roma non 55 

* rispettata) et in questo mezo metereano sale et ogni 
" mercadantia in Sarzana et se sostegnereano in le spese 
" a dano nostro et ultra cerchereano sempre marcire li 
"nomini di quella nostra frontiera come è loro costu- 

" me „. Egli deve sostenere che l'Intenzione dei Genovesi 60 
è di fare la pace o " fare bona guerra „. Nella minuta 
della istruzione vi è una mezza pagina di scritto che 
è cancellata ma è assai interessante per noi. In essa 
si dice all'ambasciatore che " si qualche volta raxonando 
" la S.tà .... ne biasimasse che havemo prexo la via 65 
" de la reduction nostra a lo Ill.mo duca di Milano „, 
l'ambasciatore dovrà molto velatamente far compren- 
dere che ciò è accaduto proprio per la incuranza del 
Papa verso i Genovesi, anzi per la sua propensione 
verso i Fiorentini {Tstruz. e Relaz. cit., 8 maggio e io 70 
giugno 1488). 

Dopo tanto armeggiare si aspetterebbero grandi 
cose dai Genovesi ed invece le vele cadono d'un tratto 
ed il 3 luglio 148S il Comune di Genova costituisce il 
Duca di Bari, zio e governatore generale del Duca di 75 
Milano, a suo rappresentante nella determinazione di 
una tregua con i Fiorentini (Istruz. e Relaz., cit.). Il 
13 luglio si approva la tregua conclusa dallo Sforza 
(Roccatagliata, Memorie, III, p. 410), ma l'8 agosto il 
Cardinale Fregoso è sbalzato dall'ufficio di Governa- 80 
tore ducale e la causa principale della sua deposizione 
è dovuta precisamente al fatto di avere ceduto alle 
insistenze del Moro per la tregua. Ciò non è detto 
dal Senarega, né appare dai documenti, ma si può sicu- 
ramente affermare, poiché nelle trattative per la nuova 85 
tregua del 1489, si disse che questa del 1488 era stata 
imposta dal Fregoso con prepotenza. Vedi p. 14 nota. 



BARI HoLoMAKI SENAREGAE 



[A 1488| 






in urbem \ ciii.it; pare fruatur, quam optimus mazimua Deus illi dedisset; recordaretur cala- 
mitatimi praeteritarum, in quas prolabi denuo facile 'posset. I Iybletus dissimulata re, milites 
eo tempore ad se venisse respondit, quod nulla in Italia bella gerantur et ut tantum se 
viserent, quod aliquando sub ipso stipendia fecissent; seque, postquam ita Cardinali placeat, 
inox eos domum remissurum et postero die apud eum coenaturum ut de concordia sine arbi- 
tris fraterno amore agere possent. Dimissis qui venerant in hunc modum legatis, non amplius 
cun'etandum ratus, ne res detegerentur, praemissis paucis suae factionis hominibus, qui furtim 
portam Ercorum occupant, ipse statini cum militibus non plus quam centum accurrit et cum 
amicorum parvo numero, qui in eo tumultu et frequenti campanae sonitu ad eum venerant, 
urbem statim ingreditur, templumque Divi Stephani portae contiguum munit. Inclinabat jam 10 
dies, cum Cardinalis ad nuntium hujus rei mox milites suos arma capere et obviam llybleto 
trepido 'adhuc ire jubet. Suadebant aliqui nihil agendum ingruente nocte; alii praeoccu- 
pandam domum muniendamque, quae in Calignano est, quam Yiolatam appelline; plures 
aliorum sententiis contradicere, ut evenit in consiliis infelicibus et trepidis. Eodem tempore 
nuntiatur Baptistam de Campo Fregoso venisse: quae res dubium Cardinalis animum con- 15 
lirmavit, ne ea nocte quicquam tentaretur. Orta luce per fraudem agi de concordia per 
internuntios coeptum est. Erat tunc Genuae Joannes Petrus Suardus prò Mcdio'ano Duce, 
vir bonus et prudens, ceterum rerum nostrarum morumque omnino ignarus. Is quia rem 
componere inter eos posse sperabat, ab utrisque ad alteros mandata deferebat. Dum tempus 
hoc modo teritur, quod consumi usque ad noctem Baptista maxime cupiebat, Joannes Ludo- 20 
vicus cum magno montanorum numero, quos priore nocte collegerat, aliisque etiam, qui 

to»v maritima loca incolunt, cum reliquis conjungitur 'et cum his copiis per patentem viam 
suburbii opitìcum lanae in planitiem Sarzani descendunt, quia turres veterum murorum prae- 
sidio Cardinalis tenebantur, et sic per Salvaigos recta via et Justinianos ad Palatium pro- 
perant. Ducebat primum agmen Baptista, pallens demissa barba et suapte natura et indi- 25 
gnatione in patruum : post eum I Iybletus : ultimus in subsidiis erat Joannes Ludovicus. Car- 
dinalis diflìsus paucitate suorum, relieto Palatio, citato cursu in Arcem se recepit, vixque 
nepotis acriter eum insequentis per eam viam, quae ad Lucculenses Spinulas ducit, manus 
evasit. Quod ingenio et arte Pauli Auriae viri praeclarissimi factum est, qui tamdiu variis 
sermonibus Baptistam distinuit, donec illi dilabendi potestas esset, ne cognato sanguine, quod 30 
omnino factum fuisset, arma foedarentur '. Potiuntur armati Palatio, illudque non modo 

-, » diripiunt, sed vastant et evellunt. Vocatur statim Senatus, creantur ' xn cives, penes quos 
summa totius Reipublicae esset. li primo Capitanei, nec multo post Reipublicae Genuensis 
Reformatores appellati sunt. Creati Joannes Franciscus Spintila, Constantinus de Auria, 
l*raii( iscus Lomellinus, Petrus de Persio, Petrus Murchius. 35 



(.. ipsa AB — 5. ut] et lì Mi R. — 7. deteperetur Mur. — S. occurit S 1:. trepide Mi'R. — 18. morumque] 
modo S - Is ,ir>i. lì — ■ 25. pallens] Mur. ed nitri codici hanno Palleris; preferisco la lezione pallens proposta dal- 
l'erudito compilatore del ms. /) per la evidente concordanza con il resto del periodo; B ha palleris con il p minuscolo 
:o concorre ad accettare la lezione J> — 27. dilìisus] de FlltCO B — 2S. Lueculentes ò" 



5 ' La narrazione del Senarcga permette, a eli i co- 

nosca le vecchie vi. di (nuova, di -colliri li manovra 
degli invasori. Essi, evitando le porte ben munite, 
passarono per un sobborgo al piede delle mura, com- 
piendo un lungo giro reno il mare, poi penetrarono 
IO nella « i 1 1 A per un punto indifeso e giunsero ;il Palazzo 
dal lato opposto a quello ove erano attesi. Battista 
Kregoso, appena ebbe sentore della fuga dello zio Paolo, 
lo inseguì per quella via di LuCCOll che eonduceva alla 
fortezza del Castelletto, l.'i degli avversari del 

15 Cardinale Fregolo lo Genora arrenne con tutta proba- 
bilità fr.i il 7 e 1*8 KgOftO, poiché il 7 abbiamo ancora 



un atto del governo col nome del Cardinale (Di-.nsoi., 
reg. 140-635), PS vi è già un proclama nel quale Obietto 
Kieschi, Battista Kregoso, G. Luigi Fiesehi e Agostino 
Adorno comandano ai cittadini ritiratisi in Castelletto. :o 
o in San Francesi o, di useirne entro ventiquattro ore 
sotto pena di essere accusati di ribellione, di perdere 
" hit] li sol beni et misso le case a saccomanno et ess< r 
" bruxado la rasa senza remissione alcuna „. Ai soldati 
che difendevano il Castelletto si comanda che, entro 
48 ore, escano e si presentino ai suddetti signori: chi 
vorrà soldo " gli • m rà dato bono e denari „ altrimenti 
l.i forcai [D ras, Usa 45-. ; , (> °5)' 



»5 



I a 1488] C0MMENTAR1A DE REBUS GENUENSIBUS 7 

Interim vcniunt Adurni iratres, sed Jounnrs pam is aule Augu.stinum dirbns, magno populi 

favore excepti ( praesertim a suae Eactionìa liomlnibuii quae ( Jan per multos annoi prei 

regnare per eos posse sperabat. ICt tjuo gorendis rebus major incssct auctoritaa, I lyblctns, 

Auguatinus et Baptista numero Capitaneorum asciflcuntur ( qui omnei non sino magno Consilio 
eorum praecipuei quorum studia ad Ducem Mediolani propensa ciani, ex Capitanerà Refor- 
matores nominati Bunt. Conveniunt factionum prlncipeti approbantibua collegia, ut Joanni 
Ludovico gerendl belli 'auctoritaa conferatur; capita'neumque constinomi. Obaideri ind'- 

Castelletti arx coepta est, sed durior videbalur ah ca parte obsidio, quae ti l lesiae Divi 
Syri vicinior est. Munierat praeterea Cardinalis valido praesidio plerasque domoi illi pro- 
ximas, quae simul junclae speciom insulae cfliciunt, pontemque trabibus a muro templi ad 
domorum tecta transmissis construxerat, per quem fesso in pugnam militi nova semper auxilia 
subministrabat. Cocptae domus ipsae oppugnari et quae juxta eas erant, quibus Matthaeus 
Fliscus praepositus fuerat, et cum ad multam diem pugnatum esset, nec resistere diutius 
posse crederent, invilo et frustra clamante Paulo Cardinale, domos incendunt. Consumtae 
aliquot penitus fuerunt, aliquot semiustae. Lacrymabile fuit videre amplissimas ornatissimas- 
que aedes, aurea tabulata exquisitissimo studio magnaque impensa facta, simul mere. Fu- 
giebant propinqui vicinum ignem ; mulieres, virgines, pueri inter tela ignemque temere discur- 
rentes pretiosissima 'quaeque cum lacrymis trahebant. Erat aspectus ejus facies quaedam e. 3049 
captae per vim urbis. Tandem paucis sauciis intra consaeptum templi omnes se recipiunt. 
Tabernae quae a foro mercalorio recta via ad ipsam insulam positae erant, aperiuntur, cives- 
que in ipsum forum ad solita negotia conveniunt. Committuntur quotidie ab utraque parte 
levia proelia, ut externum militem, quorum magnus in urbe numerus erat, potius in negotio 
continerent, quam quod illis viribus munitissimam arcem expugnare posse confiderent. Soli- 
citatur et literis et nuntiis Pontifex ut laboranti Patriae subveniat, qui multorum judicio 
Hybletum ad arma concitasse credebatur, vel odio in Ludovicum, vel spe urbis potiundae, 
cui jamdudum inhiabat. Missi praeterea ad Carolum Francorum Regem cum literis nuntii, 
qui urbis imperium offerrent et interea, ne ab Duce Mediolani opprimeremur, pecuniis juvaret, 
quibus novum militem possemus conducere et conductis stipendia renovare ; nam multi regias 
partes sequebantur. Non mittebantur 'a Pontifice petita auxilia et nimis longa incertaque e. 304V 
erat Galliarum expectatio. Arx etiam rebus omnibus ad multos dies munita esse credebatur; 
nec ea potiri nisi longa obsidione posse sperabant. Cum ecce nuntiatum est Joannem Fran- 
ciscum Sanseverinatem Cajaciae Comitem cum magno peditum numero et equitibus aliquot 
strationeis, quorum usus primum a Venetis ex Pannonia in Italiani introductus est, Novas 
pervenisse, mox por juga nostra in vallem Porciferae descensurum, ut auxilium obsessae 
arci praeberet, iamque castellum in colle, qui Restis appellatur, vel fecisse, vel vetus resti- 
tuisse nuntiatur. Decernuntur ad Ludovicum oratores, qui sumta contra Cardinalem arma 
excusarent, quia eo res deducta erat, ut ferre fìliorum ejus superbiam et amicorum petulan- 
tiam nemo amplius posset. Mittitur Thomas Justinianus, vir prudens et in magnis rebus 
probatus, Adurnis fratribus sanguine iunctus et carissimus; qui a Ludovico benigne 'susceptus, c - sosr 
mox remittitur *. Venerunt simul cum eo oratores duo, Conradolus Stanga Apostolicus Pro- 
tonotarius, et Branda Castilioneus, ambo secretiores Ducis Senatores. Domus illis aere pu- 
blico tradita, quorum adventus et obsessos et qui obsidebant dubios fecit. Affìrmabant 
enim, se tantum a Duce venisse, 'ut prò ea caritate, qua populum genuensem prosequeretur, mdr., 517 
operam suam quieti Patriae praestarent. Creati cives quatuor, qui de Republica cum ora- 



6. collegis] coleghis B — 8. Castelli Mur. - sed durior] durior tamen B S — 16. facta] constructas C £7Mur. ; 
constructa D — 19. consaeptum] saeptum CD UMvR. ; om. B — 20. recta] tecta B — 23. levia] sevia C UMur. 
— 24. et] etiam C ì/Mur. — 31. est om. C UMur. — 32. magno om. S — 33. stracioneis A — 35-36. restituisse] 
restituisse nuntiatur C £/Mur. — 39. iunctus] vinctus C l/S Mur. — 41. secretarli B 

1 Nelle istruzioni date il 15 agosto al Giustiniani, accennavano velatamente alle cause della deposizione 
i Riformatori affermavano la loro devozione al Duca e del Governatore [Istruzioni e Relazioni, 2707 B). 



- 



UARTHULOMAEI SENAREGAE 



[A. 1488] 



toribus igerent, Consilia civium conferrent. Multi demolir! arres posse sperabant, urbemque 
a'mr arcibufl Duci debere restitui. Alii expectandum osso dicebant quid Francorum Rex 
i -sponderct. Plurcs Rompublicam more aliarum Italiae civitatum instituendam esse. Prin- 
cipe^ t.ictionum prò se cogitare et cum amicis occultos sermones conferobant. Oratores 
etiam molta ciano cum ipsis factionum ducibus tractabant. Tentatum primo ut Adurui Fre- 5 
gosiique convenirent ; Adumis Savona et Occidentis 'orae pleraquo loca traderentur ; Fre- 
gosii urbi praeossent. Inclinabat in hoc Ludovicus, ne omnino Paulum, qui se suae iìdei 
commiserat, deserere velie videretur ; moleste etiam lerebat Fliscos auctores fuisse, qui arma 
contra gubernatorem suum sumsissent, et ideo ejiciendos censebat. Sed recusarunt Adurni, 
ne tidem, quam fratribus praestiterant, fallerent. Baptista Fregosius vel ignarus eorum quae 10 
agerentur, vel potius, ut multi credunt, dissimulans, demoliendas arces esse dicebat, remque 
protrahi cupiebat, ut interim vel a Pontitìce vel a Roge literae deferrentur. Conclusum 
tandem est ut expulso Baptista, quem hactenus socium in omni re habuissent, urbs Medio- 
lani Duci cum prioribus legibus restituatur. 

1 )um haec ita tractantur, tidesque inter eos jam essct suspecta, super altari, quod est in 15 
notariorum aedicula (nam is locus frequens fuit consiliis celebrandis) jureiurando invicem 

•ór promittunt, nihil seorsum et non communi decreto 'et consensu de celerò quicquam acturos. 
Consueverat BaptÌ9ta saepe ad Augustinum noctu divertere et de rebus necessariis conferre; 
qui profectus retinetur. Erant autem praesentes Hybletus et, ni fallor, etiam Joannes Ludo- 
vicus. Extimuit Baptista, vcritus ne id Consilio Ludovici, quem sibi infensissimum esse 20 
cognosceret, factum fuisset, sed jussus omnem metum deponere, eadem ipsa hora in ecclesia 
Divi Juliani, quae in villa Albaria juxta litus est, ducitur et postero die triremes, quibus 
Joannes Grimaldus Ceba praeerat, cui plurimum Baptista iìdebat, conscendit et Monoecum 
primo, inde in Forum Julium, unde paulo ante venerat, delatus est. Rebus hoc modo com- 
positis Augustinus per decennium Ducalis Gubernator cum maxima omnium spe declaratur '. 25 
Joannes Franciscus Sanseverinas urbem cum copiis ingroditur, arcem suis et aliorum viribus 
maiori conatu obsessurus. Cardinalis ubi se destitutum vidit, etsi multi illi res gallicas sua- 

*iv derent, certam rem incertae spei praeposuit. 'Ludovicus enim ipsi minimorum aureorum sex 
millia. Fre^osino mille quotannis se soluturum recepit, donec de ecclesiasticis sacerdotiis 
tantumdem sibi a Pontitice fuisset collatum. Eaque ratione cives aliquot utriusque ordinis 30 
ad summam aureorum vigintiquinque millium erga ipsum Paulum se vades praestiterunt 
bis vinculis quibus se obligant illi qui se Camerae Apostolicae debere fatentur. Sed age- 
bantur haec lente, moraeque et dif ricultates consulto nectebantur *, cum ecce nuntiatum est 
\icolaum Cibo Archiepiscopum Cosentinum, Innocentii Pontitìcis nepotem, dissimulato ha'bitu 
Rapallum pervenisse. Missi ad eum nuntii, qui detestarentur habitus mutationem : patere 35 
sibi tutissimum in Patriam aditum si palam veniat et Pontitìcis et sua causa, sed si quid for- 
sitan afferat, quod nostram quietem possit perturbare et nos denuo nodis inextricabilibus 
involvere tentet, a quibus paulo ante Ludovici Consilio erepti fueramus, mox abiret. Ille 



5. ciani] clara S — 8. deseri A fi — 13. tandem] tantum fi — 17. decreto] decreto et Consilio B — io. 
rtiam evi. li — :'). Sansevrrinus B — -o. BolutUIB B — 33. morasque A fi — 36. aditimi] iter C'tVMuR. - si 
i>ni. C I 'Mir. - veniunt B 



' G. G. Sforza con lettera datata a Pavia (11 set- 
) elesse Governatore Agostino Adorno per 
anni dicci "et ultra ad nostri bcneplacitum „. Qu 
salì al potere il 13 settembre (Divertir., rep. i40-<> 

Nell'Ari h. di Stato di Genova [Divtrtor. t rcg. 
Ila data ^1 ottobre I4*S è registrata una ion- 
io venzione fra il Cardinal) Fregolo ed il nuovo Governo; 
per essa il Cardinale e li sua famiglia non perdono 
alcun beneficio che abbiano In Genova, eccetto l'abbaila 
di s. ■ a cui il Cardinale porrà un 



vicario non sospetto al Duca di Milano. Tutti coloro 
clic sono In Castelletto, non eccettuato Matteo l'iesehi. 15 
littore Spinola, Bernardo Cattaneo, potranno godere i 
loro beni mobili ed immobili. Il 24 ottobre la con- 
venzione è confermata dal Governatore. Nella Biblio- 
.1 Brignolc-Sale in Roccatagliata. M<morie, III, 
p. \<K> v*è un sunto del capitoli fatti per scrittura pri- :r> 
vata tra il Cardinale Duce e Gian Francesco d'Aragona 
di San Severino, mandatario del Duca: manca la indi- 
cazione del giorno in cui furono t'issati i detti capitoli. 



[A. M881 COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIB1 



ubi haec ;ui(livi(, primis tenebria 'parvo lembunculoi quo faciliua observatoref dei [pereti ad 
Hybleti filiam divertii, arcetn ingressurui, si priua ipaum Eiybletum alloqui poeeei de hia, quae 
cuna Pontifico por internuntìoi tractaaae fama fulfc Ferunt filiam i > - » t ■ i rem notarti feciaaei 
qui tamen adduci non potuit ut venirci. Sunt qui credunt, Illuni timore lententiam muta 
5 et quae a filia cognoviaaet Sanaeverinati et Adunala fratribua indie asse. Comprehenditur 
statini Archiepiacopua, et in templum Divi Juliani ductua ibidem tamdiu detinetur donei illi 
a Principe abeundi potestas data est. Quibus autein t autori Imis, quibuave conailiia rea agi 

debueril, incertum est, silcntioquc involvetur. Depositis annis et CÌvibua j'irn ad privata ne- 
gotia intenda \ placidi oratorea ad Principem mitti. Creantur igitur xvi ex omni ordine 

cives et cum illis unus ex Bcribia Senatua, qui imperium urbis cum Inaignibua traderent '. 
Profecti Mcdiolanum, in veteri Curia honorilìcentissime excepti sunt cum magna lautissimo- 
rum cibariorum copia, reliquum ornalum 'aequante, et statuta bora quam astrologi felieem e. t "?v 
praedixerant in Arcem introducti sunt, habueruntque orationes duo iurisperiti de oratorum 
numero, Franciscus Sopbia et Joannes Pius de Marinis, quibus Joannes Franciscus Marlianus, 

5 graecae latinaeque linguae peritissimus extemporanea oratione respondit. Sedebat Princeps 
in tabulato paulum a terra erecto, veste alba indutus et ab utraque parte oratores Italiae, 
in quibus celeberrimi^ ille et toto tempore memorali dus Hermolaus Barbarus. Erat in eodem 
sedili Ludovicus, aurea veste indutus usque ad pedes, qui fratris filio officia quaeque prae- 
stabat, gerebatque in manibus Dux argenteum librum, in quo sacrosancta Evangelia descripta 

erant, super quo venerabundi oratores iìdem prò populo genuensi jurarunt. Oblata insignia, 
sceptrum argenteum, vexillum purpureae crucis, claves et sigillimi, quae omnia veram pote- 
statem testari solent, retinuit sceptrum Dux non sine ratione, claves Philippo Mariae patruo, 
sigillum Hermeti fratri, vexillum Galeatio ' Sanseverinati dedit 3 . Renovatae conventi ones e ìo sr 
et leges sub quibus cum avo primum, inde cum patre, Respublica nostra fuisset, et additum 

5 ut eorum omnium, quae forte populus genuensis commisisset, memoria omnis deleretur 4 . 
Donati oratores singuìi singula veste sericea purpurei coloris, donati juvenes famuli et ipsi 
muliones, ne quis esset tantae liberalitatis expers. 

Eodem tempore traditur arx Castelletti 5 , Paulusque naves conscendit Romam trajecturus. 
Non aberat longe a nostro mari cum ab aquilone disjectae naves in Corsicam deferuntur, 

ex quibus altera, quae minor erat, scopulis illisa et ad unum omnes fluctibus absumpti sunt, 



3. patri 0111. BS — 16. paulo a terra crectum BS - vestem albam A C UMvr. — iS. auream vestem 
A C UMvr. 

1 II Roccatagliata, Memorie, III, p. 406 (Biblio- Marini le insegne, Giov. Pietro de Vivaldi le chiavi, 
teca Brignole-Sale) riferisce che le Corti erano state Giov. Frane. Spinola il sigillo. 25 

5 sospese per il tumulto delle armi e furono riprese il 3 4 \xi Materie politiche, mazzo n. 14-2733, una grande 

novembre 1488. pergamena contiene un memoriale a capi, presentato il 

2 La formazione della ambasceria fu alquanto la- 1 novembre 1488 dal Comune di Genova al Duca Gian 
boriosa; essa fu decisa, sembra, il 27 settembre (Roc- Gal. M. Sforza, Duca di Milano e Signore di Genova, 
catagliata, Memorie, III, p. 412), ma gli ambasciatori con le risposte date dal Duca sopra ognuno dei mede- 30 

o si lagnavano di non avere sufficiente denaro per il simi. In Politicorum, mazzo 3-1649, sono le franchigie 

viaggio; il Governatore e gli Anziani li rassicurarono concesse dal Duca di Milano al Governo di Genova ed 

che, se avessero avuto maggiori spese, li avrebbero al magistrato delle Compere di San Giorgio, con la 

risarciti (7 ottobre): l'ufficio di moneta confermò che il firma di Gian Galeazzo Maria, di Ludovico Maria e di 

risarcimento si sarebbe fatto sulle tasse che essi dove- B. Chalco (2 novembre 1488). 35 

5 vano pagare al Comune, e poiché Gian Ambrogio Fie- 5 II 1 novembre furono mandate lettere patenti 

schi era immune sarebbe stato risarcito sulla partita di nelle quali si dava notizia che il giorno innanzi la 

focatico di Baldass. Lomellini (27 ottobre 1488). Ambi fortezza del Castelletto era stata consegnata al Duca 

i decreti sono in Diversor., reg. 140-635, Arch. Stato di Milano (Roccatagliata, Memorie, III, 409). Il 6 

Genova. I nomi dei sedici ambasciatori sono in Giù- novembre gli Anziani, l'ufficio di provvisione e l'ufficio 40 

o STiNiANi, Annali di Genova, ad a. della moneta stabilivano di offrire al Conte di Caiazzo 

8 II Roccatagliata, Memorie, III, 410 afferma che (cioè a Gian Frane, di San Severino) un onorario di 

il giuramento di fedeltà fu effettuato il 22 novembre e lire mille, in segno di riconoscenza per avere restituita 

che Frane. Soffia presentò lo scettro, Giov. Pietro de la quiete in città {Diversor., reg. 140-635). 






lo BARTHOLOMAE1 SENAREGAE (AA. 1488-1489] 

altera unico tantum lune rctenta, in qua Paului erat, ceteris abruptis, vix evasit. Reparata 
navi et ex timore murtis et fluctuum agiiatione Paulus restauratus, levi 'africo Centumcellas 
d< hi tur, inde Romani profectus est. Uum oratores nostri Mediolani mandata peragunt, 
legatua unus Francorum Regia Genoani venit, 'oblatnm priua urbis imperium regio nomine 
capturua. In ornatissimis Spinulorum domibus exceptua est : creati quatuor, qui sub specie 
honoris continue illi assisterent, tostes potius, quam comites. Rari ad illuni ibant, et si qui 
venissent, non aliufl sermo quam de rebus communibus et jocosis erat. I Iaec videns gallus, 
ìiludena saepe, illos custodes suos appellabat. Moratus apud nos parvo tempore, abiit; su- 
blata enim facultas erat praecipue illis, qui regias partes sequebantur, quicquam cum oratore 
tractandi et fere jam optimus quisque mediolanenses partes sequebatur. Indignabundus et 10 
multa munitane in Gallias rediit. Ilaec sunt, quae hoc anno, qui fuit octogesimus octavus 
supra quadringentesimum millenum, memoratu digna facta sunt. 

Anno MCCCCLXXXDC Urbe pacata, civibusque ad privata negotia sedulo decurren- 
tibus. Conradolua, quia rem egregie cum collega navasset, a Ludovico remanere jussus, Prae- 
sidens Ducalis appellatur. Iluic viro erat ' ingenium ad omnia accommodatissimum, multiplex 15 
rerum experientia, tanta in rebus administrandis dexteritas, sermonisque suavitas, ut jure 
merito rebus nostris gubernandis moderandisque natua esse crederetur ; brevique tempore 
adeo omnibus gratus eflìcitur, ut si vel privatis negotiis vel vocatus a Principe discederet, 
desiderio reditus quisque plurimum teneretur: cognitum praeterea est, ejus operam trauquil- 
litati urbis accommodatam quam maxime tuisse. Quieta urbe, monitisque magistratibus assi- 20 
due jus elicere, qui privatis negotiis et sine ambitu quieti studebant maximas Ludovico agere 
gratias, quod fluctuanlem urbem de tot et tantis periculis eduxisset. Plebs vero, quae prae- 
dictae defectionis memor, mediolanensium imperium perhorrebat, deponere panlatim metum 
coepit, et Pri;icipis sapientiam bonitatemque laudare, defectionisque culpam in nobilitatem 
retorquere, ut solent qui inconstantiam excusare conantur. Reficiuntur certatim 'combustae 25 
domus in majorem quam antea amplitudincm et ornamentum. Omnibus de re publica sub 
Angustino Adurno melius sperantibus, loca Sancti Georgii et proventus augescunt ; triticum 
terra et mari undique ad urbem defertur, quae re.s ad conciliandam plebem quam maxime 
valet '. Sed spem futuri boni impediebat magna licentia eorum, qui Adurnae factionis erant. 
Vulnera et caedes in tota ditione genuensi quam plurimae committebantur ; liberum erat 30 
cuique nefario arma gestare, quod non modo ignominiosum rectoribus, sed periculosum multis 
fuit. \am si inter montano», ut saepissime contigit, fuerat de re aliqua contentio, ea per 
jurgia et ferrimi in urbe potius quam in montibus et nemoribus dirimebatur, vel conceden- 
libus, vel non admodum repugnantibus urbis rectoribus. Quod ea ratione factum ab ipsis 
putaverim ut timidos adhuc et longa servitute depressos suae factionis erigerent. Fuit in 35 
BÌcariorum numero, multorum caede memorandus Georgius Garibaldus, Clavaro oriundus, ado- 
lescens adhuc vix annura 'vigesimum primum natua. 'Omnibus terrori, nulli lìdus, hic sive 
aperta vi sive dolo aliquem obtruncasset, aut semivivum multis confossum vulneribus stra- 
visset, ne omnino publicam majestatem contemnere videretur, animi potius gratia quam metus, 
laetus, Buoque scelere tutus, per vicina rura vagusque deambulans, in urbem non multo post 4(J 
ad omne nefas paratior redibat. Sed postquam in hujus rei mentionem devenimus, non ab 
re ruerit duellum narrare, quod in area Palatii multis spectantibus aeditum est. Erant inter 
( ustodes corporis Augustini, vel ut verius dicam, centuriones Joannis (nam omnis rei bellicae 
cura Joanni demandata erati Marìanua C'orsicus et Thomas Firmianus, ambo aetate pollentes 



i. ibruptll] absumtis CDUMVU. — SI. agere] i 'Min z^-i-,. omnibus rem publicam sub Aug. 

Ad. mei. spect:mtibus C L'Mvr. — 38. rcs om. Ci'Mih. — .12. aditum C TMir. 

1 In Ri>< ( ai a<.i iata, .1/ ' 'riferiti ' m ' . lil/a /1-3066 sono provvedimenti per im- 

i nomi del cittadini chi "hanno appuntato perii fro- pedi re l'etport&sione del vino ed assicurare l'importa- 
itl da di rs i (ra i poveri A 1 O aprili- [489). «Ione di carni (17, 2~ agosto 148(1). 






[A. 1489] COMMKNTAK1A DE REBUS GENUENSIBUS II 



- . ,n' 



et vìrlbua firmiaalmi et ni<'i(|uc Etalicia bellis sub egregiis ducibui honeatum locum obtinuerat, 
Toanni aeque cari; linde miror 'cimi volulise tara egregioi et probatoe viros tana nanifeetae 
caedi temere objicere, ni foraitan militum aeditionem, si pugnam vetuisaet, ventili sii.. Nana 
cimi alter alterum militaribua quibuidam legibua apud Joannem accufastet» nei latla difcerni 

.1 possct ciiiis eorura juatiorea partea tueretur, tandem pcrmissum <-st ni litom armia dirimerent 
Olia poatea de armìi contendo, Thomas, quia vasto eral corpore, thorace, galea, clyp 
ocreis et lancea agendum esse censebat, Marianua omnia praeter clypeura accipiebat; parvue 
enim corpore erat, parva uti pelta, (piani niilites nostri ah ipsa forma ronclellam appellant, 
malebat ; nam co se faciliua protesero, ut moa est Corsia, et Thomaaium petere posse spez- 
io rabat. Convcniunt tandem ut rondella ambobua tegmen sii. Prodeunl duelliones parìbua 
animis, noe minori odio. Slabant hinc atqne bine armati et ut cujusque orant in eoa 'studia, 
ipsos hortahantur. Praeco pronuntiat, et poenam capitis indicit, qui pugnantes laeserit vel 
juverit. Dat tuba signum, exeunt in pugnam irritatis animis, et cum alter alterum patilulum 
contemplatus esset, notassetque qua potissimum parte liostem peteret, insurgens Marianua 
15 per summitatem rondellae levi vulnere superne jugulo hostem basta ferit. Thomasius ubi se 
saucium scntit, lanceam contorquens, Mariano femur transtìgit, mox in eum ruens, nam ictus 
magnitudine lapsus conciderat, statini ab astantibus eripitur et intra paucas horas moritur. 
Pars militum Thomasio gratulari, pars mortuum dolere. Et hoc exemplo eo anno coram 
Ludovico pleraque hujusmodi spectacula edita sunt, nec dubitaverunt aliqui nudi manum 
20 conserere, quod etsi crudele appareret et gladiatorum potius quam militum 'munus censeri pos- 
set ad continendam tamen disciplinam militarem id quam maxime necessarium judicatum est. 
Hoc anno templum quod Virgini Mariae Annuntiatae dicatum est, cujus anno praeterito 
jacta prima fundamenta fuerunt, privata nonnullorum civium pecunia auctum valde est; 
renovaturque mentio delendi ordinarii, nam paulo ante id agi coeptum erat l . Principio diffi- 
25 cilis et frustra tentata diversis temporibus et ipsis quidem pacatissimis, duraque videbatur 
initio novi status et non satis firmi, ejus perfectio. Accedebat praeterea, quod regentibus 
ea semper mentio fatalis fuerat, ita ut qui referre eam ad Senatum permisissent, 'statim de mot., 52» 
statu dejicerentur, et ordinarii mentionem tamquam equum Sejanum omnes vitandam puta- 
rent ; plebs dicebat, omne postea onus in cervices suas descensurum ; praeripi 'praeterea e. 3 i 3 r 
30 viam regentibus credebatur qua succurri repentino et inopinato casu posset. Multi dicebant, 
eos, qui urbi praefuissent, sive ii Duces essent, sive externi, in maximis periculis constitutos, 
et jam jam descendentes, eo subsidio restitisse. Erant praeterea alia multa, quae dubios 
fratres facerent 2 . Contra dives quilibet vana omnia esse affirmabant ; non plebis, sed eorum, 
qui potentiores essent, onus futurum; fatalem fuisse ordinarii mentionem rectoribus ea ratione, 
35 quod tam salutare opus impugnaverint ; tempus nunc esse accomodatum in tanta rerum tran- 
quillitate; inventuros eos non modo quod summae librarum L. ta [millia] suffìciat, sed quod ad 
expensas extraordinarias fuerit abunde necessarium; magnum fomentum civilibus discordiis 
viam esse partitionis; hinc privata odia et in Principes insidiae, studiaque 'rerum novanda- 
rum, quando quisque sub ducibus suae factionis melius semper speraret 3 . 



e. 31 IV 



e. 312 V 



8. utl om. A B S U - pelta] pietà Mur. pone però in nota', fortasse parma ; C ha: parnia accettando la correz. 

proposta dal Mur. - rodellam B S — 13. juverit] viverit BS - tuba] turba B — 18. gratulatur 5 5 • eo| et B S 

— ao. munus] minus A; manus .S — ai. id quam] idque C I/Mvr. — 29. onus] omnis AS; omis B - praecipi 

ABS — 34. fatale f/MuR. - mentione C/Mvr. — 36. librarum L.ta om , C (/Mur. ; L. ta om. BSD — 38. hinc] 

S huic ABS 

' Si accenna qui al progetto di togliere la tassa 2 I fratres del testo sono Agostino e Giovanni 

del focatico che serviva a bilanciare le spese ordinarie Adorno; il primo era Governatore ducale, il secondo 

del Comune. Essa fu infatti abolita nell'anno seguente era a capo delle milizie. 

1490. Da quanto scrive il Senarega all'inizio di quel- 3 II Senarega è sempre oscuro, quando tratta di 15 

io l'anno, si deduce che la tassa gravasse su ogni cittadino questioni finanziarie. Qui egli esprime le idee contra- 

in rapporto alla sua ricchezza. stanti del mantenere o del togliere la tassa. Ho ag- 



12 BARTHOLOMAE] SENAREGAE [A. msqi 



Dum hacc .'.pud nos aguntur, Ludovicus oratore* in Gallias mittit, qui Regem preca- 
rentur aequO animo ferret genuensem populum post annos decem, quibus a tyrannis oppressus 
t'uerat, jugum excussisse; non aliena ipsum occupasse, sed sua recuperasse et Genuam urbem, 
quam Ludovicus pater ejua Francisco avo suo sponte tradidisset, ad naturani rediisse : para- 
timi se examussim ea facere, quae pater et avus Ludovico patri promiserant. ' 

Missus vir prudentia et studiis literarum insignis, Joannes Franciscus Marlianus, qui etsi 
re infecta redisset, tamcn ereditimi est non parva concordiae lundamenta jecissc. Hybletus 
interca desiderio galeri, quem ope Ludovici assequi posse sperabat, lretus etiam veteri ami- 
citia, (pia agenti in minoribus Innocentio iunctus erat, Romani profeetus est. Qui inani spe 
delusoli et vanii Pontilìcis promissionibus frustratus, de reditu in patriam coepit cogitare, sed 10 
suasionibus Ludovici retinetur, novas quotidie raorae causas nectentis. Arbitrabatur siqui- 
dem reditum ejus nulli rei posse prodesse et Joannem Ludovicum et fratres Adurnos 
Praesidem, qui omnia singulari concordia adniinistrarent, sine adjumento satis esse. Erat 
ipsis par studium, par diligentia, ut diceres tale vinculum numquam posse dissolvi, Guelfos- 
que, quorum primores in hac nostra regione Flisci sunt. cum Adurnis longo postliminio 15 
vere ad naturam rediisse. Quae etsi ad duces factionum referri possent, qui cuncta pru- 
denter agebant, in primis tamen Conradolo omnia tribuebantur, qui medius inter utrosque, 
e. , ne aliquid oriretur vetabat et 'prius componebat emani in lucem prodirent. 

Cessatum hoc anno a sacris est tota urbe per dies circiter decem, mortuique non in 
sancto, sed in agris sepeliebantur, quod sententiam Romae latam inter duos cives genuenses, 20 
Manfredum de Mari laicum, et Henedictum de Mari monachum extra claustra commorantem. 
quam idem monachus prò se obtinuerat, et nos prò nostris privilegiis exequi non posse dixe- 
ramus. Mittuntur ad Pontiricem cum literis nuntii, qui revocationem peterent, adderent 
romanos Pontiiices ma'joribus nostris concessisse ne populus genuensis interdici ulla ratione 
posset, neve cives trahi in romanam Curiam litigatum queant. Nec hoc quidem gratis, sed 25 
in praemium laboris et expensarum prò Ecclesia factarum. Exstare diversonim Pontitìcum 
//r privilegia, (idei nostrae et venerationis pignus. Fuit hoc molestum civitati, et ipsius 'rei 
novitatc, nani id multos per annos non contigerat, et quia nostri sanguinis Pontiticem esse. 
Constaret, multa prò romana Ecclesia nos fecisse, cum a germanis Caesaribus Ecclesia vexa- 
retur. Crediderunt plerique id a Pontilìce factum fuisse occulta in Ludovicum simultate et 30 
indignatone reintegratae cum Genuensibus gratiae, nani et ipse rebus nostris aliquando ani- 
mimi applicuerat et occulte Consilia tractasse creditur '. Innocentius, acceptis literis nostris, 
cum satis illi fuisset notam fronti nostrae semel inussisse, mox omnia revocat, ne si persisteret 
aperte Ludovicum offenderet. Conservatores concessit nobis petentibus, qui saepissime rebus 
nostris maximo usui iuerunt. 35 

Eodem tempore Hartholomaeus Petraelatae dominus Senatui denuntiat, Margaritam 'Ten- 
dae Comitissimam castra circa oppidum Petraelatae posuisse, regulosque paene omnes Car- 
rettinos cum Margarita conjurasse, auxiliumque a Senati! per oratorem petiit, exiguasque 
copiaa satis illi luturas ad suam defensionem : Margaritamque, si Genuensem Populum, quae 
sua sunt, velie tueri cognoverit, obsidionem soluturam. Ad ea nihil rosponsum, submurmu- 4d 
rantibus tamen multis et aegre ferentibus jura Communis subtrahi et subditum publice eripi 



' 



|. rediscisset B\ rrtlit]u<- V — 5. proniiscrunt .S — S. se nssequi C /'Mir. — <). lunctua] vinetus CMi'H. 

— io. rania] varili /Mir. — 15. postlimlnio] post timinla BS — io. Cessatimi] celiatimi .s — 27-28. et ipsius 
rei novltate] immo et ipsius rei nomen C /'Mvr. — 28. novltate] nominata /•' v- simulate B \z. appli- 
cuerat] ampliaTeral Mir. 

into nel testo miV/ia, perchè evi den tementi una dell'anno precedente, il suo arresto e la sua detenzione io 

ivi al bilancio preventivo annuale di lire cinquanta- pei online del Dina di Milano; si capirà Allora clie 

mila che fu definitivamente fissato nell'anno su ceaalvo. l'interdett 1 a Genova fu una vendetta del Papa per 
1 Si ritordi la missione 'li Nicolò Cibo, l'offesa Inflitta al nipote e per il fallimento dei su.>i 

nipoti del pi; nova, duranti' la crisi di governo intrighi. 



|a L489] COMMENTARIO DE REBUS GENUENSIBUS 13 

in tristo ceterorum exemplum. Memo tamen autua e§1 clarano vocem emittore, n<- Augutti- 
nuin Adurnum Margaritae generuna Laederet; aed inani aerinone in dies innltoa protractum 
est, donec auctia viribua Margarita, facta deditione, oppido potitur. Hoc anno, qui full 
octogesimua aonua aupra quadringenteaimum millealmum cuna Fiorentini! nihil memorabile 
5 pestimi cai, odio poiius quam armia. Praeficitur Baptiata Grimaldua < j ] > j > i * I i h quae in finibili 
agri Genuenaia 'aunt; additili- parva militimi manua, ut Vezanenaea, Arcnlanot, Trebianot el 
Amclienses, qui viciniores Macrae anni, ab iiicursilms hoslium tularctur. Sed multa mari 
incommoda Klorentinis a nostris inf erobanlur j nani ex ipso lluvio Arni saepissime navigia 
cum mercibus, astu et nautica calliditatc retrahebantur, creveratque adeo illis metile, ut non 

10 modo mari se minime auderent commitlere, sed ne maritima (|uidem loca incolore. Pormi 
dabant prae ccteris accolas Portus Wneris et praecipue Bardellam, virum cordatimi, et ad 
omne audax facinus paratissimum '. Erat praeterea homo iste fortunatissimus, ut non ])lus 
stante Pisana Republica Petrum Picconum genuensem, qui fluenta Arni habitant, veliti sint. 
Mie Picconus genuensis fuit ex ordine populari, longo tempore triremium ductor '(quod i t'sv 

15 erat eo tempore nobis honorilìcum) et miris artibus liostes Pisanos decepit et ludifìcatus est, 
remque eorum eo loci deduxerat, ut habitantes proximas fluminis ripas, nisi explorato, in 
publicum non auderent prodire. Erat Pisis sumraa rerum caritas, omnesque arbitrabantur, 
aut urbem illam extrema passuram, aut Florentinos honestas pacis conditiones oblaturos. 
Vectigalia vix dimidiam partem 'soliti proventus dabant; mercatores fere omnes abierant ; Mot., 523 

20 clamabat populus et jam sine metu discordias accusabat, quas cum Genuense populo haberet. 
Ludovicus interea Florentinorum precibus victus, quamvis sciret mentionem pacis Genuen- 
sibus molestissimam fore, inducias per nuntios a Senatu nostro cum Florentinis petit. Quibus 
benigne auditis, vocatisque prò more utriusque ordinis 'plerisque civibus, relataque ad con- e. , 
cilium re, decretum est id fieri quod Princeps optaret, etsi aeque id molestum esset, tum 

25 quia hoc modo deinceps ludibrio essemus futuri, tum etiam quia mutuis cum Duce conven- 
tionibus cautum esset, ne de pace induciisve cum Florentinis nobis invitis agi posset 2 . Creati 
cives octo, qui conditiones cognoscerent, ne dolis Florentinorum illaquearemur. 






11. prae ceteris] praeceptores 5 — 13. Picconem BS — 15. eo] et C U Mur. — 20. clamat Mur. — 21- 
22. genuensium S — 27. illaquereremur B 

1 II Bardella compare spesso nei documenti del- forte, poiché un mese dopo (13 marzo) il Governatore 
l'epoca; l'opera sua di corsaro è qualche volta bene di Genova deve tenere un gran consiglio per riferire 

5 accetta a Genova; qualche volta sorpassa i limiti del il desiderio del Duca che i Genovesi facciano pace con 30 
lecito ed allora il Governo lo rimprovera, ma con molta i Fiorentini. L'adunanza si dimostra sfavorevole a tale 
benevolenza. In una lettera del 28 marzo 1491 il Go- risoluzione e delibera inviare al Duca una ambasceria 
verno scrive a Gerolamo Bardella "nobis chiarissimo „ per spiegargliene le ragioni. Il 30 marzo 1489 il Banco 
imponendogli di restituire un carico di "vena di ferro „ di San Giorgio ha l'ordine di pagare L. 150 a Cristo- 
io asportata da una barca presso il canale di Piombino, foro Cattaneo e Antonio Sauli, inviati al Duca a Milano 35 
spettando quel ferro al Duca di Urbino {Litterai\, reg. (tutti i doc. suddetti sono in Diversor., reg. 143-638). 
35-181 1). Nel 1492 (4 giugno) si ordina alle autorità Nelle istruzioni date ai due legati (2 aprile 1489, in 
di Porto Venere di proibire al Bardella ed ai suoi amici Istruz. e Relaz., 2707 B) sono esposte ampiamente le 
di armare una fusta ed un galeone per "corsiare„ poi- cause della ostilità genovese ad una tregua con i Fio- 
15 che la Repubblica è in tregua con i Fiorentini ed in rentini, che, secondo il Duca, doveva condurre poi più 40 
pace con i Provenzali (Lilterar. cit.). comodamente ad una pace. Vi erano in primo luogo 

2 Le trattative per questa tregua non furono brevi ragioni di indole morale; Genova aveva già firmata 
ne facili perchè i Genovesi non avevano alcuna volontà una pace con Firenze per intervento del Papa (pace 
di concluderla, per ragioni di puntiglio nazionale e di di Roma i486) ed i Fiorentini "spreta fide sua ac iure 

20 interesse commerciale. Il Governatore Agostino Adorno, " iurando „ l'avevano trasgredita poco dopo ed avevano 45 
conoscendo gli umori dei Genovesi, aveva ordinato (9 occupato Sarzanello e Sarzana, e questo tradimento non 
febbraio 1489) una balia per fare osservare la proibì- invogliava i Genovesi a riprendere amichevoli rela- 
zione di commercio con i Fiorentini, ma poco dopo zioni con i loro avversari, ma vi erano altre ragioni 
(12 febbraio) il Governo milanese ottenne una correzione che militavano contro la tregua: se essa fosse stata 

25 del decreto, ordinando di punire solo chi contravver- fissata per pochi mesi, i Fiorentini avrebbero potuto in 50 

rebbe in futuro detta proibizione. E l'influenza, o me- poco tempo mandare in Sarzana buona quantità di sale 

glio la pressione del Governo ducale appare sempre più ed altre merci che li avrebbero ripagati delle spese per 



t 



KAKTHOLOMAKl SENAREGAE 



[A. 148QJ 



Dum haec cum vicinis aguntur, Philippus Eustachius, Praefectus arcis Mediolani, quam 
Rochettam appellant (ea arx est intra conseptum arcis magnae portae Jov'19, in qua Duces 
observare pretiosiora consueverunt) et Ludovicus Torsagus Ludovici scriba secretior, com- 
prehenduntur, accusati quod de tradenda arce Romanorum Regi nonnulla tentassent. Mox 
alius ab Ludovico arci Rochettae praerìcitur ; non enim ex re sua esse arbitrabatur, ceteras' 
arces ipsi parere, solam mediolanensem caput imperii alium dominum sequi. Tenaglia male 
habitus, ut fama fuit, et privatus bonis, quorum illi magna copia erat, non multo post mori- 
tur '. Et quo invidiam suspicionemque evitaret (quod tamen facere nullis artibus potuit) per 
universam Italiani et Galliam nuntios literasque misit, qui excusarent juste proditores casti- 
gasse, qui barbaros in po9sessionem arcis mediolanensis inducere tentassent. Subrisit Carolus 
Rex et soror ejus matrona prudentissima, cujus Consilio eo tempore cuncta in Regno age- 
bantur; conanteque Trinchadino ducali oratore lieta prò factis persuadere: Tace, inquit, 
oraior ; satù scimus qua id rottone a Ludovico factum si/ ; sed die, quem jSnem rebus suis futu- 
rum credis, quasi quae ventura super eum essent, praenoscerent. Volenti Trinchadino respon- 
dere (nani praesens aderam) terga verternnt 
e. j Exitu anni Isabella Aragonea Alfonsi Ducis 'Calabriae filia, quae vivente matre Ilippo- 

lyta .Maria Joanni Galeatio, nepoti ex fratre Galeatio, desponsata fuerat, ad virum traduci- 
tur. Parantur apud nos triremes duae, quibus Julianus Magnerius praefuit. Eas Hermes 
Joannis Galeatii frater et cum eo proceres plerique conscendunt. Placuit Senatui nostro 



6. arces] artes BS — 0- littcras BS 
iS. duae) decem t/MuR. 



io. Subrisit] subscripslt B — 12. conantique BS — 13. qua! quia 



. 



10 



15 



la custodia di Sarzana e Sarzancllo, mentre i Genovesi 
non avrebbero ricavato clic poco nessun vantaggio 
5 per il loro luogo della Spezia. Inoltre le navi fiorentine 
avrebbero pomto recarsi in Sicilia, in Sardegna, nel 
Regno di Napoli, in Catalogna, in Spagna ed allargare 
i loro commerci in danno dei Genovesi. 

S hi tregua fosse stata fissata per lungo tempo, 

io i Fiorentini avrebbero avviato ancora maggiormente i 
loro negozi, poiché avendo essi dal Papa l'appalto degli 
allumi, avrebbero portato questi in occidente scambian- 
doli con le lane " quod est fundamentuni vite sue „ e 
collocato in Oriente i loro panni, esportando di là aromi 

1^ ■ sincum et alias merces „, mentre 1 Genovesi sarebbero 
stati danneggiati per la concorrenza ai loro panni 
■ ijiios iam ad instar Buorum fabricare in hac civitate 
M incepimus „ e che pur essendo migliori " dormiunt d 
" villescunt „ ; inoltre i Fiorentini farebbero navigare 

20 sotto il loro nome merci catalane e ciò porterebbe, 
come spesso era avvenuto, a controversie che avrebbero 
rotto la tregua. Sosteneva il Duca che la tregua avrebbe 
potuto dare adito alla pace, ma a Genova si stimava che 
i Fiorentini, quando avessero ottenuto la tregua, non 

2C si sarebbero più curati di stringere una pace, godendo 
per la tregua i medesimi bendici, mentre i Genovesi, 
stando in guerra, avrebbero tolto ai Fiorentini i mezzi 
di soppiantarli. Se il Dina avesse osservato che se non 
si firmava la tregua, Firenze sarebbe scesa in guerra, 

•50 gli ambasciatori dovevano fargli osservare che i Geno- 
vesi non avevano alcun timore dei Fiorentini sul mare: 
circa un conflitto terrestre, i Fiorentini potevano recare 
qualche molestia alla frontiera della Magra, ma avreb- 
bero dovuto spendere dieci volte più dei Genovesi che 

VS si potevano difendere anche con le poche torze proprie, 
unite a quelle del Du I resto a Genova si sap 

di un antico pati l fra Milano e Firenze per il (piale 



i Fiorentini non potevano passare la Magra, e di un 
recente accordo dei due Stati per la comune difesa. 
Era da vedere se il Duca avrebbe voluto tenere fede a 40 
questo patto, oppure alla promessa fatta ai Genovesi 
di difenderli contro chiunque: a questo punto gli am- 
basciatori avrebbero dovuto, con finezza di causidici, 
osservare che verosimilmente quel patto con i Fioren- 
tini non si estendeva "ad maritlmaa res „ e perciò il 45 
Duca avrebbe potuto mantenere " utramque fidem „ rife- 
rendosi solo ai " terrcstria negotia „ cioè alle frontiere 
genovesi e avrebbe dovuto lasciar fan ai Genovesi per 
mare. In una cedoletta a parte si suggerivano le rispo- 
ste da dare al Duca, se questi si fosse meravigliato per 5° 
tante obiezioni alla t regna, mentre durante il governo 
del Cardinale (Paolo Fregoso) si era pur dato l'assenso 
a concluderla. Gli ambasciatori dovevano rispondere 
" quasi ex vobis „ che anche allora vi era stata molta 
contrarietà ad accettarla, ma il Cardinale l'aveva ini- SS 
posta dispoticamente con una deliberazione accettata 
di sorpresa da pochi, mentre ora le deliberazioni si 
prendevano in pubblico e tutti ne erano lieti. 

Le istruzioni qui riassunte esprimevano chiara- 
mente la poca volontà di concludere una tregua; pure 60 
l'abilità del Moro fu tanta che, il 30 aprile 1 ^So, si 
firmava In Genova l'atto per il quale era dato incarico 
a Ludovico Maria, duca di Bari, di contrattare e firmare 
tale tregua {DivtTSOT., filza 46-3066). 

* Bernardino Corio nella sua /Ustoria di Milano 65 
(Padova, Frambotto 1646, p. S80) dice invece che l'Ku- 
stacbio era stato il confidente del Moro nelle sue mire 
di dominio assoluto, ma poi il Moro fece imprigionare 
l'Eustachio ed il suo cognato Ter/.aghi. perchè dubitò 
avessero segreti accordi con Gian Galeazzo Sforza per 70 
togliergli il potere. Secondo il Corio, il Tcrzaghi mori 
ili fame 



[AA. 1489-1490] COMMKNTARIA DE REBUS GENUKNSIB1 



I 



quatuor civea cuna Hermete mittere, ut officioaum cr^i Principem obeequium praeataremti 
Venit non multo post nova nupta, lecunda usa navigatione, portumque intravit '« Conatructui 
repente pons ligneui ad molem apud logiam Graecorum, qui per cubito* ... . io mare decui 
rebat, pannii atratua ad Sforciandum Inaigne. Praeeunte Clero, Antiania, et reliquia Magi- 

5 atratlbua subaequentibus, sub aureo pallio deducta in Palatiuni publicum e«t. Portarunt haataa 
Antiani et relitiuì Ofiiciales. Diaponuntur mulierea ditiaaimaa indutae veatea, .'turo et mar- 
garitis ornatas, 'per compita et vias per <pias sponsa ventura erat. Curii 68 multi reciti 
proceres, qui In privatifl civium domibua excepti aunt. Donata nomine publico aurea 'patera, 
et apud nos aliquot diebua morata, tantisper diun se a navigatione reficeret, auspicato, et 

10 luuae dicbus observatis (quod erat apud Ludovicum usitatissimum), ad virum profecta est. 









Anno MCCCCXC. Sequitur annus nonagesimus sublati ordinarli utilitate memorandus, 
quod per multos annOB civium facultates non defatìgaverat modo, verum easdem attriverat 
et ad nihilum paone deduxerat, adeo ut de deserenda Patria jam Consilia a plerisque in ita 
essent. Quae res cum a plerisque maxime optaretur, pedici solum auxilio fratrum Adurno- 

15 rum posse credebatur, etsi id minime ipsis conducere plerique affirmarent. Tandem adver- 
santibus nonnullis, ipsis tamen ad id ultro accedentibus, renovari mentio coepta est. Sub- 
murmurabant infima 'plebs, et ii etiam qui sunt in urbe primarii nec àvarias ut reliqui pen- 
debant, hoc nihil aliud esse dicentes quam onus quod uni deferatur, in alterum rejicere ; 
nam sublata forma pecunias per partitionem inveniendi, necessario ex redditibus S. Georgii 

20 (quae via communis omnibus fere sit) haberi oportere. Obstabant alii, inique ferentes Adur- 
nos regnare, existimantes eos diutius in statu et concordia permansuros si ea perficiatur, quia 
ipsa experientia probatum esser,, ex oneribus publicis, quae avariae vocantur, civilia odia et 
plerumque tumultus exortos et de statu regentes ejectos. Varii varia dicebant, ut erat cuique 
aut spes, aut timor. Superatis tandem difficultatibus, res confecta est: qua mea aetate (quid- 

25 quid alii dixerint) nihil praeclarius, nihil utilius factum est. Commendandi sunt il li, quorum 
diligentia inchoata res, tractata, firmataque est, quorum nomina ut longo tempore durent, ' 
inferius scripta sunt 2 . Sed in primis non tacendus joannes Baptista Grimaldus, cujus tanta 
semper fuit de re publica cura, ut privatis actionibus postpositis, plus solus semper de rebus 
publicis cogitaverit, et cogitata perfecerit, quam plures alii attigerint. Cautum primo est 

30 ut a Magistratu S. Georgii quotannis librarum triginta tria millia, quadripartito singulo tri- 
mestri, Communi persolvantur. Valles et Ripariae solitum onus librarum xxv millium sol- 
verent et si aliquid extra ordinem impendi contingeret, paratae sint ad omnes casus pecuniae. 
Ordinaria avaria librarum esset quinquaginta millium initioque novi cujusque Senatus jurare 
Senatores debebant se legem super hac re factam examussim observaturos 3 . 



4. Sfortiandum D ; Sfortiadum U Mur. - praecedente B ; praecurrente 5 — 6. vestibus B — 7. ornatis B 

— 12. attriverat] attinerat 5 — 13-14- initassent B — 17. avarias] Avanias C C/Mur. — 22. avariae] Avaniae 
CD UMur. — 34-25. quidquid] quicquicquid £/Mur. — 29. publicis om. S - attingerint BS — 30. librae AB S 

— 33. Avania D £/Mur. - initiumque B 



e. 3i*r 



e. 318 V 



5 * Non alla fine dell'anno 1489 ma all'inizio di 

esso e precisamente il 17 gennaio 1489, la giovane Isa- 
bella d'Aragona giunse in Genova e vi restò per sette 
giorni (B. Corio, Historia di Milano, p. 879). Il Go- 
verno genovese concesse in suo onore, come era uso, un 

io breve periodo di libertà ai carcerati per debiti nella 
Malapaga. Vedi C. Bornate, La nomina di B. Sena- 
rega a Cronista ecc., p. 12, nota. 

2 II Senarega promette di iscrivere nella sua cro- 
naca "ut longo tempore durent „ i nomi degli illustri 

15 cittadini che studiarono ed attuarono l'abolizione della 
famosa tassa, ma poi se ne dimentica. 

Essi furono: Baldass. Lomellino, Ambrogio Spi- 



nola, Accelino Salvago, Gian Pietro Vivaldi, Pietro di 
Persio, Gio. Batta Grimaldi, Angelo di Maggiolo, Ber- 
nardo Casella, Francesco Giustiniani Arango, Pasquale 20 
Sauli, Agostino Doria (Roccatagliata, Memorie, III, 
428, 30 marzo 1489). Tomaso Giustiniani fu mandato 
a Milano nel gennaio 1490 per fare sanzionare dal Duca 
la deliberazione di togliere la detta tassa (Zsiruz. e 
Relaz., 2707 B., n gennaio 1490). 25 

3 II Roccatagliata, Memorie, III, 430 e 437 rias- 
sume il contratto tra il Comune di Genova e l'Ufficio 
di San Giorgio, per lo sborso della somma citata nel 
testo. Il Comune cedette in compenso le ragioni di 
molte gabelle elencate nello strumento. Possiamo ag- 30 



16 BARTHOLOMAEJ SENAREGAE [A. 1490J 

Kodem tempore induciae cum Florentinis, suadente Ludovico, per semestre spatium factae 
sunt '. Pax domi et foris, praeterquam rum Calalanis, fuit . cum quibus tamen nihil memo- 
rabile factum est. Rarae utrinque tantum actae praedae, nani ab utrisque ad alteros jam 

e . j/vr longo tempore insignis 'aliqua clades illata non est, quae obliterata non crederetur, cujus 

vindictae desiderium restaret, ut tacile appareat utramque gentenì ad pacem induci posse, 5 
si ejus auctorem invenissent. Cessabant etiam causae odiorum, quae inter vicinos esse con- 
sueverunt, quae a linibus et jurisdictione oppidorum saepissime originem ducunt. Monitis 
ideo Alexandri (/) Pontilicis et Ludovici, Senatus legatos Romani mittit *. Mittitur Antonius 
Bracellus jureconsultus, Jacobi tìlius, Stephani frater, (quorum patris, liliorum'que doctrinam 
tantam fuisse constat, quantam tota Italia non ignorat, ita ut non facile judicari posset, pater 1C 
ne, an Stephanus filius praeteratur) qui pacem cum oratore hispano Romae dudum agente 
tractaret 3 . Obstitit rei perliciendae, ut fama fuit, Villamarinus insignis pirata, qui nullis 
cautionibus, ne continuo raperet, ligari posse credebatur, cum ipse prius promissam fidem 

e et factas inducias semper violaverit. 'Erat ante oculos recens pax Neapoli facta, interventu 

Joannae sororis Ferdinandi Rcgis Ilispaniarum, Ferdinandi Siciliae Regis uxoris, quae ab lf 
eo impudentissime violata fuit 4 . Interea Ludovicus tìrmandis rebus nostris maxime condu- 
cere posse ratus est, si in gratiam cum Rege Francorum rediret. Ob id summo studio atque 
arte impetravit, ut feudum Genuae, quo Duees nulli a Francorum Regibus investiri consue- 
verunt (ut proprio utar vocabulo) si bi renovaretur. Fuitque a Ludovico tanta arte impetra- 
tum, ut quod Rex rogatus vix facturus videretur, idem ultro quatuor doctores gallos, nobi- 2( 
litate et auctoritate claros, ad euro miserit. Quos cum magnificentissimo apparatu excepisset 
et sicut mos est Sforciadarum, rebus pretiosissimis donasset, domum remisit. li ad Regem 
reversi, multa de magnanimitate, de Consilio, multa de divitiis Ludovici retulisse dicuntur, 

e. testantes 'longo minora esse quae de eo ferantur, quam quae ipsi vidissent. Missus eodem 

tempore Mediolanum Joannes Franciscus Spinula, vir in urbe primarius, ad oratores salii- lì 
tandos. Erat forte tunc Dux Viglevani et de rebus nostris cum oratoribus, ut ego vidi, 
agebat, qui nostrani in Regiam Majestatem devotionem prudenter, accommodateque, et in 
tempore testatus est. Aftirmavit gratam mirum in modum fuisse populo genuensi liane ani- 



i). Braceleus A B iz. nullis] millis .s - 14. pax] pars t/MvR. 

giungere che tiucsto contratto rimase in esecuzione al- papa Innocenzo Vili; fu soltanto nel 1492 che gli suc- 

meno sino al 151 1, anno al quale giunsero le nostre cesse Alessandro VX Ha questo errore si può indurre 

ricerche; probabilmente esso durò ancora più olire. che il Cronista compilasse questa parte della sua opera 

5 • I preliminari di questa tregua furono iniziati molti anni dopo il 1490. 

con un atto 'lei ( febbraio 1 490, pel quale il Comune di 3 Intorno al padre di Antonio vedi il bel lavoro m 

Genova concedette pieni poteri a Ludovico M. Sforza, di C BHAGGXO, Giacomo llracelli e l'umanesimo dei I.i- 

DUCS (li l!ari, governatore generale del ducato di Gc- guri al si/o tempo in Atti S o e . Lig. St. Patr., vo- 

nova per il Duca di Milano, per trattare e conchiudere lume WIII. fase. 1 ; Antonio Hracelli non fu inviato 

io con la Repubblica di Firenze un armistizio duraturo a Roma nel [490, come all'erma il Senarcga; vi era già 

sino al primo novembre; il 16 marzo si stabilirono nel 14S9. Vedansi infatti nelle Fstru-. e Itela-., 2707 B, 35 

nel castello di Vigevano i capitoli della tregua (ambi il "Slndlcatus ci. Antonii de Hraccllis legati Romani 

gli atti in Mat. rie politiche mazzo n. 14-2733). Il i u " missi „ (16 ottobre 14S0), le istruzioni date al Rracclli 

aprile fu bandito in Genova il proclama della tregua (21 ottobre 1 1S0) e la relazione del Bracelli da Roma 

1^ conclusa tra l'eccelso Comune di Genova e l'inclito (16 dicembre 14S0Ì. La "Forma capitulorum ultimo 

Comune di Firenze, duratura "fino a Kalende di no- "loco missorum ex Roma per Magnificimi d. Anton. 40 

" vemhre proxime veniente „ e allora, se prestiamo k\ìv "de lira ellis super tructatu pacis cum serenissimo d. 

al do- d'Archivio (ZWwrjor., filxe 47-3067), essa doveva " Rege Aragonum que copia cum Brevi poni ad 111. 1). 
durar.- sette mesi, non sci come afferma il Senarega. "nostrum miasa est „ è del 15 ottobre 1490, 
20 Del resto già il 21, ottobre 1 (no il Governo di Genoi * Si accenna qui assai probabilmente ad un armi- 
man dava Tomaso Spinola "in litus Magre, per invi- stizio conchiuso In Napoli (.; marzo 14S0) tra il Co- 45 
gilare sulle moss. dei Fiorentini (Divtrsor., filza clt.) mime di Genova ed il Re e la Regina di Castiglia, 

e nell'anno successivo si riprendevano 1 Mila Ira Aragona e Sicilia, per il quale si sospendevano per un 

Orentlni anno le ostilità tra i rispettivi sudditi ( Materie l'oli- 

Senan imette un ta/sus. Nel 1490 era ticAe, mazzo (4 









|A. 1400] 



COMMENTARIA DE REBUS (JKNUKNSIHUS 



17 



moni in reconoiliutioncm et vere ipsimi ad naUnam rediillfl Seiialuin nOltnim et iniivrr.Hiim 

populum omnia bene prò redintegratis animis sperare, si diuturna futura casini, quae consulta 
sunti Ad quae legati hrevitcr strictlmque respondentes: Non deerit% o Genuentos, unquam 
Règia gratta, si, quas fecintus, constante? tervaveritis. KevermiH ad nos foannei Franciscus, 
ab omnibus collaudatus, quod munus tìcl«*li ter et prudente! adimplesseti 'decretae triduanae 

supplicationes, nocturni ignes editi, et Genuae, et in tota Genuensium ditìone '. Kodern anno 
Leonora Roberti Sanseverinatis Ducis lilia ex uxore Severi. Joanni Adiirno desponsatur, <■' 
ad vìrum mense decembri traducitur. Nuptiae solemnes faetae Bunt celebrìores <|uam unquam 
patrum nostrorum memoria faetae inveuiantur. Sponsam ad virum venientem plerique Insu- 
briae proceres comitati sunt et quod nunquam antea contigit, argenteis vasis donatur pri- 
mum a Senatu, inde ab Artistis juxta artis facultatem, Potestatiisque et locis ulriusque littoria; 
nec fuit tam ignobile oppidum, quod cessaverit a donis. Certamina equestria in Sarzano 
edita sunt, nani is locus ludicris certaminibus accommodatior coeteris judicatus est 2 . Proposita, 
et data victoribus praemia. Ludi multiformes in Palatio celebrati, a quibus tamquam a re' 
nova pendebat plebs, et integros dies illis spectantibus impendebat. Cumque nuptiis cele- 
brandis quisque esset intentus et tamquam regias omnes laudarent, nuntiatur Gallianum piratam 
cum ea navi quam construxerat et quam nostrae integram aestatem insecutae fuissent, naves 
duas nostras quas barchias vocamus, cepisse, easque in portum Herculis Monoeci, quem nos 
Villamfrancam appellamus, duxisse; quae inde non multo post a fìuctibus absumtae sunt, 
et plusquam ducenti nostri sanguinis desiderati 3 . Solicitabat animos civium novus pirata, 
navis magnitudo; erat enim doliorum plusquam trium millium 4 , alta prora, excelsa puppi, 
eminentissimo malo; erat praeterea bellicis instrumentis munitissima. Multi eam Florenti- 
norum pecunia factam crediderunt, quoniam privati 'civis facultates exsuperabat. Maritimo 
itaque Magistratui demandata cura, ut curaret ne Respublica aliqua insigni clade afficeretur. 
Missi mox per orbem nuntii, qui incautas et nihil tale timentes naves nostras monitas face- 
rent. Fuit enim haec navis tantae altitudinis, ut Nigronam illam nostram toto orbe notissi- 
mam, qua majorem nullam unquam apud nos fuisse constat, ultra tres pedes ex omni sui 
parte superaret. Nam illius architectus id solum aedificando respexit, ut ceterarum omnium 
esset eminentissima et ad insequendum et fugiendum velocior. Tentatum frustra est eam 
composito ad statutam diem igne comburere, Gallo quodam operam recipiente, qui fidem non 
servavit. Missi ad eum, qui de pretio convenirent, suadente Sabaudiano duce. Ducta res 



< ,/H V 






c. ìli r 



e. 311 v 



5. collaudatur t/MUR. - munus] manus 5 — 7. ex uxore Seven. om. C £/Mur. ; Seven. om. D — 8-9. cele- 
brìores quam unquam patrum nostrorum memoria faetae inveniantur om. C F U FMur. — 9. faetae] celebratae 
A - Inveniantur] sunt D — 19. deduxisse C C/Mur. — 20. novus] infensus C C/Mur. — 25. monitas] munitas 
BS — 31. Sabanchano £/Mur. ; Subanchano C; Sabauchano AFV 



1 Veramente gli eventi qui esposti sono del 1491. 
Il nobile Gian Francesco Spinola fu mandato al Duca 
di Milano nel marzo 1491 (ebbe le istruzioni il 5 marzo, 
Diversor., filza 48-3068) appunto per congratularsi della 
politica del Duca: in quello stesso torno di tempo era 
alla Corte sforzesca anche il Senarega (lo accenna egli 
stesso nella cronaca) per riferire circa le persecuzioni 
del Re di Napoli ai beni ed alle persone dei Genovesi 
nel suo Stato (fetruz. e Relaz., 2707 B, 26 febbraio 1491). 
Il 23 giugno 1491 furono mandate lettere alle due Ri- 
viere per avvertire che il Re di Francia aveva confer- 
mato al Duca di Milano il feudo (?) di Genova e poi- 
ché ciò avrebbe portato la quiete nei popoli si ordinava 
che per tre giorni " leticie signa ostendantur faciendo 
" falodia et alia „ {Diversor., filza cit.). L'atto di rico- 
gnizione e conferma del feudo di Genova e di Savona 
al Duca, da parte di Carlo Vili, è pubbl. nel testo fran- 
cese In (nomale Ligustico, anno VII, p. 375. 



2 II Senarega accenna qui alla piazza di Sarzano 
nel cuore della antica Genova. La città allora era così 
povera di spazio che la vecchia piazza tuttora esistente 25 
ed in nulla modificata, poteva pur nella sua forma ir- 
regolare offrire un'area abbastanza ampia per effettuarvi 
tornei e giostre. 

3 II Giustiniani, Annali di Genova, II, 559, afferma 
invece che le due barche genovesi catturate dal Gal- 30 
liano, navigando verso Valenza, si sommersero per bur- 
rasca di mare a cinquanta miglia dalla Sardegna e ciò 

è più credibile del naufragio in un porto. 

4 II dolio o botte corrisponde secondo il Gugliel- 
motti cit. dal De Albertis, L'arte d. navigazione al 35 
tempo di Colombo, p. 217, a una tonnellata all'incirca. 

Il Giustiniani, Annali, loc. cit., dà la stazza della nave 
in misura genovese di ventisette mila cantari. La nave 
del Galliano stazzava dunque più di 3000 tonnellate, 
ma la Negrona, come vedremo, ne stazzava 4400. 40 



T. XXIV, p. via — 2. 



18 BARTHOLOMAE1 SENAREGAE (A. 1490] 

per simulationem et moras est; tandem delusi, donec pirata omnia 'quae essent ad navigan- 
dum necessaria in navem imponeret, contra lìdem contraque conventa (nam cautum inter 
utrosque fuerat, ne neutri alteros laederent) navem Boetiam non procul a portu Vignogneti 
cepit et frustra clamante praefecto, contra lìdem agi, in ipso coflictu mortuus est. Laetus 
itaque in portum, ex quo paulo ante recesserat, triumphanti similis cum intrare studet, in- 
gruente nocte, adversaatibus ventis, Yignognetum (nam is locus est in Provincia Narbonensi, 
non procul a Nicea millibus passuum vigintiquinque) dejectus est. Nuntio Genuam hujus 
rei delato, cum ingens cura omnes invasisset, timeretque unusquisque eodem modo ceteras 
posse comprehendi, et non amplius cunctandum rati, agere omnia prò viribus decreverunt. 
Erant eo tempore in portu naves duae, Salvatica et Guana; eas instruere decreverunt, sed 1 
,iv Guana ex longo itinere inferiores' partes igne detergebat, carinam non multo post refectura. 
Praeficitur illis Julianus Magnerrus vir mari et terra in multis probatus. Magistratus rerum 
maritimarum ad molem contendens, non prius domum redeundum esse dixit. Ad quod etiam 
additum est Senatus decretum, quod naves vela ventis darent. Erigitur statim Guana, quae 
recumbebat; conducuntur viri; reparantur duae triremes, quae in armamentario erant, ungun- 1 
turque triremes. Delegatae seorsum vices juxta rerum diversitatem; hic remos, alius funes, 
alius aliam rem curat. Erant cives ex omni ordine, pueri, juvenes, senes, qui curas eflìagi- 
tabant et summa cura et studio exequebantur; commemorabat quisque quod e re esse cre- 
debat. Aderat semper Augustinus Adurnus non tantum Gubernatoris munus sed ubi opus 
e. 323r fuerat privati gerebat et Conradolus Stanga, quorum 'auctoritas rebus gerendis accelerandisque 2 
maxime usui fuit. Sed obstabat ingens pluvia et quae facilia factu erant, difrìcilia ex ea 
reddebantur; lubrica enim erant omnia; superabat tamen omnes difficultates ardor civium et 
Mlr., 527 ulciscendi desiderium, ita ut pluribus somnum tolleret. Si' quis tamen longa defatigatione 
fessus dormitaret, vel muro, vel ligno forte oblato adhaerebat et vix somno praegustato 
exsurgebat. Conradolus bombardas arcis mutuo dedit. Fiunt omnia trium dierum spatio 2 
minus horis quatuor. Solvunt naves, recensentur nautae numero sexcenti et favente noto 
secunda die supra Vignognetum ancoras demittunt l . Territus tam subito et insperato nostro- 
rum adventu hostis, quos vix captae ab eo navis notitiam habuisse crediderat. Statim nostri, 
t. V3v laxato fune, littori appropinquantur, et 'ipsi naves suas trabibus super nexis conjungere 

conantur, ut facilius discurrere et subvenire oppressis in pugna suis possent. Inclinabat 3 
jam dies, nec triremes apparebant et mare, quod tumuerat, adhuc non quiescebat. Propterea 
Magnerrius proximam diem expectandam censuit. Orta luce nostri, extenso alio fune, frustra 
annitente Galliano, propius accedebant. Vix coeptum agi bombardis est, cum erecto in media 
parte navis vexillo quod pacem indicat, cum paucis ad nostras naves defertur * et pactis simul 
conditionibus, immo a nostro praefecto datis, victores omnium effìciuntur. Conventum inter 3 
cetera est ut Hieronymus Guanus, alterius navis praefecrus, Niceam iret, tamdiu moraturus, 
donec conventae vel potius promissae pecuniae sibi solvantur: quod honorifìcum, sine sanguine 
e ;u> et parva impensa, cum magna omnium laude' factum dici posset et apud peritos rei bellicae 
probatissimum, nisi aliquorum invidia (quod saepe contingit) egregium facinus aliquantisper 



8. cum ingens cura omnes Invasisset, timeretque unusquisque eodem modo om. C F U VMur. — 13. Ma- 
gnerius C l/Mur. — 14. darent] dederint BS — 15. conducuntur] conducentur B S — 15-16. ungunturque tri- 
rem, s] iisque junguntur C I'Mvr. — 22. lubrica] ludibri! B — 24. somno praegustato] summo pergustato ò" — 
:;. mutuimi C iVMur. - Fiunt] fuerunt B ò' — 28. quos] quae BS — 29. appropinquant C (VMur. - nexis] om. 
5 C'Mur.: ABS U hanno mertis, fero A corregge con iunctis — 31. quod om. S — 33. Gallieno cVMuR. 

1 Dalla data in cui fu effettuata la " mostra „ clone altrettanti sulla Guana si arriva e si sorpassa il 
cioè l'ispezione governativa alla nave del Salvaghi ar- numero dato dal Senarcga (Diversor., filza 47-3067). 
mata "prò > apiendis navihus Joannis (ìalliani „ a])pa- * II Gii'm imam. Annali di Genova, II, 561. ag- 1 
rlrebbc che le due navi furono pronte il 23 novembre giunge che il Galliano "assai presto fece segno domati- 
lo 14901 Nello -tesso giorno furono loro consegnate due "dando parlamento come che fosse stato abbandonato 
donine di balestre d'acciaio con loro pulegge: gli uomi- "da una gran parte delle ciurme,. La notizia.se è vera, 
ni d uno in numero di 303. Supponen- aggraverebbe la colpa del patteggiamento genovese. 






[A. 1490| 



COMMENTARE DE RKiurs (iKNUKNSiims 



19 



debilitasset. Nuntio hujui rei Gonuam delatoj Ingeni primo gaudium, inde, quia felicitati 

semper cornea est invidia, in coiitumi-liam gloria vcis.i est. Nobilitai malcdictis illuni Inculare, 
quod jam captum mercatus essct; Mieronymuni (Juanuiii mollilcr (••'issi-, quod se obsidem 
frustra constituisset, panini eirconspeetum et rei privata*- male consuli-nicm, quod relieto 
navis suae imperio alieno arbitrio eam et se commisisHct '. Crevitque tantum nonnullorum 
malignitaa ut tam proximus periculo fuerit victor, (juarn Gallami!, qui victus est Necandum 
piratam esse dicebant, sed prius soeios facinoris cognoscendos. Qui cum variis tormenti! 
affectus fuisset, nec quicquam fateretur, ' imrno sua impensa et ingenio omnia facta esse e. m-» 
aflirmaret, nihil minus ipsi, quam vitam promittebant. Mittitur spiculator unus, et Item alter, 
quos cum in se venientes inspexisset, verbis et opere omnino manus abstinuerint, adeo ut non 
minor viri hujus credatur fuisse animus, vel potius fortuna, quam fuerit Marti olim erga 
illum Cimbrum. Reversus itaque spiculator ad eos, qui testes necis publico decreto missi 
fuerant, affirmavit, viso Galliano, et vires et animum simul corruisse. Dicet fortasse aliquis: 
ficta haec suttt; non hominis sed Dei hoc miraculo factum. Ter laqueo necandus fuit, ter 
liberatus gloriosissimae Virginia praesidiis, cui ab ipsa infantia se voverat et factus homo 
preces orarias ipsi Virgini ordinatas nunquam intermiserat. Et si quis me nimis credulum 
dixerit, errat' ; profecto non arte humana, sed divino auxilio factum est 2 . Sedato populari e. 335 r 
tumultu delatus Illicem, cum aliquot dies in carcere stetisset, liberatur annua illi statuta pecu- 
nia, et praesoluta 3 . Praemio afficitur, qui prius tanto impetu dignus' morte fuerat judicatus. mur, 528 
Franciscus Intoriles Valentinus, nobili genere ortus, ceterum pirata rapacissimus et multorum 



2. incusare] incessere U Mur. — io. opere.... omnino CMur. — 14. non .... sed tutti i mss. hanno lacuna: 
solo A, dopo averla segnata, la riempie con hominis — 16. intermiserit BS - nimis] minus ABDS — 19. per- 
soluta 5 - afficitur] officitur C C/Mur. — 20. ceterorum C £/Mur. 



1 II Senarega non racconta che il Governo, impen- 
sierito forse dalla Indignazione pubblica, inviò subito 
(l dicembre 1490) tre suoi commissari, Enrico di Ca- 
milla, Nicola di Brignale, Alarame Gentile alla flotta 
del Magnerri con l'ordine di assumere senz'altro essi 
stessi il comando della flotta, mettere alla tortura il 
Galliano, suo fratello e tutti gli altri Nizzardi per sco- 
prire chi avesse loro procurati i mezzi per armare la 
nave, poi impiccarli e infine navigare con quattro navi 
e due galee verso Villafranca e, gettate le ancore ove 
fosse parso meglio, portare offese ai Nizzardi, terroriz- 
zandoli, ferendoli, derubandoli (Diversor., filza 47-3067). 
Naturalmente i commissari arrivarono troppo tardi ; il 
patto concluso tra 11 Magnerri ed il Galliano era già 
stato messo in esecuzione e la flotta tornò a Genova 
traendo seco la grande e bella nave di Giovanni e quella 
dello sfortunato Boeto. 

2 II Giustiniani, Annali, II, 562, afferma che fu- 
rono quattro gli uomini mandati in diverso tempo l'un 
dopo l'altro per uccidere il Galliano e sempre se ne 
ritrassero, e prosegue così : " E il Galiano attribuisce 
" questa sua salvazione a miracolo, come io ho letto 
"in una sua lettera, e ad una sua certa orazione che 
" diceva ogni giorno in onore di S. Erasmo ; alcuni, 
" quali non sono tanto creduli delle divozioni spiri- 
tuali, dicono che i commissari fingevano di volerlo 
" far morire per qualche loro oggetto, non avendo però 
" mai animo ne intenzione che morisse, perchè non vi 
"sarebbero mancati mille modi,,. 

La verità è che il Galliano si era assicurata la 
vita con la vita dei due patrizi genovesi Gerolamo 
Guano e Pietro Magnerri che si erano dati ostaggi a 
Nizza ed il governo genovese finse di volere uccidere 



il corsaro per accontentare il popolo ma era ben deciso 
di salvargli la vita per non mettere in serio pericolo 
quella dei due patrizi. 

3 Le cose non procedettero così alla svelta come 40 
racconta il Senarega. Innanzi tutto il Galliano stette 
prigioniero in Lerici per molti mesi sino al luglio del 
1491. In questo tempo si interposero potenti influenze; 
infatti scrissero in suo aiuto, minacciando vendetta, 
il Duca di Savoia ed il Re di Francia; il Governo gè- 45 
novese rispose per le rime al Duca di Savoia, ed alle 
sue minaccie di rappresaglie, rispose con rappresaglie 
verso la città di Nizza; al Re di Francia che si lagnava 
che la cattura del Galliano, fosse stata effettuata in un 
porto regio rispondeva confutando l'asserto ed espo- 50 
nendo i crimini del Galliano; ma ciò che salvò il Gal- 
liano e gli procurò la libertà fu la felice trovata degli 
ostaggi genovesi a Nizza. Per riaverli il Governo ge- 
novese dovette piegarsi a contrattare con i fratelli di 
Giovanni che tenevano i due patrizi genovesi in Nizza ; 55 
quando si fu prossimi alla conclusione delle trattative 
il Galliano fu estratto dal carcere di Lerici ed affidato 
a due patrizi delle famiglie Magnerri e Goano, poi con 
una serie di contratti tra il Comune di Genova e la 
famiglia del Galliano si decise che il corsaro sarebbe 60 
liberato purché dichiarasse di non potere vantare alcun 
diritto per il patto col Magnerri, perchè esso era stato 
compiuto illegalmente dallo stesso Magnerri, dichiarasse 
illegale lo stato di detenzione dei due genovesi a Nizza 
presso i suoi fratelli e promettesse di liberarli subito, 65 
rinunciando ad ogni diritto su quella che era stata la 
sua nave e su quella del Boeto. Da parte sua il Co- 
mune di Genova liberava e graziava il Galliano dalle 
gravi malefatte contro Genova, previa liberazione dei 



:<> 



BARTHOLOMAKI SENAREGA K 



[AA. 1490-1491] 






Genuensium dado notissimus, dum ex Sardinia Plumbinum cum duabus triremibus trajcere 
conatur (nani asylum piratarum esse consuevit Plumbinum) tempestate maris in locum, qui 
appellatur . . . . dejcitur; cum eo erat Carolus frater, qui alteram ducebat; vix cum triremi 
evasit. Capitur Franciscus, nam triremis ejus scopulis impacta est. Corsicam tunc prò 
Mag'stratu Sancti Georgii Christophorus Cattaneus gubernabat, vir magni animi et inter 
Genuenses clarus; 'qui auditis bis, quae apud . . . . accidissent, mox omnes, qui ex naufragio 
8upervixissent, comprehendi jubet et tacta nocentum quaestione (nam multi ex illis in vinculis 
fuerant, ut moris est Catalanorum piratarum) neci tradidit: et frustra tentata per Franciscum 
redemtione, duo et viginti partim securi, partim laqueo, poenas luerunt. Fuerunt et in 
numero peremtorum nepos ejus et plerique nobiles. Haec res reliquis piratis incussit timo- 1 
rem, quod viderent nulla pecunia vitam postbac a Genuensibus redimi posse '. 



e . J26 r 



c. 326 V 



Anno MCCCCXCI. Anno Salutis nonagesimo primo quater decies centeno domi et 
foris pauca memoratu digna gesta sunt. Instructae triremes quatuor sub Britio Justiniano 
claro et prudenti viro ad piratas insequendos, qui sub his diebus mare infestabant *. Cumque 
Villamarinum avarissimum piratam in insula Sardinia esse audivisset, quamvis numero trire- 1 
mium 'inferior hosti esset, fretus tamen virtute navalium sociorum, quos de multorum numero 
selegerat, omnibus necessariis magna festinatione ad navigationem paratis, dissimulata navi- 
gatione in Sardiniam trajecit et sub ipso primum adventu procul Catalanorum conspicatus 
duas triremes, Largerio Rosam redeuntes (nam Bosa est Villamarini oppidum) statim inse- 
quitur hostes. Ubi evadere non posse sperant, littus invadunt; fugiunt primores et qui 2 
sponte in eis navigabant. Captis itaque ipsis duabus triremibus, solvuntur Genuenses, qui 
longo tempore in squallore et miseria miseram servitutem serviverant. Nec multo post altera 
ex ipsis ab eodem Villamarino, juvante Syracusa praefecto classis Ferdinandi Siciliae Regis, 
recuperatur s . Fuerunt tamen qui arbitrati sunt Syracusam, non sponte sed metu, in recu- 
peranda trireme Villamarino operam praestitisse; quod deinde regio testimonio et aliis' argu- 2 
mentis apertius cognitum est. Et ego idem ausim affermare, qui ea tempestate Neapoli munus 
publicum prò Republica gerebam 4 . 



4. capitur] capitaneus C UMvr. — 5. gubernat C f/MuR. — 8. tradit C C/Mur. — 13. Bricio C 6'Mur. — 
16. fretus] fructus C (/Mur. — 18. Catalanos BS — 20. primiores BS — 23. iuvante] vivante B ; innante 5 
— 24. tamen] tunc C 6/Mur. — 25. deinde] inde A B S — 27. Rempublicam A B 



due ostaggi. Accettati tali patti, il Galliano venne 
5 liberato; però non consta che il Comune gli abbia pa- 
gato un annuo stipendio come afferma il Senarega e 
conferma il Giustiniani. Sui fratelli Galliano, niz- 
zardi, armatori di navi, vedi Gioì kri.do, Si. delle Alpi 
marittime, in Sf. If. /'., SS. II, 1169-70; TlSSKRANl), 

io /list, di .Vice, Nicr, 1S62, II, 8; Gabotto, Lo stato Sa- 
baudo da Amedeo VI I [ a Em. Filiberto, II, 482-489. 

' E qui evidente la soddisfazione del Senarega 
nel segnare questo atto di severità verso pirati, mentre 
aveva poco prima dovuto narrare la liberazione di un 

[£ temibile corsaro, dovuta a denaro. L'affare del Galliano 
era stalo assai losco perchè due genovesi si erano dati 
ostaggi alla famiglia Galliano, per garantire la salvezza 
del corsaro, dietro promessa di una lar^a somma di 
riscatto da pagani frivatamtHtt al hCagnerrj ed al (ioa- 

20 no, patroni delle due navi che lo avevano catturato. 

1 Per impedire le frequenti piraterie sul mare e 

sulle coste liguri si era già stabilito nel 14S9 di tenere 

armate due galere di guardia (Diversor., filza 46-3066, 

30 maggio), ma poiché il numero dei predoni del mare 

25 Infittiva, si decise nel settembre 1490 che due galee 
avrebbero percorso il mare nell'inverno; nell'estate ne 



sarebbero armate quattro, e ciò per due anni, ad evitare 
che un breve servizio di guardia " nocumenta pirata- 
" rum magis differat quam auferat ,. 1 Diversor., filza 47- 
3067). Questo servizio di polizia dovette dare così 3 
buoni risultati che fu mantenuto poi sempre. Il Giu- 
stiniani, Annali cit., ad a., ci dice che Brizio Giusti- 
niani era soprannominato il Gobbo. Circa questo ser- 
vizio di guardia ed il contributo delle Riviere alle 
spese vedi E. Pandiani, Storie di pirati liguri in G i r- 3 
naie Stor. eLett. d. Liguria, voi. Ili, 1927, fase. 1 . 

3 II Giustiniani, Annali ad a., afferma che l'am- 
miraglio dell'armata di l'erdinando Re di Sicilia aveva 
nome Saragoaa. 

4 II Senarega fu mandato infatti nell'aprile del 41 
1491 a Napoli per ottenere il ricupero di merci che 
erano scampate dal naufragio di una nave di Silvestro 
Cattaneo presso Salerno e sequestrate dagli abitanti 
della costa col pretesto del jus naufragii, ma riprese 
poi iussu regio dai commissari ed ufficiali del Re Fcr- 4 
dinando di Sicilia. Lo stesso Senarega era stato invia 

nel febbraio di quell'anno al Duca di Milano per chie- 
dere il suo intervento presso Re Ferdinando e nelle 
istruzioni gli era ordinato di esporre tutte le perse- 



|A. 1491] 



COMMENTARLA l>K kkiujs (iKNUKNSir.r 



21 



Sed redeundem est eo nude digresmis sum <-i de (/uri baldo dicendum ( qui cum facile 
et secure de (ìueliìs unum obtruncasaet et conila Gatti (nani <•<> nomine GKielfi appellabantur) 
altura Adurnae factionii necl dedinenti itatim tumultui exoritur, ut ad arma coni arri tota 

urbe crederes. Quo vix sedato Joannes Adurnua, morte m Batellitil ambitiosius fornitali Judit afl B, 
quam quod aequitaa exposceret, Gatti domum solo acquari jubet. Tulit Id permolette Joannee 
Ludovicus, ncc Immerito 1 ; nani poHtquani eo loci ventimi erat ut aut puniendi omnei tùnul 
aut liberando essent, ne alterimi puniendo, alterum ìntactum dimittendo, dissenaionem in 

urbe pararet, aequior via tenenda fuit. Tanta' ij^itur indignatio animimi Ludovici invamt, 
ut dissolvi eam aniicitiam omnes debere crederent quae inter Adurnos et Fliscot fui- rat. 
Sed Conradolus solita prudentia inter utrosque medius, quod dissutum fuit statini rcparavit, 
animos eorum delinivit et composuit et Joanncm Ludovicum, qui jam ex urbe indignabundus 
discesserat, reduxit, affirmantibus omnibus accommodatiorem eo moderandis reparandisque 
ingeniis eorum, inveniri posse neminem. Dum Praeses bene agendo munus prò Principe et 
Patria gerit nuntiatum est Alphonsum Lusitaniae Regis fìlium, et ipsum patri unicum, cui 
paulo ante Elisabeth, Ferdinandi et Elisabeth Hispaniorum regum filia, nupta fuerat, cum 
juvenili quodam ardore acrius equum incitasset, praecipitem in caput provolutum, statimque 
exanimatum. Lacrymabilis profecto 'res; adolescens adhuc in fiore aetatis et multa egre- 
gia per aetatem promittebat. Uxor vix dum completis nuptiis in paternam domum rediit. 
Quo quidem tempore Beatrix, Herculis Estensis Ferrariae Ducis filia, Ludovici Sfortiae uxor, 
dispari tamen conditione (nam hinc joci et risus, illinc lacrymae et singultus prò fortunae 
diversitate sentiebantur) dissimulato habitu, studio videndae urbis huc venit. Quae cognita, 
ut prò temporis angustia licuit, magnis honoribus excepta fuit. 

In Hispania res prospere gerebantur, cum totam Beticam, a Mauris per annos circiter 
octoginta supra septingentos occupatam, Reges illi tamdem recuperassent. Cum prius loca 
maritima suae ditionis fecissent, urbem tamdem Illiberim (nunc Granata) quae caput Regni 
fuit, sine armis subegerunt. Exitu anni cum' diu elaboratum esset ut mala moneta, cujus 
magna in urbem confluxerat quantitas, vix expelli posset, tandem hoc modo succurri posse 



n> 



e. jì7 v 



e. 32S r 



5. permoleste] praemoleste B — 6. ventura 5 — 8. pareret C ì/Mur. — 16. provolutum] praevolutum B S 
— 18. Uxor] Quae A B S — 20. hinc joci] huic loci B S — 24. octlngenta £ — 25. urbem om. UMur. 



cuzioni che quel Re infliggeva ai beni ed alle persone 
dei Genovesi nel suo stato ; ma proprio In fine della 
istruzione stessa si parlava di due furterelli commessi 
da pirati genovesi, e questi potrebbero servire di spie- 
gazione al sequestro delle merci genovesi nel regno di 
Sicilia. Il naufragio della nave del Cattaneo dovette 
avvenire nei primi giorni del 1491 poiché il io gennaio 
1491 il Governo genovese sollevò formali proteste presso 
Ferdinando di Sicilia, presso il console ed i mercanti 
genovesi di Napoli, presso il Duca di Milano, per il 
sequestro delle merci genovesi (Liberar., reg. 35- 181 1). 
Il 23 febbraio 1491 si decise di mandare il Senarega a 
Milano per trattare in quella Corte della liberazione 
di mercanti genovesi detenuti a Napoli e per il ricu- 
pero delle merci suddette (Diversor., reg. 144-639); il 
26 febbraio il Cancelliere ebbe le istruzioni già cit., che 
sono assai interessanti perchè contengono in ristretto 
la storia delle relazioni fra Genova e Napoli in quel 
tempo (Istruz. e Relaz., 2707 B) ; addì n aprile 1491 si 
dettero al Senarega cento ducati per le spese del suo 
viaggio a Napoli con l'assicurazione che, se avesse 
speso di più, sarebbe rimborsato sulle merci del fu Sil- 
vestro Cattaneo {Diversor., reg. cit.). Il 14 aprile ebbe 
le istruzioni per questa nuova ambasceria (fstruz. e lie- 
laz., 2707 B). Partì il 16 aprile e ritornò dalla missione 



il i° novembre e pare che fosse riuscito ad ottenere 
gran parte delle merci sequestrate ; tuttavia il Governo 
genovese scriveva (5 dicembre 1491) al Re di Sicilia 30 
che il Senarega, ritornato a Genova, aveva riferito che 
delle cose del naufragio restavano ancora bombarde, 
balestre ed altri " bellica instrumenta „ che erano " in 
* arce agropolis ubi navis naufragium passa est „ e 
perciò lo pregavano di farne la consegna a Gianotto 35 
Spinola. Contemporaneamente scrivevano a quest'ul- 
timo, che era Console genovese a Napoli ed era assai 
noto nella Corte, affinchè aiutasse i Genovesi (Litterar., 
reg. 35-181 1). La legazione del Senarega fu ampiamente 
studiata da C. BorNATE in La nomina di B. Senarega 40 
a cronista ufficiale della Repubblica di Genova, in An- 
nuario del R. Istituto Vittorio Emanuele II, 
Genova, anno 1927-28. Vi è anche riferita una lettera 
di Re Ferdinando alla comunità di Genova nella quale 
si fanno elogi del Senarega, affermando " nos ex ho- 45 
" minis prudentia et jocunda consuetudine plurimum 
" fuisse delectatos .... ut merito nobis carissimus esse 
" debeat „. 

1 Questo Giovanni Ludovico è Gian Luigi Fieschi, 
uno tra i maggiorenti della sua famiglia, la quale era 50 
a capo del partito guelfo in Liguria ed aveva estesis- 
simi feudi nella Riviesa di Levante. 



BARTHOLOMAE] SENAREGAE [aa. 1491-1492] 

creditum est. Statutum est primum aureo nummo pretium, ultra quod progredì fas non esset; 
item argenteo; rem profecto et nobis et vicinis perutilem : ordinatumque ut aurum argentum- 
que signatum uno ordine accipiatur. Aureus nummus ad tres libras redactus, qui non multo 
ante paulo minus solidis septuaginta expendebatur. Nec aliter usus monetae aptari tirmarique 
posse credebatur. Impetratumque ab Ludovico est ut quando duo populi sub uno principe 5 
essent, sic et monetae cursus eodem modo utrobique servaretuV ; legemque hanc Kalendis 
Januarii initium observationis sumere debere decreverunt ', 

Anno MCCCCXCII. Principio hujus anni, qui est nonagesimus secundus quater decies 
e. jisv centenus, Branda Castilioneus, auctoritate et doctrina clarus orator, a Principe ad nos venit 

ut induciarum renovationem cum Florentinis a Senatu peteret *. Expositis mandatis, statini 1(J 
civium animos acerbissimus dolor invasit et odium in Florentinos coeptum est recrudescere. 
Apparebat jam nostrarum rerum recuperandarum manifesta desperatio, et belli gerendi cum 
Florentinis, ulciscendarumque injuriarum et dedecoris illati vindicandi, vana promissio, quae 
omnia favore Principis assequi posse sperabantur, quod praeterea valerent hostium vires, 
quantum vel nostra virtus, vel desperatio posset. His atque aliis tacitis quaerelis accensi, 15 
quid oratori responderent in promtu non erat, opprimente dolore animi virtutem. Servatis 
Mas., 530 itaque pa'triis moribus, vocantur in concilium urbis Magistratus et relata ad ipsos re eademque 
e. , semel atque iterum discursa et in longum sermonem protracta, 'aliquantulum dolor refrixit, 

et fessis longa cogitatione omnibus leniri visus est, et mox non modo quid fides nostra et 
obsequium erga eum exposcerent, sed beneficia sua in nos coepta sunt tenui susurro comme- 2C 
morari et affirmari summam esse sapientiam suam et dicere, non sine ratione et necessitate 
maxima, molestam causam a nobis petere nec populum benivolentissimum tanto affligere dolore. 
Prioribus itaque induciis semestre additum est et ausim affirmare eas nullo alio tempore nec 
ab aliis quam ab eo potuisse impetrari 3 . Mira dictu res est, quanta in illum esset populi 
inclinatio, quam promtum obsequium, ut quae ipse cuperet etsi nocitura crederentur, dene- 25 
gare tamen quisquam nec velie nec posse videretur. Non cognovit prius quisquam melius 



14. vires] iures B — 18. discussa C C/Mur. — 24. in illum] mlllium A B S — 26. quisquam nec velie nec 
posso videretur. Non cognovit prius] nemo cuperet. Ncque cnim Cì/Mur.; F V saltano dal /° al 2" quisquam 

1 II bando per le monete fu emanato il 19 dicembre Fiorentini di versarne un decimo al Comune per le 

1491 (f)ivrrsor., filza 4S-3068). In esso si ordinava che spese alle frontiere di Toscana (Diversor., reg. cit., 

5 dalle calcndc di gennaio "il ducato d'oro largo de 30 maggio 1491). Nei primi giorni di gennaio del 1402 30 

"stampa de bono e iusto pezo se spenderà per Lire 3; si mandava però l'avvertimento a eerti "strenui viri „ 

"lo scudo del sole Lire 2, soldi 17; lo scudo del Re Lire di Portovenere che vi erano ordini ducali e genovesi 

" 2, soldi 15; il fiorino di entroch L. 1, s. 18; il gros- di non fare " terrasania „ contro i Fiorentini ; solo per 

" sono di stampa Jenuina s. 15; il grossone stampato mare era lecito a quei di Portovenere di avere leti t i 

IO " in Milano con la insegna de lo cx.mo Signor nostro guadagni, in terra non si poteva fare " preisa alcuna ... 

" soldi 14, denari 8-, il grosso bolognese soldi 4 „. Il 31 Perciò quei due che avevano asportato tavole e grani 

gennaio 1492 il decreto precedente fu corretto permet- dalla spiaggia presso l'arco di Luni e avevano dato 

tendo l'uso in Genova del fiorino " rennense, sive de avviso di tale scorreria dovevano consegnare tali cose 

Rino „ per L. 2, s. 4; del mareello e trono veneto per al commissario Tomaso Spinola, perchè vi ora patto 

15 s. 4, d. io, del grossone papale per s. 5 (Divrrsor., con i Fiorentini di non danneggiarli nei paesi vicini 40 

film 49-3009). al confine. Seguivano lettere al commissario circa 

* Durante il 1491 lo popolazioni ai confini della questo ed altri affari di frontiera (Litttrar., reg. 34- 

Magra avevano chiesto aiuti a Genova per le incursioni 1810). È credibile che questi ultimi provvedimenti di- 

ed 1 danni che i Fiorentini facevano nelle loro terre pendessero dall'arrivo del messo ducale a Genova e 

20 (Divrrsor . reg 144-639, il maggio 1 49 1 ) e perciò si dalla prossima deliberazione (come vedremo) di una 45 

era mandato colà Tomaso Spinola per confortare gli nuova tregua con i fiorentini. 

abitanti, curare e he non avvenissero risse con i Sarza- 3 È del 9 gennaio 1492 la lettera nella quale il 

nesi, impedire che brigantini nemici sbarcassero uomini Governatore di Genova riferisce al Duca che, sebbene la 

a devastare terre genovesi e Iniziare la fabbrica dì un proposta di una tregua con i Fiorentini non sia molto 

2; torrione (Diversor., filza 48-306S. 28 maggio 1 491 ), ma accetta ai Genovesi, pure per amore verso lui si dell- 50 

è certo che 1 Genovesi si vendicavano con rappresaglie, bera una sospensione di ostilità per sei mesi (I.ittcrar., 

polche si ordinava a chi facesse preda delle cose dei reg. 34-1810)1 



|A. 1402] COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIBUS 23 

quam ipso fecit Genuensium ingenia, nec quibus artibua essenl gubcrnanda. Multa fuerunt, 

quae illuni urgebant gratificar] Fiorentini!) quae poatea meliui cognita sunt. Hoc super > r#>* 

omnia vulgatum eaae volebat, licere libi (le (Jenuensibiis prò arbitrio polli < <ri, pollicita < tirare, 
et quae curasset assequi, et quo icl facilina aaaequeretnr, blandiebatur, et in onnii re nos 

lilios semper appellabat, noa vero illuni parentem; recordatua sempei conaililj quod Franciacui 
Marchesius, vir prucientissimus et doctissimus Galeatio fratti Imperanti dixit, dum apnd eum 

munus publicum prò Republica gereret: urbem Gennain herbae basilico persirnilem esse, 
quae leviter tractata auavem odorem fundit, gravina cniriì attrita scorpiones procreai '. 

Dum haec aguntur, triremea dnae ex illarinn numero, quas Britius Jnstinianus duce- 
bat, apud Uneliam naufragium passae 8unt. Qui in vinculia erant, quia mos est trierarchorum 
in tempestatibus maria vinctoa solvere, aufugerunt 2 . Quo quidem tempore' Hercules Ferrariae yor 

Dux desiderio videndae urbis bue venit et publica impensa apud Spinulas receptus est. l'ro- 
fecti obviam Augustinus Adurnus et Antiani usque ad amnem Porci feram. Sacram paropsidem 
vidit et venerabundus osculatus est et dignitatem ejus admiratus :i . Praesenti anno quisque 
prò ministerio suo et vivendi forma, sive is mercator, sive artifex fuerit, privatam rem bene 
agendo auxit, omnibus privatae rei intendentibus. Mercator feliciter mercaturam fecit; artifex 
bene et feliciter quod emit vendidit, nam sublato ordinario, largius et conlìdentius quibus 
amplae facultates erant, pecunias credebant, quas prius occultabant, nam qui eas demonstrasset 
vel mercaturam largius fecisset, statim a partitoribus premebatur. Accessit etiam ad hoc 
Ludovici auctoritas, sub quo pacem diuturnam et felicitatem omnes 'sperarent. Sed hanc e. 330 v 
felicitatem Fiorentini perturbabant ; vix enim prorogatae induciae fuerant, cum cavillari dolose 
ab ipsia coeptae sunt, non alia ratione nisi ut longioris temporis alias impetrarent, arbitrantes 
si nobis molesti essent et a Ludovico causa nostra non susciperetur, id facile consequi posse. 
Propter quod pertoesi vitae gravioris Vezanenses, Arculani, Trebiani et Ameliani cum hosti- 
bus conveniunt et inducias ineunt ut alteri cum alteris impune versari possent. Quae res 
etsi commoda partium prò rebus privatis respiceret, ita edam' non sine suspicione alicujus mlr., 531 
proditionis facta censeri poterat. Ceterum aequum videbatur populos illos diutino bello 
fessos, fructibus agrorum suorum, quibus per multos annos privati fuerant, posse fruì. Contra 
periculosum erat illos per oppida nostra impune posse discurrere, assuetis Florentinis semper 
aliquid rimari. 'Cum autem hoc modo jam exactum semestre esset, de prorogandis induciis e. 33 ir 
per annum haberi coepta mentio est. Sed quia induciarum nomen tam saepe iteratum nauseam 
audientibus faciebat, diverso nomine suspensionem offensionum per annum, sub conditionibus 
quibus priores consumtae essent, fecerunt hac lege, ut qui hoc tempore injuriam ab inimico 
reciperet, solum coram Ludovico justitiam peteret et mensem unum judicium ipsius expe- 



i. fecit] novit C UMvr. — 7. Genuae BS — 9. Bricius C {/Mur. — io. trierarchorum] trierarcorum D ; 
triremarcarum £/Mur. — 15. ministerioj misterio AB — 16. feliciter] fideliter BS — 24. Amelienses B — 

36. ita etiam] tamen C UMvr. — 27. factum ABS - diuturno A; diutius 5 

1 Secondo le ricerche di Achille Neri a commento credeva che l'uso dei galeotti alla catena fosse stato 

di Poesie storiche genovesi in Atti d. Soc. Lig. di introdotto in Liguria da Andrea Doria. Del resto tro- 20 
Storia patria, voi. XIII, p. 83, la curiosa risposta viamo già notizia di " gallioti per forza „ in un doc. 
di Frane. Marchese fu forse data in una ambasceria al del 1473 (Giorn. Ligust., anno XV, p. 231). In tempo 
Duca di Milano nel 1473. Il Neri dubitò della verità di burrasca essi venivano liberati dalle catene perchè 
dell'aneddoto e della attribuzione di esso al Marchese, potessero salvarsi se la galea fosse naufragata, 
perchè trovò il racconto in storici alquanto lontani 3 Si accenna qui al famoso Sacro Catino (che per 25 
dall'epoca, ma gli sfuggì proprio questa testimonianza lungo tempo fu creduto di smeraldo) conservato con 
del Senarega che toglie ogni incertezza sulla verità del- grande venerazione nella Sacrestia della Chiesa di San 
l'aneddoto, essendo il Senarega contemporaneo ai fatti Lorenzo, essendo una reliquia portata a Genova dai 
e avendo certamente relazione col Marchese per ragioni Crociati. Cf. L. A. Cervetto, II tesoro della Metro- 
Ai ufficio. politana di Genova, Genova, 1892. Per l'arrivo del Duca 30 

2 Le due galee erano di guardia alle coste liguri. di Ferrara si concesse ai carcerati per debiti nella Ma- 
Per la storia della marina è importante la notizia che lapaga di uscire il 14 agosto e restare liberi sino alla 
vi fossero ai remi uomini incatenati, perchè sinora si fine del mese (Diversor., filza 49-3069). 



:i 



r.AKTIIOLOMAEI SENAREGAE 



[A. 1492] 



• 



• 






Mi'R., 53* 



5 



ctaret ' ; subditique Communis Genuae ac Magistratus Sancti Georgii in rìnibus Macrae positi, 
perfrui agris suis possent, ita ut qui ultra citraquo Macram agros haberent, prò ut ante 
coeptum bellum fruerentur 2 . Eodcm tempore supplicationes ob adeptam Granatam per 
Reges Hispaniae, quae caput Baeticae est, in triduum decretae, quam regionem Mauri jam 
per tot annos occupaverant, et in omni ditione nostra edita laetitiae signa, qualia' in maxi- 
mis victoriis et in agendo Deo gratias ostendi solent. Donati sunt aere publico qui a Regibus 
Hispaniae prò hac re ad nos cum literis missi sunt de adepto regno et parta Victoria men- 
tionem facientibus; quibus responderi per publicas literas visum est 3 . Qui cum Catholico- 
rum Regum titulum prò rebus egregie prò Christiana iìde gestis sumsissent, judicantes etiam 
ex re Christiana esse, si inquisitionem eorum facerent, quos vulgus Marranos appellat, qui 10 
cum occulte Judaei essent, publice tamen se Christianos appellari volebant et cum plures in 
crimine deprehendissent, publicatis eorum bonis, omnes comburi jusserunt, famaque est magnani 
arai vim hoc modo extorsisse non sine avaritiae nota. Nec multo post reliquos Judaeos de 
Regnis suis excedere intra praelinitam diem debere decreverunt. Quod si quis vel pauper- 
tate, ut saepe' contigit, vel alio casu, non paruisset, aut in ignem mittebatur aut characterem 15 
christianum sumebat. Pauci fidem Christi sequuti sunt; reliqua turba, alii in Italiam, alii in 
Graeciam et in eam Asiae partem, quae Graeciae est vicina, multi in Syriam et Aegyptum 
profecti. Res haec primo aspectu laudabilis, quia decus nostrae religionis respiceret, sed 
aliquantu'.um in se crudelitatis visa est continere, si eos non belluas sed homines a Deo 
creatos consideraverimus '. Miserum fuit vidisse eorum calamitates; multi fame absumti sunt 20 
et in primis lactantes et infantes; raatres semivivae lìlios morituros fame in ulnis gestantes 
et ipsae cum filiis simul moriebantur. Multi algore, multi squallore et siti conrìciebantur. 
Maris agitatio et insueta navigatio incredibilem multitudinem absumsit. Taceo quam crude- 
liter quam avare a vectoribus habiti sunt; mersi plures avaritia nautarum' et qui non habe- 
bant unde naulum solverent, filios vendebant. Venerunt in urbem nostram plures, diutius 25 
tamen non moraturi, nam ex antiquis Patriae consuetudinibus ultra dies tres moram facere 
non possunt. Concessimi tamen est ut naves quibus vehebantur reparari possent et ipsi 
aliquantulum a fluctuatione retici paucorum' dierum mora. Diceres illos larvas; erant enim 
macilenti, pallidi, oculis intrinsecus positis et nisi quod vix se movebant, mortuos diceres. 
])um naves retìciuntur, paranturque ad longiorem navigati onem necessaria, magna pars 30 
hyemis transiit. Tnterea multi apud molem moriebantur, quae regio juxta mare est, tantum 
recipiendis Judaeis fuerat deputata 5 : nullus tamen metus a peste fuit. Appropinquante vere 



4. triduo BS - 7. llispaniarum 6' — 7-S. mcntionem facientibus otti. C6'Mlr.; facientibus om. F ]' — 
9. titillimi] tantum fì\ lacuna S — 13. extorquisse li — iS. laudabilis] laudabilis visa est C ì/Mur. — 19. 
crudelitatis] crudelitalis conti nere C C/Mur. — ai. gestassc ABS — 29. vix] vix saepe B S — 31. est tantum 
om. CU Mur. 



5 ■ Le trattative per questa nuova tregua con i Fio- 

rentini furono iniziate in un consiglio tenuto il 25 mag- 
gio 1492 (Divtrsor.y reg. 14S). Il 1 luglio 1403 si man- 
darono lettere patenti alle Riviere e un proclama in 
città per annunziare che tra l'eco Iso Comune di Genova 
IO e l'inclito Comune di r'irenze si era conclusa la tregua 
di un anno a principiare dal primo agosto (Littcrai ., 
reg. 35-1811 e Divtnor., filza 49-3069). 

* Ku forse per aggiustare queste faccende che Bar- 
tolomeo Scnarcga venne inviato dal Comune di Genova 
15 con pieni poteri per risolvere eerte questioni di terre 
fra i Sarzan li uomini del confine genow se (/,;/- 

trrar., reg. 35-1811, 25 agosto 149:1. 

3 La notizia della espugnazione di Granata giunse 
a Genova alla fine di febbraio d l 1 >')-'. Il Governo 
e avvertì le Riviere {Divrnnr., filza 49-3060. 

braio 1491)1 ordinando eli f ' ta per tre giorni con 



falò, suoni di campane ecc. Decise pure il 2 marzo 
di dare un premio al nunzio che aveva portato le let- 
tere con la notizia della conquista. Anche 1 mercanti 
liguri che negoziavano in Spagna avevano mandato una 25 
lettera per l'occasione. Si deliberò in quello stesso 
giorno di inviare una legazione in Spagna e si Incari- 
carono quattro cittadini di esaminare chi si dovesse 
mandare (/)i-ersor., reg. 148). 

4 Come accennai nella prefazione, il Cronista prò- 30 
curò in questo passo di smorzare la critica alle cru- 
deltà commesse contro gli ebrei, ma il suo cuore gene- 
roso non riusci a frenarsi e pur dopo avere affermato 
"res haec primo aspectu laudabilis „ aggiunse che essa 
aveva " aliquantulum in se crudelitatis.... si eos non 35 
1 belluas sed homines a Deo creatos consideraverimus .,. 
\ppartiene a questo momento l'istituzione di 
UH ufficio di ott'> cittadini per concedere o negare sai- 



|A. 1492| 



COMMENTARLA DE KKlins ChNUKNSiims 



25 



ulcera coepta sunt apparerò, quae liycme latebant; quod inalimi din in in he nulritum pcHti- 
lentem proximum aiinum fccit.' 

Eodem anno novembri Iimocentius OctaviM l'ontifex Maximus, Genuensil ex nobili et - tur 
antiqua Ci borimi Camilla lumianis cessit, in CUJUB pontificati! Kcspublica GrenueOlil variis 
cladibus alicela est, inclinante eo pliirinuirn ad l'iorcntinos, et quo majori ne\'u cimi ipsis 

firmaretur, Magdalenam Catherìnam Laureati! Medicea filiam Francisco aepoti, vel potius 
tilio, despondit. Amissa co tempore l'etra Sancta, amissa Sar/.ana in Lunensi, juvante eo 
et subsidia praebente Florcntinis contra nos; quod facile mihi fuil videre dum Romae prò 
rebus publicis agerem, et ab eo, prout ex foedere tenebatur, auxilia peterem '. Propter quod 
renovata est potius memoria Sixti praedecesaoris sui, (piam recens defletus interitus. Succur- 
rebat omnibus, quod conjurante in nos tota Italia et interitum nostrum pariter procurante, 
verbo non tantum juvasset, (minimo cum exercitu ecclesiastico et reliquis Italiae potentatibus' 
castra circa nostra oppida posuisset et cum ceteris Italia qui ob . . . praeda facti essemus, nostri e. ; »v 
naufragii etiam tabulas colligeret: et qui jure sanguinis malum avertere debuit, in nos praeci- 
pue convertit. Sed ad Sixtum redeamus. Fuit Sixtus magno animo et ingenio liberali, doctrina 
multiplici, prudentia immensa, quanta in Pontifice desiderari solet, vitae sanctimonia claris- 
simus quae in unum collata, non dignitates natalium, non divitiae, non ambitus, eum in tam 
sublime solium constituerunt. Eo vivente stratae sunt viae urbis latere cocto et, quae tor- 
tuosae et deformes erant porticibus coenosis et obscuris, directae et in apertam formam et 
rectam reductae sunt: Romanis primo inique ferentibus, sed postea dignitate operis gratis- 
simum fuit. Aedificavit pontes, tempia, hospitia ad languentium commodum et ea quidem 
magna impensa, ut qui Romam 'mine videant aliam urbem putent. c.iur 

Successit Innocentio Alexander Sextus Valentinus ex nobili Borgiarum familia, Callisti 
nepos, multarum rerum experientia clarus. Grata fuit ejus electio civibus memoria patrui, 
qui multis caritatis officiis Genuenses prosequutus est. Nam dissidentibus Romae oratoribus 
Genuensibus cum Florentinis de praecedentia, Genuenses praecedere debere declaravit, affir- 
mans ducalem dignitatem, qua populus genuensis ornatus est, privato regimini anteponendam 
esse; praeterea digniora esse merita nostra in Sanctam Romanam Ecclesiam Pontificesque, 
quam Florentinorum sint. Missi ad eum quatuor oratores Jacobus Spinula Jureconsultus 
egregius, Joannes Baptista Adurnus, Paulus Fliscus et Silvester de Invrea viri ornatissimi 2 . 



6. Magdalenam om. ABS — II. coniurata BS — 12. iuvasset] vivasset B - ecclesiastico] esset F V; la- 
cuna S; om. D t/MuR. - potestatibus BSU — 13. qui ob . . . . om. C £/MuR. ; D segna lacuna — 17. quae in 
unum collata om. C (/Mur. - ambitus] ambitus, sed virtutum merita C UMxjr. — 18. eo vivente] ilio iubente 
C C/Mur. — 21. commoda B S — 30. egregius] et Eques C £/Mur. 



vocondotti agli ebrei (24 maggio 1492) e la proibizione 
a patroni di navi di accettare ebrei sulle loro navi se 
essi erano debitori di genovesi, e neppure di assicurare, 
o andare in conserva con navi forestiere che portas- 
sero ebrei (6 giugno 1492). Ambi gli atti in Diversor., 
reg. 148. 

1 Infatti il Senarega, nel maggio del 1487, era stato 
mandato a Roma a sostituirvi Frane. Marchese appunto 
per sostenere la causa di Sarzana presso il Papa, senza 
però ottenere alcun risultato concreto (Roccatagliata, 
Memorie, III, 403 e sgg., 25 maggio e 28 luglio 1487). 

2 L'ambasceria fu preparata con grande cura. Il 
17 ottobre 1492 furono scelti i quattro ambasciatori, 
il 19 fu deciso che ognuno di essi avesse dieci servi 
e dieci cavalli più due mulattieri e lire cento per le 
vesti : però lo Spinola (forse perchè doveva essere l'ora- 
tore) ne ebbe centoventicinque : il 25 ottobre furono 
aggiunti due muli per comodo degli ambasciatori : il 
12 novembre si aggiunsero lire 1375 alla somma di 



L. 3000 fissata per l'ambasceria; il giorno dopo il priore 
di S. Domenico consegnò al prete Giacomo Bianco 25 
cappellano degli oratori " nuperrime Romam profectu- 
rorum „ un apparato d'altare col necessario per cele- 
brare la messa per gli oratori; il 14 novembre fu re- 
datto il consueto atto di assicurazione ai legati, che 
sarebbero risarciti per ogni danno potessero patire 30 
durante la legazione (le notizie suddette sono in Di- 
versor., reg. 148) e si consegnarono ai quattro amba- 
sciatori le istruzioni che sono un esempio curioso di 
minuziosità e dì pedanteria per la profusione di con- 
sigli circa le vesti da indossare, la condotta da te- 35 
nere, e la misura dei discorsi: fatica di qualche dotto 
cancelliere che voleva insegnare ad uomini, certamente 
esperti, le buone maniere in società. E in vece inte- 
ressante la traccia del discorso che il primo degli am- 
basciatori doveva tenere dinanzi al Papa (Istruz. e Re- 40 
laz., 2707 B\ 14 novembre 1492). Si può aggiungere 
che il 13 novembre il Governo genovese donava venti 



26 



BARTHOLOMAE] sKNAREGAE 



(AA. 1492-1493] 



Orationem habuit latinam et gravem et ab omnibus commendatam Jacobus, quae impressa 
Romae per multorum manus devoluta est, non sine Patriae et viri laude. li' impetrata privi- 
legiorum nostrorum contìrmatione, bonaque' spe impleti, domum redierunt '. 

Anno MCCCCXCIII. Nonagesimum tertium annum post mille quadringentos memorabilem 
ab ejus initio etiam facit pestilentia, quae sequuta est, et immensi frigoris vis, nam ipsa 
Natalis Dei luce et postridie mare juxta pontes et apud molem adeo congelavit ut navicularii 
barchas et portitores a terra ulterius progredì, nec se dissolvi a continenti possent. Quod 
nostra aetate contigit numquam nec in nostris annalibus scriptum reperitur. Frigus profecto 
simile illi, quod Caphensibus accidere consuevit, nisi majus nostrum fuerit 2 . Appropinquante 
vere detecta pestis et ubi primum ulcera apparere coepta sunt creati officiales sanitati pro- 
curandae, deputatae pecuniae, ordinati vespillones: inde disputatum est in qua potissimum 
urbis parte aegroti reducerentur. Xonnulli extra urbem omnino mittendos dicebant, desi- 
:;sr gnantes' locum quem a capite promontorii Albarii usque ad ostium fluminis Bisannis commo- 
ditate aquae ad usum et necessitatem languentium, domorumque, quae in ea planitie sunt, 
commoditate dicebant; esse praeterea mare proximum, per quod comportari omnia facillime 
possent. Alii alia loca et intra urbem esse reducendos. Vicit tamen sententia eorum qui 
in urbe restringendos dicerent, quia commodius et tutius et sine periculo contactus in urbe 
esse credebantur. Data ea pars urbis quae ingredientibus portam Aquesolae dextra remanet 
ad murcs usque veteres urbis. Cives in villis se reduxerunt: quibus villae non essent, si 
suppeterent pecuniae, per Riparias abierunt. Fratres Adurni et Conradolus. non sine vitae 
periculo maximo, officium Patriae optimorumque rectorum intrepide praestiterunt 3 . Mortui 
e. su» sunt ex his qui remanserunt plures', nam facta eorum qui in urbe remanserunt descriptione, 
postea censi, vix duo ex denario numero inventi sunt supervixisse; miranda res dictu, et vene- 
num quam acutum. Qui in villis erant, affatim omnia necessaria sanis et aegrotis praebebant. 
Rarae per rura mortes et tota vis mali intra conseptum murorum videbatur inclusa. Dura- 









10 



15 



20 



25 



iS. portae BS — 23-24. venenum quam acutum] pacnc nunquam auditum CD UMvr. — 34. praebebant] 
probabant ò' — 35. consaeptum] conceptum A B S 



durati al nunzio pontificio che aveva recato le lettere 
di Alessandro VI notificanti la sua nomina a Papa 
5 (Diversor., rcg. 148). 

1 Gli ambasciatori fecero il loro solenne ingresso 
in Roma il 2 dicembre 1492 e furono ricevuti il 17 
dicembre dal Papa a cui prestarono obbedienza. " Ora- 
•'tionem fccit primus oratorum, vidclicet d. Jacobus 

in " Spinola, et elegantissime; qui et consistono finito 
" fimbria! posteriores pluvialis pape more solito por- 
* tavit ... Così il Bi iìckard nel Lihcr Notarnm edito 
a cura di E. Cki.an'i nella nuova ediz. murator., tomo 
XXXII, parte 1, pp. 371 e 3S0. L'orazione dello Spi- 
li; noia ebbe l'onore di tre edizioni come nota li CSLANI, 
ibidem. 

2 Scinovi Ammirato nelle sue Istorie Fiorentine 
(Torino, Pomba, 1S51, voi. VI, p. 106) narra che gran 
freddo si ebbe in Toscana agli inizi del 1491 e aggiunge: 

20 "I,o se rittor delle cronache genovesi dice si fatto freddo 

" esser avvenuto In (jenova l'anno 1493. . . . ma io stimo 

" che egli scambi i tempi, come fa in molti altri luoghi, 

Micie sia il medesimo di cui noi raccontiamo „. Ci 

è nota la poca esattezza cronologica del Senarega e 

25 siamo disposti a credere all'Ammirato. Correggiamo 
pero la sua affermazione circa l'anno del Senarega per- 
< he, sebbene la narrazione del freddo sia nella cron. 
di ll'anno 1493, essa si riferisce al natale del 14'):, l'an- 



no cominciando in Genova "a Nativitate „. Il para- 
gone con il freddo di Caffa veniva spontaneo ai Geno- 
vesi essendo Caffi una delle loro migliori colonie nel 
Mar Nero; il Senarega poi doveva averne buone noti- 
zie da alcuni zii paterni, già signori di un castello sul 
Mar Nero. 

3 In verità il Governo ebbe grandi cure per Im- 
pedire la diffusione della peste in città. Sin dal gen- 
naio mandò gride e lettere patenti alle Riviere per 
proibire l'accesso in Liguria di gente affetta da peste; 
proibì a tutti i forestieri di entrare in città, alle ciurme 
di scendere a terra, agli ebrei di restare in Genova; 
nel febbraio ordinò a chi non avesse casa e vivesse di 
elemosina di uscire da Genova e lo stesso ordine fu 
dato ai lebbrosi che non fossero dell'ospedale di S. Laz- 
zaro; nel marzo furono chiusi i bagni pubblici; il : 1 
marzo furono isolate le parrocchie di S. Maria delle 
Grazie, S. Maria di Castello, SS. Cosimo e Damiano 
• - Marco per misura igienica ; nell'aprile spesseggiano 
le gride per proibire l'accesso a Genova a persone pro- 
venienti da luoghi già colpiti dalla peste (queste no- 
tizie sono tratte da Diversor., filza 50-3070). Il \z 
aprile 1493 si danno pieni poteri agli otto dell'ufficio 
di Sanità per combattere la peste, col diritto di chie- 
dere quanto denaro loro occorra. Il 16 aprile è loro 
assegnata la somma di lire 1800 (Piversor., reg. 14^) 



30 



35 



o 



\l 



5° 









[a. i403| COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIBUS 27 

vit ea uaque ad diem decimarvi quintarn Augusti, in qui dies canir ulares lin<-m lialxnt : et 
quo majores ardores foris fuerunt, eo citius extincla est. Joannes (nani Conradolut et Angu- 
stimi*, alter in monasterio Sancii Benigni, alter in Fregosorum domo, quae est apud Sanctum 
Thomam, secesserant) intrepidus, clauslris Palatii ex omni sui parte dupliratia et custodi bus 
impositia ne militea vagar! poasent, uno tantum contentila famulo, vilam sibi praeservavit, 
paucis tamen militibus absumtis. Nullum tota urbe latrocinium' factum est; sed non minori yór 

cura angebat eos vagatila rumor, Florentinos, praemissis jam equitibus aliquot et peditibus, 
novare res in Lunensi decrevisse Ferdinandumque Siciliae Regem, jam educto in agroa 
exercitu, classem parare. Augebatur etiam eorum cura, quod a Ludovico moniti fuerant in 
tanta rerum solitudine diligentius cavere. Propterea pedites 300 misit eo: instructae triremes 
duae, quae Ligusticam oram lutando occulate discurrerent. Varii tota aestate rumores fere- 
bantur et sicut erant omnibus studia partium varia, ita exitua eorum quisque futuros prac- 
dicebat V Tandem compertum est, ea facta fuisse ut Pontiiìcem a Ludovico dimoverent et Mot i 
in suaa partes retraherent; quod fieri posse sperabatur, si novum Pontifìcem et adhuc sine 
milite prius occupassent, quam a Ludovico subsidia mitterentur z ; erat praeterea per id tem- 
poris Federicus Ferdinandi 'filius Romae a patre missus, cui Pontifex se omnia facturum e. i;«v 
promiserat prò desiderio patris. Nec multo post vulgatum est eum, relieto priori foedere, 
Regi adhaesisse ; quod confirmavit revocatio exercitus 3 . Solutus eo metu Pontifex colligere 
pecunias studet, equites peditesque intra urbem ducere, cumque jam satis virium sibi collectum 
vidisset, duodecim Cardinales una electione creavit, existimans ad conciliandos sibi Principum 
animos eos permaxime posse conducere. Multis Cardinalium creatio grata fuit ; solus Fer- 
dinanda nullum habuit ; tres prò desiderio Ludovici creati ; propter quod omnes existimavere 
vana fuisse quae de foedere Pontificis cum Rege jactata essent. Accedebat ad hoc, quod 
Ascanius, qui aliquantulum depressus videbatur, ad priores favores prioremque auctoritatem 
redierat et Julianus de Ruvere Cardinalis Sancti Petri ad Vincula, 'Ascanio infensus, qui e. wr 



i. xv] xi B; xxv 5 — 4. duplicatisi conclusis C ì/Mur. — 5. praeservavit] perseveravit AB — 7. eos] 
cives CD £/Mur. — io. Propterea] Praeterea B - misit] missi sunt C ì/Mur. — 15. mitterentur] mitti B S 

1 Pare che sin dall'inizio del gennaio 1493 i Fio- va i Genovesi arbìtri di scegliere la loro condotta ed 30 
rentini, sprezzando la tregua conclusa coi Genovesi, essi in un grande consiglio tenuto il 23 marzo deci- 
tormentassero ogni giorno le genti dei confini della devano di rompere la tregua (Diversor., reg. 148) e nel 
Magra. Il 31 gennaio 1493 il Governo di Genova de- giorno seguente avvertivano con lettere patenti i ri- 
cise di mandare il dottor Francesco Pammoleo al Moro vieraschi di troncare ogni rapporto con i Fiorentini e 
per riferirgli la situazione, sebbene già in molte lettere di avvisare i concittadini che erano in terra fiorentina 35 
se ne fosse avvertito il Duca. Nelle istruzioni si in- di ritornare in patria (Diversor., filza 50-3070). La 
caricava l'ambasciatore di esprimere il rammarico dei rottura ufficiale avvenne probabilmente il primo aprile, 
Genovesi di aver pattuito la tregua con i Fiorentini, poiché il 2 aprile si inviavano istruzioni al Lomellino, 
pur conoscendo la loro malafede. Dopo sei mesi erano commissario alle frontiere, perchè prendesse provvedi- 
convinti che non sarebbe convenuto cedere alle preghiere menti di difesa {Diversor., filza cit.). 40 
del Moro perchè i Fiorentini ora proibivano a coloro * Qui si accenna confusamente alla lega stretta 
che, fidenti nella tregua, avevano arato i loro campi, dal papa Alessandro VI con Milano e Venezia per timore 
di seminarvi; inoltre avevano arrestati e imprigionati di Don Ferrante di Napoli e di Piero de' Medici. La 
alcuni mercanti genovesi presso Pistoia; altri, già ar- lega fu conclusa il 25 aprile 1493 e nello stesso giorno 
restati presso Pisa e messi in prigione, erano stati posti venne annunziata in Genova con un proclama e nelle 45 
in libertà, dopo essere stati macerati dalla fame e dal Riviere con lettere patenti (Diversor., filza 50-3070). 
freddo. L'ambasciatore doveva chiedere al Moro che 3 Federico, figlio di Ferdinando o Ferrante, reca- 
la tregua fosse rescissa perchè i Genovesi non ne vo- tosi nel dicembre 1492 con splendida ambasceria (Bur- 
levano più sapere (Istruz. e Relaz., 2707 Z?; 31 gennaio ckard, op. cit. ed. cit., I, p. 377) a prestare obbedienza 
1493). Intanto si inviava Luigi Fieschi a Portovenere al nuovo Pontefice non era riuscito a trarlo dalla parte 50 
e Napoletano Lomellino alla Spezia come commissari del Re di Napoli, ma in una seconda ambasceria (lu- 
presso le frontiere (Liberar., reg. 34-1810; 7 febbraio glio-agosto 1493) avendo offerto la figlia di Alfonso di 
1493). Infine il Duca di Milano con sua lettera da Vi- Calabria in isposa a Jofrè Borgia, uno dei figli del 
gevano del 17 marzo li avvertiva di avere scritto e Papa, questi, lusingato dalla offerta, aveva accettato e 
riscritto ai Fiorentini circa le lagnanze dei Genovesi; ripreso le buone relazioni con l'Aragonese di Napoli 55 
non avendo ricevuto in due mesi alcuna risposta, lascia- (Pastor, Storia dei papi, Roma, 1925, III, pp. 303-304). 






BARTIIOLOMAKl SKNAREGAE 



|A 1493] 



paulo ante ex Ostia Tiberina, in quo loco per multos dies sponte exulaverat, inde Romam 
vonerat, his cognitis, illuc, unde paulo ante discesserat, reversus est '. Praeterea Ludovicus, 
qui cardinali Fregoso, prò arce Genuae sibi tradita eo tempore quo imperami urbis acce- 
perat, ammani aureorum sex millium pensionem ex foedere dare promiserat, et eo usque 
solverat, quia in creatione cardinalium simul cum Juliano de Ruvere convenerat, solutionem 5 
recusabat *. 

Dum ista ita aguntur, Rianca Galeatii Sforciae lilia Maximiliano Romanorum Regi cum 
dote aureorum quadringentorum millium desponsata est. Legati a Rege Mediolanum missi 
et magnilìcentissimo apparatu recepti. Solemnia nuptiarum et cerimoniae celebratae sunt 
prò more domus Sfortiadum. Redierunt per id tempus Franciscus Marchesius Jureconsultus, 10 
vir doctissimus, et Joannes Antonius' Grimaldus, ambo viri providi et de sua Patria bene- 
meriti, oratores nostri ex Hispania, pace cum illis Regibus honestis conditionibus firmata 3 . 
Qui cum multa de singulari eorum virtute retulissent, hoc super omnia non tacuerunt: ne- 
mini amplius in eorum regnis, etiam in magno statu constituto, impune errare licet, imo 
paratam subitamque habere castigationem. Quae res omnibus spem fecit pacis diuturnae. 15 
Conventum in foedere est ut captivi ab utraque parte liberarentur et quae belli tempore 
sub fide capta fuissent, restituerentur: magna minoraque ligna majoribus coercitionibus alliga- 
rentur, nec de insula Corsica ullo modo esse nobis dubitandum. Fuerunt in eo pacis tractatu 
prò nostra Republica alia multa gesta, quae si quis accuratius cognoscere voluerit vel publica 
vel privata causa, facile erit ea in nostro Archivio videre.' 20 

li etiam alrirmaverunt vera esse quae de insulis nuper repertis a Christophoro Columbo 
Genuensi dieta feruntur. De quo quia in mentionem devenimus, non ingratum forbitali legen- 
tibus erit paucula quaedem referre, quae a certo auctore cognovi, et his nostris scriptis 
addere \ Nani aetas nostra illi plurimum debet, qui solus aperuit quod ante per tot secula 
la'tuit. Mirabile certe inventum, perspicax ingenium et constantia in exequendo firma. Sed 25 
jam ad eum veniamus \ Christophorus et Bartholomaeus Columbi fratres, Genuae plebejis 



io. Sfortiadum] Sforciadum £/Mi R. ; Sfortianonum A — 14. magno statu] magistratu C t/Mi'R. — 17. coèr- 
( ionibus C t'MiR. — 18. in om. BS - traetatus B S — 20. dopo videre Mur. segna lacuna — SI. etiam om. 
A B /> S - affirmarunt A B D S — 22. ferunt B S\ fuerunt U — 26. veniamus] A scrive in margine : haec historia 
Columbi est ad unguem accepta a Commentando de navigatione Columbi facto ab Antonio Gallo 



5 ' La creazione dei nuovi Cardinali avvenne il 20 

settembre 1 49^ (I'astor, Storia ilei papi. III, p. 306). Il 
fatto che nessun candidato proposto da Ferdinando di 
Napoli fosse incluso nella lista provocò una nuova rot- 
tura tra il Re di Napoli ed il Papa. Giuliano della 

IO Rovere, che era partigiano del Re di Napoli, aveva se- 
guito le sorti della sua politica e, durante la inimicizia 
di Ferdinando col l'apa, si era ritirato nel suo castello 
di Ostia; quando si ripresero le buone relazioni per le 
nozze sopra indicate, rientrò nella Corte pontificia accol- 

15 tovi con molti onori; ora, per l'affronto a Fcrd inando, 
ritornava nel partito di opposizione al P.ipa e si rin- 
chiudeva di nuovo nel famoso castello di Ostia. Invece 
Aseanio Sforza, fratello del Moro, che aveva visto di- 
minuire la sua influenza nella corte pontificia per il 

;<> ritorno di Oiuliano della Rovere, ritornava ora in auge. 
* Infatti il Cardinale Paolo Fregoso era insieme 
.il Della Kovere nel partito dei cardinali contrari al 
nu >vi eletti dal papa Alessandro VI, 

I. "ambasceria di Francesco Man h - ■ (> an Ah- 

25 tonio Grimaldi in Spagna, era stata decisa nel feb- 
brai .. 1 193 L'ufficio per la Catalogna ordinò che Fran- 
cesco Marcile e in dono una veste del prezzo di 
lire 125 e Oian Antonio Grimaldi una di lire ioo_ 
Ognuno di essi dorerà avere dieci cavalli, i servi do- 



vevano essere vestiti bene e d'uno stesso colore; si 
aggiunsero poi due muli con due mulattieri per ognuno 
dei due ambasciatori. Il io marzo si dette ordine di 
pagare ai due legati certe somme di denaro (Diversor., 
reg. 14S). Non sappiamo quando essi ritornarono; 
però sono del 5 agosto 1493 i capitoli di pace per anni 
15 tra il Comune di Genova e Ferdinando ed Isabella 
Re di Castiglia, Aragona e Sicilia ( Materie politiche, 
mazzo 14-2733). Nel gennaio dell'anno seguente Bene- 
detto da l'orto fu mandato alla Corte di Spagna per 
stipulare la pace {FstruM. e Relaz., 2707 B ; 28 gennaio 

1494)- 

4 L'onesta confessione di avere copiato le notizie 

intorno a Cristoforo Colombo poteva anche essere com- 
pletata dalla enunciazione del nome dell'autore. Egli è 
Antonio Gallo ed il suo u (omentariolum de navigatione 
" Columbi per inaccessum an tra Oceanum „ fu pubblicato 
dal Muratori nei suoi "Rerum Italicarum Scriptorcs „ 
nel tomo XXIII e riedito nella edizione diretta dal Car- 
ducci e dal Fiorini a mia cura. È perciò inutile ripe- 
sili le note già poste nella edizione suddetta; si 
rimanda ad esse il benevolo lettore. 

: ' Questa breve introduzione encomiastica e del 
Senarega. Subito dopo Incomincia il testo di Antonio 

Gali . 



.1° 



4° 



45 






50 



[A. 1493| 



COMMENTARIA DE REBUS <;i iNUKNSIBUS 






parentibua orti, et lanificii mercede victii.irimt '. Nam pater textor, carmiaatoref lilii aliqaando 
fuerunt. Sed ne frontem contrahae lector, quod carminatorei dixerim; declarabo noraen f 

non quia omnibus vel mediocrlter litri atis apertilo non .sii, sed rum public uni muriiiB gerani, 

ita acquimi est et dicere cogor etiam prò plebejie hominibus ut et Intelligant. Carminatorei 
ji sunt, quos vulgua scarzatores appellai. Volo ego' burnii] <i plebeo meo dicendi genere 
incedere, cupiens etiam populo satisfacere et per manna omnium tractarì, non curani quicquam 
praeter veritatem dicere '• Qui fratres hoc tempore per totam ICuropam audacissimo aUfU 
et in rebus humania mirabili novitate in magnani claritudinem evaaere '. Hi liquideffl intra 
puerilea annos parvia literulis imbuti, deinde puberes facti, de more «renila nostrae in navi- 
gationea exiverant 4 . Sed Bartholomaeua minor natu in Luaitania, demum Uliasipone constitit 
ubi intentua quaeatui, tabellis pingendia operam dedit, queia ad usum nauticum, justis climatis 
et proportionibua aervatis, maria, portua, littora, ainua, inaulae efiinguntur 5 . Proticiacebantur 






i. vlctarunt B S — 4. et] haec C UMvr. - etiam D — %. meo] nunc CD UMvr. — 8. Ili] Si 5 
C ì/Mur. — 11. quaestus BS; quaestitui A - queis] quis ABS - climatis] dimatis B S 



9. literis 



1 Nella riedizione dell'opera del Gallo sulla sco- 
perta fatta da C. Colombo io ho largamente parlato 
della genovesith del grande navigatore, che in Italia è 
accettata da tutti gli storici. In questi ultimi anni 
sono ripullulate incessantemente le pubblicazioni di 
stranieri che vollero dare a C. Colombo una patria in 
Spagna, in Francia e anche altrove. Occorre perciò 
ripetere ancora che ogni tentativo di negare che Co- 
lombo sia nato a Genova è frutto di bassa specula- 
zione. Alle fantasticherie oltramontane ha risposto 
recentemente e degnamente G. Pessagno, Questioni co- 
lombiane in Atti Società Ligure di Storia Pa- 
tria, voi. LUI, anno 1926. 

2 Questa chiacchierata per spiegare la voce " car- 
minatores ; , è una interpolazione del Senarega nel testo 
del Gallo. 

3 Anche questo periodo è una giunta del Senarega. 
Subito dopo è ripreso il testo del Gallo. 

* Gli anni giovanili di Cristoforo e di Bartolomeo 
Colombo furono oggetto di appassionate ricerche. Di 
Bartolomeo diremo nella nota successiva. Intorno a 
Cristoforo si potè accertare, mediante gli studi di Mar- 
cello Staglieno, che la sua gioventù fu molto casalinga* 
E probabile che egli abbia fatto qualche viaggio in mare 
per le Riviere, come era necessità dei tempi per la pe- 
nuria e la incomodità delle strade, ma pare certo che 
egli imprendesse a viaggiare verso i venticinque anni. 
Di questi primi viaggi marittimi si è occupato ulti- 
mamente G. Pessagno nelle Questioni colombiane già cit. 
riesaminando con vivace acutezza le ricerche del Sal- 
vagnini e del Vignaud, sviscerando con cura il docu- 
mento che servì ad Ugo Assereto per accertare la data 
di nascita di Cristoforo e aggiungendo sue speciali ri- 
cerche nelle carte dell'Archivio di Stato di Genova. 

Da questo lavoro di analisi e di sintesi, il Pessa- 
gno ricava che con molta probabilità il primo viaggio 
marittimo di Cristoforo fu effettuato in Oriente nel 
1474-75 su navi degli Spinola e dei Di Negro, in qua- 
lità di agente di commercio. Ritornato a Genova, egli 
proseguì sulle stesse navi e con lo stesso ufficio verso 
l'Inghilterra, ma il convoglio navale fu attaccato nel- 
l'agosto 1476 dal corsaro Cazenove detto "Colombo,,. 
Rotta e incendiata nello scontro la nave in cui era 



imbarcato Cristoforo, questi prese terra sulle coste por- 
toghesi con altri della ciurma e fu accolto in Lisbona 
dai Genovesi colà residenti. Fra il settembre e l'otto- 
bre del 1476 si allestiva in Genova una nuova spedi- 
zione in soccorso della prima, per raccogliere uomini 50 
merci e navi e compiere il viaggio in Inghilterra. 

È probabile che Colombo abbia imbarcato sulle 
navi della seconda spedizione e poiché questa potè ar- 
rivare in Inghilterra nel gennaio del 1477, ciò coinci- 
derebbe con la asserzione di Colombo che, nel febbraio r- 
del 1477, egli era nell'estremo mare del Nord. Il Pes- 
sagno esprime però forti dubbi che Colombo si sia 
spinto di là sino ai mari dell'Islanda. Continuando 
il suo studio e mettendo a profitto i dati del documento 
Assereto, egli può affermare invece con sicurezza che il 60 
futuro scopritore era stabilito a Lisbona nel 1478 e di 
là si era recato a Madera per affari di commercio di nego- 
zianti genovesi. Nello stesso anno si sposava a Lisbona 
(o, secondo una tradizione, a Madera) con la figlia del- 
l'ex-governatore dell'isola di Puerto Santo. Nel 1479 65 
interrompeva il suo soggiorno a Lisbona (o Madera ?) 
per un viaggio a Genova a causa della sua operazione 
commerciale a Madera. Per mancanza di fondi questa 
operazione si era mutata in un cambio di partite: un 
carico di zucchero contro una certa quantità di lane. 70 

Giunto a Genova, Cristoforo si presentava al no- 
taio Gerolamo da Ventimiglia e nella deposizione in 
merito al fatto ed in favore di Lodisio Centurione di- 
chiarava il proprio nome, l'età, ed aggiungeva di essere 
per ritornare il domani (cioè il 26 agosto 1479) a Li- -r 
sbona. Il Pessagno ha cercato nelle mostre (ruoli dell'e- 
quipaggio) delle navi, sulle quali presumibilmente im- 
barcò Colombo, se apparisse il nome di lui come ma- 
rinaio o addetto al servizio di navigazione e, non aven- 
dolo trovato, induce che egli vi fosse imbarcato come 80 
passeggero e precisamente come agente commerciale 
delle famiglie Spinola, Di Negro, Centurione che egli 
menziona nel suo testamento. 

5 A correzione ed a complemento della mia nota 
circa la dimora di Bartolomeo in Lisbona prima della 8=; 
venuta di Cristoforo (op. cit., p. 83), io avevo già allora 
qualche dubbio circa la presenza di Bartolomeo in Li- 
sbona prima del 1476, avendo egli in quell'anno appena 



30 



BARTHOLOMAEl SKNAREGAE 



[A. 1493] 



Ulissipone quotannis et redibant emissa navigia, quae coeptam ante hos annos quadraginta 
navigationem per oceanura ad occidentales Aethiopes, terras gentesque omnibus retro seculis 
e. j/v' incognita9 aperuere. Bartholomaeus' autem sermonibus eorum assuetus, qui ab alio quodam- 
modo terrarum orbe redibant, studio pingendi ductus, argumenta et animi cogitatum cum 
fratre rerum nauticarum peritiore communicat, ostendens omnino necessarium, si quis, Aethio- 
pum meridionalibus littoribus relictis, in pelagus ad manum dexteram occidentem versus 
cur8um dirigeret, ut is procul dubio continentem terram aliquando obviam esset habiturus l . 
Qua persuasione Christophorus inductus, in aula Regum Castellae sese insinuans, viros doctos 
alloquitur ac docet in animo sibi esse, nisi adjumenta deticerent, multo praeclarius quam 
Lusitani fecissent, novas terras, populosque novos ubi minime putetur invenire. Ilaec autem 
ad aures regias per hos viros, quibus ea vana non viderentur, delata, studio gloriae atque 
cum Lusitani^ aemulationis incensos Reges pepulere ut Columbo bina navigia' exornari ad 
eam navigationem, quam meditatus erat, jusserint. Quibus ille navigiis ex Hispanis littoribus 
solvens anno 1492 calendis Septembris *, postquam ab insulis Kortunatis meridiem versus 
navigaverat et jam proximus ei parallelo videretur, qui sub Cancro est, declinans ad manum 
dextram, atque altum, inaccessum, vastumque pelagus petens, omnium navigantium audacis- 
sima, complures dies ad occidentem tenuit. Nec tamen usquam aut insulae aut terrae appa- 
rebant, quamvis quadragies centena millia pas9uum a Gadibus occidentem versus remotum 
jam sese esse arbitraretur. Jamque in desperationem verti audacia coeperat; nam etiam ex 
comitibus plerique retro cursum ne, si perseverarent, alimenta deticerent, suadebant. Sed 
e i4» > ipse animi constans et vultu intrepidus tum demum edixit, certuni sibi esse praecognitis' ac 
Mim., ufi perspectis signis, in posterum diem terras apparituras. Dicto'que mox tides affuit: quod i 1 li 
maximam auctoritatem ac dictorum factorumque omnium posthac lìduciam apud suos addidit. 
Insulae erant sex, ut ipse postmodum per epistolas amicis scripsit, quibus nomen indidit. 
Ex ipsis duae majores; Joanna major quam tamen insulam nondum circumactus navigiis 



10 



15 



20 






25 



2. Aethiopes] Etiophes B; Ethijopes 6' — 5-6. Aethiopum] Etiophum 2? ò" — io. ubi] unde BAS — 12. in- 
censos om. A; intensos B ò' — 15. ci om, 1) £/Mur. ; a Bò ' • pararello A — 17. usque D f/MuR. — i8. Gadibus] 
gradlbus A S I/Mvr. — io. iamque] idquc B S — 20. cursum] cursum vertere D - ne] i uni D c'Mur. — 22. per- 
spectis] prospectls B S - quod] qui A B D S — 25. circonvectus 3 



io 



15 anni (secondo i calcoli del Vignaud) e mi pareva 
improbabile che a quella età egli fosse lontano dalla 
casa paterna; tuttavia il fatto poteva anche essere am- 
messo, poiché il (iallo afferma i he i due fratelli " pubc- 
" res facti, de more gentis nostrae, in navigationcs exi- 
" verant „ e si è nella pubert.ì quando si hanno 15 anni. 
Ma rileggendo il racconto del (iallo osservo che 
lo scrittore non all'erma che Hartolomeo fosse a Lisbona 
prima del fratello ed accenna soltanto alla coesistenza 
dei due fratelli in quella città. In secondo luogo il 

15 Gallo afferma che Cristoforo era più pratico nell'arte 
di navigare, mentre Bartolomeo si era, diremo, specia- 
lizzato nell'arte del cartografo. Date queste premesse, 
azzardo una ipotesi: E certo che nel 1479 Cristoforo 
tornava a Genova ila Lisbona per all'ari. Anche ani- 

20 mettendo ebe il periodo della stia permanenza in 

nova sia stato assai breve, e legittimo credere che egli 
sia andato a rivedere i suoi parenti, anzi che egli sia 
vissuto con loro in quel periodo. 

Non potrebbe darsi che egli abbia allora proposto 
al fratello Hartolomeo, che aveva in quel tempo dlciotto 
anni, di accompagnarlo a Lisbona, ove egli Cristoforo 
aveva ormai famiglia e casa e conoscenti 1 Non potrebbe 
darsi che il giovane Hartolomeo avesse in quegli anni 



25 



frequentato in Genova le botteghe dei famosi cartografi 
genovesi e che seguisse perciò volentieri il fratello in 
quella Lisbona ove, per il magnifico sviluppo della na- 
vigazione di scoperta, l'arte del cartografo era piìi col- 
tivata ? Circa la maestria dei cartografi genovesi aggiun- 
gasi alla mia nota in ediz cit., loc. cit. l'opera recente 
di Paolo Rkvelli, Terre d'America e Archivi (P Italia, 
Milano, Trcves, 1926, che, oltre un ampio studio sui 
cartografi e geografi italiani, oftre la bibliografia com- 
puta delle opere riferentisi alle terre d'America, con- 
servate nelle nostre biblioteche e nei nostri archivi. 

1 Charles de la Roncierc (cit. da G. PaNAOVO, 
Questioni Colombiane, p. 626) riferisce che Bartolomeo 
Colombo fu uno degli scopritori, con Bartolomeo Diaz, 
del Capo di Buona Speranza. Questo fatto basterebbe 
per spiegare e confermare quanto all'erma A. Gallo del- 
l'influenza di Bartolomeo sulle idee e sulle determina- 
zioni di Cristoforo. 

' Il Senarcga interpola qui nel testo del Gallo le 
parole: "ex rlltpanll littoribus solvens anno 1492, 
■ calendis septembris „ e commette anche qui un errore 
cronologico perchè, come è noto, Colombo partì da 
PaJoa il 3 agosto 1402. Le navi, come sanno tutti, 
erano tre, non due; questa svista è però del Gallo. 



30 






3S 






4° 



45 






[a i403| COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBUS 31 

arbitraretur l , Ex his feri quidam homi nei Incolunti quot Canibalei appellanti humani carne 

vescentcs, ac insularum aliarum populoi latroriniis Infettante s. Nani < avatis magnarurn ar- 
borum truncis, navigantes, ad proximoi trajìciunt atque hominei <|nasi farai in ciboi venantuTi 
Ex his cavatii arboribus unum in mari aactui Columbus, plenum huiusmodi feria hominibua, 
non sine proelio ac magna vi, cum sese acerrime dclrnderent, COepit, captivosque 62 his non- 
nullo» in Ilispaniam usque postea provexit. Primam, ad quam appulit, 'insulam I lispaniolani 

auncupavit, in qua multi mortales pauperiate ci nuditate conipicui cernebantur. Ili primo 
nutibus ad securitatem congressus evocati, postquam donis et omni genere humanitatia alli- 
ciebantur. Facile apparebant stupentes novi coieria, novique habitus, alienigenas hominei, non 
tamquam tcrrigenas, sed tamquam e cacio demissos admirari. Et fugientcs insequendo, 
mulierem quamdam comprehenderunt, quam cum ad naves devexissent, vino et aliis rebus 
replessent et vestitam vilibus tamen rebus dimisissent (nam nudi incedunt) ceteram postea 
turbam ad littus catervatim devexit 2 . Nulla ibi animalia quadrupedia, praeter canes quosdam 
pusillos, haberi cognitum est. Alimenta hominum sunt radices rapis similes, et quaedam etiam 
glandes, longe alia figura quam nostrae, pares tamen sapore, nisi essent usui jucundiores, 
'mollibus castaneis et recentibus similes. Agis ipsi eas vocant 3 . Aurum modicum collo <-.?//> 
pendente lamina annexum et pectori haerens ac ad usque pudenda quasi velamen paucis 
deductum, virorum mulierumque commune. Sed Christophorum quod maxime quaesierat 
assecutum se existimans, retro in Hispanias remeare quamprimum constituit, ut instructior 
deinde ad has easdem insulas terrasque rediret. Relictis igitur quadraginta ex suis in loco 
quem ceperat et communiverat, quasi possessionem prò Regibus Castellae adeptus, et se se 
mox rediturum pollicitus, linquens littora illa cui-sum ultro ad orientem unde venerat direxit, 
in Hispaniamque revertitur, nuntiosque praemittit, quibus omnia a se gesta Reges pernosce- 
rent, quibus ea plusquam dici possit gratissima fuere. Nam Christophorum delatis honori- 
bus extollentes et praefectum regium totius rei maritimae declarantes, obviam illi miserunt 
clarissimos ex omni regno proceres, a quibus ad se honorificentissime 'deduceretur. Addu- e. 34 iv 
xerat ipse ex barbaris secum aliquot, per quos rei gestae fides magis confirmaretur. Ceterum 
ut Reges volebant, fama per omnes terras interea diffunditur, auro plurimo inventum orbem, 
quem Indias vocitabant, et aromatibus ac plerisque rebus pretiosissimis ad usum vitae mor- 
talium abundare. Alia igitur navigia pluscula et majora parantur et rebus his instructiora, 
quibus barbarorum animi allici magis posse putabatur. In primis autem homines ex omni 
artificio et animalia complura ex cicurum genere, etiam sues, quorum proventus ad incremen- 
tum mirabile postea' multiplicatus est. Sed triticum a semente primo statim ad altitudinem mur., 537 
grandiusculam enatum, antequam spicesceret, deperierat. At Regum jussu arma virique in 
navibus numero duodecim imponuntur ut vel etiam renitentes barbari ad quodlibet officium 
retinerentur. Bartholomaeum ac tertium fratrem Jacobum in ea expeditione Christophorus ' 
secum duxit, classemque huiusmodi ad Hispaniolam per navigationem dierum non amplius xx e 342 r 



1. Ex his om. Mur. — 7. Hi] Hos A B S; His D — 8. evocatos A B S; evocatis D — 12. ceterorum D (/Mur. 

— 14. rapis] napis ABS — 30. pluscula] parvula BS — 32. cicurum] omni A che forse collazionò col testo del 
Gallo — 34. spicesseret D C/Mur. 

1 II periodo che comincia u Insulae erant „ è leg- " insequendo „ e finisce " catervatim devexit „ fu inter- 

germente diverso dal testo dal Gallo ed è più corretto polato dal Senarega nel testo del Gallo, e secondo G. 

dando un soggetto " Ioanna „ al periodo che nel testo Berchet, Narrazioni sincrone della scoperta^ in R a e - 

del Gallo è messo tra parentesi (riediz. Murator. cit., colta Colombiana, parte III, voi. 11, pp. 192-196 

p. 84, 11. 16-17) e che, senza l'aiuto del Senarega, era questa notizia, come quella della nota seguente, proven- 20 

incomprensibile. È evidente che il Senarega copiò da gono da Pietro Martire d'Anghiera e si incontrano 

un testo migliore di quelli che ci sono pervenuti. Il anche nelle Lettere del Trevisan. 

Senarega, inoltre, tace la notizia che le isole fossero 3 II Senarega aggiunge al testo del Gallo la noti- 

"a continenti non multum diremptae,, come dice il zia che le radici erano simili alle rape e che le frutta 

Gallo. Forse sapeva già che il continente non era così simili alle ghiande avevano il sapore di castagne molli 25 

vicino come supponeva Colombo nel suoi primi viaggi. e fresche ed erano chiamate dagli indigeni col nome: 

1 Tutto il periodo che comincia: "Et fugientes " Agis „. 






BARTHOLOMAE1 SENAREGAE 



[A 14Q3] 






e ■ 343 r 









salvam perducit: suosque, quos reliquerat, ad unum omnes a barbarla reperit strangulatos, 
quod in eorum mulieres injurii tuisse dicerentur. Sed Christophorus accusata quidem bar- 
barorum ingratitudine ac saevitia, cum bis tamen per nova beneficia reconciliatur, dolorem 
dissimulans, quo ad reliqua destinata animo expeditiore progrederetur: De auro primum 
inquirit, ac de speciebus in nostro orbe pretiosioribu6. Aurum modicum et semen quodam 5 
piperi persimile et figura et sapore non multimi contrarium. Oppidum adductis materiis 
aedificat, eique Elisabeth nomen indidit. Ipse, duabus ex omni numero navibus assumtis, 
insulam ipsam circuiti utque ulteriora pernosceret, latus Joannae, quam insulam quoque 
putaverat, ita primo adventu nuncupatam, dies unum et septuaginta pernavigat occidentem 
versus perpetuum' cursum tenens. Nullam unquam navigationem neque longiorem spatio, 10 
neque diuturniorem continuatione fuisse constat; quippe circiter sexagies centena millia pas- 
suum vir nauticus et cursus navigiorum existimator peritissimus, fecisse se, dierum noctiumque 
cursu computato, ipsemet in epistolis, quas vidimus manu propria ipsius scriptas, prodidit '. 
Ultimum locum Evangelistam nuncupavit, remeansque quantum licuit, sinus, promontoria, 
portus, atque omne latus decursum signavit in tabella. Referebat autem is, latus elevationem 1 
artici poli decem et octo graduimi habere, cum quatuor et vigiliti septentrionale latus Hispa- 
niolae insulae poli ipsius altitudinem ostendat *. 

Decurso jam paene toto anno, levi susurro, inde veraciori rumore vociferatum, Carolum 
Regem Francorum Ferdinando Siciliae Regi bellum inferre decrevisse, quia Alphonsus 1 pater, 
inde ipse per multos annos regnum occupassent, quod jure deberi sibi affirmabat, quod 20 
Joanna Regina Neapolitana Ladislai soror, quae fratri in regno successerat, licet Alphonsum 
tìlium adoptasset, heredemque instituisset, tamen postea illum abdicasse et Ludovicum Ande- 
gavensem Renati fratrem, cui inde Renatus successerat, heredem fecisset. Ludovicum vero 
ipsius Caroli patrem a Renato nominatum fuisse, si Carolus Andegavensis Renati nepo», quem 
valetudinarium videbat, sine prole mori contingeret. Reginae testamentum, quod per multos 25 
annos latuerat, Elianus Calvus Genuensis detexit: nam majores sui cum per multos annos 
Joannae inservissent, in regni illius perturbationibus habuerant 3 . Quod cum magna spe ad 



4. quo] ut £/Mlr. — 5. prctiosioribus] speeiosioribus BDS - modicum] modicum reperit C t/MuR. — 
6. adductis] advectis A C D UMvr. — 8. latus.... Johannae Mlr. — 12. noctuumque B S — 24. Renato nomi- 
natum fuisse, si Carolus Andegavensis om. B 



1 È opportuno ricordare ancora che qui leggiamo 
5 una copia della narrazione di A. Gallo; qui è il Gallo, 
non il Senarega, che attcsta di avere raccolto queste 
notizie da lettere di Cristoforo Colombo e già dissi 
nelle note all'opera del Gallo che forse egli vide quelli' 
lettere presso gli stessi parenti di Colombo. Nella 

io prefazione alla edizione del Gallo gli cit. (p. WII1) 
riferii circa le strette relazioni della famiglia del no- 
taio Gallo con i parenti di Colombo rimasti a Quinto, 
possedendo entrambi qualche pezzo di terra e case in 
Quinto. Oltre ai documenti già citati colà, aggiungo 

15 qui una nuova prova, favoritami da M. Staglieno, dei 
rapporti fra il notalo ed i parenti di Cristoforo. In 
un atto del notaio Quilico Serravalle (Arch. Stato 
Genova, Filza a) add\ 7 febbraio 14S8, Antonio Co- 
lombo di Quinto, qm. lohannis, cede al notaio Anto- 

20 nio Gallo un suo credito di L. 16 contro Simonlno de 
Caverlo a conto di L. 20 mutuategli. Antonio era 
fratello di Domenico, padre di Cristoforo Colombo, e 
perciò zio paterno di quest'ultimo. Il piccolo debito 
di Antonio è da porsi accanto ad altri debituccl che 

2^ suo figlio Amico (o Amighetto) contralte col Gallo e 
che sua moglie Maria scontò, cucendo molta tela per 
il notaio (<>/. cit , p. 82, n. 4). 






* Qui finisce la narrazione dei viaggi di scoperta 
di C. Colombo, copiata dall'opuscolo di A. Gallo. Il 
Senarega non ricopiò le ultime righe del racconto del 
Gallo, che accennano al disegno di Colombo di circum- 
navigare l'orbe. Se il Gallo pubblicò la sua opera nel 
1506 (cf. prefaz. cit., p. XXIII, WIV) la interpola- 
zione del Senarega avvenne evidentemente dopo il 1506, 
Ma se anche non accadde in quel tempo, è indubbio 35 
che essa fu aggiunta In questo punto della cronaca varii 
anni dopo la scoperta, perchè si parla qui della seconda 
spedizione di Colombo che avvenne nel 1404. 

;l Eliano Calvo appartenne a potente famiglia ge- 
novese della nobiltà guelfa, che prese larga parte alla 40 
lotta fra Renato d'Angiò e Alfonso d'Aragona per il 
possesso del reame di Napoli. I Calvo furono parti- 
giani degli Angioini. Antonio Calvo fu procuratore 
del Ri Renato e assoldò per lui sei galee genovesi 
nel 1438; fu castellano di Castelnuovo di Napoli nel 45 
1 143 ; il Fi.ni.Rici, Abecedario cit., afferma che egli fu 
* creditore di detto Re di molti denari „. Giacomo Cal- 
vo fu capitano di una nave alla battaglia di Ponza, vin- 
ta dal genovese Assereto contro gli Aragonesi (1435); il 
I'kdkrici, k/>. cit., aggiunge: ■ a lui il Re Renato scrive, 50 
14 )i ... Simone Calvo fu commissario al Re Renato nel 



iaa. i403-i4Q4| COMMENTARIO DE REBUS GENUENSIBUS 33 

Elegem deportatimi fnissel, etsi (ìallis plurimum ad vidimi favorenti aucupanduffl profuiieetj 
ipsi tamen lCliano vel nihil vel panini profiliti Nani per multorum aures vulgata testamenti 
fama, proceruni animus novaruni 'rerum avidos ad mulla erexit. Apud QOf ani* in, prout ut* 

erant studia diversa, causai belli et deprimebant et eztollebant Qui Axagonenaibtu fa'rebant un., mi 

) foedus, quod Reges Eiìspaniae aupei Cum Carolo pcreiiHHissent, verebantur, IVrpiniani retti- 
tutionem multi faciebant, ac insuper eomitatum Cenlumae, nani ca loca Joannes Aragonum 
Rex prò hello, quod cuna Barchinonenaibus j^essit, pignori Ludovico patri obligaverat. l'rae- 
terea aureoriim ducenta millia, quae Carolo per Reges llispaniae d(d)ebantur, remiate. IriHiiper 
qui transitimi Galloruna horrebant, multi faciebant, quod curii Ferdinando filiam suam ex 

) Joanna sorore, Regia ilispaniae nepoti, Alphonso Mio, Calabriae duci, dari in matrimonium 
efflagitaaaeti diu per verba ductus, repudiatus et quasi despectus remansit. Hoc erat, quod 
tantopere cupiebat sapientissimus ille Rex; nani eo matrimonio sibi et posterie consultum' 
permaxime sperabat; feruntque illum, tot rebus uno tempore agitatimi, praevidisse calamitatene e. 344' 
regni et ingenti emisso suspirio in coetu clarissimorum virorum, ter obscuram perperam (?) 

5 vilanam inclamasse. Alii vana esse credebant, vel potius simulabant, quae vulgo loquerentur; 
hoc tantum ad Ferdinandi depressionem agi; neminem in Italia esse qui Gallorum adventum 
non horreat et quamquam simultates inter Principes et aperta odia vigerent, non tamen quem- 
quam Gallos cupere. Dum per varios sermones et varias opiniones in urbe nostra, in qua 
magna semper esse consuevit loquendi licentia, ita ageretur, primus ad nos prò Francorum 

3 Rege venit Reinaldus Massilia oriundus, exploraturus civium animos prò eo bello quod 
moturus esset, quot navibus, quot triremibus in italica expeditione uti posset '. Is apud 
Spinulas honoritìce exceptus, de omnibusque edoctus, ad Regem reversus est. Arbitrati' 
nonnulli sunt, Ludovicum non serio ista, sed liete facere, quo Ferdinandum Regem metu e. J44 v 
gallico attonitum supplicem ad eum venire compelleret. Sed non temere haec a Ferdinando 

5 excipiebantur, utpote qui intima Principum cognoscere melius poterat; ideo naves triremes 
quanta potuit celeri tate retici mandavit, novas aedificari, delectam toto regno haberi; prae- 
terea equos, quorum magnus numerus illi fuit, ex armentis educi, et domitos frenis impediri 
ceteraque ad bellum opportuna parari. Dum autem ab utraque parte magni fiunt apparatus, 
Galli prò gloria, Itali prò defensione rerum suarum, praesens annus labitur. 

j Anno MCCCCXCIV. Principio anni nonagesimi quarti Ludovicus ex foedere, quod cum 

Francorum Rege inierat, duodecim triremes confici jubet, navesque quatuor parari 2 , nam 
hunc numerum toto belli tempore sua impensa daturum receperat. Deportatae Conradolo 
pecuniae et magna cura in usum belli distributae. Dum haec apud 'nos aguntur, nuntiatur e. j4sr 
Ferdinandum Neapolitanum Regem septimo kalendas Februarii hora circiter diei xvn huma- 

5 nis cessisse, Alphonsumque Calabriae Ducem, filium primogenitum, magnis clamoribus et 
exultatione Regem salutatum 3 , eumdemque statim sumto imperio multa agri jugera, quae 



6. Centumae] Ceritumae B S — io. nepoti] nepoti ex B S — 14-15« obscuram perperam (?) vilanam] passo 
oscurissimo in tutti i testi. Mur. fotte due stellette fra obscuram e vilanam ; C legge obscuram vilanam ; B segna 
lacuna obscuram .... inclamasse; 5 legge obscuram perpiulanam; A obscuram pp vilenam ; D obscuram p p vola- 
nam ; F V obscuram p p vilanam ; U obscuram propter vilanam ; tento di tradurre i due p p, che hanno un taglio 
5 orizzontale nell'asta, segno di abbreviazione notissimo, con l'avverbio perperam — 16. tantum] tamen CD t/MUR. 
— 18. cuperent B — 31-32. nam hunc numerum toto belli tempore sua impensa daturum receperat om. BS 

1459, ambasciatore al medesimo nel 1460. Eliano è Paolo Fieschi, Tomaso Giustiniani, Augusto de Zerbi 15 

meno noto dei precedenti ; fu officiale di Banchi nel per preparare degna accoglienza all'ambasciatore del 

1451 e compare nel giuramento di fedeltà prestato nel Re di Francia (Diversor., reg. 151-645). 
o 1488 al Duca di Milano. Il Giscardi, Origine e fasti d. 2 Per approntare la flotta di dodici triremi si con- 

nobilta genovese cit. ricorda un Agostino Calvo, q. Elia- trasse un prestito di quattromila ducati per quattro 

ni, ambasciatore al Re di Francia nel 1505 e nel 151 2. mesi, dal giorno in cui si sarebbe steso il contratto 20 

* Il 15 dicembre 1493 si eleggeva in Genova una (Diversor., reg. 151-645; 31 maggio 1494). 
commissione di quattro cittadini: Anfreone Spinola, 3 II 6 febbraio 1494 il governo di Genova inviava 

T. XXIV, p. vili — 3. 



34 



BARTI IOL( )M.\ I :i SI- NARHGAE 



[A. 1494] 



pater iiiculta per multos annos in u3um venationum tenebat (narn niiritìce illis oblectabatur) 
dominis restituisse, paternisque insuper omnibus creditoribus satistìeri mandasse ' ; multa digna 
optimo Rege fecisse, cujus gloriae nisi fortuna obstitisset, avo patrique non cessisset. Com- 

Mi'i., 53» positis itaque quantum potuit domi rebus, ventura timens, externa au'xilia quaerere, et Pon- 

titicem in suas partes totis conatibus studet attrahere, impugnantibus acriter oratoribu9 gallis 5 
et mediolanensibus, qui forte tunc Romae erant. Eodem tempore Pontifex nepotem suam 

f us* Juliam Alphonsi lìlio, adolescenti adhuc, despondit, foedusque inter eos lirmatum' est. Car- 
dinalem quoque Neapolim mittit, a quo admirabili omnium consensu coronatur *. Mox quae 
belli fuerunt curare coepit, et quia mari ac terra hostes venturos fama erat, lustrare exer- 
citum, conducere novum militem, triremes veteres relìcere, novas aeditìcare summo studio 10 
curat et tertium genus navium, quod Arbatociam appellabat, confici mandavit, quod ad 
majores bombardas emittendas aptior erat. Rem pecuniariam quantum potuit sine populorum 
invidia et gravamine curat; oratores per totam Italiani ad petenda auxilia dimittit, pronun- 
tians, eo9, qui primum Gallbs in possessionem Italiae induxissent, eosdem primo de domo 
sua ejiciendos, quamvis ipse forsitan vicinitate periculi proximior esset. Soli Fiorentini 15 
constante» in fide fuerunt. Veneti quasi ludi spectatores, expectantes quam sortem fortuna 
tjór rebus daret, medii videbantur, veriti etiam, ut arbitror, 'Romanorum Regem, qui cum Rege 
Francorum foedus recens inierat. Interim Julianus de Ruvere cardinalÌ9 Sancti Petri ad 
Vincula, qui diu se in oppido Ostiae Tyberinae detinuerat, certior per amicos factus imminere 
sibi ab Alexandro Pontitice Maximo vitae periculum, uno aut ad summum altero contentus 20 
socio, quo facilius et tutius per flumen delabi posset, brigantinum, quod forte ea nocte 
Tyberim intraverat, conscendit et per medias triremes Villamarini, quae ipsum quasi obsessum 
servabant, subterlabens, quarto die Savonam pervenit 3 . Ad quem statim profecti Conra- 
dolus et Joanne8, civesque quatuor, officium prò Ludovico et prò Republica praestiterunt. 
Saona discedens citatissimo itinere Avenionem pervenit. Mox a Pontifìce literae veniunt, 25 
mandantes Avenionensibus ut illum hospitio prohiberent, neve deinceps legatum haberent in 

e. 346V nullaque re 'parerent. Eodem tempore a Rege Francorum literae ad eosdem afferuntur, 
excidium urbis comminantes si Pontifici paruissent. Discedens illinc Lugdunum iv calendas 
Julii appulit, incredibili honore exceptus. Interea ad nos venit vir inter Gallos prudens et 
multarum rerum experientia clarus Petrus d'Orfè, magnus Franciae scutifer, pecunias ad 30 
bellum necessarias paraturus '. Is quinque et septuaginta millia aureorum ab Antonio Sauli 
cambio accepit, nullis Antonio suffragantibus, ut mos est in tam magna summa mercatoribus 
facere, et Romae xxv millia ab eodem Antonio etiam cepit, et quia tam grandis summa 
consuevit cambiari, nec tam facile perfici, ita non indigna mihi visa est, quae memoriae 
mandaretur, ut omnes etiam sciant quantum bellicis rebus mercatura conferat. Tres one- 35 



7. Juliam.... Alphonsi B /) £/Mur.; Alphonso BS — 8. quoque om. B S - a q,uo] qui ABS - consensu] 
consensu ab co ABS- coronatur] conantur B — 27. nullaque re] nulloque C CMi'R. — 30. scutifer] scrutifer B 



una lettera " M.co prestantissimo tamquam patri hono- 
" rancio I). Jo. Pontano Regio Secretarlo dignissimo „ 
5 nella quale, con stile umanista assai fiorito, si preseli- 
tavano le condoglianze per la morte del Re Ferdinando 
e si manifestava 11 giubilo per la elevazione del suo 
successore {Littcrar., rcg. 36-1812). 

1 Qui si accenna forse al tributo che Alfonso pagò 
io «1 Papa in conto del padre, che lo aveva sempre negato. 
Cf a L. Pastor, Storia dei Papi dalla fine del V. 1 
trad. di A. Minati. Roma, 192;, rol. Ili, p. 300. 

1 Alfonso fu incoronato addì 8 maggio 1104 dal 
1 ardlnale Juan Borgia: il giorno prima si erano a 
l< bratc le nozze di J offre Borgia con Sani ia. V. PaBTOR, 
.S/. ./.;' l'api. III. j> 3XI. 



3 II Pastor, St. dei l'api, III, pp. 310-11. a (Ter ma 
che Giuliano della Rovere si ritirò in Ostia 11 18 di 
aprile e ne fuggì nella notte precedente il 24 aprile per 
Genova, donde Ludovico il Moro gli rese possibile il 20 
viaggio per la Francia. Egli si recò nella sua sede 
vescovile di Avignone e di là alla corte di Carlo Vili. 

* Il D'Orfè arrivò a Genova negli ultimi giorni 
di aprile o al massimo il 1 maggio, polche il 2 maggio 
il governo avvertiva Napoleone Lomellino, commissario 25 
alle frontiere, che il Re di Francia aveva mandato un 
suo scudiero al Senato ■ per dichiarare li fiorentini 
•inimici del l<c„ ed offrire aiuti per il ricupero dei 
luoghi che erano ^t.itl occupati dal Fiorentini (Rocca- 
TAOLZATA, ìitmoHt, III. |^:>. 30 



|A. 1404] COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIBUS 

rariae naves in l'rovinciam N.-irbonrnsom rnissar ad multi gonoris inni rumenta bellica devohf-n- 

dum, quae llntrlbua et navibui Suvialibui por Rhodanun ad maro uaque 'jain delata erant. < w 
Jam per utramque Riparlati) vulgatun erat clasiem reglaxn Ldibua JulU soluturam; qua die 

etiam classis, quae apud Brltonei et Normannos eoterosquo Oceani popuh^s parata dicebatur, 
5 venturam etiam omnes credebant. Inveniebantur abunde omnia prò ipsa classe in'Htruenda; mu« m« 
solum deerant remi, quorum non modo paucitas erat, sed stimma indigontia. Vicit tamon 
diligentia inopiam, procurante Conradolo. Jani parata orat clastus Ludovici; regia segnius 
incedebat, cum ex Roma nuntiatum est Alphonsum Regom Buam accelerare. Nostri veriti 
id quod erat, ne ad perturbandam quietem nostrani pararetur, nam unicum vidobatur salutare 

10 remedium, si bellum proemi a domo sua in nostra ditione incendisset, cogitare et timere 
coeperunt propter quod Galli plus solito diligentiores erant. Augebatur in dies metus car- 
dinalis Fregosi et Hybleti de Flisco, nam alterum jam ex Roma, flybletum vero e Carpo, 
in quo loco opera Ludovici exulare credebatur, discessisse fama erat '. Qui 'omnia circum- *. sìt* 
spiciens tria millia virorum huc miserat, nosque oculatos esse monuerat. Rex vero totidem 

15 Elvetios jam destinaverat trajecturos in Regnum. Aragonensis classis Neapoli discedens 
Labronam pervenit, inde in Lunae portum commoditate commeatus se recepit, sperans incolas 
studio factionis (nam ex majori parte Fregosae sunt) ad sua vota retrahere. Qui cum nec 
pollicitationibus nec minis flecti possent ut a fide declinarent, ad arma ventum est, et frustra 
tentato oppido omnes se in naves receperunt majori ordine et majori arte denuo tentaturi *. 

20 Vulgatur fama per vicina loca, decurrunt ad mare montani, praesertim ii, qui Guelfae Adur- 
naeque factionis erant. Joannes Ludovicus, etsi adhuc ex morbo, quo graviter laboraverat, 
langueret, Spediam partim lectica partim equo se deferri curavit, ut si necessitas urgeret, 
etiam cum fratre manum consereret 3 . Stabat in anchoris hostilis classis, sola mora' nobis e 34 gr 
infesta. Gallorum duces indecorum existimantes oppida nostra sua causa infestari, eundum 

25 obviam Aragonensibus dicunt; sed flabat per eos dies notus, qui naves impediebat, sed spi- 
rante postea borea, Scutifer naves, Joannes Maria Sanseverinus et Joannes Adurnus triremes 
conscendunt, et altero die in portum Lunae perveniunt. Aragonea classis, quia inferior 
navium magnitudine erat, Labronam rediit. Erant in classe nostra naves septem magnae et 
quatuor gallicae altitudinis laudandae, si ceteras potius quam nostras respicimus, triremes 

30 xx, galeoni duodecim. Duces, laudatis accolis Portus Veneris quod in fide perstitissent et 
viriliter obstitissent, castellum non longe ab oppido passibus plus minusve quadringentis in 
scopulo, qui parumper in regione insulae quam incolae Palmariam nominant in mare decurrit, 
lignis et rudi materia aedificant, ut interiora 1 sinus inspicere apertius possent et venientes e. -.-«i 
hostes bombardis repellere 4 ; relictoque ibi praesidio portum repetunt. Interim Ludovicus, 

35 Aurelianus Dux, qui cum Ludovico Sfortia multa prius de ratione gerendi belli Alexandriae 
simul contulerat, Genuam venit et in ornatissima domo Cardinalis Sancti Petri ad Vincula, 



io. et om. C C/Mur. — n. coeperunt om. BS - propter quod Galli plus solito diligentiores erant om. 
C f/MuR. — 12. alter ABS - Hibleti ABS - Carpi ABS — 20. Vulgata S — 22. urgeret] vigeret C UMvr. 
— 25. flabat] stabat B - naves impediebat, sed om. ABFS V — 25-26. spirante] aspirante ABFSV — 26. 
scrutlfer B — 27. alterum diem C t/MuR. — 30. perstitissent] praestitissent B — 33. sinus inspicere om. B 

5 ' La fuga di Obietto provocò da parte del Duca presso Portovenere, addì 17 luglio 1494, ma non riu- 

di Milano l'ordine (7 luglio 1494) al commissario ed scito. Vedi Marin Sanudo, La spedizione di Carlo Vili 

ai provveditori di Pavia di fare " pingere la sua figura ed. R. Fulin, in Appendice all'Arch. Veneto, Vene- 

"[di Obietto] in zuparello attaccata per uno piede, in zia 1873, voi. I, p. 65, e Manfroni, Storia d. Marina 

"questa nostra cita in loco celeberrimo, cum queste Italiana dalla caduta di Costantinopoli, Roma, 1897, p. 203. 20 
io " parole : Io sono M. Hibieto mancatore de fede „. Il 3 Infatti Obietto Fieschi, fratello di Gian Luigi, 

documento, in Arch. Civico di Pavia, è pubbl. da Ang. era imbarcato sulla flotta aragonese e presto ne avremo 

Badimi Gonfalonieri in Giorn. Ligustico, XV notizia in questa cronaca. 
(1888), p. 317. * Lo scoglio sul quale fu edificata la provvisoria 

* Il Senarega accenna qui, con poca chiarezza, al fortezza è certamente l'isolotto del Tino, prossimo alla 25 

15 tentativo di sbarco effettuato dalla flotta aragonese Palmaria, sulla bocca del golfo della Spezia. 



36 



RARTHOLOMAKI SKNAREGAK 



[A 1494) 



t. Si 

■ 54« 



*■ 349 v 



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quae olim Fregosorum fuit, excipitur ' : et quia magnam vim auri importasse fama fuit, ideo 
classem brevi soluturam omnes sperabant et equites, qui in Regnalo trajiciendi essent, in 
Italiani jam pervenisse, Regemque, Duci Borbonio sororio suo relieta cura Galliae, Alpes 
jam superasse. Adventu Ducis augetur numerus lignorum et quotquot naves inventae sunt, 
conducuntur. Unica tantum oneraria ad merces convehendas retenta est. Sed classis Ara- i 
gonea, cui Federicus Alphonsi frater praeerat, cum 'nihil per 'multos dies tentasset, cognitis 
bis quae de adventu Regis affirmarentur, cum iis copiis quas ex Neapoli devexerat et quas 
in agro pisano conscripserat, ex Labrona, ubi aliquot dies moratus tuerat, in nostrani Ripa- 
riam venit. Erant munita omnia loca Ripariae duplicatis praesidiis: nvssa tela, arma, bom- 
bardae et alia ad victum necessaria, dispositae juxta mare excubiae, moniti qui in promontoriis 1( 
erant signa diligenter facere vel igne si nox esset, vel fumo si diu. In hac expectatione 
quarto nonas Septembris, in ipso solis occasu, conspecti ignes, nuntii appropinquantis classis. 
Tota fere nocte vigilatum urbe est, Gallis, ut mos illis est, timentibus et parum Italis omnibus 
fìdentibus, et occultam aliquam proditionem imaginantibus. Sequenti luce hostes, expositis 
quatuor millibus militum Rapalli, Rechum usque excursionem fecerunt. Nostri magna festi- Il 
natione dio sequenti, vix dum orta luce, levi 'aura ex portu solvunt, jussis terrestribus copiis 
sequi. Classem ducebat Aurelianus Dux cum mille fere Elvetiis; exercitui Antonius Maria 
et Joannes Adurnus praeerant; sed ea die non ultra Rechum progressus exercitus est. Aure- 
lianus vix secundo die penetrare intra sinum Rapalli potuit. Aragonenses, ut in tam subitis 
rebus potuerunt, locum fossa cinxerunt, obicibus, trabibu9 et alia quacumque materia, quae 2( 
forte ad manus fuit. Galli quam maxime poterant classem terrae appropinquabant, ut per 
fundum licebat, ut hostes, quos nullas habere bombardas scirent, ipsi, quibus magnus numerus 
erat, facilius laederent; nam superato colle Rutae, qui medius est inter Reclium et Rapallum, 
duces nostri appropinquabant et per tumulum quemdam litori proximum, paululum declivem, 
castaneis et aliis arboribus densum, descenderant. 'Et erat dies festus natalis Virginis Mariae, 2\ 
cum Elvetii primi proelium tentantes aliquantulum rejiciuntur; sed statim renovata pugna, 
majori impetu in hostes insurgunt. Pugnatur ab utraque parte acriter: est pons medius inter 
vicum et parvam planitiem per quem ex tumulo descensus lìt; is non multo proelio capitur, 
statimque magno clamore vociferatur Joannem Ludovicum Fliscum cum peditibus dc a 
tergo instare. Qua re audita, veriti ne circumvenirentur, in fugam Aragonenses versi sunt et 3( 
proximos montes secuti, sperantes sub Hybleto facilius a montanis posse salvari *. Caesi eo 
proelio sunt ex hostibus plusquam 200, capti plures, in quibus Julius Ursinus, Fregosinus et 
Rolandinus Fregosi. Qui vero silvas et montes petierunt, ab accolis spoliati sunt, et sine 
caede omnes abire permissi. Soli Elvetii 'nemini parcebant. Hybletus peritia locorum et 
magna inter Rapallinos auctoritate, cum fìliis evasit. Fregosinus, qui poterat simul evadere, 3J 
italico timens militi se conlidere, ne in potestatem Ludovici traderetur, quem sibi infensis- 
8Ìmum esse cognosceret, arbitrio Aurelianensis Ducis se commisit. Diripiuntur oppidani a 
barbaris, Joanne Adurno clamante abstinendum a praeda oppidanorum esse, postquam hostes 
abiissent, nec ipsi in culpa essent. Crevitque adeo caedendo barbarorum rabies, ut vix Joan- 



2. trajiciendi] traniricncii B — 3. Italia A fi S — 16. iussis] visis BS — 24. appropinquabant) appropin- 
quabant, sed BS — 25. densum) devium C 6'Mur. — 27. est] et t/'MuR. 



10 



1 II Duca Aureliano è Luigi, duca d'Orleans, il 
futuro Luigi XII, e il cardinale di San Pietro in Vin- 
coli è Giuliano della Rovere, il futuro Giulio II. Luigi 
d'Orleans giunse in Genova verso il 25 luglio, polche 
In quel giorno si elesse una deputazione di cittadini 
per riceverlo e fargli onore durante la sua permanenza 
in Genova (Rocca tagliata, Memorie, III, 452). 

* La battaglia di Rapallo avvenne l'fl settembre 
1494 ed è ricordata più o meno ampiamente da molti 
storici del tempo. Si noti che la dotta aragonese non 



prese parte allo scontro di Rapallo * perchè Don Fe- 
" derigo .... subito che ebbe posto i fanti in terra, si 
"era, per non essere costretto a combattere nel golfo 1: 
"di Rapalle (sic) con l'armata inimica, allargato in alto 
"mare,: Franc. Guicciardini, Storia il' Italia a cura 
di Costantino Panigada, Pari, 19:9, voi. I, p. 70. 

Il Senarega dice chfl i fuggenti si rifugiarono sui 
monti, sperando in Obietto, e ciò perchè la famiglia ■ 
Fieschl aveva grandi aderenze e molta autorità sulle 
popolazioni della Riviera di Levante. 



(A. 1494| 



COMMENTARLA l)K REBUS (iKNUKNSlHUS 



37 



nes necem evitavetìt Armati et inermrs uno modo al> ip.sis liabebantur. LanguenteH qnin- 

quaginta, qui forte eranl In quodam hospicio, in quo mala m habentes recipi lolent, obtrun- 

cati BUnt. Ir'ritavit rlfcra immanitas illorum, non modo ( jeniieimes, ned Ita Ioh omnes, ut BOA 
multimi tunc a seditione' abfuerit. Non minor erat etiam intra urbem indij/natio ex I omini- 
seratione oppidanorum, Ut non animila ad vindictam deesse viderelur, Hcd auctor tiirnultus. 
Adurni fratres, timenles ne arma in urbe, per populares siunta, in rivitate discordi facile 

possent postea deponi, amicos hortari, lenirà plebem. [nterfecti tamen aliquot ex BlvetUe 
sunt; quae res plurimum placando rumori et sedandae indignationis accommodata Inii. De.ve- 
xerant forte Elvetii tres, ex Rapallo, lembunculum, quem in litorc subductum viderant, expe- 
ctantes apud pontem in quo Ugna venduntur, emtorem, cum superveniens navicularius rem 
suam vendi posse negat, eamque sibi restituì petit. Recusanlibus illis et multa non intel- 
lecta a nostris blaterantibus et dicentibus in hac contentione, fit multorum concursus. Vox 
statim edita est in vulgus, Genuenses ab Elvetiis trucidari, lieta potius quam facta. Con- 
clamatum ad arma, 'clausae apothecae, perquisiti per varias institorias tabernas Elvetii sunt 
et eo impetu viginti trucidati. Joannes tumultum non sine magno labore oppressit, qui nisi 
mox extinctus fuisset, inter lugubres annumerari ille dies potuisset. Postero die, conjectis 
plerisque in carcerem, qui arma in eo tumultu sumsissent, de duobus tantum supplicium 
sumtum fuisset, sed Ducis intercessione liberati sunt. Erat Gallica classis in anchoris supra 
portum, in quam multi proceres gallici timentes se receperant. Pacatis omnibus, simul cum 
Duce sequenti die in terram descenderunt, totaque classis portum intravit. Hybletus per 
asperrimos montes vallesque profundissimas et devia saxa fugiens, ter ad ipsam nuditatem 
spoliatus est, ter a montanis veste villica donatus, quarto iterum denudatus, conversus ad 
Rolandinum lìlium: Eundum, inquit, est, fili, 'nobis more -primi farentis, ne sit qui nos s-pe 
praedae amplius insequatur. Et in tanta calamitate risu correptum (ut erat ad omnes fortunae 
casus aequissimi ingenii) ferunt l . Julius Ursinus ad Joannem Ludovicum ductus (nam uterque 
Guelfus) non tamquam ad hostem, sed amicissimum hospitem, ductus est. Rex jam Astam 
pervenerat, ad quem veloces nuntii missi, qui referant Genuae omnia pacata esse 2 . Pro- 
fectus eo etiam est magnus Scutifer, Hercules Dux Ferrariae et Ludovicus, quo animus ejus 
magis contìrmaretur. 

Interea Genuae, in tanti Regis expectatione, multa certatim parabantur; domus plusquam 
centum quinquaginta praecipuo ornatu constitutae, et minores aliae multae tota urbe additae. 
Suppellex varia mutuo data civibus ad id deputatis, prout erat cuique ampia vel angusta 
domi res 3 . 'Primores urbis Regem hospitem habere cupiebant; Auriae domos omnes suas 
exornaverant, tamquam ipsi Regem excepturi essent; hoc idem fecerant Spinuli. Qui, cum 
urbem in spem sui adventus erexisset, tandem non amplius venturum pronuntiat 4 . Parata 



Ml.K. -1.J 

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5. deesse] esse BS — 13. statim otn. B — 14. institorias] institutorias U; intritorias ABS 
multu] eum tumultum BS — 26. Astam] hastam B 



17. eo tu- 



1 L'interessante personalità di Obietto Fieschi fu 
studiata abbastanza ampiamente da Ferd. Gabotto, in 
La storia genovese nelle poesie del Pistoia, Giorn. Li- 
gustico, XV (1888), p. 96 e sgg. 

2 I " nuntii „ precedettero assai probabilmente una 
solenne ambasceria che si deliberò in Genova (18 set- 
tembre 1494) per recarsi ad Asti, ove era giunto il Re 
di Francia. Furono eletti ambasciatori, Luca Spinola, 
Paride Fieschi, Tomaso Giustiniani e Nicolò di Brignale. 
Il 19 settembre gli otto della Provvisione stabilirono 
che gli ambasciatori avessero un seguito di quaranta 
persone fra giovani e servi {Diversor., reg. 151-645). 

3 Già il 15 dicembre 1493, come dicemmo, i pa- 
trizi Anfreone Spinola, Paolo Fieschi, Tomaso Giu- 
stiniani e Augusto de Zerbi avevano avuto l'incarico 



di preparare degna accoglienza agli ambasciatori del 
Re di Francia e la commissione (16 maggio 1494) aveva 
designato varie case per ospitare gli inviati dalla Fran- 30 
eia, ma i proprietari, temendo che venissero deteriorate 
le case e i mobili, avevano voluto che fosse loro assicu- 
rata la rifusione dei danni, e l'ufficio di Balia aveva 
acconsentito {Diversor., reg. 151-645). 

4 Ai quattro cittadini, indicati nella nota prece- 25 
dente, ne furono aggiunti otto per le onoranze al Re che 
doveva giungere a Genova ed essi avevano deciso di 
riparare le strade di Fassolo e del Capo di Faro, che 
conducono a Sampierdarena, ed avevano ottenuto i de- 
nari necessari (io settembre 1494) mediante un prestito 30 
su proventi futuri. Il Governo genovese in una grande 
adunanza, tenuta il 1 settembre 1494, volle dimostrare 



38 BARTHOLOMAEJ SENAREGAE [A. 1494] 

jam cr.it classis prontissima ad omncm jussionem, non tantum aequanda illis, quas majores 

nostri prò Regibus Franciae ad Oriontales expcditioncs fecerunt, srd superior, praesertim si 

numcrum et ^enua navium rcspiciamus. Fuerunt naves onerariae xn, mirabilis magnitudinis, 

4 in quibus cellulae cum praesepibus ad excipiendos equos mille quingen'tos nonaginta sex: 

minorcs, quas barchias appellant, tres et viginti, quingentos et sexaginta: galeoni, novum genus 5 
,.;. navium, \vn, 615; sagitleae xxvi, quingentos octoginta '. Erat praeterea triremis una 'one- 

raria, quae centum portaret equos: triremes triginta, sed in bis nibil praeter remiges et socios 
navales. Regia praeterea triremis, quae major ceteris erat, aurata puppi, tegmine serico ea 
arte extructa, ut erigi deponique facile prò arbitrio posset \ Attulit civitati apparalus iste 
commodum maximum, diversis diversa vendentibus. Qui tamen studia pacis sequebantur, 10 
rem non omnino approbabant, nam mercatura quasi mortua videbatur et finis tanti apparatus 
non facile praevidebatur, quamvis aragonea classis jam villa haberetur. 

Perfectis quae supra dieta sunt, Aurelianus Astam contendit, secumque Fregosinum ducit, 
quem ea tenus non ut captivum, sed familiarem domesticum habuerat, adeo quidem ut fra- 
tribus Adurnis causas suspicionis injecerit. Interim Rex morbillis correptus, vel mutatione 15 

/. ,<>* aeris, 'vel quia id morbi genus commune omnibus fere est, per multos dies se visendum non 
praestitit. Restituto Rege agebatur segnius res belli: angusta enim erat res pecuniaria; quod 
composito a suis fieri credebatur, adducentibus plures diffidi Itates, ut a transitu illum dimo- 
verent. Qui, etsi prosequi iter quod inchoaverat omnino decrevisset, vocatis tamen Galliae 
Principibus, quid agendum esset proponit, sententiamque eorum rogat. Laudaverunt paene 2C 
omnes omittendam esse Neapolitanam expeditionem, asserentes ltaliam Gallis fatalem esse. 
Aderat in eo Consilio Ludovicus, qui reliquorum sententiam impugnavit, affirmans justam 
expeditionem et certam victoriam esse, et indecorum tanto Regi hoc modo regredi. Quid 
ptilas, inquit, o Rcx 1 Alphonsum Aragoncnsem cctcrosquc duces populosque dicturos } si vix te 
fìncs Italiac ingrcssum, ne uno quidem evaginato cnsc, abiissc vidcrint ? ££uid illos, quos in 21 

e 154 r tamtam spem erexisti ? Satius erat te Alpcs numquam transgressum. Venisti ergo soluni 'ut 
redires ? Ad haec Rex: Bene, inquit, sentis Ludovicc. Mihi stai scntcntia Roman om?iino ire 
nisi prohibcar. Et conversus ad effigiem Matris Salvatoris Dei nostri, obtestatus eet se non 
ante pedem retro acturum, quam Urbem intraverit. Quod videntes Galli, omissa penitus 
redeundi mentione, quae belli essent omni cura agere. Jam Papiam pervenerat, cum Joannem 3( 
Galeacium Mariam, Mediolani Uucem, dissenteria graviter laborare invenit. Quem cum visi- 
tasset, ferunt Joannem Galeacium inter amplexus (nam sanguine juncti erant) et lacrymas, 



6. xvn] xvm A - 615] questo numero in cifre arabe trasse in inganno molti amanuensi ; alcuni come B io 

lessero bis-, altri, come /), ilopo avtr scritto bis lo cancellarono; altri lo omisero comi S l Mi r. — S. puppi] 

pupi B; putì .9 — 13. vilis] velia B — 18. credebat CJ/Mur. — 19. iter] inter B — 22. impugnavit] oppugna- 

vit B S — 29. quam] quod B ; quem S — 32. juncti] vincti A : vieti B 

5 ai cittadini la utilità che avrebbe recato la venuta del easionc del passaggio del Kc di Frani ia, per riprendere 

He Carlo Vili in Genova: 1) per la probabilità diri- quelle terre con t'aiuto del Re {/'i-rrsor., regi 151-6.45). 
prendere le terre genovesi, tolte alla Repubblica nella ' Tutti questi numeri posti di seguito producono, 

riviera di Levante (intendi Sarzana e l'ietrasanta); a prima lettura, un senso di confusione. Il Senarega 

2) per il maggiore commercio e quindi le maggiori ha posto, accanto al numero dei vari tipi di nave, il :< 

io ricchezze che avrebbe portato in Genova la Corte del numero dei eavalli che esse contenevano. Ho conaer* 

He di Francia; j) per acquistare la benevolenza di 1 vato il numero in cifre arabiche 615. perchè esso doveva 

stesso (Divtraor. regi 151 645) I! Re, mmc sappiamo, essere così nell'originale, e scritto così male clic alcuni 

non venne a Genova, ma 11 Moro, per mezzo di Gio- amanuensi lo travisarono nella parola bis, o lo soppres- 

vanni Adorno, tenne desta nei Genovesi la speranza di sero senz'altro. Facendo la somma dei cavalli inibar- >C 

15 un prossimo riacquisto delle terre di Lunigiana, per spro- eati, issa raggiunge il numero di 3451. 

narli ad aiutare la spedizione di Carlo Vili. Si creò * L'erigi e il demoni va riferito al tendale di seta 

in Genova (25 settembri' 1 )o.<) un ullìeio di otto citta- che copriva la poppa per difendere dal sole e dalle 

dini per studiare ciò che si poteva fare per Sarzana intemperie. Forse non soltanto il tendale, ma anche 

e l'ietrasanta, ed il 26 settembre fu tenuta una grande la gabbia di legno, sulla quale veniva disteso, poteva 3; 

ao adunanza per chiarire che o> . orreva profittale dell'oc- facilmente triti et deponi. 



|A. i494| COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIBUS 



quae illi ultimae forsilan luerunt, lilios suoa brevi Hcrmonc commendasse. C'urn l'arm.im 
pervenisset, eum exspiranse, non sine veneni suspicione, niinli.'itnm est '. Jaidovn ns, n»-potis 

morte audita, station Mediolanum reversui est, acque Ducern constituit; lumtieque Inaignibui 
ducalibuB omnium consensu, properantem Regem in oppido Villa non longe b Sarzana aliquot 

5 minibus paasuum apprehendit '. Vanii in eodem oppido obviam Petrui Medicee, quarnvi» 

cum Alplionso foedere vinctUl 'essel, Regem veneraturus. Ferunt in eo conventi] statatimi i 

ut Sarzana, l'etra Sancta, et Pisae, in Rcgis potestatem pervenirci^ et tam din pcrmanennt, 
donee Regnum adeptus essel. Venerunt interim ad nos princeps Salernitani^ et Baldaiaar* 
Posteria, ut nos ad bellum contra Florentinos iucitarent, dicentes oppida nostra Sar/.anam Mu*„ 544 

et Petram Sanctam, cum primum in potestatem Regis venissent, ad nos redituras. l'raeibat 
cum parte exercitus, dux marinis egregiua Monpenserius et pleraque Fiorenti norum oppida 
vi ceperat, Fivizanum, Albianum, Capriolam, nec multo post Castrum novum, Falcinellum et 
Nicolam, non multo quidem negotio. Erant in oppido Nicolae ducenti pedites, eo ordine 
dispositi, ut eo praesidio caeteris oppidis vicinis succurri posset 3 . li, pridie quam Rex Sarza- 

5 nam intraret, inscii quid Petrus Medices cum Rege egisset, per clivum quemdam in plani- 
tiem descendebant, ut vicino oppido auxilium praestarent; quos cum Galli vidissent, qui 
Trebiani et Vezzani erant, 'missis repente aliquot equis per fossas, quae in ea planitie sunt, e 355 r 
prius eos praeoccuparunt, quam conspici ab eis potuerint et ad unum omnes obtruncati sunt. 
Haec in Lunensi agebantur, cum Praeses parisiensis, qui et ipse venerat ad nos contra Flo- 

rentinos incitandos, ubi cognovit quae acta essent, Regemque jam Sarzanam et Petram San- 
ctam intrasse, omniaque illi patere, oppidisque praesidia imposuisse, Pisasque contendere, 
statim abiit. Ingressus Rex Pisas, civitatem libertate donavit et ex arcibus duabus, quas 
Fiorentini intra urbem tenebant, alteram suo praesidio munivit, alteram Pisanis tradidit. 
Videns haec Petrus, veritus magnam molem supra caput suum divolvi posse, Florentiam 

5 citatu cursu concessit, acturus super omnia rem pecuniariam, quam ubi impetrare nequivit, 
vehementius dubitare et rei suae omnino diffidere. Rex vero continuato itinere Florentiam 
profectus est, urbemque cum parte exercitus intravit, ex qua pridie Cardinalis et Petrus 
discesserant \ Venerunt eo tempore quatuor ad eum oratores genuenses, juxta civitatis leges 
electi, ceterum primores urbis, 'qui exposita legatione, capto tempore, promissam restitutio- e. 3S sv 



2. eum] unde A B S — 6. vinctus] iunctus A C C/Mur. — 11. marinis om. C UMvr. — 15. inscii] instii A B 
• per clivum] per olivum S; proclivum B — 18. unum] vim ABS 

1 La voce che Ludovico il Moro avesse fatto av- Vili in Italia e perciò nacque in lui il pensiero di 35 
velenare suo nipote appare infondata, come dimostrò liberarsi al più presto del prepotente sovrano, pro- 

J il Magenta e recentemente il Malaguzzi- Valeri, La ponendogli l'impresa di Sarzana e di Pietrasanta e con- 

Corte di Ludovico il Aforo, voi. I, Milano, 1913. fidando che, specialmente Sarzana, avrebbe trattenuto 

Fu probabilmente durante il viaggio da Pavia le armi francesi fino all'autunno inoltrato e così il Re, 

a Parma che il Re di Francia Inviò in dono a Genova disanimato, avrebbe risolto di ritornare oltr'Alpe. In- 30 

" argentea vasa „. Non sapendo ancora quale fortuna vece la vile sottomissione di Piero de' Medici e la ces- 

3 lo aspettava oltre Appennino, egli intendeva di amicarsi sione di quelle fortezze al Re, sconvolsero il piano del 

i Genovesi per una azione comune contro Sarzana e Moro. Cf. A. Segre, Ludovico Sforza e la Repubb. di 
Pietrasanta, che egli doveva supporre avrebbero opposto Venezia dall'autunno I4g4 alla primavera 1495, in Arch. 

resistenza alle sue milizie. Il governo genovese scrisse Stor. Lomb., Serie III, voi. xvm (1902), pp. 384-286. 35 
il 16 ottobre 1494 una lettera al Re con ringraziamenti 3 Nicola è un piccolo paese presso Ortonovo, dl- 

; iperbolici per il dono regale (Litterar., reg. 36-1812). stante 31 chilometri da La Spezia. 

2 II governo genovese inviò tosto le condoglianze 4 Carlo Vili entrò in Pisa addì 8 novembre 1494 
per la morte di Gian Galeazzo e le congratulazioni al e 11 giorno n fu rogato l'atto in cui i Pisani giura- 
Moro per la sua assunzione a Duca di Milano {Litte- rono fedeltà al Re. Addì 17 novembre egli entrava in 40 
rar., reg. 36-1812; 25 ottobre 1494). Diremo subito che, Firenze con magnifico apparato, riferito da Marino 

) nel dicembre di quell'anno, Genova inviò una comitiva Sanudo, of>. cit., p. 133 e sgg. La catastrofe della Si- 
di 16 legati a Milano per prestare fedeltà al nuovo gnoria di Piero de' Medici è descritta vivamente da G. 
Duca (Diversor., reg. 154-648; 6 dicembre 1494). B. Picotti, La giovinezza di Leone X, Milano, 1928, 

Qui è bene ru ordare che Ludovico il Moro aveva cap. IX. Il Cardinalis del testo è Giovanni de' Medici, 45 

ormai compreso l'errore commesso nel chiamare Carlo il futuro Leone X. 



40 



BARTHOLOMAO SENAREGAK 



|A. 1494] 



nem oppidoruni nostrorum petorent. li aliquot diebus frustra instando morati, domum redie- 
runt, donatus militi a Lucas Spi nula, ex oratoribus unus, primus inter Spinulas '. Fiorentini 
quum nostris oratoribus multa humanitatis officia praestitissent, mutuarum discordiarum 
culpam in Laurentium Medicem rejecerunt, inde in Petrum tilium. Addiderunt praeterea, 
oppida nostra, quae ipsi possident, non impeditura quominus ad naturam rediremus; largeque 5 
esculentis poculentisque donarunt. Rex dum conditiones tractat cum novis Rectoribus, et 
titulum Caroli Vili Magni per adulationem potius Florentinorum, quam sua voluntate, as- 
sumit, rumor in populo subortus est, constituisse eum Petrum Medicem restituere; vixque a 
tumultu cessatum. Galli, veriti populi furorem, statim exercitum intra urbem ducunt. Con- 
ventum tamdem cuin Florentinis ut aureos centum quadraginta millia, tripartito per singula 10 
intervalla, persolvant : recuperato vero Regno, oppida, quae in Lunensi Tuscia ante ejus 

<• n«» adventum' possiderent, ipais restiluerentur ; quod Genuensibus ingratum fuit, nam paulo ante 
ipso Sarzana discedente, oppida nostra, quae Fiorentini per vim occupassent, restituturum 
promiserat. Quam rem, cum per Galeatium Sanseverinatem Ludovicus instantissime frustra 
petiisset, ferunt auxisse indignationem cur a Rege animum alienaverit 2 . Senas et Viterbum, 15 

Mix MS cedentibus omnibus, in'travit ; omnia pervia Gallico furori. Pontifex obvios oratores mittit, 
qui illum lenirent. Proponebantur ab eo variae conditiones, quas, ne acrius illum incitarent, 
nec omnino accipiebat Pontifex, nec rejiciebat. Dicebat Pontifex, Ecclesiae urbes, spiritua- 
lemque dignitatem sibi praeservari ; postea se facturum quod Rex cuperet. Et dum nuntii 
crebri hinc atque hinc discurrunt, Fcrdinandus, Calabriae Dux, Alphonsi rìlius, ut nutantem 20 
Pontificem in proposito confirmaret, ex Flaminia, ubi Joannem Franciscum Sanseverinatem 
venientem per multos dies detinuerat, Romam venit, paululumque ibi moratus, non satis 
Pontifici iidens (nam proximus erat Gallorum exercitus), ad tutandum Regnum properat. 

e. 356 v Galli Urbem intrant; 'Pontifex vero se in Molem Adriani recipit. Actum per internuntios 

inter eos est conventum, ut arx Centum Cellarum et Anxuris Regi tradantur et Zizim, magni 25 
Turcarum Regis frater, qui in Vaticano jam longo tempore asservabatur, et Cardinalis Va- 
lentinus, eum quocumque iret sequerentur 3 . Xondum alter alterum viderat, cum in ea via 
quae est in muris et ducit ex Vaticano ad Molem, obvii lìunt. Tunc Rex, ter per spatii 
intervalla fìexo gemi, nudo capite, Pontificem veneratus est, inde propior factus, pedes oscu- 
laturus, procumbens sublevatur, quem Pontifex multis lacrymis excepisse et frontem deoscu- 30 



3. mutuarum] multarum Cf'MuR. — 4. Addiderant C c/Mur. — 6. exculentcr poculcnterque ABS — 
7. Caroli Vili.... Magni A D S — ■ io. per] prò BS — 1 1. pcrsolvantur A B S — 16. omnia 27 — 19. praeservari) 
perscrvari A C t/MvtU - Rex] lex 2? — 22. paulumque C C/MUR. — 25. conventum om. U\ conventum ut arx 
Centum cellarum et Anxuris Regi tradantur et Zizim om. CMi'R. - Zizim] tutti i mss., eccetto I), segnane lacuna 
5 in luogo del nome; questo fu assai probabilmente aggiunto nel ms. D dall'erudito che curo la copia e volle riempire 
la lacuna 27. sequeretur 2? — 28. Tunr) Cum ABS- per| prò A B S 



1 Nell'Ari h. di Stato di Genova, in /.ittcrar., reg. 
36-1812 sono moltissime lettere m questo argomento. 

I Genovesi Insistettero assai a lungo presso il Moro 
IO ed il Re di Francia perchè foss< ro loro restituite l'i - 
trasanta e Sarzana ed inviarono ambascerie sia a Car- 
lo Vili (he al Moro e scrissero e ris. risserò ai loro 
ambasciatori per incitarli a raggiungere lo scopo, ma 
questi ritornarono senza avere ottenuto nulla e spiega- 
15 rono « he il Re non intendeva Inimicarsi con 1 Fiorentini. 

2 È vero quanto dice il Senarega 1 irca l'indigna- 
zione di Ludovico il Moro per la negata restituzione 
di Sarzana ai Genovesi. Questo fatto, id il modo sprez- 
zante con cui era trattato da Carlo Vili ed altre gravi 

20 considerazioni politiche, lo decisero a mutare condotta 
verso il Re di Francia. Per ordine suo la llotta geno- 
vese, sulla quale faceva gran conto Carlo Vili, fu di- 
sarmata e COSÌ il Re Alfonso II, libero da preoccupa- 



zioni per mare, poteva attendere alla difesa terrestre; 
le genti del Moro che in Romagna, unite all'esercito 25 
francese di Gilberto di Montpensier, avevano fronteg- 
giato il Dina di Calabria, furono richiamate in Lom- 
bardia. Cf. A. Segre, op. cit., p. 293. 

3 Zizim è diversamente chiamato da altri autori 
col nomi di G<m Dicm o Zim. L'infelice fratello 30 
del Sultano Baiazet, fuggito dalla Corte turca presso i 
Cavalieri di Rodi e da essi consegnato nel 1482 al Re 
di Francia, indi al Papa Innocenzo Vili, fu tenuto in 
Roma come prezioso ostaggio per ogni tentativo del 
Sultano in danno della Cristianità, perchè gli si sarebbe 35 
potuto sempre opporre Gem, come nuovo Sultano del 
Turchi II Senarega riferisce qui il patto conchiuso il 
15 gennaio 1495 tra Carlo Vili ed il Papa (cf. F. Gre- 
(.ORovius, Storia di Roma nel Afedio lìvo, Roma, 1901, 

IV, p. 5; e Pasto* , .s/. dei /'api, IH, p. 334). 40 



|aa. 1494-14051 COMMENTARLA DE REBUS GENUEN! [Bl 



41 



lasse ferunt '. l'osterò die in t(Miiplo Divi IV.tri, ;i(l .ill.irc majir;, n-m divinarli celrbravil. 

A(]uilani interim, a praefectis Gallorum solliciiati, se medioi Inter utroaqne lutino:; profitentur 
et pleraque oppida, in Brutlia praeaertim, quae Virginio Urtino parebantf partim vi, partiti: 

deditione, in eoruin potestatem devenerunl. Galli maturandum rati, nani liyemH jam jam in 
foribus erat, aggredì Regnimi Btatuunt, Vellitraaque 'perveneranti cura oratorea Ferdinand! 

1 lispaniarum Regis veniunt, petente» ut a Regno Neapolitano abatineret et paten-lur id pei 
leges cognosci. Quod si oblationem recusaret, belluin illis ex nunc indicere. Ad ea Rex: 
Mirar, inquit, ora/orcs, Regem vcstrnm, qui sciai me non inferendi belli eupiditalc, tea recu- 
perandi Regni mei, quod Aragoncnses jam per tot anuos occupatimi dctinc/il, id facete, et 
in Alphomum injustum detentorem /usta arma movere, ncc conveniens esse ut manifestimi rem 
incerto jndicio subjiciam. Persuadereque sibi non posse, Ilispanum Regem, cum quo paulo 
ante pacem et foedus inierat, arma injusta contra eum, rem justam agentem, moturum, et 
tamen utrum velit, accipiat pacem aut bellum, cogniturum tandem ipsum quid justa arma 
possi nt 2 . 



'■ iW 



Anno MCCCCXCV. Erit hic annus nonagesimus quintus supra quadringentesimum mil- 
lenum, varietate multarum rerum et insignibus cladibus propter Gallorum adventum in Italiani, 
memorandus. Apud nos, licet prima arma mota sint, prima etiam Victoria fuit, solique Regem 
vinci 'posse demonstramus, quod facile praesenti commentario cognoscetur. Alphonsus, cum 
hostem potentissimum jam proximum videret, seque ab omnibus destitutum et populis suis 
invisum, ut est semper plebs rerum novarum cupida, turpe consilium, ceterum a multis com- 
probatum, aggreditur, regno se abdicandi et extollendi filium. Sumptis itaque paucis fami- 
liaribus, decimo calendas Februarii, de media nocte, in arcem quam Ovi appellant, trajecit, 
affirmans hoc ita facto datum esse ut, 'vivens, filio regnum traderet. Abeunte Rege, luctus 
in arce ingens adeo subortus est et lacrymarum vis, ut non major in obitu Ferdinandi fuisse 
credatur. Postero die, cum murmur in populo subortum esset Regem abiisse, ut erant cuiusque 
studia, libere verba in populo jactabantur. Tandem, nullo impellente, ad arma concursum 
est, ignaris omnibus inter se quid arma sumta vellent, neutris alteros intelligentibus, ut fit 
in subita et nova re. Ferdinandus, Alphonsi filius, tumultu audito, equo 'per urbem devectus, 
ferrum saepius inclamitans, sedilia nobilium neapolitanorum discurrens, tumultum sedavit. 
Ea die Alphonsus, Regno se abdicans, filium Regem instituit et non aliter quam morituri 
solent, testamentum condidit, et collecto auro et margaritis ad numerum aureorum ccc mil- 
lium, cum paucis, et iis quidem curiae suae ignobilioribus, conscensis triremibus, quinto 
nonas Februarii, in Siciliam trajecit 3 , credens Italiae Principes, proceresque regni, innocenti 
filio et Regi novo, auxilio futuros; qui etsi nihil meruisset, propter quod subsidia expectare 
non poterai, tamen nulli fuisset injurius. Sed non successit consilium, nullis se moventibus 



a. a] cum BS — 3. oppida] opera BS - Ursino] Orsinio BS — 4. potestate devexerunt BS — 7. illi 
extune indicerent C C/Mur. — io. iusta om. BS — 12. rem iustam] iusta B — 13. tamen] tum Cf/MuR. - 
iuxta BS — 16. insignis ABS — 18. demonstravimus C £/Mur. — 33. facto] fato C f/MuR. 



e- S57V 



Mur., 546 



e .358 r 



1 L'incontro avvenne il 16 gennaio mentre il Papa 
usciva dal famoso corridore, che unisce ancora oggi il 
Vaticano con la Mole del Castel S. Angelo, ed il Re 
si trovava nel giardino del Vaticano. Lo raccontano 
11 Burcardo ed il Sanudo citati dal Pastor, op. cit., Ili, 
p. 335 ed il Gregorovius, op. cit., IV, p. 53. 

2 I due ambasciatori spagnoli erano Antonio de 
Fonseca e Giovanni de Albion. Cf. Carlo Cipolla, 
Storia delle Signorie Italiane, in Storia Politica (V Italia, 
Milano, 1881, voi. IV, p. 713, ove è da correggere Vi- 
terbo in Vellttri. 

3 Non esiste grammaticalmente un " quinto nonas 
" februarii „. Il giorno quinto dalle none di febbraio 



corrisponde alle calende di febbraio. O il Senarega 
errò nel calcolo, dando al febbraio la numerazione del 
marzo, oppure l'amanuense scrisse " quinto „ in luogo 
di "tertio,,. La partenza di Alfonso da Castel del- 20 
l'Uovo avvenne infatti il 3 febbraio; lo afferma il Sa- 
nudo, op. cit., 194-5. È da notarsi che il Senarega non 
scrive alcuna aspra parola contro gli Aragonesi di Na- 
poli, che furono così poco benevolmente giudicati da- 
gli storici italiani. Ciò è dovuto probabilmente alla 25 
buona accoglienza che egli aveva avuto, pochi anni 
prima, alla Corte di Napoli quando vi era stato inviato 
in missione dal suo Governo, ed alla cordiale amicizia 
che il Re gli aveva concesso in quella occasione. 



12 BARTHOLOMAI.I SENAREGAE [A. 1495] 



in novi Regia f.ivorem, damnatumque tale consilium a multis fuit. Ferdinandus, ut se Regem 
ostenderet, stipatila maglia procerum caterva, populo pone sequenti, regio vexillo praeeunte, 
urbem circuens, munirìcus et liberalis omnibus, ingressus majus templum, quod Divo Januario 
dicatum est, nudo capite, genu flexo, ad Deum preces toto corde effundebat, ' statimque in 
arcem Novam se recepit et in omni actione se Regcm ostendens, ad exercitum, qui apud 5 
Sanctum Germanum erat, rediit et, quo consistere lutius posset, Capuam profectus est. Defe- 
cerant jam, ut demonstratum est, Aquilani, et Cardinalis Aragonensis Sulmone expulsus fuerat; 
Gallique et Columnenses, partim versus Apuli am, partim per eam viam, quae ad Vulturnum 
amnem, Soram, Venafrumque ducit, iter capiunt, minitabundi, quod Marchio Piscariae cadu- 
ceatores tres, quos Rex per oppida Regni ad petendam passim deditionem dimiserat, necari 10 
laqueo jussisset. Expugnatur eo tempore oppidum Sancti Joannis, munitissimum natura et 
valido praesidio, in quo sexcenli pedites erant delectae juventutis. Ad unum omnes obtruncati 
sunt. Territi ea clade vicini populi, Venafrum statim ad Gallos defecit. Capitur Sanctus 
e. , Germanus et Teanum. 'Neapoli varia colloquia et multorum susurri audiebantur; annona in 

dies carior erat. Ferdinandus, etsi prius videret civitatis periculum, relieto exercitu Capuae, 15 
Neapolim properavit. Aragonensis exercitus, ut primum Regem abiisse vidit, dissolvitur. 
Recepta Capua ab eisdem Ursinis, qui rum Ferdinando militabant, regia gaza diripitur, equi- 
que. Rediens statim Ferdinandus, ubi urbem captam vidit, statim Neapolim revertitur. Ibant 
jam liberi metu caduceatores, cum Aversa cedit. Rex, ut vidit tanto furori resistere se non 
posse, Neapolitanis liberam consulendi eorum rebus potestatem concessit. Ipse vero, cum 20 
patruo et Marcinone Piscariae septingentisque Elvetiis, in arcem Novam se recepit, in qua 
Joanna, llispaniae Regis soror, avia sua, habitare solebat. Carolus haec sentiens, citatis itine- 
Mi».. -47 ribus non longe a Neapoli millibus passuum duobus, in ea domo quam' Alphonsus ad deli- 
cias construxerat, subsedit: biduo ibique moratus, octavo calendas martii, Capunnam arcem 
ingreditur, 'dispositis tota urbe in privatorum domibus armatis, quod novitate rei et insue- 25 
tudine Neapolitanis permolestum fuit. Iudaei statim praedae expositi, et equi regii, quorum 
magnus numerus erat. Videres passim per vias nuptas, virgines, pueros, a militibus trahi et 
expoliari, et mares Judaeos in conspectu suorum jugulari. Multi tamen in cloacis delitescen- 
tes impetum evitarunt. llabet enim ea civitas meatus subterraneos plures, per quos alias 
captam ab hostibus fuisse fama est. Nolani statim oratores mittunt imperata facturi. Ursini 30 
cum Gallis res suas componunt. Oppugnari coepta est arx Nova; dejectae primo murorum 
pinnae tanta arte, ut non dirui, sed cominus gladio rescindi, viderentur. Mox ubi propugna- 
rla dejecta sunt, ut consistere in muris nemo jam posset, Galli propius accedentes, diem 
pugnae proposuerunt. Dissidentibus, ut lìt sine certo duce, qui praesidio arcis relieti fue- 
rant (nam Ferdinandus et Joanna in arcem Ovi se reduxerant) pactis conditionibus 'arx tra- 35 
ditur. Obtruncati primo ingressu aliquot Ilispani et Elvetii l . Mox ad aliam Pisa-Falconem 
conversi, eam capiunt, nam turris Sancti Vincentii, quae in mari est, prius gallicum praesi- 
dium receperat. Federicus Aragoneus, qui in insulam Aenariam, cum aliis regiae stirpis 
confugerat, a Carolo vocatur hortaturque eum, cum amissum Regnum videat, nepoti suadeat 
ut conditiones quas ei daturus sit, non recuset, nam et ipsi et novercae extra Regnum tam 40 
large daturum affirmavit, ut regio more vitam ducere possint; Ferdinando vero virginem 



1. consilium] contlllum nullis se moventibus B — 5. recipit C Mur. — 9. amnem, Soram) Anvcrsam B; 
anive soram S\ aniversoram A: Anivem Soram FV — 11. iussisset] visissct B — 14. Neapolis ABS — 
19. Avcrsn] Anversa // — 2S. tamen] tum Cì/Mur. — 38. in insulam Aenariam] insula enaria ABS; in 
insulam.... Evariam C f/MuR. — 39. rum] ut B S — 41. possit B S 

5 ' La fortezza di Castelnuovo si arrese il 7 marzo quali finirono col eombattersi fra loro e col cedere la 

1495. Il Senarega accenna al fatto 1 he il Marchese di fortezza ai Francesi. Cf. CIPOLLA, St. delle Signorie, 
l'escara difesi (previamente la fortezza nei primi giorni pp. 716-717. La notevole abbondanza di notizie, in 

ed alle proposte <n reta teppe dare una risposta degna questi narrazione, rivela l'afl-ttuoso Interesse del Cro- 

di un ^ran > spltano, ma poco dopo lasciò il casti Ilo nlsts ]>er le sorti ilei Regno e specialmente per Napoli, 15 
10 affidandone la difeoa ai mercenari spagnoli e svizzeri, i che dimostra ili conoscere assai bene Ved. p. 41, n. 3. 



|A. 1405| 



COMMENTARIA DE REBUS <;hNnhNSlW rs 









regiae st irpìa in tnatrimonium collocaturumi oppldaque in Gallili pleraque< Federicus, cum 
niliil l'orum, quae oblata fuistentj curaiseti rodiit. Dejicitur statini turrisPisi Falconi t\ 
nutrì pars, quae obi e regione ipsius usque ad ipsam rupem. Arci praeerat A.ntonellus Piz» 
/ullus, civis neapolitanus probatae fidei, qui ubi resistere non poste vidit, i<-rtio calendas 
5 Martii, Aenariam navigati Ajx Cajetae statina expugnatur 1 . Cardinalii Fregosus et Ilybletus 
l'Tiscus, qui 'naves consconderant, fide ab Etege impetrata, descenduni et i Lementer s Etege 

suaeepti, ut qui praeviderat eorum operani rebus snis aliquando usui t uturam *. Carolus vi.v 
urbem ingressus, populia de aolito tributo aureoa CCLXXX1 millia remisit, plerisque irnmu- 
nitatcni largitus eat. Nummos argenteOS ad instar nummi aurei, quem scutum appellanti cudi 

li» et in ipsis haec verba inscribi: Christus vinc.it, Chrisius regnai % Christus imperai, jubet 3 . 

l)um haec Neapoli aguntur, Apuliam, Calabriam, Brutios, reli([uas(pje paene omnea Regni 
provinciaa Galli subegerant. Supererat tantum insula Aenaria, Mantea, Tropaea, arx Scilii, 
Gallipolis, Brundusium, arx Barii. Dum Carolus conlìrmandi.s noviter parti regni negotiis 
intentus est, Fiorentini sublatas sibi Piaas moleste ferentes, bellum ipsis movent, arbitrantes 

15 implicitum Regem aliis curis auxilia non praestiturum, vel saltem conniventibus oculis 'spe- e, ^ir 
ctaturuni, donec promissam ab eis pecuniam excerpserit \ A quibus cum plura oppida, partim 
vi, partim metu, Fiorentini cepissent, ita ut propriis viribus tueri libertatem non posse crede- 
rent, oratores' ad nostrum Senatum miserunt, ut renascenti eorum Reipublicae compati vel- mu*., 548 
lemus. li benigne excepti, dato Senatu, in haec verba locuti sunt. tt Si prò dignitate hujus 
* vestri Senatus, nostraque necessitate, prò qua ad vos venimus, Palres optimi, verba non 
tt fecerimus, hoc tantum diutinae servituti, in quam Fiorentini misere crudeliterque habue- 
a runt, referetis. Longa desuetudo efficit ut quomodo cum amplissimis viris, quales vos estis, 
tt loqui oporteat, omnino [de]didicerimus. Noster enim sermo, nostraeque Reipublicae actiones, 
" nisi cum plebeis de solvendo tributo, de colendo agro fuit. Et utinam agros nobis reli- 
■ quissent. Erant cogitationes nostrae, quomodo gravissima crebraque onera penderemus, 
14 ne duros carceres subire cogeremur. Timemus adhuc memoria 'nuper abjectae servitutis. c.&tv 
a Tgnoscite nobis, Senatores gravissimi ; nostra necessitas, etiam si nihil dicat, loquatur. Re- 
" spiramus cum vos videmus. Eramus modo in vinculis, nunc liberi; eramus quasi mortui, 
8 nunc vestra spe vivimus. Recordatus optimus maximus Deus misericordiae suae, libertatem 

30 " nobis misit de Coelo. Eam nobis dedit Carolus Rex, qui ut eam nobis ipsis servaremus dixit. 



20 



25 






3. praeerat] praeterea praeerat C f/MuR. — 3-4. Pizulus C UMur.', Pisulus A — 5. Aenariam] Evariam 
ABCSUMvr. — 12. Manthea A; Matthaea C UMur. — 17. viribus] iuribus B — 11. Fiorentini] nos Fioren- 
tini C C/Mur. — 22. referetur C ì/Mur. - quales] quare B ; quale S — 27. loquitur C UMur. 



1 La rocca di Gaeta fu presa dai Francesi nel 
5 giorno io marzo 1495» 

2 L'ospitalità di Carlo Vili a Paolo Fregoso e ad 
Obietto Fieschi, seguaci fino allora degli Aragonesi e 
nemici di Ludovico il Moro, dimostra l'abilità della 
diplomazia francese, la quale del resto si era già mani- 
io festata, quando nei primi di febbraio (1495) Carlo Vili, 

per saggiare la fede del nicchiante alleato, aveva man- 
dato al Moro l'ordine di armare in Genova sedici galee 
al suo servizio, oltre alle dodici che il Moro doveva 
tenergli pronte per patto d'alleanza. Il Moro gli ri- 

15 spose che mandasse i denari necessari all'armamento e 
le galee sarebbero a sua disposizione, ma intanto ve- 
niva a sapere che Carlo VIII aveva detto a Velletri 
(29 gennaio 1495) a * aver e fermo proposito di impa- 
dronirsi anche di Genova, per rendere più facili e di- 

20 rette le comunh azioni tra la Francia ed il Reame di 
Napoli, e saputo ciò, benché i banchieri Sauli di Genova 
tenessero in cassa scudi 40.000 a disposizione dei Re 
per l'armamento delle galee, il Moro fece impedire dai 



Genovesi ogni preparativo a vantaggio dell'invasore. 
Cf. A. Segre, Ludovico Sforza e la Repubbl. di Venezia 25 
ecc., in Ardi. Stor . Lomb., Serie III, voi. xx (1903), 
pp. 82 101, 103, 104, 378. 

3 Cf. Fusco, Intorno alle zecche ed alle monete bat- 
tute nel reame di Xafoli da Re Carlo Vili, Napoli, 1846. 

4 Nel febbraio 1495 si era presentato a Firenze 30 
il nuovo cardinale di S. Malo, Gugl. Briconnet, per 
chiedere a nome del suo Re, Carlo Vili, la consegna 

di 70 mila ducati, che Firenze doveva ancora pagare 
sulla somma pattuita durante la dimora di Carlo Vili 
in Firenze. La Signoria, sperando che il Re avrebbe 35 
effettuato la pronta restituzione di Pisa, pagò al Bri- 
connet 40 mila ducati e mandò una ambasceria a Na- 
poli per affrettare la decisione regia, ma intanto, già 
dal gennaio, essa aveva le sue milizie in campo contro 
i Pisani ed aveva già occupato gran parte del contado 40 
pisano. Cf. Guicciardini, St. d? Italia, ed. cit., p. 121; 
Sanudo, of. cit., pp. 2 11- 12 e II. Fr. Uelaborde, Vexpe- 
dition de Charles Vili en Italie, Paris, 1888, p. 586 e sgg. 



44 



BARTIIOLOMAKI SENAREGAE 



[A. 1495] 



• Non possumus soli: debiles sumus; vix spiritum ducimus. Unica nobis spes est de vobis. 

■ Yestra opera et vivere et mori possumus. Misercmini conditionis nostrae. Si nobis atìueritis, 
" < i\ itas illa vostra erit, et nostrani libertatem, a Rege clemcntissimo acceptam, vobis referemus 
" et si nobis eam servaveritis, tamquam vestri milites, communibus odiis, illos prosequemur. 

1 Quod si forsitan assequi id a vobis non possemus, ipsi, Saguntinorum more, in nosmctipsos 5 
1 sieviemus, et hostium crudelitatem exsuperabimus; uxores, 'filios propria manu obtrunc abimus; 

■ domos, tempia incendemus et tandem corpora nostra rum ardenti patria comburi sinemus, ne 

■ hostis saeviendi in nos potestatem habeat „ '. His dictis, in lacrymas desierunt. Commovit 
oratio audientes et, nulla arte prolata, ad misericordiam omnes concitavit. Dimissis legatis et 
bono animo jussis esse, creati octo cives, in quibua Joannes Baptista Grimaldus, vir prudens IO 
et de Republica nostra multipliciter benemeritus, hac potissimum in re, quod a studiis factio- 
num, quibus nostra urbs multipliciter agitatur, alienus semper inventus est, ut in omni actione, 
sive publica, sive privata, discerni non potuerit in quam potissimum partem declinaverit. 
Illud etiam omittendum non est, quod solus nostris temporibus, relictis privatis actionibus, 
totum se ad Rempublicam contulerit, magni ingenii, gravissimi consilii, multa rerum publi- 15 
carum experientia. Data sunt Pisanis arma, sagittae, lanceae, clypei et pleraque alia bello 

iv necessaria, quae' domum delata et in publicum exposita animos illos auxit et eos ad tuendam 
libertatem confìrmavit. Missus eo est Alexander Nigronus cum pecuniis, mandatumque po- 
pulis, qui in iinibus sunt, si repentinum periculum Pisanis ingruat, arma in eorum auxilium 
sumant, quod saepius ab Alexandro requisiti fecerunt. Sed hostes equitatu superiorea erant, 20 
ex agrisque segetes in oppida fugientes ineludebant, quae inde, vel vi, vel deditione, in eorum 
potestatem deveniebant. Re ad Magistratum Pisanum (nam juxta morem nostrum cives de- 
mir putati erant) 2 'delata, Pisanam Rempublicam ducentis equitibus gravis armaturae et totidem 

levioribus, octingentisque peditibus, tueri posse aflìrmabatur. Ilaec Principi delata, arnicae 
genti ferri auxilia non modo lauda vit, sed aureorum viginti millia se dissoluturum recepit. 25 
A Magistratu Sancti Georgii pars nostra decreta. Jam electi qui a Senensibus et Lucensibus, 
<■ jójr communibus hostibus Florentinorum, portionem suam peterent, 'cum cognitum est ardorem 
illum Ludovici defervescere, qui postea a nobis solicitatus, respondit vereri ne Regem subve- 
niendo offenderet 3 . Augebat eodem tempore civium animos cura oppidorum nostrorum, quae 
FlorentinÌ8 restituì debere jactabantur, et nobis praeterquam verba Galli darent. Lrat per id 30 
tempus Genuae gallus quidam, Primodeus nomine, vir equidem bonus, qui cum desiderium 
urbis cognovisset, operam suam apud Regem ultro obtulit, posse Genuensium animos per- 
petuo nexu ligari, si agat de oppidis nostris, quod toties nuntiis et literis se facturum dixit, 
aureos xlvi millia, quod prius Praesidi parisiensi promiserant, sine mora persoluturos. Sed 
vana omnia fuerunt. Jactari interim, incertis auctoribus, quaedam de novo toedere Italiae 35 
visa sunt, quae veracioribus postea testimoniis comprobata sunt. Galli, vel quia ita neces- 
sitas urgeret, vel ut hoc experimento probarent, an vera essent quae de novo foedere per 



i. vix om. li - spiratum C (Min. — 7. patria] pira C f/MUR. — S. desilicrunt C— 15. ad om. ABS — 
17 illis Ct/MuR. — 19. Plaania om. B — 21. scgetcs om. C 1/ÌS.U*. — 2;,. gravac B — 25. se om. A BS — 
28. qui] quia B S — 29. nostrorum om. .S — 30. darcnt| dabant C ( "SliR. — 34. persolutos C f'MuR. — vi- 
quaedam de] quae dandac A B S -- 36. testimoniis A C (Mur. — 37. quae] qui B - per] vel B 



5 ' Questa orazione, t osi vibrante di accorato amor 

patrio, i da paragonare a quella ehe Hern. Lolo pisano 
tenne dinanzi a Carlo Vili e agli ambasi iatori fioren- 
tini, a Noma, riferita dal Guicciardini, Si, <V Balia. 
Lib. 2, cap. I, p. 118. 
in I II Senarega ricorda qui l'usanza genovese di 

deputare per o^ni affare importante una apposita com- 
missione che assumeva l'andamento dell'affare e non si 
scioglieva finché esso non < ra risolto. 

' U Sajtddo nella Sfidino»* di Cario j -•'///, p. 224, 
sposi il iluhbio che i 12 mila durati, mandati ai Pisani 



dai Genovesi, fossero in realtà inviati dal Duca di 
Milano; Il Senarega invece lascia capire che il Moro 
promise denari, ma non li diede, li diede in misura 
minore della promessa. In Roccataguata, èdomorio, 
voi. Ili, e questo cenno in data 31 aprile 1495: "Si 20 
" scrivono lettere alli 16 ambasciatori che sono a Mi- 
•• lano e pire che il Duca avesse detto che nel nego- 
" zio di Pisa non si procedesse tanto con le vele piene „. 
Circa le indicazioni cronologiche del Roei stagliata è 
bene non fidarti ciecamente. Qui e dubbio se debba 
leggersi aprile, o piuttosto febbraio, o marzo. 



»s 



|A. 14051 COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIBUS 45 



vulnus ' dlcerentur, naves triremeaquc novo stipendio, ad conlirmandiiin mip<-r pattuii) regnimi, 

conducere velie affirmant. Quod cum per maximal potiut dlfficultatei quam aperta negatione 

assequi neqnivissent, corpora triremiuin, quae apud iioh essenti tradi petierunt '. 

Dum ista agerentur, (»()() pedites ad urbis praesidium m'issi fuere. Statini, tertio nonas 
5 Aprilis, foedus inter Summum Pontilìcem, Romanorum et I lispaniarum Rcges, Veneto» et 
Mediolani Ducem, ad mutuam Slatinili) delensionem et Cliristianae Rcipuhlicac sahilem, nun- 
tiatur; nani sub bis verbis publicatum est. Triduanae ob id decretar §uppli< ationes et ple- 
raque laetitiae signa*. Galli haec videntea abierunt, trireme» auaa negati iniquo animo feren- 
tes. Statini instruitur classis magnarono navium quatuor et xn triremium, nam Galli aliquot 

10 instructas habebant. Erant apud nos omnia piena expcctationis, quid tam potentissimorum 

Principum colligatio vellet. Ludovicus magis atque magis videns exercitum sub' Aureliano e ,', 4 , 
duce crescere, timere coepit, ne occupatis militibus in agro Piacentino, quos Carolo redeunti 
obvios miserat, in terga rueret. Novaria interim per proditionem in Aurelianam potestatem 
pervenit. Factis in agrum Viglevanensem excursionibus, intra moenia Novariae compelluntur 

15 redire. Carolus ne includi in eo quasi angulo pateretur, xnr calendis Junii, Neapoli disce- 
dens Romani venit, biduoque ibi moratus est 3 . Pontifex vero in Urbem-Veterem jam con- 
cesserat. Timebant omnes adventum ejus, sed in primis Fiorentini, quod Pisanos, ipso invito, 
magnis cladibus affecissent. Propter quod is veritus ne forsitan sibi portae clauderentur, 
omissa Florentia, Pisas concessit. Inteiea Mediolani Dux copias omnes in agrum Placenti- 

20 num ducit, ut advenientibus Gallis obsisteret, castraque juxta oppidum Fornovum, quod est 
in ripa Tari amnis, metatur. Praeerant Venetorum copiis medii . . . . et Marchio Mantuae;' 
Joannes Fran'ciscus Sanseverinas Mediolanensium. Et jam pervenerat Sarzanam Rex, in M c UR Jd '* 
quo loco fama est varia de transitu suo habuisse Consilia. Suadebant nonnulli, praesertim 
exules Fregosi, ut per oram nostram transitum faceret; Adurnos fratres, viso Rege, urbem 

25 tradituros. Sed terrebat eum soli sterilitas, pabulique inopia, viarumque asperitas. Tandem 
per Pontremulum et Bracellum iter faciendum dixit, commoditate transitus, et ne metu de 
recto itinere et diversos calles saxaque retrocedere videretur. Paratis igitur magna difficultate 
cibariis, collectaque militia in agro Lunensi, Philippum de Sabaudia avunculum, Cardinalem 
Sancti Petri ad Vincula et Fregosum, Hybletumque Fliscum, spe, et studio factionis Fregosae, 

30 et auctoritate sua, cives Regi cessuros, cum equitibus circiter et peditibus vin millibus prae- 
mittit, qui Genuam venirent \ Ipse per Pontremulum tendit. Proscribuntur ob id multi 



i. partum] paratum C £/Mur. — 2. negatione] negotiatione AD; navigatione C ì/Mur. — 3. assequi] exequi 

B S - tradi] tardi Mur. — 4. fuere] venerunt A C [/Mur. — 5. Summum Pontificem, Romanorum] Papam B — 

13. Aurelianensis CD d/MuR. — 15. angulus B — 17. adventu B — 18. is veritus 0»». AB S - ne forsitan] ne 

i Ili forsitan ABS - sibi om. ABS - clauderentur] aperirentur ABS — 21. Tarii B S UMvr. - medii om. 

5 BCFSUVSIvr. - et om. C [/Mur. — 22. Mediolanensibus C [/Mur. — 30. cesuros BS 

1 Circa queste trattative vedasi quanto si scrisse vius, loc. cit. : "da questa alleanza ebbe principio la 
a p. 43, nota 2. "storia della moderna Europa „. 

2 Se il Senarega non commise errori nel tradurre 3 Carlo Vili partì il 20 maggio da Napoli, entrò 

la data nella forma latina, la dichiarazione della alleanza in Roma il 1 giugno, ne ripartì il 3 giugno; il Papa 25 

io avvenne il 3 aprile 1495. La lega fu stipulata in Ve- era già fuggito ad Orvieto, donde partì il 5 giugno 

nezia il 31 marzo 1495; la pubblicazione di essa fu per Perugia. 

stabilita per il 12 aprile, ma già il 1 aprile essa era 4 II Re Carlo Vili aveva sempre pensato al pos- 
comunicata al legato francese a Venezia, il 5 aprile sesso di Genova durante il suo viaggio in Italia. Già 
allo stesso Carlo Vili dagli oratori veneziani in Napoli, a Velletri, come dicemmo, aveva dichiarato che Genova 30 
15 il 7 da Alessandro VI ai signori di Romagna. Cf. Ci- gli era necessaria per rendere più facili e dirette le 
polla, St. d. Signorie, p. 720 ; Gregorovius, St. di Roma comunicazioni tra la Francia ed il Reame di Napoli; 
nel M. Evo, IV, p. 56; Pastor, St. dei Papi, III, p. 341. Filippo di Commynes aveva affermato a Venezia (30 
Il Cipolla, loc. cit., nota che questo trattato ha im- marzo), mentre fervevano le intese per la Lega italiana 
mensa importanza perchè, sostituendo l'equilibrio euro- contro il Re di Francia, che, appena essa fosse con- 35 
20 peo all'equilibrio italiano, segnò in politica la fine del elusa, il suo Re avrebbe tolta Genova al Duca di Mi- 
medio evo e l'esordio dell'età moderna; il Gregoro- lano, perchè essa era l'unica via che permettesse ai 



16 BARTHOLOMAEI SENAREGAE [A. 1495 

n> Fregosae' factionis et jussi cavere ut, unius horae spatio, quisque ad loca exilii statuta pro- 
permret Mittitur Bernardini^ Adurnus cum pcditibus quingentis, qui populos Orientalis Ri- 
parine remotiores in fide retineret. Xam de defferendis oppidis ultra l'etram Colicem positis, 
jam inter duces belli senno habitus fuerat, judicantes in eo saltu, natura loci munitissimo, hosti 
facilius posse resistere. Trepidante tunc civitate, anxiae ex Chio Peraque literae allatae sunt 5 
Turcarum Re^em validissimam parare classem. Res ad olhciales primum Chii, inde ad numc- 
rosum civium concilium delata est. Decretum subsidia ocvus mitti debere. Conductae naves 

■ 

tres magnae et minores, eo Consilio, ut si locus forsitan esset obsessus, exponi iacilius cum 
mmoribus subsidia possent et eadem scopulis impingi. Distributa civibus prò re acceleranda, 

e &sv ut quisque erat aptior, munia; vis ingens rerum bellicarum,' et conimeatus imposita. Prae- 10 
licitur huic rei Thomas Justinianus, vir intrepidi animi et ad quaeque pericula promti, reique 
hcllicae longo navali usu penitus non ignari. Additi turmae navali viri trecenti delectae 
juventutis, plures enim in tanta temporis angustia haberi non potuerunt; descripti et alii, qui 
jam Spediam pervenerant. Qui, aut studio partium, aut quia adventante Rege molestissimum 
erat longius domo abesse, restiterunt, inter fugitivos habiti sunti Sed magna celeritate et 15 
civium ardore omnia agebantur, ut facile perspici posset, si communi consensu res agerentur, 
ardorem illum antiquum promptitudinemque animi, hoc tempore non omnino extinctum. De- 
cimo die quo instrui coepta est, solvit classis, quae, secunda usa navigatione, insulam hostibus 
vacuam et omni metu liberam invenit. Turchus enim, Venetorum suasionibus solicitatus, ubi 
vidit nos a pracstandis Regi Francorum auxiliis destitisse, ipse a classe destitit. 20 

e. jó> > Vix naves nostrae discesserant cum cadureator regius' ad nos venit : Galli eum Regem 

armorum appellant) referens decrevisse Carolum quatuor oratores ad nos mittere, qui cum 
Antianis et Magistratu Sancti Georgii de rebus magnis ad commodum Reipublicae agant; 
futurum enim ut nobis non solum oppida nostra Lunensis agri restituantur, sed ex celebri 
celeberrimam nostrani urbem inter Italos facturum; nobis nihil opus esse armis, nihil ab 25 
mor.. 55: amico Rege timendum. Responsum est ut quotquot vellet oratores mitteret, 'modo comitatus 



1-:. properaret] perperarct B — 3. derl'erciulis om. C C/MuR. 4. hulieantibus C 6'Mlk. 17. illi antiqui B 
— 18. classis om. B ò 

Francesi il ritorno in patria. Gian Frane, di Sanseve- gamente dell'imminente conflitto con i Francesi, Glo- 
rino, conte di Caiazzo, aveva scritto da Roma, verso vanni Adorno, giunto la sera prima in incognito da 30 
S la metà d'aprile, che il Re Carlo Vili era deciso ad Genova, espose il convincimento che Carlo Vili avrebbe 
occupare Genova per le ragioni sopra riferite e clic forzato il passo verso Genova, dette notizia dell'arma- 
avrebbe allettato i Genovesi alla ribellione al Moro, mento di quattro navi, chiese rinforzi. Il Moro pro- 
promettendo la cessione di Sarzana e Pietrasanta; è mise e mandò, ma concentrò il grosso dell'esercito nel 
facile immaginare quali fossero le ansie e le premure Parmigiano, a mezza strada fra la Riviera e Bologna, 35 

io dello Sforza e della Lega per mantenere fedele la Su- pensando che ivi tosse la migliore base d'operazione, 

perba, sempre così instabile per le sue fazioni. Nel perchè da qual punto egli avrebbe potuto difendere 

maggio 1495 Venezia consentiva a pagare le spese per anche la Riviera (Cf. Arturo Segre, /prodromi della 

l'armamento di quattro galee a difesa del porto di Gè- ritirata di Carlo \'III da Xapoli, in Arch. Stor. 

nova, contro probabili incursioni francesi, ed avvici- Ital., Serie V, tomo XXXIII (1904), pp. 336, 349, 356- 40 

15 nandosi il giorno della partenza di Carlo VIII da Na- 337; tomo XWIV, pp. 5 n., 33, 356, 391). Il Senarega 

poli verso l'Italia superiore, raccomandava specialmente espone le cause per le quali Carlo Vili rinunciò a 

al Moro (iS maggio) di essere oculatissimo " ad tutellam marciare con tutto l'esercito verso Genova. Tuttavia 

"et conservationem Genuae . . . . ut de ea non sit du- parte delle forze francesi, come dice il Cronista, furono 

" bitandum „. Pi rsino \\\\ ambasciatore del Re cattolico, mandate contro la Superba per distrarre 11 nemico, per 45 

20 mandato a Milano in quel giorni, raccomandava la vi- alleviare le difficoltà di approvvigionamento dei viveri 

gilanza su Genova insidiata dai Francesi e prometteva, e per tentare una conquista tanto desiderata. Marcia- 

a nome del suoi Sovrani, l'invio a Genova di un gen- rono contro Genova i peggiori nemici degli Sforza e 

tiluomo per 1 onservare la città nella fvdv sfor/esca. degli Adorno: Filippo di Savoia, signore di Bressa (11 

II Duca di Milano non aveva corto bisogno di futuro Duca Filippo II 1496-97), il cardinale Giuliano 50 

2- Incitamenti per prc-TVedere alla salvezza della Sua Gè- della Rovere, il cardinale Paolo Fregoso ed Obietto 

nova. Ina lettera del 1. ■ Gli ->1 l^'g- di Fle<=chi. l'in. 1 ommynis, ìiémtirti, Paris, 1 88 1 . lib. 

Venezia riferisce che lo un consiglio segreto, tenuto il Vili, cnp. xxii, p. 670. aggiunge i nomi di Giovanni 

19 maggio nella Corte di Milano, In cui si parlò lun Poliginie, signore di Beaumont. ed Ugo d'Amboise. 



[A. 14051 COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIBUS M 



coTum quinquagenarium numerimi non excederet, nec quisquam Genuenilf eiMt'i oblatae 

triremes nel evitanda viarum iiu ominoda, d<>natiis<|iie .<• i i« .1 veste dimittitur. Vix manditi 

retulerat, cum Antonina Maria Fliscus Terbianum occupai, inde, tubeequentibui alili, qui 
Sarzanae de exercitu regio remanierant, pulaii Bernardino Adurno et Juliano Magnerrio, 

5 Arculam et utrumque Vesanum occupati Qui saltimi Pctrae Colicil Mrvabant, IiÌh auditis, 

terga 'vertunt. Invaait metus Adurnos et Spinulas; inetabat potentiuimua lioitii; terrebat • r«» 
numerila hominum, civitaa factioaa, desperatio auxilii. Sed super omnia urgebat fratrea * con- 
tinua molestia eorum, qui laudabant ut, aliorum exemplo, forlunam Bequerenturj postquam 
his viribus regiae potentiae resiatere non poasent, numquam iniidelitatia eoa poa8e arguì, 

ai lìdem ad extrema usque aervaasent; quod si foraitan Fregoaos hoales timercnt, adverterent, 
ai semel ingrediendae urbia facultas Regi forct, tunc de ipsia et eorum amicia actum eaaet; 
cogitent inauper caedea eorum, qui auae factionis aunt, si Galli, admixti montanis, domini 
rerum fìant; insuper habere domestica exempla, Prosperum Adurnum, qui, ut Ferdinando 
Regi lìdem operamque promiaaam ad ultimum servasset, patria pulsum esse, non sine vitae 

5 periculo: inde Ime et illue errabundum, 'tentato frustra reditu, extra patriam mortuum. vSed <-. 
probatae iìdei fratres, rejectis amicorum auasionibus, pulchrum existimantea etiam cum vitae 
periculo fortunarumque suarum, Jidem servare, praestiterunt, et arma cum Spinulis majore 
quam ante animo misceri, agere omnia viriliter, amicos hortari et quae ad resiatendum opus 
essent viriliter tractare 3 . Conradolus, etsi in magno discrimine rem agi videret, nullis editis 

pavoris indiciis, munia Principia sui constanter curabat. Erant ì Ili affatim pecuniae ad omnea 
casus necessariae; liberaliter atipendia militibus persolvebat et diurnis nocturnisque laboribus 
indesinenter aderat, ut omnes eum admirarentur, faterenturque non minorem esse in pace 
suam prudentiam, quam in armis constantiam 4 . Incedebant, qui erant Adurnae factionis, in- 
tegras noctes per urbem armati; idem faciebant Spinulae, 'creditumque est ad decem millia e. ìó 7 v 

5 hominum arma sumsisse, Fregosis domi se continentibus. In hoc rerum statu, cum multae 
Italiae civitates, vel vi, vel sponte, Regi cessissent, magnique momenti omnes esse arbitrarentur 
si Genua sub Duce Mediolani in fide persisteret, a Pontifice, Romanorum Rege, Venetisque 
crebro ad nos literae ibant, hortantes, advenisse tempus quo nomen Genuensium, si ita vo- 
luerimua, toto orbe celebretur. A Principe nostro, non quales solent majores inferioribus, 



i. Genuensiuir. B S — 7. urgebat] vergebat B — 17. et arma cum Spinulis] di qui sino alla fine del periodo 
Ct/MuR. hanno questa lezione: et cum Spinulis maiore quam ante animo iungi, agere omnia viriliter ac tractare. 
V'è probabilmente un salto fra il primo ed il secondo viriliter — 18. misceri] miseri BAI; misseri S- resistendum] 
restituendum D 

1 La diplomazia francese tentava dunque di al- gnate nei mesi di giugno e di luglio molte spese per 25 

Iettare i Genovesi ad allearsi con la Francia, promet- trasporti di artiglierie, per barili di polvere, palle 

tendo le città della Lunigiana, ma, per merito degli "sclopeti,,, palle di spingarde e di " archibusci „. 
Adorno, Genova restò salda nella fede al Duca di Mi- 4 II Senarega afferma che Conradolo Stanga aveva 

lano. Il Governo genovese ammise, con evidente mala denaro sufficiente per i casi della guerra e noi gli cre- 

o grazia, l'invio d'una ambasceria da parte del Re di diamo, ma i registri dell'Ardi, di Stato di Genova ri- 30 

Francia, ma pose come patto che non vi prendesse par- cordano che 11 Governo genovese fu in gravi ristrettezze 

te alcun genovese, cioè qualche fuoruscito del partito e che l'ufficio di Balia dovette chiedere ad un grande 

Fregoso, il quale, col salvacondotto della ambasceria, consiglio (29 maggio 1495) il permesso di impegnare 

venisse in Genova a tentare qualche rivolgimento di "il diritto di un quarto per cento „ per poter fare de- 

5 governo. nari ed il 15 giugno 1495 gli furono concessi pieni 35 
"■ Questi "fratres,,, sono i due fratelli Adorno poteri per "cavare più somma di denari che sia pos- 
che reggevano il Governo di Genova in nome del Moro. " sibile „ {Diversor., reg. 154-648); ma le spese aumenta- 
Precisamente il 1 giugno 1495 il Duca aveva confer- vano sempre, sicché, nel dicembre, fu necessario chia- 
mato per un altro decennio Agostino Adorno a Gover- mare i cittadini a concilio per decidere come si potesse 

ìo natore di Genova {Diversor., reg. 156-650). Il fratello spignorare il " diritto di un quarto per cento „ e nello 40 

Giovanni si occupava specialmente delle cose militari. stesso tempo raccogliere L. 13.000 per spese straordi- 

3 II febbrile lavoro del Governo genovese per narie. Gli otto della Balia si dimisero e il iS dicem- 

porre in assetto di difesa la città, è ampiamente docu- bre fu eletto un nuovo Ufficio {Diversor., reg. cit., 11, 

montato in Diversorum, reg. 154-648, ove si trovano se- 18 dicembre 1495). 



BARTHOLOMAEJ SENAREGAE |A. 14951 

sed quales parentes liberis, veniebant. Propterea non ab re esse judicavi, unas, quae modo 
mihi ad manus venerunt, his scriptis inserere, ut quid tunc ageretur, quantaque esset cum 
eo familiarita8, cognoscatur; nam Antianis et Officialibus Raliae dirigebantur : 

1 Arbitramur vos intellexisse quo in statu rea nostrae versentur, occupata a Gallis urbe 

■ Xovaria ', nam non modo id a nobis adnitendum est, ut occupata recuperemus, verum etiam ! 
e j63r - occurrendum, ne 'quid hostibus nostris succedere possit. Qua in re omnia annitemur et 

" Deo Duce speramus brevi non solum recuperaturos nos urbem nostrani, sed etiam magno 
ss» u suo danino' hostes ultra Cecidam amnem repulsuros. Arma expediuntur sine numero praeter 

■ ea quae jam parata erant et praeter ea quae nos possumus, septingentos equites levis 

u armaturae, viros in Oriente continenti bello cum Turcis exercitatos, illustrissimus Dux Ve- 1( 

■ netorum ad nos mittit, et in dies expectamus quatuor peditum, duo equitum millia, a sere- 

■ nissimo Romanorum Rege, quibuscum non modo longe majorem hostium numerum a finibus 
" nostris, quam hi sunt qui venerunt, depellere, sed bellum in ipsam Galliam transferre pos- 

■ simu8. In Parmensi quoque prope tria equitum gravis armaturae millia, supra octo peditum 
"millia, ab illustrissima Republica Veneta et a nobis: etiam in Bononiensi maximus equitum 1: 
u gravis et levis armaturae numerus, ductu nostro, Regi Gallico venienti opponuntur. Bene 

e. sóSv * igitur utrobique sperandum 'videmus; sed nulla res hanc spem nostram magis fovet, quam 
" singularÌ8 vestra erga nos lìdes et studium, quo vos incensos perspicimus, ne quid omittatur, 
* quod non modo retinere quietam urbem istam nostram amantissimam possit, verum edam 
" sentire hostes faciat, si quid tentare contra voluerint, quid Genuenses sub auspiciis nostris 2( 
tt possint. In his igitur motibus haec res nos vehementer recreat et spem ex his, quae a 

■ nobis aguntur, vehementer auget. Quid enim est, quod non feliciter sperare nobis liceat, 
tt stante urbe Genua in ride, per quam etiam omnia, quae hic habemus, si amissa essent, re- 
u cuperare posse conridimus ? Quod igitur in his molestiis nos ad bonam spem per vos erigit. 

■ in magnani laudum veslrarum partem cedit. Quae vos monere debent, ut, quod ob vestrum 2! 
e ìtgr " in nos amorem et lìdeni libenter agiris, etiam laudis et gloriae vestrae studio 'agere non 

■ inviti debeatis, cum inde gloriam majorem, quam ut ullo auri pondere aequari possit, con- 
u sequuturi sitis. Nos vero, cum ante lìliorum loco vos semper duxerimus et omnia paterna 
tt caritatis officia vobiscum sustinenda duxerimus, in posterum hoc vestrae (idei et pietatis 

" studio erga nos, hoc plus officii injunctum arbitramur, quod nihil tam annitendum vobis 3( 
" ducemus, quam ut omni tempore, omni jure, nos posterosque nostros censeatis nullius rei 

■ desiderio majore teneri, quam ut de vobis benemerendi nos cupidissimos re in dies magis 
" cognoscatis, et ostendendi nullos libero9 parentibus ullis cariores gratioresque umquam 
tt fuisse, quanto Genuenses nobis sunt, et semper erunt. Quod igitur facitis, pergite et laeto 

animo continuate, qui cum Genuensium laude incredibili vestrorum in nos meritorum cu- 3! 

mulus, omnium Principum in populos et urbes suas gratiam et obligationem superaturus est„. 
e . jófv Vagantibus Gallis per totam Ripariam, nemine obsistente, 'Philippus de Sabaudia, Regis 

affinia, Cardinalis Sancti Petri ad Vincula et Fregosus ac Ilybletus de Flisco, castra in villa 
Terralba ponunt cum hominibus equestribus et pedestribus circiter septem millibus, distentis 
brachiis a ponte sanctimonialium Sanctae Agathae ad Albarii caput, quod in mare decurrit, 4( 
ita ut medius esset amnis inter urbem et ipsa castra*, dimissis Rapalli triremibus septem 






}, Baliac] Ilailiae C 6'Mlr — 5. adnitendum] amittendum A lì S — 8. expediunt BS — 13. ipsa Gallia 
A R S - 14. OCto»... peditum US — 25. debentur ABS — 30. iniunctum] invictum BS — 32. de vobis] 
vestri B ii — 34. quanto | tiuod /i S - 40. sanctimonialium om. B — 41. medius] melius ABS 

1 Novara era insorta contro il Dura di Milano percorsero la Riviera di Levante e giunsero, senza colpo i< 

5 addì io giugno ed il Duca d'Orléans vi era entrato ferire, dinanzi alla città, disponendosi nella vallata del 

pochi giorni dopo (io giugno). Cf. SaHVDO, op. </'/., BlttLgno che era allora il confine della Superba dal lato 

PP- 3°?> ^95 Perciò questa letti r sterior. al 16 di Levanti lì Senarega indica esattamente il luogo 

giugno. ove il accampò il «entro del piccolo esercito: Terralba, 

* Le forze mandate da Carlo Vili coatro Genova locai it .'1 che porta ancora tale nome. Da Terralba le IJ 



[A.1495] COMMKNTARIA DE REBUS GENUENSIBUS 49 



et duohus galionis, seguenti ' * 1 ì « - Ingresium url)ÌH tentaturi et confili exulum pollicitationibuei 553 

Cum urbem tentasaenti viriliter a aoitriH mìlitihuH excopti «uni. Ccdentibus drinde paululum 
Gallis a plano Sancti Spìritua uaque ad aquam, vai metti, vel dolo, noatria inde forte inetan* 

tibus, trecenti circiter equi, (jui in BUDsidiil erant, citalo cursu in QOltTOI impetUffl l<-(<nint; 
nostricjue non BUBtinentea, terga vertorunt (nullo» enim equo» liabrbant) neC piìufl linem fagiendi 

fecerunt, quam omnes intra urbem recepti sunt, ita ut multi urbem 'captam crederent Deal- < m* 
derati plures ab utraque parte sunl, sed paiicioreH ex hostibui '. Pugnatum eodem die apud 
Fornovuni, oppidum agri ParmensiB, quod est in riparili Tari amnis; incenso enim magna 
ex parte ab Elvetiis Pontremulo, farinaeque nuinitionibus panini conaumtis, partim vastatis, 
maxima Regi dii'ficultas commeatutim accessit ad substcntandum exercituni: minusque sibi 
ea oppidi possessio tuta videbatur, quod sine commeatu morari illic exercitus diu non posset, 
nec aliunde, nisi ex Parmensi et Piacentino, haberi posse crederetur. Unde, ne quicquam 
subministraretur, per praefectos copiarum Mediolanensium Venetorumque, interdictum erat. 
Itaque Rex, cum praeter spem expectationemque de inrumpendo aditu et de mendicandis 
etiam cibariis cogitare compelleretur, anxius animi essecoepit. Nam coactas ingentes copias 
a Venetis et Mediolanensibus persenserat, quibuscum conseri manum oportebat, si obtinere 
transitum 'vellet; seclusa undique alia animadvertebat. Perlustrare igitur itinera et commeatus e. 370 v 
conquirei-e curae suis erat. Illud forte etiam timorem auxit quod, dum per Alpes quidam 
ex Gallis militibus pertentandae viae gratia procedunt, obvii facti hostibus (quidam enim 
ultra Fornovum processerant) ad viginti ex Gallis caesi, nonnulli capti, capti etiam qui ad 
imperandam perquirendamque annonam profecti sunt, in quibus Bonetus quidam, magister 
cornicinum, qui mutatu habitu, seque tabellarium fìngendo, Apennini juga superabat, commea- 
tus mercede et prece conquirens. A quo, cum certiores facti sunt Regem extrema pati, spem 
etiam Italis confìrmavit futurum ut, aut inopia conficeretur, aut si exire claustra vellet, aequas 
conditiones accipere cogeretur. Aut enim paciscendum erat, ne Rex in Mediolanensi mo- 
raretur, neve hostile quicquam moliretur; aut cavendum ne, si voluisset 'id facere, posset, c.37ir 
quia omnis Aurelianensis Ducis spes, qui prò Mediolanensi imperio acerbissimam obsidionem 
Novariae sustinebat, in Regis adventu sita erat. Haud igitur multo post, mittuntur ad Cajaciae 
comitem duo tubicines, cum his mandatis: Praefectos regios de Gie, Tremoliensem, Roa- 
nique dominos, aliosque Principes mirari hostilia sibi domum redeuntibus objici, itinera ad 
transitum, commeatus ad vivendum minaciter praecludi et interdici. Quibus cum prò tem- 
pore responsum esset et, ut missi fuerant, in naves rediissent, quatuor rursus caduceatores a 
Rege mittuntur, qui itidem sine oprato responso remissi sunt. Urgebat in dies magis atque 
magis Regem, sublatis undique modis rei frumentariae curandae; sed ne vel pacem peteret, 
vel amicum animum indueret, effera indignatio, et variis concepta modis, et promissa con- 
sobrino auxilia in tanta necessitate, remorabantur. Est praeterea ingenita gallico generi 
ambitio 'et superbia, qui decoram mor'tem in honorem vitae praevertendam omnino sibi sua- mr 7 '"- 
dent. Ex acerba itaque necessitate, obstinataeque voluntatis stimulis, periculum fortunae 
facere adoriuntur. Itaque tamquam postero die omnes morituri, religionis memores, con- 
fessionis eucharistiaeque Sacramenta ad unum omnes perceperunt, ut, si una sors omnes 
maneret, saltem religiose opetiisse crederentur. Tum consilium de instruendo exercitu initum, 



8. Tari] Tarii A B S', Farli C d/Mua. — 14. Rex cum] cum Regi A B S — 19. pertentandae] praetereundae B 

— 24. ut aut] aut quod A B S — 29. Gie] Gre. ...CD UMur. — 37-38. suadebant A B S — 38. acerbitate AB D S 

— 41. maneret] moraretur A B S 

milizie si stesero lungo la riva del torrente dal ponte il 6 luglio 1495. Il Roccatagliata, Memorie, III, 457 10 

di S. Agata, del quale esistono ancora alcune arcate, ricorda che il 5 luglio 1495 si deliberò di fare mille 

sino alle propaggini della collina di Albaro, che scen- fanti. Veramente era un pò tardi ! Il Cipolla, St. d. 

dono in mare presso la foce del Bisagno. Signorie, p. 724, ricorda però che in Genova erano giun- 

' Questo scontro sotto le mura della città avvenne, ti In quella occasione sussidii da parte di Milano e di 

secondo l'indicazione data subito dopo dal Senarega,/ Venezia. 15 

T. XXIV, p. vai — 4. 



50 



RARTIIOLOM \i;i SENAREGAE 



[A. 1495] 



quod tentatum fuit, ut globati pressique irent; nam alioquin tripartito divisus erat in ante- 
signanam, praetorianam et postremam cohortem, quam extremam custodiam vocant. Nume- 
rus autem, ut ego multorum relatione concepì, ad octo tantum millia militum tam ab equis, 
quam peditum, erat. Ut supra dictum est, Joannes Jacobus Trivultius cum Gie Principe et 
*2> aliis ductoribus, cum antesignana erant, quos primos custodes appellant. Praetoriana 'cohors 
mille circiter et sexcentis militibus bellicosissimis constabat, sagittariis, et iis, qui gallica» 
gessas ad ima<rinem securis gestant ', ac 200 militibus, qui, et proceritate corporis, et viribus 
prestantissimi habentur. Impedimenta et tormenta bellica partim priore, partim postremo 
agmine claudebantur. Hoc igitur ordine, majore animo quam viribus, ex Bardono, quo pridie 
convenerant, movent. Itali, qui apud Glareolas acies distinxerant et ordinem pugnae con- 1 
stituerant, Modensanum et Fornovum dirigunt *. Conspiciuntur Galli priusquam movisse eos 
creditum esset; nam per exploratores nuntiatum erat Gallos montes superare et per conti- 
nuos montes Placentiam petere. Major solicitudo quam consilium Italis tunc affuisse creditur: 
occurrendum enim illis erat, occupanda omnia itinera, dum non satis cognosci posset qua 
potissimum parte transeundum ab illis sit. Dimittitur italicus exercitus inter Glareolas et' 1 
:>v Modensanum: prodeunt tantum Mantuanus Marchio, et Comes Cajaciae, cum equitibus cir- 
citer mille et peditibus quater millibus. Iis igitur copiis praemissis stratioticis ', Itali Gallos 
aggressi sunt; quibus non ex adverso, ut consilium erat, occurrerunt, sed duobus a lateribus 
impetus eodem in loco factus est. Jam praeterierat antesignana cohors, nihilque impedimenti 
ili ì objectum fuerat. Ecce media, quae praetoriana et eadem regia erat, ab cauda et capite 2 
hostes suscepit. Fuisset proelium cruentum, si omnes Itali in certamen descendissent, et 
Victoria magis certa, si globati non sparsi invasionem fecissent, si ad proelium, non ad prae- 
dam venissent. Feruntur enim in diversa, viso hoste, militum nostrorum animi. Pedites qua 
praedari se posse putant, relieto ordine, equos Gallorum lanceis suffodere concesserunt. 
Forte in conspectum venerant vectarii muli; ad eos diripiendos pedites concurrunt, advo- 2 

e. 37jr lantque etiam stratiotici, plusquam 'pedites praedae cupidi; et dum inania impedimenta inter 
se diripiunt, se ipsos nostri atrociter occidunt 4 . Haec fuit prima Italorum clades, cum in 
ipso belli exordio, spoliis inhiantes, se ipsos trucidant. Nam, dum abiisse pedites et stratio- 
ticos nostri conspexerunt, et nudatos se a dextris vident, partim retrocedere ac fugam capere 
coeperunt; ceteri, qui jam hostem lacessebant, occisi a Gallis fuerunt; conversi enim omnes 3 
ad tutelam Galli, adeo sibi timuerunt, ut ex trepidatione ac metu maxima defenaio orta sit; 

mi x, 555 non enim singuli cum singulis' concurrebant, sed omnes simul in eos, qui primum appropin- 
quabant, tela conjiciebant, omnes uno tempore vulnerabant, omnes se opponebant, ita ut ab 
omnibus prius necarentur, quam nostri firmare se possent. Acerbior strages Manluani Prin- 

c. , cipis fuit, qui cum integro peditum numero et' totius cohortis robore pugnavit, non derelictus. 3 

Quo majori animo aggressus est, eo moestiore et graviore damno regressus est. Nunquam 
scindi Gallorum globus potuit: numquam dividi acies, nec extra ordinem provocari, vel trahi 
aliquis potuit. Aflìrmatum est, et id quidem probatis auctoribus, quod in miraculi formam 
haberi potest, Mantuanum cum Venetis militibus, Comitemque cum Mediolanensi exercitu 



4. Gii] (ire C/)UMvr. — io. Glareolas] Glarcollas CD <7Mlr.; blareolas BS; blareollas AFMV — 
15. Glarcollas C I) UMur.; Glareollas A — 17. quattuor millia BS — 36. moestiore] mistiore B ò' 



' "gallica gessa ad imaginem securis . corrisponde 

alla alabarda, arme in asta con ferro a scure. Cf. C. Dv 

; Can(;e, (t'/flssariuni medine et inftmae latinitatis, Paris, 

1844, TOC > (*•**«, Gutmm; C. li. Gborgbs, Dizionario 

Latino, traci, da P, Calonghi, Torino, iooi, voi e (iarsum. 

* Gli Italiani che si erano raccolti a Giarda, tra 
Colleechlo e Fornovo, si avanzarono verso Fornovo e 
io occuparono Mcdesano, sulla riva sinistra del Taro, pi r 
impedire ogni evasione del nemico. 

' I lainosl Stradioti erano soldati a piedi o a 



cavallo, rei lutati nell'Albania, i quali (tolto il turbante) 
vestivano al modo dei Turchi ed avevano nome di ter- 
ribili in guerra. Servivano come corpo ausiliario alle I; 
truppe regolari. Cipolla, St. d. Signorie, p. 725. 

4 II Malii'Iero, Annali Veneti dal 1457 al /joo, 
in Archi Stor. Ital., VII. p. 359 e Igg. all'erma che 
fu Gian Giacomo Trivulzio che consigliò di lasciare 

rriaggi mal custoditi, poiché, conoscendo l'avidità : 
del soldati italiani, previde che essi avrebbero lasciato 
la battaglia per darsi al bottino. 



[A.14Q8J COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBUS i 

ad versus ducentoi tantum mlliteii quos uobiliorei Elagiae domu appellanti quique fortissimi 

custodes corporis regis liabenlur, pugnasse. Quod 68 quidam laliom- pioli.iri per •><• viddur, 
quod non alios quidem, (piani OCtOginta ex illorum numero cecidisse COnttat. Sed CUffl 
Bastardus Borboni] captus a Marcinone fuerit, qui ex proxiniiori bus Regis erat, p.nilulum in 
incerto versor, majorem fuisse occisorum numerimi. I linci < erlissinnun est, ex praedi< tis 
fortissimis militibus gallieis oetoginta caesos, ex Ilalis InCOmparabileii Multi ad 'sex millia < 174* 
mortuos esso affirmant '. Pugnatimi acriter est, Gallique longe superiore! fuerunt. Quod 
prius negabatur et quod armis occludebatur, transitimi obtinucrunt ac sine ullo impedimento 
Astam se receperunt. Mortui ea pugna Rodulphus Gonzaga, Romitius Frenexius, Robertus 
Trotius, Alexander Bcroldus, viri bello clarissimi. Bernardus Montonius, gravitar vulneratus, 
vix necem evasit. Mine vero maximam nostrorum cladem fuisse existimare licet, quod post 
pugnatam pugnam, cum Rex in ripa Tari pernoctasset, et haud procul abessent Venetorum 
ingentes copiae, nemo tamen adoriri amplius Gallos, vel objicere telum adversus eos ausus 
fuerit, cum prò confesso habeatur, si eadem nocte, vel eo die qui secutus est, in Gallos 
impetum fecissent, vel se opposuissent, aut ad internecionem, si pugnassent, deleturos, aut 
sine pugna consumturos fuisse. Sed ita 'Deus voluit, ne vel Italia tanti principis nece poi- e. 374 * 
lueretur, vel ne diutius Gallos, qui prò vendicando facinore acerbiores fuissent, hostes habe- 
remus *. Ea ipsa die, quae fuit quarto nonas Julii 3 , apud Novariam proelium non incruentum 
commissum est, et Ferdinandus, in acie a Gallis in Calabris paulo ante superatus et saucius, 
cum classe sua supra Neapolitanum portum comparuit et in urbem, magno populi favore, 
manantibus prae miseratione ab oculis virorum foeminarumque lacrymis, receptus est *. Caesi 
eo impetu ex Gallis plerique, qui praesidio urbis erant, reliqui se in arcem Novam recepe- 
runt. Mira res, quanta ilio die in Italia facta sint. Galli, quos castra apud Terralbam me- 
tatos fuisse demonstravimus, a proeliis abstinebant, quasi aliquid expectantes. Nam Bapti- 
8tam Fregosum fama erat jam Asta movisse eo Consilio, ut collectis per vallem Porciferae' 
quotquot posset suae factionis hominibus, addito eo militum numero quem ab Aureliano Duce e. 375 r 
accepisset, altera parte urbem adoriretur 5 . Quare, antequam uno tempore ab utraque parte 
premerentur, subito stratagemate classem gallicani, quae Rapalli erat, comprehendere ado- 
riuntur. Ducibus itaque Joanne Ludovico 'de Flisco et Joanne Adurno, impositis circiter mur, 556 



2. pugnatimi esse AB S — 4-5. in incerto] in certo B\ in coetero 5 — 5. versor lacuna B — 6. Multos B 
— II. existimare licet] existimamus. Licet A B S — 12. pugnatam pugnam] pugna tam B ; purgatam pugnam S; 

praedictam pugnam D - ripa Tari] ripa Tarii A CD S cVMur. ; ripatariis B — 18. quarto] tertio C (/Mur. 

1 II Senarega fissa le perdite francesi a soli ottanta cristiana circa la uccisione di "tanto principe,, ma 25 

uomini; quelle italiane a seimila. Credo che fra tutti l'idea di non fare troppo male ai Francesi, per non 

gli storici dell'epoca egli sia quello che dà il minor subirne più gravi vendette, è l'esponente di quella po- 

numero di perdite francesi. A. Salvago nella sua Cro- litica meschina e miope che condusse gli Stati italiani 

naca di Genova scritta in francese, edita da C. Desimoni all'asservimento allo straniero. Il Cronista scrisse cer- 

in Atti Soc. Lig. di St. Pat., XIII, p. 435, ci dà la tamente queste righe prima della dolorosa esperienza 30 

cifra di 300 a 400 Francesi, cinque a seimila Italiani. della invasione francese nella Lombardia nel 1499. 

Il Cipolla, St. d. Signorie, p. 726, trae dal Guicciardini, 3 Anche qui il Senarega erra nel computo del 

dal Cagnola e dal Malipiero che le perdite fossero per i calendario latino ponendo al 4 luglio la battaglia di 

Francesi di duecento, per gli Italiani di tremila uomini ; Fornovo che avvenne il 6 luglio. 

il Malipiero però affermò più tardi che i morti francesi 4 Si accenna qui alla sterile vittoria del francese 35 

salivano a seimila; il Sanudo segnò tremila morti, dei Stuart d'Aubigny sugli Aragonesi in Calabria addì 21 

quali circa mille italiani e il resto francesi. Il Pastor, giugno, ed al ritorno di Ferrandino a Napoli addì 7 

St. d. Papi, III, p. 345, ha in nota una ricca bibliografia luglio 1495. Vedi De Cherrier, Hist. de Charles Vili, 

su questa battaglia e sull'influsso che essa ebbe nelle Paris, 1870, tomo II, p. 273-4 e Guicciardini, op. cit., 

arti figurative e nella poesia; la monografia migliore Libro II, cap. x, pp. 177-180. 40 

è quella di Luzio-Renier, Frane. Gonzaga alla battaglia 5 La vecchia Genova aveva per confine, a levante 

di Fornovo, in Arch. Stor. Ital., serie V, tomo VI il torrente Blsagno, a ponente il Polcevera. Il campo 

(1890), p. 209. nemico di Terralba minacciava la città dal lato del 

2 Questa considerazione del Senarega non è certo Bisagno; se il Fregoso fosse sceso in Valle Polcevera, 

prova di acutezza politica. Lasciamo da parte la carità la città sarebbe stata attenagliata. 45 






PARTI IOLOMAEI SKNAREGAE 



[A. 1495) 



militihus sexcentis in barchis, hora noctis tertia, flante felici aura, solvunt tanta taciturnitate 
timore, ut sentiri a vicino hoste non potuerint, dispositis quamvis per omnia loca custo- 
dibus ex quibus dari notitia illis posset, et ante solis ortum Rapallum perveniunt. Erant 
triremes nostrae xn et naves duae, hosticam classem obsidentes; praeerat nostrae vir prae- 
clarus Franciscus Spinula, cujus Consilio haec facta dicuntur. Expositis itaque in terram 
-sv militibus, statim praesidium quod ibi erat aggrediuntur. Nostra classis, occupatis 'Gallis in 
pugna, in triremes gallicas magno clamore decurrit. Vico jam paene expugnato, ingens 
praoda inventa ot ad unum omnes capti, in quibus Princeps Mediolanensis et Stephanus 
Veneus classis Praefectus '. Quod ubi Galli, qui in Bisamne erant, senserunt, statim sublatis 
vasis, fugientium potius quam recedentium more, per juga Pini montis in Porciferam inco- 
lumes descendunt *, caesis pluribus de nostris montanis, qui studio praedae noctu temere eos 
insequuti sunt; nam inclinata erat dies, cum de eorum classe certiores facti sunt. Augusti- 
nus, veritus insidias, ne portae aperirentur vetavit. Magna profecto, omnium judicio, strages 
ea die facta fuisset, si liberum fuisset omnibus exire; sed vir cautus, absente fratre et robore 
militum, urbe discordi et factiosa, maluit certam salutem quam dubiam gloriam, nam asse- 
cutus fuerat quod petebat. Biduo post a Ferdinando Rege literae allatae sunt, quibus se a 
Neapolitano populo, singulari caritate, exceptum denotabat; propter quod supplicatio per 
e. 376 r urbem decreta 'et laetitiae signa jussa fieri 3 . 

Eodem tempore Vittelocius Tifernas, equitum dux, cum equitibus quingentis * in Gallo- 



2. quamvis om. B — 9. Veneus] Yeneris C U Muit. — 19. Tifernas] Differnas B S\ Difernas A /> 
1. 1 p. 53. in Gallorum auxilium Clavarum usque pervenit, qui cognitis om. B 



19- 



1 II Giustiniani, Annali di Genova, IT, p. 582, dà 
maggiori ragguagli intorno a questa spedizione. 
5 Diversamente dal Senarega, egli dice che furono 

armate una caracca, due barche biscagline e otto galee. 
Oltre al nome del capitano Francesco Spinola, detto il 
Moro, egli dà i nomi ilei patroni delle galee. Dopo la 
narrazione dello scontro, dice che la flotta catturata era 

io di dieci galee, un grossissimo galeone ed un altro di 
Paolo Batt. Frcgoso sul quale era il capitano francese 
" Moiisur di Miolans „. Il capitano " moro „ cioè Frane. 
Spinola guadagnò assai e, a ricordo di questa vitto- 
ria, fece costruire coi denari della preda la vetriata 

15 maggiore della chiesi della Annunziata, con una iscri- 
zione commemorativa della vittoria. Il bottino fu 
certamente assai grande, perche Carlo Vili aveva fatto 
imbarcare su alcune galeazze le più preziose spoglie 
del regno di Napoli. I Genovesi vi trovarono gli arazzi 

20 dell'imperatore Federico III e persino le porte di bronzo 
tolte al Castelnuovo di Napoli, che restituirono al Re 
Ferrandino (LUIGI VOLPICBLLA, Le porte di Castelnuovo 
e il bottino di Carlo I'/7/. Napoli, R. Ricciardi, 1921). 
Il Maupii.ro, o/>. cit.. p 567, all'erma che sulle galee 

15 francesi si trovarono anche trecento donne napoletane, 
in gran parte monti h . che, a guisa dei Turchi, i Fran- 
cesi vi avevano imbarcato, ma questa notizia mi sa di 
leggenda meglio di tavoletta sparsa ad arte per ca- 
lunniare il nemico. Se vi fossero state donne napole- 

30 tane, e la maggior parte monache, il Governo genovese 
ne avrebbe certamente parlato nelle lettere che Inviò 
poco dopo ai vari Stati italiani e specialmente in quella 
diretta al Papa (vedi nota \\ Per lo scontro navale di 
R ipallo vedi V M\m kovi. Storia dilla Marina italiana 

35 dalla raduta di Costantinopoli, pp. 206-7. 1' 22 luglio 
Carlo Vili scriveva da Asti .ii Genovesi chiedendo la 
liberazione del "preclaro Principe di Miolans,,. Il Go- 



verno genovese gli rispose (29 luglio 1495) con molto ri- 
spetto, ma con uguale fermezza, di non potere ottempera- 
re al suo invito, perchè Genova dipendeva dal Duca di 
Milano, il quale " adversus exules, ad defensionem sta- 
" tus sui, classem suo sumptu paraverit et princlpcm il- 
• lum (cioè il Miolans) suis armis et auspiciis ceperit „ 
(Liltcrar., reg. 37-1S13). È forse inutile spiegare che il 
Princeps Mediolanensis del testo è il Principe di Miolans. 

2 I Francesi valicarono la catena di monti che 
separa la valle del Bisagno da quella della Polcevera, nel 
punto che olire minore difficoltà di passaggio, seguendo 
una mulattiera che porta al paesello di Pino e di lì 
a S. Olcese, che è già nella valle della Polcevera. 

3 Addi 30 luglio 1405 furono inviate numerose 
lettere dal Governo di Genova a grandi personaggi 
d'Italia per congratularsi dei buoni risultati della Lega 
contro Carlo VIII. Si scrisse ad Agostino Barbarlgo, 
Doge di Venezia, al Cardinale Sanseverino, al Principe 1 
Ascanio, legato a Bologna, alla Regina di Napoli, al 
Re di Sicilia, al Papa Alessandro VI. In tutte è la 
notizia della cacciata dei Francesi dalla Liguria, ma è 
pure espresso il timore di un ritorno delle armi fran- 
tesi contro Genova, con l'aiuto degli esuli genovesi. < 
Due ambasciatori napoletani, Luigi Boneto e Dionigi 
Smondo, dovevano portare da Genova le lettere a Roma 
ed a Napoli. Nella lettera al Papa è descritto br 
mente l'improvviso assalto di Rapallo e la fuga delle 
milizie assedianti Genova; in quella al Re di Sicilia ( 
il Governo genovese lo avverte che, avendo saputo dai 
suoi oratori che egli avrebbe bisogno di due passavo- 
lanti. gliene invia due "experimento validlssimos „ e 
gli chiede se vuole altro (Litterar., reg. 37-1S1 ; 1. 

* Si tratta qui di Vitcllozzo Vitelli, tiranno di ; 
Città di Castello, ricordato spesso in questi tempi come 
capitano di ventura. 



[A. 1495| 



COMMENTARLA DE KKUUS GENUENSIB1 



■ 



rum auxiliuin Clavarum uaque pervenit, qui, cognitis liis quae acta eitent, Htatini retrocessiti 
Spedia et reliqua Orientalis orae oppida, quae sul) adventum Oallorunii itudio factionum 
defec erant, statini ad naturale redierunt. At Vintimilium civitas, quae a Paulo Baptiftì 
Fregoso, Luca Auria et domino Monaci capta fuerat, uhi audivii quae lecuta ettent, ejectii 

occupatoribus, ad pristinam rediit obedientiarn. Sul) ilsdem diebui uavei dune, non pcrmit- 

tente modo, verum suadente Principe, auxìliarefl datae Federico !<.( "v neapolitano. Mirae 

niagnitudinis erant, Nigrona et Lomclina; sed Nìgrona longe major, nani eo tempore major 

erat quam quae toto orbe invenirentur, Qec apud aoi facta fuisse lnveniatur; doliorum enim 

quatuor millium et quadringentorum capax fuit '. Quae cum Neapolim pcrvcnissent, magno 

usui alllictis rebus suis fuisse creduntur, nani Galli, coadunata classe in portu Ilerculis 

Monoeci navium xn cum tribus millibus Elvetiorum, arcibus neapolitanis subsidium praesti- 

tissent, nisi aragonea classis, aucta 'nostrarum praesidio, conspicata ab insula Pontiae gallicas jóv 

naves usque ad insulam Ilbae insecuta est. Quae postea, a fluctibus agitatae, vix se in La- 

bronae portum receperunt. Capta de Gallis navis una cantabrica. Reliqua classis Massiliam 

repetiit. Vulgatur interim fama Pisanos sub antiqua Florentinorum tyrannide redire, Regem- 

que Gallorum, promissa sibi per Florentinos magna pecuniae summa, ita decrevisse. Mittitur 

ad lirmandos illorum animos Frachacius Sanseverinas, qui immenso gaudio et alacritate ab 

illis excipitur. Decretae a Magistratibus nostris pecuniae et in eorum sub'sidium Pisas missae, mur., 557 

suadentibus secretario veneto et Conradolo, et recipientibus, non prius ineundam pacem cum 

Florentinis esse, quam nobis oppida nostra restituantur; quod authenticis scripturis ex Me- 

diolano et Venetiis allatis comprobatum est 2 . Interea, pendentibus omnibus in exitu tam 

potentissimorum exercituum (magnus enim utrisque Elvetiorum numerus accreverat), literae 

a Principe redduntur, pacem septimo idus Octobris cum Rege Franciae fìrmatam indicantes 3 . 

Supplicationes 'in triduum decretae. Restituta Novaria et impetrata prò his qui illam prò- e. 377 r 

diderunt venia. Ab eo foedere Veneti exclusi sunt ; quod hac ratione contigisse cognovi- 

vimus ut, omni vinculo liberiores, Regi neapolitano suppetias irent, affirmantibus ipsis non 

oportere pacem cum eo Rege facere, cum quo numquam bellum habuissent. Quod si duces 

exercitus Regi transeunti obstitissent, non inferendi belli causa, sed prò defendendo Duce 

amico arma sumsisse, cui negare auxilia, prò mutuo foedere, sine infamia non potuissent. 

Pacis conditiones, si tales fuissent quales vulgo ferebantur, honorificae fuissent, sed plenae 

insidiarum. Nam, non multo post, cognitum est eam pacem solum factam fuisse tantisper, 

donec dissolvi exercitus posset. Rex vero, Italia discedens, ne oblivisci rerum italicarum 

videretur, multa in conditionibus pacis struebat, quae a Ludovico non recusabantur; nihil 

enim minus curabat quam cum Gallis armis certare, quia auctum' eorum exercitum bellico- c. 377 v 

sissima gente Elvetia intellexerat. Erat in pace conventum licere Regi quotquot naves 



3. At Vintimilium] Abvintimilia B — 7. erant] sunt A B S — II. Monoeci] Monicl C F U FMur. — 12. Pon- 
tiae] Ponciae A B S — 13. Ilbae] Ilbeae C (/Mur. — 17. Sanseverinus B — ai. et om. ABS 



1 Questa grande nave, gloria della marina geno- 
vese di quel tempi, fu già ricordata dal Senarega nel- 
l'episodio della cattura del pirata Galliano (p. 17). La 
nave del Galliano superava in altezza la Negrona, ma 
non la raggiungeva in grossezza, perchè la Negrona era 
della portata di quattromila quattrocento tonnellate, 
mentre la nave del Galliano superava di poco le tremila. 

2 Circa gli aiuti che Genova, Venezia e Milano 
prestarono in questa occasione a Pisa, cf. Guicciar- 
dini, Storia d'Italia, lib. Ili, cap. 1, p. 210. 

3 La pace segnata dal Duca di Milano con Car- 
lo Vili a Vercelli, il 9 ottobre 1495, è frutto della solita 
politica ambigua del Moro. Egli con questo trattato 
cedette Genova, almeno nominalmente, in pegno a Car- 
lo Vili, ma subito dopo Genovesi e Sforzeschi seppero 



abilmente deludere le pretese del Re di Francia. 

Antonio Cammelli, detto il Pistoia, commentando 
argutamente in una lunga serie di sonetti le vicende 20 
del suo tempo, dedica alle trattative per la pace sud- 
detta un sonetto che dimostra la contrarietà di Ludo- 
vico il Moro di cedere Genova alla Francia. Riferisco 
le due terzine: 

Il gallo franco voi Genova in pegno 25 

per poter ir a Napoli a sua posta 

e ritornar sicuro nel suo regno. 
Rispondegli il biscion a la proposta : 

che s'el v'ha il cor non vi faccia disegno 

perchè la importa molto e troppo costa. 30 

R. RenH'.r, / sonetti del Pistoia giusta l'apografo 
Trivulziano, Torino, 1888, sonetto 339. 



54 I.AKTUOLOMAKI SENAREGAE ia. 14951 






et triremes vellet in expeditiono neapolitana, propria pecunia habcrc, Senatumque genuen- 
sem jurejurando tidem suam obstricturum, ita ut promissa observarentur, et si quid esset 
quod regiam dignitatem Regnique recuperationem respiceret, Ducem nostrum praestaturum. 
l'ropterea obsides mittendos Regi, arcemque Castelleti, pignus lìdei servandae, integro biennio 
Duci Ferrariensi, de quo plurimum confidebat, tradendam, quo tempore Regnum recuperare l 
posse sperabat. Dux Ferrariae ad nos veniens, capta arcis possessione, statim discessit. 
Veniunt duo Galli, nomine regio, prò navibus conducendis l . Conducuntur naves quatuor et 
navarchis pars conventi stipendii numeratur. Conradolus et ipse duas, portionem conventio- 
nis, conducere velie simulat. Gallis omnia celeriter agentibus afiìrmatum est (jussu Principis 

. 7t, fama est) non esse ex utilitate Reipublicae nostrae, nec consuetudine, si 'naves in manus li 
alienigenarum reponantur, praesertim si Elvetios gentem indomitam imponerent, qui etiam 
invito Rege abducere eas, si libuerit, possent, et inde in omne nefas ruere; creati octo 
cives, quorum cura esset efficere ne Respublica nostra ex hac re detrimentum capere posset. 
li Gallis oratoribus responderunt, satis illis esse, si naves habeant, nullis in eis externis mi- 
litibus impositis, sed tantum genuensibus, quorum lìdes probitasque, in multis rebus, ipsis jam 1 
spedata esset. Qui, cum nihil ultra assequi posse viderent, seque deludi sentientes, dissi- 
mulantes omnia, propositam de genuensibus capiendis oblationem acceperunt. Dum simu- 
lando dissimulandoque tempus teritur, incerto primum, mox certo nuntio allatum est, Regem 
Mi» . «.-.r neapolitanum, septimo idus Decembris, Novam arcem, facta per Gallos deditione, in' suam 
•sv potestatem redegisse; quod ubi Gallis' innotuit, partem stipendii jam dissoluti receperunt, 2 
non sine fortasse privata alicujus injuria; pervicit tamen metus publici damni commodum 
privatimi. Itaque, Genua discedentes, Naulum concedunt, in quo loco Gallorum classis paulo 
ante convenerat, impositisque in ea duobus millibus peditum, non satis felici aura isthinc 
discedunt, et non longius abeuntes, ingravescente postea vento, ortaque saeva tempestate, 
aliae Labronam, aliae in Ilbam dejectae sunt. Pacato mari, Cajetam pervenerunt, militemque 2 
in terram exposuerunt. 

Annona hoc anno cara fuit; ingens aquarum inundatio. Tiberis Romae, alveo excedens, 
agros vicinos vastavit et per Urbem vagus, tabernas mercatorias ingressus, ad centum millia 
aureorum damni fecisse populo romano creditur. Jumenta pleraque in stabulis perierunt, 

e U9> ascendente 'aqua ad ipsam domorum primam contignationem, ita ut lembis e fenestris in i. 
molem Adriani et ad altiora Urbis loca confugerent, adeo ut non plus crevisse credatur anno 
vigesimo pontificatus Adriani, quod fuit anno octingentesimo salutis christianae; numquam 
enim antea tantum crevisse legitur *. Praeterea novum et nostris diebus prius visum morbi 
genus, quod multorum corpora foedavit, quod coeptum est vagari duobus annis priusquam 
Carolus in Italiam veniret et, cum citeriorem ulterioremque llispanias commaculaverit, Bae- i, 
ticam, Lusitaniam et Cantabros usque apprehenderit, tandem ad nos pervenit. Multi dicunt 
ex Aethyopia venisse; aegros enim saevissimis cruciatibus afficiebat, praesertim si ad juncturas 
morbus descendisset. Ulcera per totum corpus apparebant, morbillis majora et horridiora, 
quae aliquando unctionibus mollila et po9tea desiccata, ad majorem 'numerum et magnum 
dolorem revirescebant, leprae simillimis squammis, et fulsure (sic) continuo horrentibus. Rarae 4 



a. quid] quod C ( Mi r 3. praettlturum Cf'MuR. — 6. Dux] Dum B S — io. esse om. A B S — 18. 

certo] firmo B — 20. redegisse] perveniss. fi S — 35. libarti] Albani Mi'R. — 31*32- adeo ut non plus crevisse 
credatur anno vigesimo pontificatus Adriani quod fuit anno octingentesimo salutis Christianae om. Ct'MuR. — 
40. fulsurae A US, furfure D\ om C, Inclina Mun. In luogo ili fulsure proporrei di leggerr foctorc. 

; ' Il Roccat\' 1.1 \ 1 a, Memori* , III, 1 s 7 pone al 26 francesi che egli teneva nelle triremi di Rapallo (Di' 

ottobre 1495 la deliberazione di onorare la venuta del -.ursor., reg. 154-6^). 

Dina di Ferrara e di preparare gli alloggi per gli am- - Questa memorabile inondazione di Roma av- 

basciatori del Re di 1 II >3 novembre 1495, in venne il 4, 5 dicembre 1495 c rcc ^ danni immensi a 

osservanza dei capitoli della paee fra Carlo Vili ed il cose ed a persone nella campagna e nella città. Il 

io Moro, i ordinava a Brlclo Giustiniani, capitano delle I'astor, St. dai Papi, III, pp. 347-350 ne dà ampie no- 

due galrr (lil Governo, ili liberare diciotto prigionieri tizie ricavandole da relazioni di contemporanei. 



iaa. i405-i40(,| COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBUS 






fcbres; initium morbi, tam maribui quam tocniinis, in 60 loco quo marcn 6M6 C0gD0tCÌmur; 
eum vero, qui pudico l0brÌ6QU6 vixissct, umilino liberimi dici posse ; utrique scxni una ead'-m- 

que et ipsa perdifficilia curatio; paud tamen abBiunti lunt 81 ii quidem ei Infima plebe; 
pauci etiam liberi omnino remanserunt. Sfid qui semel conepli 60 DOrbo fucriint, niniKjij.irn 

in prìstinum Btatum reversi. Sunt qui crediderunl ab Cornelio Celso elephantiaa appellata* ] 

ego elephantias non credo; nam si Corneliuni legai et aOgrotOI inspexrris, diveriUI est aspe- 
ctus. Tamen nego lacilius quam probem, nam alii alio nomine appellanti llispani malum 
gallicum, Galli malum neapolitanum, nos nostro nomine Tavellas appellamufl '.' 

MCDXCVI. Erit hic annua a nativitate Dei nostri millesimus quadringentesimus nonagesi- 
mus sextus, nobilis ob recuperatane Sarzanam, ceterum tristis oh intestinam discordiam. Nam 
cum relatum Magistratui Sancti Georgii fuisset, Praefectum arcis Sarzanae de tradenda arce 
mentionem facere, mox cives quatuor primores civitatis mittuntur, Christophorus Cattaneus, 
Franciscus Lomellinus, Petrus de Persio, et .... 2 ut toto ingenio rem perlicere studerent, 
statimque convenirent pacto pretio, mox dinumerarent, ne gallus Praefectus vel mutare opi- 
nionem vel desistere spe majoris oblati pretii posset et ne Fiorentini, quos nihil intentatum 
dimissuros scirent, plusquam nos pollicerentur. Conventum de aureis vigintiquinque millibus, 
et mox dissoluti. Donatus civitate, et apud' nos aliquot diebus moratus, quia in Gallias redire 
timuit, Brugias navi delatus est 3 . Jussi quatuor suprascripti Petram Sanctam ire, ut idem 
facerent : qui si vel ardentiores fuissent, vel minus Lucensium verbis credidissent, Petra Sancta 
pariter' habita fuisset. Nam arbitrati, Gallum, si vidisset eos discessisse, de pretio facilius 
conventurum, domum redeunt. Sed excusandi sunt commissarii nostri ; nam et Dux noster et 
Lucensium [verbaj * et ipsa ratio suadebat nihil minus, in hac temporum conditione, curare 
debere Lucenses, quam Petram Sanctam. Legati eorum statim ad nos venerunt vanis verbis 
factum excusantes 5 . Mediolanum missi, qui a Principe peterent ut, vel nobis erepta per 
fraudem restitueretur, vel illis inferre bellum liceret. Dum omnes indignatone subreptae urbis 
fremunt, multi culpam in Principem rejiciunt, inopinata res se obtulit, quae civitatem paene 
ad seditionem induxit et animum ab hac ad aliam indignationem divertit. Asservatur in 



,h„ i 



Mur., 559 



ji'O V 



2. dici posse] dici posse constabat CD f/MuR. — 3. perdifficilis] prò difkilis AB S — 7. malum om. 
C UMur. — 18. Brugias] Burgias CD C/Mur. — 21. noster] non C F U VMvr. — 22. Lucenses A C D F V {/Mur.; 
Lucenses . . . . C Mur. 



' Si accenna qui al terribile morbo della sifilide, 
che in quei tempi era detto in Italia: male francese. 
V'è chi crede che questo flagello sia venuto dai con- 
tatti con gli indigeni delle nuove terre d'America (cf. 
Guicciardini, St. d'Italia, Lib. II, cap. xni, p. 205), 
ma l'affermazione del Senarega che il morbo si diffuse 
due anni p-ima del 1494, induce in qualche dubbio 
circa l'origine americana. Cf. ampia bibliografia sul- 
l'argomento in Pastor, SU d. Papi, III, p. 339, n. 6. 

2 II quarto commissario fu Giovanni "de Maiolo„, 
cf. L. Volpicella, La questione di Pietrasanta neWanno 
/496, in Atti So e. Lig. d i St. Patr., voi. LIV, p. 9. 

3 II capitano o castellano di Sarzana che il Guic- 
ciardini chiamò il Bastardo di Bienna era Antonio, figlio 
naturale del Duca di Borgogna, ed era nato nel 1421; 
morì il 1504. Cf. L. Volpicella, op. cit., p. 8, nota 2. 

4 L'edizione muratoriana aveva qui : " et Dux non 
* et Lucenses .... et ipsa ratio „ parole che non per- 
mettevano una ricostruzione del periodo; con la mi- 
gliore lezione che modifica il non in noster e Lucenses 
in Lucensium può facilmente colmarsi la lacuna con la 
parola " verha „ che coincide con la notizia data poco 
prima dal Senarega " Lucensium verbis „. Forse il no- 



stro A. lasciò in sospeso la parola per non ripetere il 
vocabolo " verba „ ; forse voleva scrivere " promissa „ 
ma poi gli parve storicamente inesatto e così la lacuna 
rimase fino a noi. 30 

5 Qui il Senarega non è molto chiaro. Occorreva 
spiegare che, mentre i Genovesi trattavano per l'acquisto 
di Pietrasanta, seppero che anche i Lucchesi miravano 
allo stesso fine e ne scrissero e ne fecero scrivere dal 
loro Duca, il Moro, ai Lucchesi, esortandoli a non ta- 35 
gllare loro la strada; i Lucchesi risposero (24 marzo 
1496) con una lettera assai ambigua e profittando del 
momento in cui i Genovesi s'erano ritirati sperando di 
poter avere a minor prezzo Pietrasanta, si fecero avanti 
loro e offrirono al Signore di Antraigues venticinque- 40 
mila ducati d'oro per la cessione di Pietrasanta e Mo- 
trone. Dopo regolare stipulazione, il francese conse- 
gnava ai commissari di Lucca, addì 29 marzo 1496, 
le due terre. Nello stesso giorno la Signoria lucchese 
avvertiva il Governo di Genova dell'acquisto fatto, con 45 
un finto candore di innocenza, che irritava in sommo 
grado i Genovesi. Circa questi avvenimenti e le lunghe 
trattative che seguirono, vedi L. Volpicella, La que- 
stione di Pietrasanta nell'anno 1496, p. 17 e sgg. 



. 



BARTHOLOMAE1 SENAREGAK [a. mqoj 

penitioribus aedibus Divi Laurentii, mngno studio et veneratone, aliquantula pars ligni verae 
Crucia. Ba est quam Gentiles Zachariae, ex Graecia delatam, tempio majori dicaverant; familia 
enim haec, claritate natalium, 'divitiis, et antiquitate majorum, inter alias Genuae Celebris fuit; 
nam ex ea multi bello et pace viri clari prodierunt, et oppida in Oriente habuerunt. Nunc 
penitus extincta et nisi Crux haec memoriam aliquando retineret, jam penitus abolita esset '. 
Hanc semel in anno juvenes nonnulli nobiles, clero frequenti, deferre in supplicationem sole- 
bant. Nani cives nostri in hujusmodi supplicationibus sunt permaxime studiosi, idque fit per 
societates, quas sodalitia judico posse appellari. Nam alii Virginem Matrem, alii Martyrem 
Sebastianum, alii alios portant. Ea supplicatio per annos xxi s intermissa jam fuerat. Cre- 
scente aetate eorum, quibus cura Crucis erat, ne omnino divinum cultum exuisse viderentur, 10 
a canonicis Ecclesiae obtinuere ut, quo die Christi Corpus per urbem defertur, ipsi ultimas 
hastas portarent, donec in altare majus reponeretur; basim vero ipsam argenteam, quam 
f/t/ propriis' pecuniis fecerant, deferendo Corpori accommodarent. Quae res, cum ad notitiam 
juvenum popularium pervenisset, aut religione, aut aemulatione, divinum cultum a nobilibus 
intermissum se renovare velie dicunt; dicentes etiam, aequum videri si populari ordini una 15 
supplicatio daretur, cum nobiles alias plures haberent; et Senatum adeuntes, decreto publico 
id rieri debere impetratum a popularibus est. Adversantibus postea nobilibus, aegreque feren- 
tibus, inauditis ipsis quidquam actum, res ad magnam contentionem devenit, ut tìt plerumque 
in animis aegris. Quae res, cum primo urbis partem apprehendisset, tantum serpsit et inva- 
luit, ut ex una duas urbes crederes. Et cum, disputando altercandoque, res per aliquot dies 20 
in longum deducta esset, nec componi posse crederetur. ita ut, non seditionis causa, sed auctor 
potius deesse crederetur, placuit tandem rem judicio Augustini Gubernatoris remitti debere. 
e. i8tr Qui, cum quatuor populares 'grandioris aetatis vocasset (nam qui contendebant juvenes admo- 
dum erant), et aliquot diebus disceptantes audisset, eo tandem loci ventum est, ut persolven- 
tibus popularibus id quod Gubernator in basside impensum cognosceret, jus supplicationis 25 

y • 560 faciendae apud populares esset. Accipiebant con'ditionem juvenes populares et tamen nihil 
nobilitati restituti debere dicebant, quia quae Deo semel dicata sunt, eadem repeti nefas 
esset. Conventum tamen est, ut aurei .... nobilitati persolvantur, qui tamen in rebus sacris 
impendantur; qui statim ad ornatum aediculae Divi Praecursoris erogati sunt. Profuit quieti 
Patriae, a prudenti viro eam rem tractatam. Multa facta ab eo fuerunt, simulando et dissi- 30 
mulando, nunc eos, nunc illos increpando hortandoque; sed murmur in populo jam subortum 

e. jsiv erat. Plebs nobilitatem torvis oculis intuebatur, 'murmurabatque; annonae caritatem, quae 
tunc temporis magna erat, in nobilitatem rejiciebat. Conveniebant saepe juvenes populares, 
mercatores et artistae ; et tunc duo popularium genera coepta sunt in una soliditate com- 
prehendi: quod nunquam antea factum fuit. Erant plusquam centum, in quibus plerique, 35 
manu promti, jam convenerant bora statuta omnes ad coenam ea nocte arma sumturi. Sed 
miseratus Deus urbem nostrani, Italiaeque labores, cui intestina nostra discordia longe majores 
motus ferre potuisset, virum probum et sapientem Augustinum Adurnum dedit, qui tale facinus 
prohibuit. Facta tandem per urbem popularium supplicatio et delata Crux quinto nonas 



6. juvenes] lanuenses B — 9. xxi] xxvui C /Mik. — io. exuisse] exlvlste B — 11. defertur] deferrctur 

CU Mur. - 12. majus] navis B S - basim] bnssim A B S\ pixidem CjDUMur. — 14. juvenum] Ianucnsium // 

— 31-32. ita ut non seditionis catlSS si d aurtor potius deesse crederetur ot/i. CD /■' V i'Mi R. ; evidentemente si 

saltb dal primo al srrnmln crederetur — 25. basside] pixidi CD t/Mb'R. — 30. a] et A B S — 31. murmur] rumor 

S BS - subortus A B S 

1 La preziosa croce degli Zaccaria è ancora con- tedrale di Genova (iiiS-ryi$), miscellanea offerta a Mons. 

servata nel tesoro della chiesi di San Lorenzo in (ìc- Lodovico davolti, Genova, 1918, p. 109. 

nova. Proviene da Focea dove nel 1 ne tarpa- * L'ediz. muratorlana e la famiglia di codici si- 15 

dronì Ticino Zaccaria e fu donata, da uno dei discen- mili ad essa recano il numero di 28 anni; io preferi- 

10 denti della famiglia, alla metropolitana genovese verso sco la lezione di 21 anni seguita da altra famiglia di 

la metà del secolo XV. (1. I.. A CaxVXTTO, TI 7. som codici e confermata dal Giustiniani, Annali eli ad 

della Metropolitana di (ienova, Genova, 1S92; La Cai- annum. 



3 



|A. 14<)b| 



COMMKNTAR1A DE REBUS GENUENS1BUS 



57 



Maji, hastaa portantinm, egregia! veste* Indutoruxn, lequentìbui taguttino, Oratorione, Senato 
et reliquia urbis Magistratibus. Libuil propiua Lllam bene Intueri, et graecai literai legare, 
easque et per me et' .ilios in latinum sermonem convertere, et bui< operi Inaereread legen- 
tium voluptatem. Bardai Caesar honorabile Ldgnum exornai auroque et lapidilms et mot' 

5 garittSf collocationem ponens Ecelesiae Theologì '. Ciriacut untevi, et auream illam tliccam, 
fraescs opcratus est Ecclcsiac. Confnictam liana long* valile tempore, Isaac rede<>it ad -pul- 
chriorem speciali, ■pritnus sacri/ìciis, veruni ettatn operaòilibui. Une sacrum telimi liardas 
quidem fabricatus est; Ephcsi antan primus sacri (ìenlns^ /sane ex (ralata, rcnovavit. 

Sedato Crucis rumore, in reeuperationem Petrae Sanctae conversae cogitationes civium 

iO sunt, et per sententiam Stephani Ju9tiniani, viri profecto prudenti», dicium est, nulla deinceps 
subsidia Ligae praestanda esse, nisi Petram Sanctam nobis restituant. Cumque id fratribus 
Adurnis molestimi fuisset, revocata statim sua sententia per eundem fuit, ita ut citius revo- 
cata, quam' prior sententia Augustini 2 . Interea fama fertur Regem transitum in Italiani e. 3 *ìv 
parare, etsi mors Delphini eum retrahere posset, ut obsessos in Regno neapolitano liberaret 

15 et magnas clades acceptas ab Aragonensibus vindicaret. Propterea classem, quae Massiliae 
esset, parari jussisse et sociis navalibus et remigibus muniri. Erat eo tempore Regina proxima 
partui et quod peperisset indicaturum esset exitum rei ; nam sine liberis, domo discedere 
tutum non putabant. Dum haec in Gallia aguntur, a Romanorum Rege literae allatae sunt, 
adventum suum in Italiani Genuamque denotantes; insuper se in Hispanias velie trajicere; 

IO nosque hortantes, ut promptum navigium ad trajiciendum haberemus. Credita parum fuit 
res haec; omnes tìctam dicebant, sed eadem jactari, quo fama adventus Regis Francorum 
hoc invento vilesceret. 'In Apulia et Calabria, Ferdinando res secundae erant. Monpense- e. .&? 
rius, qui, prò rebus adverse gestis, in oppidum 3 Atellae se 'receperat, ubi nusquam sibi sue- mlr., 561 
curri posse videt, deditionem facit, pactus ut, cum bonis navibus, Ferdinandi impensa pa- 

15 ratis, exire e Regno liceret; Dominus de Obegni, secutus Vice-Regis vestigia, parem fecit 
deditionem. Pacato ex magna parte Regno, circa Cajetam, quae valido praesidio tenebatur, 
Aragonenses castra ponunt, obsessuris urbem non minori odio, quam vi, recordatione immensae 
crudelitatis, qua Cajetanum populum affecissent. Appropinquabat Italiae Maxim ilianus Rex, 
cum Joannes Galeatius Vicecomes, Mediolani Dux, officiosissimus omnium, et more Sforcia- 

30 dum, et suasu Ludovici, cujus Consilio regebatur, cum uxore per Alpes Lepontias, quas 
Bormiae vocant, obviam processit et cum eo veniens per vallem Volturinam, Succidram et 
Morbegnam pervenit, inde Larium; et navigans Novocomum pervenit. Et cum magni appa- 



3. et alios] et per alios B — io. prudenter B — 13. fertur] fert BS — 23. oppido AB S - Atellae om. da 
tutti i codici e lasciato in lacuna in CS (/Mur., trovasi solo in D e fu probabilmente aggiunto dall'erudito compi- 
latore - recesserat BS 



1 II Giustiniani, Annali cit., p. 588, traducendo 
5 in italiano questo scritto, spiega che il Teologo equi- 
vale a san Giovanni evangelista. 

2 II Senarega riassume troppo brevemente l'acca- 
duto. Alla lettera del 29 marzo nella quale i Lucchesi 
avevano avvertito i Genovesi dell'acquisto di Pietra- 
io santa, rispose (5 aprile) il Governo genovese con una 

lettera che sapeva di forte agrume e nello stesso giorno 
fu tenuta una grande adunanza nel palazzo del Banco 
di S. Giorgio, nella quale, dopo ampia discussione, su 
proposta di Stefano Giustiniani, fu deliberato di non 

15 dare alcun aiuto alla Serenissima Lega, se prima non 
si fossero avuti e recuperati per opera della Lega stessa 
i due luoghi di Pietrasanta e Motrone, come dagli agenti 
di essa era stato promesso. Questa decisione adirò 
assai il Duca che scrisse, il io aprile, un'aspra lettera 

20 agli Anziani ed all'Ufficio di San Giorgio e, in seguito 
al suo severo richiamo, fu tenuta una nuova adunanza 



(16 aprile), nella quale si affermava di avere fiducia 
nell'opera del Duca e si restringeva la deliberazione 
della seduta precedente per coloro che ostacolassero il 
riacquisto di Pietrasanta. Cf. L. Volpicella, La que- 
stione di Pietrasanta, pp. 30-38. Il Guicciardini, St. 
d' Italia, Lib. IV, cap. v, p. 233 afferma recisamente 
che la cessione di Pietrasanta al Lucchesi fu opera del 
Moro, che volle in tal modo ingraziarseli affinchè aiu- 
tassero prontamente i Pisani. Anche il Senarega, a 
p. 55 1. 26, accenna che ciò era noto a molti Genovesi. 
3 II Muratori aveva posto segno di lacuna dopo op- 
pidum; la lacuna può essere colmata col nome di Atella, 
ove alla fine di luglio il Montpensier pattuì con Fer- 
randino una tregua di trenta giorni, allo scadere della 
quale (20 agosto), avrebbe sgombrato il Reame ; poco 
dopo, senza attendere che il mese scadesse, uscì dal- 
l'Atella e la consegnò al Re di Napoli. Cf. Cipolla, 
St. d. Signorie, p. 733. 



30 



35 






r.AKTIloLOMAKl SENAREGAE 



|A 1496] 



ratus Mediolani lìerent, mutato 'proposito, Viglevanum divertit '. Mittuntur quatuor oratores: 
Lucas Grimaldus miles, Cosmus de Zerbis, et Baptista Spinula, et Franciscus Soffia doctor, 
qui dcbitum venerationis oftìcium prò patria praestarent, Petrae Sanctae restitutionem pete- 
rent, et privilegia nostra a praecessoribus Caesaribus concessa contirmaret, nostrumque distri- 
Ctnm ■ Monaco oppido ad tlumen Macrae, ipso comprehcnso, declararet; qui licet antiquum 
alveum reliquerit, et nunc per radices promontorii Vessani dilabatur, propterea priorem de- 
( ursum sequi debere conveniens esse 2 . Sed si forsitan aliquis studiosus rerum publicarum, 
a quibus, et quo tempore ea nobis concessa sint, scire voluerit, sciat, primum: Federicum 
Primiim anno millesimo centesimo sexagesimo, Henricum Sextum anno millesimo centesimo 
nonagesimo primo, Federicum Secundum millesimo ducentesimo vigesimo sexto, Carolum 
Quartum millesimo trecentesimo .... Henricum Septimum millesimo trecentesimo decimo 
tertio, Sigismundum anno MCCCCXXIV auctores fuisse 3 , quorum liberalitas non minor fuit, 
quam romanorum Pontiticum, a quibus etiam honorificentissime honorati decoratique fuimus. 
Sed ne tamen putet aliquis id, vel leviter, vel gratis, a Pontificibus concessum fuisse: multo' 
enim sanguine (aurum non dicimus, quod multi magnifaciunt) pacta sunt, plus laudi et gloriae 
studentibus majoribus nostris, quam cumulandis divitiis, arbitrantes pecunias brevi tempore 
consumi posse; privilegia autem sempiternum esse in Romanum Imperium et Sanctam Ro- 
manam Ecclesiam devotionis monumentum. Et quod sine arrogantia dictum sit, nulli in 
Italia populi sunt, qui nos fide et veneratione erga eos antecedant : de quibus aliquando 
dicemus, si vel tempus, vel necessitas fuerit. Sed jam proximus erat Maximilianus, jamque 
lines nostros ingressus erat, cum praemissi plures cives obviam sunt, usque ad ipsa montis 
juga, alii usque ad Decimum lapidem. Missi etiam, qui tantum usque in suburbanum Rip- 
parolium, et haec erat ultima juniorum caterva. Gubernator et Senatus Ripparolium ultra 
progressi non sunt *. Justicium in urbe molitum 5 . Et in villa Corniliani duobus diebus mo- 



10 



. 



20 



i. Franciscus Soffia doctor om. t'/TMi'R. — 4. pracde< cssoribus Cacsareis B 
19. antecedebant B 



5. qui licet] quibus B — 



1 M. Sanudo, / Diari, Venezia, 1879, tomo I, 390, 

riferiste che l'Imperatore non entrò in Milano perchè 

5 Ludovico il Moro temeva che i Milanesi profittassero 

della presenza di Massimiliano per sollevarsi in favore 

del giovinetto figlio di Gian Galeazzo. 

* Gli oratori ebbero le istruzioni il 4 settembre 

e furono ricevuti in udienza dall'Imperatore il 13 sct- 

10 tembre. 11 Sanudo, sempre bene informato, aggiunge 

che fu loro promessa la restituzione di Pletrasanta " in 

■ termine de do mexi. Questo feno acciò Zcnoesi fus- 

" seno constanti, perche era pur qualche dubito di ar- 

" mata clic In Provenza si faceva „ Sanudo, Diari, I, 317 

15 e VoLFXCKLLA, La questione di Piet rasatila, pp. 77-81. 

La distinzione fra il nuovo e il vecchio corso della 

Magra non era di poca importanza per gli Interessi 

genovesi, significando la inclusione o la esclusione di 

irana nei diritti del dominio di Genova. Infatti il 

20 fiume, in tempi remoti, scorreva presso Sarzana, mentre 

già nel sec. XV ne era lontano avendo scavato un nuovo 

alveo presso il lato destro della valle. 

3 II Senarega trasse queste notizie dal diploma 
nel quale Massimiliano confermò (30 settem. 1496) i 
25 privilegi, le Immunità, le franchigie precedentemente 
concesse ai Genovesi dn^li Imperatori Federico I, En- 
rico VI, Federico II. Enri. o VII, Carlo IV e Sigi- 
smondo. In eMO lonfcrmò a (ienova i feudi e le terre 
al di là della Magra e concesse il nuovo privilegio 
he da Martllia sino al monte Ar-> ntaro ninno po- 



tesse condurre sale, se non fosse genovese. Materie 
Politiche, 14-2733 e KocCATAGLiATA, Memorie, III, 466. 
Il Senarega lasciò in sospeso l'anno delle franchigie 
concesse da Carlo IV; esso e probabilmente il 1368. 

* Il Roccatagliata, Memorie, III, 468, ricorda 35 
che, per la venuta dell'Imperatore Massimiliano ■ li 

* andò incontro, sino alli Giovi, Antoniotto Adorno 

* tìglio del Duce con molti, e Giovanni Adorno con li 
" balestrieri e stipendiati e molti cittadini andarono 

" sino a Pontedecimo, et Agostino Adorno, Governa- 40 
"(ore, con gli Ambasciatori et Anziani e Magistrati 
"e cittadini andò sino a Boi/aneto, et alla porta della 

* città l'Imperatore fu posto sotto il baldacchino sino 
"a San Lorenzo ... Il Roccatagliata pone questa noti- 
zia alla data 36 febbraio, ma essa e certamente errata 45 
e va corretta col 25 settembre. 

5 II Muratori pose un asterisco accanto a moli- 
tum perche la lezione gli parve errata. Infatti l'azione 
del verbo non si accorda col vocabolo justicium o justi- 
tium, che significa interruzione nell' amministrare la 5° 
giustizia, ferie forensi. Il verbo che si accompagna 
più frequentemente ad esso è : indictre e nell'originale 
della Cronaca era 1 ertamente scritto: indictum; i co- 
pisti lo scambiarono con molitum per una qualche so- 
miglianza delle lettere delle due parole, se scritte in 55 
corsivo. Nella Cronaca troviamo due esempi ; anno 
1504 " mi rise aprili indictum iustitium „ (la ed. inurat. 
Institutum e perciò il Muratori vi appose un 



|A. 14<)6| 



COMMENTARIO DE KKMJS (JkNUKNSIIWS 



59 



ratus, nani imbrei eranl ' iii;i\inii, trigesima quinta die octobrìi urbani Lngreditur ', clero 
obvi.un procedente, |)opulo undique per via» et piateti effuso. Augustinue Aduitaiie* in ipso u, < 
urbis ingressi!, claves urbis praesentavit Praetor civitatii Beraimui Colina alezandrinna, et 
Senatua bastai detulerunt*; post Uos Magiitratua Baliae et Monetai, inde alii civei ad fiam 
5 ìpiam rem ex Omni ordine deputati. Pallium tamen subire reCUiavit; led qui illud portabant 
paene paululum sequebantur \ Praecedebant nobilei et proceres sui, oratore» Y r cneti, et 
Augustinus Gubernator; et omnes eques incedebant, quamvis plures ex hac re Augustinum 
damnaverint, quod non pedes venisset, imo potius nudo capite, apprehenso freno equi, quo 
Caesar veheretur ; quod aliquando ab aliis factum fuisse constat. Sed cur ita ab eo factum 

IO sit, quoniam consilii sui neminem fecit participem, ita et ego 'causam referre aliis relinquo. 
Arbitror tamen, potius aliorum, vel jussu, vel Consilio, quam suo, factum esse \ Inccdebat 
Imperator medius inter oratores Regum Ilispaniae et Siciliae. Post eum multi proceres 
Italiae et Germaniae, et recta via ad majorem Ecclesiam pervenit, et lignum verae Crucis 
cernuus adoravit et venerabundus deosculatus est, Episcopo et clero divinas laudes decan- 

15 tantibus. Et quia jam nox erat, sacram Paropsidem in alteram diem videre distulit 5 . Pa- 
rata classe, quae Genuae instructa est, sexto die Octobris naves conscendit, multis afrìrman- 
tibus id adverso sidere et Lunae diebus non servatis iìeri, qua die Cardinalis Sanctae Crucis, 
Legatus Apostolicus in Italia, urbem intravit, impatiens qui eum discedentem comitarentur, 
et honorum publicorum, quos ubi Italiani attigit, semper rejecisse ferunt. Militibus itaque et 

20 bellicis instrumentis impositis, biduo post, non satis aura felici, solvit 6 . Saxoniae vero ' Dux, e. jSóv 
qui eum eo erat, statim in Germaniam rediit. Vixque classis Rapallum attigerat, eum, Africo 



3. Bersimus] Berrimus B — II. tamen om. C ì/mur. — 14. cernuus] cermius B — 18. impatiens .... qui C Mur. 



asterisco); anno 1509: " Factae per triduum suppll- 
" cationes et in triduum indictum justicium ecc.,,. I 
due esempi confermano che qui occorre leggere indi- 
5 citivi invece di violi tum. 

1 II solenne ingresso di Massimiliano in Genova 
non avvenne il 25 ottobre, bensì nella sera del 27 set- 
tembre. L'Imperatore giunse a Cornigliano presso Ge- 
nova nella sera del 25 settembre e fu alloggiato "in uno 

io " palazo bellissimo di domino Unfron Spinola,, (Sa- 
nudo, Diari, I, 335). Il Governo genovese aveva inca- 
ricato l'ufficio della Balia e quattro nobili cittadini di 
preparare degnamente gli alloggi e le accoglienze al- 
l'Imperatore, ed aveva concesso per il futuro ricevi- 

15 mento che le dame portassero vesti di gala e gioielli 
in pubblico, senza pagare la gabella delle gioie. Che 
l'ingresso di Massimiliano sia avvenuto il 27 settembre, 
è reso certo da un decreto in data 26 settembre con 
l'ordine che si sospendano per otto giorni tutti i giu- 

20 dizi, " eum serenissimus Maximilianus Romanorum 
" Rex heri in Cornilianum pervenerit et cras in urbem 
" ingressurus sit„ (Diversor., reg. 156-650). Cf. Volpi- 
cella, La questione di Pietrasanta, p. 83. 

2 II Senarega non accenna ad una controversia 
25 sorta fra giureconsulti e medici, sulla precedenza nel 

portare le aste del baldacchino. Per dirimerla, occorse 
una sentenza del Governo che dette la precedenza ai 
dottori in legge, perchè sostenevano una pubblica ma- 
gistratura, mentre i medici erano magistrati privati 
30 (Diversor. , reg. 156-650). 

3 I registri dell'Arch. di Stato di Genova conten- 
gono tutte le spese per questo baldacchino di camocato 
bianco, con insegne di aquile e con frangio, che le guar- 
die salvarono dalla folla, che aveva l'uso di lacerarlo 



dopo la funzione. Esso fu donato alla chiesa di San Lo- 35 
renzo. Ma poiché il cerimoniale voleva che il baldac- 
chino fosse invece consegnato al Conte ensifero del Re, 
il Governo genovese decise di dargli in compenso un 
bacile d'argento del prezzo di circa cinquanta ducati; 
poi modificò la deliberazione e dette una " aqueria „ 40 
(brocca) d'argento a lui ed un'altra al Segretario. Al 
Re dei Romani fu donato un bacile del valore di lire 
dieci d'oro. Cf. Volpicella, La questione di Pietrasanta, 
pp. 90-91. 

4 Evidentemente il Senarega accenna ad un ordi- 45 
ne o ad un consiglio dato all'Adorno dal suo Signore 
Ludovico il Moro. Il Volpicella, La questione cit., 

p. 87, crede che l'Adorno non abbia compiuto l'atto di 
vassallaggio, perchè la Liguria non era, secondo i Ge- 
novesi, parte dell'Impero e d'altro lato Massimiliano 50 
era allora Re dei Romani, non ancora Imperatore, e non 
gli si doveva pertanto il cerimoniale imperiale. 

5 Infatti egli ritornò la sera dopo, da Cornigliano, 
ed entrò nuovamente in San Lorenzo ad ammirare il 

" catin di smeraldo, chiamato dai Zenoesi Sagradal, 55 
" cossa bellissima e di gran valluta, qual io (Marin Sa- 
" nudo) vidi „, poi andò a dimorare " in una casa dil 
"cardinal San Piero in Vincoli (Giuliano della Rovere) 
"bellissima,,, Sanudo, Diari, I, 337. 

6 L'armata con l'Imperatore salpò l'S ottobre. Il 60 
Sanudo, Diari, I, 356, 362 ci dice che era composta di 
tre navi grosse, quattro barchie, quattro galeoni geno- 
vesi e di otto galee venete. Secondo il Sanudo il na- 
viglio genovese era "malissimo in ordine „; le galee 
venete erano invece "assai ben poste in ordine „. Il 65 
Sanudo era veneziano, perciò i suoi giudizi potevano 
anche essere influenzati dall'amore di patria. 






B ART1IOLOMA1.I SKXAKWiAK 



|AA. 14Q6-1497] 






saevientc, terrestre iter cepit; nam fama erat, classem gallicani, omnibus jam impositis, vela 
jam solvÌ8se, vel mox soluturam. Dum Genuae adhuc Caesar esset, oratores duo a Floren- 
tinis ad eum venerunt, quos statim remisit. Sunt qui dicant eos inauditos '. Senatum nostrum 
visitarunt, qui rebus esculentis donati sunt, viri quippe graves et diserti. Dum haec aguntur, 
Ferdinandus Ilispaniarum Rex, qui cuni validissimo exercito Perpiniano appropinquaverat, 5 
ubi Regem Gallorum et transitu in Italiam desistere vidit et tantum rebus jocundis operam 
dare, etsi jam tìnes Galliae ingressus esset, relieto ibi valido praesidio, in Hispanias regressus 
est Sub iisdem diebus Margarita Maximiliani filia, primogenito Hispaniae Regia Joanni, in 
matrimonium tradita est, et Imperatoria lìlia centum quadraginta navium 'comitatu ad virum 
Archiducem Burgundiae delata est. In urbe caedes nonnullorum factae, dissidentibus aliquan- 10 
tulum Adurnis et Gattis *. Caesar, cum paucis diebua apud Labronam stetisset, discesait et, 
ut ait, indignabundus in Germaniam rediit. Qua id ratione factum sit, eorum judicium erit, 
qui prudentiore8 sunt, et quibus secretiora cognoscere fas erat 3 . 



Anno MCCCCXCVII. Hic, qui sequitur, annus est nonagesimus septimus supra mille 
Mir quadringentos, statim percurrendus: pauca enim memoratu digna 'contigerunt. Galli, de 15 

quibus saepe mentionem fecimus, principio anni navem Prementoriam, triticum ex Sicilia 
Genuam deferentem, ceperunt, quae licet major Gallis esset, tamen tanta illis fuit tormen- 
torum copia, quibus nostrani navem quassabant, ut non ligna quatere, sed arces et montes 
demoliri ab ipsis posse crederes '. Propter quod, consultis rei navalis peritioribua, cognitum 



S e <■). Joanni » Imperatoris riempiono due lacune di Muk. e delle varie copie della Cronaca. Solo D ha le 
• lue f-arole suddette, che furono probabilmente aggiunte dall'erudito che diresse la copia — 17. fuit om. C £7MuR. — 
iS. copia] copia erat Ci'Mur. - nostrani om. C c/Mur. 



1 I due oratori fiorentini erano il vescovo di Arez- 
5 zo, Cosimo dei l J azzi e Francesco Popi die, secondo il 
Samuoo, Diari, I, 337, ebbero udienza dal Re " e fecero 
" una exquisita orazione et il Re a dì 5 octubrio ai 
ttì non li volse far altra risposta, ma montò in 
" nave et ordinò ritornassero a Tortona dove dal Duca 
io "tic Milan et oratori de la Liga li sariano chiariti di 
•' la volontà di la Maiestà sua „. Anche il Guicciar- 
dini (Storia <P Italia, Lib. III. cap. IX, pp. 264-365), 
narra che i due ambasciatori non ebbero da Massimi- 
liano altra risposta ■ se non che, in sul molo di Gcno- 
IC ■ va, quando già entrava in mare, rispose loro che dal 
■• lobato del Pontefice che era in Genova intenderebbono 
" la sua volontà, dal quale rimessi al Duca che era ri» 
" tornato a Milano, andarono a quella città. E a\cndo 
à dimandata l'udienza, soprag^iunscro commissioni 
20 "da Firenze.... che senza cercare altra risposta se ne 
* tornasslno alla patria n . Ma poiché essi avevano già 
chiesti l'udienza, dovettero intervenirvi. Il Guicciar- 
dini narra l'abile schermaglia tra gli ambasciatori ed 
i! Moro durante l'udienza e conclude 1 he in CSM il Duca 
le aveva " ricevuta in sé parte di quella derisione che 
■ ai luta fare agli altri ... 

* Gatti erano chiamati. I à diremmo, i parti- 

la della famiglia guelfa dei Fieschi. 

3 Probabilmente il Senarega sapeva per qual ra- 
30 gionc l'Imperatore! dopo un breve assedio n Livorno, 
se ne ritornò indignato in Germania, ma non volle 
dirlo. L'Imp si accorse di essere stato lo zim- 

bello del Duca di Milano e dei Veneziani, i quali lo 
HO pr murosamentc invitato :1 scendere in Italia 
35 per opporlo ni Re Carlo Vili, che minacciava di ripas- 
sare le Alpi per soccorrere le sue milizie, lasciate nel 



Regno di Napoli ed altrove nel tempo della sua calata; 
ma quando seppero che Carlo Vili aveva abbandonato 
ogni bellicoso proposito, cessarono anch'essi dal soc- 
correre con denari, viveri, munizioni l'esercito di Mas- 40 
similiano, e poiché questi non poteva reggersi senza i 
soccorsi degli Italiani, venutigli meno i denari, dovette 
abbandonare ogni impresa e ritirarsi senza gloria in 
Germania. Il Senarega non fa parola dell'attivissimo 
lavoro diplomatico svolto dal Governo genovese negli 45 
ultimi mesi del 1496 per il riacquisto di Pietrasanta. 
Massimiliano, a Vigevano, aveva loro promesso che en- 
tro due mesi sarebbe risolta la questione. Durante il 
suo viaggio da Genova a Pisa, aveva chiesto ai Geno- 
vesi due ambasciatori esperti della questione di Pietra- 50 
santa e gli erano stati inviati Alessandro Sauli e Nicolò 
Spinola, con minuziose istruzioni; contemporaneamente 
la Signoria di Genova aveva scritto moltissime lettere 
al Moro, all'Imperatore, agli ambasciatori veneziani 
presso l'Imperatore, a (iian Francesco Sansevcrino e ad 55 
altri per raggiungere lo scopo, ma l'improvviso abban- 
dono di ogni impresa in Italia da parte di Massimiliano 
e la somma indifferenza della Lega per gli interessi di 
Genova, fecero naufragare ogni speranza di riacquisto 
di Fietrasanta. la quale, pochi anni dopo, per opera del 60 
Papa Leone X, era consegnata a Firenze. Intorno alle 
trattati ve dell'ottobre e novembre 1496 v. ampia rela- 
zione nell'opera più volte ritata di L. Volpicklla, I.a 
questione di Pietrasanta, p. 93 e Sgg. 

4 L'atto di pirateria, ricordato dal Senarega, non 65 
avvenne al principio dell'anno, bensì nel maggio 1497. 
Infatti il Sani-do, Diari, I, 6:6-37, ricorda che nel 
maggio 1497 "non obstante che fusse la trieva „ cioè 
la tregua conclusa tra trancia e Spagna, accettata an- 



|A. 1407| 



COMMENTALA DE REBUS CKNITKNSIBUS 



61 



est necessari uni esse, aut navigationrm onnlno drserere, aut aeqnalia, 'vel polhm majora illis 
[libere tormenta. Ob id publico decreto lancitum est ( non licere cuiijuam navcH habenti 
navicare, nisi tormenta aeris ad praelinitum DUtnerum et pondus liabuerit, ( airuque Majnstratui 
[MarisJ demandata est '. Fit classis ad persequendos piralas, naviinn tri uni iinii'n.iriim, bar- 
5 charum duarum, duarumque tiirnnium. Ifuic praeficitur Joanins Ludovicui FHscui, quem 
Admiratum jam prius appellabant '*', sperans hosticas naves in purlu Ih-rcnlis Moin-clii adlnu 
esse; sed eas illinc discessisse ea die cognovit, (pia ipse bine disecssit, et cum eas per 
aliquot dies obsessas in portu Tholoni tenuisset, (nani bic locus est Provinciae Narbonensis) 
febre correptus ad nos rediit. Sufticitur statini I'aulus Nigronus, renovato navibus stipendio*. 



■ 



7. sed eas] sed cura eia B 



che dal Moro e da Venezia, e fissala per il 35 aprile 
di quell'anno, cinque barche francesi, corseggiando in- 
torno alla Sicilia, presero una nave grande genovese di 
5 botti 2000, chiamata la l'romontora, carica di frumento, 
che veniva verso Genova. Questo fatto diede luogo, 
come vedremo subito, all'armamento di una flotta In 
Genova per punire i corsari. 

1 I tristi effetti degli scontri navali sopra accen- 

10 nati mossero, certo, il Governo genovese a pensare 
a pronti provvedimenti perchè fosse eliminata la infe- 
riorità del naviglio genovese: tuttavia i documenti d'ar- 
chivio provano che le deliberazioni in proposito furono 
effettuate nell'anno successivo. Fu infatti soltanto il 3 

15 agosto 1498 che si radunò un gran consiglio "prò nova 
" artegliaria „. Si disse in esso " da tempo in qua essere 
" lndroducta da le natione forestiere, maxime da Fran- 
ciosi, portare artaglieria grossa in loro nave et vas- 
" seli, de metalo (cioè: bronzo), cum la quale, quantun- 

20 "che sea in vasseli picoli, travagando (operando) da 
"la longa basta de abate ogni nave grossa, et già de 
"questo se ne visto la prova in modo che lo navigar 
" nostro a questo tempo è periculoso, quantunque sieno 
" le nave nostre de la grosezza che ognun intende et 

25 "bene in ordine de bombardarla de ferro la quale sino 
" a qui se uzata „. Perciò l'ufficio del Mare proponeva 
di ordinare l'armamento delle navi con nuova artiglie- 
ria di bronzo, non più di ferro. Il consiglio decise, 
su proposta di Cristof. Cattaneo, di dare agli ufficiali 

30 del Mare l'incarico di mutare la "Gazaria„, cioè gli 
ordinamenti navali. Il 39 agosto 1498 usciva il solenne 
decreto, redatto dall'ufficio del Mare, circa la mutazione 
delle artiglierie e la riforma di tutte le dotazioni delle 
navi genovesi. Esso è, con il verbale della seduta del 

35 3 agosto, in Diversor., reg. 162-656 ed è di sommo 
interesse per lo studio della marineria genovese del 
tempo. Lo pubblicò E. A. D'Albertis in Le costruzioni 
navali e l'arte della navigazione al tempo di C. Colombo 
nella grande Raccolta di documenti e studi Colombiani 

40 pel quarto centenario della scoperta dell'America, Roma, 
1893, Parte I, voi. iv, p. 332. La Signoria mandò il 31 
agosto 1498 una grida per dare notizia del decreto 
emanato e per avvertire gli interessati che esso era leg- 
gibile a Palazzo, ma nella grida stessa era esposta la 

45 parte che si riferiva alle artiglierie: "le nave de can- 
" tara x mila in su debino havere doi canoni di metallo : 
"de li quali l'uno sia da pezo [del peso] de cant. 37, 
" l'altro 23 et tireno tutti doi una petra de libre 40 
"(nel decreto, 50) et ultra falchoni quatro de cant. 7 
50 " l'uno, ita che in summa sia in questa artagliaria cant. 



.■>3 



60 



70 



"78 di metallo,,. Tutte le navi dovevano essere subito 
armato così, altrimenti non avrebbero avuto il permesso 
di partire (Diversor., filza 54-3074). La legge non ebbe 
però, né poteva avere, così fulminea attuazione. Tro- 
viamo infatti, addì 9 gennaio 1499, un Bartolomeo Rin- 
secco il quale promette che, al ritorno della sua nave 
a Genova, farà fabbricare per essa " illas arteliarias de 
" metalo prout dicet officium ipsum maris „ e addì 23 
gennaio 1499 Vinc. Fieschi fa la stessa promessa {Di- 
versor., reg. 159-653). 

2 II Fieschi era stato eletto Ammiraglio della Re- 
pubblica in un grande consiglio di cittadini, adunatisi 
il 28 ottobre 1479 nel Palazzo delle Compere di San 
Giorgio, come risulta nel Liber Contractuitm, an. 1476- 
1499, col. 13, nell'Archivio delle Compere. Il Sanudo 65 
(Diari, I, 647) dà notizie, nel giugno 1497, della so- 
lenne consegna del bastone di ammiraglio al Fieschi 

e del solenne accompagnamento di lui al molo e " la 
dominica matina, a dì 4 [giugno] navigoe con gran- 
" dissimo animo „. 

3 II Senarega sorvola su questo assedio di Tolone 
che dovette pure avere larga eco in Genova. Egli par- 
tecipò, sia pure per poco tempo, a questo episodio e 
perciò avrebbe potuto darci più ampie notizie. Forse 
l'avvento del dominio francese in Genova nel 1499 lo 
consigliò a porre in sordina questa ardita offensiva a 
Tolone. La flotta fu armata apparentemente per sem- 
plici misure di polizia del mare e cioè per tenere in 
rispetto i corsari francesi, ma la decisione di bloccare 
il porto di Tolone fu presa dalla Lega italiana e spe- 
cialmente dal Duca di Milano, che intendevano porre 
impacci e distrarre in qualche modo la marina francese 
dall'unirsi alle ingenti forze terrestri che Carlo VIII 
aveva inviato, nei primi mesi del 1497, a combattere la 
Lega nelle terre del Ducato di Milano e della Liguria, 85 
col proposito di occupare Genova. Il Senarega non 
dice nulla di tutto questo armeggio, gravido di mi- 
naccie per la Repubblica; il Guicciardini (Si. d'Italia, 
Lib. Ili, cap. xi, pp. 270-371 ; cap. xii, pp. 276-279), 
dedica parecchie pagine a questo tentativo francese 90 
esponendo le ragioni per le quali Carlo Vili sperò 
nella riuscita del suo disegno, descrivendo i movimenti 
delle truppe in Lombardia e in Liguria, dando infine 

il suo giudizio sulle cause del fallimento dell'impresa. 
Egli però non accenna al blocco marittimo di Tolone. 
Riassumendo le imprese terrestri diremo che Gian Gia- 
como Trivulzio si era avanzato sino a Novi, il Cardi- 
nale Della Rovere aveva occupata Albenga e si era 
spinto sin presso Savona, nella quale però non era en- 



/5 



80 



95 



62 



BARTHOLOMAEl SENAREGAE 



|A. 1497) 






Veneti, et Mediolani Dux in Ilispanias ad Regem oratores mittunt. Nos autem cum ipsis 
in eadem navi (nam Ni^rona erat) Secretarium 'misimus nostrum, ut eorum, quae a^erentur, 



:. mliimui om. A H S 



trato per il pronto intervento di Giov. Adorno. Op- 
portuna perciò era la controffensiva del blocco di To- 
lone che non durò pochi giorni, rome parrebbe dalla 
5 narrazione del Senarega, ma fu mantenuta dal luglio 
al settembre e cessò soltanto quando si iniziarono le 
trattative di pace. La decisione dell'armamento fu presa 
nel maggio e concorsero alle spese Milano. Spagna, Na- 
poli e Venezia (Sanuuo, Diari, I. 6a6, 643): il 1" giugno 

io usci l'ordine per coloro i quali ■ toccarono denari per 
" montare in questa nostra felice armata che domane, 
"dentro da torcia, debla esser montati in nave,,: il 1 
ed 11 5 giugno si ordinò a Ger. Palmaro di consegnare 
sacchi 20 di lane per la felice armata 'Diversor. filza 

15 53-3073); il 16 giugno si consegnarono le istruzioni 
all'Ammiraglio, ricordandogli che la dotta era stata 
armata per ricuperare le cose rubate e castigare coloro 
che presero la nave Prementoria, carica di grano e altre 
meri i: egli doveva andare a Nizza e a Villafranca ove 

20 si diceva che fossero la Prementoria ed altre navi cat- 
turate e doveva procurare di prenderle e, non riuscen- 
dovi, bruciarle e affondarle; dopo ciò doveva andare a 
l'olone ove era la nave Corsia ed altre: mandasse a 
dire al governatore di Tolone che era venuto a ripi- 

25 gliare quanto i ladri avevano rubato e che non reche- 
rebbe danno alcuno ai sudditi del Re di Francia; se 
1 regi officiali si opponessero " non manchi del fatto 
"suo„. Il Senarega ci dice che, poco prima di partire, 
l'Ammiraglio seppe che i corsari erano partiti da Mo- 

30 naco ed il SaXTODO, Diari. I, 647 aggiunge che il Duca 
di Savoia aveva proibito ad essi di entrare nei porti 
di Nizza e di Villafranca; perciò la flotta genovese si 
diresse subito verso Tolone. Il Governo genovese dava 
nello stesso tempo (17 giugno), istruzioni a Stefano 

35 Spinola, perchè si recasse al Duca di Milano per noti- 
ficargli: " che si teme ora più che mal la guerra in 
" Liguria ; Albenga piena di soldati e di cavalli, Savona 
"esposta a la guerra e li monti occupati da nemici „; 
il Re di Francia si era scoperto nemico, con la presa 

40 della nave Prementoria e con le armate per mare; in 
Tolone vi erano dieci navi ed altre ve ne sarebbero 
giunte; il Re aveva privato i Genovesi delle fiere di 
Lione e " con queste due strade sbatte i genovesi e 
" aspira all'impero d'Italia „ : il Comune era in questo 

45 pericolo per la venerazione al Duca e per conservare 
la Lega; s'era fatta l'armata, ma bisognava provvedere 
non le mancasse lo stipendio, perciò lo Spinola pro- 
curasse di avere almeno lo stipendio per due mesi : 
"all'ultimo momento giunge notizia che si tratta di 

50 " far pace, ma intanto i mercadanti genovesi sono alla 
" catena „ (ambe le istruzioni in Roccatagli ata, Me- 
morie, III, 475). 

Queste speranze di pace indussero forse a tratte 
nere lo Spinola in Genova: ma il 2S giugno ^li furono 

55 date altre istruzioni per sollecitare il Duca a provve- 
dere per il bene di Genova, " la quale e nella Lega per 
" lui e le Lega provveda alla salute di Genova ,. (Roc- 
CATAULIAta, of>. ri/.). Il 3 luglio all'ambasc iatore 
" lturo Mediolanum „ fu data l'assicurazione contro i ri- 



schi del viaggio (* decretimi contra pericula r , Din • 
re g- * 57-65 ■) l> si può congetturare che egli si sia posto 
In viaggio poco dopo. Certo egli era a Milano prima 
del 17 luglio perchè, in un consiglio tenuto in Genova 
in quel giorno, si parlava della sua opera a Milano in 
favore della dotta e si davano queste notizie: l'amba- 
sciatore di Spagna non poteva ancora sborsare la sua 
rata, perchè non aveva ricevuto ancora la risposta di 
laggiù; " da lo ambassiador neapoletano, ultra le galee 
"de lo suo serenissimo Reze, le quali verran qui a li 
" favori nostri, speremo al presente se farà parte e se 
" coniidemo che la Maestà de lo suo Re debia ctiam dar 

■ pro vision a lo resto „. Il consiglio deliberava infine di 
far fronte aJle spese, vendendo " un diritto „ all'Ufficio 
di S. Giorgio {Diversor., reg. 137-651). Poco dopo si 
doveva risolvere il problema di trattenere le navi al 
blocco di Tolone, poiché il termine dell'ingaggio (due 
mesi) stava per scadere il sei agosto, e le ciurme e i 
patroni volevano tornare in patria. Bisognò esortarli 
a rimanere, promettendo denaro e larga provvista di 
viveri (26 luglio, Diversor., filza 53-3073); poi si mandò 
il Senarega su un brigantino per giungere " quam celer- 
" rime ad naves ubic umque crunt „ e ordinare loro di 
non tornare a Genova " cum iam novum stipendium 

■ dari decretum fuisset „. Il Cancelliere doveva espri- 
mere " totius eivitatis indignationem, amaritudinem, 
" iracundiam, tristitiamque „, passare una accurata ispe- 
zione alle milizie ed alle provviste di guerra e di bocca 
1 . se avesse incontrato l'armata all'isola ili Albenga, 
ordinare che, appena riforniti delle munizioni, ritor- 
nassero al più presto a Tolone (2 agosto, Istruzioni e 
Itela:., 3707 B). 

Da altri documenti possiamo dedurle che il Se- 
narega incontrò la flotta precisamente all'isola d'Al- 
benga (la Gallinaria) e forse vi trovò l'Ammiraglio am- 
malato. Certo è che il 5 agosto si davano le istruzioni 
al nuovo capitano dell'armata Paolo di Negrone e, dopo 
avergli ricordato che la flotta doveva muovere contro 
quei predoni che "contra induciarum fidem nos jam 
" lescrunt sine ullo Chr.'"' regis respectum „, gli si 
ordinava di assumere il comando delle tre navi che 
erano all'isola di Albenga e con quelle e con la Monte- 
nigra, andare a bloccare Tolone, senza però maltrattare 
i sudditi francesi (Istruz. e Relaz., 2707 B). Abbrevierò 
il resto della narrazione, dicendo che il 9 agosto si det- 
tero istruzioni al giureconsulto Giov. Pio de Marini, 
inviato In Provenza per la questione della nave Pre- 
mentoria {Istruz. Relaz. cit.) ; addi il agosto si prese a 
stipendio la nave di Greg. di Bozolo da aggiungersi 
alla (lotta per Tolone (Diversor., filza 53-3073), addì q, 
■ 1 agosto si passarono le mostre (ispezioni) agli 
stipendiati ed alle navi, ed infine, con atto del 27 
settembre, Corridoio Stanga ■ ducalis in Ianua presi- 
" deus „ e Giovanni Adorno promisero di pagare, entro 
dodici giorni, ai cinque patroni delle navi "quae nunc 
" apud Tolonum militante duemila ducati d'oro (Di- 
>., Usa 53*3073), Il SaVUOO| Diari, I, 043, 647, 
687, 7S6, riferisce le notizie inviate a Venezia dal se- 



|A. 1497| 



COMMENTARE DE REBUS GENUEN! IBI 



63 



non essemua penitui Ignari 1 . Vercelli! hoc anno moritur Hybletua Flitcutj non line treneni 

suspicione \ (.'etri uni, cuin ab omnibus ordinibus civitalis doles immensae super omnium 
COnditiones conferrenlur, IdqUfl pallini .imhil ione, partirti i cprcliriuiVrula acmulationc hcret, 
publico decreto sancitimi est, nemini licere suminam [ibraruni 4000 cxfcdnc, (juae n-H, elsi 
5 prima fronte salutari* ri ronvenicna eredita ait, postea esperimento inntilis inventa. Nam 
non modo dote» minili ad utilitatem illorum, cpii boneatas facultatef liabenl, veruni illin, qui 
paucas habent, onus accreverint; meta cnim librarum qtiatuor milliiim polita potius apj)aruit, 
ut eo usque omnea attingerent, quam (juod de numero decrescerent; quae rea sicut prius 
incognita, magno omnium ardore facta fuit, sic eodem animo et conaensu in Senati! reprobata. 
Moritur etiam, eodem anno, unicus filiuB Ferdinand] Regis Ilispaniae, et 'eodem fere 
tempore Carolus Dux Sabaudiae, princeps equidem egregi us : '. Arx Castelleti, quae diu Fer- 
rariae Duci a Mediolanensi Principe, pignus fìdei prò Gallis, data fuerat, auspicato prò more 
Sforciadum quinto decimo die novembris, hora vigesima prima, restituta est 4 . Moles hoc 
anno aucta est cubitis .... mirabili ingenio et arte \ 



IO 



. 



4. 4000] 3000 C 6^Mur. — 13. novembris hora vigesima prima om. li 



io 



15 



gretario veneto Giorgio Negro, residente in Genova, 
circa i movimenti delle galee venete e napolitane in 
protezione di Genova, durante l'assedio di Tolone da 
parte della flotta genovese, " perchè il tutto in queste 
'• materie galliche era la conservazion di Zenoa a la 
" devotion di la Liga, perche se el re di Franza potesse 
" de lì far mutar stato et ponervi el card. S. Pietro in 
'• Vincula et d. Baptistino de Campofregoso le cosse per 
" lui anderiano bene „. Il Negro inviava anche fre- 
quenti notizie sulla flotta genovese che bloccava osti- 
natamente Tolone, ma nell'ottobre si iniziavano le pra- 
tiche per la pace col re di Francia. 

* I due oratori veneti Antonio Boldù e Domenico 
Trevisan giunsero a Genova il 6 settembre e furono 
alloggiati in una casa in piazza Giustiniani. Il giorno 
dopo giunsero in Genova gli oratori del Duca di Mi- 
lano. L'oratore veneto Boldù si ammalò assai grave- 
mente e morì in Genova il 19 settembre. Il Trevisan 

20 ebbe l'ordine dalla Signoria veneta di partire solo e 
si imbarcò con gli oratori milanesi sulla nave Negrona 
"di botte 4000,, verso Barcellona il 4 ottobre 1497 
(Sanudo, Diari, 778, 783, 803). Li accompagnava il Se- 
gretario genovese Benedetto da Porto, al quale furono 

35 date istruzioni dal suo governo, addì 5 ottobre 1497 
(Istruz. e Relaz., 2707 B). Esse sono riassunte da C. 
Bornate, La visita di Lodovico Sforza detto il Moro a 
Genova (17-26 marzo /498), Novara, 19 19, pp. 5-6. 

* II Sanudo, Diari, I, 786 afferma che Obietto 
30 Fieschi morì nella abazia di Chiaravalle, il 35 agosto 

1497, per una caduta da cavallo, e che il 16 settembre si 
fecero a Genova solenni funerali in suo onore, ai quali 
fu presente il fratello Gian Luigi, che aveva lasciata 
l'armata ed era venuto a Genova " non bene sano „. 

35 Circa Obietto Fieschi ed il nipote Ottobono, cf. C. Bor- 
nate, / Fieschi commendatari dell'Abbazia di Sannazzaro 
Sesia, in Arch. So e. Vercellese di St. e d'arte, 
XI, (1930), p. 17 e sgg. 

3 II cronista erra nel porre al 1497 la morte di 

40 Carlo duca di Savoia. Questi morì nel 1496 e gli suc- 
cesse lo zio Filippo II, il Senzaterra. Cf. Arturo Se- 
ore, Ludovico Sforza duca di Milano e l'assunzione al 
trono sabaudo di Filippo II il Senzaterra (1496), i n 
Atti R. Accademia delle Scienze di Torino, 



XXXVI (1900-1901). Per la ascensione al potere di Fi- 45 
lippo II, il Governo genovese decise (6 giugno 1496) 
di inviare al Duca di Savoia un oratore per esprimer- 
gli i propri rallegramenti. L'oratore doveva essere ac- 
compagnato da otto servi, un giovane e due mulattieri. 
Il i° luglio fu eletto ambasciatore Giacomo Spinola, 50 
e fu data cura della spedizione a G. B. Grimaldi e ad 
Aless. Sauli, ufficiali di San Giorgio e a Fed. di Pro- 
mentorio, Batt. Viraldi, Greg. di Marinetto, Anziani, 
ma non si trovarono denari per pagare l'ambasceria 
e perciò si incaricò (8 luglio) l'ufficio di Balia di rica- e$ 
varli, esigendo certe somme da alcuni debitori del 
Comune; il 19 luglio fu redatto il consueto " decre- 
"tum contra pericula legationis „ per lo spettabile 
signore Giacomo Spinola; pare tuttavia che questi non 
partisse per la sua legazione prima del 30 luglio 1496 OQ 
(Diversor. reg. 156-650 e Roccatagliata, Memorie, III, 
465). La Signoria di Filippo II fu brevissima polche 
egli morì nel 1497 e perciò era da ricordare qui la 
fine di lui, non di Carlo II di Savoia. 

4 II Castelletto era stato consegnato al Duca di 6- 
Ferrara per due anni, in seguito ai capitoli della pace 
conchiusa tra Ludovico il Moro ed il Re di Francia, 
nell'ottobre 1495. I due anni scadevano appunto nel 
novembre 1497. Per il ritorno della fortezza in potere 
del Duca furono in città e nelle Riviere fatte le solite 
feste: falò e suoni di campane (Diversor. , filza 53-3073). 
Il Castellano Nicolò M. Rangon cedette il Castelletto 
a " Zanon da Groppello (non Savello come dice il Sa- 
" nudo) che vi era prima e che durante i doe anni era 
" rimasto con fanterie a Zenoa nel monastero di San 
" Francesco presso il Castelletto „ (Sanudo, Diari, T, 
835). La restituzione del Castelletto al Duca di Mi- 
lano non avvenne senza proteste di Carlo Vili presso 

il Duca di Ferrara, ma questi fu vinto dalle preghiere 
e dalle lusinghe del Moro, suo genero, e dei Veneziani. 80 
Cf. Guicciardini, Storia d'Italia, Lib. Ili, cap. xiv, 
pp. 389-90. 

5 Si accenna qui ai grandiosi lavori proseguiti per 
secoli dalla Repubblica di Genova per rafforzare e pro- 
tendere sempre più in mare il molo, a difesa del porto. 85 
V. l'ottimo volume di F. Podestà, /7 porto di Genova, 
Spiotti, Genova, 1913. 



70 



75 



64 



KARTHOLOMAEI SENAREGAE 



|A. 1408] 



Anno MCCCCXCVIII. Hujus anni principio nonagesimi ortavi supra mille et quadrin- 
gentos, magna tempestas maris exorta est, Lybico saeviente, per quam pars molis paulo ante 
constructae diruta est. Creati novi Patres, quo citius quod collapsum erat retìceretur, ne 
nova supervenien8 tempestas majorem ruinam afferret '. Ludovicus, Beatrici uxori amantis- 
simae, paulo ante defunctae, exequias fieri etiam in hac urbe mandavit. Donavit Ecclesiam 
564 Genuensem 'aureo.... Saonensem, Naulensem, Albinganensem, et Ventimiliensem serico- 
c. . purpureos. Ceterum proceres, qui 'in Regno neapolitano Gallorum partes sequuti fuerant, 

facta partim deditione, domi remanserunt, partim in Gallias profecti sunt, in quibus Saler- 
nitana Princeps, qui facta Diani oppidi traditione, acceptis a Rege neapolitano aureis novem 
millibus, discessit. Interim allatae literae ex Hispania sunt, foedus inter Gallum et Ilispanum 
Reges tirmatum indicantes, nulla de italicis Principibus facta mentione; oratoribus vero 
eorum, id aegre ferentibus, responsum fuisse Regem Francorum omnibus pacem daturum *. 
Ob id ad eum postea Itali miserunt oratores. Revocatur Conradolus Stangha, de quo supra 
saepius mentionem fecimus, malo quidem Consilio. Alii opera sua factum fuisse dicunt, alii 
fratrum Adurnorum : quod sive sua, sive aliorum culpa factum sit, male consultum Ludovico 
fuit. Magni erat vir ingenii: nostros mores callebat: ad multa idoneus. Mittitur in ejus 
<9v locum ' Franciscus Fontana, vir equidem bonus 3 . Interea Ludovicus animi gratia Genuam 
velie venire denotat *. Creantur octo cives, quibus curae sit eum excipere \ Decretae librae 
vigintiquinque millia, quo honoriiicentius adventus ejus celebraretur. Domus centum, quae 
inter cives utriusque ordinis partitae sunt 6 . Priusquam urbem intraret, in Corniliana villa 






10 



15 



20 



5-6. Ecclesiac Genucnsi ( /Mi;r. — C. aurcos ( (Mur, - Saonensl, Albinganensi et Ventimiliensi C CMfR. 
Naulensem om. C ì/Mur. - Ventimiliensem] Aiblntimillensem A 



1 II Podi STA, <>/». ri/., p. 206 e 226, cita il conto 

per " refectio palmorum 20 in circa molis fatte anno 

5 " proximo preterito (1498), ruinatorum, propter vali- 

■ ilam fortunam „, Arch. Civ., Cart. 1398-99. 

-' Intorno a questo trattato, che fu conchiuso verso 
la fine del 1497, cf. GUICCIARDINI, Si. d' Italia, Lio. HI, 
cap. xii e xiv, p. 276 e 2S8-89. 

io 3 II breve giudizio del Senarega sul nuovo fidu- 

ciario ducale: " vir equidem bonus „ pare più un bene- 
volo complimento che un effettivo apprezzamento, o forse 
è la traduzione della frase italiana: * un buon uomo,,, 
che può anche significare poca considerazione. Non 

15 trovai nelle carte genovesi la data esatta del passag- 
gio dell'ufficio dallo Stanga a Francesco Fontana. Il 
SìlVUDO, Diari, I, 885, alla data 26 febbraio, accenna 
che " in questi giorni a Genova si mutò comminarlo 

■ per il Duca di Milano „ e che la sostituzione avvenne 
20 per domanda dello Stanga. È certo che nel febbraio 

Conradolo era ancora a Genova, perchè il Comune lo 
Incaricava di una missione presso il Duca di Milano 
per chiedere soccorsi contro le piraterie francesi (istru- 
zioni 6 febbraio 1498 in htn a*., 1077 £); come 

25 e certo che nel giugno Frane Fontana inviava f;ià da 
'■■■nova le sue corrispondenze al Duca di Milano (L. 
G. 1'ki.issikr, /)oeuments pour l'hittoire tir l'i'tahlissement 
de la domination franeaise a (ì/nes (sjpS-ifoo), in Atti 
SOC Lig. di St Pat., XXIV, lAÓeeegg.). Forse la 

30 missione allo Stanga nel febbraio fu l'ultimo incarico 

dei Genovesi a lui partente; del resto già negli ultimi 

.orni del dicembre 1407, et i sapev.cn>) che e^li avrebbe 

presto lasciato l'ufficio che teneva in Genova da nove 

anni ed avevano deliberato di offrirgli un dono, dando 

35 l'incarico di ciò all'ufficio di Balia (/>/:•»» <<>>■., reg. 157- 



651, 29 dicembre 149S. Non desti meraviglia questo 
" 1498 „ perchè In Genova l'anno incominciava a .Ya- 
tivitate, cioè il 25 dicembre). 

* Il Moro non decise certo di venire a Genova per 
semplice svago ; egli contava di ralì'orzarvi il suo pre- 
stigio che doveva aver subito gravi scosse per la tacita 
connivenza di lui con i Lucchesi nell'acquisto di Pie- 
trasanta, per le perdite commerciali dei Genovesi a 
causa delle ostilità con la Francia e per la conseguente 
tendenza dei Genovesi a buoni accordi con i Francesi. 
A Venezia si sospettò su questa visita a Genova, per- 
chè il Moro menava quattro primari cittadini di ca- 
dauna delle sue terre con lui, quasi come ostaggi, ed 
andava con circa duemila cavalli e si era accordato 
con Battista Fregoso, fuoruscito di Genova, restituen- 
dogli Novi, col patto che andasse a vivere a Ferrara 
(Sa sudo. Diari, I, S95). 

5 Gli otto furono eletti in una pubblica seduta, 
addì 9 gennaio 149S, nella quale si annunziò che il 
Dina di Milano aveva intenzione di venire a Genova 
"circa lo principio de la quadragesima „. Essi erano : 
Cristoforo Cattaneo, Frane. Lomellini, Gio Batta Ador- 
no, Paride Fieschi, Stef. di Monella, Raffaele Ragio. 
Cristof. Spinola, Cosimo de Zerbi (Diversor., reg. 159- 
1 Essi ottennero dall'I" (fido di San Giorgio un pre- 
stito di lire 25.000 per le spese necessarie al ricevimento 
del Duca di Milano. Cf. C. Hornati , La visita di Lu- 
do: 5 -a detto il Moro a (ìenova, pp. 0>IIi 

a La cittadinanza era divisa in due colori, parte 
nera e parte bianca, che ricordavano ancora le vecchie 
fazioni Guelfa e Ghibellina. Il Muratori pose un aste- 
risco fra Domus e centum, forse perche gli parve ne- 
cessario un verbo, ad es. : parafar. 



40 






4S 



SO 



SS 



60 



"5 






[A. 1498) 



COMMENTARIA DE RKitus (JKNUKNSiims 



65 



cimi Spinulia hospitatua est'. N;un, cum quarto idui Marti! ex urbe Mediolanenai dlaceeaii 
et decimo aeptimo kalendaa Aprilia, ut aupra dietimi etti In dictam villani pervenJaaet, seguenti 
die urbem ingreaaua est; et quia celebriorem ingretium aunquam ridiate fateor, breviter 
illum attìngam. Missi fuerunt obviam quatuor civea ultra Jugum, cum magna ca erra; post 

octo ad ipsas Jugi radices; inde ili ì i joannis Ludovici lequebantui ; poti IlOi LudovicuH et 

Toannea, ultimua Gubernator, AntianJ <-t reliqui urbis Magiatratuti omnei pei Intermiaaa apatia.' 
Auguatinua advenientem Principem apud Riparolium obviavit; atatim equo deeiliit et qui 
cum eis erant; quod ubi vidit, moz jussit omnea conacendere. [ntrante eo urbem, et haataa 

volentibus Antianis palili portare, recusavil, aed nudo semper incessit capite. Erant pluaquam 
ccc iuvenes induti veste serica, purpurea autem innumerabiles. ÀCCepta ab Kpiscopo bene- 
dictione, in Palatimi! venit; postero die sacram l'aropsidem veneratus est. Villas civium 
videre voluit, quod fuit civibus ipsis cariaaimum. In ecclesia Divi Laurentii missam audivit, 
tam familiariter inter cives mixtua, ut de civitatis gremio videretur. Praecursoris altari quin- 
que sacerdotes instituit, qui quotidie missas celebrarent, dotavitque; omnibus se facile prae- 
stitit *. Conversus ad res nostras, Gallos piratas insequendos esse laudavit, impensae subvenit; 
darsinam retici jussit, lauda vitque 3 ; donatusque nomine publico quatuor aureis pateris fuit.' 
Dederunt etiam Saona, Albingana, et pleraque alia loca Ripariarum 4 . Cessit humanis, eodem 
ipso tempore, Paulus Fregosus Cardinalis, et contendentibus nonnullis super Archiepiscopatu, 
Sforcino fìlio Galeatii nepoti suo, moleste ferente populo, conferri curavit \ Moritur etiam 



13. ipsis ovi. C UMvr. - missam] divina C UMvr. — 13. Praecursoris altari] alteri praecursoris A B S — 
16. darsinam] darfinata A BS 



(.. /v> ' 



e. 390 V 



1 Già il 34 febbraio, con lettere patenti alle Ri- 
viere, si era annunziato die il 6 marzo il Duca di Mi- 
lano sarebbe partito dalla sua città per venire a Ge- 
nova e si erano invitati i capitani, i podestà, i rettori, 
gli ufficiali e le università a mandare a Genova, quando 
fosse loro giunto un nuovo avviso del giorno preciso, 
due o più rappresentanti, con un dono del luogo (Di- 
versor., filza 54-3074). Il 4 marzo erano stati mandati 
incontro al Duca fino a Tortona, Anfreone Spinola, 
Ambrogio Fieschi, Vinc. Borlasca e Vinc. Sauli con 
l'incarico di porgergli il primo saluto di Genova e no- 
tificare a Genova il giorno in cui il Duca sarebbe giunto 
a Borgo de' Fornari e quello in* cui contava di entrare 
in città (Roccatagliata, Memorie, III). 

2 II viaggio da Tortona a Cornigliano, il solenne 
ingresso in Genova e le cerimonie successive furono 
narrate ampiamente dal Duca stesso, in lettere inviate 
al Cardinale Ippolito d'Este, Arcivescovo di Milano 
e luogotenente generale del Duca in Lombardia, du- 
rante la sua assenza. Le lettere sono ricche di notizie e 
vivamente interessanti. Le pubblicò L. G. Pélissier 
in Documents pour Vhistoire de Vétablissevient de la do- 
mination francaise a Gènes (1498-1500), in Atti della 
Soc. Lig. di St. Patria, Voi. XXIV, fase, n, pp. 337- 
346. Il Duca seppe farsi amico il popolo con la sua 
amabilità, e ciò è comprovato da una nota scritta da 
un cancelliere del tempo, nell'ultima pagina d'un suo 
registro. Egli riassume in poche righe la visita del 
Moro a Genova e l'accoglienza fattagli dalla cittadi- 
nanza e scrive tra l'altro: " die autem lune [18 marzo], 
" sumpto prandio, visitari et coli voluit a familiis tam 
" nobilibus quam plebeis, item et a logiis et artificibus 
"cuiusvis generis, exceptis tribus vel quatuor artibus 
" ignobilibus, ita quod qui cum logiis erant cum iis 
" > onvenirent „ (ultima pagina dopo molte in bianco 



del Diversor., reg. 157-651). Circa l'istituzione di tre 
cappellanie, mantenute coi proventi di 80 luoghi di 
San Giorgio, vedi C. Bordate, La visita di Lodovico il 40 
Moro a Genova, p. 19. 

3 Essendo ancora il Duca in Genova, si adunò un 
grande consiglio nel quale si riferì che il Duca aveva 
deliberato di fare costruire, a sue spese, 35 galee; perciò 
bisognava provvedere a restaurare la darsena per ripa- 45 
rarvi e conservarvi le dette galee. Si dette l'incarico 
della faccenda agli otto ufficiali, " deputati ad excipien- 
" dum ill.mum d. nostrum „ {Diversor., reg. 163-656, 26 
marzo 1498). Di questo atto e dei lavori effettuati, parla 
F. Podestà In II porto di Genova cit., p. 272 e segg. 50 
C. Bornate, La visita di Lodovico ecc., p. 21, ricava, 
da lettere dell'Archivio genovese, che in breve tempo 
furono pronti, nei vari cantieri, i corpi di 21 galee; 
mancavano però i fornimenti : alberi, antenne, vele, 
remi, ma a questo punto il Duca non si occupò più 55 
delle galee, forse perchè, essendo morto in quel tempo 
Carlo VIII, egli sperò in un mutamento della politica 
francese. 

4 II Duca di Milano lasciò Genova nel mattino 
del 26 marzo 1498 (nota in ultima pagina del Diversor., 60 
reg. 157-651). 

5 L'elezione di Giov. Maria Sforza, bastardo del 
Duca Galeazzo Maria e favorito del Cardinale Ascanio, 
ad Arcivescovo di Genova fu assai molesta ai Geno- 
vesi; lo prova il fatto che l'anno seguente, nelle istru- 65 
zioni ai legati che dovevano negoziare la cessione di 
Genova al Re di Francia, si raccomandava loro di ot- 
tenere da Luigi XII buoni uffici presso il Papa, affinchè 
l'arcivescovado di Genova fosse tolto a Giovanni Maria 

e conferito a qualche cittadino genovese, seguendo una 70 
antichissima consuetudine, che si era quasi costante- 
mente praticata. Non si ottenne nulla e lo Sforza con- 



T. XXIV, p. vm 



66 



BARTHOLOMAEI SENAREGAE 



(A. 1498] 



hoc anno Carolus Octavus Francorum Rex, cui Ludovicus Dux Aurelianensis successi!, ad 
mir. 565 quem missi oratores Carolus Spinula, et Francus 'Justinianus, et unus ex scribis Senatus '. 
Fiorentini, juvante Duce Mediolani, Pisas graviter infestarunt, qui cum cladem magnani ipsis 
intulissent, Venetorum postea, et Pisanorum viribus, et montanorum dolo, repulsi sunt *. Fio- 
rentini tunc ad nos oratorem miserunt, qui cum pleraque petiisset minus nostro judicio aequa, 
re infecta abiit: nam illi tantum cura erat efficere, ut Pisanos relinqueremus nec ulla re 



4. repulsi sunt] restituti sunt A S; restituit B — 5. nostro] meo C c7Mur. 



tinuò nell'arcivescovato sino all'anno 1513 in cui morì. 
Cf. L. T. Bklcra.vo, Della dedizione dei Genovesi a Lui- 
gi XII re di Francia, in Miscellanea di Storia 
5 Italiana, Voi. 1°, in estratto pp. 18-19). 

1 L'ambasceria fu preceduta da opportuni assaggi 
per sapere se sarebbe stata bene accolta. Carlo Vili 
mori il 7 aprile e già il 29 il Comune di Genova in- 
viava lettere a Gerolamo Saull, Giano Grillo, Matteo 

io e Giovanni Battista Lomellino, cittadini genovesi, che 
avevano i loro traffici a Lione, per incaricarli di una 
missione segretissima. Uno di essi, scolto da loro, do- 
veva recarsi alla Corte di Francia, con un pretesto 
plausibile, e doveva fare giungere al nuovo Re la no- 

15 tizia della gioia dei Genovesi per la sua assunzione al 
trono, del loro desiderio di inviargli una ambasceria, 
se questa fosse gradita, e di riprendere con la Francia 
le buone relazioni commerciali, che erano state inter- 
rotte, non per volere dei Genovesi, ma " per osservare 

20 " la fede al Duca „. Se l'inviato avesse ottenuto di 
essere introdotto alla presenza del Re, avrebbe potuto 
mostrare l'istruzione, sottoscritta da un Cancelliere di 
Genova, per dare maggiore autorità alle sue parole 
(Roccata<;liata, Memorie, III, 482, 4S3). 1 mercanti 

25 lionesi non si mossero, scaricando l'uno sull'altro l'ono- 
revole, ma forse a loro oneroso incarico, ed allora il 
Comune genovese scelse un nuovo fiduciario in Gio- 
vanni di Molassana, residente in Genova, ma nativo 
della Savoia, e gli dette istruzioni dello stesso tenore 

30 delle precedenti (11 giugno), avvertendolo di avere già 
mandata altra persona, ■ ma fu impedita nel viaggio „, 
e Incaricandolo di dire a Corte che 1 corsari francesi 
recavano molti danni, e perciò il Comune armava navi 
contro di loro, ma soltanto per necessità di difesa. 

35 Alla Corte di Francia lo avrebbe potuto favorire Ni- 
colò Fieschi, Vescovo di Frcjus (RoCOATAGLlATA, of>. 
cit., 484). Questi tentativi di assaggio delle Intensioni 
francesi erano fatti con l'approvazione del Duca di 
Milano, il quale aveva notizia delle trattative dal suo 

40 rappresentante in Genova Francesco Fontana. Dalle 
sue lettere, pubblicate dal l'i i.iksikr in Documcnts. pour 
Phistoire già eit., p. 346 e sg-., sappiamo che * ci min- 
" ciò „, il messo segreto, era giunto II 5 luglio alla 
Corte di Francia ed era stato ricevuto dal Re, il quale 

45 gli aveva fatto rispondere da Monsignore di Rohan che 

" la Maestà Sua .... era contenta che meri adanti geno- 
1 vesi potessero andare a mercantare in Fransi al suo 

"piacere e sensi alcun impedimento et.... ieri resse 
■ad Genuesl mandassi no suoi oratori, perchè seriano 

50 " ben veduti et carezati „. Il Molassana, dopo avere 
avuto una nuova udienza dal Re, nel viaggio di ritorno 
a Genova, toccava Lione, da cui partiva il 25 luglio, 
e doveva giungere a Genova verso il due il tre ago- 



sto (lettere del Fontana, 39 luglio, 2 agesto). Il I) 
agosto Carlo Spinola e Francesco Giustiniani erano 
eletti ambasciatori al Re di Francia, ma la loro par- 
tenza era assai ritardata poiché, in atto del 5 ottobre, 
si confessava di non avere denaro sufficiente p<. r pagare 
le loro spese di viaggio e si decideva di ricorrere ad 
un mutuo (Diversor., reg. 159-653), e soltanto il 17 
novembre era consegnata la * instructio magna „ ai due 
"oratores ad Regtm Francorum r . Il Pkussier, clic 
pubblicò nei suoi Documenti cit., p. 351 e sgg., questa 
istruzione, ricorda che allora corse l'opinione in Italia, 
e Marin Sanudo se ne fece eco (Diari, II, 147; 19 no- 
vembre), che l'ambasceria avesse per oggetto di otte- 
nere dal Re di Francia la proibizione al Trivulzio ed 
agli Astesi di creare imbarazzi alla Repubblica (vedre- 
mo più tardi, nell'anno 1499, quali essi fossero) e sog- 
giunge: ■ Le texte de l'instruction montre que le pro- 
" gramme dea ambassadeurs était beaucoup plus dévo- 
" loppe „. Le istruzioni, dopo i soliti consigli circa la 
condotta da tenere nella prima udienza, che era sempre 
di pura presentazione e di reciproci complimenti, invi- 
tavano gli oratori a descrivere In una seconda udienza 
i danni riportati dai commerci e dalla navigazione ge- 
novesi, negli ultimi anni, per opera dei corsari francesi, 
e a chiedere al Re di impedire tali piraterie. Se il Re 
si fosse dimostrato poco propenso ad accontentarli do- 
vevano rivolgersi per aiuto ai legati di Spegni e di 
Venezia, ed in ogni caso valersi della benevolenza del 
Cardinale di Rohan, del gran Cancelliere e del grande 
Scudiero. In un consiglio del 9 novembre si decise che 
essi partissero il sabato 17 novembre, e si concessero 
sei muli per i bagagli loro e del Cancelliere e dei gio- 
vani e dei servi. " Preterea ipsis etiam oratoribus mul- 
" tum instantibus, elegerunt e. Bartholomeum de Scna- 
" rega prò cancellano eorum, cum famulis duobus per 
" ipsum Barth. conducendis et solvendis arbitrio suo „. 
Per ridurre il numero dei partenti si ordinò che la 
comitiva fosse di 33 persone, computate le persone 
degli ambasciatori, del Senarega e dei suol due servi. 
Il Cancelliere ebbe per " una veste „ la metà del denaro 
che si dava ad un'oratore e cioè lire 50. Il 13 novem- 
bre fu redatto il solito "decretimi contra perlcull le- 
" gatorum „ cioè la promessa di risarcirli di ogni danno 
durante la legazione, e uguale decreto ebbe il Senaregl 
nel giorno successivo (D: . reg. 159-653). 

* Qui si accenni assai probabilmente alla vitto- 
ria clic il 20 maggio 140S j;li stradioti veneziani ri- 
portarono ■ Si Regolo, sulle colline pisane, contro i 
mercenari dei Fiorentini, guidati dal Conte Renucciq 
e da Guglielmo de' Pazzi. Ci. SasTODO, Diari, I, 966, 
973 e Gì FU e 'ìakdixi, St, d'Italia, Lib. IV, cap. 11; ediz. 
cit, voi. 1. pp. 304-305. 



[A. 1408] 



COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBUS 



W 



juvaremuB '• Piratae galli cuxn hoc nostrum mare infestarmi, propterea navii unaexmajo- 

ribus, non quod ill;is insequn «Mtir, sed quod noslras spaisas per orberà quantum ' possot 
kutaretur*. In Corsica res aliquanlidiini twrbatae inorimi. Joannes l'.iuliis !,<•< Ii.mns Mini 
parvo lintrc: ex Sardinia, quii. quo tantum liominibus, in Corsicam trajec il, qui statini COD 

sata magna manu Corsimi uni, partim vi, partim sponto, diacurrera per iuaulam coopit Minna 

statini Atnbrosius do Nigro, qui inter pauculoi dies c\ insula illuni profligavit; nani felix 
sibi Corsica Romper fuit et nomine suo latalis. Sed quid non lacit invidia ? licet barn t 
ditioncm et prudentcr et viriliter, ut ccteras, perlecerit, non defuerunt taim m qui cum in<>- 
bedientiae accusaverunt; sed sua constantia omncs malivolos devicit; nani vir rst alti animi, 
fronte libera, verbis apertis, animo promto, ani irida multorum fretus: vere natuH ad Conico* 
domandos. Iluic, ob egregia sua in patriam merita, superato hoste, et recuperata Corsica, 
ttatuam marmoream, viventi, in palatio Sancti Georgii, jussu Oflicii, erexerunt 3 : quod apud 
Romanos, qui exemplum omnibus esse possunt, potius 'etiam contigisse dignoscitur; et donata 
loca quinquaginta in memoriam bene gestarum rerum ; nam totiens Corsicos fugavit, ut non 
ad bellum, sed ad victoriam semper aggredì videretur. Lodovicus Campofregosus, qui Du- 
catum Genuae gessit, Niceae agens, ex hac vita discessit, vir profecto inter Genuenses clarus, 



C Vii t 



e. r/i v 



5. Corsicorum] Corsicarum A; Corsorum BS — io. promto] praesenti A li — 13. potius] prius C C/Mvr. 



1 L'oratore fiorentino di cui fa cenno il Senarega 
era Braccio Martelli; il 23 luglio 1498 la Signoria ge- 
novese commise agli ufficiali di Pietrasanta di udire 
l'oratore e di riferirne le proposte al Senato (Diver- 
sor., reg. 159-653). Non sappiamo come si svolsero le 
trattative : certo esse furono assai lunghe perchè sol- 
tanto nel gennaio 1499 l'ambasciatore fiorentino lasciava 
Genova. Infatti il 21 gennaio 1499 si deliberava di 
offrirgli un dono del valore di circa dodici ducati e si 
decideva di rispondere ai Fiorentini che se avessero 
concesso un salvacondotto generale ai Genovesi ed ai 
loro beni per un anno con oneste condizioni, i Geno- 
vesi ne avrebbero concesso uno simile ma " in terra 
" tantum modo „, escludendo cioè il mare (Diversor., 
reg. 159-653). Ciò significava che essi volevano essere 
liberi di aiutare Pisa per mare contro i Fiorentini. 
Il Guicciardini, St. d'Italia, Lib. IV, cap. 11; ediz. cit., 
voi. I, p. 309, afferma che i Fiorentini mandarono l'am- 
basceria a Genova per consiglio del Duca di Milano e 
che le pratiche non partorirono frutto alcuno perchè i 
Genovesi " domandavano la cessione libera delle ra- 
" gioni di Serezana, senza dare altro compenso che una 
"semplice promessa di vietare ai Pisani la comodità 
"del paese loro; e ai Fiorentini pareva la perdita sì 
" certa e, a rispetto di questa, il guadagno si piccolo 
" e sì dubbio, che ricusorono di comperare con questo 
"prezzo la loro amicizia „. Il Guicciardini spiega nella 
stessa pagina che sebbene ai Genovesi fosse molesto 
" che i Veneziani si confermassino in Pisa, nondime- 
no ... . comportavano a' Pisani e a' legni de' Vini- 
" ziani il commercio delle loro Riviere, per l'utilità 
" che ne perveniva in molti privati, onde i Pisani ri- 
" cevevano grandissime comodità „. È da notare la 
strana situazione politica di questo momento. Il Duca 
di Milano, signore di Genova, era alleato dei Fioren- 
tini; i Genovesi, suoi sudditi, erano invece loro cor- 
diali nemici. 

2 II testo manca del verbo principale; forse " eli- 
" gitur „. I pirati francesi erano un grave pericolo per 



la navigazione genovese. Il 20 aprile si tenne un con- 
siglio per deliberare l'armamento di qualche nave per 
proteggere i commerci, essendo già assicurato l'aiuto 
del Duca di Milano, del Re Ferdinando e di Venezia. 
L'ufficio del Mare fu incaricato di provvedere, ma non 45 
riuscendo a trovare denari chiese al Governo di ven- 
dere pubblicamente, al maggiore offerente, il diritto 
del mezzo per cento per l'armamento. Tale diritto fu 
comperato, il 19 maggio 1498, da Ambrogio di Pro- 
montorio, per lire 323.000 {Diversor., reg. 162-656). Fi- 50 
nalmente nell'agosto si riusciva ad armare la sola nave 
di Raffaele Lomellino ed il 20 agosto si consegnavano 
ai due commissari, che dovevano salirvi, le istruzioni 
necessarie. Ad essi era noto che la navigazione era 
pericolosa per i corsari francesi che erano in numero 55 
di 41, computata anche la nave Orsa, che doveva forse 
partire per Rodi. Essi dovevano accompagnare sino 
a Messina la nave Giovanna che era diretta a Scio ; a 
Messina avrebbero atteso la nave Fornara che veniva 
da Scio e sarebbero ritornati con essa a Genova. Se- 60 
guivano altre istruzioni per navi genovesi naviganti 
presso la Sicilia (Roccatagliata, Memorie, III, 484). 
3 Dal testo potrebbe inferirsi che la statua mar- 
morea al Di Negro sia stata eretta in occasione di 
questa vittoria; invece essa fu votata al Di Negro, re- 65 
duce dalla sua prima missione in Corsica, con decreto 
5 marzo 1490, e in quel medesimo anno ne fu affidata 
l'opera a Michele d'Aira scultore in Genova, e forse 
nell'anno stesso fu collocata nella sala maggiore del- 
l'Ufficio di San Giorgio, ove è ancora oggi. La statua, 70 
per l'abito succinto e per l'atteggiamento spigliato, si 
distingue dalle altre, erette in onore dei benefattori del 
famoso Banco, in lunghi zimarroni e con visi placidi 
e pensosi. Ved. cenno sul Di Negro in A. P. Filip- 
pini, Storia di Corsica, Pisa, 1822; in L. T. Belgrano, 75 
Un assassinio politico nel 1490, in Atti So e. Lig. di 
St. Patr., XIX, 454: notizie della statua, in Alizeri, 
Notizie dei professori di disegno iti Liguria, Genova, 
1880, voi. IV, p. 189. 



68 



BARTIIOLOMAKI SKNAREGAE 



[AA. 1498-1499] 



i • 



et annalibiu nostris annumerati dua '. Romae sub Alexandre Sexto Pontilìce Maximo, nepos 
ipsius, deposito galero Cardinalis, in Galliaa profectus est, aavìbna ad ipsum Massiliae, jussu 
Francorum Regia, paratis. Honores tota Gallia fa< ti sunt magnificentissimi ; ipse autem comi- 
tatu (piasi regio stipatus incessit*: un de coeptum est dubitati de fide Pontilìcis versus Ludo- 
vicum, accedentibus maxime induciis inter Francorum Romanorumque Reges, quae primo 
per trimestre, inde per totum annum nonagesimum nonum prorogatae sunt. Decurrebat jam 
ad finem praesens annus, cum rea 'nefanda in villa Sancti Petri Arenae contigit. Ilieronyma 
Spinula, Baptistae iìlia, vidua, matrona quippe veneranda, multis ornata propinquis, pluribus 
confossa vulneribus, in lecto mane, domesticis expergefactis, inventa est, nihil sentientibus 
domesticis, aequalem cum viro exitum sortita, nani et vir in Ilispaniis in cubiculo etiam 1 
confossus est. Varia suspicio interitus; nonnulli quaestionibus et vario tormentorum genere 
adacti, cum nihil fassi essent et diligentius prò atrocitate et indignatione rei pervestigatum 
sit, tanto incertiores et fratres, et fìlius facti sunt, et in hunc usque diem res latet s . ' 



Mr»., 566 



e. J9»V 



Anno MCCCCXCIX. Nonagesimus nonus erit hic annus, in cujus initio, vel ut verius 
dicam, exitu praecedentis, oratores duo, quos ad Regem Franciae profectos fuisse demon- 1 
stravimus, reversi sunt \ et usque ad Namnetes populos Britanniae secuti (sunt enim ii populi 
Oceano contermini, juxta quos defluit Ligeris amnis) quo tempore 'repudiata prima uxore 



2. Cardinalis] Cardinalis erat A US — 6. nonum otti. A B S 
sunt et usque C S 6'Mur. 



— 15. Fraudaci Galliae D — 16. riversi 



4 Ludovico Campofrcgoso fu più volte Doge di 

Genova; la sua prima elezione avvenne il 16 dicem- 

5 l>re 1447: deposto dopo il 4 settembre 1450 risalì al 

potere addì 25 luglio 1461, ma dovette abdicare il 14 

maggio 1462; eletto una terza volta nel giugno 1462 
potè mantenersi fino al gennaio 1463 ; infine prese parte 
al governo con Prospero Adorno e con dodici capitani 

io dal 2} ottobre al 25 novembre 1478. Cf. A. Manno, 
Bibliografia <//' Genova, In Bibliografia Storica 
d. Stati d. Monarchia di Savoia, Genova, 1898, 
p. 194. 

2 Intorno a questo famoso riaggio di Cesare Bor- 

'5 g' a > non P' u Cardinale di Valencia (Spagna), ma Duca 
di Valenza (Francia), sono raccolte numerose notizie 
dal Grkgorovii B, Storia di Nonni, IV, pp. 100-101, e 
dal Pastor, Storili dei Pupi. Ili, p. 424. Cesare Bor- 
gia partì da Civitavecchia il 3 ottobre 149S e giunse 

20 a Marsiglia il 19 ottobre. 

1 Au.ssAN-imo Salvalo nella sua Cronaca di de- 
ttava scritta in francese e pubbl. da C. Dcsimoni in 
Atti So e. I.ig. d i St . Pa t r., voi. XIII. p. 44;, attri- 
buisce l'uccisione di Geronima Spinola ad Antoniotto 

25 Adorno, figlio di Agostino, Governatore ducale di (io- 
nova, " par le dcsdalng quii avost d'elle, d'une lille 
" sienne de laquelle il estait amoureux et qu'elle ne luj 
" voulloit consentir, et COmblen <|iie la chOSC ne flit 
" oncques certainement adverée, touteiìoys on le tenovt 

;«) *pour ainsi „, ed aggiunge che per qu litto gli 

Spinola al inimicarono cogli Adorno e si unirono ai 
D'Oria ed ai Frcgoso, per cacciai ino dal potere. 

Lettere del segretario veneto M. vasan da G 

nova (20 ottobre) alla Signoria veti no notizia 

35 ebe ■ una dona redoa, sorels di d. Zuani Spinola da 
" Seravale ., era stata uccisa " per amor di una soa Boia, 
'da uno fiol di Zullani di Magnars [Magnerri] dito 
* Monaro jMolinaro], qual è sta piato et ba coni. 



" baverlo fato per esser sta insieme con lui il fiol di 
" Angustino Adorno, governador, garzon di anni io, 4 
" et il governador voi meter suo fiol a ogni pericolo 
•dicendo non esser stato,, (SaitoDO, Diari, U, 71^. Il 
Bevazan riferì più tardi (5 novembre) alla Signoria che 
l'accusa al tìglio del governatore era risultata fai- a e 
che si erano trovati i malfattori, e aggiunse poi (l'eli- 4 
braio 1499) che "quel Molinaro „ fu mandato a Milano 
e il Duca lo assolse e mandò a chiedere agli Spinola 
se lo avrebbero riaccolto in Genova; essi risposero elu- 
se il Duca voleva assolverlo, lo fi ma non lo ri- 
mandasse a Genova perchè "sarà causa di qualcbc mal „ 5 
(Sani do, Diati, II, 116, 406). Il Scnarcga accenna oscu- 
ramente, nella ultima linea del racconto, ai fratelli 
Adorno ed al tìglio di Agostino, come sospetti. 

4 II Senarega dà prima una notizia giusta e poi 
si contraddice. Gli ambasciatori partiti per la Corte 5 
di Francia il 17 novembre 14QS, ritornarono in Genova 
non alla line del 1498, ma tra il 10 ed il 12 marzo 1499. 
E curiosa questa incertezza del Senarega, perchè, come 
vedemmo, egli stesso aveva preso parte alla ambasceria. 

Che gli ambasciatori giungessero verso il 10-12 6 
marzo e certo, perchè un atto dell'8 aprile 1499 dichia- 
rava che essi erano tornati assai più tardi di quanto si 
potesse immaginare, per la cattiva stagione, clic aveva 
difficile il are, e per il maggior cammino che 

avevano dovuto percorrere per giungere sino in Breta- 6 
gna. Era stato pagato loro un viaggio di due mesi e 
mezzo ed Invece erano stati assenti poco meno di quat- 
tro mesi: perciò si rimetteva la cura di sovvenzionarli 
ad otto cittadini (Diversor., reg. 103-Ò56). Computando 
quattro mesi dal 17 novembre 1 ; : giunge al 17 7 

marzo ip.o. ma è detto nel doc. che l'amba* a eri 
giunta qualche giorno prima: infatti il Presidenti- du- 
cale in (>< nova, Frane. Fontana, scriveva addi 13 marzo 

al Moro: "li ambassadori ( ienuesi sono ritornati 



[A. 1499J 



COMMKNTARIA l>K KKIJUS (iKNl IKNSIHl JS 



69 



Joanna, Ludovici Franciae Kevin filia, Annata Petri Britanniae Ducia filiam, quae Carolo 
Regi nupta priua fuerat, duxit uxorenii Pontifeai enim, quataoi <•< i leaiastii in viris, qui jure 

:m injuria super repudio jmlicarent, emani imposiiit ; ii divorlium fieri inler Regei posse, 

propter inhabilitatem conceptua et filiorun habendorum deaperationem judicaverunt, aifirman- 
tibus indignimi esse Regem Franciae privar] aobole debere '. Octavo itaque die Januarii 
matrimonium conaummatum est. Foedua praeterea Inter Regem et oratore! veneto*, longo 
tempore agitatum, tunc perfectum est; ex quo Cremona Venetia concedebatur '. Mox tota 
Gallia rumor exortus est, Kegem ad repcteudum Duratimi Mediolani, quem jure sibi hcre- 
ditatis apectare diccbat, in Italiani decrevissc venire; praeterea ulturum totia viribus, quod 
Maximilianum 'Romanorum Regem pecuniis ad bcllum ipsi inferendum juvisset. Genuenses 
vero, quia Ludovico parerent, discedere toto Regno jussi; Astensea vero, favore Johannis 
Jacobi Trivultii, repetere proventus locorum suorum, qui retenti illis fuerant propter mar- 
garitas a nostris mercatoribus interceptas, quas restituere recusassent: qui non levem pecu- 
niarum summam a nobis extorserunt, suadente Ludovico, et nobis etiam cupientibus omnem 
occasionem contentionum evitare 3 . Hercules Dux Ferrariae, cujus judicio Pisana res cum 



i. Ducis] Regis ABS 



e. ì'/tr 



" de Pranza, comò ho significato per altre, e benché, per 
" lettere che hano scripte, Vostra Excellentia ha inteso 
" quanto riportano, tamen „ lo avvisava di quanto ave- 
vano riferito a voce e la relazione è degna di essere qui 
riassunta. Gli ambasciatori genovesi avevano svolto 
la loro missione, pregando il Re di far cessare la pi- 
rateria a danno di Genova, " che quando dicti corsari 
* siano ad suo soldo, volesse provvedere non usciscano 
"al damno de Genuesi, e quando fussero altri corsari 
" non li fosse dato recepto in li porti suoi „. Il Re 
li rimandò per la risposta al Cardinale di Rohan, che 
chiese loro: "De chi erano subditi Genuesi?,,. Essi 
risposero: "Del illustrissimo signore duca di Milano „ 
e l'altro: " Aduncha non seti amici del Re, perchè Sua 
"Maestà ha per inimici tutti quelli sono amici del 
"signor Ludovico,, e li consigliò ad unirsi al Re di 
Francia " perchè ne risultarla più benefici che ne sono 
"monti in Savoia,,. Gli ambasciatori risposero "che 
"Genuesi più presto vogliono bavere uno ditto cum 
" honore che uno brazo cum vergogna „. Il Cardinale 
ed il gran Cancelliere insistettero nell'esortarli a "pren- 
dere bono partito in questo tempo,,, ma gli oratori 
ritornarono invece " soprai facto de li corsari „ ed " al- 
" tro non li fo resposto se non che erunt servitores 
"regis,, (L. G. PÉlissier, Documents cit., pp. 520-21). 
Il segretario veneto Bevazan aveva già scritto da Ge- 
nova, addì 12 dicembre 1498, di avere inteso " certis- 
" simo il Re di Franza haver mandato a dimandar al 
"governador et fratello si voleno esser con lui, venendo 
"in Italia con exercito, né vuol altra obligation ne 
" promessa, né dimostration da lhoro, se non a bocha 
" dicha si „ (Sanudo, Diari, II, 224). 

1 II Pastor, Storia d. Papi, III, pp. 420-21, af- 
ferma che il 29 luglio 1498 il Papa istituì una com- 
missione legale perchè prendesse in esame questo affare 
ed il 13 settembre 1498 accordò la dispensa a favore 
di un eventuale matrimonio del Re con la vedova del 
suo antecessore, Anna di Bretagna. Nel dicembre la 
Commissione decise che fosse sciolto il matrimonio di 
Luigi XII con Giovanna. In tale maniera ci si avviava 
alla lega tra Francia e la Chiesa. 



2 La lega tra Francia e Venezia fu firmata ad 
Angers il 9 febbraio 1499. È da ricordare che, durante 

le trattative della alleanza, Venezia aveva chiesto (no- 45 
vembre 1498) di essere esente da ogni obbligo di aiu- 
tare il Re contro Genova. D'altro lato correva noti- 
zia, nel dicembre 1498, che il Duca di Milano avesse 
proposto a Luigi XII di cedergli " Genoa col zenoese „ 
pur di salvarsi dalla guerra vicina. In conseguenza 50 
della lega franco-veneta contro Milano, il Governa- 
tore di Genova pregava, addì 1 febbraio 1499, il se- 
gretario veneto Marco Bevazan di lasciare la città e 
la Signoria di Venezia gli dava licenza di partire (circa 
il 3 febbraio); ma il Bevazan rimase ancora qualche 55 
giorno ed informò la Signoria che il Governatore di 
Genova avrebbe impedito l'invio di vettovaglie a Pisa, 
troncando così i rifornimenti di grano e gli aiuti in 
denaro che Venezia, per mezzo del Bevazan, aveva sino 
a quel tempo procurato a Pisa per la via di Genova. 60 
Il io febbraio il segretario non era ancora partito e 
notificava essere giunte nel porto quattro galee di Re 
Federico in aiuto della città (Sanudo, Diari, II, 123, 
284, 406, 409, 417, 444). 

Il Guicciardini, Si. d'Italia, Lib. IV, cap. vi; ediz. 65 
cit., voi. I, p. 326 e sgg., espone diffusamente le di- 
scussioni sorte in Venezia, circa l'opportunità o meno 
della alleanza con il Re di Francia contro Ludovico 
Sforza. 

3 L'argomento di questa controversia tra Genova 7° 
ed Asti ha origini alquanto remote. Pare che nel 1481, 
per questioni poco note tra mercanti astesi e genovesi, 
questi avessero ottenuto dal Banco di S. Giorgio di 
trattenere gli interessi e quindi anche il capitale di certe 
somme depositate da Astesi nel Banco stesso. Questa 75 
ritenuta durò per diciassette anni, finché gli Astesi tro- 
varono in Gian Giacomo Trivulzio un difensore dei 
loro interessi, con lo scopo ben evidente di creare mo- 
lestie a Genova, nemica in quel tempo, perchè soggetta 

al Ducato di Milano, della Francia e quindi di Asti 80 
feudo francese. Il Trivulzio non agì di sua testa, ma 
per ordine di Luigi XII che gli commise di " favorire 
" le cosse de Astesani per la retentione che se li fa 



70 



PARTIIOLOMAEI SKNAREGAE 



[A. 1499] 






Fiorentini* commissa orat, Pisanos ad antiquam Pervitutem ridire debere judicavit, et Vene- 
tos Pisis discedere. Nam ita inter Ludovicum Venetos et Florentinos conventum erat. Ser- 
varunt examussim Veneti conventa, Pisanis tamen contra recusantibus et paratis prius omnia 
extrema pati; quae res, omnium prudentum judicio, propter summam Venetorum indignatio- 
nem, malorum omnium et ruinae Ludovico causa fuit '.' 

Rex interim Lugdunum pervenit, aliquot belli duces in Ttaliam praemittit; unde cogni- 
tum est falsum esse quod dici solet, biduum Gallorum centiduum esse. Multa breviter facta 
sunt : indicitur Ludovico bellum, misso per Trivultium caduceatore. Prima arma apud Ale- 
xandriam mota sunt: nam tentato frustra loco, qui Borgo appellatur, Astam reversi sunt, 
inde Rochetam, cui Augustinus Magnerius praeerat, postea Annonum vi capiunt: igni et li 



M de li Loghi soi de Sancto Georgio, per la causa de le 
■ zoie .... rum impositione di fare represalia et anche 
" de rompere le fine contra qualunca inhibisse questa 
* executione „. Il Moro esortò energicamente il suo 
5 Governatore in Genova ad accomodare le cose ed il 
24 ottobre 1498 si tenne una adunanza in Genova per 
studiare la faccenda e si finì col darne Incarico ad una 
commissione (/)iversor., reg. 159-653) ma, poiché l'uffi- 
cio di San Giorgio non pareva propenso a transig 

io il Trivul/.io avvertì con lettera del io novembre da 
Asti che, se entro il 20 del mese non si fosse di ' 
soddisfazione agli Astesi, egli avrebbe concesso agli 
stessi le rappresaglie contro i Genovesi. Questi com- 
misero la cura della causa agli otto ufficiti] di Pietra 

■5 Santa ed all'ufficio di San Giorgio (14 novembre 149S, 
Divrrsor., reg. 159-653) ed il 15 novembre avvertirono 
con un bando i cittadini e con lettere patenti i rivie- 
raschi della minaccia del Trivulzio e della denunzia 
da lui fatta di ogni salvacondotto ad ogni genovese 

20 (Diversor., filza 54-3074). È probabile che la minaccia 
fosse attuata perche qualche mese dopo il Trivulzio, 
per le fiere di Asti, concedeva un generale salvacon- 
dotto ai Genovesi, valevole dal 1 al 20 marzo 1409 
( Diversor., filza 55-3075). Le trattative fra Genova ed 

2 5 Asti continuarono nel febbraio e nel marzo del 1400, 
con la lentezza ed i cavilli che sono soliti nelle con- 
troversie ledali. Il 4 aprile (ì. (ì. Trivulzio inviava 
a Genova l'avviso che una nuova denunzia di " repre- 
" salie, guerra et otTcnsionc „ contro i Genovesi ed i 

3° loro beni, sarebbe stata bandita per pubbliche gride 
il 13 aprile, con effetto dal giorno seguente, e perciò 
il Fontana ed il (inverno genovese ebbero un lungo 
carteggio con lo Sforza per timore che si venisse dav- 
vero ad una rottura, sebbene i Genovesi fossero, in 

35 pretore, poco convinti che il Trivul/.io volesse fare sul 
serio. Infatti, per mezzo di un carteggio serrato fra 
Genova Milano ed Asti si riuscì a impedire la rottura 
annunciata dal Trivulzio. Da un lato Ludovico Sforza 
non aveva alcun desiderio di provocare la guerra, dal- 

40 l'altro Luigi XII non vohvn cominciarla prima del 
tempo prefìsso. La lunga quereli rimase nel campo 
delle negoziazioni. L'ufficio di San Giorgio Incomin- 
ciò col pagare agli Astesi tre mila lire (] live) ■sor., filli 
55"3°75i a ddì 30 aprile 1490), poi si tenne un grande 

45 consiglio (29 maggio) per decidere se fosse meglio sod- 
disfare gli A-. tesi di quanto chiedevano, piuttosto che 
entrar<- in guerra, col pericolo evidente di offendere il 
He di Francia, e si deche naturalmente per il minor 
male (Diversor., reg. 159-653). Il 21 giugro !u stipu- 



lata la transazione tra 11 Comune di Genova e quello 5 
di Asti, convenendo che i Genovesi pagherebbero lire 
20.000 in riparazione dei danni sofferti nella ritenuta 
del ■ Luoghi del monti „ posseduti dagli Astesi nel 
Banco di S. Giorgio (Politicar., mazzo 3-1649); ma se 
l'affare poteva dirsi ormai concluso con gli Astesi, esso 5 
ebbe ancora uno strascico in Genova perchè 1 rappre- 
sentanti del Comune si erano obbligati di pagare la 
somma suddetta e bisognava trovare i denari, ed il 
Banco di San (ìiorgio, al quale si ricorreva sempre nei 
casi gravi, non voleva sborsare tale somma, benché il G 
Comune avesse offerto tutte le garanzie. Il 26 giugno 
si tenne un nuovo grande consiglio per studiare come 
provvedere. Ciò premeva allo stesso Governatore Ago- 
stino ed a suo fratello Giovanni, perchè avevano do- 
vuto promettere, a nome del Comune, ducati 5000, per 6 
sicurtà che la transazione suddetta sarebbe stata osser- 
vata. Lo stesso Governatore si alzò nella assemblea 
esortando i cittadini a provvedere questo denaro e a 
non porre passioni di partito in un argomento di pub- 
blica utilità. Si decise che gli stessi ufficiali, che ave- 7 
vano firmato il contratto, tornassero all'ufficio di San 
Giorgio per ottenere la detta sicurtà (Diversor ., reg. 
159-653). Forse il pericolo di dovere sborsare del pro- 
prio, forse anche la minaccia di una prossima fine 
del dominio, consigliarono i due fratelli Agostino e " 
Giovanni Adorno a farsi rilasciare ■ per le loro bene- 
" merenze verso la città „ un privilegio di inalienabilità 
dei loro averi posseduti nella Repubblica di Genova 
(Diversor., reg. 162-656, addì 3 luglio 1490). l'arte del 
carteggio tra Genova, Milano ed Asti per questa lite « 
C in Pfl.IssiER, Doatments cit., p. 367 e Sgg. 

1 II lodo arbitrale di Ercole d'Este fu pronunciato 
in Venezia addì 6 aprile 1400. Cf. Guicciardini. .SV. 
d'Italia, Lih. IV, cap. vii; ediz. cit., voi. I, p. 342. A 
proposito dell'ira del Veneziani contro Ludovico e delle « 
accuse che essi gli mossero di avere spinto contro loro 
i Turchi, ecco un passo di lettera dello Sforza a F. Fon- 
tana (5 agosto 140«)): "ninna cosa li move [i Veneti] 
"so non che crcpano li habiamo facto lassarli le cose 
" de Pisa, quale huvevano misso a cuncto suo e non 9 
•■ bisogni dire che nuv li habiamo fatto venire ci Turco 
" alle spalle, che essendo Christiane sapemo quello ne 
" specta : havendo ben mandato uno nostro al Turco, 
" veduto li andamenti de Venctianl cum Franzesi, pre- 
dandoli a farli intendere che l'averia molesto faces- 5 
" sino contra nuv, e questo non poteva ancora essere 
" » mezo camino quando il Turco rupe a Venetiani „ 
(PiUSSIBB, Pomments cit., p. 4 1 4). 



(A. 1490| 



COMMKNTARIA I)K KIOIUJS ( >EN1 JI'.NSIIUTS 



71 



ferro omnia esponimi *, V;ilenliain, Castrimi iiovuin, l'ontcm ( "in omini, d alia pleraque 
oppida capiunt. Septimo kalemlas .Alienisti castra circa Alcxandriam posurrunt \ IVndebant 
omnea ab ea. Intus erant (ìaleatius Sansevei mas. S< aramusa Vice< omcs, CotinUI M'Isiih, 
non spcrnendi ducea, curii equitibus mille eorum, quoa leves appellant, peditibua tribus mil- 
libus, et aliia ^ravioribua equitibus mille. Ludovicua undecumque poterat 'ab amicis auxilia 
petebat et a nostro Senatu pcdites mille cum stipendio 'mensium trium: quod facile in Pa- 
latio nostro fuit obtinere 3 ; aed alia in Sanclo Georrno apes, quia nub calculorum judicio, qui 
per multorum manna conjiciuntur, lìeri rem oportcbat. Quod limena Augusti mia bandierina 
ad se vocat, illos praosertim qui adversae factionis erant, et ad certam aummam obatrin^it: 
quod ideo fecit, ut rem, quam denuo propositurus esset, faciliua obtineret, sicut factum est 4 . 



i. Curonum] Curanum C'Mur. 
oportebat] non oportcbat li 



3. Scaramusa| Sarramusa CMur. — 4. leves] Cives C'Mur. — 8. rem 



e. fj4 > 
Me*., v-y 



1 La Rocchetta era ed è Rocca d'Arazzo, piccolo 
borgo presso ad Asti. Essa fu assalita e presa il 13 
agosto 1499. Nello stesso giorno 11 Duca di Milano 
ne dava la triste notizia a Francesco Fontana, suo 
rappresentante in Genova, accusando il Magnerri, ge- 
novese, di tradimento; anche a Venezia si accusava il 
Magnerri di tradimento e si ricordava che egli era quel 
Molinaro incolpato "col fiol dil governador di aver 
" amazà la sorela di misier Zuam Spinola „ (Sanudo, 
Diari, li, 1189): ma Jean d'Auton nelle sue Chroniques 
pubbl. da L. Jacob, Paris, 1834, descrivendo con mira- 
bile freschezza questo primo atto di guerra dei Fran- 
cesi in Italia nel 1499, dà tutto il merito della rapida 
conquista alla potenza delle artiglierie francesi, che 
diroccarono in poche ore le mura della Rocchetta. Il 
castello di Annone fu preso pochi giorni dopo, mal- 
grado la gloriosa difesa, descritta dallo stesso d'Auton. 
Questo inizio di guerra, poco felice per il Moro, destò 
gravi timori in Genova ed il Fontana ne riferì allo 
Sforza in una lettera (t8 agosto) accennando al rapido 
voltarsi della opinione pubblica genovese verso la Fran- 
cia. Lo Sforza rispose al Fontana (20 agosto) " non 
" possemo se non restare cum dispiacere et admiratione 
" che per due terruzze che se sono perdute se debiano 
"quelli magnifici e li cittadini amici smarrire „ e cer- 
cava di incuorarli con il ricordo del fallimento della 
spedizione di Carlo Vili. Le lettere del Fontana e del 
Moro sono in PélissIer, Documents cit., pp. 439, 440, 

44 6 . 447- 

* Il Senarega erra in modo deplorevole la indica- 
zione cronologica. Traducendo la sua data romana 
avremmo il 26 luglio, mentre l'assedio di Alessandria 
fu iniziato il 24 agosto. 

3 Fin dai primi mesi di questo anno fatale per 
gli Stati italiani, 11 Governo genovese fu in continuo 
sospetto che la Francia inviasse una flotta a gettare il 
terrore sulle Riviere, con l'aiuto del partito avverso 
agli Adorno e al Duca di Milano. Esso chiese insi- 
stentemente soccorsi allo Sforza, che ne inviò in nu- 
mero insufficiente. Qualche sicurezza davano le galee 
napoletane, che Re Federico aveva inviate a Genova, 
ma le fortezze di Savona, Albenga, San Remo, Venti- 
miglia erano poverissime di uomini e anche costoro 
erano malcontenti, riottosi, e finivano col disertare (Pe- 
LissiER, Documents cit., pp. 390, 397). Quando la calata 
dell'esercito francese in Italia fu certa si cercò di cor- 



rere ai ripari provvedendo fanti e navi per la difesa 
della città e delle Riviere e si inviarono uomini "ad 50 
" conducendos pedites „ a Piombino, in Romagna, in 
Germania, in Corsica (Cf. verbale di una adunanza 9 
luglio 1499 e mandati di pagamento 24, 30, 31 luglio 
1499 in Diversor., reg. 159-653). Per avere altro denaro 
si convocò un gran consiglio (2 agosto) e si comunicò 55 
una lettera, che già dal 18 luglio il Duca di Milano 
aveva inviato ai suoi buoni sudditi genovesi, affinchè 
lo soccorressero in momento così grave, con mille uo- 
mini " saltem per tres menses .... quod ut nobis magno 
" adiumento futurum est, sic gratissimum erit „. Il con- 60 
sigilo acconsentì ad aiutare il Duca ed incaricò una 
commissione di cercare danaro dovunque {Diversor., 
reg. cit.), ma vedremo quali difficoltà incontrasse. 

4 L'unico ente in Genova che potesse fornire le 
somme necessarie, era il Banco di San Giorgio, ma que- 65 
sto, prima di prestare denaro, sia pure al Governo, 
voleva avere forti cauzioni ed in quel momento di 
crisi esso non intendeva sbilanciarsi con un Governo 
fortemente minacciato. Il Governatore allora assoldò 
come potè i fanti chiesti da Lodovico 11 Moro per 70 
poterli spedire verso Alessandria, ma contemporanea- 
mente usò così forti pressioni sul Banco che questo 
finì col concedere al Governo, in una seduta del a6 
agosto, la facoltà di cavare la somma di 10.000 ducati 
dalle "colonne,, destinate allo sdebito delle gabelle e di 75 
altre gravezze pubbliche (Cf. L. T. Belgrano, Della 
dedizione dei Genovesi ecc., estratto p. 6). Tuttavia i 
proventi di alcune delle "colonne,, non potevano essere 
distratti dai loro usi, senza l'esplicito consenso degli 
eredi di coloro che le avevano fondate, e alcuni di 80 
questi fecero opposizione. Allora il Governatore fece 
venire a Palazzo i maggiorenti del partito avverso e li 
tenne prigionieri finché ebbero consentito ad aprire un 
credito sui loro beni nel Banco. Ciò confessano aper- 
tamente Agostino e Giovanni Adorno e Gian Luigi 85 
Fieschi " Ducales gubernatores „, in una lettera del 1 
settembre 1499 ad un Tomasino ambasciatore di Mi- 
lano: "per dover trovare certi puochi dinari per fare 
" alcuni fanti da puotersi aiutare, quando le cose non 
"erano anchora in quello disfavore che sono hora, è 90 
" stato forza detenere in palatio 40 de li boni cittadini 
"de questa cita de la contraria factione „ (Pélissibr, 
Documents ecc., p. 453). Nell'Arch. di St. di Genova 
è conservato un atto che porta nell'occhio: "Consenso 



;: 



HARTHOLOMAKI SKNAREGAE 



[A. 1499] 



.Maglia in urbe loquendi liccntia, multique infelicitatem Ludovici gratam liabebant, non, 
multorum judicio, odio in eum (quis enim juste illuni poterat prosequi odio ?), 8ed quia spe- 
rabant Adurnorum novum statutum, qui erat eum suo conjunctus, posse cum sua clade per- 
verti. Et quamvis multi tantam hominum licentiam continendam dicerent, vir prudens et 
sapiens Augustinus nihil faciendum dixit; solitus erat dicere: Credile mihi, non sic dicerent, 
iv si supercm ' l . Sed Joannes Adurnus, (piem ' ducem totius peditatus fecerat, cum peditibus 
duobus millibus quingentis, qui prò praesidio Alexandriae paratus erat, eodem die ex hac 
urbe discessit, qua gallicus exercitus Alexandriam circumsepsit. Qui cum in itinere rem 
cognovisset, Genoani reversus est: qui, si, ut multorum opinio est, discessum accelerasset et 
Alexandriam intrasset, alia urbis sors fuisset, quemadmodum Ludovicum dixisse ferunt *. Ne 
autem urbs nostra vacua praesidio esset, Magistratus Baliae 600 pedites conducit. Erant 
praelerea adversae factionis plures proscripti 3 . 

Veneti copias suas in tinibus agri Cremonensis habebant, nihilque hostile contra Ludo- 
vicum agebant : quod tamen illi aequale bello erat, nam dividere exercitum cogebatur et 
Joannem Franciscum Sanseverinatem cum equitibus dc obviam mittit, ut ad omnes motus 
e.ji obsisteret. Veneti, cognita Alexandriae deditione, aperto marte pleraque oppida 'occupant. 

Nam qui Alexandriae duces praeerant, diffisi posse resistere, ab altera urbis porta discedunt. 
Amissa Alexandria, cum Ludovicus rem inclinatam ad Gallos videret, hostem potentissimum 
esse, Venetos, qui eo usque nihil contra eum aperte iecerant, hostilia quaeque non omittere, 
imitatus id quod fecisset Alfonsus Aragoneus, abductis quotquot potuit pecuniis et rebus 
pretiosioribus, praemissis Cardinale Ascanio et Sanseverinate cum tiliis, qui eum apud No- 
vum-Comum expectarent, ipse cum equitibus quingentis, et peditibus quatuor mille in Ger- 
maniam trajecturus, sequitur. Ducatum filio Joannis Galeatii, nepoti suo, puero adhuc, re- 
nuntiat. Isabellam Aragoneam matrem hortatur, ut Genuam mox veniat et cum rìlio in Re- 






10 



15 



20 



il. Erant] Fuerunt C C/Mur. — 12. praeterca] propterea B — 20. imitatus om. B 



" ili molte famiglie nobili acche il governo si appro- 

■ fìtti del proventi di colonne istituite dai loro mag- 
" giuri per i bisogni urgenti della Repubblica „. Nel- 

5 l'interno del doc. e detto che il Governo aveva chiesto 
a vari cittadini dei prestiti, detti volgarmente " apon- 

■ thelamenta „ (puntellamenti !), ma con decreto del 30 

osto aveva dichiarato di rinunciarvi; nello stesso 
giorno però Cattaneo Spinola q. Pietro protonot. apo- 

10 stol. e altri della famiglia Spinola aprivano un credito 
al Governo sui loro beni in S. Giorgio; la stessa con- 
cessione facevano il 31 agosto i Vivaldi, i Lercari, 
altri Spinola e altre famiglie; il 2 settembre Pereta, vcd. 
di Leva D'Oria, e Ulanchincta moglie di P.att. D'Oria ; 

15 il 4 settembre altri Spinola (Divtrsor., filza 55-3075). 
È fatile capire che questi prestiti erano stati estorti 
con la forza. 

' Numerose testimonianze della animosità di gran 
parte del popolo genovese contro il Governo ducale 

20 sono in lettere raccolte da L. (.. Pi.issiir, in Docu- 
mrnts 1 it. In una lettera del Costabill al Duca di Fer- 
rara (2 luglio 1499) si narra che In un consiglio te- 
nuto per aiutare Pisa, avendo un oratore detto alcune 
parole in elogio del Dura, " subito da questo popul- 

25 " lazo fu interroto cum sputi, sifelli et altre cose di- 
'inoneste *, perchè " epso popullazo è tanto male di- 
esposto 1 ontro sua predicta Exrcllont ia quanto dire si 
" possa „ ; Giovanni Adorno, scrivendo il luglio a 
compar Scrapto, gli dire fra l'altro: *E1 Genoese e 

30 ■ precipue la Ripparia dc Ponente è malcontenta per 



" esser tanto tempo non possono navigare ; tutto il 
"paese è interdicto; le galee non sono pagate; li fanti 
" de le forteze non sono pagati: .... se sapeste lo zan- 
" zara che si fa in voler intender tutti: * Che fa ci 
"signor duca? non provede, non manda fanti „; più 
volte Frane. Fontana scrive a Ludovico il Moro che 
" costoro [i marinai] iridano e per la cita se murmuia „ 
e In una lettera del 18 agosto è costretto a dire che 
dopo la perdita di Annone il Governo genovese e molto 
impaurito e " li contrarli fano de male demonst rat ione 
"fin ad tocharse le mane l'uno l'altro et dire: Adesso 
" vene la nostra „. Cf. L. G. P) i.is^ikk. Dùcmmtmti cit., 
pp. 306, 307. 103. 407. 4:5, 439, 440. 

2 II ritardo di Giov. Adorno nell'accorrere in aiuto 
di Alessandria fu colpa del destino o fu effettua' 
arte? Non possiamo saperlo; certo e che il Duca aveva 
tempestato di lettere il Governo genovese nei mesi di 
luglio e di agosto, perchè l'Adorno si affrettasse ad 
accorrere con le milizie. L'Adorno, invece di mille 
fanti, gliene portò duemila cinquecento, ma essi erano 
ormai inutili. Vedasi il lungo carteggio su questo ar- 
gomento in P11 (San R. Documrnts cit., pp. 426, 437, 430, 

r5i 4 17. 44 s - 450. ! 

3 Circa queste proscrizioni esisto un curioso atto 

del Governo in cui è detto che. essendosi dovuti man- 
dare alcuni cittadini in esilio e altri dovendosene forse 
ancora esiliare, si pensò di garantirli nei loro affari, 
sospendendo le cause in cui essi fossero Implicati ( />ì- 
<or., reg. 159-653, addì 37 agosto 1499)« 



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45 






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[A. 1499] COMMKNTARIA DE REBUS GENUENSIBUS /3 



gnum trajiciat; arcem Bernardino de Carte commendai'. N;im, cuna de deferendo Medio- 
l.mo arceque comilium cepiaaet, non alia cura fui t quam Invenire irirum « ui numquam nei 
verbo nec opere nocuisset, profuiuel Bemper. 

Diacedenaque sic eiun alloquitur: '"Satia tibi, Bernardino, nota est conditio statua noetri. w* 

"Galli, qui saephlS minati sunt Italiani velie invadere, prarscrlim Lornbardiam, mine tandem 

" fecerunt ; et quamvis primus ego futurua sim, in quem furor gallicua se estendati non 
"quia magia demeruerim (nam quia Francisco Sfortia patre meo magia umquam obaequena 

"fuit ?) opprimor primus ego, inde tota Italia; et devicto et prostrato statu nostro, suocumbet 
" Federicus Neapolitanorum Rex, cpii eorum vires jam 'est expertns, et solo tubicino cedet. 
"Fiorentini tamdiu stabunt, quamdiu hostes voluerint. Veneti, quorum vires majores sunt, 
"et multorum malorum causa, qui simulando dissimulandoque non aliud magis unquam stu- 
" duerunt quam Italiae dissidium, divino judicio tunc magia cadent, cum minus timebunt. 
" Mihi vero mine in tantis turbationibus agitato, Consilio auxilioque opus est. Vides, quam 
" effera sit gens haec: montes et Alpes tam facile transcendunt, ut nostri milites planitiem. 
" Omnia cedunt eorum furori. Nostri populi, ut sunt semper rerum novarum cupidi, illos 
avide expectant: sed 'ignoscendum illis est; ducuntur ab aliis, nec cognoscunt quod paulo e, \g6r 
post facturi sunt. Tanto itaque furori nullum video magis conveniens remedium, quam si 
cessero, donec tanta rabies desaeviat et me in aliquem remotiorem locum receperim. Gens 
" enim Gallica, ut dici solet, principio actionum suarum bellicarum praesertim terribilis ferox- 
" que est; sed si paululum moraveris et astu frustraveris, languescit. Abeundum hinc a me 
" esse censeo, et cum Ascanio fratre et fìliis in Germaniam secedendum, et dare locum sae- 
" vienti fortunae decretum est mihi. Propterea arcem hanc, dimidium animae meae, spem 
" reditus, cum valido praesidio et rerum omnium abundantia saltem per annos duos, tuae 
" tidei relinquere statui; et cum cogitarem cui hanc curam committerem, tu prae ceteris 
" mihi es oblatus, et non modo oblatus, sed juxta te nemo a longe fuit, quem tantum vere 
" dilexerim. Nam ex quo te ante amare incepi, numquam defui benefacere. Tu secretiora 
" cordis mei solus prae ceteris scire solitus eras; consiliis et deliberationibus interfuisti; feci 
"ut multi tibi inviderent, sive auctoritatem, 'sive divitias respicias. Tibi ergo plusquam e. 396V 
" ceteris fido. Hanc igitur arcem tibi trado custodiendam. Ego, postquam furor pertransierit, 
" adero cum magna militum manu equitum peditumque, teque de omni eximam periculo„. 
His dictis desinens in lacrymas illum amplexus est. 

Enavigato itaque Lario, per vallem Vulturinam iter faciens, apud Balneas, imperii Me- 
diolanensis terminos, a lassitudine paululum quiescens 2 , Alpes superat, et in Germaniam 
pervenit. Joannes Franciscus Sanseverinas non multum moratus, Gallorum arma sequitur 
et in regias partes concessit. Ferunt Ludovicum, in suo lamentabili casu, multorum fidem 
suspectam habuisse, sed in primis Joannis Francisci; tìdem autem urbis nostrae laudasse 
semper, numquam suspectam habuisse. Videntes cives Genuenses status eversionem, com- 
ponere cum Rege urbis negotia student, impetrare privilegia, ut ipsi essent qui proprias res 
curarent, non Adurni, vel Ludovicus, urbem traderent 3 : quod per internuntios faciebant. 
Creatus statim Magistratus 'ex quadraginta civium decreto, qui curarent ne Respublica aliquo e. .w 



3. profuisset] perfuisset B — 22. decretum est mihi in Mur. non e alla fine del perìodo; è invece aWinizio. 
del periodo seguente — 25. sed iuxta] sed ne iuxta ABS — 26. ante om. ABS — 37. Genuenses] Mediola- 
ncnses ABS 

1 L' u arx „ di cui si parla qui, è il magnifico ca- " vicus „ del testo voglia indicare Ludovico Sforza detto 
stello sforzesco di Milano, che anche ora desta la più il Moro; ma poiché il Duca era già fuggito, credo che 
viva ammirazione. il Senarega voglia invece indicare qui Gian Luigi Fie- 

2 I Bagni sopra indicati sono quelli di Bormio, schi che, negli ultimi mesi del Governo ducale, era stato 
ultimo borgo della Valtellina, prima di salire al passo posto a lato degli Adorno, in Genova, per rafforzare 15 
dello Stelvio. con la sua autorità e con i suoi partigiani la Signoria 

3 Potrebbe parere, a prima lettura, che il " Ludo- sforzesca. 



74 



BARTIIOLOMAKI SKXAREGAE 



[A. 1499] 



Mi» 



e. 397* 



ine omraodo aflìceretur. Missi per Riparila cives, qui omnes in otlìcio confirmarent, neve 
aliquis inaultus per Fregosos fìeret. Erant adhuc in urbe Augustinus et Joannes, qui etsi res 
Buaa componere cum Rege curarent, prò Republira tamen non properandum, sed consulto 
Bgendum, cauteque paciscendum, auctoritatem nostrani diutius in eo atatu mansuram, 'si 
recte et consulte in principio tirmavissemus *. Sed tanta erat expellendi Adurnos properatio, 5 
ut omnia bene consulte male consulta crederentur, si urbe semel ejicerentur. Joannes primus 
mari Neapolim trajecit; Augustinus ad oppida sua recessit 2 . Ludovicum autem, postquam 
insequentes evasit, ubi in loco tuto quievit, ajunt dixisse: Procella haec flurcs afprchcnlct; 
ìiuijus est, quod Rex in corde gerit. Obsidebantur interim Pisae, et cum Fiorentini Paulum 
Vitellium eorum ducem capite damnassent, quod minus fideliter contra ' Pisanos egisset, 10 
obsidionem solverunt 3 . Nam et ipsi exitum rerum gallicarum in Italia morando spedare 
cupiebant. Joannes Jacobus Trivultius, apud quem summa totius rei erat, non prius Medio- 
lanum ingressus est, quam portae urbis novo milite munitae essent, totoque populo praeeunte 
magno applausu, tertia die Septembris exceptus est '. Veneti, quibus ex foedere Cremona 
obvenerat, cum recipi a Cremonensibus frustra petiissent, castra ponunt, iniquo animo feren- 15 



1 Gli Adorno tentarono di unire il bene della città 
col proprio interesse, avviando senza precipitazione le 
trattative per il trapasso di Genova al Governo fran- 
cese, in modo che esso apparisse un atto di spontanea 
5 volontà, del quale gli Adorno si sarebbero fatti merito 
presso il Re di Francia. Perciò, dopo l'improvvisa fuga 
del Moro, essi tennero ancora per qualche giorno salda- 
mente il poteri', assoldando fanti spagnoli, chiamando 
In città molti partigiani di vai Polcevera e di valle 

IO Sfuria, trattenendo soldati e dando una parte del potere 
militare a Ginn Luigi Fieschi [Diversor.. reg. 159-653, 
addi 3 settembre; Roccataouata, Memorie, III, 4 set- 
tembre). Nello stesso tempo trattavano con il Trivul- 
zio che, precorrendo gli eventi, aveva già eletto (31 

15 agosto 1409) il consigliere regio Daniele Scarampo, a 
pretore per un anno in Genova (lettera dal campo re- 
gio " apud Piopcram „ (Pioverà) in Diversor., filza 55- 
?'>75). Da un appunto di archivio appare clic Giovanni 
Adorno andò prima del 3 settembre 1 Voltaggio, forse 

20 p,r abboccarti con qualche inviato del Trivulzio [Di- 

versor., reg. 159*653, addì 3 settembre 1(09). Certo è 
che il 6 settembre l'ex-govcrnatore ducale Agostino 
Adorno presiedeva una grande adunanza, nella quale 
si deliberava di dare la città al Re di Francia e si 

-5 incaricavano delle trattative Gian Luigi Fieschi, Glo- 
\anni Adorno e otto ufficiali, a capo dei quali era (ì. 
B. Grimaldi (Divot sor., reg. 162-656). Per tenere quieta 
la città si distribuiva una elemosina ai poveri (500 
fiorini) e si invitavano preti e religiosi a fare preghiere 

30 pubbliche e private per ottenere la misericordia di Dio 
■ ut his fluctuationibus nos et omnes genuenses dlrigat 
"et viam nostre salutis apcriat (/>iversor., filza 55-3075, 
addì 8 settembre 1409), Procedevano intanto le trat- 
tative con il Tri miai O il (piale, pur avendo già firmato 

*5 addì " in felicissimi! regiis castris apud 

Mi dlolanum „ l'atto di nomina di Scipione Barbavara 
a regio Governatore di Gì nova, lasciava che gli Adorno 
reggessero i nterinalmcnte la littà. Infatti furono an- 
cor che inviarono lettere patenti (S settembri ) 

40 agli ufficiali delle Riviere, avvertendoli del prossimo 
passaggio della Repubblica sotto il Governo del He di 
Francia, ed esortandoli a tenere quieti i popoli, con la 
minaccia di scrii provvedimenti, e addì 11 settembre 



1499 avvertirono le Riviere che si era decisa la dedi- 
zione a Luigi XII (Divtrsor., filza 55-3075), ma fra il 45 
12 ed il 14 settembre avvenne il tracollo dell'autorità 
degli Adorno. L'ultimo atto governativo che porta il 
titolo di Agostino Adorno " Gemicnsium Gubernator .. 
è del 14 settembre 1499 mtl " r : il -4 settembre in vespris 
entrava in funzione 11 R. Governatore Scipione Par- 50 
bavara (Diversor., reg. 159-653 e 160654) ° ? u proba- 
bilmente nel breve periodo di trapasso dall'una all'altra 
Signoria che la plebaglia, seguendo una antica e trista 
consuetudine, corse a dare il sacco al palazzo del Go- 
verno, mettendo a ruba quanto era asportabile, anche gì i 55 
oggetti più modesti. Tre liste di conti di un falegname e 
d'un fabbro dimostrano che si erano portate via porte, 
finestre, tavoli, letti, sedie, serrature. Eguale sorte pare 
sia toccata, in questa circostanza, alla fortezza del Ca- 
stelletto (Diversor., filza 55-3075 ). 60 

1 Non sappiamo esattamente in quali giorni Puno 
e l'altro Adorno abbiano lasciato Genova. Certo il 
Trivulzio li credeva ancora in Cìenova addì 15 settem- 
bre, poiché scriveva loro una lettera freddamente cor- 
dichiarando di sapere che essi, avendo avuto no- 
tizia del prossimo arrivo del Parbavara " mutata scn- 
" tcntia, adhcsisse ordini iam facto, sed curasse quoque 
■ ut per magistratus idem fieret „. Q parole in- 

dicano che gli Adorno avevano tentato di opporsi alla 
nomina del nuovo Governatore, ma poi avevano ceduto 70 
alla volontà del Trivulzio; il quale aggiungeva nella 
lettera che aveva fatto accelerare la partenza del Par- 
bavara per Genova e assicurava gli Adorno che avrebbe 
scritto in loro favore al re Luigi XII (PÌLXS8IBR, />o- 
cuments cit., p. 4 75 

3 Notizie assai importanti su questo periodo della 
lotta fra Pisa e Firenze sono in un opuscolo anoni- 
mo: La giuria dot Millecinquecento, in Ardi. Stor. 
I t., Serie I, tomo XVI. 2. 363 e sgg. ; in Guicciardini 

Si. <P Italia, Lib. IV, cap. x; ediz. cit., voi. 1, p. 361 e So 
s gg e ,n Iacopo Nardi, /storie di Firotzr, Firenze, 
1838, I, p. 177 e s 

4 Non il tre, ma il sei settembre. Gian Giacomo 
Trivulzio entrò in Milano. i'f. dio. Andki \ Prato, 
Storia tli Milano, in Ardi. Stor. Ital., Serie I, tomo S5 
III. p. 215 e Marino S\nhw, Diari, II, 1264. 






[A. 1499| 



COMMKNTAKIA DE RKIUFS (iKNUKNSIBI IS 






tibua Mediolanensibua Ducatum Medlolanl h<>e modo dilacerar!, spemque occultam illis prac 
bebant. R<* Cremonenaibufl nec aiudlia praestitlt, nec ut se dederenl mandavit; quem etti 

Cremonensium lacrymae valde iiiovcrcnt, niliil t;itnen lìdi- aptld se voi u il esse pi -;i»-st:iii tiuH. 

Et postquam in mentionea) Regia nostri devenimus, sino adulatione dietim) sit, majorum luo- 

rum lidei non esse secundum. Promissi tenax, Dei magna reverenti.!. ' 

Erat civìtas nostra quasi sine capite; mittitur ad urbis regimen, die quarta Septembris, 
Scipio Barbavaria mediolanensis jurisconsultusi cpn ea conditione accipitur, ut privilegia el 

concessiones per regium Consilium decretae a Refje nobis concedantur; jussique omnes 
scribae Senatus admissionem, cura conditione praedicta annotare l . Joanncs Lndovicus CUBtO- 
diendae urbis curam snmsit. Triremes Federici Regis, quae (jfenuae ea tempestate erant, 
cura ejus oratore discedunt 8 . Joanni Jacobo Trivultio potissima cura fuit efficere, ut arx 
mediolanensis in ejus potestatem perveniret, munitissima natura, et multarum rerum abun- 
dantia: quod illi facile fuit efficere, Bernardino de Curte eam tradente 3 . Creati oratores 
xxiv ex omni ordine, ad Regem, qui conventiones nostras fìrmarent et componerent, quos 



i. wSt 



8. decretae] directe C UMvr. 



1 Non il quattro, ma il quattordici settembre, 
Scipione Barbavara prese possesso del governo di Ge- 
nova. Egli presentò la sua carta di nomina, data l'S 
settembre e firmata da Gian Giacomo Trivulzio; il 
Senato lo accettò come Governatore, a patto che si 
confermassero i privilegi e le immunità di cui godeva 
la Repubblica, come era stato decretato nel gran con- 
siglio del 6 settembre. Il Barbavara, che non poteva 
promettere nulla, perchè il Re di Francia non si era 
ancora pronunciato su questo punto, se la cavò rispon- 
dendo: "se pennaxime cupere ut omnia privilegia et 
" immunitates Comuni Genue concedantur, confirmen- 
" tur et comprobentur „ e malgrado non esprimesse che 
un puro desiderio fu accettato come Governatore (Di- 
versor., reg. 159-653, addì 14 settembre in vespris). Egli 
inviò subito (14 settembre) lettere patenti alle due Ri- 
viere per annunziare la sua nomina e raccomandare 
che tutti stessero tranquilli: ordinò che senza indugio 
si deponessero le armi (14 settembre), ma dovette ripe- 
tere l'ingiunzione, il 19 settembre: nominò un Damiano 
de Somariva a guardia della porta "de fontana moro- 
za„ (17 settembre) ; emanò gride, di non offendere alcuno 
in roba ne in persona (17 settembre), di non comprare 
cosa alcuna "tratta da Castelletto,, (19 settembre), di 
restituire " legnami tavole et altre cose de paraxo „ 
(Palazzo) e denunziare chi le tenesse (20 settembre); cf. 
Diversor., filza 55-3075. Da qualcuna delle gride sud- 
dette si indovina che, in quelle prime giornate, do- 
vettero scatenarsi le vendette contro i partigiani degli 
Adorno. Anche la Riviera di ponente era corsa da 
fremiti di ribellione e di ciò avevano profittato il si- 
gnore di Tenda per occupare Ventimiglia e quello di 
Zuccarello per entrare in Albenga, ma il Barbavara 
destinava (18 settembre) due commisari, Ambrogio Sai- 
vago e Gerolamo di Moneglia, a recarsi nella Riviera 
per sedarvi tumulti, se ve ne fossero, fare deporre le 
armi e ridurre tutto in quiete e tutti all'obbedienza 
verso il Re (fstruz. e Relaz., 2707 B). Altri commis- 
sarii inviava a quietare la Riviera di levante (17 set- 
tembre) ed altri nuovamente in San Remo (30 settembre) 
ed in Albenga (12 ottobre). Cf. L. T. Bulgrano, Della 
dedizione cit. (estratto, p. 14) e Pèlissier, Documents 



cit., p. 456 e sgg. 

2 Le quattro galee napoletane, al comando del ca- 45 
pitano Saragozza, avevano prestato efficace aiuto a Ge- 
nova, che ne aveva potuto armare soltanto due proprie. 
Quando, nel febbraio 1499, il Duca di Milano volle 
rinviarne due a Napoli, il Governatore di Genova pro- 
testò che esse erano più che necessarie: pare che in 50 
seguito alle sue insistenti pregbiere le due allontanate 
ritornassero. Negli ultimi mesi del Governo degli Ador- 
no, questi accettarono spesso i consigli del Saragozza. 
L'ambasciatore napoletano era Luigi Rapallo. Cf. Pè- 
lissier, Documents cit., passim. 55 

3 Bernardino da Corte consegnò la fortezza addì 
17 settembre 1499. Il Guicciardini, St. d'Italia, Li- 
bro IV, cap. ix ; ediz. cit., voi. 1, p. 360, afferma che ciò 
avvenne il 14 settembre e dice che l'ex-castellano ebbe, 

in premio di tanta perfidia, quantità grande di denari, 60 
" ma con tanta infamia e tanto odio, eziandio appresso 
" a' franzesi, che rifiutato da ognuno. ... e schernito. . .. 
" tormentato dalla vergogna e dalla coscienza. . . . passò, 
" non molto poi, per dolore all'altra vita „. Un docu- 
mento dell'Archivio di Stato di Genova non conferma 65 
quanto dice il Guicciardini circa l'odio e lo scherno dei 
Francesi contro l'ex-castellano. In esso, il nuovo Go- 
vernatore di Genova, Filippo di Cleves, e gli Anziani, 
" considerantes Magnifici domini Bernardini de Curte 
" virtutes et inter cetera summum affectum eius erga 70 
" rempublicam genuensem (?), qui meretur ut erga eum 
* et res eius benivolentie documenta ostendantur, in te- 
" stimonium animi boni erga ipsum Magnificum Bernar- 
"dinum,, gli concedevano solennemente il privilegio 
della intangibilità del denaro che egli avrebbe posto 75 
in qualunque Compera, sia del Banco di S. Giorgio, sia 
di altri Banchi, sia a nome suo o della famiglia o di 
altri: nessuno poteva sequestrarlo anche se " summo 
" dignitatis culmine ecclesiastico vel temporali funge- 
" retur „ e l'assicurazione valeva, tanto durante la vita 80 
del predetto Bernardino, che in seguito per i suoi suc- 
cessori (Diversor., reg. 161-655 ; 29 novembre, 3 dicem- 
bre 1499). Il traditore degli Sforza aveva evidente- 
mente timore che gli fossero confiscate, in tempo più 
o meno lontano, le male acquistate ricchezze. 85 



76 



BARTIIOLOMAEI SENAREGAE 



[A. 14QQ) 



Min. s;o 



nominare non Indignalo putavi. Joanr.es do Marìnia et Nicolai» de Oderico ambo juriscon- 
sulti, Christophorus Cattaneus, Nicolaus Brignali, Petrus Baptista de Guizo, Joannes Ambro- 
si* sius de Flisco, Stephanna Cibala, 'Anfreonus Ususmaris, Andreas Cicer, Bartholomaeus de 
Ceva, Nicolaus de Amijrdola, Au^ustinus Lomellinus, Joannes Ambrosius de Nigrono, Joan- 
nea Baptista de Fatio, Ansaldus de Grimaldis, Vincentius Sauli, Petrus Calissanus, Ambrosius 5 
de Zerbis, Demetrius Justinianus, Bernardus Salvaighus, Christophorus Spinula, Hicronymus 
de Auria, Jacobus Centurionus, et Lazarus Fatinante, tanto apparatu, quanto numquam nostra 
urbe factum sit '. Et die xxvi Octobris, cum diflìcultates aliquae in tractatu conventionum 
subortae essent, tamdem absolutae sunt*. Ilabitae orationes, jurata rides, praesentata insi- 
gnia \ Interfuerunt Cardinalis Sancti Petri ad Vincula et Rothomagensis, oratores Veneti, 10 
Dux Ferrariae et plerique Galliae Italiaeque Principes, quibus breviter per Rothomagensem 
Legatimi responsum est. Aderat 'tunc etiam Philippus de Cleves, Regis frater consobrinus, 
noster Gubernator, qui ante pedes regios, nudo capite, ' flexo genu, super Evangelia Dei, quae 
Marescallus de Gees tenebat in manibus, se urbem nostram ad honorem regium et secundum 
capitula nostra recturum juravit. Stabant omnes oratores nostri, demtis duobus, quomm 15 
interitum subjiciam, et juvenes non minori pompa ornati: quod erat aspectu pulcherrimum. 
Hospitium erat in fano Divi Eustorgii 4 : nam illud est, quod ingredientibus Mediolanum 
a parte dextra conspicitur; sed quia de interitu duorum oratorum dixi me scripturum, dicam 
non sine dolore; nam alterum observabam, alterum vehementer amabam. Erant Petrus Ba- 
ptista de Guizo, et Christophorus Spinula, alter nobilis, Petrus Baptista popularis; sed uterque 20 
prò conditione sua in urbe celebres. li antiqua amicitia conjuncti, eodem lecto eodemque 
victu vivebant. Camera illis super via erat, fenestramque ejus claudebant, ut mos est reli- 
giosorum virorum, cancelli, ne a vicinis intro aspici possent, qui per multos annos immobiles 
fuerant, propter pluvias et 'aetatem putrefacti. Quos cum de via familiares eorum, domum 
redeuntes, festina voce vocassent, ipsi vero repente fenestram conscendissent, responsuri supra 25 
cancellos, quos rirmiores arbitrabantur, se rìrmassent, ambo praecipites, fractis cancellis, de 
fenestra in caput ruunt. INIoritur statim Christophorus: alter unam noctem supervixit: lacry- 
mabilis res, et utinam bono ornine 5 . Sed hic non omittendum videtur, Re^em nostrum, 



2. Brignali] Brignoli C'Mur.; Brignoli- B S — 7. Centurionus] Cattaneus B - Lazarus Patinante MS, 
('/>/ ■TMui .; Lassanti Pattinante B U — 14. Gees] Gres B S — 17. fano] plano A - Eustorgii] Stortii A BS 
— 26. arhitrantur C t'Mii;. 



1 La grande ambasceria fu eletta il 20 settembre ; 
5 ai 2\ legati furono aggiunti come segretari Bartolomeo 
Senarega, Cancelliere del Comune ed Antonio Gallo, 
Cancelliere dell'ufficio di San Giorgio. Manca nella 
edis. murat. ed in alcune copie manoscritte della Cro- 
naca il nome dell'ultimo dei 24 ambasciatori. In alcuni 

IO codili la lacuna e riempita col nome di Laisaro Patti- 
Dante, ma in due liste degli oratori, pubblicate separa- 
tamente dal Belgrano e dal Pélissier, in luogo del Pat- 
tinante compare il nome di Ballarle de Fornari. (ili 
ambasciatori ebbero amplissime e minutissime istruzioni 

15 (:t, settembre) ebe sono pubblicate dal B .0, Della 

dedizione (fri genovesi ecc., Hoc. II. e dal Pfi.issii k, 

Documenti pour l'kistoire tee», Doc. XVIII. Il 
tembre 140') tfH oratori erano già a I'avia e di là An- 
tonio Gallo iniziava la sua corrispondenza con l'ufi- 
20 «io di S. (ìiorgio in Genova, inviando notizie sulla 

ambasceria, che >-ono pubblicai, dal Belgrano in Ap- 
pendici sili sua memoria Ihlla dedizione rCC, pivi volte 
citati Nel pomeriggio del 5 ottobre l'ambasceria la- 
sciava I'avia e si recava a Milano, per assistere al 
• ■lentie ingresso (6 ottobre) del Ke di Francia. 

1 Le trattative iniziate a I'avia, furono continuate 



a Milano. Il (tallo riferì nelle sue lettere le difficoltà 
clic si incontrarono per ottenere dal Consiglio regio 
quanto desideravano i Genovesi, l le minacele da parte 
dei Francesi di troncare ogni discussione in proposito. 30 
Cf. Appendice, in Bblorano, Della dedizione «ce., nella 
quale è pubblicato per estenso il solenne atto di dedi- 
zione dei Genovesi ed i patti convenuti col Be di Fran- 
cia. I due documenti sono pubblicati anche dal l'i :. is- 
si 1 k, Documents iit., XIX. 35 

3 Giovanni de Marini consegnò lo scettro, N 
di Oderico il vessillo, Cristoforo Cattaneo le chiavi, 
ò di Brignali il sigillo: cos\ è detto nel solenne 
atto di sottomissione . 

* Cioè gli ambasciatori genovesi erano stati al- 
ati nel convento di San Domenico presso la chiesa 
di S. Bustorglo, Cf. lettera di A. Gallo a^li ufficiali 
di San (ìiorgio, 7-8 ottobre 149«), In BaXORAVO, Della 
dedizione . it. in Appendice, 

5 Lo sciagurato accidente avvenne assai probabil- 45 
mente ne) mattino del <i ottobre, poiché A. dallo ac- 
cenna fuggevolmente al caso funesto In una lettera da 
Milano scritta In quel giorno. E' nella raccolta di 

lettere citata più volte. 



|AA. 14Q9-1500] COMMKNTAkIA DE REBUS GENUENSIBUS 



77 



contendentibua uobia cuna Fiorentini» de pra<< -edcntia in ingrenu urbit Mediolanenaia, prò 
nobia judicaaae, Conitantinui Comnenut, Montia-ferrati Gubernntor, quia Ludovico occulte 

fa visse cretlitiiH sit, jussu regio raptus, et in arce Novari.ic detentUI *• K'-\ vro, prra< tii 

quae clixi, repente in Galliaa reveraua est '. Turcaruzn gens, facto impetu, magnum .... prope 
5 Venctias millibua paaauum triginta, abductia |)lu i i !>ns captivia, abiit. Capitur etiam hoc anno 

Naupactiun 'in sinn Anibracio, dltaisque Veneta et (ìallica auxiliaris, cum TuTCM niainnn 
conseruil, non aine utriusque partis magna clade a . 



./ 



Anno ML). Anno a nati vitate Domini nostri millesimo quingentcsimo, dum liaec, quae 
supra dieta sunt, geruntur, Alexander VI Pontifex Maximus, Valentinus de Borgiarum gente, 

10 qui omnem fere curam ad suos magnilicandos converterat, dum Caesarem ad occupandam 
fere totam Italiani erigit, Faventiam occupare parat et juvante Alegro cum copiis Gallicis 
illa potitur, pactis conditionibus cum puero adhuc loci domino, quem, ut aiunt, postquam 
corpori adolescentis saepe turpiter illusisset, in Tiberim ex Adriani mole in caput devolvit 
et necatus est; o indignimi facinus, dignum divina castigatone. Quid enim fedius, quid 

15 crudelius dici potest ? Sed quis posset satis enarrare istius hominis vitam, mores et indigna 
facinora, libidinem et crudelitatem ? Hunc egregium adolescentulum, tantae virlutis et spei 



2. Comnenus] Communes C I/Mvk. — II. juvante om. C - Alegro om. CMur.; Allexandro FS V; Ivo 
d'Allegre D — 12. potitur. Dopo questo verbo C {/Mur. omettono tutto il testo pubblicato in questa nuova edizione 
sino a p. 7S, linea S compresa - quem] quarti 5 — 13. Tiberim] Tiberium B - mole] inde 5 — 14. et] ut ò' — 
16. Hunc] Xunc B 



5 i In qualche lettera di Francesco Fontana al Duca 

di Milano è nominato un * signor Costantino „, segre- 
tissimo amico, che al Fontana stesso confidava notizie 
scrittegli dal Re di Francia sulle sue intenzioni di scen- 
dere in Italia e sulle forze militari che contava inviarvi. 

IO Cf. Pélissier, Documents cit., pp. 417, 523. E assai pro- 
babile che egli sia lo stesso Comneno di cui parla il 
Senarega. 

2 Luigi XII lasciò Milano il 7 novembre e fece 
ritorno in Francia. Il nostro Senarega si dimentica, 

ic con mirabile disinvoltura, di parlarci dell'ingresso del 
nuovo Governatore in Genova. Per qualche settimana 
si era creduto che Luigi XII si sarebbe recato anche a 
Genova, perchè in una lettera, data a Torino il 21 
settembre, e riferita in una grande assemblea in Genova 

20 il 28 settembre, egli, dopo avere espresso il suo com- 
piacimento per l'accoglienza a Scipione Barbavara ed 
il suo desiderio che cessasse ogni screzio tra le fazioni, 
aveva aggiunto : " dentro da brevi iorni speremo es- 
" sere, cum lo adiutorio de Dio, a Genua per vederve 

2 r " et visitarve, et per adrissare ogni cosa a nostro po- 
' dere a lo bene e pacifico de tutti li habitanti de la 
"nostra duchia de Genua „ (Diversor., reg. 159-653); 
ma in sua vece giunse in Genova il cugino Filippo 
di Cleves, signore di Ravenstein, eletto sin dal 16 ot- 

■iq tobre, in Milano, alla carica di Governatore di Genova 
ed Ammiraglio del mare (!). Il 4 novembre egli si pre- 
sentava al Consiglio del Comune genovese, che gli pro- 
metteva obbedienza assoluta " salvis semper capitulis 
" nostris „ {Diversor., reg. 161-655). Il giorno dopo 

35 inviava lettere patenti alle due Riviere invocando pace 
ed obbedienza. Addi 8 novembre 1499 ordinava a tutti 
i cittadini, dai 16 ai 70 anni, di recarsi il io novembre, 
alle ore 17, nella sala grande del Palazzo per prestarvi 



50 



giuramento al Governatore, in nome del Re di Francia 
(Diverso/:, filza 55-3075). Nell'Arch. di St. in Genova, 40 
Poìiticorum, mazzo 3-1649, esiste una copia di tale giu- 
ramento. Nei giorni successivi il nuovo Governatore 
elesse a custodi delle porte dell'Acquasola e di S. Tom- 
maso alcuni suoi fidi (Diversor., filza 55-3075): visitò 
l'Arsenale e, trovando ogni cosa in rovina e le galee 45 
guaste, o prossime a guastarsi, esortò i cittadini a 
volervi porre riparo, affinchè almeno una galea fosse 
pronta per il servizio regio (Diversor., reg. 161-655: 
22 novembre 1499) e infine, fece concedere, come ac- 
cennammo, al magnifico Bernardino da Corte, il pri- 
vilegio di intangibilità del denaro che egli avrebbe 
collocato nel Banco di San Giorgio o in altri Banchi 
di Genova. 

3 Si accenna qui alla sanguinosa battaglia navale 
di Sapienza (12 agosto 1499) ed agli scontri di esito 
incerto del 20-25 agosto, che condussero all'arresto del 
capitano Antonio Grimani. Naupacto (Lepanto), l'unica 
piazza forte importante nel golfo di Corinto, cadeva in 
mano dei Turchi il 29 agosto 1499. I soccorsi francesi 
non furono molto efficaci. La flotta del gran maestro 60 
di Rodi, Guido di Blanchefort, che aveva ottenuto rin- 
forzi di navi dal Re di Francia, si unì il 18 agosto 
con la flotta veneziana a Modone, ma poi, per contro- 
versie con il capitano Grimani, si allontanò. Cf. Al- 
fred Spont, Les galeres royales dans la Mediterranée 65 
de 14.96 a fj/S, in Revue des Questions Histo- 
riques, tomo 58 (1895), pp. 395-396: Ch. de la Ron- 
ciere, Hist. de la Marine Frangaise, Paris, 1906, voi. Ili, 
pp. 38-45. Nello stesso tempo diecimila cavalieri tur- 
chi, venendo dalla Bosnia, compirono una razzia nel 70 
territorio veneto e giunsero fin presso Vicenza. Cf. 
ampia bibliografia in Pastor, St. d. Papi, III, p. 242. 



33 



78 BARTIIOLOMAEI SENAREGAE [A. isoo] 

fuisse dicunt, ut ceteros suae aetatis facile vicerit '. Conversus ad alia loca, Forum Cornelii 
t. 400 v iiadem auxiliatoribus 'capit, inde Forum Livii aggreditur, nani vicina loca sunt, ut omnibus 
satis notum est. Comes ipsa, statim se in arcem recepit, nam Celebris est, et inter Italiae 
arces magna et arte munitissima, quae, cum ab eodem Caesare obsideretur, vel ut verius 
dicam ab immanissimo duce, indigno quidem qui Caesar appelletur, prodeuntibus nonnullis 5 

•leratis, qui erant in arce, caesis fere omnibus aliis, capitur; quae si obsidionem plus ali- 
quanto sustinere potuisset, propter adventum proximum in Italiani salvali poterat ; dies enim 
tantum xii medii fuerunt, ab adventu Ludovici, ad ipsius arcis proditionem *. 

Ludovicus enim, quem in Germaniam confugisse diximus, solicitatus a principibus Gibel- 
linae factionis (nam i Ili naturali instinctu afficiuntur, etiam pertaesi morum gallicorum), com- 11) 
parato magno equitum peditumque Elveticorum exercitu, per lacum Larium, Novocomum 
e. 4 ai, primo, inde Mediolanum pervenit, et praemissis Ascanio fratre et 'Sanseverinate Cardina- 
libus, qui quarta Februarii die Mediolanum intrarunt, ipse cum toto exercitu sequebatur: et 
(jui ante odio quasi omnibus erant, nunc Deorum loco habebantur: quod saepissime apud 
Mm . s:i vulgus contigit, et ipse futu'rum praeviderat; et qui paulo ante ab omnibus fucrant destituti, 15 
ab omnibus juvabantur. Primores urbis, feminae, pueri, omnes alta voce Man rum invocabant. 
Ipse, ut poterat, gestu, lingua, et sua gravi auctoritate, gratias agebat et ut omnes bene spe- 
rarent monebat. Statim discedens, Papiam, inde Viglevanum profectus est. Capta arce, 
quam Joannes Jacobus Trivultius tenebat, statim Novariam profectus est. Exercitus galli- 
cus, qui in Flaminia erat, ut se Trivultio conjungeret, veniens, Terdonam depopulatus est; 20 
quae civitas non multo inde post, secundo a Gallis praedae exposita est. Quae ubi Genuae 
nuntiata sunt, convocato magno civium numero, creantur XII officiales Baliae per semestre 
e. 401 v duraturi, quorum praecipue cura esset 'conducere militem ad urbem custodiendam, qui tamen 
italicus non esset; nam Italos omnes suspectos habebant: sed ditlìciliter inveniehantur. Galli, 
cognito adventu Ludovici, ignari quem rìnem habiturae res essent, simul omnes convenerant. 25 
Propter quod oratores statim ad Trivultium mittuntur, petentes ut ducentos pedites nostro 



3-4. est, et inter Italiae arces magna et arte munitissima, quae cum ab om. S — 6. caesis] cessis ò' — 67. 
nliquantiilum /> — 7. proximum] priimim />'.)/; principis I) — 9. enim] intcrea CI) 6'Mur. — n. Noviromum 

A li S — 16. Maurum] Mamim li — 17. linguae B — 23. ad urbcm custodiendam] ad urbis custodium A li S 
— 24. Calli] Galli enim A li S 

- ' La narrazione delle gesta di Cesare Borgia in clt., voi. Il, p. 14. Secondo il Vkttori, // Sacco di 

Romagna fu per massima parte omessa nella edizione Roma, p. 454 il Horgia feec uccidere Astorre da Bian- 30 

murutoriana. Il Senarega compie qui un grave errore chino da Pisa, che adoperava per ministro in simili 

di cronologia. La resa di Faenza non avvenne nel crudeltà. 

1500, ma il 35 aprile 1501 ed il misero Astorre Man- 2 Questa fu la prima spedizione di Cesare Borgia 
10 Credi fu ucciso il 9 giugno 1502. La conquista di Imola in Komagna, con milizie francesi al romando di Ivo 
e di Forlì, narrata subito dopo, avvenne nel dicembre d'Allégre, e con milizie da lui assoldate. Fòrum Cor- 35 
1.499 e nel gennaio 1500. Astorre Manfredi, signore di nelii, cioè Imola, si arrese il i° dicembre 1499; Forum 
Faenza, aveva appena sedici anni ed era " per bellezza Livii, cioè Forlì, cedette anch'essa, ma la Contessa Ca- 
"e per virtù „ adorato dal suo popolo. La fame co- terina Sforza "dona quasi virago „ si ritirò nel ca- 
li; strinse i Faentini, dopo prode difesa, a conchiudere una stello e continuò la resistenza, finché le forze sover- 
capitolazione con Cesari Horgia (25 aprile 1501). Ce- chianti del nemico presero d'assalto la rocca (12 gen- 40 
sare promise indulto ai cittadini e diede parola che naio 1500). La .Sforza fu mandata a Roma, in Castel 
Astorre avrebbe potuto andarsene in libertà; invece S. Angelo, ma fu liberata per intercessione di Ivo di 
ruppe tosto la data fede, s'impadronì di Astoirc e lo Allégre, e andò a chiuderai in un chiostro a Firenze 
mandò prigioniero a Roma, ove fu posto in una secreta (Sani no, />i<ui, III, 56, S4, 89 e CIPOLLA, St. il- Si- 
dri Castello S. Angelo. Add'i 9 giugno 1503 Attori . p. 77 0- Una bella descrizione della mirabile 4* 
suo fratello Ottaviano ed altri compagni di sventura, resistenza rina Sforza che " sous corps féminin 
furono urtisi per ordine di Cesare < gettati nel Tevere " montra COCUr viril .t vcrtuciix „ è in J. 1/A110N, Chro- 
" ne ah un'altra vittima di questo mostro fu meritevole niques, tomo I, p. 74 e sgg. I dodici g.omi di cui parla 
35 "di tanta compassione quanto l'innocente elici giovi- il Senarega vanno presi con qualche larghezza, perchè 

"netto di Faenza „ (Grsgorovxus, s/. di h'own, IV, fu soltanto il 30 gennaio che 1 Milanesi, Insorti contro 50 

pp. 11: e 123». Circa l'infamia commossa (ia Cesare sul i Francesi, mandarono a chiamare Ascanio e Ludovico 

prigioniero cf. <>i ikiahuini, Lib. V, cap. tv, in ediz. il Moro che erano giunti a Como. 



|a. i500| COMMKNTAR1A DE REBUS GENUENSIBUS 79 

stipendio mitteret; quod asiecutum non Mt '. Ft ne hìhp praesidio urbs esset, Joanni Ludo- 
vico! et Domino Monaci (nani erat idi in DomlnUI tUIlC apud nos) Joanni Spinula»' Sei tavallis 
Domino, et Joanni Cehae mandatili-, ut quisque certuni numerimi < ondin mei. l OnduCti statini 

mille et ducenti viri et quantum Seri potuit Itali (-vitali. Sed creverat Inter omnef tanta 

5 factionum, nescio an dioam, rabica, Ut nullo umqiiam tempore major filiate < led'-retur. Allei 
alterum quantum poterai impudenter eriniinabatur ; nihil sancti erat, ita ut optime quisque 
crederelur dixisse, qui maledicendo, criminando, ' fingendo, plura in advertam factio&effl con- < 4"<>' 
texuisset. Et quia faciliti! acculali Adurni poterant, (piia Joannes Aduni uh cum Federico 
Neapolitano Rege ageret, exiit in vulgua fama, jam illuni Neapoli cum triremibui dis< essisse, 

10 cum tanta impudentia criminatorum, ut diceres jam jam posse eum conspici. Fictae literae 
inventae sunt, quae non modo verum id esse aflìrmarent, sed numerum triremium, militum, 
et ducum referebant; quod ideo factum est, ut Adurnam factionem suspectam Regi facerent, 
Fre<rosi vero in urbe dominarentur 8 . Tnterea et ab Ludovico et Ascanio literae nuntiis ad 
Senatum datae sunt, quae nos meminisse hortabantur tìdei nostrae erga eos et amoris eorum 

15 erga nos, quibus, ex decreto Senatus, nihil responsum est, vel potius Gallorum mandato. 
Veneti Laudem civitatem, quae jam ad Ludovicum redierat, capiunt prò Rege Francorum, 
vel potius prò se ipsis, prout sors contigisset; nam ut sunt semper alieni appetentes, exitum 
rerum potius expectabant, 'quam se aperte manifestarent. Nam a nonis Januarii usque ad e. 403V 
idus Martii nihil prò utraque parte egerunt, quod non posset prò eorum desiderio retorqueri. 

20 Idem fecit Federicus Rex, qui secundus periculo, omnium judicio, esse credebatur. Capta 
a Ludovico Novaria, et dimisso impune praesidio, Galli intra Mortariam se recipiunt, in 
quem locum gallica gens ex omnibus locis se redegerat. Arx tamen Novariae valido eorum 
praesidio tenebatur; quam tamen habere facile posse sperabat, perfectis rebus majoribus et 
quae imminebant. Genuae in Sancto Georgio decretae pecuniae sunt, ad 'numerum librarum Mot., 572 

25 xvii millium, prò conducendo milite. Venerunt eodem tempore 500 pedites ex Provincia 
Narbonensi a Rege missi, quibus praeerat Dominus de Saot, vir probatae virtutis, et in armis 



7. *] La numerazione delle pagine del cod. B è in questo punto errala, poiché si salta dal n. 401 al 40J — 
io. impudentia] imprudentia B - fictae] factae B — 21-22. in quem locum] in quo loco ABS 

1 Fu in conseguenza di questo rifiuto che il Go- trone non fossero cedute ai Fiorentini, e che Pisa fosse 

vernatore francese in Genova deliberò di inviare il conservata in libertà, perchè il commercio genovese 30 

5 Vescovo di Frejus, Niccolò Fieschl, alla Corte di Fran- avrebbe sofferto se i Fiorentini avessero preso Pisa 

eia (15 febbraio 1500, Diversor., reg. 161-655) e gli ai " {Istruzioni e Relazioni, 2707 C). 

fidò il 4 murzo le istruzioni necessarie: egli doveva 2 II Pélissier in Documents cit., p. 505, pubblica 

chiedere al Re l'invio di milizie ausiliarie a Genova, una lettera assai interessante di Giovanni Adorno ad 

almeno " pedites quingentos et lancias quinquaginta „ ; un Vittorini, pseudonimo di Ludovico il Moro. In 35 

io in seguito l'ambasciatore doveva procurare di ottenere essa l'Adorno riferisce all'ex-Duca di Milano molte no- 

altri provvedimenti in favore della città e cioè la re- tizie e gli offre la propria opera per il riacquisto di 

voca della proibizione ai Genovesi di portare ai mer- Milano e di Genova. La lettera è data da Napoli, 7 

cati di Lione panni serici e aromi ossia spezie; il per- gennaio 1500. Tra l'altro egli scrive: "ho facto venire 

messo che Genova si rifornisse d'argento in Germania "qua le galere del Gobo, che mi erano assoldate de la 40 

15 e lo potesse fare transitare in Lombardia " sine impe- "Vostra Excellentia, non obstante che il patre sia in 

dimento,,; la elezione di un Arcivescovo che risiedesse "presone,,. L'Adorno accenna alle due galee genovesi, 

in città e non vi lasciasse un sostituto (s'intenda in già comandate da Bricio Giustiniani, poi, dall'anno 

ciò una richiesta di allontanamento dell'arcivesco Giov. H99> a ' comando dei suoi due figli Battista e Galeazzo 

Maria Sforza, inviso alla città); l'ordine che il Banco Giustiniani. Il Governatore francese di Genova, con 45 

20 di San Giorgio non fosse incomodato da pubblici uf- proclama del 17 giugno 1500, aveva notificato che, aven- 

ficiali per gabelle o altro, perchè esso era " non oculus do le due galee disubbidito agli ordini del nuovo re- 

" patrie nostre, sed anima et vita totius reipubbllcae „ ; girne, i patroni, gli ufficiali e tutte le ciurme erano 

il divieto ai corsari francesi di assalire navi genovesi ; bandite ed esiliate Cf. E. Pandiani, Storie di pirati 

l'invio a Genova di quattro o sei galee che vi rima- liguri clt., pp. 6-7. Volle però il destino che i due 50 

25 nessero in permanenza; la protezione del Re al mar- Giustiniani porgessero soccorso allo stesso Governatore 

chese Fucisnovae (Fosdinovo), feudatario del Re, per- Filippo di Cleves quando sbarcò, dopo un naufragio 

che non fosse vessato dai Fiorentini; ma sopratutto nell'Egeo, sulle coste della Puglia, in tristi condizioni, 

l'ambasciatore doveva procurare che Pietrasanta e Mo- e ciò vedremo tra poco. 



. / / 



80 BARTHOLOMAEI SENAREGAE [A. isoo] 

probatus, ita ut civitas ab omtii tumultu libera esse crederetur, nostro et pracsidio gallico '. 
Cam isti agerentar, Ascanius Mediolani militem cogebat, 'ut se Ludovico conjungeret: jam- 
que et stipendio et multorum liberalitate plures coet^erat. Con tra, Trivultius et Tremoliensis, 
duces re^ii, ne cum Ludovico coactae copiae conjunererenlur properabant, et ex Mortaria 
educentes eorum exercitum Novariam contendunt. Ludovicus, qui cum magno exercitu intus 5 
erat, pugnati se praeparat, partemque exercitus extra urbem edvicit, factoque levi proelio, 
visi sunt Elvetii, qui secum venerant, cum exercitu gallico sermones habuisse, et nescio 
quid familiarius agere. Ludovicus, cui timere omnia fas erat, exercitum statim introducit et 
dissimulando rem, modo ex Elvetiis unum, modo alium apprehendendo, hortari coepit ad 
pugnam ; advenisse tempus, quo ipsis gloriam, sibi vero regnum restituant; eosque donavit 10 
nonnullis rebus. Dum ista agit, coeptum in vulgo dici est, Elvetios nisi renovato stipendio 
pugnam capere nolle. Ludovicus, qui jam praeviderat quod egissent, omn'a vasa argentea' 
/vv Llvetiis dedit, sperans forsitan pugnam capturos, cum inde principes ipsorum aliam super 
aliam causam addentes, stabant potius factum indicantes. Quod videns Ludovicus, seque 
ab ipsis proditum cognoscens, mutato habitu, inter Elvetios se immiscuit, sperans eo impetu 15 
simul cum eis posse evadere: nani jam intrabat regius exercitus. Sed duces Galli mox 
fecerunt, ne quisquam ex Elvetiis urbe exiret, et sic Ludovicum, jam proximum portae, 
immixtum illis, illum cognoverunt, veste elvella indutum, et galero gessam portantem. Eo 
capto, dissoluto exercitu suo, tìrmis manentibus in fide ceteris, eum Mortariam, mox Astam, 
inde Lugdunum, postea in Gallias ad oppidum Lissam George appellatum conduxerunt *. 20 
Ascanius, capto Ludovico, fugiens cum aliquot Mediolanensibus, capti sunt et Venetias ducti: 
qui inde Mediolanum ad Cardinalem Rothomagensem, apud quem summa totius imperii erat, 
r 405 > devecti sunt: inde Lugdunum. Quem cum pauculos dies 'in arce Lugduni, Petraciza appel- 
lata, asservassent, sine spe Regem alloquendi, in ea turri, quae est extra urbem Bituricen- 
sem millibus passuum paulo plus minusve mille, recondiderunt 3 . Ludovicus autem Giliberto 25 
Beltrando bajulo Bituricensi traditili custodiendus. Ferunt enim, Regem Ascanio deplorante 
Buam calamitatem, quod captivus, in ea arce detineri deberet, dixisse : Solct turris haec cgrc- 
triorum virorum hospilium esse. Nfam Regem per tres annos in ea captivum Carolus Rex 
prius detinuerat 4 . 



1:. quod] quid lì — 15. cognoscens otu. D — 24. spe] venia f'/Mut. — 25. mille om. C ì/Mur. 

1 In un atto dell'Ardi, di St. in Genova, addì S è quest'ultima la causa principale del suo silenzio, ma 25 

maggio 1500, v'e l'ordine di pagare ad Ambrogio La- è nostro dovere riferire quanto possono dirci i docu- 

pcllo le spese fatte da lui "cum mISSUS est obviam menti di Archivio. Il 2 maggio il Senarega è scelto 

5 " Magnifico Domino de Saot cuna peditibua tunc ven- per andare a Milano al Cardinale d'Amhoisc, luogote- 

" turls r . (ili sono date anche lire 30 per aver prcpa- nente del Re in Italia {/>ircrsor., rcg. 161-655). H 4 

rati gli alloggiamenti al detto .Saot ed ai suoi soldati maggio <;11 sono date le istruzioni: Procurerà di viag- ^o 

e per avere riparate le torri e le mura (iella città (Di- giare con il Governatore di Genova o almeno di ar- 

• nr„ reg. 161-655). rivare a Milano con lui, per godere del suo aiuto e del 

IO 2 DiceJ. D'AUTOK, Chroniques, I. p. 213 : " Après ce suo consiglio e per profittare del breve soggiorno di lui 

'• fut transitila au ch&teau du Lis-Salnt-Georges, en Berrj ■ Milano, perchè dopo tre o quattro giorni partirà per 

• à un gcntilhommc, nommé Gilbert Betrand, baillé i bagni di Acqui (si era " schavazà una gamba , rile- -q 
"cu garden- risce il Sazcudo, Diari, III, iSq). 11 Senarega si prc- 
*J. D*AUTON, 0/. et/., I, p. 212 : "Le cardinal Aacai- senterà al Cardinale, si congratulerà per la * plenis- 
15 " <^ne fut pareillement amene à Lyon.... el de là en- si-^a Victoria „, poi entrerà In argomento. Occorre pre- 
sovi' en la grosse tour de Bourges ». mettere che! Francesi stavano inviando milizie coman- 

on questo grazioso motto di spirito il Sena- date dal Signore di Beaumont per a n odi are Plaa e darla 10 
rega chiude la IIM cronaca dell'anno i5<-o. Ma nella finalmente a Firenze, alla quale avevano anche pro- 
sua Genova non accadde proprio nulla di notevole dal messo la restituitone di l'ietrasanta e Molrone. l'er- 
ro IO aprile (giorno della cattura di Lodovico il Moro) ciò i Lucchesi, 1 he avevano comprato poco prima dagli 
sino alla line dell'anno- Il Senarega non ricordava di stessi Francesi queste terre, ed i Genovesi che aspira- 

andato sso a Milano ed in Francia per vano sempre a riaverle in loro dominio, aci orrevano 45 

atlari dello Stato: Modestia, reticenza, poca volontà a Milano, per tentare di smuovere il Cardinale d'Ani- 

di esporre tentativi Infruttuosi del suo Governo? Forse bolse dalla impresa. Il Senarega, dove. nere il 



|A. 1501 



COMMKNTAUIA DE REBUS < .'KNUKNSir.i 



-1 



Anno MDI. Devenimui ad annua milleeimurrj quingenteaimum primum, in quo con- 
structi sunt cubiti viginti iuperioria molis, minori impeoea et labore, quam umquam factum 
sit, et totidem Inferiorie. Enauper fondamenta veteria, quac vetuatate ruebanti conjectii et 
advectis ingentibua sa vis, reparata sunt. [nauper lapidea mirabili magnitudine, demiaei in 

5 capite 'molis ad ezcipiendum impetum niaris, ut postea COniOlidati Ùmul rssent <|uasi area, 
super qua novuni opus 'eri^i posset. Nani saxa tacile, ex vicina C'alienarli lapidicina, sup<r 



' < 



i. in o///. ('L'Mvr. — -). (k'inissi o/n. A lì $, Impetum om, B S 



diritto di (i nova di rinverò Pletrasanta <• Motrone ed 
^giungere che i Lucchesi preferivano che ciucile terre 
tornassi!;) ai Genovesi piuttosto che al Fiorentini; pi l 
5 ciò egli doveva accordarsi coi legati lucchesi a Milano; 
In secondo luogo doveva difendere la libertà pisana per 
i ben noti interessi genovesi: infine doveva svolgere 
altri argomenti che interessavano Genova, cioè la disub- 
bidienza di Savona ai magistrati genovesi, l'utilità di 

io un presidio militare permanente in Genova per repri- 
mere sedizioni, risse ecc. ecc. (Istrtiz. e Relaz., 2707 C). 
Il Cancelliere, abboccatosi con il Cardinale, non lo 
trovò ben disposto ai desideri genovesi, e mandò con- 
ferma a Genova che il Re di Francia era deciso di dare 

15 Pletrasanta ai Fiorentini. Allora (22 maggio) si man- 
dò Benedetto da Porto al Governatore, ai bagni di 
Acqui, per avere da lui una commendatizia per il Car- 
dinale, in favore dei Genovesi, e si inviò subito dopo 
(23 maggio) il dottore in leggi Agostino Panigada a 

20 Milano per difendere i diritti di Genova {htruz. e 
Relaz., 2707 C). Sappiamo da altre fonti che i Luc- 
chesi, dopo avere pensato di offrire Pietrasanta ai Ge- 
novesi (eome parrebbe dall'istruzione al Senarega) o ai 
Veneziani (come afferma il Sanudo, Diari, III, 369), 

25 finirono col cedere Pietrasanta e Motrone al Cardinale 
d'Amboise, col patto " che non le darebbe né ai Fioren- 
tini, ne ad altri,, e che il Re avrebbe poi deciso a 
chi spettassero quelle terre (patto del 6 giugno, rie. in 
una " narrativa di Pietrasanta „ pubbl. da L. Volpi- 

30 cella, La questione di Pietrasanta, cit., p. 177). Il Se- 
narega ebbe certo notizia del patto e quando fu man- 
dato, poco dopo, per altri affari alla Corte di Francia, 
ricevette anche l'incarico di chiedere al Re la restitu- 
zione di Pietrasanta, o almeno una proroga alla con- 

35 segna di essa ai Fiorentini, finche i Genovesi non aves- 
sero esposte le loro ragioni. Intanto il Beaumont, in 
marcia contro Pisa, presidiò Pietrasanta e la tenne per 
il Re di Francia, cinse poi d'assedio Pisa (29 giugno), 
ma, dopo un fiero bombardamento ed un assalto alle 

40 mura per la breccia formatavi, levò l'assedio (6 luglio) e 
ritornò in Lombardia (J. d'Auton, Chroniques, I, p. 230) 
dando l'impressione ai Fiorentini di averli truffati. La 
colpa fu riversata sui Guasconi, che si erano ammuti- 
nati per le paghe, ma altre ragioni avevano evidente- 

45 mente stornato la tempesta dal capo dei Pisani, ed 
erano forse da ricercarsi in forti somme offerte dai 
Pisani al Re di Francia, come accenna il Sanudo, Diari, 
III, 369. Tuttavia Luigi XII ordinò a Filippo di Cleves 
di non permettere che i Genovesi recassero soccorsi a 

50 Pisa (lettere 27 luglio 1500 cit. da Cipolla, Si. d. Si- 
gnorie, p. 777). 

In questo tempo avvenivano In Genova altri fatti 
degni di ricordo. Il Re vi aveva mandato monsignor 



do Pyenes, con l'ordine di preparare l'armamento di 

quattro navi, da unirsi ad uria Molla fran<o- reni * > < he SS 
avrebbe mosso guerra ai Turchi (Sanudo, Diari, III, 
374- 2 g' ll g no I 5° f; )- I Genovesi non volevano prender 
parte a questa spedizione, por timore che i Turchi si 
vendicassero sulla loro colonia di Chio e riuscirono 
(non si sa eome) a convincere il Pyenes a ritornar'- 60 
in Francia per riferire ogni cosa al Re, ed a farlo ac- 
compagnare da Bartolomeo Senarega, con l'incarico di 
ottenere la revoca dell'ordine regio e, se ciò non fosse 
stato possibile, di proporre che si armassero due navi 
per andare con i Veneziani e nello stesso tempo tre 65 
altre per difendere la colonia di Chio (fstruz. e Relaz., 
2707 C, 13 giugno 1500). Egli ottenne soltanto che 
invece di quattro navi ne fossero armate due e che 
le spese fossero sostenute, non più da Genova, ma dalla 
Francia. I Genovesi non si acquietarono, scrissero e 70 
riscrissero, inviarono un corriere (il targetto Stefano 
de Linari) che ritornò il 16 luglio (Diversor., reg. 161- 
655) con lettere del Senarega da Lione annunzianti che 
il Re era risoluto a fare armare e spedire le due navi. 
Intanto il Turco aveva ammonito i Genovesi a non dare 75 
aiuto ai Veneziani, perchè mercanti e coloni l'avrebbero 
a pagar caro. Il 23 luglio 1500 si tenne una grande 
adunanza in Genova per deliberare che fare. Luca Spi- 
nola propose di inviare in gran fretta una ambasceria 
al Re e dare facoltà all'ufficio di Chio di armare navi 80 
a difesa dell'isola. G. B. Grimaldi fu d'accordo con 
lo Spinola per tentare nuove pressioni alla Corte di 
Francia, ma non approvò l'armamento per Chio e, se 
il Re non avesse voluto desistere dai suoi ordini, pro- 
pose di avvisare il Turco ed i coloni di aver dovuto §5 
armare contro la propria volontà. Ciò fu approvato 
dall'assemblea (Diversor., reg. 163-657), ma, alla fine, i 
Genovesi dovettero rassegnarsi, ed ubbidire agli ordini 
della Corte di Francia. 

Le due navi furono armate in Genova, diffonden- 90 
do però la voce che si armavano in Provenza " per 
" scusa de Zenoesi „ di fronte al Turco (Sanudo, Diari, 
III, 451, 465: 22, 23, 27 luglio 1500). Esse imbarca- 
rono 600 normanni e 400 provenzali, al comando del 
capitano normanno René Parent, visconte di Rouen, 95 
ma pur dalle scarne notizie del Sanudo appare tutta 
la mala voglia genovese. Le navi dovevano, a quanto 
pare, essere pronte per i primi di agosto, e non parti- 
rono che il 9 settembre " ma, per il tempo, non andoe 
" molto lontano et par si dicha Monsignor di Ligni 100 
" venisse lì a Zenoa per solicitar l'armar dove è „ (Sa- 
nudo, Diari, III, 765). Il 4 ottobre l'oratore veneto 
a Napoli annunziava " era tre zorni, passò di lì le do 
"nave armate a Zenoa „ (Sanudo, Diari, 111,910); l'8 
ottobre l'oratore di Francia a Venezia invitava la Si- 105 



T. XXIV, p. vili — 6. 






HARTIIOLOMAEI SENAK K( ; A K 



|A. 15011 



e . 406 I 



pontoni» illue deferebantur. Patres rommunis fuerunt Ilyeronimus de Illionibus, Pelegrus 
Rebuffns, Augusti nus Lomellinus et Obertus Italianus ', Instructae sunt hoc anno, jussu regio, 
navus quatuor magnae, et totidem triremes, nostra impensa, cum numero hominum necessario 
tantum ad nauticum ministerium; dati aurei dccc prò singula navi in singulum mensem, tri- 
remibus ecce. Eodem modo et stipendium integrum per quadrimestre dissolutum est *. Fue- 5 
runt patroni Joannes Lomellinus, Raphael de Grimaldis, Yincentius de Flisco et Carolus de 
Furnariis. Triremium Antonius Maria Hybleti tìlius, David de Stallano, Baptista de Podio, 
Philippou Pallavicinus. Brani praeterea aliae decem naves Gallorum, in quibus duae magnae. 
(.'lassi praefuit Philippua de Cleves, Admiralus Genuensis (nani ita se appellari voluit, quod 
a Rege postea contirmatum est) vir quippe 'magni animi, liberalis, Regi nostro, ut alias dixi- 10 



4. dccc] Duetti BCSUMur. L'errore <■ spiegabile con la fucilila di confondere, nel manoscritto, la citta 
DCCC 1 ' con la parola Ducati 



j^noriu veneta a scrivere al comandante dell'annata in 

Oriente perchè facesse buona accoglienza al capitano 

5 delle due navi genovesi " Renler Parente, perche homo 

"da beo homo di gucra . . . . ch'è !>cn disposto a 

■ far „ (Sani do, Diari, IH, SS;), ma la nascosta ostilità 
del Genovesi doveva operare come una remora sulle 
due navi. Una di esse si fermava in Sicilia perchè 

IO pericolante, l'altra raggiunse l'armata veneziana a Zan- 
te, tua durante l'assedio del forte di S. Giorgio di 
Cefalonia, il Parent, irato di non ricevere soldo dai 
Veneslani, non attese la fine dell'assedio e voltò la 
prora verso Genova (Cu. La Roncikki:. /list, de la 

15 marine francaise, voi. III. p. 45) e l'oratore di Francia 
a Venezia presentava (16 dicembre 1500) alla Signoria 
le scuse per le due navi *' partite di l'armata „, pre- 
gando 1 In- non se ne ascrivesse colpa al Re "che sa, 
" li chaitlgera, et ne à scritto in bona forma „ (Sanudo, 

20 Diari, III, 1175). Ma avvenne anche di peggio. Le 
due navi genovesi, ritornando in patria, catturarono 
" sopra Lipari „ e condussero con loro una nave veneta 
di cui era patrone un Mattia di Giovanni da Cherso 
e volle il caso che su quella nave fossero caricati "li 

25 " forzieri di sier Francesco Morexini „ oratore veneto 

che, partendo da Napoli verso Roma il 17 dicembre, 

ivcva caricato parte dei suoi forzieri e della sua fa- 

" miglia n su quella nave, che ira diretta a Venezia. 

SI può facilmente immaginare il vespaio che destò que- 

30 sta cattura, complicata con il sequestro dei beni di un 
ambasciatore veneto. A Venezia giunsero notizie da 
Genova (8 gennaio 1501) che il patrone della nave era 
stato posto in carcere " dicendo era robe de Ragusei ... 
poi fu rilasciato, ma la sua nave "si era rotta presto 

35 " Rapallo „ (Sanudo, Diari, III, 1216, 1240, 1306). 

Più tardi vennero notizie " da Zenoa, di sier Al- 
" vixe Plsamano, di >6 Eener (1501) come erano sta re- 
" stituide al patrone di la ebara velia de Chersso, an- 
" core do e gomene tre; inanella le velie e sartie, con 

40 " piczaria perno; e di le robe dil Morexini non e modo „ 
(Satodo, Diari, III. 1407V La Repubblica veneta non 
poteva disinteressarsi di un limile sopruso, sicché con- 
tinuarono le ricerche ed il Governatore di Genova scri- 
veva il 16 febbraio 1501 che le rolic del Morosini " fono 

45 ■ tolte da quelli non è nel suo poter ; poi lui non à 

mio di le diancine..: ina finalmente 

venne a Scoprire che le robe erano state rubate da 

tre capi di soldati francesi, certi * Libort, Mala Erba 



"e Remuchlj „, che erano passati al servizio del Duca 
Valentino in Romagna. Il Re stesso aveva preso a 5° 
cuore la raccenda ed aveva dato parola all'oratore ve- 
neto "a Lochiers, a di 23 (febbraio 1501),, che avreb- 
be fatto arrestare i tre capi ed avrebbe privato René 
l'arent del suo comando e ne avrebbe " venduto l'olì- 
" ciò , ; così " harà franchi x milia di qual pagherà li 55 
" danni „ (Sanudo, Diari, III, 1534) ed il 28 febi-raio 
ii e èva allo stesso oratore che il Parent veniva alla 
Corte per scusarsi ma, "avanti zonza. s;,rà r -tenuto e 
"mandato a Yeiucia, acciò fazi justicia insieme con 
"li tre altri „ ed ecco che il 17 marzo l'ambasciatore 60 
veneto scriveva di Francia che "quel Renier Parente 
"era alla Corte et li capitani di fanti è (usiti dal 
" ducha Valentino e uno nontio di ditto Dm ha e ve- 
" nuto lì a justitìcarsi . . . . „ (Sanudo, Diari, III, 1535, 
1619, 1629), ma di rifusione di danni, restituzione di 65 
robe, sanzioni penali, neppure una parola. Tuttavia 
Ch. La Ronciere, op. cit., loc citi afferma che il Pa- 
rent fu destituito e Alfred Spont, Lea galere* royales 
dans la Mediterranée cit., p. 397. notifica che ■ les offi- 
" ces de Parent „ furono venduti, e duemila ducati toc- 70 
carono a Genova e 12.000 franchi alla Francia, per le 
robe tolte al Morosini. 

1 Ampie e accurate notizie sulle opere portuarie 
genovesi sono nel volume di F. PodsstI, // Porto di 
Genova già citato. I " Padri del Comune „ erano ad- 75 
detti appunto alla manutenzione ed alla perfezione delle 
opere del molo e del porto. 

8 II Senarcga non dice una parola dell'impressione 
provata in Genova per l'ordine di armare, a proprie 
spese, una fiotta di quattro navi e quattro galee per 80 
una impresa a cui non aderivano gli interessi genovesi, 
ma si può facilmente Immaginare il mormorio per que- 
sto atto di autorità, che imponeva oneri maggiori di 
quelli richiesti nell'anno precedenti. Per raccogliere la 
forte somma necessaria alla spedizione, gli otto ufficiali 85 
di Pietra Santa, che avevano già una volta impegnato 
presso i banchieri il diritto di un quarto per cento, 
ed erano quasi giunti a riscattarlo dopo grandi sforzi, 
dovevano ora chiedere ad un grande consiglio di im- 
pegnarlo di nuovo, e ne ottenevano la eoo ne il 90 
2 luglio 1501 {Diversor., rcg. 161-655) e, per bilanciare 
equamente le spese fra i sudditi, ottenevano anche dal 
Senato di tassare proporzionalmente tutte le città e 

delle due Riviere (16 luglio, Diversar., reg. cit.). 



|A. 1501| 



COMMENTARLA DE KKItUS ( il.NlJKNSIims 






mus, sanguine iunctus 1 . Et mense Julio e portu solvit et Neapolim contendenti Regnum 
j.un ;i Rege recuperatimi Invenìti eamque urbem ad Regem rediitae*. Nec multimi moratui, 
contra Turcai classe contenditi diecedenaque Neapoll et In Orientem naviganti Chium pei 
venit, et a Mahonenaibui magno cum honore exceptui fuit'j Mitilenai inde navigavit, expo- 
fi sitisque in terrari» militibus, bombardis locum ((natii, paitemque uni n • i uni dirnit \ Sed Turcae 

magno anìmoi arte et constantia omnia reparabant< Rea Turcarum, cognitii bis, quae isti( 
agerentur, subsìdium parati Erant cum Ravasteno Venetorum trireme! xxxxu et pleraque 

alia navìgia< Turcae primo frustra tentato subsidio, tamdem ab adversa parte intulae Opeffl 

tulerunt. Quassato undique jam loco, et parimi se defendentibus ibis, quod videns Ravaste- 

10 nus, statini relieta obsidione discedit. Vulgata fama est, Venetos, vel metu ne 'in aliornm 



/ ■ 



i. iunctus] vinctus C UMvr. — 4. a Mahonensibus om. C (/Mir.; a Makonen BJ'S I 
honorem B — 5. bombardis] Lombardis C ì/Mur. 



um honore] ad 



4 I preparativi per questa flotta erano stati già 
annunziati, nel dicembre 1500, dall'oratore di Francia a 
5 Venezia, facendo noto che ne sarebbe capitano " mon- 
" signor di Ravasten, ch'è con il roy, fiol di do sorele,,, 
ed 11 Re stesso aveva detto all'oratore veneto in Fran- 
cia che il Ravenstein andava " per salvation di soi 
" pechati, per esser danato, et anderà 50 gentilhomeni 

io " francesi per salvarsi, senza stipendio, per esser in 
"anima e in corpo dil diavolo,, (Sanudo, Diari, III, 
1 175, 1372). Nel febbraio e nel marzo l'oratore veneto 
scriveva alla Signoria che i Genovesi non volevano 
armare contro i Turchi " causa di Syo „ (cioè Chio, 

15 importante colonia genovese nell'Egeo), ma il Re di 
Francia assicurava: " tamen li darà 4 nave grosse et 4 
"galie,, (Sanudo, Diari, III, 1535, 1620). Pare che la 
partenza della flotta fosse fissata per la fine d'aprile, 
poiché il Governatore Filippo di Cleves di Ravenstein 

20 aveva il 22 aprile raccolto in Palazzo il Senato e gli 
uffici della Moneta e di Pietrasanta, più venticinque 
cittadini, per avvertire che lasciava come suoi luogo- 
tenenti il magnifico Daniele Scarampo " nunc potesta- 
" tem „ (era stato infatti eletto il 28 gennaio 1501 ed 

25 aveva assunto l'utficio il 1 febbraio) e il signore Gu- 
glielmo " de Axo „ capitano della piazza del Palazzo, 
ma la flotta non era forse ancora pronta e la cerimonia 
del congedo fu ripetuta il 15 luglio, ed in questa occa- 
sione G. B. Grimaldi tenne un discorso gratulatorio al 

30 Cleves per la sua elezione ad Ammiraglio della flotta 

contro gli Infedeli (i due atti in Diversor., reg. 151-655). 

Il d'Auton, Ckroniques, I, p. 255, afferma che la 

flotta francese era venuta ad unirsi alla genovese verso 

la fine di giugno. Il Sanudo, Diari, IV, 70, 71, rife- 

35 risce avvisi da Milano che " il Governador di Zenoa. . . . 
"ozi (20 luglio) se imbarcha. Sera questa armata molto 
" potente; serano combatenti 7000, zente florida, signori 
" et gentilhomeni assai, artilarie per expugnar, non i 
"vasi marittimi, ma ogni grande cita e rocha: cavalli 

40 "sono per cavalchar li signori e per tirar le artilarie. 

"Serano nave grosse 7 in 8 diverse et plzole, galee 

" sotil 8, brigantini 6 over 8; quello siano per far non 

" se intende. La expedition par sia contra turchi „. 

Sulla formazione di questa flotta danno ampie 

45 notizie A. Spont, Les galères royales dans la Mediter- 
ranée, p. 397 e Ch. La Roncikre, Hist. de la Marine 
Francaise, III, p. 46. Quest'ultimo afferma che la flotta 



era divisa in due squadre; la prima, detta di Bretagna, 
era al comando di Jaques de Fonquesolles; la seconda, 
detta di Genova, era agli ordini di Paolo Fregoso. La 50 
squadra di Genova era di 8 galee e 6 navi; quella di 
Bretagna di 14 grosse navi. 

2 II Senarega accenna qui, nel modo più somma- 
rio, alla impresa di Luigi XII contro Napoli nel 1501. 
Neppure un cenno al patto di Granata (11 novembre ce 
1500), alla bolla papale del 15 giugno 1501, alla calata 
del d'Aubigny dalla Lombardia nel Napoletano. Tut- 
tavia, poco più oltre, egli si desterà per parlarci della 
fine della dinastia Aragonese di Napoli. La flotta fran- 
cese giunse a Napoli quando la città era ormai con- 60 
quistata. Il Sanudo, Diari, IV, 102, riferisce: " a di 

" 18 (agosto) se intese l'armata di Franza esser zonta a 
" Napoli, qual è x galie et 4 nave grosse et 20 altre 
" tra barze e chara velie; aspetano la nave di Bertagna 
" e vanno in Levante contra Turchi, in aiuto de la 65 
" Signoria nostra, poi che ha obtenuto il reame di Na- 
"poli„. 

3 In alcune copie di questa Cronaca fu omessa la 
voce: "a Mahonensibus,, forse perchè la parola riuscì 
oscura. Si tratta dei Maonesi di Chio, cioè dei membri 70 
della Maona, che fu all'inizio società commerciale, e 
poi ebbe anche funzione politica, di Genovesi in Chio. 
Occupata nel 1346 l'isola per opera di una spedizione 
navale fatta a spese ed a rischio di ricchi armatori 
genovesi, questi amministrarono direttamente l'isola, 75 
pur riconoscendo l'alta sovranità della Repubblica di 
Genova. Nel 1362 i soci della Maona si strinsero in 

un Albergo o consorteria, prendendo tutti il nome di 
Giustiniani. " Maona „, secondo M. Amari, Storia dei 
Mussulmani in Sicilia, III, 886, n. 4, deriva dall'arabo, 80 
e indica : società commerciale. Notizie su Chio dà 
Gugl. Heyd, Storia del commercio del Levante nel Me- 
dioevo, Torino, 191 3. 

* La flotta francese si unì con la veneziana a Corfù 
ed in un consiglio di guerra il genovese Davide Sta- 85 
glieno propose di assalire Mitilene, isola ricca e fertile, 
eccellente base di operazione contro la flotta turca. Le 
due flotte arrivarono davanti a Mitilene il 33 ottobre 
1501. Il 26 ottobre il Ravenstein fece sbarcare 3000 
uomini e 24 cannoni. Cf. A. Spont, Les galères roy a- 90 
les dans la Mediterranée, pp. 397-99; Ch. La Ronciere, 
Hist. de la Marine Francaise, III, pp. 46-50. 



, 



84 



BARTIIOLOMAKI S1NAREGAE 



[A 1501] 



manus qu;mi suas perveniret, vel metu quasi amissae gloriae si a Gallis caperetur, occulte 
obstitisse '. Inde, taravi suborta tempestate, apud Citheron insulam naufragium fecit, amissa 
navi scopulis impacia, qua vehebatur, et alia gallica, omnibus fere a fluctibus absumtis. Pau- 
lulum ibi quiescens, Corcyram pervenit, et Adriaticum mare navigai», Liciam civitatem attigit, 
in qua multarum rerum cgenus erat, nani omnia paulo ante amiserat. Sed a Baptista et 5 
Galeatio fratribus Justinianis, qui sub his diebus cum duabus iriremibus stipendio Regis 
llispaniae erant, levatus est 2 . Ceterwm Federicus, postquam vidit l'apuam per vim captam, 
Caesifl plusquam duobus millibus hominum, cum ducibus Gallorum convenit ut, salv r is bonis, 
in insulam Aenariam tuto se recipere posset, ibidemque menses sex morari, postea Regi eam 
insulam traderet. Sed ante tempus praelinitum, cum triremibus Massiliam, inde in Gallias' 10 

e. 4- • profectus est. et in tempio Divi Ilieronymi Silvariae per aliquot dies stetit 3 . 

Fama interim vulgata est decrevisse Caesarem Borgiam bellum Jacobo IV, Piombini 
Domino, inferre: qui mox Hieronymum Spinulam Luculensem huc ad implorandum auxilium 
misit: quod ubi impetrare nequivit, se Ducis nomine Plumbinum et totam ejus dictionem 

mlr , 574 para'tum esse vendere addidit. Relata re ad magnum civium concilium, decretum est per 15 
octo cives rem tractari debere, in quorum numero Joannes Baptista Grimaldus erat. Et ne 
Rex iniquo animo forsitan ferret, quod inscio emptionem tentaremus, mox omnia Regi per 
literas aperta sunt, petitumque, liceret nobis cum eo convenire, et quod nos facturos vellet 
denotaret. Et cum diu expectando, nihil Rex responderet, et instaret Valentinus, redireque 



i-2. occulte obstitissc| absecssisse (' /> /Mur.; om. F — 2. Inde, gravi suborta tempestate om. C /' l 
— 12. IV om. C 6'Mur. — 14. Ducis] illius C'òMir. — 15. addidit om. A BS — 18. velie A BS 



1 La spedizione risultò dunque vana e palesò an- 
cora una volta la poca unione fra le potenze cristiane 
5 dinanzi alla vigorosa unità turca. I tre Stati che pre- 
sero parte alla spedizione, cioè Venezia, (ìenova e Fran- 
cia, si palleggiarono la responsabilità dello scacco. I 
Veneziani affermarono che l'assalto a Mctelino non riu- 
scì per colpa dei Francesi, che diedero un primo assalto 

IO a la bestiai, senza far stima del nemico, e vi furono 
uccisi due grandi signori francesi, poi agirono a la 
poltronesca e non osarono più far nulla. I Veneziani 
ed i Genovesi, con un Fieschi, posero due bandiere su 
due torri, ma i Francesi non seppero appoggiarli e per- 

15 ciò Genovesi e Veneziani dovettero ritirarsi (Santdo, 
Diari. IV, 207). Il cronista Giustiniani, Annali, II, 
p. 601, ricorda la virtù di un giovanetto genovese che 
"essendo con la bandiera in mano sulle muraglie di 
" Mctelino, li furono con più saette chiarate le mani 

20 " alla pertica della bandiera, ed il restante del corpo 
" fu eziandio ferito da molte saette, e nondimeno fu 
"sempre costante, e non abbandonò ne il luogo né la 
" bandiera, se non quando fu fatto segno clic tutta la 
'compagnia si r ille navi,. Anche il La 

25 Ronciere narra di un portabandiera francese (V Enfant 
ih- Paris) clic fu UCCÌSO piantando la bandiera sui ba- 
stioni esterni di Mitilene. Il Senarega accenna nel te- 
sto ad occulte manovre dei Veneziani perché la gloria 
della conquista non spettasse ai Francesi. I Francesi 

30 affermano 1 he i Veneziani non si avvicinarono alle 
mura più di un tratto di pietra. Il fatto pia «erto è 
che 1 Turchi seppero difendersi valorosamente. Cf. 
Spont, /-■ irai royaUs datu la Médit*rrtutét% p 3 

La Iv < , /list, de la marine franeaise, III, p. 50 e 

35 sgg. ; Mani roNI, La marina di denova nei sece. XV * 

XVI, in Manfro-.: Ma 1 • •>, // Banco ili 

S . Genova, 191 1, p 416. 



Filippo di Cleves di Ravenstein. ritornando con 
la flotta franco-genovese verso l'Italia, fu sorpreso, al 
traverso dell'isola di Citerà (ora Cerigo), da una fu- 40 
riosa tempesta (25 novembre). La nave Lomellina, 
sulla quale era imbarcato, fu disalberata e andando alla 
deriva si ruppe su uno scoglio ; dei 600 naviganti se 
ne salvarono 200. Il mattino seguente anche la grande 
nave "La Pensée „ si ruppe sugli scogli presso la Lo- 45 
mellina e, tranne due uomini, tutti gli altri si perdet- 
tero. Il Cleves ed i suoi errarono per ventun giorni 
nell'isola, senza vesti, senza viveri, mendicando di porta 
in porta, respinti dagli isolani. Alcuni morirono di 
freddo e di fame. Infine una galera \eneziana toccò 50 
per caso C'itera. Il patrone, tn esser Paolo L'albo, sbarcò 
cento soldati ed obbligò gli isolani ad ospitare i nau- 
fraghi, l'oi fece mandare <!a Milo tre galee genovesi 
a soccorrerli. (Cu. de La Roncikre, /list, de la Mar. 
Frane., Ili, pp. 54-55). L'ammiraglio fu condotto a 55 
Corfù e ne parti il 23 gennaio con le galee genovesi. 
Restò una sola notte ad Otranto per animosità contro 
i Veneziani e si recò S Lecce ove fu accolto cordial- 
mente da Consalvo di Cordova. (A. SrOHT, I.es galeres 
royales ecc., p. 399). I due fratelli Giustiniani che lo 60 
soccorsero in Lecce erano gli stessi che, nell'anno pre- 
cedente, il Cleves aveva fatto bandire da Genova. Vedi 
p. 79, n. 2. 

s J. o'Auton, l'hroniques, I. p. 313 e sgg. narra 
clic fu proprio Filippo di Cleves di Kavenstein che 65 
convinse il Re Federico a lasciare in anticipo l'isola di 
iia ed a consegnarsi al Re di Francia, l'er la vit- 
toria francese nel Regno di Napoli il (iovcrno genovese 
ordinò (io agosto 1501) feste per tre giorni nelle due 
Riviere con i soliti falò, scampanate "et reliqua leti- 70 
"eie signa „ (lett. pat. 19 agosto In Diversor., filza 

57-3' 



|A. 15011 



COMMENTARIA DE REBUS (iKNUKNSII'.US 



85 



velie ad obaidionem locii linde paulo ante diaceaaerati lama eaaet ( iecretarium ad Elegem 
miserimi, qui eumdem Dominum illi commendaret, 'protegendumque auaciperet; irei ai bo< » «« 
non piacerci, salioni f.is nobia eaaet de loco paciaci et de pretta convenire! Fave bai nobia 
occulte Rex, ctsi publice aliter demonatraret; nani a Pontifico timebat» qui Plumbino inhiabat, 

5 qui locuin ipsum viderat; viderat cnini cuin paulo ante, cimi ;i parte ezer< itili lui fcnrlum 
Regni Neapolilani adhllC non lucrai assecutus. l'ioplcrea ven-balur ne PootifeX, fi id palam 
iìeret, moleste ferret et plurinuim noceret relms, quae CUOQ Maximiliano Rotnanorum Rege 

tractarentur. Quem non modo ab injuria, quam Pontifex inferebat, defendere ridebatur, 
quinimo numquam admitti ad euno paaaua est. Interea dum ista aguntur, et dob minna quam 

10 aequum est, diligentea fuimua, et si animus Regia cognitua priua, inde apertua ac denudatila, 
occasio de manibus sublata est. Nam IMumbinenses, viso exercitu, timentes, deditionem 
faciunt 1 . Reversus itaque Jacobus in 'Ilaliam cum secretario, apud Ilieronymum Spinulam e. 40S* 
in oppidum Cabellae, quod dicti Hieronymi erat, in valle Screpiae se recepit 2 . Vcnerat co 
tempore in Italiani Cardinalis Rothomagensis, ad quem duo oratores venerationis gratia a 

15 Senatu missi sunt; nec multo post tertius, qui causarti de Petra Sancta ageret, cui aureos 
viginti quinque millia facultas esset impendere, si oppidum ipsum ad nos reverti posset. Qui 
cum Tridentum usque Cardinalem sequutus fuisset, re infecta rediit, nam jam de ea cum 
Lucensibus convenerat 3 . Quod si minus pecuniarum studiosi fuissemus, et mores Gallorum 



timebat om. A B S 



4-5- 1 



nhiabat 



quia C Mur. — 6. fuerat .... assecutus C Mur. 



1 Cesare Borgia, dopo le sue conquiste in Roma- 
gna, tentò di muovere contro Bologna, poi contro Fi- 
renze, ma ebbe ordini perentori dalla Corte francese di 
5 astenersi da tali conquiste. Dopo avere taglieggiate 
le terre di Toscana, egli si rivolse alla conquista di 
Piombino. Fu in questo tempo che Girolamo Spinola 
di Luccoli presentò al Senato ed agli uffici le creden- 
ziali del Signore di Piombino (2 giugno 1501). L'uf- 

10 ficio di Pietrasanta fu incaricato di udirlo e di rife. 
rime poi al Senato. Il 4 giugno 1501 fu tenuto il gran 
consiglio, di cui si parla nella Cronaca, e si decise di 
incaricare dell'affare gli "otto di Pietrasanta „ (Diver- 
sor., re*. 161-655). 

15 Nel contempo giungeva a Genova un oratore del 

Borgia " per fare armare certe galee e voleva altre pro- 
" visione „. ma non ottenne nulla ed il Valentino ebbe 
invece l'ordine di lasciare l'impresa e di unirsi con 
l'esercito francese che muoveva contro Napoli, e così 

20 fece. Cessato (per il momento) il pericolo del Borgia 
piombava sui possessi del signore di Piombino l'as- 
salto d'una flotta turca, al comando di Carnali, che de- 
predò l'isola d'Elba (Sanudo, Diari, IV, 59, 70, 71). 
Dopo questa sventura ricomparve Cesare Borgia il 

25 quale, dopo avere preso parte alla conquista del Regno 
di Napoli, ritornava all'impresa contro il Signore di 
Piombino, Giacomo d'Appiano. Questi si rivolse di 
nuovo per soccorso a Genova, offrendo anche di ven- 
dere il proprio feudo. Si inviò, come dice la Cronaca, 

30 un segretario a Luigi XII e fu precisamente il Sena- 
rega, che, addì 26 agosto 1501, ebbe l'incarico di esporre 
al Re il desiderio dei Genovesi di accettare la signoria 
di Piombino, perche in tal modo si sarebbe impedito 
che essa cadesse in mano dei Fiorentini, e le navi ge- 

35 novesi non avrebbero più patito gli assalti dei predoni 
che si annidavano nel canale (fstruz. e Relaz., 2707 C); 
ma la Corte di Francia, per le ragioni esposte nel testo, 
mandò le cose in lungo, senza concludere nulla; a 



mezzo ottobre il Senarega era ancora in Francia poi- 
ché gli era inviato da Genova un messo, Andrea di 40 
Polcevera, che pare raggiungesse il Cancelliere in tre 
soli giorni di viaggio (Diversor., reg. 161-655, mandato 
dì pagam. 11 ottobre 1501), ma intanto Vitellozzo Vi- 
telli, in nome del Valentino, prendeva possesso di 
Piombino; cf. Sanudo, Diari, IV, 106; Guicciardini, 45 
Si. d'Italia, Lib. V, capitoli iv e vi, ediz. cit., voi. II, 
pp. 19, 37, 38 ; Alb. Guglielmotti, La guerra dei 
f> irati e la marina pontificia dal ijoo al 1360, Firenze, 
Le Monnier, 1876, voi. I, pp. 17-20. Il Senarega erra 
affermando che il Papa aveva visitato Piombino poco 50 
prima della conquista francese del Regno di Napoli ; 
la visita di Alessandro VI a Piombino ed all'isola 
d'Elba avvenne invece poco dopo la conquista effettua- 
tane da Cesare Borgia. Il Papa partì da Roma il 17 
febbraio 1502, il 21 fu a Piombino, il 35 all'Elba, il 55 
36 di nuovo a Piombino, donde il 1 marzo 1502 iniziò 
il ritorno per mare verso Roma, che fu assai burra- 
scoso ed è descritto mirabilmente dal Guglielmotti, 
of. cit., pp. 30-28. Il Pastor, St. dei Papi, III, p. 464, 
dimentica di citare il Guglielmotti per questo episodio. 60 
Secondo il Pastor il viaggio a Piombino aveva uno 
scopo politico: quella fortezza doveva diventare un 
punto strategico per le operazioni di Cesare contro la 
Toscana, dove la inimicizia tra Firenze e Siena e la 
guerra pisana offrivano un comodo appiglio. 65 

2 Screpia, altre volte Sclipia, è l'attuale Scrivia; 
Giacomo Appiano riparò presso gli Spinola perchè era 
in stretta parentela con essi. 

3 Nella " narrativa di Pietrasanta „ pubbl. da L. 
Volpicella in La questione di Pietrasanta nell'anno 14Q6, 70 
p. 177 è detto: "Noi mandamo oratori a Milano al Re- 

" verendissimo et in Francia alla Corte per rihavere 
" Pietrasanta, tanto che a dì 7 agosto 1501 si compuose 
"con lui, che noi promectemo darli srudi 50 milia di 
" Francia che alhora erano ducati 25 milia. ... et Sua 75 



86 



UARTHOLOMAEI SKNAREGAE 



(A. 1501] 



gnoviisemua, et vera dicentibus plus fuisset creditum, oppidum nostrum fuisset rum longe 
minori prctio. Nani prò utraque re idem secretarius ad Regem missus fuit, qui locupletis- 
simum testimonium omnibus esse potuit. In Corsica Joannes Paulus Lecanus res movit, et 
ex Sardinia in insulam trajiciens, plures ad arma commovit, partim sponte, partim vi, ut 
mos est genti. Profecti eo Manuel Fliscus et Sylvester Justinianus, viri providi, bene navata 5 
+* 9 re: inde Alphonsus de Carreto, qui cunctando, per 'saltus et nemora insequendo, graviter 
illum afrlixit. Reversus postmodum e Sicilia Ambrosius de Nigro cum sua navi, a Magistratu 
Sancti Georgii cum paucis armatis contra eumdem Joannem Paulum mittitur; qui cum eodem 
Alphonso ambo rem publicam bene curassent, sed Alphonsus postea in morbum incidit, 
totaque cura belli penes Ambrosium remansit. Capitur Joannes Paoli iìlius a nostris militibus, 10 
et captivus Illicem delatus est l . 

Jam venerat mensis Novembris et pestis in urbe pauculos apprehenderat; vaga per omnia 
Mum, urbis loca serpebat, nec ulla arte 'extingui poterat, anxiis omnibus, si in vjsceribus hyemaret, 

vere novo postea, prò more, invalesceret. Creantur quatuor offìciales, in quibus Paulus Ni- 
gronus: nani sicuti Ambrosio de Nigro consuetum crat tumulluantis Corsicae curam deman- 15 
dare, qui solo aspectu et auctoritate omnes comprimerei sic et huic diligentia et terrore in 
e. 4oo> plebe, pestis contactum extinguere *; nani liaec duo potissima sunt remedia il li ' curandae. 
Et ut cognosci posset, unde potissimum contactus proveniret, decretum est per continuos 
octo dies omnes se domi continerent. Deputati duo per vicinias, qui aere publico egenis 
victum subministrarent. Praeterea etiam ordinatimi est, ut pecuniae, quae in festo Natalis Dei 20 
nostri a Magistrati! Misericordiae pauperibus erogari solent, huic operi subvenirent. Et ante 



4-5. ut mos est genti om. li 



" Signoria Revcrend.ma ne promise renderci Pietra- 
" sancta et Motrone.... A Milano vi fu assai da fare 
" in averla perche li Fiorentini et Genovesi la vole- 

5 "vano na piìi anchora li Genovesi che li Fioren- 

" tini, et così a dì il novembre 1501 eie la conscgna- 
" rono con tucte le artiliaric e munitioni „. 

1 II prof. Carlo Bounatk, che sta studiando le 
relazioni fra la Corsica e l'ufficio di San Giorgio negli 

10 inizi del scc. XVI, ini favorisce, con molta cortesia, le 
seguenti notizie: Giovan Paolo da Leca, che viveva 
esule in Sardegna, sbarcò improvvisamente In Corsica 
il dì 8 marzo 1501, occupò senza difficoltà la Pieve di 
Vico, saccheggiò le case dei Genovesi colà residenti, 

15 passò a Lctia e si Internò con pochi seguaci nelle fo- 
raste. Appena ebbero conoscenza del fatto, i Protet- 
tori delle Compcre ordinarono a David Cirillo, com- 
missario, di mettere In stato di difesa tutti i luoghi 
fortificati, e di adoperarsi per mantenere nella devo- 

20 zione del Hanco tutti i Capi che fino a quel momento 
si erano mostrati fedeli. Per combattere il nemico i 
Protettori deliberarono di assoldare subito mille fanti ; 
mentre si facevano ^li arruolamenti mandarono in Cor- 
sita Teodoro Spinola con cento uomini (18 marzo), ed 

25 elessero Gerolamo Gentile commissario di tutti j_; 1 1 sti- 
pendiati (27 marzo), fino a che non fosse giunto sul 
posto un comandante supremo. I Protettori offrirono 
il comando dell'esercito di ( 1 ■ Filippino PietchJ 

(31 marzo) ed in seguito al rifiuto di lui, ad Alfonso 

30 Del Carretto, Marchese di Finale (5 aprile), aggiun- 
gendogli, in qualità di commissari, Emanuele l'ics, hi 
Silvestro Giustiniani (24 aprile). 

Siccome tutti, ufficiali e soldati, erano impegnati 
"di là dai monti „, e la ribellione si .stendeva ambe 

^5 "di «pia dai monti», i Protettori nominavano (circa 



11 18 maggio) Ambrogio di Negro commissario " di qua 
dai monti „ con altri mille fanti. Il di Negro giunse 
in Corsica verso la metà di giugno, nel tempo in cui 
il Capitano era stato colpito da leggera Indisposizione. 
Sebbene i Protettori avessero dato ordini precisi al (io- 40 
vernatore, per evitare attriti fra il Capitano, i com- 
missari Fieschl e Giustiniani ed il di Negro, i segni 
del malumore non tardarono a manifestarsi. Avendo 
riportato qualche parziale successo, col pretesto che la 
ribellione poteva dirsi domata, il Del Carrette, Ema- 45 
nuele Fieschi e Silvestro Giustiniani fecero istanza per 
essere richiamati in patria (14 agosto). Frattanto Gio- 
van Paolo da Leca aveva aperto trattative per un ac- 
cordo. I Protettori diedero congedo al Del Carretto e 
ai commissari Fieschi e Giustiniani, ed incaricarono 50 
Ambrogio di Negro di proseguire le operazioni contro 
Giovan Paolo fino alla estinzione totale della ribellio- 
ne. Il di Negro riuscì a far prigioniero Orlando, figlio 
di Giovan Paolo; con larghissime concessioni e remis- 
sioni indusse quasi tutti i ribelli a riconciliarsi col Man- 55 
co e costrinse Giovan Paolo ad allontanarsi dalla Cor- 
sica (ottobre-dicembre 1501). 

* La parola terrore ci fa credere che il Senarega 
pensasse ad un provvedimento preso appunto In questo 
tempo e criticato aspramente, l'anno dopo, In un con- 60 
siglio nel quale si parlò della necessità di istituire un 
Lazzaretto, ove i malati potessero avere i rimedi neces- 
sarii all'anima ed al corpo. " esscndose visto piìi volte, 
"et maxime in questo autunno passao. quanto impia e 
'■ crudele . osa è mandare le povere gente a li boschi, 65 
" donde poi moreno in le cabane, senza alcun remedio, 
I periculo de le anime sue e infamia 

"grande de la iitac„ [D$VmTSOr. t reg. 166-660: 1 aprile 
1503). 



[aa. 1501-1502] COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIBUS «7 

diem tosti\ itat is I )ivi Martini COeptì BUIll minici ari, quae rei COntBCtul i i>si evitando pimi- 

ninni pioinis.se eredita est. ESxitu anni Marchio, qui Kohsìh l'apirianii praeeal (quod r.iroa 
vicinis Marchionihns factum audivi) cuni Magistrati] Sancti Georgi!, addita Sanatila auctori- 

tate, foedus iniit. 

5 Anno MDII. DiximuB quae in anno primo aupra mille et quingentoa facta «uni, mine 

ad aecundum devenìmua. Philippua Kavastenus, de (pio paulo ante mentionem fei ìmua, Rc- 
mam ingrcssus, a Pontìfice perbenigne accipitur; inde ad nos veniens post varia pericola, 
a nobis 'liberali ter donatus est; gratoque animo donimi arceptans, magna laude nos dignos t /"/" 
fassus est, et apud Regem et literis et voce ad ipsnm tcstiiic atus osi '. Vulgalum inde in 

10 urbe est, Regem nostrum in Italiani Genuamque, animi gratia, cnm uxore venturum. Creantur 
cives xii, qui quae essent ad eum excipiendum necessaria curarent. Aureorum millia xn 
assignata; tota urbe domus apparantur et quisque Regem hospitem habere cupiebat •. Per 
urbem et Riparias ordinatum ut omnia essent affatim ad victum necessaria. Rex, ut est 
omnium prudentissimus, nostrique amantissimus et incommodorum nostrorum apulsor, paucos 

15 equites secum, peditesque ducturum dixit, quod sterilitatem soli nostri cognosceret. Rava- 
stenus, quanta potuit solicitudine, animos civium ardentes inflammabat, et nihil quae ad eum 
spectabant praetermittebat. Palatium totum exornari 'curat, in quo Regem venturum ere- e. fior 
debat, depictis ubique 11.1 ii insignibus; aquilas vero, insigne Imperatorum, quae longo tempore 
primae erant in frontispicio aulae magnae Palatii, ubi nunc depicta Crux est, deieri man- 

20 davit; et insigne regium et uxoris in eodem loco depingi mandat, ut appareret, nos nullos 
alios dominos debere cognoscere, quam Regem Franciae: quae res multis invitis (tacentibus 
tamen) facta est: quis enim primus audeat de ea re conqueri ? Nam in quacumque antiquis- 
simorum temporum mutatione, semper inviolatae intactaeque remanserunt, solaeque, aliis 
deletis, inviolabiles extiterunt. Quae tamen quid sibi voluerint et tam longo tempore sancte 



8. donum om. B — 9. et voce] et testimonils AB S — 11. Aureorum millia xn] Auri num xn A; Aurei 
num: B — 14. incommodorum nostrorum apulsor] in commodum nostrum intentus C Mur. — 15. ducturum dixit] 

ducentos duxit CMur. — 17. quo] quod CMur. — 18. depictis] de pictis CMur. - liliis B — 20. nos nullos] 
nonnullos B — 21. invitis] indigna C (/Mur. — 22. facta est] visa est C (/Mur. - primus] prius C ì/Mur. 

5 J Per decretare l'atto di riconoscenza al Cleves iniziato una vivace lotta presso la Corte pontificia af- 

fu adunato un grande consiglio addì 19 aprile 1502, finché il decreto fosse revocato. Il Cleves, che nella 

ove si parlò del ritorno del Governatore dai " multi pe- prima metà di febbraio era appunto in Roma, reduce 

" riculi, travagli et danni „ del suo viaggio in Levante. dalla spedizione in Levante, si interessò di ottenere il 

Lo stesso Cleves aveva affermato che "in ogni loco ripristino del vescovato di Noli. Bartolomeo Senarega 35 

io " dove ha trova Zeneisi esser stato liberamente subve- fu inviato per la stessa causa a Savona, per trattare con 

" nuto „. Egli, quando fu a Roma, trattò col Papa " per Giuliano della Rovere, ma non riuscì ad ottenere nulla 

* lo mantenimento de li privilegi nostri et per lo facto di concreto. L'affare si trascinò avanti per mesi. Il 

* del viscovato di Noli, quello che non haveria facto Senato genovese ricorse per aiuto al Re di Francia e 
"uno proprio citadino, ita che speremo haverà facto gli presentò un memoriale, nei giorni della sua perma- 40 

15 "bom fructo „. L'assemblea, tenendo anche calcolo che nenza in Genova (agosto 1502), e finalmente, per trat- 

egli sarebbe andato assai presto a Corte e che gli si tative svolte direttamente con Giuliano della Rovere, 

poteva dare qualche importante incarico, affidò ad una riuscì a conservare la sede vescovile in Noli, tenuta 

commissione di otto cittadini la cura di offrirgli un però dallo stesso Cardinale Giuliano, che tuttavia la 

presente (Dirersor., reg. 161-655). Circa l'affare di Noli ebbe per poco tempo essendo stato, nel novembre 1503, 45 

20 il Senarega non dice nulla, ma uno studio di C. Bor- elevato alla tiara. 

nate, Giulio Ile il vescovato di Noli, in Savona nella 2 In un grande consiglio, tenuto in Genova il 23 

Storia e nell'Arte, Genova 1928, p. 203 e sgg. ci giugno 1502, si lesse l'annunzio mandato dal Re stesso, 

informa che, per l'intromissione di Giuliano della Ro- da Samporciano (11 giugno), della sua venuta a Genova, 

vere, si era decretato, nel Concistoro del 24 gennaio La regina non venne in Italia. La commissione eletta 50 

25 1502, l'unione del vescovato di Noli con quello di Sa- per preparargli onorevoli accoglienze era composta dei 

vona e ciò aveva turbato i Genovesi perchè la piccola seguenti cittadini : Luca Spinola. Giovanni D'Oria, Lo- 

città di Noli era fedele alleata di Genova contro la vi- renzo Cattaneo, Paolo Fieschi, Ansaldo Grimaldi, Fran- 

cina Savona, emula e spesso ostile alla metropoli ligure. cesco Lomellini, Stefano Giustiniani, Raffaele della 

Perciò il Governo genovese si era subito opposto a tale Torre, Pietro Sauli, Raffaele Raggio, Bernardo di To- 55 

30 unione di vescovati, che ledeva i suoi interessi, ed aveva pori (?), Simone Bigna notaio (Diversor. reg. 161-655). 



BARTHOLOMAEI SENAREGAE [A. 1502] 

. ijii.un jurisdictionem Caesaribus Imperatoribus in populum Gcnuensem promiserint, 
nec ego scio, nec multi etiam, quorum opinionem sciscitatus sum, novcrunt: nec quisquam 
nisi vulgarem famam attulit, 'Genuam esse Imperii Cameram. 

Dum nos in recipiendo Rege intenti sumus, avideque illum expectamus, in Regno Nea 
politano, quod noster Rex cum Rege Hispano bipartito prius diviserat, de tìnibus oriri con- 5 
tentio coepta est. Nani Hispanis Calabria Apuliaque sorte obvenerat; Uallis Aprutium, Cam- 
pania et Libormi Campi, Neapolis, et quicquid ultra est, Calabria et Apulia exceptis. Primo 
querelis, postea armis, actum est, quaerentibus Regibus, vel altero eorum, potius occasionem 
contentionum, quam Imeni coeptae litis, ut inde de toto Regno ageretur: nam satis omnibus 
videbatur verisimile diutius eos in pace non victuros. Cumque per plures simulationes dis- 10 
sim^ationesque ducta res esset, ad arma ventum est. Galli, ut sunt in principio omnium 
actionum suarum feroces, Hispanos acrius urgebant. Praeerat Hispanis copiis vir bello clarus 
e. 4 Gonsalvus 'Ferrandus, qui paulatim furori cedendo, Baroli tamdem constitit: nam is locus 

est Apuliae maritimus et ad alendum exercitum peridoneus, copia commeatuum. In quo loco 
a Gallis obsessus est, totamque fere aestatem hoc modo consumsit '. 15 

Rex in Italiani veniens, primo Astam, inde Mediolanum, postea Papiam, postremo ad 
nos venit, ad quem statim Dux Valentinus mutato habitu, cum oranes crederent cum Hispano 
Rege occulte convenire, profectus est. Convenerant jam expectantes Regem plerique Italiae 
Reguli, quorum status Valentinus ipse occupaverat, sperantes Regis opera debere restituì; 
qui viso Valentino, omni spe destituti, abierunt. Yenerat Dux Urbinas, Pisauriensis, et Plum- 20 
binus*. Consedit primo in Villa Campi, proxima urbi milibus passuum duobus, deinde urbem 
ingressus est, sole jam declinante 3 . Gubernator et Antiani per glaream Pulciferae proces- 
serant : sequebantur Monetae Otfìciales et alii xn cives, cum magno civium numero et juve- 
4iov num caterva, per societates 'nobilium populariumque divisa 4 ; sericas vestes varii coloris 



6. Aprutii B; Aprucii A S — 7. Libormi Campi om. C UMuR. • Libormi] Lebormi A — 13. *] Chi numerò 

le carte del cod. B volle riparare all'errore di avere saltata la carta 4.02 e ripeti qui il numero della e. 410 — 
14. alendum) delendum (!) ABS — 22. glaream] glariam B; gloriarli 5 

• Per gli avvenimenti qui accennati ottima fonte 3 II Re partì da Milano l'S agosto, pernottò a 
5 è |. d'Ai 1 "••. < hroniques, tomo II. Rinasco, entrò in Pavia il 9 agosto e vi rimase sino 

* Il Re giunse ad Asti addì 8 luglio 1502 e vi alla mattina del 23. poi si mise in marcia a piccole 
ricevette ambasciatori genovesi capeggiati dallo stesso tappe verso Genova. Il Senarega, mandato a Pavia per 35 

vernatorc Filippo di Clcvcs di Ravcnstein e da Gian avere notizie dello intenzioni del Re, avvertiva il Go- 

Luigi Pleschi, Conte di Lavagna. Il 19 luglio partì da verno dell'imminente arrivo di Luigi XII in Liguria. 

io Asti, pernottò a Pelizzano, poi a Valenza, poi a Vi- Il Re pernottò a Rorgo Fornari, scese in Valle Pol- 

gevano, ove stette 6 giorni, poi ad Abbiategrasso; il cevera e, giunto nella sera del 25 agosto a Campi, ri* 

2S luglio fu a Milano, ove dimorò 11 giorni. Qui.ce- dente località della valle, cenò e pernottò nella villa 40 

dendo alle preghiere che gli erano rivolte dai signori di Lazzaro D'Oria. Il solenne ingresso in Genova fu 

di Romagna, assaliti e spodestati dal terribile Cesare fissato per il giorno dopo, 26 agosto. C f. \ Nkki, La 

15 Horgia, egli ordinò si preparassero milizie per tenere venuta di Luigi XII a Genova nel 1502, descritta da />'< - 

in rispetto il Valentino, ma questi corse a Milano, ove nedetto da Porto, in Atti d. Sor. Lig. di Sta l'air 

giunse la sera del 6 agosto e si presentò immediata- Voi. XIII. p. 909 e sgg. 

mente al Re, che ritornava da una gita in campagna. ' Hi nkdktto da Porto nella sua Pcscriptio ad- 
ii d'Anton, che fu presente a questo primo incontro, vettus Ludovici Ali, Fi ancorimi rtgis, in urbem Genuam, 

20 riferisce che egli montava ancora il (avallo di posta anno MHZ/, pubbl. da A. Neri, dice che, all'annunzio 

ed era vestito "d'une robe de velours noir, troussce à della visita del Re a Genova, si era deciso di inviargli 

"la ttirque, et tonte poudreuse ; sur la tete un chapeau subito una ambasceria in Francia, per rallegrarti della 50 

" d'Allemand, et en cct état li t la reverente au roi et sua decisione, ma i preparativi per tale legazione erano 

" le sulvit jusque devant le porte du chàtoau, cn parlant andati così in lungo, che si era finito coi dare incarico 

25 "de plusicurs ch« roniques, II. pp. 191-92), In a Domenico Spinola, legato genovese, che era già alla 

pochi giorni il Valentino riuscì a trarre dalla sua parte Corte di Francia, di esporre egli stesso il compiacimento 

il Re che ■ n'alloit nulle part, (pie près de lui ne fùt ,. dei Genovesi. Si r ra poi decisa una seconda ambasce- 55 

I suoi avversari, avendo perso ogni speranza di aiuti ria, 1 he doveva andare incontro al Re fino a Tortona, 

dal Re, partirono un dopo l'altro. Il Valentino schifi ma il Governatore francese aveva detto ai Genovesi che 

30 il Re sino a Genova ed alloggiò con lui nel magnifico al Re non piaceva tutto questo cerimoniale e che basta- 

pala/zo dei Pieschl, come ci dirà Benedetto da Porto. \ .1 la solenne accogl ien/a dinanzi al le porte della città. 



ia. i502| COMMENTARE DE REBUS GENUENSIBU8 «'> 

incinta, acquali ornatu ( pari mularum pompa, ornale ini edebant. Scd intcr ordinei intem 

pei stiva orla de prarerdentia contentici, dignioirm locami petenti bui nobilibiiH, popuLniì 

affirmantibui digniorem locami notati tribui doberc, (pioniam in Magistratibua urbis <-t In omni 

civili actìone non alia (piani aelalis liabralnr i.itio, nobilibiis pottea adjicientibiiK BaOgUÌnifl 

5 dignitatem bonitatemquei darique sihi praecedendi jus contendentibuB. Tunc populares, qui 
aetate majorea erant, S/\ inquiunt, praectdentia sanguini* hoc modo a pud. voi confparatut 
•petiturque, porci, quorum sangui* dulcior sapidiorque est, hac ratione cttera animantia -porci 

dignitatc prucccdcrcnt. Vieta tandem hoc modo, judice Kavasteno, est contcntio, ut popu- 
lares, qui aetate majores erant, praecederent: quod fomentimi intestino morbo (jam enim 

J0 coeplum erat) praebuit. Utinam ne cum 'tempore invalescat '. Intrantes porlam, Antiani 
lastas usque ad Sanciti Joannis templnm portarunt, reliqui per vicissitndinem, urbe; ornata 
lapetibus, peristromatibus, (loribus ubique sparsis, acclamationibus puerorum, sonituque cam- 
panatura et bombardami!) arcium ac navium, ita ut quasi homines surdescerent. Mulicres 
in porticis et plateis ornatissimae dispositae, ut diceres omnes, gaudio ipsius Regis inc:ensos, 

15 non alium posse libentius quam eum intueri 2 . Tamdem ad templum Divi Laurentii pervenit. 

Praeibant ducenti nobiles, custodes cor'poris, gessas portantes; digna res visu. Cineres Divi Mur. 
Joannis Baptistae reverenter veneratus est. Inde apud Joannem Ludovicum de Flisco in 
domo Calignani, quam miro apparatu ornaverat, descendit 3 . Paropsidem vidit et ejus digni- 
tatem admiratus est 4 . Domos civium familiariter intravit. Inde in villani Terralbae, a mu- 

20 lieribus invitatus, cum ipsis choreas saltavit et more gallico saltantibus oscula illis delibavit: 
quae res tantum i Ili grata fuisse fertur, ut pluries curialibus affirmaverit, non alios magis 
octo dies jucundiores aetate sua transegisse 5 . 'Creati octo cives, ex sententia magni concilii, e. 4 uv 



i . 4 1 1 t 



3-3. digniorem locum petentibus nobilibus, popularibus affirmantibus om. C (/Mur. ; miche qui, come in altri 
passi, l'omissione è dovuta a una svista, per la ripetizione a poca distanza della stessa parola frase; qui si saltò 
dal primo al secondo: digniorem locum — 3. aetati] etiam aetati >S — 7. porci om. C LJMuR. — 9. quod] nam 
ABS — io. Intrantes portam] Infrante Rege portam C (/Mur. 

5 * Come nell'episodio della Croce dei Zaccaria, d. Soc. Lig. di St. Patr., voi. X, pp. 705-772. 

così in questa contesa sulle precedenze nel corteo, il 4 Paropsidem è voce greca per indicare il Sacro 35 

Senarega ci avverte che queste liti furono i prodromi Catino, o Scodella, o Saint Graal, conservato nella 

del conflitto fra nobili e popolari, che scoppiò nel- sacrestia di San Lorenzo in Genova, del quale si è 

l'anno 1506. Il Foglietta, Historiae genuensis etc, già parlato e si parlerà ancora in questa Cronaca. 

io Genuae, 1585, p. 274, profitta di questo episodio per 5 Di queste gaie ore di sollazzo scrivono il Da 

immaginare sonore concioni declamate tra i conten- Porto ed il d'Auton. Il primo riferisce che la villa era 40 

denti, ma tanto lui che il Casoni, Annali della Repub- di Lorenzo Cattaneo, il secondo narra di una simpatia 

Mica di Genova, Genova, 1799, I, p. 56, errano nell'at- sortavi fra il Re e la dama genovese Tommasina Spi- 

tribuire tali contese al desiderio di portare le aste del noia, la quale pregò il Re di essere il suo intendio, come 

IS baldacchino reale. essa sarebbe stata intendio di lui "qui est à dire accoin- 

2 Anche J. d'Auton descrive con vivaci colori " tance honorable et amiable intelligence „ (Chroniques, 45 
l'entusiasmo della folla, il fragore delle artiglierie, lo II, p. 237). La simpatia non si estinse con la partenza 
splendore degli abbigliamenti femminili, in questo so- del Re da Genova, che anzi, essendo nel 1505 corsa 
lenne ingresso di Luigi XII in Genova. Cf. C/eroniques, voce di una grave malattia e poi della morte di Luigi 

20 II, p. 214 e sgg. XII, la Spinola se ne addolorò tanto da morirne. Il 

3 II Re fu ospite del potente signore Gian Luigi Re, saputo ciò, ne fu profondamente commosso ed or- 50 
Fieschi, Conte di Lavagna, al quale, nel 1499, aveva dinò allo stesso J. d'Auton di scrivere una " complain- 
commesso il governo di tutta la riviera di Levante, "te,, inversi " sur la morte de dame Thomassine Espi- 
daila foce del Bisagno alla Spezia. I Fieschi avevano " nolle, Génevoise, dame intendio du roi, avec l'Epi- 

25 sulla collina di Carignano un superbo palazzo che fu " thaphe et le Regret „ e fece inviare questo componi- 

distruttc dai D'Oria dopo la famosa congiura del 1547. mento a Genova perchè fosse posto sulla tomba della 55 

Vi si accedeva dalla antica via Romana per una defunta "en signe de continuelle souvenance et specta- 

ampia scalinata, o meglio cordonata, di cento gradini. * eie mémorable „. Tutto ciò narra il d'Auton nelle sue 

Il d'Auton, op. cit., p. 221, narra che, per l'occasione, Chroniques, tomo III, p. 122 e sgg., pubblicando anche 

30 era stato costruito, all'ingresso della villa un grande, l'intero carme in onore della Spinola. Achille Neri 

portale di tela, così ben fatto da sembrare di pietra da in Passatempi letterari, Genova, Sordomuti, 1882, nel- 60 
taglio. Accenni al famoso palazzo sono in Arredi ed l'articolo: La leggenda di Luigi XII e Tommasina Spi- 
armi di Sinibaldo Fieschi a cura di A. Manno, in Atti noia, p. 141 studiò questo curioso episodio. Egli, dopo 



90 



BARTIIOLOMAEI SENAREGAE 



[AA. 1502-1503] 



e 41i > 



ut quod a Rege pi-tondum esset «id commodum Patriae, excogitarent et excogitata peterent : 
in quibus Joaiincs Baptist* Grimaldus, de quo saepius in rebus magnis fecimus mentionem. 
li, ut rum Rege Hispano lrceret ornili tempore in pace vivere, ofììciales urbis singulis annis 
mutare et sindioatorum judicium subire, peticrunt. Annuit petitis: mutare autem ofììciales, 
<•[ injustum esse dixit, et periculosum, secutus potius morem gallicum, quam nostrani neces- 5 
situdinem et Patriae morem. Concessa praeterea plura alia libéralissime, quae alio tempore 
poterunt referri '. Discedens itaque Genua, in Gallias profectus est, tanta hujus urbis me- 
moria, ut si referri aliquid ab astantibus deberet, quod animum recreare posset (quod saepe 
lìt), nulla re magis oblectabatur, quam de Genua sermonem facere et pauculorum illorum 
dierum gaudia audire *. Nos vero diem ingressus sui, quae fuit 'vigesima sexta Augusti, inter 10 
solemne8, et cessantes ab omni opere, haberi publico decreto mandavimus 3 . 



Anno MDIII. Tertius supra mille et quingentos annumerabitur iste annus, non multo 
labore recensendus, nam omnia domi et foris, praeterquam in Neapolitano Regno, quieta 
erant ; propter quod privatas actiones quisque magno studio curavit, et quanto rem suam, 
sive is mercator esset, sive artifex, auxisse cognoverat, tanto, relictis factionum studiis, melio- 15 
rem facere conatus est. Venit hoc tempore Isabella Federici Aragoniae Regis uxor in liane 
urbem, sequens virum, qui paulo ante in Gallias profectus erat, et a Joanne Ludovico Flisco 



6. librarissime) Uberrime (.' {,'Mir. S. aliqua Bò- deborent B S — IO. Nos) liane C UMVR. — 12. 
Tertius supra mille et quingentos annumerabitur iste annus] Iste annus annumerabitur 1593, cos) scrive B, con- 
tinuando l'errore già inizia/o, segnando l'anno precedente: 150: 



avere coscienziosamente consultato le varie fonti e 
5 specialmente il Kuniiolt/, Dos Spinola de (ii'nes ecc., 
espresse l'opinione ilio si trattasse di una leggenda. Il 
Neri infatti riuscì a trovare che sci dome genovesi por- 
tavano in quel tempo il nome di Tommasina Spinola 
e tutte vissero oltre il 1505. Colei, che il Kunholtz 

10 suppose essere stata Vintendio del Re, cioè la moglie 
di Luca Spinola, nveva nel 1502, secondo il computo 
del Neri, quaranta anni, perciò egli giudicò poco cre- 
dibile l'episodio amoroso, lo però stento a credere che 
l'episodio sia tutto fantastico, in primo luogo perche 

15 il d'Autori è Cronista degnissimo di fede e parrtbhe 
strano «he intercalasse nella narrazione storica un fatto 
totalmente Inesistente, arricchendolo di particolari suc- 
cedutisi negli anni e a;; [ungendovi la fatici di una 
" compiai nte , poetica; in o luogo perchè qualche 

20 notizia del fatto trapelò in quel tempo e fu narrata, 
sia pur diversamente, <':■ altri. Infatti Lodovico Do- 
mkvichi (15x5*15^4) ' A '"'' '""' Dialoghi dei 

rimedi d'amor*, citati dallo \ che Luigi 

\I1, nella sua permanenza a Genova, aveva saputo della 

ìt bel lena di Tommasina Spinola, ma non aveva mai po- 
tili., vederla: partendo nelle prime ore del mattino da 

Genova (ciò è storicamente esatto), egli fece chiamare 
alla finestra la dama < h 1 r., ancora in letto e. veden- 
dola così, senza alcun lenocinlo di toeletta, si convinse 
JO che essa era veramente bellissima. Questa narrazione 
non collimi n quella del d'Anton, ma prove- 

rebbe, secondo me, che, pur non essendo eerti i par- 
ticolari, al redersl con fondateaaa al legame di 

ila, o almeno di recipro Direzione, fra il Pc 

Luigi XII e Tommasina Spinola. 

' C. Boritati In Giulio fi od il • Voli, 

p. 3-,o e sgg. riferisce i nomi d gì eputatl <d 

il contenuto del memoriale che essi presentarono al Re 



in data :q agosto 1502, con le richieste dei Genovesi. 
Il Re concesse quanto è detto nel testo. Il Da Porto 40 
nella sua Dcsci iptio adventns Ludovici XII ecc., p. 93S, 
aggiunge che, in seguito alle denunzie esposte dai depu- 
tati, Luigi XII ordinò una pronta inchiesta a carico 
del Podestà di Genova, Daniele Scarampo, e di altri 
ufficiali di giustizia, ed in conseguenza di essa il Po- 45 
desta fu destituito. Lo Scarampi fu poi processato e 
condannato. 

2 II Re parti da Genova di buon mattino, prima 
dell'ora prefissa, forse per evitare la noia di lunghi 
discorsi di commiato: vi furono però molti che, appena 50 
seppero della sua improvvisa partenza, riuscirono a 
raggiungerlo ed a presentargli per via i loro omaggi. 

11 Governo genovese gli aveva già offerto cospicui doni, 
cioè quattro piatti, àuc anfore e due coppe d'oro, (,'osi 
il DA Porto, in <>/. di. ; il D'AUTOM invece enumera 55 
4 piatti, 4 anfore 4 coppe: anche per gli altri doni 
ai maggiorenti della Corte, i dati dei due Cronisti non 
coincidono. 

3 Questo ultimo Begno di smaccata adulazione fu 
deciso in una seduta del Governo, addi' 17 novembre 60 
1503: in essa si deliberò che il 26 agosto fosse sempre 
giorno festivo e ■ insuper campanarum sonitu ac falo- 

" dii^, ceterisque laetltiae siems. celebretur, Ita ut ad- 
" ventUS ipsius memoria, omnibus iocumdissima esse 
" videatur „ (/'.• reg. 166600). Il decreto fu 65 

diffuso con proclama in volgare "per loca ci vitati 
ne estate copia in Politi» I9> 

ì iS novembre 150:. Sempre per devozione al Re, 
il iì settembre 150; il Governatore e gli Anziani ave- 
vano raccomandato ai Priori, Abati ice. di monasteri 70 
. conventi di Genova, di elevare preghiere, perche il Re 
di Francia un tiglio dalla Regina, per potere dare 

un successore al suo re^no (/'irci sor., filza 58307 



|A. 1503) 



COMMKNTARIA DE REBUS CKNUKNSIBUS 



91 



honoriiice et perhumane excepta ( conacendem navem Justinianasii Maaailiam traje< it. Mise- 
rimi erat videro tantae lortunae ludibria, modo Resinami modo inulianmi n'ium egenam; 
quam patientissimam ad omnem fortunae mutationrm lei uni luissc. Vulgatum per Orbem 

est, apud Peraaa suscitatimi ducami qui comparato exercitu jam plurei 'bello aubegerat. In < ///■.- 
5 Apulia Inter Galloa et tiiapanoa bellum gerebatur; propter quod teiTÌtua Gallua varila auorum 

cladibus, cum omnibus copiis Camexium proecssit, misitque nuntios ci lilcras Salernum al 
ad alia loca amicorum Principimi, ut subitariuni militem scribercnt auxilio. Inlerea pleraque 
loca, et in his illustria quaedam in ora Calabriae, a Gallis deticiunt ad IIisj)anos, cum Gon- 
salea animum adjecit ad Ciriolam oppidum in Apulia expugnandum; ncc illi dubium erat, 

10 quin loci opportunitas ea easet ut, Gallis eum tenentibus, rea hispana in diea magis csset 

laboratura, rei frumentariae inopia. Igitur, ad 'quartum calendas Majaa, ex Barulo Hispanus, mur., 578 
cum omni robore copiarum et bellicia machinis, Ciriolam proficiacitur '. Fuit ductus ejus 
perdifficilis inopia aquae per calidiora Italiae loca, ut quasi media via deficerent. Habebat 
sub signis Hispanus equites mille octingentos, pedites hispani generis duo millia, duo ger- 

15 manici nominis, 'levis armaturae equites quingentos, cum sub occasum solis visum est Gal- e. ^r 
lorum agmen appropinquare. Qui rei gerendae interfuerunt, in constituenda acie non me- 
diocriter vaiiant, et mine omittetur. Cum pugnatum ab utrisque esset, Galli fusi fugatique 
sunt et cum multa caede dejecti. Affuerunt eo die ducibus Gallorum 1500 equites levis 
armaturae, quaterna millia peditum, catafracti equites quingenti. Cum suo equitatu fuerunt 

20 et aliae copiae. Cecidere ex Gallis, ut ajunt, tria millia; occubuere cum illis plerique illu- 
stres viri, inter quos Hemensis Dux, qui summae rei praeerat 2 . Pugnatum est ad Ciriolam 
anno MDIIi, ad quartum calendas Maias. Sed ad famam unius pugnae tanta facta mutatio 
est, ut lx oppida ad Hispanos defecerint. Nam Neapolitanae arces, quae Gallorum prae- 
sidio tenebantur, non multis inde diebus interjectis (quod vix credendum sit), una post aliam, 

25 citra omnem bombardarum ictum, 'captae sunt. e. 4 rj V 

Dum Gallus exercitum viribus Florentinorum, Bentivoliorum, Estensium et aliorum Ita- 
liae populorum reficit, bellumque instaurare apud Cajetam annititur 3 , erat universa Italia in 
novissimi hujus certaminis eventum erecta, jactatum in vulgus est, Alexandrum Pontificem 



12. machinis om. B — 24. quod] quam B — 25. ictum] usura C f/MuR. ; ictum et armis B — 26. Dum] 
Dux BS 



1 II Cronista non parla della gloriosa sfida di 
Barletta (13 fehb. 1503) ne della grave sconfitta fran- 
5 cese di Seminara (21 aprile 1503) ed espone sommaria- 
mente la battaglia di Cerignola. Secondo lui la par- 
tenza di Consalvo da Barletta e lo scontro con i Fran- 
cesi avvenne nello stesso giorno 28 aprile. Il d'Auton, 
op. cu., II, pp. 320-21 dice invece che gli Spagnoli la- 
io sciarono Barletta il 28 aprile e la battaglia avvenne 
la sera del 29; però, avendo egli detto che la battaglia 
di Seminara avvenne il venerdì 21 aprile e che questa 
di Cerignola avvenne anche in venerdì, è facile correg- 
gere l'errore. 
15 2 È questi Luigi d'Armagnac, Duca di Nemours, 

Vice Re del Regno di Napoli. 

3 Alcune navi genovesi parteciparono forzata- 
mente alla difesa di Gaeta. In verità i Genovesi non 
avrebbero voluto partecipare alla lotta impegnata tra 
20 Francia e Spagna, perchè ciò avrebbe nociuto ai loro 
commerci nella penisola iberica, e quando per lettere 
regie (date a Lione il 25 maggio 1503) fu chiesto loro 
di contribuire con quattro galee, oppure con due navi 
armate ed approvvigionate, ai soccorsi da inviarsi alle 
35 milizie francesi nel Napoletano, tentarouo di rifiutarsi, 
dichiarando che ai Genovesi non conveniva prendere 



parte alla spedizione, perchè troppi interessi li legavano 
alla corte di Spagna (Diversor., reg. 170-664; 30 mag- 
gio 1503), ma è certo che dovettero poi cedere alla vo- 
lontà della Francia, poiché J. d'AuTON, op. cit., II, p. 30 
351, narra che il capitano Antonio di Conflans radunò 
a Savona ed a Genova " ce qu'il put de navires, et 
" tant qu'il en mit neuf voiles à vent „, e con esse na- 
vigò verso Gaeta e, sebbene il capitano spagnuolo Vil- 
lamarino tentasse di tagliargli la rotta, riuscì a portare 35 
soccorso ai Francesi assediati in Gaeta. Alf. Spokt, Les 
galeres royales ecc., p. 400, riferisce che Prégent partì da 
Genova il 4 giugno con 25 vele, con grandi provviste 
di grano e di carne salata, per aiutare il Castel del- 
l'Uovo e Gaeta, e nella flotta v'era anche la u Lomel- 40 
"lina». 

Le sconfitte e la difficile situazione dei Francesi 
nel Regno di Napoli scossero il prestigio del dominio 
francese in Genova, e perciò il 23 giugno si radunò un 
gran consiglio per studiare qualche provvedimento atto 45 
a rafforzare il Governo. L'oratore Melchione de Ni- 
grone, dopo avere augurato al Re di Francia ogni for- 
tuna, ed avere espresso la devozione della città a lui, 
propose che il Luogotonente e gli Anziani eleggessero 
dodici cittadini con ampi poteri per provvedere alla 50 



92 



BARTHOLOMAEI SENAREGAE 



[A 1503] 



Maximum cnm Caesare Borgia aegrotare: rumorque in volgili manavit, una mensa venenum 
sunisissc; sed quia diverso tempore mortili sunt, non una fuit fama 1 . 

Obiit Alexander anno quo sedere incepit undecimo, dubiae rìdei utrisque regibus, quod 
contìrmav'u excrcitus Caesaris exauctoratus, cum magis necessarius fuisset *. Caesar, mortuo 
Alexandre se in Vaticanum recepit: mirum quod ad omne scelus homo natus, refugium 
habuerit. Venererai Romam Julianus Ostiensis 3 , Ascanius Sfortia et Rothomagensil Cardi- 



i. una mensa] in mensa C UMXJSL. — 3. Obiit Alexander anno.... quo sedere incepit. Mi r.: C, che , 
torse da Mi R., cra/ì la lacuna cori: nono, errando nel calcolo ile oli anni del pontificato — 3-6. undecimo, dubiae 
fidei utrisque regibus, quod conlirmavit excri itus Caesaris exauctoratus. cum magis necessarius fuisset. Caesar. 
mortuo Alexandro, se in Vaticanum recepit: mirum quod ad omne scelus homo natus, refugium habuerit. om. 
1 Mur. — 5. mirum] murum A B FM S U V. l'ala la concordia di tutti i codici nello scrivere: munirti avrebbe 
dovuto essere scelta questa parola, ma l'erudito che curò il cod. D mutò il murum in mirum, rendendo così compren- 
sibile il periodo, che altrimenti sarebbe stato oscurissimo — 6. Vencrunt Romam] Tunc Romun veti -runt C t/'Mt'R. 



quiete di Genova. Approvata la proposta, furono su- 
bito eletti i dodici di Balia e cioè: G. B. Grimaldi, An- 

10 area Ceec, Cristoforo Cattaneo. Bartolomeo di Cera, 
Pietro di Persico, Nicola Spinola, Francesco Lomcllini. 
Antonio Sauli, Simone Bianco di Bracelli, Stefano 
D'Oria, Gian Ambrogio Fieschi, Agostino Foglietta 
{JDÌVì -rsoi -., reg. [70-664)1 Questo provvedimento riuscì 

15 a mantenere la città in quiete, ma non v'è dubbio che 
la cittadinanza dovesse versare in gravi angustie per 
le difficoltà dei commerci per mare causate dal conflitto 
franco-spagnuolo. E vero che il Re di Francia si era 
impegnato coi patti del 1499, ed aveva riconfermato 

20 nella sua dimora a Genova, nel 1502, di lasciare liberi 
i Genovesi di commerciare con la Spagna, anche in 
caso di conflitto tra Francia e Spagna, ma occorr 
anche persuadere gli Spagnoli a volere continuare i 
loro commerci con Genova, e ciò non era facile. Già 

25 nel 1503 il He di Spagna aveva proibito ai Genovesi 
di caricare merci sulle loro navi nel regno di Castiglia. 
e da Genova erano partiti prima Nicolò di Oderico, 
poi, nel dicembre 1502, Gerolamo di Negro per ottenere 
il ritiro dell'editto, assicurando che l'amicizia di Gc- 

■50 nova era inalterata e presentando, forse, la riconferma 
data da Luigi XII ai pi i vilegi genovesi (Divcrsor., reg. 
1 06-660, 1 dicembre 1502, Diversor., reg. 161-655. 6 di- 
cembre 1502; /slruz. e /Cela:., 2707 e ', S dicembre 1502), 
ma intanto l'armata spagnola sequestrava navi e merci 

35 genovesi in Sicilia, e d'altro lato navi corsare delle due 
Riviere pirateggiavano peri mari, spintevi sottomano 
dai Francesi, malgrado le ordinanze che proibivano uf- 
fic ialini -ni l rumente di uscire in corsa (7 febbraio, 

23 giugno 1503, Diversor., filza 59 30791. Ciò avrebbe 

\n dovuto portare alla rottura delle relazioni fra Genova 
e la Spagna ; ma l'ini spingeva i Genovesi a ten- 

tare ogni via per non Ipezsan i rapporti: infatti l'am- 
basciatore genovese in Spagne riceveva l'ordine di ri- 
manervi, sebbene avesse ihiesto di ritornare in patria, 

45 dichiarando di consumare invano il suo tempo colà 
i/iiversor., reg. 166 660, a<) maggio 1503) ■ (1 il Re di 

Francia, che In una lue lettera scritt.i di Tornom III 

to) insisteva perchè Genova si dichiarasse nemica 

della Spagna, aveva In ri rifiuto dai 

rchè la dichiarazione di gii ■ Spagna 

avrebbe recato grandissimo danno alla 1 ittà {Divtrsor., 

70-664; 5. 7 nbre 1503). Il Sanudo, come 

sempre, bene informato, ricava, da una I lell'am* 



basciatorc veneto in Francia, che i Genovesi non vo- 
levano rompere in guerra con la Spagna ■ perchè il 55 
" terzo di Zenoa è in Spagna e vi sono 300 caxe di 
* zenoesi che li reali, [se] rompeno, li toria il suo che 
"potria mantenir do anni la guerra con Franza„ (Diari, 
Y. 113, 19 settembre 1503). Il Redi .'rancia, adirato, 
puniva i Genovesi togliendo loro " la trata di for- 60 
" menti di Provenza „ (Sanudo, Diari, V, 142: 22 settem- 
bre); ma ciò non impensieriva tanto i Genovesi, quanto 
le offese che potevano ricevere per mare dalla flotta 
spagnola. Le loro navi dovevano ormai essere protette 
da scorte armate. Una nave di Bartolomeo di Pro- 65 
molitorio, che doveva partire per Chio verso la metà di 
ottobre, fu scortata da una nave di Ambrogio di Negro 
sulla quale sali, come commissario del Governo, il no- 
bile Cristoforo Lercari, con l'istruzione di vigilare al- 
l'armamento dell'altra nave e poi di navigare di con- 70 
serva sino a " Capo Passero, la Mal'a et el Gozo, 
" Trapcna e la Favigliana „. Ivi sarebbe terminata la 
scorta alla nave di Promontorio: il commissario però 
avrebbe aspettato con la sua l'arrivo di due navi, l'Im- 
periale e la Salvaign. - che expectamo de Levante e 75 
■ quell'altra che etiam si expecta di Soria „, per dare 
loro aiuto. Egli doveva aspettarle per 45 giorni, poi 
era libero di decidere se attendere ancora. A fianco 
del commissario era eletto a comandante delle due navi 
Bartolomeo Giustiniani {/sfruz. e RtlaM . 2707 ('; 12 ot- 80 
tobre 1503). 

1 La cena cui parteciparono il Papa e Cesare 

■ lc i a ebbe luogo in una villa del Cardin. Adriano 
da Corinto, il cinque o sei . 1 Papa morì il 18 

I! Pastor. .sv. ,/. l'api. Ili, p. 475 e sgg. 85 

in e. in seguito a molte considcra/.ioni, che egli sia 
stato avvelenato e all'erma che morì di malaria per- 
niciosa. 

* Questo periodo ed il successivo furono onn ssi 
nella edi/ muratoriana. Il Scnarega dice che, per la 90 
politica mah irta di Alessandro VI tra Francia e Spa- 
gna, l'esercito pontifìcio, alla sua morte, fu senza ap- 
poggi, isolato proprio nel momento in cui doveva essere 
V'è perà servare che l'aiuto dell'esercito 

francese o dello spagnolo avrebbe senza dubbio influito 95 
sulla elezione del futuro Papa. 

ti Giuliano della Rover \o di Ostia, 

( srdlnale di S Pietro in Vincoli, il futuro Papa Giu- 
lio II. 



(A. 1503| 



COMMENTARIA DE RKIUJS (;KNIJKNS1UIJS 






naiis, ut Comitila Pontifìclia intereaaent. Bxactia de more exequiia, creatua Franciacw 'Senen- < w» 
ais, qui l*ii Secundi ex Borore nepoa fuit, di*' xxi Septembria MDIII '. Moriiur die svili 
Octobris ante auroram. Vixil tantum diea xxvi, voluitque eo nomine in avunculi memoriam 
nominar!. Qui tametai, Btatim ;i sn;i creatione, illud frequente! in ore habuerit, non armii 
5 opus esse ampliua, aed de pietate et religione omnibus cogitandum (quae praedicatio totani 
Italiani in apem certam erexit quietioria status, bellorum terroribua undique Bublatis), permiait 
tamen gallicum exercitum adveraua Hiapanoa in Latium deacendere ( vel quod inermie arma- 
tum tenere non potuit, aut quia Impedire non debuitf ne prohibendo beilum in se verteret. 
Ad decem millia equitum peditumque fuiaae dicuntur qui, sub sìimiìs, praeter urbem Romani 

10 ad beilum profecti sunt '-'. Mortilo Pio Pontifice, (pieni Codimi tcrrae ostenderat, aequitur 
nova Pontificia declaratio, Julii Papae Secundi, non minua popularia, ac nescio an gratior 
etiam Romanae civitati, ubi favor ingerì 8 erat, jam inde a Sixti Pontificata, munilicentia et' 
splendore vitae omnibus conciliatus, tanto cum gaudio civitatis nostrae, (pianto num(piani nec < V4^ 
prò Sixto, nec Tnnocentio, simul convenisse certuni sit 3 . Tota urbe et Riparia supplicationes 

15 factae et alia, quae in maximis gaudiis fieri solent. Oratores xn decreti, tanto ornatu, ut 

nulla ex 'multis legationibus celebrior visa sit 4 . Mur., 579 

Dum Galli circa Cajetam residerent, Mollam et Titum diripiunt, Arcem Siccam oppu- 
gnare adoriuntur, et cum varia utrinque proelia facta essent, Lirim petunt, de transitu fluminis 
acturi. Nulli ab initio dubium fuit quin ea res male verteret Gallis, hostibus ad adversam 

20 ripam tendentibus; praeterea nusquam fere se praeberet vadabilem nisi qua hostis ex adverso 
consederat. Hyems jam proxima erat et omnibus apparebat quod omnia tempus esset Gallis 
iniquiora facturum, ut fame et f rigore miles per conatus varios contìcerelur; contra tutius 
ad beilum restaurandum fuisse ajebant, si in Marsos et 'Pelignos Galli duces subito transmis- e 4 t 5 r 
sissent et sub tectis reliquum hyemis egissent, mox vere primo in Apuliam digressi, ex integro 

25 beilum repararent; quae opinio non omnino vana fuisset. Dum circa Lirim assident, fames 
primo sentiri coepta est, secutus inde morbus, postremo hyemis intemperies, quibus malis 
pars exercitus inutilis facta est. Tentato fluminis frustra transitu, multa inde facta circa 
Cajetam sunt. Periit eo tempore Petrus Medices dum scapham conscendit, trajecturus ad 
naves, patria extorris, qui Gallorum partes sequebatur 5 . Galli tamdem pacti conditiones, 



2. xviii] 28 B\ 8 C 



1 Francesco Piccolomini, Cardinale di Siena, as- 
sunse, in onore dello zio, il nome di Pio III. Il Pa- 
stor, Si. d. Papi, III, p. 531, afferma che egli fu eletto 

S nel mattino del 22 settembre. 

2 Si accenna qui all'esercito francese, comandato 
da Luigi de la Trimollle, che partì dalla Lombardia 
verso il Regno di Napoli in soccorso dei Francesi. 

3 II Cardinale Giuliano della Rovere fu procla- 
10 mato Papa il 1 novembre 1503 (Pastor, op. cit., III, 

p. 539) e assunse il nome di Giulio II. La notizia della 
sua elezione sollevò il più grande giubilo tra i suoi 
concittadini savonesi. Essi piantarono dinanzi a molte 
case alberi di rovere in onore di Giuliano, sicché Sa- 
15 vona pareva un bosco, come dice Agostino Abate in 
Cronache Savonesi edite da G. Assereto, Savona 1897. 

4 La deliberazione per questa ambasceria fu presa 
addi 16 novembre 1503, in una grande adunanza, alla 
quale intervennero il Governatore, gli Anziani, gli uf- 

20 nei della Balia, della Moneta, di S. Giorgio e trecento 
cittadini. Si premise the, dopo la elezione del Papa, 
era consuetudine che tutti i Governi cristiani mandas- 
sero ambasciatori a prestare obbedienza al nuovo Pon- 
tefice, come vicario di Cristo; anche la Repubblica do- 



veva mandare i suoi e perciò occorreva stabilirne il 25 
numero, eleggerli e provvedere alle spese. L'oratore 
Luca Spinola, dopo avere fatto grandi elogi di Papa 
Giulio, propose che si scegliessero dodici ambasciatori 
tra i primari e più ricchi cittadini e non si lesinasse 
sulle spese, e che la elezione fosse fatta dal Governa- 30 
tore, dagli Anziani e dagli uffici. La proposta venne 
approvata con gioia dai cittadini, ed il 20 novembre i 
predetti uffici ed il Governo, dopo aver comminato gravi 
provvedimenti per coloro che, eletti, avessero ricusato 
di andare ambasciatori, procedevano alla elezione dei 35 
dodici (Diversor., reg. 170-664; 16 e 20 novembre 1503). 
I nomi di essi sono ricordati dal Senarega poco oltre, 
nel 1504, riferendo i risultati dell'ambasceria. 

5 C. Cipolla, in Si. d. Signorie, p. 798, riassu- 
mendo le notizie di storici contemporanei, narra che 40 
nella notte del 27 dicembre 1503 il Consalvo passò con 
tutto l'esercito il Garigliano ed il 28 assalì alle spalle 
i Francesi e li vinse in memoranda giornata. Piero 
de' Medici fuggì con alcuni gentiluomini su una barca 
carica di quattro pezzi d'artiglieria, ma la barca, giunta 45 
alla foce del fiume, travolta da venti contrarli, affondò 
ed il Medici affogò. 



94 



BARTIIOLOMAEI SENAREGAE 



[AA. 1503-1504] 



C. 4I$V 



Cajcta cesserunt ' et hoc modo Neapolitanum Regnum, partim foedere inter Reges icto, 
partim vi et armis, Gonsalis ducis fortissimi ductu, Ferdinando Hispaniarum Regi cessit. 
Circa IVreiieum, in Galliae et Ilispaniae tìnibus, ingenti proelio Galli sunt ab Ilispanis vieti *. 
C'ajeta dedita, multi navibus devecti ad nos venerunt: qui terrestri itinere retro 'abierunt, 
frigore et inedia passim periclitati sunt, ludibrioque ubique habiti 3 . Nec multo postquam 
Galli Regni tìnibus cessere, Ludovicus et Ferdinandus Reges in tres annos inter se inducias 
pepigere et Italia bellorum curis soluta quievit 4 . 



Anno MDIV et MDV. Anno millesimo quingentesimo quarto et item quinto, pauca 
sunt dicenda, nam ii anni duo, sola pestilentia memorabiles erunt. Mense Aprili indictum 
iustitium, quo tempore cives a consuetis eorum operibus se continuerunt s . Pisani hoc tem- 10 
pore, non modo urbis suae dominium dare nobis velie dicebant, sed maximis lacrymis effla- 
gitabant. Propter quod ad Regem orator prò nostra Republica missus est, qui regiam volun- 
tatem scrutaretur et recusantem precaretur, vel dubium confirmaret. Rex, primo voluntati 



4. retro om. (' TMir. — io. iustitium] iostitlum A ; Institutum CI M . 



1 Gaeta si arrese il 1 gennaio 1504. 
* Ampie notizie circa questo settore della guerra 
franco-spagnola olire J. n'AuroN, Chroniaues, II, p. 361 

5 e 

3 Ai.i". Sfont, /.e* galère royales ice p. 405, affer- 
ma die i reduci dalla guarnigione di Gaeta giunsero a 
Genova il 16 gennaio 1504. Del loro passaggio rimane 
qualche ricordo nelle carte d'Archivio in Genova. Al- 
io cuni cittadini, che avevano prestato alloggio ai Fran- 
cesi, chiesero all'ufficio di Halia qualche compenso " prò 
" pensione mansionum suaruni „ e l'ufficio, pur dichia- 
rando di non averi alcun ohhligo, deliberò * ob Ch.mi 
" Regis domini nostri revcrentiam „ di pagare a Hat- 
15 tistina, moglie di Baldassarre de Nigrono, che aveva 
l>itato il Signore di Obegni (Aublgnv) con suo ni- 
pote, ed ospitava ancora altri Francesi, lire 50; a Tad- 
deo di Pogliasca. perchè aveva ospitato l'infante di 
\ varrà e poi il lignore di Durazzo ed altri, lire 40 
20 ecc > ecc. (Di; ersor., reg. 166-660: 29 gennaio 1504). J. 
d'Auto*, Chroniques, II, p. 70, dice che i Francesi sbar- 
cati a Genova in questa occasione " furent, à tout leur 
" malheur, par les Genois, bien recus et doucement trai- 
" tés, ce qui leur fit gran bien, car besoin en avoient ... 
25 e ricorda pure che tra questi reduci morì a Genova Lu- 
dovico II marchese di Saluzzo. Nel Diversor., reg. 166- 
660, addì a gennaio 1505, vi e un curioso ricordo delle 
sue esequie: "Nota quod anno supcriore M° quingen- 
" tesimo quarto, xxviii die januarii, defuncto in hac 

■ clvltate Janue 111. D. Ludovico Marehione Saluciarum, 
"cum ad celebrandas eius exequias Mag.cl domini An- 
" tiani, otlìcium Balie et oftìcium Monete ac nobilium 
" familie et alti plurimi cives convenissent in ecclesia 
"Sanile Marie Inviolate (nam ilio exceptUS fuerat eger, 

* reversus imperator ab exen itti regio, qui apud Caie- 
" tam male pugnaverat) non prosecuti sunt funus quod 
"ad ccclcsiam Sancti Dominici efferebatur, quoniam 
" infra dignitatem Senatus et urbis viden tur quod 111. 

* D. Gubernator voluerit tam Domeatlcoa ipsius Mar- 

* chlonla quam alios nonnullos advenas Gallos et Pe- 
1 d( iiiontanos, Senatui ac cetcris Magistratibus in ea 

■ pompa preire „. Mirabile esempio delle brighe e delle 
liti per le precedenze! 



30 



35 



40 



Angelo RXKOHDIHI in (cornale Ligustico, II 
(1875», p. 218 smentisce le notizie ilei Giovio e del 45 
Guicciardini, che il marchese fosse sepolto in Genova, 
e prova invece che ebbe sua tomba in Saluzzo. Il 
SaHUDO, Diari. V, 744, 745, 791, accenna ai timori dei 
Francesi, dopo la rotta nel Regno di Napoli, di per- 
dere anche Genova. Perciò il Marchese di Saluzzo tbbe 50 
l'ordine di restarvi con le sue truppe e nel gennaio gli 
si mandarono altri duemila fanti. 

4 La tregua fu sottoscritta il 31 marzo 1504. Cf. 
Cipolla, St. d. Signorie, p. 799. Un cenno alle trat- 
tative per questa tregua è anche in un consiglio, tenuto 55 
in Genova il io gennaio 1504. In esso fu data lettura 

di un desiderio del Re. Egli chiedeva ai Genovesi di 
pagare ancora, per tutto il gennaio 1504, i 300 fanti di 
guarnigione in Genova, che avrebbero dovuto essere 
licenziati per la fine del dicembre, perchè si stava trat- 60 
tando una tregua in Italia. I Genovesi acconsentirono, 
osservando tuttavia che la povertà della città avrebbe 
impedito ulteriori spese (Diversor., reg. 170-664). An- 
che il Sanudo, Diari, V, 800, notifica che il Re di 
Francia aveva ordinato che a Genova fossero pronte 65 
le navi " e za si dice sono S galee, 3 nave, et 1000 
"fanti in hordine, acciò, si non siegue la pace, farli 
" passare in reame „. 

5 L'edìz. muratoriana aveva Instilutum invece di 
iustitium e perciò il Muratori pose un asterisco In se- 70 
gno di dubbio. Iustitium indica la sospensione di ogni 
attività degli uffici giudiziari. Tale sospensione non 

fu però ordinata nell'aprile. Fu soltanto il 19 giugno 
1504 che si cominciò col rimandare a 15 giorni ogni 
causa criminale ; il 5 luglio 1504 il Governatore e gli 75 
Anziani " conspiclentes pestem non solum non cessare 
ed In dles magls pullulare „ sospesero tutte le cause, 
sequestri, deleghe, balie di uffici " ita quidem ut pre- 
" sens suspensio generalissimi sit . . . et duret ad bc- 

■ neplacltum ipsius magnifici Senatus „. Le conseguenze So 
della peste sono visibili anche in qualche notizia di Pa- 
lazzo poiché nello stesso giorno si elegge un nuovo 

■ nundo - dei tarchicti (targetti, cioè messi, uscieri) 
ed un tvchieto, in luogo di altri defunti (Diversor., 
reg. 173-666). 85 



(A. 1301| 



COMMENTARIA DE KKBUS (IKNUKNSIBUS 






no8trae assentiri videbatufi s*'<l non multo post, vd t < • j > i « l i t ; 1 1 < • pub li canini cauaarum, rei 

(liiorunidam civiuni iioslroruni adversantium maligniate, vet.uii. Qui licei pauci t, < -ral • fi6t 

nihllominUB major cornili auctoritas rei pei tui bandae, < j noti tandem fecorunt. Quod hì Imbere 
lMsas nobis perniissuni fuisset, cojdiationes nostias studiaque DOBtra alioquin in pernii iem 
5 nostrani et viscera nostra conveisa, alio diverlissenius. Sed sic fato datimi '-rat, ut et QOl 
etiain, qui soli post adventum Gallorum in Italiani experte.s universae fere cladii I im-i.-uhiih, 
cornimi nem calamitatimi cimi reliquis sentiremus; quod evitare fai ile luit, hì ipsi ;irma conlra 
nos non indnissenius. Luimus poenas quai nohis ipsis iiitiilimiis, n.im ex nimio luxu nimiaque 
opulentia efferati, vix sana Consilia admittebamus, et 'quasi equus lon^o Otio in stabulis degens, Min 
10 sessorem non ampliua patiebatur, nec levi morsu re^ji posse videbatur '. Quod ex hoc facile 



i. teplditate] tepldare AB — 5. conversa, alio odi. A lì S — 9. vix sana| juxta sana «t insanii ( / Mik.; 
iniusta et insana D (corretto su precedente vix sana) 



1 Le osservazioni del Senarega sulla torbida con- 
dizione politica genovese vogliono preludere alla rivo- 
5 luzione popolare degli anni 1506-07. Che l'annessione 
di Pisa a Genova potesse servire a deviare tale turbo- 
lenza e dubbio, come tutto ciò che non accadde, ma il 
rimedio non poteva essere accettato dalla Monarchia 
francese: e la ragione del rifiuto non fu, come crede il 

io Guicciardini, St. d'Italia, Libro VI, cap. xi, ediz. cit., 
voi. II, p. 143, pel timore che " cominciando i geno- 
" vesi a implicarsi per se medesimi in guerre e in con- 
"federazioni con altri potentati . . . sarebbe cagione che 
" alzandosi .... a cose maggiori, aspirerebbono dopo 

15 " non molto ad assoluta libertà ,., ma fu piuttosto per- 
chè l'annessione di Pisa a Genova avrebbe portato a 
guerra aperta con 1 Fiorentini, nella quale Francia e 
Spagna, Venezia e Roma si sarebbero trovate di fronte. 
Alla politica Italiana partecipavano ormai, pur troppo, 

20 anche gli interessi delle grandi potenze europee, ed il 
Senarega aveva la visuale politica di un uomo d'altri 
tempi. Del resto è comprensibile che, per i loro inte- 
ressi, i commercianti genovesi fossero allettati dalle 
proposte di Pisa perchè, se avessero avuto Pisa in loro 

25 mani, avrebbero ostacolato potentemente i commerci 
fiorentini, ma Gian Luigi Fieschi, uomo politico per 
eccellenza, non era favorevole alla annessione, perchè 
vedeva al di la del vantaggio contingente di essa. E 
a lui che accenna il Senarega nel testo. Il Guicciar- 

30 DiNi, op. cit., loc. cit., ed 11 Giustiniani, Annali, II, 
p. 609, fanno esplicitamente il suo nome. I Genovesi 
aiutarono sino all'ultimo la resistenza pisana contro 
Firenze. L'opera loro in prò di Pisa fu molto attiva 
specialmente negli anni 1504-05. Nell'aprile 1504 essi 

35 inviarono commissario a Pisa il nobile Alessandro di 
Negrone avvertendolo nelle istruzioni del timore che i 
Fiorentini andassero a distruggere le messi dei Pisani ; 
ciò avrebbe rovinato Pisa e perciò essa aveva chiesto 
soccorsi di denaro ai Genovesi, sperando che anche 

40 Lucchesi e Senesi la aiuterebbero. I Pisani afferma- 
vano essere loro necessari 500 fanti, 200 cavalieri ar- 
mati alla leggera e 50 armigeri per due mesi, e stima- 
vano che, per lo stipendio di queste milizie, bastassero 
ducati 6000. I Genovesi erano pronti a darne duemila, 

45 purché Lucchesi e Senesi dessero il resto. Il Negrone 
avrebbe dovuto versare detta somma, solo quando an- 
che gli altri si impegnassero a versarla {Istruz. e Re- 
lax., 2707 C; 23 aprile 1504). Nel maggio il Governo 



genovese mandò il nobile Davide Grillo a Lucia per 
trattare circa gli affari pisani. L'istruzione gli ingiuri- 50 
geva di recarsi colà " sotto colore di mercantia, fin- 
gendo di voler fare vendia di grani e d'altre cose „ 
e di abboccarsi coi nobili Benedetto Bonnixi, Giov. 
Guinixi e Michele Micheli, primari cittadini lucchesi, 
per intendere " quello si possa sperare o temere da 55 
"parte dei pisani,,. Doveva dire che i Genovesi ave- 
vano già dato ducati 2000 ed ultimamente ne avevano 
versati altri 2000; poi avrebbe chiesto consiglio circa 
l'opportunità di presentarsi ai Signori del Governo. 
Se avesse avuto parere favorevole, si sarebbe presentato 60 
con le credenziali e avrebbe sentito le proposte luc- 
chesi. Circa la proposta che Genova assumesse la pro- 
tezione o il dominio di Pisa, avrebbe detto che i Ge- 
novesi non ne avevano alcun desiderio; del resto essi 
dipendevano dal Re di Francia e non sapevano se egli 65 
avrebbe approvato ciò, sebbene non avesse mai contra- 
riato i loro disegni. Se i Lucchesi dicessero che " pren- 
" dando noi la protection de Pisa, ne sarà restituita 
" liberamente Pietrasanta, cossi comò è stato dicto ad 
" Alessandro „ (Negrone, commiss, a Pisa) egli rispon- 70 
derebbe con parole " assai legiere ;; osservando che, con 
la protezione di Pisa, i Genovesi avrebbero una nuova 
guerra con i Fiorentini " non senza grave spesa e fa- 
"tica,,, e ascolterebbe le intenzioni dei Lucchesi circa 
la loro attitudine nel caso. A questo punto l'istruzione 75 
è modificata da un nuovo incarico. Si avverte il Grillo 
che deve mutare il suo viaggio. Per notizie venute da 
Pisa si è deliberato di mandarvi mille mine di farina. 
Egli andrà a Portovenere per aspettarle e provvederle, 
se necessario, di una scorta, poi andrà a Lucca (Istruz. 80 
e Relax., 2707 C; 13 maggio 1504). 

Nel novembre troviamo una nuova prova dell'in- 
teressamento di Genova per i Pisani. Pier Ambrogio 
Boetio è inviato dall'ufficio di Balia a Portofino per 
parlare al capitano Rechexens che è là con tre galee. 85 
Il Boetio tratterà con lui del suo proposito di entrare 
al soldo di Genova: procurerà di comprare grano da 
lui e infine dovrà porre ogni studio per ottenere che 
il capitano liberi Gerolamo di Lancroya, cittadino pi- 
sano, catturato su la nave di Mangiamarchi. Questa 90 
ultima commissione preme moltissimo all'ufficio di Ba- 
lia (Diversor. filza 60-3080; 4 novembre 1504). Infine 
l'8 novembre 1504 è data istruzione al nob. Bernardo 
Salvago per trattare col senese Pandolfo Petrucci. La 






BARTIIOLOMAEI SENAREGAE 



[A. 1504] 



agtioscendum videtur, cum in regium Locumtenentem insurgere non dubitaverimus, dum novi 
tieront Antiani, qui principio mensis septembris renovantur. Electorcs siquidem ipsorum 
. a: Antianorum sino Locurntenente nominarunt; quod numquam ' contigisse legimus, sive Ducum, 

live aliorum dominantium tempora respicimus. Quae res etsi improbari summe possit, sola 
potest ratione excusari, quod vocatus non venisset, quamvis non sine ratione conatus sit 5 
excusare causam tardioris sui adventus Sed bonus Rector, quietis studiosus, rem dissimulavit, 
(|uae alioquin potuit magnum incendium exsuscitare '. Missi praeterea xn oratores Romam 
Joannes Ambrosius Fliscus, Stephanus de Vivaldis iurisconsultus, Petrus Spinula, Ambrosius 
Lomellinus, Dominicus Adurnus, Cosmus de Zerbis, Hioronymus de Salvo, Petrus Sauli, 
Augustinus de Ferrariis, Augustinus de Grimaldis, Ilieronymus de Auria, et Gabriel de For- 10 
nariis, qui novo Pontifici oboedientiam praestarent, et cum eis unus ex scribis Senatus. Fuit 
honoritìcentissima legatio post Venetam, sive numerum legatorum, sive ornatum requiras. 
Orationem habuit Stephanus Vivaldus, sua suorumque antiquitate et virtute clarus, lalinam 
et gravem, et a multis commendatam. Et rosa aurea, quam dare Pontiiìces magis caris 
. $tt* consueverunt, ' nos donavit. Eam domum redeuntes, populo spectante, in templum majus 15 
detulerunt \ 



i. agnosccnduni om. li — 5. quod vocatus non venisset, quamvis non sine ratione conatus sii excusare 
om. £ saltando da un primo ad un secondo: excusare — 10-11. Gabriel de Fornariis om. CDF FMuR. 



pessima grafia, la carta guasta e macchiata per l'umido 
rendono assai diffìcile la lettura della istruzione; tut- 
S tavia si riesce a capire che si tratta di una alleanza 
in soccoi • i Pisa (Istria, e /trlaz., 2707 C). Le re- 
lazioni con i Pisani nell'anno 1505 saranno trattate in 
altra nota. 

1 II Senarega dichiara che la elezione degli An- 

io ziani noti fu conforme alle leg«i del Comune di Geno- 
va ; occorre però ricordare che proprio in quei mesi la 
peste infieriva nella città e che l'ufficio di Balia, che do- 
veva scadere il 12 luglio, era stato, con deliberazione 
del Governo, riconfermato nei poteri per tutto il mese 

15 di agosto e, più tardi, prorogato a tutto settembre, 
senza ricorrere per queste proroghe alla adunanza di 
magistrati e di cittadini " qui de more citari et con- 
" gregari solet . . . . ob pestem in dies in^ravescentem 
* non t.unen in civitate sed etiam in villis„ e ciò si 

20 era fatto per il bene della città, per provvedere ai po- 
veri che mancavano di pane, per badare agli stipendiati 
" qui ad custodiendam urbcm conducti fuere ne furta et 
1 alia mala in civitate. hoc pestifero tempore, commi- 
" tantur B ed infine per mandare aiuti ai Pisani contro 

25 i Fiorentini, che li assediavano per mare e per terra 
(Diversor., reg. 173-666; 5 luglio, 26 agosto 1504). Le 
stesse, o altre simili, ragioni consigliarono forse gli 
elettori ad alìrettarc la scelta dei nuovi Anziani, benché 
si potrebbe osservare che anche agli Anziani " uscenti „ 

30 avrebbe potuto essere concessa una proroga di poteri, 
come all'ufficio di Balia. Del resto, se il Luogotenente 
non protestò, fu probabilmente perche aneh'egll aveva 
il torto di non essere tornato in fitta, forse per paura 
della peste. 

35 * L'ambasceria era stata deliberata (come vedem- 

mo) 11 16 novembre 1503 ed eletta il 20, ma tardò a 
partire. Il io gennaio 1504 si ordinò il pagamento di 
lire 600 per ognuno degli oratori * qui Roman pro- 
' turi sunt. ad exhibendam obedientiam novo Pon- 

40 ■ tifici „ ma pare che gli oratori si lagnassero per la 
insufficienza della somma, ed allora si portò la cosa al 



Senato. I cittadini deputati alle spese per la spedizione 
sostennero di avere dato alla comitiva una somma pari 
a quella per gli oratori mandati al papa Innocenzo Vili, 
ma gli odierni oratori dichiaravano che non poteva 
bastare per vestire i serri e per le spese del vitto. Al- 
lora il Senato deliberò che, per la dignità della Curia 
romana e del Pontefice, ogni oratore aveste lire 200 per 
le vesti dei suoi undici servi e soldi 20 al giorno per 
ogni uomo con la sua cavalcatura, data la penuria di 
vettovaglie in Roma e dintorni. Contemporaneamente 
si eleggeva il Cancelliere Bartolomeo Senarega per ac- 
compagnare a Roma i suddetti oratori e gli si davano 
tre servi, un " giovane „ ed un mulo di carriaggio, c< n 
la somma di lire 600 per due mesi, più lire 50 per Gian 
Francesco che era il suo " giovane „ (/>.-■ r.. reg. 
166-660; io, 11, 12 gennaio 1 ^04). Il i° febbraio erano 
consegnate le istruzioni ai dodici oratori. In esse si 
ordinava che, nella prima udienza del Papa, l'ambasce- 
ria gli prestasse omaggio; nella seconda " vos domine 
" Stephane, firma et intrepida voce, iamdiu premedita- 
" tam orationem perorabitis, non longam ne fastidium 
"in astantibus indin atur . . . . nec adeo brevem ut de- 
" fuisse vobis materia videatur „. Avrebbero poi fatto 
visita ai Cardinali e discorso con gli ambasciatori di 
altre regioni e nazioni. Essi dovevano ottenere il ri- 
conoscimento dei privilegi, che i Genovesi ebbero sem- 
pre dai Papi; dovevano parlare in favore del Banco 
di San Giorgio, dell'ospedale di Pammatone ecc. ecc. 
(Fstruz. r lirlaz.. 3707 C). (ili oratori partirono assai 
probabilmente da Genova il 6 febbraio, poiché in un 
registro della cancelleria genovese è scritto ■ Bartho- 
" lomeus (Senarega) missus fuit ad Summum Pontificem 
" die 6 februarii et rediit de mense Maii „ (/>izcrsor., 
reg. 170-664, fine di gennaio 1504). (.ioy\nni Bur- 
CKARii, nel suo Liber no/amm, in nuova edizione dei 
/fA*. //. ss., tomo \X\II, parte 1. p. 434 descrive con 
la solita accuratezza il solenne ingresso degli ambascia- 
tori genovesi in Roma. Esso avvenne il 35 febbraio, 
prima domenica di quaresima ma in verità essi erano 



45 



So 



55 



60 



65 



70 



75 






so 






[A. 1505| 



C'OMMKNTAKIA I)K KKliUS ( i KNUKNSII',1 IS 



97 



| Anno IYT1)V|*. Morltur anno <] ni n t<>, peste correptus, Jacobua ETonchexolei, d<- quo lupra 

dixi, prò Ravasleno vires ju-ieus, vir bonus eL priidens, re., hi. fflOI Ibui H < «mem ■dalrmimUH. 

Et sub lii.s diebus Fiorentina cum magno equitum podiiunnpie e\en -ì tu, l'isanoi Invaaerunl 

et diruta magna parte niuroruni et frustra proelio tentala urbe, amifflìl pliis(|iiani 500 pedi- 

5 tìbus, abierunti Credebant multi Pisanoi imporium Regìa Hiapaniarum tubituroa, quia eum 
dominum non récuaarent et ab aliis repudiarentur; ipsi vero stare diutiua non posse line 
auxilio alììrmarent; de nobis auteni, in quofl omnes COgitationeB suas converlerant, et (juos 



* Nella cdi:. miti atorituta e nelle l'arie eo[>ie delln Cronaca la narrazione procede StltMO partizioni di anni, dal 
1504-05 al 150$. Ilo ereditto opportuno di separare gli anni 1505, 1506, /507, per maggior» < lindezza. 



giù entrati In Città da circa otto giorni " scerete, om- 
" nibus scientibus, et liodic exlerunl Usque ad domimi 
5 " oliai l'etri C'aran/.a, luxta viridariinn pape: inde exic- 
" runt, preeeclentibus i.xx ìnulis cimi salmis ctc. et cir- 
" citer Lxxx equis. Prinius cornili cquitavit inter Brit- 
" tanoriensem a dextris et Militcnseni a sinistrisi 11 ad 
" dextram episcopi Redonensis, oratoris regis Francie: 

io "in ad dextram episcopi Zamorensis . . . . „ e sfilarono 
così tutti accompagnati da vescovi ed alti prelati sino 
al palazzo degli Orsini in Campo di Fiori. Li prece- 
devano D. Sisto (nipote del Papa per parte di sorella) 
cavaliere del S. Ordine gerosolimitano e il capitano di 

15 palazzo; " familla pape non exivit portam urbis sed 
" intra et iuxta portam accepit eos, episcopo Brittano- 
" riensi prò omnibus loquente. Habuerunt salmas lxxx 
" et fuerunt equi circiter ce „. 

Anche il Sanudo, Diari, V, 935, 940, ha un'ampia 

20 relazione sull'ingresso in Roma degli oratori genovesi; 
la riferiamo quasi per intero perche ci pare interes- 
sante per il colore e per qualche cenno di mal celata 
gelosia. Nel solenne ingresso precedettero " li cariazi 
" per numero muli 54, coperti de rosso con diverse 

35 "arme,,, poi il capitano degli " stradioti „ con venti 
uomini e parte della guardia del Pontefice, poi alcuni 
domestici di Cardinali e dietro ad essi " 45 copie de 
" cavalli de la famiglia de li ambasatori, .... a do a 
" doi, de vestimenti non molto in hordine, et li ron- 

30 " chonieri dil papa con tamburi et pive, e zonti al 
"castello, grande quantità de trombe,,; seguivano gli 
ambasciatori accompagnati da prelati "gioveni et vechi, 
"ma più zoveni che vechi,, e gli ambasciatori erano 
" tuti vestiti di damaschino, chi figurato e chi non> 

35 " fodrati di dossi a la zenovese, con collari a lor modo' 
" et tuti di grana, salvo che l'ultimo zovene una vesta 
" paonaza pur di veluto a quello modo. Et zonti al 
* castello, fo diserato molti colpi di bombarde et in- 
" clinati in terra al pontefice che era a la finestra con 

40 " gran rixi (sic) passorno a loro stantie con grande 
" quantità de prelati de la famiglia del papa e cardi- 
" nali, con tutti li merchadanti zenoesi stano in Roma,,. 
Il mercoledì 28 febbraio il Papa, coperto del prezioso 
piviale di Innocenzo Vili ed avendo pianelle con una 

45 gran croce di perle, ricevette in pubblico concistoro 
i Genovesi, che gli prestarono obbedienza (Il Sanudo, 
Diari, V, 949, nota che i Genovesi erano " con assai 
" zoie e quasi tutti con zoielli sulla bareta „). Il Vi- 
valdi disse la sua orazione*, dopo il concistoro ed il 

S° bacio del piede da parte dei famigliari, Gian Ambro- 
gio Fieschi " portavit fimbriam pluvialis pape: lettera 
" credenlie quam presentavit erat: Philippus de Cleves 



"et Ravenstcin Doiniiiits, Francie admiratn. ti yidicrna- 
" tor y aiuto, et Consiliitin Anciaiioritm comini/nis yaniie, 
"sul) data: yaniic, prima presentii; mtfist'i februarii „. 55 
Il 3 marzo i nostri oratori assistono all'ingresso In 
Roma del nuovo Prefetto della città, Francesco Maria 
della Rovere, di soli 14 anni, e prendono parte al corteo 
(Burckard, op. ci/., p. 437). Il 17 marzo, quarta do- 
menica di quaresima, il Papa, prima di udire messa, be- 60 
nedisse la rosa; dopo messa, convocò i Cardinali "cum 
"quibus liabuit verbum de dando rosam et decrevit dare 
" eam communitati Januensium et mittere eam per ora- 
"tores eorum,,. (Il Sanudo, Diari, V, 103 1 : "il papa 
"....chiamò a se molti cardinali fenzando consejar 6^ 
" a chi dovesse dar la rosa .... tavien avia deliberato 
"darla a li oratori zenoesi, licet molti oratori di di- 
" versi potentati fosseno lì „). Il Papa dette la rosa al 
primo oratore genovese (cioè al Fieschi) " aliis cum eo 
" genuflexis, dicens ipsos in eorum oratione obtulisse 70 
" se paratos facere expeditionem contra Turchas, pro- 
" pterea Sanctitas sua papa donare communitati eorum 
" rosam,,. Gli oratori uscirono accompagnati da pre- 
lati di palazzo, che cavalcarono con loro, tenendo il 
primo oratore la rosa nella mano destra, fino alla casa 75 
degli Orsini, in campo di Fiori, ove essi erano ospitati. 
Gli oratori ringraziarono i prelati " et sine mora re- 
" dierunt ad pallatium et fecerunt prandium cum papa 
"in Belvedere, qui invitaverat eos; et etiam manserunt 
" in prandio cum papa IIII 01 " cardinales, videlicet : Sancte 80 
"Praxedis, camerarius, Mimatensis et Sancti Petri ad 
"Vincula (Burckard, op. cit., p. 441). 

Proprio in quei giorni giungeva a Roma anche 
la legazione savonese, che era di quattro oratori ; essi 
fecero il solenne ingresso il 13 marzo " in vestibus de 85 
" cremesino raso „ ed ebbero accoglienze nelle quali 
entrava l'affetto al natio loco, sicché il rigido cerimo- 
niere notava che esse erano state " preter omnem bonam 
" consuetudimem „. Il giorno dopo il Papa volle ve- 
derli : il 15 marzo essi si recarono ancora dal Papa 90 
" cui ipsi prestiterunt obedienciam devotam et secretam 
" in camera angulari respiciente super pontem sancti 
" Angeli „, il 18 marzo andarono a fare vista ai Car- 
dinali, il 4 aprile, giorno di giovedì Santo, " d. Petrus 
" Baptista de Ferreriis, primus orator saonensis, dedit 95 
"aquam manibus pape,,. Il 7 aprile, domenica di Pa- 
squa, il Papa " convitavit oratores advenientes „ (Bur- 
ckard, op. cit., pp. 440, 441 e sgg.). L'ambasceria ge- 
novese ritornò probabilmente a Genova verso il 21 mag- 
gio ; deduco ciò dal fatto che nel registro di Cancelleria 100 
di Bartolomeo Senarega si riprendono a segnare gli 
atti da quel giorno (Diversor., reg. 170-664). 



T. XXIV, p. vili — 7. 



9S 



BARTIIOLOMAKI SENAREGAE 



[A. 1505] 



prae cetcris ellla^itabant, vé\ nulla, vel minima spes relinqueretur \ Soluta obsidione et 
dissoluto Fiorentino exercitu, et Hispanis circiter quin^entis, qui in proxima oppu^natione 



IO 



»5 



1 L'interesse del Genovesi per le sorti di Pisa fu 
.inde e continuo per tutto il 1505. Da un documento 
del 31 gennaio 1505 sappiamo che ben quattro com- 
misuri e cioè Cristof. Cattaneo, Manfredo de Pomari, 
; Paolo Lercarl e Andrea de Ferrari si recarono a Pisa 
. 011 il permesso di assoldare fanti (sino a trecento) per 
li difesa di quella città (/>iversor., reg. 166-660). Nel 
febbraio il Re di Francia vietò al Genovesi di accettare 
la signoria di Pisa, ma da tutta l'azione svolta in se- 
guito appare evidente che egli permise loro di soccor- 
rere sottomano e ampiamente i Pisani, poiché si allac- 
ciava un nuovo concorrente alla signoria c'.i Pisa, cioè 
il Consalvo con i suoi Spagnoli, ed anche penbè l'op- 
posizione francese al desiderio dei Genovesi di accettare 
il dominio di Pisa doveva destare molti malumori, ai 
quali è forse da riferire l'invio ti i Vincenzo Tarigo 
genovese a Gian Giac. Trivulzio ed a mons. de Legni. 
che erano a Novara. Il Tarigo aveva l'incarico di av- 
vertirli che Genova era tranquilla, che si erano eletti 

20 dodici ufficiali di Balla B difesa del felicissimo stato 
regio, che si sperava tsi noti !) di mantenere la città ■ in 
" bona obedlentla „. Egli doveva inviare notizie a Ge- 
nova degli avvenimenti di Lombardia ed ottenere per 
la città duecento Svizzeri, da lungo tempo richiesti; 

15 se non Svizzeri fossero almeno Francesi, ma non Ita- 
liani "perche non sono a proposito di questo tempo „ 
{Isti»:. <■ /Ce/a:., 2707 (.'; S febbraio 1505). Frattanto 
si pensava di mandare il Cancelliere Luigi di Bervev 
a Pisa, per avvertire i commissari genovesi dell'ordine 

30 perentorio del He e perchè lo comunicassero ai Pisani, 
confortandoli a mantenersi In libertà. Il Bervev do- 
veva anche portare ducati 2300 per dare la paga intera 
ai soldati {/stria, e Relax., 2707 C\ 26 febbraio 1505) 
ma. da quanto vedremo, il Bervev forse non partì. 

35 Vi fu invece un tentativo di compronic so con i 

Fiorentini. Nicolò di Brignale, altro Cancelliere del 
Comune, ebbe l'incarico di combinare, con un Sindaco 
del Comune di Firenze, un contratto per cui i Genovesi 
promettevano di non aiutare più oltre i Pisani, purché 

40 i Fiorentini si impegnassero di pagare i debiti dei Pi- 
sani verso i Genovesi ( tstrux» r Relax, cit., 3 marzo 
1505)1 ma l* trattative dovettero andare a monte, dopo 
la rotta inflitta dai Pisani ai Fiorentini, addi 27 marzo, 
al Ponte a Cappellese (Guicciardini. St. t? Italia, Lib. 

45 VI, cap. xiii, ediz. cit., voi. II, p. 151). La vittoria dei 
Pisani e le manovre del grande Consalvo per immi- 
schiarsi negli affari di Pisa, spinsero il Governo geno- 
vese a riprendere la vecchia politica di aiutare Pisa. 
Davidi (ìrillo. già commissario a l'i sa, riceveva l'or- 

So dine, nel primi giorni di aprile, di recarsi da Genova 

a Sanane, portando con se ducati -300 d'oro larghi, 

avuti da Luigi di Bervev. A Sarsans li avrebbe con- 

^n.iti segretamente in deposito a Giacomo di Negro, 

pltano della piazza, ritirando una ricevuta. Poi si 

55 sarebbe recato . ivrebbe consegnato una let- 

rs dei dodici ufficiali "super rebus pisanls Commu- 

■ nis Janue „ al commissario Alessandro (di Negrone) 

e avrebbe procurato in tutti i modi di bene intendere 

le condizioni della eittà " et sufer omnia che funda- 

60 " mento ha la pratichi trachteno Spagnoli in piendcrc 



■ la protectione del dominio di Pisa „. Alessandro aveva 
scritto che tale pratica aveva molto fondamento e che 
Senesi e Lucchesi erano d'intelligenza con il gran ca- 
pitano spagnolo. Il Grillo non doveva lasciarsi abbin- 
dolare dalle chiacchiere di Alessandro o di altri, ma 
sforzarsi di appurare da solo la verità e mandarne no- 

.1 Genova. Tornato a Sarzana doveva inviare altre 
informazioni circa quanto si dicesse colà intorno alle 
cose suddette e, se non avesse ricevuto ordini In con- 
trario, ritirare i ducati dal capitano, ritornare a Pisa. 
e consegnare la somma ad Alessandro per le paghe 
venture. Studiasse anche le intenzioni dei Lucchesi e 
dei Senesi, che avevano sempre promesso di cooperare 
nei soccorsi ai Pisani, ma poi avevano sempre lasciato 
soli i Genovesi. Egli doveva propalare che " a nissuno 
" modo vogliamo più perseverare in prendere la pro- 
" tectione de dieta libertà, corno hucusque habiamo facto, 
" sed solum darge quelli adiutorii de denari, corno me- 
" glio poteremo, sub li modi scripti per altre nostre ad 

■ Alexandro „. Risultava che sino a quel tempo si 
erano dati a Pisa ducati 24.000 " di lire 3 prò singulo „ 
e bisognava che i Pisani rilasciassero una ricevuta. 
Infine aveva l'incarico di fare serie rimostranze ad Ales- 
sandro il quale aveva osato scrivere " che slamo stati 

\one che Pisani se sono missi lo capestro a lo collo 
" per le promissione nostre „ e dirgli di rileggere le 
loro lettere e ricordargli che Genova non voleva più 
dare a Pisa che la terza parte; le altre due le pagassero 
Lucca e Siena {Tstrux, e Re/a:., »707 C; 5 aprile 1505). 
Malgrado queste proteste il Comune di Genova si 
affrettava a mandare una nave patronizzata dal nobile 
Gerolamo di Camilla per garantire la sicurezza ili "tutti 
" li vasselli che vanno con victualie et altre robbe a la 
"città de Pisa, et maxime alcuni legni quali si aspec- 
" timo de verso Sicilia, carrichi de frumenti per quello 
"loco de Pisa,,. La nave aveva l'ordine di unirsi alle 
"bardile de Bardella (famoso corsaro di Porto Venere) 
"soldato da pisani „ e insieme avrebbero fatto scorta 
a tutte le navi che fossero andate a Pisa. Il servizio 
era fissato per 15 giorni, ma se i legni di Sicilia non 
fossero ancora giunti doveva protrarsi tino al loro ar- 
rivo (Diversor., filza 61-3081: 17 aprile 1505). Nel mag- 
gio giungeva notizia a Genova che alcune galee ed altre 
navi minori armate erano partite da Napoli per ignota 
destinazione e che alcuni fanti tedeschi si dirigevano 
dall'Italia meridionale verso l'agro romano. Ignorando 
dove fosse diretto tanto apparato il Governo genovese 
stipendiava tre lembi di Portofino per guardare le Coste 
e ducente fanti per guardia alla città (J)ivrrsor., reg., 
17,' ; maggio 1505). Poco dopo, per altre 110- 

si inclinava a credere in Genova che gli Spa- 
gnuoli si preparassero ad occupare Pisa ■ ut ex eo loco 
" postea ultra procedatur „ e correva voce che i l'isani 
aspettassero Paino degli Ispani e non fossero alleni 
dal darsi a loro ( io avrebbe recato gravissimo danno 
* - - ii il Governo genovese in una istru- 
zione data ad Oltobono Spinola; perciò lo inviava a 
Lui ca per invitarla ad unire le forze, per proteggere la 
liberti di Pisa {fstrug, e AVA».-., 2707 C\ 3 giugno 1505). 
Il 2S giugno " post sdventum llispanlc classis Piombi- 



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(AA. 1505-15061 COMMENTA RIA DE REBUS GENlTENSIBUS 



99 



Piaarum aderant, diacedentìbua, iterum Pisani ad aoi legatoi mlttunt, urbem, tecta, ;ij/roa, 
tenipl.-t, aras 'et demum quicquid habent Piaae, Reipublicae aoitrae dedentea; publicehae< 

verba al) his, qui pisanaQ rei l'avebant, prommtiata, quo, vel iiiiiim'm- vel pudore, (|iii ob 

bant vincerentur^ Kenovatae propterea apud Regem prò [psii preces, d quamvii non wtia 

5 tulum esset cìvlbufl propter COntactum pestìi convenire, crai desiderium (autorum adeo inedia, 
ut niliil mortem tìmerenti Conveniebant aaepe Magiatratua public!, non in urbe, sed vel in 
villa Calignani, vel in monaaterio sanctixnonialium Divia Jacobo et Philippo dlcato, quod 
est proximum urbi prope portam Catiolam '. Fuit lainen tanta impugnantium vis, ut impe- 
trar! numquam a Rege licentia illius acceptandae potuerit*. Postremo, cum jam deaaeviret 

10 pestis, crebrius in Bisanne COngregabantur. Quo tempore, alius in demortui locum, Phillppui 
Rocchabertinua, vii- multa expeiientia, Blifficitur, et qui paucis die'bus ingenia et mores uo- 
stros optime calluit; 'qui, nisi civiles discordiae, de quibus paulo post sum dicturus, anxium 
continue tenuissent, cum bonis et raris rectoribus potuisset aiinumerari, quicquid alii dixerint. 
Addo etiam quod, nisi vocatus a Rege abire compulsus fuisset, suo ingenio et arte, insanae 

15 plebis et amentis furorem potuisset comprimere, et ad sanitatem revocare. De quo postquam 
in mentionem devenimus, non abs re erit de eo pauca dicere. Hic, genere Aragonensium erat, 
ex oppido Rocchaberti, et puer in Gallias profectus, sub Ludovico Francorum Rege pagius 
enutritus est. Nobiles enim pueros Regibus inservientes, Galli pagios appellane Factus vir, 
in multis rebus operam suam curialibus negotiis praestitit. Mortuo Ludovico, apud Carolum 

20 fìlium eamdem auctoritatem et gratiam retinebat, quo defuncto, in Italico bello quod contra 
Regem Neapolitanum gestum est, magnam laudem commeruit. Inde ab Ludovico Placentinis 
praeponitur et tamdem, ut prò 'Philippo Ravasteno urbem nostrani regeret, meritus est. 



C. 4'7 « 



1 . 4 



e. 418 V 



[Anno MDVI]. Cum ex malignitate praeteritorum annorum refici his duobus annis 
omnes tantum urbem posse sperarent, quantum numquam antea sub Rege Francorum factum 

25 esset, et dum unusquisque, diutina expensa defatigatus, maiori cura et solicitudine res privatas 
agit, undique domi et foris pace firmata 3 , devenimus propter discordiam ordinum ad tem- 
pora mala, quae nos ad ipsum paene excidium perduxerunt; a quo, non humano Consilio, 
nec nostris viribus (nam neutrum in nobis fuit), sed sola Dei clementia erepti fuimus. Mise- 
ratus Salvator noster hunc populum, manus porrexit auxiliares et navem de mediis fluctibus 

30 periclitantem liberavit. Sed quam vellem, sine culpa, gesta istorum temporum liceret sine 
annotatione praeterire ! Nam vereor, ne aliquorum morsus evitare valeam, cum difficile sit 
in civitate discordi homines se posse salvari. 'Sed postquam tacere sine reprehensione non e 4 i 9 r 



2-4. haec verba ab his, qui pisanae rei favebant, pronuntiata, quo, vel munere vel pudore, qui obstabant 
vincerentur] eorumque verba, ab his qui pisanae rei favebant, magno ardore excipiebantur Ci/MuR. ; haec verba 
ab his, qui pisanae rei favebant, vincerentur FV — 27. perduxerunt] produxerunt BS — 30. quam] quod B 



11 num „ il Governatore ordinava " denuo conduci pu- 
5 " blico stipendio pedites CL„, ma per il momento la 
flotta spagnola non procedeva oltre ed intanto Genova 
si affrettava a soccorrere Pisa. Un oratore pisano, ve- 
nuto a Genova, riceveva dal Governo lire 300 per prov- 
vedere munizioni da inviarsi alla sua città, e gli era 

io consegnata gran copia di verrettoni (Diversor., reg. 173- 
667; 22 agosto, 29 ottobre 1505). Intanto i Fiorentini 
avevano ripreso le ostilità contro Pisa e, riportata vit- 
toria (17 agosto 1505), ponevano il campo sotto le mura 
di Pisa; con un bombardamento durato 3 giorni (io, 

i, 11, 13 settembre) le mura furono abbattute per braccia 
136, ma le fanterie rifiutarono di andare all'assalto, sic- 
ché, temendosi l'arrivo del Consalvo, e scoprendosi i 
Lucchesi amici dei Pisani, i Fiorentini levarono il cam- 
po la notte del 14 settembre (ClpOLLA, St. d. Signorie, 



p. 804). Genova aveva certamente contribuito alla vit- 20 
torla, perchè ancora nel novembre di quell'anno vi 
erano in Pisa commissari genovesi, come appare dal 
pagamento in Genova di messi pisani, giunti con lettere 
di colà (Diversor., reg. 173-667; io novembre 1505). 

1 La porta qui indicata non esiste più, ma la lo- 25 
calità conserva ancora il nome di Acquasola, versione 
dotta, ma errata, della antica forma genovese : a casba, 
unendo l'articolo " la „ al nome casba. 

2 II Giustiniani, Annali, II, p. 609, afferma espli- 
citamente che " si dona gran colpa, se colpa vi è in- 30 
" tervenuto, a Gian Aloise Flisco„, per avere sostenuto 

il parere di non accettare la signoria di Pisa. Di ciò 
parlammo ampiamente in n. 1 a p. 95. 

3 Si allude certamente al trattato di Salamanca 
(24 novembre 1505) tra Francia e Spagna. 35 



1(11) 



BARTHOLOMAEl SKNAREGAE 



[A. 1506] 



possum, li(jui vero sub nniltorum hominum censura, conversus ad Deum, illum testor, me 
nihil dicturum, quod alienura a verilate fuerit. Fateor tamen me errore labi et decipi potuisse, 
quod est commune omnibus, sed absit malitia. In tanta igitur rerum confusione, ut qui rebus 
praeessent, non modo nescirent quid agerent, sed semetipsos quasi ignorarent, multi causas 
tanti motus referre conati sunt, credentes vera dixisse, sed meo judicio errarunt, et tunc plus 5 
errarunt, quo plus judicii in negandis affìrmandisque rebus adhibuerunt. Arbitrati nonnulli 
sunt, paucorum avaritia, arma sumta in urbe fuisse, quia pauci populares et ipsi divites, 
magnum numerum Locorum tradere infra statutam diem creditoribus, cum quibus convene- 
rant, deberent, et ad suam maximam utilitatem pertineret, si minori pretio resignarentur quam 

e. 4i»v ea habuissent, quod rieri posse hac ratione sperabant, si leviter ' civitas tumultuasset, et tan- 10 
tisper tumultus duraret, donec pretium decrevisset; quod saep:us in locis contigit ubi timor 
aliquis futuri mali nascitur \ Alii vomicam, quae in pectoribus popularium dudum conge- 
lata latuerat, tamdem execratam : quae tunc coepta sit, cum inter ordines contentio verae 
Crucis orta est 2 . Fuerunt qui arbitrati sint culpam a Magistratibus urbis civilibus descendisse, 
Moi quia etsi Olricia inter or'dines aeque partirentur, tamen cum artifices inferiores et ingenio et 15 

divitiis nobilitati essent, si quid vel grave vel dubium contingeret, artirìces facile cedebant, 
pervertebanturque, aut si aliqui forsitan, vel ingenio, vel constantia persisterent, statim in 
duas sententias Magistratus dividebatur: quamquam sint qui dixerint rictam hanc objectionem 
potius fuisse, quam factam a nobilibus a . Alii culpam hoc modo in nobiles detulerunt, dicen- 

r. ftot tes, post Gallorum adventum, elatos et tumefactos capitibus in populum 'ir surgere; quod Gall ; , 20 
suapte natura, nobilitati favere semper sint soliti; juventutemque nobilium, hac ratione, con- 
tinuo insolescere et plebeos, rusticos et montanos appellare, quod genus convicii in Gallorum 
ore usitatissimum est. Propterea, contra civilem modestiam, arma sub vestibus portare, in 
quibus inscriptum ferebatur breve hoc: Castiga Villani*: 

I laec res simul cum aliis, de quibus supra mentionem feci, etsi cuìpari possit, tamen 25 
nulla satis per se sutlìciens eredita est tantae novitati creandae; sed quaeque separatim quasi 
rami fuerunt arboris ab ingenti trunco luxuriantis. Dico ego, meam esse sententiam, tanti 
mali causam fuisse nimias paucorum opes in summo olio, quae immensae avaritiae junct.-ic 
in maximum luxum intolerabilemque superbiam dominos deduxerunt. Huic ultimae addo 
magnas et quasi supra civilem consuetudinem opes nonnullorum popularium, quae licet hone- J0 

e. nov stis artibus comparatae fuissent et sine aliena injuria, multis tamen molestae 'fuisse crede- 
bantur, vel invidia, vel quia hac ratione aequales majoribus esse viderentur; quod exsusci- 
tandi incendii non parum fuisse dicitur additamentum. Nam ex hoc, primum invidia, inde 
paulatim odia 6 . Sed jam tempus est, ut domum redeamus, cum paucula prius de externis 
attigerimus. 35 



I. 1 i qui vero sub multorum hominum censura] subire vero cogor multorum liominum u'iiMirain C CMur.: 
LiquI] loqui ò' — 4. aesdrent] scircnt A B ìs — 5. meo judicio] meo studio et judicio B ò — 12-13. congelata] 
celata C 1/MiR. — 19. factam] fictam CTMi'it. — 32. vel quia om. B 



1 Og^l questo maneggio si chiamerebbe una spe- 
5 dilazione di Horsa per ottenere il ribasso dei titoli. 
Nei nostro caso i titoli erano i Luoghi {/.oca) del Ban- 
co di San (ìiorgio. 

1 Della controversia per la croce degli Zaccaria 
tu detto ampiamente nell'anno 1496. 
io 3 La lite per la ripartizione degli uffici tra no- 

bili e popolari fu unn delle cause iniziali del moto ri- 
voluzionario che sarà narrato poco oltre. 

* Un anonimo conti iiipor.uuo di questi avveni- 
menti, segno in un Diario i fatti genovesi del 1506-07 
15 e lo Iniziò de 1 rivendo la prepotenza ilei nobili verso 
l plebei "in questo anno fu fatto una compagnia di 
i gentUhominl la quale compagnia I .ave-ano f 



20 



" so nome " La Compagnia de l'Agno ,. ; tutti portavano 
" un pugnali- Longo de doi palmi in circa, fatto a modo 
"d'uno aj;o : se li ha vivano fatto condure da Milano; 
"in lo manico aveano uno motto che dicen: castina 
" villani. Non era homo di populo chi avesse da con- 
" tratare niente con alcuno gcntilliomo, lo minor di- 
spregio che li diceva era: villano, e li havevano la 
"mano sopra il viso „. Il Diario e puhbl. da K. l'.w- 
DIANI, in l'n anno di storia <^ert, ìmg 'io 1 **■><'■/ 507), 

in Atti - Llf. St. Tatr., v..l. \\\\ II, p. 313: 

ufi anclu J. li Ai POH, op. ci/., Ili, p. 201. 

'' Il (ili si ìniani, Annali, II, p. 610, a^giun^e: ■ e 
" non mancano alcuni clic ne dnnno la causa a papa 30 
•Q ' dicono che sua Santità, pochi mesi innanzi 



>S 







[A. 1506] 



(X)MMKNTAKIA DE KKBPS ( .'KNirKNSIIJirS 



101 



Anni luijuK principio lMiilippim, Are hidtix Burgundi**, Maximiliani Roman 01 nm I- 

lilius, Kerdinandi Aragoncnsis et Isabella»- I lispania»- Ki-gtim "ini, Cui Regnuffl rlitpanUt 
ex testamento spectabat, cum ;i»l cupieiidam Regni posseHsionciii li ', in.iris irm])'Hiaì'- 

in Hiberniam dejectus est, et cimi varia Miei Opinio ASI fi socero, ptnBI <|ii(*rn snrnma rerum 
5 hactenus f uè rat, t-xcipi in pace deben-t, tandem inter le conditionibus miti*, l'i:rdÌM;in(lu8 
secedere in citeriorem Hispaniam regnum palernum, inde cum livore wciinda in Neapoli- 
tanum regnum decrevit. Qui mox instructa classe navium triremiumque multarum, in quibu, 
tres naves nostrae erant, iter ingressus est '. 

Dum in allenta regionibus ista aguntur 'et apud nos omnia io stimma quiete essent, 

10 solaque Juventus nobilis, ex nimio otio opulentiaque, licentiosius contra populares se liabcret, 
nonnullosque partim pugnis, partim ferro infestasse!, monita manus continere, dicentibus 
popularibus, non modo incivile esse, sed intolerandum aliquem caedi 2 , tamdem decima octava 
die Junii in urbe tumultuatum aliquantulum est. Dum quidam Manuel Canalis, de notariorum 
numero, forte pecunias a nobile quodam peteret, quas illi de ratione sui vectigalis debebat, 

15 et ab utroque forsitan, ut fit inter eos qui petunt et qui recusant, et domestica loci pateretur, 
nam in foro mercatorio ambo essent, altius voces emitterentur, creditore tamdem affirmante 
se ea remedia tentaturum, quae leges contra recusantes constituissent, ventum a nobili est ad 
manuum 'contentionem 3 . Propter quod clausae statim in Bancis omnes artistarum tabernae, 
murmurantibus popularibus novitate et indignatione rei sequutae. Et paulatim adaucto rumore, 

20 crevit tantum res, ut potius auctor seditionis quam occasio defuisse videretur. Compressa 
tamen, nonnullorum civium auctoritate et reverenda, 'res est, et in primis prudentissimi et 
integerrimi Obertini Solarii, civis Astensis, urbis tunc Praetoris, qui audiens quae facta in 
Bancis essent, aspectu suo, gravitate et meritis, rem sedavit, et omnes ad sua negotia dimisit. 
Aberat eo tempore Philippus Rocchabertinus apud balneas Statelinas, valetudinis curandae 

25 gratia; qui cum eodem fere instanti et tumultuatum in urbe et quieta omnia esse persensisset, 
restitit. Obertinus, consultis Antianis, exilio aliquot nobiles mulctavit, quos et pugnis et ferro 



r . 411 r 



Mi'»., 5*3 



e. 411 v 



2. Isabellis CMur. — 15. ab utroque] abletosque B — 15-16. et domestica loci pateretur, nam] idque multi 
audirent, cum C f/MuR. — 16. emitterent B 



"che si levassero le guerre civili, fece buon animo agli 
"ambasciatori di Savona, quali gii erano dinanzi, per 
5 " componere le controversie che avevano con Genovesi, 
"e disse loro: andate in pace e siate di buona voglia, 
" perchè non passerà gran tempo, che i Genovesi avran- 
" no tanto da fare tra loro che si dimenticheranno i 
" fatti vostri „. Giulio II vide certamente di buon oc- 

10 chio l'insurrezione genovese ed inviò soccorsi, non rag- 
guardevoli, ma sufficienti a dimostrare la sua simpatia 
al moto. Durante la insurrezione diede anche segreti 
consigli di resistenza, ma quando vide che tutto minava 
cercò di interporsi presso il Re Luigi XII in favore dei 

15 Genovesi. Cf. E. Pandiani, Un anno di storia genovese, 
indice ragionato, voce: Giulio II. Intorno alle que- 
stioni fra Genova e Savona in questo periodo cf. E. 
I'andiani, Controversie tra Genova e Savona durante il 
pontificato di Giulio II, in Savona nella Storia e 

20 nell'Arte, pp. 167-202. 

1 Questi avvenimenti politici europei sono am- 
piamente spiegati da G. De Leva, Storia di Carlo V 
in correlazione all' Italia, Venezia, 1863, tomo I, pp. 86-96. 

2 La sollevazione popolare fu l'effetto di una 
25 lunga serie di prepotenze, che avevano man mano ec- 
citato il popolo. Il 20 giugno, proprio nel giorno in 
■ ni scoppiava il primo subbuglio in Genova, Filippo 



di Cleves, governatore di Genova, scriveva dalla Corte 
di Francia, ove era in quei giorni, che " vedando che 
" da alchuni iorni in qua sia cresiuto in la cita una 30 
"grande licentia et presumptione de baterse l'uno cum 
" l'altro de pugni, mascate [schiaffi] et percusione de 
" diversa natura, e portarsi arme, de che ne segue grandi 
"inconvenienti „, dava ampia libertà al magnifico mes- 
sere Obertino de Solario, Podestà di Genova, di im- 35 
prigionare e giustiziare i delinquenti (Lilterar., reg. 
47-1823, lett. 93). 

3 II fatto, secondo il Senarega, il Giustiniani, e 
M. G. Canale, A'uova istoria d. Repubb. di Genova, 
Firenze, tomo IV, p. 306, sarebbe accaduto il 18 giugno, 40 
ma nel Diario già cit. si afferma che esso avvenne il 20 
giugno e ciò è confermato nelle istruzioni agli amba- 
sciatori inviati più tardi al Re, al Cleves ed al Go- 
vernatore di Milano. Il Senarega, e con lui gli altri 
cronisti, accennano ad una sola questione sorta in quel 45 
giorno, mentre nel Diario si parla di un litigio tra il 
notaio Giuseppe Dernice e Martino Spinola di Luccoli 
e di una contesa tra Manuele Canale ed il figlio di 
Stefano Cigala (Cf. E. Pandiani, Un anno di storia ge- 
novese, pp. 313-314). Il c'Auton, Chroniques, III, p. 201, 50 
confuse facendo questionare Manuele Canale con Mar- 
tino Spinola, 



. 



102 



BARTHOLOMAEI SENAREGAE 



(A. 1506] 



c'ardendo reos judicavit, in quibus popularis iituis inventila est '. Decretum ut Obertinus 
deincepfl delinquente* puniret, non quomodo per leges nostras Praetori licitimi sit, sed quo- 
modo prò tempore et necessitate facirndum. Qui, cum praemia illis constitui debere dixiaset, 
(jui ezulei vel comprehenderent, quia fama erat ciani noctu per urbem incedere, id minime 
assequi a Senato potuit: quod non sine culpa eorum qui vetarunt factum fuit. Quis enim ' 5 
■ 4>>> tam obtusi ingenii fuit, qui Praetoris sententiam non approbaverit ? Sed fata plerumque 

nolentem trahunt. Dicebant praeterea populares aequum esse quae accidissent nota Regi 
tacere, ut ex nostris potius quam aliorum literis certior fieret: quod pariter obtineri non 
potuit, dissidente Senatu. Quod si factum fuisset animos forsitan popularium ex magna 
parte refrigerasset, quamvis nobiles rem, hac ratione honestarent, quod cuperent rem prius 10 
componere, quam apud Regem quemquam accusare. Et neutris alteris non cedentibus, sed 
in contrariam partem omnia capienti bus, ex ipsa contentione et renitentia suborta est suspicio, 
et ex suspicione indignatio, ut plures arbitrarentur, quae a juventute caedendo et vulnerando 
facta fuissent, id non modo seniorum permissione, sed Consilio factum esse. Hoc modo 
integrimi mensem civitas dubia fuit, et quod non multis diebus estingui posse creditum est, lo 
ex minima scintilla in maximum incendium excrevit *. 

Forte montanus Pulciferensis fungos venales in urbem detulerat, qui interrogatus 'a 
e. mi: quodam Bartholomaeo Flisco nobili, quanti fungos faceret, et ille quatuor solidis respondisset, 
nec de pretio convenirent, in villicum conviciis Bartholomaeus coepit agere. Respondente 
villico, ut mos est nostrorum montanorum, liberius, pugno caeditur. Sanguine de naribus prò- 20 
fluente, alta voce clamare et dicere coepit, sub Christianissimo Rege Francorum indignimi esse 
quemquam ita male tractari. Forte aderat tunc quidam lanius, nomine Guilionus, ex Pulcifera 
oriundus, cordatus vir et ad seditiones natus, qui conterranei sui partes suscepit. Nobiles e 
contra, qui aderant, praesertim Flisci (nam haec in vestibulo Divi Laurentii, in quo Flisci 
sedulo manent, contigerunt) et sui gentilis causam tutarentur, ad arma per paucos ventum 25 
est: proximique periculo Flisci fuerunt. Statim a Rochabertino in exilium mittuntur Bartho- 
lomaeus et Guilionus \ Qui videns malum invalescere, sexaginta ex omni ordine primores 
Mlr urbis ad 'se vocat, apud quos orationem liabuit prò re ac tempore accommodatissimam, quae 

/ facile potuisset 'animos dubios revocare et sanos confirmare, nisi jam in multorum popula- 

rium animis lìrmatum immotumque fuisset res novare, etiamsi duas tertias officiorum civilium 30 
partes habuissent : quae causa potius secundaria fuit quam principalis \ Sed nihil in eo 



12. et renitenti;! om. C UMvR, — 25. seduto] crebri C ì/Mur. — 30. etiamsi] llcet A fi S 



1 Probabilmente si accenna qui al popolano l'c- 
regro Leonardi ucciso dal figlio di Domenico Ncgrone. 
Il fatto è narralo dal o'Auton, op. <-;'/., III. p. 20:. ed 
g e confermato, senza però i nomi dei due, nelle istru- 
zioni (6 agosto) a Nicolò Oderlco, inviato a Luigi XII. 
1 f. E I'andiani, Un urino ili st. g«nov. t pp. 6 e 433. 

1 II Senarega non accenna ad una decisione assai 

prave, presa appunto in questo mese di giugno, dai 

IO popolari, in seguito a nuove violenze dei nobili. Il 1~ 

giugno, dice il Diario, "lo populo s'è risentito gran- 

* diailmamente * ; le due fazioni popolari d< i Fregoao 
e degli Adorno, dimenticando i loro odii, si unirono 
nella piazza dei Giustiniani e crearono dodici capitani 
ij del popolo "che fosseno con lo Locotenente e Antiarti 
" <■ vedesono di prendere qualche termine 1 he lo populo 

" non fosse così sofocato e dispregiato dalli gentllho- 
"mini„. I nobili "int.v,, questo, liano facto quatro 
"capitani, che possino spendei qui 11. > 1 h> parrà 

IO " n loro „. Cf. !•• I'-\M>I \ni, I n urino ili si. . 

PP- 7 c 3'4- I-10N (1. l'i usami in Documenta font l'hi- 
■ i/i- PétaMsstmtHt dt la domim. tram, e 



eit.. p. 534, pubblica un " memoriale „ dei nobili in cui 
e ricordata la elezione dei 12 capitani del popolo e si 
aggiunge che il Roeeabertino persuase i popolari a 25 
ridurli a quattro " adeioche fusscno le loro cosse più 
" Beerete „ ; i nobili accusarono palesemente il Roeeaber- 
tino di connivenza con i popolari, ma ciò e assai dub- 
bio. Il Luogotenente cercò di barcamenare fra le parti 
contendenti: né poteva far. diversamente. 

3 L'episodio è ricordato da tutti i Cronisti : il 
Diario, in E, I'anoIANI, In anno di si. ft 
lo colloca al 6 luglio e lo descrive con vivacità e co- 
lorito; il l)'.\t rOK, Chroriiqiirs. Ili, pp. 204-05. lo espone 
con molta confusione di nomi e di luoghi. 35 

* 11 Senarega non chiarisce sufficientemente la con- 
troversia. I popolari. In seguito alle ingiustizie che, 
ndo loro, si commettevano nelle deliberazioni delle 
[latratore civili, causa il prevalere dell'ordine del 
nobili, chiedevano i ne le cariche negli uffici del Comune, )i> 
Invece di essere divise per metà tra i nobili ed i po- 
polari, fossero date per un terzo ai nobili e per gli 
altri due terzi ai mercanti e agli artigiani. I recenti 









(A. i:>r>b| 



COMMENTARLA DE KKIUTS GENUENSIBUS 



103 



conventu factum est, risi Interfuerinl prudentiorei et ditiores urbis, et praeterquam de gene 

ralihus aduni nihil est. Et nobiles, <|iiil)iis dr.sidei inni popularìuB tornitali notimi '-rat, niliil 
alimi (inani dissimulate omnia eiirarnnl; popularei vero, ah aliis potius quaiD al» se ititi '.din i 

rem malebant. Quod si dexteritate aliqua proposita rei fuisset, saltem eo die ad arma con- 
5 cursum non fuisset, et foraitan evitatimi inalimi. Qui vero novitatet cupiebant, ubi intelle- 

xerunt nullani de ollìciis ladani inentionem, naoti sunt Opportunam 0C( asionem, et duribus 

Petro Baptista Justiniano et Manuele Canali, decima octava die Julii, inclinante jam die, ad 
arma ab abjectissimis de plebe conclamatum est; aed aumta a principio a paucis sunt. Qui 
statini per ' urbem discurrentes et nomen regium et populi inclamantes, perveniunt ubi habitant 

10 Auriae, et ex ipsis unum, Vescontem nomine, bonum quippe virum et civem nihil tale timer - 
tem, et sua conscientia coniìdentem, multis confoasum vulneribus obtruncant. Eodem impetu 
duobus vulneribus aflicitur Augustinus Auria, vir prudens et bonus, perpaucique etiam ahi 
nobiles. Descendit statim Joannes Ludovicus de Via lata, prò viribus rem comprcssurus '. 
Rocchabertinus per urbem inermis percurrens unico bacillo, quem in manus habebat, arma 

15 deponere omnibus mandat; qui non prius se facturos dixerunt quam si officiorum duae tertiae 
partes concederentur. Instantibus tamen multis, et ipsis quidem de populo majoribus, impu- 
gnante semper Joanne Ludovico, annuit. Quod eo Consilio factum est, ut ante noctem arma 
deponerentur et a scandalis et caedibua abstineretur, nam multa noctu fieri consueverunt, 
quae dies tollit *. 

20 Sequenti die 'edictum publice est, ut cives omnes utriusque ordinis in Palatium conve- 

nirent; sed pauci nobiles venerunt. Relata re ad populum, decretum est deinceps tertiam 
partem officiorum nobilibus spectare debere, reliquas duas popularibus, asserentibus popula- 
ribus ordines urbis tres esse, nobilium, mercatorum et artistarum. Creantur ex eodem decreto 
duodecim cives, quos Pacificatores vocarunt. Creantur etiam Antiani ex eadem lege, et 

25 eodem modo reliqui urbis Magistratus constituti, alii quorum cura tantum esset rixantes con- 
cordare et tumultuantes comprimere. Joannes Ludovicus, quia fama erat nobilitati favere, 
longe ab urbe milliaribus duobus secessit, inde in villam Quarti, postmodum, ingravescente 
re, Montobium se contulit. 

Tertia die, cum omnia tacerent et qui bene sentirent bene sperarent, et trapezi palam 

30 aperta banca fuissent, ut fieri quietissimis temporibus solet, novo excitato tumultu, ad di- 
reptionem domorum nobilium discursum est 3 . Nobiles videntes haec 'partim metu, partim 
indignatione, urbe excedunt, et per villas latitantes, exitum rerum expectabant, qui quamvis 



i. 4JJV 



c. 4ur 



e. 424 v 



7. inclinata C UMvr. — 34. Pacificatores] Pontificatores A - vocarunt] vocantur A 
C f/MuR. — 29. palam] parum B S 



25. alii] aliqui 



oltraggi dei nobili ed il fatto che, per la inframet- 
tenza degli ufficiali patrizi, non erano stati puniti se- 
5 condo le leggi, avevano reso più ardente la questione 
ed ormai i popolari volevano che essa fosse risolta in 
loro favore dal gran consiglio, convocato dal Luogo- 
tenente; il Senarega però aggiunge che la loro ira era 
così grande che, se anche avessero ottenuto (come in- 

10 fatti ottennero, ina in seguito ad una sollevazione) i 
desiderati due terzi degli uffici, avrebbero ugualmente 
continuato la lotta contro la nobiltà. 

* Il testo dice che Gian Luigi Fieschl scese da 
Via Lata, perchè il palazzo dei Fieschi, sul colle di 

15 Carignano, sorgeva presso la chiesa di S. Maria in Via 
Lata eretta, in obbedienza al testamento del Cardinale 
Luca Fieschi (f 1337), col titolo della sua prelatura 
In Roma. 

8 Fu proprio il Senarega ed un altro Cancelliere 

20 del Comune, Raffaele Ronzone, che nella sera del 18 



luglio compilarono in gran fretta il decreto che con- 
cedeva ai popolari i due terzi dei seggi negli uffici, ed 
essi stessi (fatto veramente insolito !) andarono a leg- 
gerlo sulla piazza del Comune e nei luoghi principali 
della città, indicendo per il mattino seguente una pub- 35 
blica adunanza per discutere la proposta. Cf. E. Pan- 
diani, Un anno di storia genovese, p. 11 e doc. I. Non 
fu però evitato, come lascia credere il testo, il sac- 
cheggio, nella notte, alle case patrizie dei Grimaldi, 
dei Cattanei, dei Lomellini, degli Imperiale; ci. Diario 30 
pubbl. in E. Pandiani, op. cit., p. 316, e Memoriale pubbl. 
da L. G. PÉLissiER, oj>. cit., p. 536. 

3 Furono messe a sacco la casa di Anfreone Uso- 
dimare a Banchi e quella di Francesco Lomellini a 
Fassolo. Ciò avvenne il 20 luglio e nello stesso giorno, 35 
non nel precedente, come afferma il Senarega, Gian 
Luigi Fieschi fu cacciato a furia di popolo dalla città. 
Cf. E. Pandiani, Un anno di st. genov., pp. 15-16. 



104 



HAUTI IOLOMAKI SENAREGAE 



[A. 1506] 



M I 



■ 



C. iti :■ 



sparsi isscnt, per internuntios eligunt, qui curam sui ordinis haberent et pecunias colligerent. 
IVrunt Reperii ad ' primum nuntium novitatis exortae graviter fuisse commotum; sed Roccha- 
bertini Parilìcatorumque literis lenitur \ Ad quem statim mittitur orator Nicolaua Odericus 
jurisconsuìtus, qui popularium causam apud Regem defenderet 2 . Et quia fama erat Rava- 
Btonam adventare, Rartholomaeus Ceva obviam illi jussus in Gallias praecedere s , et Vin- 5 
centium Sauli, Demetrium Justinianum, et Leonardum Facium Astae considero et istic illuni 
morali. Joannes Ludovicus cum parte nobilitatis in eodem loco convenerunt \ Omnes in 
"ini oculos converterant : timebant populares, timebat nobilitas, ex unius viri arbitrio, ut fieri 
in rebus magnis solet. Constitit Ravastenus aliquot dies Astae, utraque parte moram aegre 
terente: sed nobiles moram 'exiguam, maximam arbitrabantur, desiderio Patriae \ Populares 10 
imbilium calliditatem timebant et vulgi inconstantiam, nani cjuotidie literae intercipiebantur, 
in (piibus spem omnem eoruni collocatam fuisse apparebat, dicentes impossibile videri tantam 
in vulgo fore diuturnam constantiam. Quod ubi apud omnes vulgatum est, majori, quam 
antea, concordia fieri negotia coepta sunt. Creati aliquot, quorum tantum cura esset inve- 
stigare et intercipere literas, quae a nobilibus ibant. Mirum quot interceptae sunt et quanta 15 
detecta ! Interim nuntio citatissimo nuntiatum est Octavianum, Janum et Alexandrum Fre- 
gosos, nobilium opera, ex Tiberi cum brigantino, quod dedita opera jamdiu paratum habue- 
rant, discessisse; quae res Romae detecta, Pontiticis mandato per triremes suas revocati sunt 6 . 
l'raeterea aliae literae Joannis Palili Lechani corsici interceptae, quibus, ut aiunt, facile fuit 
videre nobiles, indignatione contra plebem, non recusaturos etiam incommoda Patriae, quae 20 
statim ' dissimulatae compressaeque fuerunt. Et quo plebem in officio coniìrmarent, creati 
sex, qui vectigalia, quae sunt super rebus ad victum humanum necessariis, minuerent. Prae- 
terea Dominus Capiti corsi, quia et ipse nobilis erat de familia de Mari, factus reus suapi- 
tionis, in castellum Illicis recluditur 7 . 



i. per om. C UMvr. — 12. collocatam] collatam C UMvk. — 16. Ianuni] Ianuam BS — 18. quae res] qua 
re C TMlr. 



1 Lettere al Re furono inviate il 16 ed il 21 lu- 
glio; altri- furono spedite a Filippo di Cleves, Go- 
S vernatore di (ienova ; a Giorgio d'Amboise. Legato 
apostolico in Francia; a Carlo d'Amboise, Luogote- 
nente generale del He in Italia; al Gonfaloniere di 
Pisa; al Papa Giulio IT. Esse sono nei I.itterar., regg. 
(6-1822 e 47-1823 e sono riassunte in E. Panoiani. Un 
IO anno di si. gaio-'., pp. 9, 1 7, 18. 

1 La deliberazione di inviare N. Oderico al Re fu 
presa il 23 luglio; l'ambasciatore partì il 6 o il 7 ago- 
sto. L'ampia istruzione affidatagli è pubbl. in E. Pan- 
diani. I n armo di st. oenov. p. \t,i. Circa POderico 
•5 ved. C. BORSATE. Un amico di Cristoforo Colombo {Ni- 
colb Oilrrico) in Annuario dell'Iltituto Tee n 1- 
'li (Ienova, anno i<) 26-10:7. 

3 II Giustiniani, Annali, li. p. 617. afferma che 
il Ceva era famigliare del Cleve*. Egli ebbe istruzioni 

20 quasi identiche a quelle consegnate all'Oderlco, scritte 
però in volgare. 

4 II Senarega dimentica di avvertire che anche i 

nobili avevano subito mandato un loro rappnsen- 
t.inte, Andrea n'(-)ria. alla Corte regia, a riferire le loro 
2^ lagnanze. Nel loro Memoriale, pubbl. dal P&LI88IER, 
Documenta ree, p. 536 .ll'ermarono che Filippo di 

Cleves impedì loro di presentare al He le loro prot. 
per la debolesM del Luogotenente Roccabertlno, " di- 

' cenilo che lui havle ad venire ad Gcaua e provi de- 
)0 "ria al tut>... Il D'AVTOW, "/. e//.. Ili, p. 206, con- 
fonde questa ambaseeria con quella posteriore di Stc 



fano Vivaldi. 

5 La dimora del Cleves ad Asti parve a tutti ve- 
ramente lunga, considerando la necessità della pn senza 
del Governatore in (ienova: pare che una leggera indi- 35 
sposizione lo costringesse a fermarsi in Asti: forse an- 
che volle udire le due parti prima di entrare in Genova, 
rmeggio dei nobili e dei popolari per propiziarsi il 
Cleves al suo arrivo in Asti e narrato in E. Pandiani, 
l'n anno di si. genov., pp. 23-29: cf. anche il Memoriale 40 
clt., p. 537. 

* Il Senarega attribuisce alle mene dei nobili que- 
sto primo tentativo dei Fregolo di accorrere a Ge.iova, 
mentre i nobili ne incolparono i popolari. L'amba- 
sciatore N. Oderico, che era allora alla Corte di Fran- 45 
eia, potè dimostrare che Ottaviano Fregoso ■ a istantia 
" de popolari era stato revocato et prezo de mandato 
" lumini pontificii B , Ciò scriveva l'Oderico da Pioli 
il 17 settembre; la lettera giunse a Genova il 16 otto- 
bre ed è in Lettere Ministri Francia, mazzo I, n. 2177; 50 
cf. F. Pasimam, Cu anno di st. genov.. p. 67, n 

7 Cina questi avvenimenti di Corsica ved. A. P. 
FILIPPI»!, Storia della Corsica, Pisa, 1822, voi. Ili, lib. 
v, p. i;m e sg^'. Sulle vicende della Corsica vi sono 
opere storiche piìi recenti, ma nessuna di esse ha no- 
tizie dettagliate delle relazioni con la Repubblica di 
(nuova Ql 1 periodo qui trattato. L'operi del Filippini, 
pur non essendo immune da lacune ed inesattezze, è 
ancora l'unica in cui si possa trovare qualche notizia 
utile. 






[A. 1500| 



COMMKNTARIA DK REBUS (iKNUKNSII'.r 



105 



Ravaslruus, ut parilo ""te <lixi, veniens c\ AhI.i, in villa Campi rcntitit, (|iii postea decimo 

octavo kalendaa Septembrii honorifìce exceptua «-si, praeeuntibua centnm juvenibui popula- 

ribus vestes lerlcai unlui coloris indutil, Antianis, et I'.m ili< atorihus praccedeiitibus; quod 
consulto ab ipso <>l JUBBU suo factum est 1 . Quae rrs molesta omnibus fuit, rum piace cd< i <• 

5 il 1 i soliti siut, cpii Princlpibua famulantur, non autam 1111, quibua aequa potettaa '-st, vel paulo 
minus. Solus ipse, a ccteris remotior, curii peditibua 750 (tot enim fuerunt) <i equitìbui 150% 
vultu mìnabundo in Palatlum devenit, in cujua arca eminentea furcaa ' atatim erexit et locum 

super quo homines decapitari possent; quac forma est in Gallia ubique frequens. Appro- 
pinquabat dies kalendarum Septembris, in qua renovatio Antianatus fieri consuevit, et quae* 

10 rentibus ab eo formam (piani vellet servare in oflìeiis creandis, nihil respondit: propter (juod 
omnibus popularibus maximum timorem incussit, judicantibus momento, timida et suo adventu 
attonita civitate, Antianos et ceteros Magistratus ad naturam redituros. Alii credidcrunt hoc 
avaritia ab eo factum esse, quod speraret, rem protrahendo, melius posse ab utraque parte 
pecunias elicere 3 . Joannes Ludovicus Fliscus, pridie kalen'das Septembris, non expectatus, 

15 cum paucis armatis in Viam latam se recepit, ad quem maximus cuncursus nobilium factus 
est, armaque comportantur, milites conducuntur 4 . Coeperunt timere populares, ne una eru- 
ptione caperentur trucidarenturque. Itaque Ravastenum adeuntes, eum precati sunt ita agere 
ut nihil a Ludovico timendum esset; paratos esse 'quae ipse jussisset adimplere. Ille, vel 
quia jam timeret, vel quod eruptionis tempus adhuc non venisset (quod verisimilius fuit) in 

20 Palatio Joarmem Ludovicum retinuit. Jam plebs resumserat spiritus, ab eoque impetravit 
vel potius extorsit, ut secundum formam novae legis Magistratus crearentur. Praeterea mit- 
tebantur ex Mediolano, in subsidium Ravasteno, aliquot equites sagittarii, quos statim jussit 
retineri et Joannem Ludovicum in villam Quarti ut recederet ordinavit. Qui, cum discessum 
aliquantulum protraheret, ad arma concursum est, ut illum renitentem etiam cum vitae suae 

25 periculo ejicerent. Ad quem concurrens Ravastenus, discessum ejus acceleravit 5 . Qui arma 
sumserunt, soli artifices fuerunt. Nam mercatorum maxima pars jam fessa domi se continuit, 



i 4J', t 



Mi v ., 5>>6 



e. 416 v 



3. vestibus sericis B — 7. furcas] furoris B 



1 L'ingresso del Governatore in Genova non av- 
venne il 15 agosto, come affermano il Senarega e il 
Giustiniani, Annali, II, p. 618, bensì il 29 agosto. Lo 

5 stesso Senarega scrisse addi 28 agosto un proclama che 
ordinava a tutti i cittadini di trovarsi il domani sera 
sabato, al primo suono della campana grossa, sulla 
piazza del Palazzo, con le loro cavalcature e le vesti 
più belle, per andare a ricevere ed accompagnare l'illu- 
10 strissimo Sig. Governatore (Diversor., filza 63-3083). 
In una lettera scritta il 29 agosto a N. Oderico gli è 
data notizia che " Hieri [il Governatore] stete a Campi 
" in casa del quon. messer Lazaro [Doria] e ogii a hore 

* xvm è entrato in la terra „. La lettera aggiunge che 
15 gli furono fatti grandi onori e che "sua excellentia à 

* facto tanto bona ciera e dimostrato tanta alegreza 
"quanta mai in altro tempo habia facto,, (Litterar., 
reg. 46-1822, lett. n. 265), ma è da credere più al vultus 
minabundus accennato, poco dopo (linea 7), nella Cro- 
io naca, che alla bona ciera della lettera. 

2 II Diario in E. Pandiani, Un anno di st. genov., 
p. 320, dà la cifra di 250 cavalli che è forse più esatto, 
perchè, sommandola ai 750 fanti della scorta, si rag- 
giunge il numero di mille uomini, che è riferito dal 

25 d'Auton, Chroniques, III, p. 207. 

3 Ripugna credere alla corruttibilità di questo 
gran signore francese; tuttavia i costumi di quei tempi 
non erano molto severi. Nel Memoriale più volte cit. 



i nobili accusano apertamente il Ravenstein di aver 
avuto somme di denaro dai popolari e citano anche 30 
chi sborsò tali somme, cioè un mercante di Asti ed i 
Sauli, mercanti in Lione, ed aggiungono che anche il 
Roccabertino ebbe in dono cinquemila scudi (Péljssier, 
Documents, pp. 538-39). È mia opinione che il Cleves 
sia stato severamente imparziale, almeno in questo mo- 35 
mento. Un'ombra di dubbio sulla sua correttezza potè 
sorgere più tardi, cioè nell'ottobre, come dimostrai nel- 
VAnno di st. genov., p. 40 n. 1. 

4 Anche qui è detto Via Lata per indicare il pa- 
lazzo dePFieschi, come chiarii altrove. Il ritorno di 40 
G. L. Fieschi non avvenne il 31, ma il 30 agosto; ciò 
afferma il Diario e confermano lettere spedite in quei 
giorni agli ambasciatori. Il Fieschi tornò in Genova 
col consenso, anzi per invito, del Governatore. Cf. 
Diario e documenti, in E. Pandiani, Un anno di st. 45 
genov., p. 31 e sgg. 

5 La cacciata del Fieschi avvenne il 4 settembre: 
la plebe di Genova si sollevò con tanta energia e in 
tal numero che il Governatore dovette, per evitare mag- 
giori mali, ordinare al Fieschi di lasciare Genova, e 50 
per poterlo trarre in salvo lo accompagnò egli stesso 
con i suoi armati fuori della città. Cf. Salvago, Cro- 
naca di Genova cit., p. 465 ; J. d'Auton, Ckroniques, III, 

p. 211 ; Memoriale in PÉLissiER, Documents, p. 537: Dia- 
rio in Pandiani, Un anno di si. genov., p. 321. 55 



, 



lOiì 



BARTHOLOMAEI SENAREGAE 



[A. 1506] 






e, /j- 



i 



insolrn'Jasque stolidae et vanae plebis ferie amplius non poterant, quorum mercatorum vitae 
quotidie minitabantur. 

Haec 'nova armorum attrectatio vulgum ex amente dementem fccit, multorumque malo- 
rum causa fuit: mercatores omnes et etiam artista 8, nisi qui intimae conditionis essent, con- 
viriis et minis quotidie et incessanter lacessere non desinebant, dicentes eos indignos esse, 5 
qui rerum publicarum curam haberent : ipsos solos dignos esse, qui conatus Ravasteni et 
Joannis Ludovici detexissent compressissentque. Itaque, facto multorum hujusmodi hominum 
conventu, apud fanum Sanctae Mariae de Castello, octo eligunt, Tribunos plebis appellant, 
et in Palatium venientes jura reddere coeperunt '. Tntercedebant, obstabant multis rebus, 
ita ut potestate Antianis non modo aequales esse crederentur, sed longe mijores, illis rebus 10 
Baepiua contradicentibus, quae quietem urbis et regiam dignitatem respicere posse viderent. 
Sequebatur hos Tribunos turmatim, pecudum more, 'vulgus ignavum, et qui illis, non re 
sed simplici verbo obstitisset, proximam habebat mortem; et quod Tribuni volebant, id per 
capettas peti curabant. Capettae enim erant quisque pauperrimus, et artistarum vilisoimus et 
famulus artistarum, quorum divitiae erant cappa attrita, uncta, et caligae laneae. Pellitur 15 
Quarto Joannes Ludovicus, missis plusquam duobus millibus quingentis Pulciferanis, et Ra- 
palli parumper residens ad montana concessit *. Praesidio Ludovici tuta orientalis ora tene- 
batur; missi Spediam commissarii, qui, faventibus oppidanis, oppido et utroque castello potiti 
sunt \ Superveniente postea Philippino Flisco cum peditibus mille circiter quingentis, expel- 
lunt, aliquot domibus praedae expositis. A caede tamen temperatum est '. Commissarii, con- 20 
scripta postea in Lunensi parva manu, et etiam in bis locis, quae curae Magistratus Sancti 
Georgii sunt, locum recuperarunt, totaque 'Riparia in populi potestatem pervenit \ Sed erat 
in urbe tanta rerum confusio et quietis desperatio, ut quilibet bonus Patriam deserere mallet. 



2. minitabantur] immitabantur ABS — 15. uncta] cincta C UISIvr. 



1 II Scnarcga, il Giustiniani, o/>. ci/., II, p. 619, 
il Canai.»-:, op. <;/., p. 310, collocano la elezione dei Tri- 
buni della plebe fra la cacciata di G. L. Fieschi da 
5 (ì. nova ed il suo inseguimento fino a Rccco, cioè tra 
il 4 ed il 7 settembre: il Bastidb, Storia della lìcpub- 
blica di Genova, 1795, tomo II, p. 177, parla degli otto 
Tribuni, poco dopo la venuta del Governatore: il Ca- 
soni, Annali d. Rcpubh. di Gru., 179«), tomo I, p. 87, ed 

io 11 Sk.rra, S/.iI. Rrpubh. di (icn., 1836, tomo IV, p. 212, 

incordano nel dire ebe avvenne prima della conquista 

della Riviera di Levante. Nel Diario invcee, che è 

sempre lune informato, la elezione dei cittadini, che 

rannero poi chiamati Tribuni, è segnata al 34 ottobre; 

15 la esistenza di questi nuovi ufficiali risulta in un atto 
del 26 ottobre, nel (piale gli Anziani ed il Governa- 
tore dichiarano ebe un certo proclama contro i nobili, 
In cui appaiono i loro nomi, fu fatto " petentlbus no- 
* ve, n electis in Sanità Maria de Castello, videlicet 

10 "Marco de Terrili, lYlcgro de Bergamo et socils „. È 

manifesto da questo documento che agli otto, eletti il 
giorno 24, se ne era aggiunto uno e clic il titolo di 
tribuno non era ancora riconosciuto dalle autorità. 
In un atto del 27 ottobre sono scelti, per l'esecuzione 
2; del proclama contro i nobili, " allquoi prestantei cives,, 
che sono Marco l'errile. Paolo da Novi e colleglli. Il 
Diario (31 ottobre) allenila che il giorno prima se ne 
erano eletti dei nuovi "tutti arbxani „ e di questi 
potemmo rintracciare i nomi In un atto dei Litttrmr,, 

V ,r g l')-I'S:5, addi 27 novembre 1506. Kssi erano Paolo 

da Novi, Mario di Ter ri le, Nicola Picaluga, Pantaleo 

pollina, Giovanni Scorcino, Battista Rebufib, Pietro 



Marengo, Peregro di Bergamo, Giuseppe Dernicc. Cf. 
E. Pandiani, Un anno di si. <>»*<>:•., pp. 75-S0, 341-343. 

2 L'inseguimento del Fieschi avveine 11 7 settem- 35 
bre e, secondo il diarista, vi presero parte più di sei- 
mila uomini venuti dalla Polcevera e dalla Riviera di 
ponente. Cf. Diario in Pandiani, U>- anno di si. gf 
no-\, p. 326. 

3 Due commissari, Agostino de Ferrari ed Anto- 40 
nio di Albaro, mossero su un brigantino alla volta della 
Spezia, nel mattino dcll'8 settembre, ed il giorno dopo 

la occuparono senza dilììcoltà. Cf. Pandiani, Un anno 
di si. gemov., p. 46 e Diario, p. 339. 

* Filippino Fieschi partì da Chiavari verso la 45 
Spezia addì 11 settembre 1506. I commissari genovesi 
si ritirarono a Portovcnere, donde avvertirono il Go- 
verno dell'accaduto. Cf. Pandiani. Un anno disc, gt 
//(>;•.. pp. 49 e 50. 

5 Pochi giorni dopo la perdita della Spezia, due 50 
nuovi commissari, Bartolomeo de franchi Lnxardo e 
Simone Giovo, muovevano con due galee, una barca da 
nave carica di artiglieria e qualche brigantino, alla 
volta della Spezia C4 settembre). Filippino Fieschi, 
STUta notizia dei grandi preparativi fatti a Sarzana ed 55 
a Genova, si ritirava lasciando guarniti il castello 
la bastia, che il :'» settembre si arrendevano; subito 
dopo, la spedizione a] dirigeva contro Chiavari, ultima 
piazza forte del partito fieschlno nella Riviera di Le- 
vante. All'avvicinarsi di forze considerevoli, clic mo- 60 
vendo da luoghi diversi minacciavano l'accerchiamento, 
Anton Maria l'i. sebi lasciava Chiavari (2S settembre). 
Cf. E. Pandiani, Un anno di si. gcnov., pp. 51-54. 



[A. 1506) 



COMMENTARLA DE REBUS (iKNUKNSlUUS 



107 



Nani ([ni nobilumi doinos dcpraedavei ani, (jiionim m.-fiiiis numerila esse dicebatur, et quisqn*- 

sacrile^us e1 aceleratuaj d<- quibua ma'gnui aumenta ad urbem convenerat, nova quotidie 

diacordiarum semina farebanti rlzaa quaerebant Bxulea, aceleatij pauperc . et ad omne oefaa 

parati, in pretta crani. Vocatur ex l'isis Tarlatinua, non impugnantibua Tribunia, vìi pnxdena 

5 et rei bollicar perltua, qui, conductia pedltibua duobua milllbua, tumultuai ittigaret '• Sed 

jam coeperant non esse COnfidentea ollìciales Baliae paulo ante creati; propt< rea additi sex 
et quamvla xiv numero essent, id tamen ratum erat, quod novcm vcl laudaaaent, vel impro- 
basscnt '. Tribuni plcbis, ut imperium eorum magia extenderent, denuo in eodcrn lo< vocata 
plebe, recuperandum Monacum esse dixerunt, idque factu facile esse allìrmabant. Xam 

10 quicquid ipsis in animimi 'venissel, etsi arduum esset, id etiam absolvi posse; arbitrabantur *. e. **** 
Conducuntur statini pedites et parantur ad expugnationem necessaria; quae expeditio, etsi 
multia praeaertìm bonis et ditioribus intempestiva videretur et diflìcilis, nemo tamen ausus est 
contradicere. Tarlatinus, cum duabus triremibus, quarum alteri praeerat Gaspar Guanus, 
alteri Joannes Baptista Davania, et aliquot brigantinis, die XXIV Septembris, invito Ravasteno, 

15 cujus auctoritas nulla jam erat, ex portu solvit 4 ; qui expeditionem non tantum improbabat, 
sed oppida Ripariae nomine regio restituì sibi instabat. 



i. depredati erant CÌ/Mur. — io. animo ABS — 14. Davania] Danania CMlr. 



1 L'atto di nomina di Tarlatino de' Tarlatini a 
capo dell'esercito genovese è del 23 ottobre 1506 (Lil- 
terar., reg. 46-1823, lett. n. 271). Non poterono impu- 

5 gnarla i Tribuni per la semplice ragione che essi furono 
eletti il giorno dopo, 24 ottobre. Afferma M. G. Ca- 
nale, St. d. repubbl. di Gerì., IV, pp. 311, 312 che "il 
" Tarlatino fu fatto venire in Genova non senza parti- 
" colari intelligenze tenute prima col pontefice Giulio II, 

io " come da qualche istorico e da documenti si rileva „, e 
"sebbene famigliare e corrispondente del Fiesco, si sco- 
" prì improvvisamente a favore della plebe „ e ciò 
" fece considerando che avrebbe meglio vantaggiato la 
" libertà pisana, tradita dalle cupe e venderecce mac- 

15 " chinazioni dei Francesi,,, perchè, dopo avere assicu- 
rato il governo popolare di Genova, " potè vasi di leg- 
" geri soccorrere popolarmente Pisa e in tal guisa sot- 
" trarla con buona e felice guerra al giogo dei Fioren- 
tini e alle insidie straniere,,. Cf. anche Nardi, St. 

20 di Firenze, Torino, 1852, tomo I, p. 420 e Pandiani, 
Un unno di st. genov., p. 74, n. 1. 

2 Nei documenti d'Archivio non v'è cenno di que- 
sta modificazione dell'ufficio di Balia. Altre ve ne 
ebbero, ma in seguito. Il 9 gennaio 1507 l'ufficio di 

35 Balia fu sostituito da quattro cittadini delegati ad am- 
ministrare per tre mesi la cosa pubblica: il i° febbraio 
venne reintegrato; il 28 febbraio 1507 fu sostituito da 
dodici seniori del popolo, e più tardi fu nuovamente 
reintegrato. Cf. Pandi ani, Un arino di storia genov., 

30 p. 210. 

3 II Senarega incomincia a parlare dell'impresa 
di Monaco assai prima di quanto fosse necessario. La 
spedizione fu preparata in novembre e non partì effet- 
tivamente per Monaco che ai primi di dicembre. Tut- 

35 tavia, per la necessità di seguire il cronista, diremo 
subito che questa impresa fu lo sforzo maggiore del 
governo popolare, la sfida più audace contro la nobiltà, 
il fatto (he determinò la rottura colla Corte di Fran- 
cia. Circa le ragioni per le quali i popolari vollero 

40 andare contro Monaco, il Giustiniani, Annali, II, p. 621, 
copiando AA Senarega, afferma che i popolari spera- 



vano in tal modo di poter durare più a lungo in si- 
gnoria ; il Salvaoo. op. cil., p. 472, che la spedizione 
servì per stornare i popolari dal marciare contro il 
Fieschi; il d'Auton, op. cit., Ili, p. 215, che si voleva 45 
prendere Monaco per trattenere le milizie francesi in- 
viate a rimettere i nobili in Genova; il Guicciardini, 
op. cit., lib. VII, cap. v, ediz. cit., voi. Il, p. 189, che 
la spedizione fu voluta per odio contro i nobili, per 
desiderio di avere un luogo di grande importanza ma- 5° 
rittima, per la speciale inimicizia contro i Grimaldi 
signori del luogo, sempre pronti a predare e a corseg- 
giare, infine per i diritti di Genova sul possesso di 
Monaco. Possiamo aggiungere, sulla fede di documenti, 
che i popolari speravano di non avere avversario il 55 
Re di Francia, perchè sapevano che egli aveva dato 
ordine al Governatore di Genova di procedere " cum 
" brasso forte „ contro il Grimaldi per certe recenti 
ruberie ad alcuni Spagnoli. Infine essi dovevano pen- 
sare che, caduta Monaco e domata una delle famiglie 60 
nobili più potenti, le altre, che spadroneggiavano sulla 
Riviera, avrebbero senz'altro ceduto. Cf. E. Pandia- 
NI, Un anno di st. genov., pp. 90-94. 

4 La spedizione non partì il 24 settembre, sibbene 
il 4 dicembre. Il Governatore Filippo di Cleves di Ra- 65 
venstein non potè impedirla, avendo lasciato definiti- 
vamente Genova, assai prima, addì 25 ottobre. Il Se- 
narega dimentica di riferire che essa fu preceduta da 
una spedizione meno importante, ma certo più pro- 
ficua, che tolse Pieve di Teco (grosso borgo presso Al- 70 
benga), al dominio del nobile Luca Spinola (17-27 ot- 
tobre 1506) e fu un primo saggio delle mire dei popo- 
lari sulla Riviera di Ponente e un primo passo avanzato 
verso la lontana meta di Monaco. Circa i preparativi 
di guerra e l'intero periodo dell'assedio di Monaco ved. 75 
G. Rossi, Storia della Città di Ventimiglia, 18S8, p. 160 
e s gg«' Gr. Calligaris, Carlo di Savoia e i torbidi ge- 
novesi del 1506-07 in Atti d.Soc. Lig.di Storia 
Patr., voi. XXIII; G. Saige, Documents kistoriques re- 
latifs a la principautè de Monaco, tomoli, Introduzione; 80 
E. Pandiani, Un anno di st. genov., p. 97 e sgg. 



108 



BARTUOLOMAKI SKNAREGAH 



[A 1506] 



< 



. . iJ J v 



Dum haec apud noe volvuntur revolvunturque, Ferdinandus Aragonum Rex, in Regnimi 
Neapolitanum contendens, cum triremibua decem, biremibus septem, primo die kalendas 
Decembris portum nostrum intravit '. Missi xn cives nomine publico, inde Antiarti et Baliae 
otììcium. Oonatus duabus pateria aureia, variisque eaculentia et poculentis, unum tantum 
(tieni in porta moratus, discessit. Cui, cum in portu Delphino tempestate maris 'detineretur, 5 
relatum est, Philippum Hispaniae Regem, generum suum, humanis cessisse: propter quod 
lama tuit, illum omisso itinere de reditu in Hispanias cogitasse*. Agitata diu variis mole- 
stiis civitate, hoc etiam additum est molestila gravaminis. Excogitarunt plerique populares, 
quo causam officiorum magis contìrmarent, novam gubernandae civitatis formam statuere. 
Propterea utile esse dixerunt, si per xxxvi cives, quibus annua merces constitueretur, civitas K) 
regeretur, de quo numero etiam Antiani tìerent, et reliqui urbis Magistratus; qui tamen ad 
breviorem numerum redigerentur, qui per quinquennium durarent; quae quidem rea, sicut 
meo judicio dolose excogitata fuit, ita etiam infelicem exitum sortita est \ Praeterea quotidie 
novae conspirationes in urbe exaurgebant, quas Societates appellabant vario nomine, alius 
Sancti Joannis Baptistae, alius Virginia Mariae, hic Pacis, ille Concordiae, et multa istius 15 
modi. Quae licet ' fieri ad conservandam Antianorum auctoritatem et dignitatem, Patriaeque 
salutem dicerentur, tamen revera tanto magis minuebatur Antianorum auctoritas, quanto 
magis hujusmodi virorum cresceret numerus, quorum mores et impudentiam non est mori 
narrare, sed possum affirmare, post capettas nihil fuisse detestabilius A . Creantur quatuor 
urbis Capitanei, Britius Justinianus, Bernardus Castilionus, Petrus Calisanua, et [Gregorius] 20 
de Terrili, quibus 400 pedites dati sunt ad quietem et salutem urbis. li statim omnes exules 



i. Aragoniae B S — 2. contendens lacuna A B S — 3. Baliae] Bailiae C 6'Mur. — 13. redigerentur] redatti 
sunt Cf'MuR. Dopo reda«ti sunt C i/Muit. omettono tutto il resto del periodo sino a: sortita est. - resj Hcx B — 
ìS. non est mori] omitto C 6Mur. — 20. Gregorius lacuna in A C D F M S U I'Mur. Solo B riempir la lacuna 
con : Marcus scritto da altra mano, ma erra perchè documenti d'archivio provano che fu Gregorio 



S ' Non il 1 dicembre, bensì il 1 ottobre, la flotta 

aragonese entrò nel porto di Genova. Ciò è provato 
da documenti in E. Pandiani, Un anno di st. genov., 
p. 58. In Genova si erano preparate solenni onoranze 
al Re Ferdinando, ma questi, con grave smacco per i 
io popolari, non scese a terra. Probabilmente egli non 
volle far nascere il sospetto nella Corte di Francia 
di volere attrarre a se gli irrequieti spiriti genovesi; 
pare che in realtà si profittasse del passaggio del Re 
Ferdinando in Liguria per offrirgliene la Signoria, poi- 
15 clic, qualche mese dopo, egli disse in Napoli all'amba- 
sciatore francese che tale proposta gli era stata fatta 
nella sua permanenza lo Liguria. Così all'erma il Diario 
pubbl. in E. Pandiani, l'n anno di st. genov., p. 367. 
* La flotta aragonese mosse da Genova verso Por- 
ro tofino il 2 ottobre e vi rimase molti giorni a eausa 
dei venti contrari. A Portofino giunse (^ ottobre) al 
He Ferdinando la notizia della morte del genero Fi- 
lippo ed il Diario ricorda essersi colà recati da Genova 
" diversi calzolari con drapi neri „ e di averne venduti 
>5 molti. Continuando a soffiare venti contrari, gli An- 
ziani inviarono (io ottobre) al Re Ferdinando tre cit- 
tadini: Gerolamo Palmaro, Francesco Spinola e Gero- 
lamo Botto, per condolerei della morte del genero, of- 
frirgli servizi e tenergli compagnia, finché non avesse 
30 dato ordine di levare le ancore. Cf. E. I'andiani, Un 
anno di st. genov., pp. £0, 

3 II progetto della riforma, elaborato dal <> al [j 
ottobre, fu presentato al Governatore ebe. malgrado 

si dlmoatraaae i patrarlo ad esso, fu costretto, per le 
35 mina» eie dei capi-popolo, ad approvarlo. Il 16 Ottobre 



fu tenuto un grande consiglio per deliberare intorno al 
progetto. La discussione fu lunga e tempestosa; infine, 
su proposta del notaio Giovanni Batt. Ferrari, si de- 
cise di affidare a dleiotto cittadini ampi poteri per la 
risoluzione dei punti controversi e cioè, la durata delle 40 
cariche e l'età necessaria per adire ad esse. Il Cancel- 
liere B. Scnarcga ebbe l'ordine di redigere il decreto. 
11 17 ottobre si procedette alla nomina dei diciotto cit- 
tadini, ebe dovevano formare la commissione suddetta. 
Le elezioni, secondo la nuova riforma, avvennero il 13 .15 
novembre. I nuovi Anziani entrarono In carica il 35 
novembre 1506. Cf. E. Pandiani, l'n anno di si. gè 
p. 63 e sgg., p. S 4 . 

4 II Diario ed i documenti dell'epoca citano altre 
" Compagnie „ di cittadini, come la Compagnia del Ca- 50 
■tellaccio, quella del Molo, e quella degli Speziali. 
■ Compagnia della Trinità, di oltre 500 soei. fu ac- 
cusata (22 marzo 1507) di essere comprata dai nobili 
e di favorire il partito Fregoso ; importantissima fu 
la Compagnia di Jesus, formata il 13 gennaio 1507 Cd 
mila chiesa di San Siro e composta di artigiani di 
tutte le arti, senza distinzione di colori (cioè ili fa- 
zioni), "tutti bomini da bene» dice il Diario, la quale 
partecipò ufficialmente alle discussioni del Governo e 
sostenne le pretese dei popolari di non restituire le 60 
Riviere al Re di Francia, prima clic Monaco non fosse 
caduta In potere di GenOTt, e di rimettere o^ni que- 
stione al Pontefice (7 febbraio 1507)- fu essa che il 2~ 
febbraio 1 v>7 impose il mutamento dell'officio di Balia, 
cf. Pandiani. Ih anno di st. genov., indice ragionato, 65 
voce : Genova (■ omp 1 












[A. 1506| 



COMMKNTAR1A DE REBUS GENUENSIBUS 



UV) 



urlio et toto districtu excedeie jiisserunt, seditiones < «imprimere '"I Mftlil 8MC foimidini CO€ 
perunt; propter quod respiravit aliquantulum civitaa '. Allatae per FlOC t'-mpus littrft€ I I' 
aunt, mandantes 'ut, depositi* armis, omnea libere 81 line metti .ni tiegOtJl Itti H'Iiifnt, ii'-i 
Joaimem Ludovicum pio suis oppidis et aliis, quae suae Curae maiidaveiat, moleslarent. Le- 
5 ctae aliae, quae legcm novam de 'officila per populares ladani conlirmabant et liis, <|ui arnia < 4 <-> 
numeranti Venlana dabat, et paterna caritate populum ad pacia studia liorlabatnr. O iniiam 
Regis clementiam ! O immensam bonìtatem ! Convocati* statim Magistrati l)iis, restituì tandem 
(Jubernatori oppida Ripariae decreta sunt. Quod ubi plebi iunotuit, solita levitate, ad novas 
lluctuationea devenit; propter quod factum est ut diacedendum omnino Ravastenua esse du- 

10 xorit, ne omnino cum restio dedecore au< loritaa sua vilesceret. Nulla illi erat amplius aucto- 
ritas, nulla reverenda; sed omnia per Tribunoa plebia gerebantur. Et ai quid per digniorea 
Magistratus constitutum fuisset, niai a TribunÌ8 comprobaretur, irritimi erat; quod tam saepe 
erat, quam ipsi numquam sana Consilia nec cognoscebant, nec admittebant. Disceaait itaque 
Ravastenus, praedicena quae postea sequuta sunt, nostram jacturam potiua dolen8 quam auam 

15 injuriam. Die xxv Octobris discessit 2 . Rocchabertinus, conversua omni studio ad quietem' 

urbis, cum aliquid se fecisse arbilraretur, plebs inquietior facta ad solitas vanitates decurrit. e. nov 
Nam factio Adurna, sentiens adversarios, de introducendo duce factionis eorum Consilia 
inire in fano Sancti Dominici congregata, admissisque pluribus Fregosis, cum multa inter se 
dixissent, tamdem omnia deinceps communi consensu facienda esse jurarunt. Sed mihi non 

20 videtur omiltendum, Rocchabertinum non caruisse suspicione auctoritatis perditae per Ra- 
vastenum, ut Ihamono Regio Locumtenenti nostri agenti, nepoti Cardinalis Rothomagensis, 
quem sciret Ravasteno offensissimum esse, rem gratam faceret 3 . Tribuni, quorum auctoritas 
in dies crescebat, difficultatem expugnationis Monachi, non naturae loci et praesidio, sed 
vitio dabar.t, culpamque in mercatores rejiciebant. Conveniunt artistae et, prout cuique arti 



7. O ìmmensam om. AB — io. regio] Regis C t/MuR. — 23. Monachi lacuna in A B S 



1 L'elezione dei quattro capitani avvenne il 6 ot- 
tobre 1506: il 7 uscì una grida con la remissione ge- 
nerale delle colpe passate, e l'ammonizione di badare 
S a non fallire per l'avvenire. L'S ottobre i quattro ca- 
pitani comparivano colla loro gente, ed il 9 entra- 
vano in funzione andando a sciogliere una riunione dì 
plebei in S. Maria di Castello, ma anche questo ten- 
tativo di restaurazione dell'ordine ebbe breve durata, 
io Cf. E. Pandiani, Un anno di si. genov., pp. 62, 63. 

8 È necessario riassumere e chiarire le notizie 
circa questo importante momento. Il Re di Francia 
aveva accolto benevolmente N. Oderico, inviatogli dai 
popolari genovesi, ed aveva sanzionato (circa il 21 set- 
15 tembre 1506) la modificazione dei due terzi degli uffici 
in loro favore, ma dopo che essi ebbero occupata la 
Riviera di Levante, togliendola a G. L. Fieschi, mutò 
la sua benevolenza verso di essi e mandò al Governa- 
tore Filippo di Cleves l'ordine di farsi riconsegnare 
20 la Riviera. Il Cleves, invece di tenere una seduta pub- 
blica, che sarebbe stata certamente contraria ai voleri 
del Re, radunò, il 22 ottobre 1506, in consiglio segre- 
to gli Anziani, gli uffici di Balia e della Moneta e tre 
cittadini : Bartolomeo di Ceva, Demetrio Giustiniani 
25 e Vincenzo Sauli, (che erano stati inviati a lui quando 
era giunto in Asti) e fece approvare da questa assemblea, 
assai ristretta, la decisione che la Riviera gli fosse 
consegnata; indi mandò ordini ai commissari ed ai 
castellani per la consegna, ma appena il popolo seppe 
30 ciò, insorse minacciando di fare a pezzi i membri del 
consiglio, se non venisse subito revocato quel decreto, 



e colle armi alla mano riuscì a fare annullare la deli- 
berazione (23 ottobre). Il giorno dopo, 24 ottobre, fu- 
rono eletti gli otto (poi nove) Tribuni della plebe. Il 
25 ottobre il Cleves abbandonò Genova. Nello stesso 35 
giorno Francesco Pandolfini, ambasciatore fiorentino 
presso la Corte di Francia, riferiva al suo Governo che 
Luigi XII, parlandogli di Genova, aveva detto che essa 
gli era sempre fedele; sarebbe occorso, è vero, punire 
qualcuno, ma egli ne avrebbe tratto " ad ogni modo ^o 
"qualche danaio „, ed aveva aggiunto: " Io amo più 
"presto e' denari che il sangue: l'opposito di quello 
"che si fa in Italia,,. Infine aveva detto che richia- 
mava il Cleves per mandarlo in Fiandra. Abel De- 
sjardins, Negocialions diplomatiques de la France avec 45 
la Toscane, Paris, 1861, tomo II, p. 189. Per le vicen- 
de genovesi vedi E. Pandiani, Un anno di si. genov., 
pp. 67-78. 

3 II Casoni, op. cil., tomo I, p. 90, afferma sen- 
z'altro che il Cleves risolse di partire, non solo per gli q Q 
eccessi della plebe, " ma ancora perchè la sua condotta 
" non riusciva accetta al Signor di Sciomon „. È certo 
strano che egli non sia stato soccorso in alcun modo 
dal Governatore di Milano, ma da quanto dice il Sena- 
rega a p. 105 linee 21-22 parrebbe che fosse piuttosto et 
il Cleves a non volere soccorsi dal suo antagonista, che 
lo Chaumont a non offrirli. Il Muratori pose un aste- 
risco fra " Locumtenenti „ e " nostri „ per indicare che 
il senso era oscuro. Io proporrei di interpretare "nostri 
" Regis agenti „, sebbene ciò non sia che una spiegazione 60 
pleonastica del significato di "Regius Locumtenens y . 



Ilo 



BARTHOLOMAKI SENAREGAE 



[AA. 1506-1507] 



int opes, plures hominea mittunt Qui, rum nullam belli disciplinam haberent, nec possent 
. /,-.-. noe scirent parere, nullo usui fuerunl: quinimo 'desiderio reditus, externum militem ad de- 

aerendam obsidionem saepius provocarunt '. Quare ab hujusmodi milite omnir.o abstinendum 
deinceps, qui rebus praeerunt. BCÌant; nani et in l'etra Sanctensi expugnatione id ipsum 
saepius contigisse cognovimus. Quod nunc breviter dixisse volui, ut praescntes posterique 5 
caveant impensae addere periculum. Angebat Monachi oppugnano nobiles, judicantes si 
populares eo potircntur futuros insolentiores, et quibus poterant modis obsistebai:t. Propterea 
oratorcs quatuor ad Regem mittunt, Antonium Spinulam, Laurentium Lomellinum, Stcphanuni 
Yivaldum jurisconsultum et Joannem Jacobum Auriam. Populares vero, Paulum de Franchia 
et Simonem Jugum artisanos, qui numquam ad Regem admissi, re infecta curia excedere 10 
lussi sunt, hac solum causa, quod oppida Ripariae orientalis, ut saepius mandaverat, restituta 
non tuissent. Oratores nobiles, praesente Nicolao Oderico jureconsulto, primo popularium 
e 4ìtv oratore, 'auditi sunt, accusaitibus popularium in eos intemperantiam, et nostro defendente, 
et eorum modestiam aiììrmante \ Referebantur mul'ta undique de indignatone regia; quae 
res bonos exeruciabat et qui regiis jussis parendum esse affirmabant; sed praevalebat Tribù- 15 
norum auctoritas, qui perverse omnia, quae per mercatores primoresque populi dicerentur, 
accipiebant. Nani novas quotidie vias prorogandi imperii fovebant, novisque terroribus di- 
tiores infestabant, existimantibus ipsis, quieta civilate, et rebus ad naturam reduciis, rem 
corum facile opprimi posse, in quorum Tribunorum numero plerique participes rapinarum 
tuissent, qui in omne nefaa ruere mallebant, potius quam quietem urbi restituere. Sed inter 20 
cetera, quantum poterant, studia partium renovahant et maledictis et iictionibus, exacuebantque. 



[Anno MI) VII]. Et cum jam res proxima sedationi esset, nuntiatum est Octavianum et 
Janum Fregosos, paucorum nobilium suasu, in Orientalem oram pervenisse, et collectis aliquot 
suae factionis hominibus apud Burghettum consedisse, indeque occulte urbem 'ntrasse, sed 
cognita plebis conatantia, quinto die abiisse 3 . Postea, ita volentibus Tribunis, magistrstus 25 



4. praeeranl ABS — 5. nunc] non ( 1/M.VR. — ir. mandaverat] modera verat B 
3.1. Burgettum CTMir. - scd| qui ABS 



1 2. popularem B S 



' I..i partecipazione degli artigiani all'assedio di 
Monaco fu da prima entusiastica; molti di essi, raccolti 
5 in " compagnie „, accorsilo al rampo sotto Monaco, 
ma ben presto la loro presenza fu deleteria, perchè gli 
artigiani si stancarono dei disagi e della necessaria 
disciplina e lasciarono l'assedio, traendo seco quasi 
tutti i militi di Lombardia e di Monferrato. Cf. K. 
io Pakozahi, l'i (inno <li st, genov. t cap. II, passim. 

'ili ambasciatori dei nobili giunsero addì ^di- 
cembre 1506 alla corte di Francia e il \ dicembre furono 
ricevuti onorevolmente dal Re. Il loro oratore Stefano 
Vivaldi mosse gravi accuse contro la plebe sediziosa, 
i ;; ma N. Oderico, avendo ottenuto licenza di rispondere, 
seppe difendere assai abilmente i popolari. I due nuovi 
ambasciatori popolari giunsero alla Corte la sera dell'8 
dicembre, mi l'OdericO non potè ottenere clic essi fos- 
uti dal Kc. Tutto ciò è riferito in lettere di 
• ( Merico al Governo genovese, riassunte In E. 1' IN- 
DIANI, In unno ,ìi s/. gtMOV., pp. 120 I-';. 

Lorenzo Cajppkllomi, Vita d»l Principi Antimi 
Doria, Venezia, 1565, p> is. narra che 1 nobili, deside- 
rando rrere Mou i. o. | hiesero ad Andrea D'Oria 
1 .untarli coi suoi ..'risiali e con la sua esperienza. 
Andrea, che era stato a Nizza, ed a' 
Mi rs assediata da forze considerevoli, prop 

tre mezzi per togliere il blocco alla città: 1° chiedi 



aiuto ai Francesi, ma il loro aiuto era lento e freddo: 
2° radunare milizie e inviarle contro gli assedienti; 
3° introdurre In Genova Ottaviano Fr goso, perche ciò 
avrebbe fatto sorgere contese fra Adorni e Fregosi. 
I nobili accettarono questo ultimo mezzo. Anche il 
Sai. vaco, op. ci/., p. 472, dice che, durante l'assedio di 
Monaco. " hs nobles exillez, pour mectre de plus in ; 5 
" plus trouble entre Ics dits populaires, incmrent pra- 
"ticquei avec Octavien Fregose de falre esmocion en 
"la ville: et sur ce le falct fut concluz „. In Genova 
si provvide ad impedire il tentativo di Ottaviano. SI 
seppe, addi 8 gennaio 1507, che egli e Giano Maria I re- 40 
goso erano giunti a Borghetto di Vara con fanti e ca- 
valli : il gennaio i FregOSO erano a Sestri Levante 
con 400 fanti ; a quattro ore di notte Ottaviano si im- 
bare i\a p.r Ignota destinazione; il io gennaio egli fu 
(datamente in Sampicnìarcna, ma i popolari, di fronte 
al pericolo, si erano solennemente riconciliati ed ave- 

promi ISO di rimanere uniti (4 gennaio) e p 
il Fr vista inutile la sua presenza, ripartì nella 

notte fra il IO e l'ii gennaio veleggiando vci 
Levante. Il mire burrascoso lo costrinse a riparare 

Dogli, donde ; impare incognito e ritirarsi 

al di là dei confini; il tentativo, benché fallito, non 
mancò di destare sospetti, ire. persecuzioni. *'! E, 

l'ANIiIAM. / '•; wntC tCC., pp. 170-177 



45 



|A. 1507) 



COMMKNTAKIA !)K KKBUS (JKNUKNSIBl !S 



I I I 



(ialine depositili e8t et qnatiior creali, ipud (|iion Kumrna 'rei etwl, Angelus CrOVaria, I 

phaél de Fumatile) Raphael K.-ifius et Stephanui de Monella 1 . Capitui statini Baldaaaar 

Lomellinus nobilÌ8, qui quaeitlonl additila, cimi ()< Liviano, die (|ii;i urbein in^ressus «si, •.<■ 

fuisse non negavit; el quae fasaut est a Koi chabertino diligenter Regi denuntiati nint*. 

5 Regi in diea crescebat Indignatlo, oh id prohibita tota Lombardia in nane urbem frumenti 

importantia s , Ab Rege vero nihil amìcum audiebatur. Btiam venerat diei testa Pebruarii, 

nec eo usque ab arcis Praefecto qnidquani contra urbem factum erat, quod reprehendi 

posset; sed medlUB Inter utros(]ne exituin rerum expectabnt. l'osterò die, cuffl multi nobile» 
et populares feminaeque audituri rem divinam, ut lit, in fano Sancti Krancisci convenissent, 

10 clausis statini foribus, tamquam hostes drtinentur, nobilibus et feminis dimissis. l'opularcs 
vero in carcerem detrusit, quos cimi per dies plusquam .... in squallore et multarum rerum 
indigentia detinuisset . . . . qui decem millibus aureis redemti sunt \ In portu ' navigia ple- 
raque bombardis partim destruxit, partim in fundum demersit; inermes per vias transeunte» 
sagittis et bombardis neci tradidit; noctu mortariis, quod est tormentorum genus, domos 

15 quassabat. I Tic immitis ingenii, rapiendi cupidus, cum venisse tempus arbitraretur explendae 



€ 4H t 



e. 4jiv 



li. cum] inde A — 12. qui ot/i. CD UMvr. 



'5 



20 



1 Conseguenza del tentativo dei Fregoso fu l'abo- 
lizione dell'officio di Balia (9 gennaio 1507) e l'elezione 
in sua vece dei quattro sunnominati, ma già il primo 

5 febbraio essi rimettevano i loro poteri al vecchio officio 
di Balia. Cf. E. Pandiani, Un anno ecc., p. 173 e p. 366. 

2 Baldassarre Lomellino fu arrestato addì 12 gen- 
naio e, messo ripetutamente alla tortura, confessò che 
Ottaviano Fregoso era stato il io a Sampierdarena e 

io che era stato anche a Genova in una casa del molo, 
ma il Diario afferma, circa questa ultima notizia, che 
" se mentiva per la golia „. In seguito alle sue denun- 
zie, furono arrestati molti partigiani dei Fregoso, ma 
poiché i loro amici erano " indiavolati per lo restalar 
" [arrestare] de quelli a palacio „ il Roccabertino li fece 
rilasciare (14 gennaio); vedi Diario cit. in E. Pandiani, 
Un anno ecc., pp. 359, 361. 

5 II 22 gennaio 1507 giungeva notizia in Genova 
che * a Sarravale [Serravalle Scrivia] hanno fatto de- 
" scarigare li muli che venivano „ verso Genova, carichi 
di grano. Diario in E. Pandiani, Un anno ecc., p. 363. 
* Occorre ricordare che la fortezza del Castelletto, 
che dominava la vecchia Genova, era ancora tenuta da 
milizie francesi, comandate da Galeazzo di Salazar. 

2 t, Sino ai primi giorni di febbraio i Francesi non ave- 
vano dato alcune molestie ai popolari, ma da parec- 
chi giorni preparavano qualche novità, poiché stava- 
no rifornendosi di viveri, di legnami per ripari, di 
gente d'arme. I popolari avevano arrestato dieci fran- 

30 cesi diretti alla fortezza (4 febbraio) ed avevano inter- 
cettato (s febbraio) quattro some di farine e tre di 
pane avviate al Castcllaccio, fortezza sussidiaria, in 
posizione più alta del Castelletto, nella quale il Salazar 
aveva fatto entrare quaranta uomini. 

35 Era evidente che il Re di Francia aveva mandato 

ordini espliciti e anche il Roccabertino doveva saperne 
qualcosa, pere he nello stesso giorno (5 febbraio) tentò 
di convincere il Governo popolare ad accontentare il 
He con la restituzione delle due Riviere. Fu chiamata 

40 anche la " Compagnia de Jesus „, perche sostenesse 11 
Governo con i suoi voti, ma gli artigiani dissero che, 
appartenendo a varie arti, dovevano prima conferire 



50 



con I loro consoli, e solo dopo che ogni arte avesse ap- 
provata la proposta, avrebbero potuto rispondere. Il 
giorno 7 febbraio una grande adunanza di artigiani, 45 
raccoltasi in Santa Maria di Castello, respinse la pro- 
posta di riconsegnare le Riviere. Non sappiamo se il 
Salazar ebbe notizia di questa deliberazione, ma il fatto 
è che sull'imbrunire dello stesso giorno, mentre molti 
devoti erano nella chiesa di S. Francesco di Castel- 
letto, contigua alla fortezza, egli fece circondare la 
chiesa dai suoi soldati e fece catturare tutte le persone 
che erano in essa; poi, lasciate libere le donne, con- 
dusse gli uomini in fortezza. Il domani rimise in li- 
bertà i nobili, eccetto dodici, che trattenne con qua- 5- 
rantasei popolari, obbligandoli a girare una macina da 
mulino e nutrendoli di pane ed acqua. Cf. Diario 7-S 
febbraio e J. d'Auton, op. cit., tomo III, pp. 23S-40, che 
però erra, affermando la cattura essere avvenuta il gior- 
no 8 febbraio. Anche Marin Sanudo, Diari, VI, 550 00 
ricorda con qualche inesattezza l'accaduto. Il Senarega 
se la sbriga in due parole, ma le trattative per il ri- 
scatto dei prigionieri furono lunghe e laboriose. Un 
mese dopo l'arresto, addì 8 marzo, il Salazar permise che 
Raffaele di Montaldo ed un altro cittadino visitassero 6- 
certi loro parenti prigionieri e li fece loro vedere " tutti 
" reposti in fondo de una torre, carcere acerbissimo „ 
nel quale erano " homini de anni octanta et septanta, 
" et uno con doi figlioli ;; e disse loro che, se al domani 
gli facessero fede di scudi 6000, li avrebbe tolti dal ~ 
fondo della torre e messi in luogo migliore, altrimenti 
li avrebbe impiccati. Gli fu risposto che non avreb- 
be avuto denaro finche non li avesse lasciati in li- 
bertà. Soltanto dopo il ritorno di Genova sotto il 
dominio francese e dopo molte trattative e suppliche, 75 
quei miseri ed innocenti cittadini poterono ottenere 
la libertà il 29 maggio, avendo sborsato ducati 6000, 
con la promessa di pagarne altri 4000 entro un mese, 
e neppure una supplica al Pe Luigi XII li esonerò dal 
pagare l'ultima parte del riscatto. Cf. E. Pandiani, So 
Un anno ecc., pp. 189, 221, 275, 283, 284, 401. In Ap- 
pendice all'o/. cit., p. 564, sono i nomi di alcuni pri- 
gionieri nel Castelletto. 



n: 



BARTI IOLOM AEI SKN AREGAE 



[A. 1507] 



59° 



libidini! suae, nihil intentatum reliquit. Sed Dei munere ne unni quidem do lot mortariis 
absumtus est '. Anxiae et alllictae eh itati adduntur quM de indignatone regia nur.tiabantur. 
Tamen nulla ratione induci capettae potuernnt, ut oppida Regi restituerentur. Publico 
decreto novae pecuniae deccrnuntur, tam facile, ut numquam antea facilius, capettis mini- 
tantibus et multa exprobrantibus, nisi id abunde et cito factum esset. l'raeterea Aragoneus 5 
Ke.x, vel naturali odio, vel atlìnitate et foedere, quibus cum Francorum Rege devinciebatur, 
multa nobis suis literis minabatur. Idem faciebat Sabaudinus Dux, quod bellum Monaco 
intulissemus et Mentono 2 . Unica erat in Pontilìce spes, nec satis firma; quod postea cogni- 
tum est, cum se multa prò nobis facturum dixisset, nihilque postea fecisset. Ad quem ora- 
tores miserunt Dominicum ' Adurnum, et Augustinum Folietam 3 . Creantur alii ad ' Dominum 10 
de Chiamont Locumtenentem regium in Italia, Joannes Baptista Lazania jurisperitus, Joannes 
Baptista Cocharellus, Lazarus Pichenotus et Joseph de Dernixio de Tribunorum numero: qui 
cum sexto nonas Martii discessissent, ultra Serravallem progredì ausi non sunt. Galli, qui, 
praesidio Palatii erant, sequenti nocte post discessum Rocchabertini clam in arcem se reci- 
piunt *. Proxima luce, cum nullae jam reliquiae essent, quae noraen regium referrent, vexilla 15 
regia supra magnam turrim Palatii erecta sunt. mi'gnumque ea die silentium in urbe fuit, 
omnibus timentibus et admirantibus. Tentatur interim captorum cum arcis Praefecto redemtio, 
(iuod ubi frustra factum est, ipso immoderatissimam pecuniam petente, sua.... et avaritia 
nullum oflensionis genus intentatum reliquit, nec aliud magis quaerere visus est, quam ut in 
ultimam desperationem populum induceret: constansqut opinio bonorum omnium fuit ipsum 20 



:. Anxiac] Immo li — 6. devinciebatur] denunciabat A\ denuntiabant B — li. Chiamont] Iamon B 
il Picchinottus />' — 15. nulli jam reliqui essent qui C f/Mun, 



1 II Salazar inroniinciò a bombardare la città il 

24 febbraio, proseguì il 5, 6 marzo, rinforzò il bom- 
5 bardamento durante il giorno e la notte dell'i 1 e nel 

mattino del 12 marzo, forse perche assisteva ai prepa- 
rativi dell'assalto al Castellacelo, che fu preso dai Ge- 
novesi in quel giorno 12. Riprese il tiro dille arti- 
giurie nei giorni 35, 26. 27 marzo. Nei primi giorni 

IO ili aprile i (ienovesi, dopo rigoroso bombardami nto al 
stelletto, mossero all'assalto di esso e poterono cac- 
ciare i Francesi dalla chiess di S. Francesco, ma la 
tortezza non fu presi. E doloroso clic il Senarega di- 
mentichi tante notizie. Cf. u'Auton, Chio>ii</nes, III, 

ir pp. 251, 275, 2S0: E. I'andiani, Cu anno ecc., pp. 221- 
224, 22Ó, 22S, 233-335. 

2 11 duca di Savoia divenne fiero nemico dei Ge- 
novesi dal giorno in cui essi, per muovere contro Mo- 
naco, gli occuparono le tene di Mcntone e Roccabruna. 

.,, l'er i rapporti tra Genova ed i Savoia cf. G. CaIXI- 
(.aris, Carlo di Savoia >■ 1 torbidi genovesi ilei 1506 in 
Atti cit. 

I/ambasceria al Pontefice fu deliberata il 30 
gennaio 1507 e furono eletti ambasciatori Gerolamo 
Palmare ed Agostino Foglietta, ma il Palmaro fu so- 
stituito da Domenico Adorno. L'ambasceria partì il 

25 febbraio. Vedi Diario in P \ noi a n ;i. Un anno | 

PI'- ',<<'< $74« 

•Fin dal 30 gennaio si e odi mandare a 

.11I0 di Chaumonl d'Ambolse, Luogotenente generale 

Re Luigi XII In Italia, ic nienti | Milano, una am- 
basceria genovese compost. 1 ibi quattro unn.uninnti. 

ma si era rimandate la loro partenza in attesa, pare, 
di lettori del Papa, che consigliassero dissuadessero 
»r dall'invi., del legati. Dopo la cattura dei •. 

operata dai Salasaf 11 7 febbraio, il Comune genovese 



-3 



spedì un proprio rappresentante allo Chaumont per 
protestare, ma il Luogotenente generale respinse le pro- 
teste e fece avvertire il Roccabertlno di tenersi pronto 
a partire per Milano, non appena gliene fosse giunto 
l'invito, e con lui andrebbero gli ambasciatori, già pre- 
annunziati. I (ienovesi, impensieriti da tale ordine, 
1 r arono di avere spiegazioni dallo Chaumont, ma la 
risposta di lui giunse * così strecta e sì consulta „ che 
chiunque avrebbe "più presto differito di mandare, che 
" altramenti „. Certo la risposta del Luogotenente ge- 
nerale conteneva l'ordine al Koccabertino di partire 
con gli ambasciatori ; questi ultimi, ■ havuta la coni- 
" modita de la compagnia „ del Roecabcrtino, partirono 
con lui (a marzo), ma giunti a Serravallc non osarono 
proseguir.-, forse perche ebbero notizia di severi prov- 
vedimenti dello Chaumont sui beni e le persone dei 
popolari genovesi residenti in Lombardia. Lercio, te- 
mendo qualche danno, lasciarono proseguire il Roeca- 
bcrtino, dichiarando che aspetterebbero un salvacon- 
dotto per Milano, ma furono così molestati dai nobili 
genovesi, a Scrravalle ed a Novi, da essere costretti a 
far ritorno (7 marzo) a Genova, per la via di Gavi. 
Tuttavia un genovesi-, Andrea Cicero, accompagnò il 
Koccabertino a Milano, ed a lui il < ìoverno popolare 
inviò una lettera, perchè comunicasse allo Chaumont le 
ragioni della mancata ambasceria e i desiderii de> 
novesl Cf. E. I'andiani, C/a anno ecc., pp. 213-217. Il 
SaLVAGO, <•/. ci/., p. 472, afferma che il Koccabertino, per 
non avere noie nel lasciare Genova, si fece mandare una 
lettera dallo v. Imumont con l'ordine di recarsi a Mi. 
Conducendo seco una ambasceria genovese per trattare 
gli Interessi della città. l'arti infatti con gli oratori, 
ma appena fu in p.ie •• sicuro, loro il giuoco 

. ].. re io ;^li ;imh:is. iat ori ritornarono sui loro p:. 



40 



45 



(.0 



65 



|A. 1507| 



COMMENTARLA DE REBUS (xKNUKNSihi js 



113 



in causa fuisse ne cum Re^e compo.sitae res fuerint, feasia maxime omnibus 1 . CapiunttM 
eo tempore quinque ex aatcllibus Joannis Ludovici et de lem-stria l'alatii dejecti sunt 1 ; 'et 
quamvil multa inaolenter, multa audacter lierent, incrat tami-n srmpri quardam Regia XtYt' 
rentia, ut apparerei, plebem ipsam non alium magia lequi voluiaac, quasi aliquem grav<m 
5 virum, qui Regem referret ; quod vel ex hoc apparuit, quod diecedentibut ceterie regiif offì- 
cialibus, judicem ad maleticia depulaluin (nani solua ipse remanserat) Practorem urbis con- 
stituerunt '. 

Crescente fama Regem curii exercitu adventare, jam peditea tria rnillia ad solvendam 
Monaci obsidionem iter per noatraa Riparias et Carretinos Regulos ingressos allatum eat *. 

10 Multi timebant, soli capettae ferociores in dies erant et per eos variac rapinae committebantur, 
eo quo id facilius facerent sub specie boni, quo quisque ardentius Patriam tueri viden;tur. 
Per Tribunos edictum erat, nemini licere quicquam extra urbem mittere et si id repertum essct, 
inventoris .... Multi inventi sunt, qui timentes et pavidi, amici domum sua tutiorem existi- 
mabant, propterea in eam bona deferri faciebant; quae forte a capettis inventa rapiebantur. 

15 Tribuni, quorum auctoritas 'in hac re magna erat, conniventibus oculis jacturam dissimu- 
labant. Renovati Tribuni, xvu kalendas Aprilis magistratum inierunt, qui audientes exercitum 
nobilium Monaco appropinquare, bombardas ante hostium adventum subtrahi et salvari ordi- 
narunt \ Proximo jam exercitu, milites, qui prò Duce Sabaudiano ad Trophea Caesaris erant 
(nos enim Turbiam appellamus) descendunt; populares vero, dimissa obsidione, Albentimilium 

20 se incolumes receperunt. Alegrus, nobilesque oppida omnia occidentalis orae capiunt et 
Gasparem de Franchis jureconsultum, civem januensem, prò populo Commissarium apud Por- 
tomi Mauricium, laqueo suspendunt. Recuperata Riparia, dimittitur exercitus 6 . Erant qui 



i. compositaej expositae B — 3. inerat] iverat BS — 5. apparult] apperuit BS — 13. inventoris ... .] BS 
omettono la lacuna — 18. Sabaudino CD £/Mur. — 19. nos] hos C C/MuR. — 21. civem januensem om. C UMur. 



' /// " 



<• 4H> 



1 Qui il Cronista dimentica di avere già detto la 
somma chiesta dal Salazar per il riscatto dei prigio- 

S nieri. L'attribuire poi al Castellano il proposito di 
allontanare i Genovesi da una pacifica composizione 
col Re di Francia, è puerile. Il Salazar compiva il suo 
dovere di soldato e di fedele servitore della Corte di 
Francia, ubbidendo agli ordini che gli erano stati im- 
10 partiti. Fu forse più burbero del necessario, ma un 
capo di milizie, in paese straniero e ostile, non può 
sempre seguire le leggi della cortesia. 

2 Questo atto di giustizia sommaria contro alcuni 
seguaci di Gian Luigi Fieschi fu eseguito il 7 marzo 

'5 I 5°7- Cf. Diario in Pandiani, Un anno ecc., p. 377. 

3 Si accenna qui al dottore Stefano di Cernerieu, 
consigliere di Giustizia, venuto a Genova con il Cle- 
ves e rimastovi anche dopo la sua partenza, a rappre- 
sentare con il Roccabertino il Governo regio. Allon- 

20 tanatosi anche il Roccabertino (2 marzo), egli assunse 
il titolo di Luogotenente, ma per poche ore, poiché, 
intimorito nel vedersi così solo, nella notte fra il 3 
ed il 4 marzo partì anche egli per Milano. Nelle carte 
di Archivio trovasi però un nuovo regio Luogotenente; 

25 in un atto del 18 marzo 1507 (Litterar., reg. 48-1824, 
lett. 31) v'è la intestazione: " Hieronimus de Anguiso- 
" lis de Placentia, legum doctor, Regius Locumtenens 
"et Consilium Antianorum communis Genue„ ecc., 
ma, poco dopo, il 20 marzo, gli Anziani " cum specta- 

jo "bilis d. Hieronimus de Anguisolis, legum doctor, vi- 
* carius tribunalis sale superioris, ad patriam suam itu- 
" rus et inde ad nos, ut asseruit, reversurus sit „, pre- 
gano i Genoati e gli amici di essi di concedergli libero 



transito " et alia comoda „. Anche il nuovo Luogote- 
nente se ne andava e non tornò più. Cf. Pandiani, Un 35 
anno ecc., pp. 217-219. 

4 A Genova era noto che un esercito di 4000 fanti 
e 100 cavalieri, stava radunandosi in Asti per rimuo- 
vere i Genovesi dall'assedio di Monaco. Il 16 marzo 

si seppe che Mons. de Allègre, Governatore di Savona, 40 
era partito il giorno prima per Asti, per assumervi il 
comando " della gente che mandano per disconciare la 
" impresa di Monaco „. Perciò si inviò subito " ba- 
" tando, a Monaco, e datoli comissione, che, per ogni 
" modo, questa settimana facessino quella forza possino 45 
" fare „. Cf. Pandiani, Un anno ecc., pp. 202, 379. 

5 I Tribuni, eletti il 16 marzo 1507, assunsero la 
responsabilità di ordinare la ritirata dell'esercito e l'im- 
barco delle artiglierie sotto Monaco, prima dell'arrivo 
dei soccorsi agli assediati. Tuttavia le milizie geno- 50 
vesi, comandate dal Tarlatino, tentarono nella notte 
fra il 19 ed il 20 marzo un ultimo vigoroso assalto alle 
mura del castello, ma non riuscirono a porvi piede. Cf. 

J. d'Auton, op. cit., Ili, pp. 233-37; G. Saige, op. cit., 
II, p. liv; E. Pandiani, Un anno ecc., pp. 202-4. 55 

6 I resti delle milizie genovesi (circa 800 uomini), 
comandati dal Tarlatino e dal due commissari Paolo 
da Novi e Silvestro Giustiniani, si ritirarono il 21 mar- 
zo a Ventimiglia ed ebbero l'ordine di tornare al più 
presto a Genova, ove si aveva bisogno di loro. Nel 60 
frattempo sostennero e respinsero l'assalto dell'esercito 
del d'Allègre. Parte delle forze genovesi potè, nei gior- 
ni 29 e 31 marzo, raggiungere Genova per mare, ma il 
Tarlatino, con altre milizie, rimase bloccato in Venti- 



T. XXIV, p. vili — 8. 



11 1 



BART1 lOLOM AJEI SENAREGAE 



[A. 1507] 



59« 



sperabant Rpijem aliarn viam quam armorum rebus nostri* adhibiturum; alterum ex ducibus 
factionum capturum et una liora omnia compositurum. Quae spes, cum apud multos esset, 
praescrtim apud eos qui non longe multa perspiciunt, et vix ea discernunt quae ante oculos 
habent, nos proximos noci fecit. Wnit interim 'nuntius a Cardinale Carretino, afTìrmans 
nobis Regia misericordiam et gratiam non defuturas, quamvis multa in Regem per populum 5 

a essenti honestasque conditiones regiam bonitatem non denegaturam. Sed volentibus 
bonis. Tribuni obstiterunt, tantaque desperatio inter bonos in capettas fuit, ut eodem die inter 
utrosque ad arma procedi decretum sit: quod si factum esset, sanguinolentus fuisset dies 
ille inter lugubres annumerandus '. 

Quo autem rem liane novo aliquo invento diverterent, cum maxima omnium admiratione, 10 
Paulum de Novis, capettarum principem, Ducem constituunt. Hic tinctor erat serici *. Con- 
sultatur novus Dux et sedem suam in Palatìo collocat: et qui modo unguibus immundis inter 
vilissimos versabatur, purpura et serico circumdatus potius quam ornatus, jura populo dabat 3 . 



1 1. serico A 



miglia. L'esercito francese riprendeva, nella prima de- 
cade di aprile, San Remo, Taggia, Porto Maurizio, Al- 
benga e giunto a Savona veniva licenziato dal d'Al- 
5 Lègre, togliendo così ai popolari di Genova 11 timore 
di una marcia sulla città, Cf. E. Pandiani, Un anno 
ecc., pp. 204-7 ; 236. 

1 Dopo molta esitazione ho deciso di correggere 
qui il testo della Cronaca. Nella prefazione a p xxvn 

io dissi che la frase: " quod si factum esset, sanguinolen- 

" tus fuisset di<s ille inter lugui)rcs annumerandus „ era 

completamente staccata dal senso del periodo. Infatti 

sa si trovava, nella ediz. murat. e nelle copie della 

Cronaca, tra : ■ Hic tinctor erat serici „ e " Consultatur 

15 " novus Dine , ed appariva fuori posto. Studiando più 
attentamente questa parte, ho trovato che v'era stata 
una confusione di righe e che trasportando la frase 
suddetta in continuazione del periodo precedente, che 
finiva con " ad arma procedi decretimi sit „, tutto era 

ao rimesso in ordine. Perciò ho creduto mio dovere e 
diritto di effettuare la trasposizione, a vantaggio della 
chiarezza del testo. 

? Paolo da Novi fu eletto Doge il io aprile 1507. 
La sua elezione non risultò da una decisione improv- 

25 visa, come vorrebbe far credere il Scnarcga, ma fu l'ef- 
fetto di una situazione gravissima per la quale occor- 
revano provvedimenti straordinari, e che solo un uomo 
investito di somma autorità poteva fronteggiare. Il fal- 
limento della impresa contro Monaco, il riacquisto della 

30 Riviera di Ponente da parte dei Francesi, la marcia di 
4000 uomini agli ordini di G. Luigi Fieschi verso la 
Riviera di Levante, la notizia che in Lombardia un 
esercito era pronto a marciare contro Genova e che 
Luigi XII scendeva in Italia per punire i ribelli, la ne- 

jj iess;t.'i di combattere In Genova control Francesi del 
I M tto e contro la borrir Ma, die voleva porre fine 

alla demagogia imperante, spinsero i popolari più ac- 
i, quelli che avevano tutto da perdere in una restau- 
razione del Governo patrizio e francese, a rompere de- 

lente in guerra contro il Re di Francia, e ciò 
vano solennemente dichiarato in un grande consiglio 
ulto il jS marzo in Santa Maria d lo, e ciò fu 

sani ito quella stessa sera a Palazzo. Sotto il pungolo 
degli ultimi avvenimenti, sotto la minaccia di un pi 



simo arrivo della flotta franco aragonese e di un colpo 45 
di mano della borghesia, che rovesciasse il governo 
democratico, i pochi arrabbiati rispondevano eleggendo 
Doge un popolano, Paolo da Novi, che il Senarega 
chiama "capettarum principem,, ed infatti egli era 
stato, in tutte le tragiche vicende del 1506-07, uno del 50 
più ardenti, dei più attivi e dei più importanti dema- 
goghi. Il Sai.vago, Cronaca di Genova, p. 476, affer 
che egli aveva allora sessantanni ; Pasquale Anto- 
nio Sbertoi.i. Cenni sul doge Paolo da Xovi, in Gior- 
nale degli Studiosi, 1871, assicura che ne avesse 55 
ottanta, ma non dice da quale fonte abbia attinta la 
notizia. 

3 II SaLVAOO, op. ci/., p. 476. dice: "qui jà soul- 
" loit servir pour meccanique à chascun maindre Gen- 
" nevoys de la citò de Gennes [fut] crée seigneur due 60 
"et maistre„. La testimonianza di due contemporanei 
come il Senarega ed il Salvago e certamente degna del 
massimo rispetto, ma studi recenti hanno assodato che 
Paolo da Novi era di condizione agiata e possedeva 
varie case e " Luoghi „ nelle Compere di San Giorgio 65 
ed aveva in affitto una bottega "sub palatio arehiepi- 
" scopale B . Era però così illetterato da non essere 
capace di scrivere la sua firma. Egli era oriundo della 
famiglia dei Cattanei di Novi ed era figlio di Giacomo 
tintore d'indaco e di Giorgetta Novi, seconda moglie di 70 
Giacomo. Nel 1464 si era unito con Bianchina Terrile 
del fu Marino ed aveva avuto da essa Antonio, Dome- 
nico e Francesca, la quale ultima sposò Battista Car- 
magnola negoziante in seterie. L'istrumento della sua 
elezione a Doge (in l>ivcrsor., reg. 174-66S, io aprile) 7; 
espone «he Paolo da Novi fu eletto da una folla di 400 
popolari, raccolti nella grande sala del Palazzo, e che, 
dopo la elezione, fece a cavallo il giro della città, se- 
guito dal popolo minuto; per le vie e le piazze di Ge- 
nova il popolo " magna ovatione et pieno ore „ con- 80 
fermò la elezione. Intanto eransi convocati 11 Senato, 
l'officio di Balia, i Tribuni, ed altri cittadini che san- 
civano la scelta del Doge. Giacomo da Castiglione, 
priore del Senato, disse la orazione inaugurale al nuo- 
vo Doge Questi giurò di rendere giustizia a tutti, di 8 
vare i capitoli e le consuetudini degli artefici di 
va, di fare distruggere la fortezza di Castelletto 



[A. 1507| 



COMMENTARLA DI*: REBUS GENUENSIBUS 



115 



Factae triduanae supplicationes virginum utriusquc sexuH, indtttorun albani beatemi qu] 
per tempia pacem atque a Deo misericordiam alta voce Inclamitantei 'petebant 1 ; eleemo- « m* 

synae ex publico coenobiis dispcrtitae; precei undique ad Deum line IntermiHsione liebant. 
Mulierea, aliae tecto capite, aliae nudis pedibua, tempia cum lacrymii visi t.i b;mt et ad San* 
5 ctorum imaginoa, ut sua cuique eral in Sanctus vencralio, cereoi in< i adebant. Morata boi 
mudu urbe, de media die triremes octo et biremes duae portum intrarunt et ad darsi nam 
pervenerunt, in quibus quatuur Aragoneae erant, quae auxiliarea Prancorum Regi venerant f . 
Ab eudem Cardinale denuo nuntii veniunt, suadentes uratures Regi mittendus, nec cum eo 
armia agendum esse. Sed tamquam ad surdus fabula decanlabatur *. Timebant buni, mali 

10 in dies feruciures etlìciebantur, nec minua admittebant quam sana ccnsilia; quinimu statini 
Pulciferanus circiter due millia, Buzalam et Savinionem mittunt, qui stramen et quicquid 
circumquaque collectum invenissent vastarent et incenderent. 

Jam Rex Astam pervenerat, nec quisquam publice 'id affirmare audebat, tantus erat e. us* 
metus a capettis \ Restabat sola spes ducibus factionum, quod proximo Rege, postquam 

15 destituti essent, de fuga cogitare inciperent. Soli Juguchiles in urbe dominantea sub Duce 
Paulo, cum minus consilii haberent, omnia in pejus et suo arbitrio dirigebant. Interim Joannes 
Ludovicus, praemisso Hieronymo tìlio et Manuele Flisco, cum hominibus fere tribus millibus 
et equitibus aliquot, Rapallum descendunt; qui videntes Clavarum praesidio teneri, Rechum 
decurrunt, et descendentes media nocte de colle Rupta illis occurrunt, quos Paulus obvios 

20 miserat, a quibus Flisci in fugam versi sunt, non popularium virtute nec numero, sed potius 
acerbitate illius noctis; nam ventus statim exsurgens pluviam maximam concitaverat, ut vix 
respirare et ignari locorum consistere possent. Eadem hora Rolandinus, nepos Joannis 
Lodovici, ex Ussio jam Rechum pervenerat, qui audita 'aliorum clade in fugam vertitur, e. ««r 
levi commisso inter tenebras proelio; quibus si urbem ingredi licuisset, quam melius urbi 

25 nostrae successisset 5 . Hac Victoria elati Tribuni timidiorem unumquemque faciebant. Per- 
venerat jam exercitus regius in Pulciferam, et vallem Magnerriam, villas, ferro igneque vasta- 
verat, et in eo colle constiterat, ut medius esse videretur inter viam Pulciferae et alteram 



i. alba veste BS — 3. dispositae B — 4. visltabant] vixeritabant A S\ versabant B — 14. ducibusj ducum 
AB S — 15. essent] sunt A B S • inciperent] coeptum est A B S - Juguchiles] Jugachiles C UMvr. 



non appena il popolo l'avesse presa, ed allora gli fu 
consegnata la spada ed i cittadini presenti gli promi- 
sero fedeltà. Cf. M. G. Canale, Storia d. Reptibb. di 
Genova, voi. IV, p. 419; P. A. Sbebtou, oj>. cit.; Mar- 
cello Staglieno, Intorno al Doge Paolo da Novi e alla 
sua famiglia, in Atti Soc. Lig. St. Patr., XIII, 
p. 489; Francesco Podestà, Il colle di S. Andrea, in 
io Atti suddetti, XXXIII, p. 99; E. Pandiani, Un anno 
ecc., pp. 237-241, 388. 

1 Tre furono le processioni comandate dal Doge, 
addì 15 aprile: la prima del Battista, la seconda della 
S. Croce, la terza di Nostra Signora* oltre a ciò fu or- 

IS dinato il digiuno di tre venerdì quaresimali. Il vicario 
arcivescovile, approvando quelle disposizioni, conce- 
deva quaranta giorni d'indulgenza a chi avesse man- 
dato alla processione le figlie e a chi avrebbe digiunato. 
Le processioni erano state fissate per il 18, il 19 ed 

20 il 20 aprile, ma furono poi rinviate ai 21, 22, 23 aprile. 
Cf. E. Pandiani, Un, anno ecc., pp. 249, 255. 

2 La dimostrazione navale dell'ammiraglio Pre- 
gent avvenne il 13 aprile, con un giro nel porto, e con 
spari delle artiglierie contro le case più esposte; poi 

25 la flotta si diresse verso il golfo della Spezia, nel quale 
compì uno sbarco (16 aprile), ma fu respinta dalle sol- 



datesche del Biassa, marchese di Goano. Cf. E. Pan- 
diani, Un anno ecc., pp. 244-5. 

3 Appena il Doge seppe delle lettere da Asti, del- 
l'ambasciatore del Re di Spagna " che era con lo le- 30 
"gato„, esortanti i Genovesi ad accordarsi con il Re 

di Francia, "è venuto in senato e dice se gli era alcu- 
* no che presumisse parlare di prendere compositione 
" con Franza, lo farebbe astocare „ ; Diario, 15 aprile, 
in Pandiani, Un anno ecc., p. 391. 35 

4 Un certo Pantalino da Meran, addì 15 aprile, 
aveva diffuso la notizia che il Re era arrivato a Torino 
e che " tutti li signori d'Italia cavalcavano in Asti e 
"che già la fanteria era aviagiata alla volta di Fra- 

" schetto [presso Busalla], onde lo duce lo ha fatto pò- 40 
" nere in la Grimaldina e voleva intendere se era la 
" verità quello che diceva e chi l'ha induto a venire 
" qui „ Diario cit., loc. cit. 

5 Malgrado le attenuazioni del Senarega, la rotta 
delle truppe fieschine dovette essere grave. Pare che 45 
avesse parte nella vittoria il fiorentino Angelo Cor- 
vinelli, che dal 16 aprile era capitano di Chiavari, con 
800 fanti forestieri. Egli, insieme alle soldatesche ge- 
novesi, inseguì Rolandino e fece molti prigionieri (19 
aprile). Cf. E. Pandiani, Un anno ecc., p. 253. 50 



Ilo 



HARTHOLOMAEI SENAREGAE 



|A. 1507| 



Mn Bi'sannis. Tandem Riparolium descendit l . Catenae ferreae tota urbe, in principio viarum, 

dispoBitae sunt, ad retinendum equorum impetum; quisque saxis domum suam munierat. Qui 
Potestatias incolunt, jam omnes cum uxoribus et liberis se intra urbem receperant et datae 
illis in habitationem nobilium domus. Fugiebat vicinila res suas in vicini domum et rum 
quisque tutiorem esse putabat, quae sua non fuisset. Quae autem nobilium erant, tunc reple- 5 
bantur, quae paulo ante evacuatae fuerant 2 . Jam exercitus regius et cum eo aliquot nobiles 
in planitiem villae Campi descenderant, praemissis aliquot Elvetiis, quos aliqui Svizeros 
tjóv volunt 'appellali, qui montium difTicultates tentarent. Facto levi proelio ab ea parte, quae 
est media inter bastitam Peralti et Castellatium, nostri vieti sunt 3 . Aberat Tarlatimi», solimi 
erat quidam [Jacobus] Corsus cum pauco milite externo et paucis Pisanis, qui vices Praefecti 10 
exercitus gerebat, vir non omnino rei bellicae ignarus, quem si audivisset incondita plebs 
(quod fecerunt conducti milites) aut eo die minor clades fuisset, aut in alium diem protra- 
ctum certamen \ 

Postero die, qui fuit xxvn Aprilis 5 , contìrmati Victoria praecedentis diei, milites tria 

millia cum paucis aliquot stradioticis Rex jubet montes conscendere et castellum in villa 15 

Promontorio in quodam editiori tumulo prò tempore factum, expugnant. Pugnatum tamen 

diu sine ordine, sine duce, nam quisque sibi dux erat, durante tamen pugna eo modo usque 

r 437 r ad noctem. Expugnato castello, nostri terga vertunt et 'praecipites se intra moenia rece- 



7. Svizeros j Suitenscs ADS — 9. bastiam B — io. lai obus] lacuna in tutti i codici - Corsicus A C 6'Muk. 
— 12. minor] malor A Zi S — 17. eo modo om. C UMvtU 



1 II Re di Francia era giunto ad Asti il 15 aprile ; 
l'avanguardia del suo esercito, spintasi il 17 aprile sino 
5 a Voltaggio, aveva preso contatto con le milizie geno- 
vesi, le quali, il 18 aprile, si ritiravano. Il 21 aprile, 
dopo avere incendiate le case sui Giovi, due compagnie 
di fanteria e di cavalleria francesi si azzuffavano coi 
Genovesi, ripiegando poi su Busalla ; il 22 i Francesi 

io levavano il campo da Busalla e scendevano in Valle 
Polcevera senza difficoltà, avendo i Genovesi abbando- 
nato il passo dei Giovi; il 23 ed 11 24 aprile devasta- 
vano ed incendiavano Magnerrl, Serra, San Cipriano, 
Moripallo e la vallata della Polcevera Secca. Nella 

15 mattina del 25 aprile Jacques de Chabannes, signore 
di La Pallce, aveva l'ordine dal generale Carlo di Chau- 
mont di avanzare da Pontedecimo nella valle della 
Polcevera, per riconoscere il punto più atto per l'as- 
salto alle fortificazioni, poste sulla catena collinosa 

30 dietro alla quale è Genova. Egli giungeva, senza in- 
contrare alcuna resistenza, sino a Rivarolo e, mentre 
studiava da quale parte fosse meglio tentare la salila, 
aveva notizia che il grosso dell'esercito stava per rag- 
giungi rio. Allora iniziava la conquista delle prime 

25 case fortificate, ai piedi della collina. Cf. J. d'Auton, 
Chronit/urs, III, pp. 285-294 e 303, 304: Sanudo, Diari, 
VII, 12, 16, 20, 24, 29 aprile; 1 )esjarmns, <>/. cit.. II, 
pp. 233, 238-40; G. Caixigaris, op. cit., pp. 586-87: I . 
Pandi ani, in ann» ecc.. pp. 253-259. 

30 * (>là il 19 marzo una grida, ripetuta il 23 mar- 

zo, ordinava che per il 26, indi per la fine del mese, 
tutti ^li abitanti delle podesterie del Bisagno, della Pol- 
cevera e di Voltri venissero a Genova con le famiglie 
e con "arnesi, robe, strame, farine, biave, vino et ogni 

35 "altra vituaria „ sotto pena di cadere in disgrazia de- 
gli Anziani; ambe se l'ordine non fu osservato da 
tutti e certo che gran folla di contadini dovette tro- 
varsi ai primi di aprile in Genova e perciò il Doge 



comandò ai nobili che erano in Genova senza le loro 
" masnade „ di lasciare le loro case, per alloggiarvi le 40 
famiglie delle tre podesterie, e di raccogliersi In due 
sole case per ogni piazza. Cf. E. Pandiani, V» anno 
ecc., pp. 228 e 243. 

3 Si accenna qui ad una abile manovra per pren- 
dere al rovescio la difesa genovese. I Francesi, pur 45 
minacciando col grosso dell'esercito nella valle della 
Polcevera, occuparono la dorsale della collina, nel 
punto ove essa confina con la valle del Bisagno, sulla 
linea della moderna Torrazza e del paese di Pino e 
oppressero facilmente la debole difesa genovese, ma, 5° 
occupato il passo, che doveva condurli il giorno dopo 
(26 aprile) a sboccare fra la bastita del Peralto ed il 
Castellacelo, si limitarono per quel giorno 25 a raffor- 
zarsi sulla posizione presa. CIÒ è dato congetturare 
dalle parole del Senarega e da un cenno intorno a 55 
questi fatti nel Diario, addì 35 aprile, in Pandiani, 
Un anno ree, p. 396. 

* Dice il Diario, addì 25 aprile: M Li anciani e 
"officio della Balia, vedendo che in la terra non era 

imento, ne obedienza, per non esserli il capitano 60 
" T.irlatino, che era a Ventimiglia con fanti mille boni 
"(non è venuto mai: se li era mandato Silvestro Giu- 
stiniano con la sua nave e portatoli einquemillla du- 
" cati per darli la paga e non li è andato mai, ne por- 
■ tato ditti denari) hanno deliberato Giacomo Corso 65 
"per capitano e fcceno decreto e fatto andare le sue 
" 1 ride „. In E. Pandiani, In anno ecc., p. 397. 

Non fu il 27 aprile. Qui il Senarega erra di 
un giorno in più, mentre il d'Auton, Chroniqnes, tomo 
III, p. ]!'), sbaglia di un giorno j n meno. Il Diario 70 
pone questa giornata al 26 aprile; confermano questa 
data documenti d'Archivio e indln f amente 11 Pandol- 
fittl In 1 )ks|.m;dins, ,)/. cit., tomo II, p. 240. Cf. Pan- 
diani, Un anno ree, pp. 263-265, 397-398. 






|A. 1507] 



COMMKNTAKIA DE KKIilJS GENUENSIBUì 



117 



perunt \ In 60 proelio, nominis genU6Illll d< mortili snnl.... de ezteZTlil vero inilitibus non 

aatis cognitui numerila. Jam no\ eratj Ingena ubique trepidatio, mulierum lacrymae tu 
gemitus undique audiebantur« Virglnei in monaiteria catervatim lanctìznonialium coniugio- 
bant. Viri per coenobia et clauatra aacerdotum, casum Patriae lamentabantur. Qulbuaerant 

5 opes ampliorcs, paraverant ad fugam navigia; sed obltat fugae turbatimi mare Ea OOCte 
capettae fere omnes urbe cesserunt. Versata est in maximo praedae periculo urbs, omnibun 
trepidantibus et fugae intentis. Ajunt Regem nostrum benevolen fissi munì, de media nocte, 
quingentos Gallos ad portano misisse et totidem in montibus, ut Elvetios et eoi quOi Ventu- 
rieros appellant ab urbe arcerent, cum quibus tota fere nocte quasi eertatum est*. Pacta 

10 luce, Antonius Sauli et Stephanus Justinianus, primores de populo, ad Regem vadunt ; qui 
redeuntes 'referunt, sinc ullis conditionibus Regem velie urbem, bona tamen salva esse 3 , 
eaque conditione, sequenti die, quae fuit vigesima nona Aprilis, in urbem venturum. Prae- 
cesserunt Antiani obviam et xl, cives, venientemque eum apud Divi Theodori fanum obviam 
habuerunt; qui flexo gemi, nudato capite, veniam petierunt. Jussi inde assurgere, nudo 

15 capite ad portam eum usque praecesserunt. Sed non erit ab re commemorare Regem stri- 
ctum et nudatum ensem semper portasse, donec Antianos reliquosque supplices et prostratos 
vidit, quasi omnia jam, ut credo, devicta essent, nec prò devictis et supplicibus, armis am- 
plius opus esse 4 . Ingressus majorem Ecclesiam, magnum virginum numerum linteis albis 
indutum offendit, quae veniam alta voce et lacrimis petebant, decantante laudes clero divinas. 

20 Ferunt eo aspectu plurimum convictum 5 . Inde in Palatium profectus est, moxque edixit ut 
post rinitum tempus dierum trium omnes arma in Palatium ' deportarent. Delata plura, popu- 



c. 4Ì7V 



Ml'R., 593 



e. 4$8r 



i. A B S omettono segno di lacuna — 3. monasteriis AB S — 9. arceret C UMvr. 



1 II Senarega confonde qui gli avvenimenti del 

25 e del 26 aprile. Il " castellimi prò tempore factum „ 
era una bastia, o bastigliene, o bastione, costruito con 

S legna, terra e sassi, nei giorni che precedettero l'arrivo 
dell'esercito francese. Esso era fortissimo e bene prov- 
visto di artiglieria e fu conquistato dai Francesi al pri- 
mo assalto, nel 25 aprile, perchè i Genovesi, presi dal 
panico alla vista del dilagare dei Francesi sulla dorsale 

io della collina, lo abbandonarono. I Francesi però, dopo 
averlo occupato, non proseguirono l'inseguimento dei 
Genovesi. Questi, rinfrancatisi e riannodatisi, ritorna- 
rono nella mattina del 26 aprile sulle alture abbando- 
nate il giorno prima, ma i Francesi, facendo capo al 

15 bastigliene da loro tenuto durante la notte, piombarono 
sulle milizie genovesi e le posero in fuga. Vedi J. d'Au- 
ton, Chroniques, III, pp. 304-329; Pandolfini in Desjar- 
dins, op. cit., II, p. 240; Diario, 25, 26 aprile in Pan- 
DIANI, Un anno ecc., pp. 395-98- 

20 2 Questo provvedimento fu preso per impedire ai 

venturieri di entrare in città e di porla al sacco. J. 
d'Auton, op. cit., tomo III, p. 343 ; tomo IV, p. 8. 

3 Due furono le ambascerie mandate al campo del 
Re di Francia. La prima fu deliberata da Paolo da 

35 Novi (fu l'ultimo suo atto ufficiale) e partì all'alba del 

26 aprile per Rivarolo, ove incominciò a trattare con 
il Cardinale d'Amboise circa la resa della città, ma il 
riaccendersi della battaglia fra Genovesi e Francesi 
fece troncare ogni trattativa. Gli ambasciatori erano 

30 Battista di Rapallo e Stefano Giustiniani. Il martedì 
mattina, 37 aprile, partì da Genova una seconda am- 
basceria composta dei suddetti e di Antonio Sauli e 
Raffaele Fornari, i quali si recarono a Campi e furono 
ricevuti dal Cardinale Giorgio d'Amboise e da Carlo 



di Chaumont, che in nome del Re li invitarono a ren- 35 
dere la città a discrezione. Il d'Auton ed il Pandol- 
fini si accordano sulla data 37 aprile; il Senarega erra 
ponendola al 28 aprile. La resa di Genova destò grande 
meraviglia. L'ambasciatore fiorentino Pandolfini scris- 
se : "e così è interamente terminata l'impresa di Gè- 40 
" nova, con grandissima viltà dei Genovesi ed onore 
"estremo del Cristianissimo,, (loc. cit.): il d'Auton 
dà notizia del grande stupore del Papa e del Re d'Ara- 
gona (op. cit., Ili, p. 345), il Sanudo, dei Veneziani 
(Diari, VII, 30 aprile). In Francia fu grande la gioia 45 
per la pronta vittoria ed i poeti andarono a gara per 
celebrarla e tramandarla alla posterità. La ricca fiori- 
tura di placquettes, o lettere regie, di poesie e di poe- 
metti per la circostanza fu studiata da E. Pandiani, 
FI riacquisto dì Genova nel 1507 per Luigi XII, nelle 50 
lettere e nei poemi del tempo, in Miscellanea di 
studi storici in onore di A. Manno, Torino, 
1912, voi. II, pp. 405-443. 

4 II Cronista però non ricorda un gesto orgoglioso 
del Re al suo entrare in Genova. Lo racconta il Dia- 55 
rio: "A di iove 29 d'aprile, a hore 13, è intrata la sa- 

" era maestà del re. Quando fu alla porta di S. To- 
"raaso arrancò lo stoco e l'ha datto in la porta e dice: 
"superba Genova te ho guadagnato con l'arme in mano„. 
Cf. E. Pandiani, Un anno ecc., pp. 339 e 400. 60 

5 Anche il Diario narra: "prima che andasse a 
" Palazo è intrato a S. Lorenzo e perchè haveva in- 
" tezo la processione delle vergine, le volse tutte vedere. 
* Le haveano fatte andare tutte a S. Lorenzo, tutte 

" vestite di bianco; come re è intrato in chieza, se mi- 65 
" sero tutte a cridare : misericordia, circa che re s'è ate- 
" nerito „. E. Pandiani, Un anno ecc., p. 400. 



US BARTHOLOMAEI SENAREGAE [A. ìso?] 

larium tantum, sunt '. Reducuntur ad naturam officia et por diversa urbis loca, in quibus 
est major populi concursus, furcae eriguntur, et statim scelestissimi pauci suspenduntur *. 

Sacramentum lìdelitatis renovari jubet, quod hoc modo juratum est. Tabulatum erat 
ingens in area Palatii, eminens a terra cubitis circitor duobus, auleis et tapetibus ornatum, 
et super eo aliud eminentius, et id perexiguum, auro stratum et desuper etiam ornatum, in 5 
quo sedebat Rex. Hinc atque hinc Cardinales quinque; post hos Galliae Italiaeque Principes 
et oratores. Venerunt statim ante conspectum suum Antiani et reliqui urbis Magistratus 
venerabundi, veniam petentes, adversus quos quidam Michael Ricius neapolitanus, cum multa 
minua modeste de nobis dixisset, saepius nos in eo sermone inconstantiae et perrìdiae graviter 

< 4>*<. accusavit. Tandem, cum plus loquacitatis ' haberet, quam eloquentiae, concludens, regiam 10 
clementiam delictis nostris decrevisse ignoscere, jurata tìdes per erectionem dextrae, more 
gallico. Moxque libellum conventionum, quae nobis cum eo erant, afferri jussit, eumdemque, 
intuentibus omnibus, lacerari et in ignem mitti. Aspectus ipse, sicut insuetus fuit, sic omnium 
corda transfixit et multos ad lacrymas movit. Post haec veniam omnibus indixit, praeter 
paucis, qui mox per eumdem Ricium nominati sunt, quos non tamen omnino inter sontes 15 
haberi voluit; imo, si sua conscientia confiderent, causamque suam tueri vellent, compare- 
rent se defensuri. Ex quo facile cognitum est, Regem aliorum potius malivolorum suggestu, 
quam sua id fecisse voluntate. quemadmodum aliis signis facile fuit intelligere. l'ostmodum 
vana privilegia, quae non amplius conventiones essent, concessit. Mulctam aureorum trecen- 

<■ 4i9> torum millium indixit, ex quibus centum millia remisit: 'tempusque integrae solutionis xiv 20 

menses praeiìxit. Quadraginta insuper millia ad opus novae arcis, quam ad Pharum rieri 
ordinavi t, statim persolvi mandavit. Ducentorum insuper peditum annuam impensam auxit. 
Triremes tres instructas paratasque continuo ut haberemus imperavit :I . 

Quibus peractis, pridie idus Majas discessit; sed Demetrio Justiniano, multi ingenii viro, 
caput prius jussit amputari et illud lanceae iniixum supra turrem Molis ad multorum terrorem 25 
erigi \ Pauci postea ex ignobili plebe furcis damnati suis meritis sunt 5 . Creati quatuor, 



i. tantum] tamen C f/MuR. - reducuntur] redeunt B — iS. id fecisse voluntate] id. . . . factum esse ABS 

1 II Diario, addì i maggto, aggiunge: "e perchè 3 II solenne giuramento di fedeltà al Re di Fran- 30 
"l'arme che erano portate a Palacio erano strepate dalli eia fu prestato l'i 1 maggio 1507. Il Senarega non ri- 

" soldati, andò una irida che nisuno non portasse più corda che prima di Michele Riccio parlò, in nome del 

5 * arme a Palazo, ma ogniuno portasse per scritto tutto popolo genovese, Giovanni da Lerici, che chiese perdono 

" quello havea „. E. Pandiani, Un anno ecc., pp. 400-40 1. al Re e finì la sua orazione col detto del Salmista: 

2 II 4 maggio 1507 fu tenuto un grande consiglio " Cor contritum et humiliatum, rex, ne despicias; amen „. 35 
a Palazzo e Giovanni D'Oria propose di " fare lihro de La solenne cerimonia fu descritta minutameute da J. 
"novo; li paria bene de anulare tutti 11 officii erano d'Aitox, Chroniques. IV. p. 25 e sgg. ; da A. Salvago, 

io "stati fatti da mcixi diece in qun e fare uno officio op. cit., p. 4S0; dal Diario in E. Pandiani. o/. cit., 

" de Balia dell! più prestanti della terra ... e che haves- pp. 405-407 ; cf. anche Giustiniani, Annali, II, pp. 633- 

* scro a officiare perfin a carcn di genaro ; etiam che "33; C\n\lk. St. di (ienova. I\" , p. 331. 40 

" se facesse di novo tutti gli altri officii. Lo suo pa- * Demetrio Giustiniani fu uno dei capi della ri- 

" rerc passò, neminr discrepante: subito fecceno Puffi- bcllione popolare, non però tra i più fattivi. Fidando 

15 "rio della Halia; li nomi loro sono: Gio. Ratta de forse nella sua poca colpevolezza, non fuggì come gli 

" Grimaldo, Lucas Spinola, Joannes de Auria, Gio. Am- altri, e perciò venne giustiziato come esempio per i 

" brosio da PleSCO, Frane. Fornellino, Melchio de Me- maggiori colpevoli, (ili fu mozzato il capo sulla piaz- 45 

" gron, Stefano Giustiniano, Antonio Sauli, Rafael de za del molo, addì 13 maggio 1507. Per l'esecuzione non 

■ Fumarii, Francisco de Camogi, Batta de Rapallo, fu usata una scure, ma un apparecchio assai simile alla 

20 "Batta Botto: da poi si fecceno li fasori li quali senza ghigliottina, descritto accuratamente daj. d'Auton, of>. 

"Indugio fccino li Ancianl. Li nomi del 1 i Anciani: cit.. tomo IV, pp. 55 

■Nicolò Spinola q. Francis, i, Francesco da FleSCO, D< - ecuzioni furono in realtà assai poche. 50 

" menlco de Marini, Pantaleo Intcrlano, Petro Franti- Ugo AassaSTO nella recens. al volume di A. F. Trucco 

" sco Cattaneo. Ambrosio Lomclino, Georgi O de Zoa- Gli ultimi giorni della Repubblica di < ,enova e la comu- 

3 S "gli". Fuca Giustiniano, Stefano rie Mmeglia. Augu- ni t'a di ' tilano, 1901, in G I or n a 1 e s t o r. e 1 e t- 

" stino delli P'errari, notaro. Francesco ri'Arqua [Ar t e r a r. d. Liguria, voi. Ili (1002), p. 275, afferma 

"quata] e Lazaro Pich< notto „. Cf. D:: . rsor.. reg. 177- che molti popolari condannati a morte si riscattarono 55 

671, 4 maggio 1507, e Diario In E. Pandiani, ( n anno con denari. Tra essi vi fu un Parentuccelli di Sarzana 

' . p )o2. della famiglia papale. 



(A. 1507| 



COMMENTARE DE REBUS GENUEN [BUS 



1 19 



qui do rapinis Eactla jus redderent'j creati alili qui d<- pecuniii non recte adminietri 
curam haberent'< Diruitur et solo acquatili domui Paul! de Novis, nam cu <>t quae «-rat 
connexa Portae Auriae a tnurla civitatia veteribua, in qua etl nunt erea'i Nec multo poet 
alia Paul] Baptiatae Juatinianl, quae est vicina tnonaaterio Sanctae Mariae Caatelli, hai sola, 

5 ut ajunt, causa, quod in (ìermaniam 'ad Maxiinilianum profectltt esset '. l'aulns aut«-m, dum 

parvo lembunculo nititur Romana trajicere } a pirata coreico, cui Coraeto noraen erat, captua, 
a Petro Joanne regio capitaneo octingentia aureia emitur; qui Genuam deiatua idibua Jnlii 

in Palatio capite trimcatus est, corpore ejus quadripartito di'viso, et ad omnium apectaculum 
in singulis portis urbis per frusta appenso. Caput ejus per biduum in tabulato permansiti 
10 tertio die supra turrim Palatii liastae (ixum est \ Sed jam proximus dicebatur Àragonum 
Rex in llispanias rediens, cum mox quatuor praemissi cives, qui in tinibus ditionis nostri' 
illum exciperent. Electi alii quatuor, qui pararent hospitia. Tradita ea pars urbis est, quae 



' /,V" 



M> I 



12. qui pararent] qui discessuro pararent BS 



1 II Diario in Pandiani, Un anno ecc., p. 403, dice 
che " se chiamava l'officio della Arrobaria „. I quattro 
eletti " contra eos qui rapinas fecerunt , furono: il 

5 dottore in utroque Stefano Vivaldi, Gerolamo Palmario, 
Ansaldo Lomellini e Peregro de Salvo (Diversor., reg. 
I 79" 6 73. 6 maggio 1507). 

2 Fu questo ufficio che fece ricerca presso Sil- 
vestro Giustiniani di certe carte riferentisì all'assedio 

io di Monaco e specialmente de "li libri de tuta quella 
" impreza, scripti per mano de Loize da Bervei „ (che 
era stato il Provveditore della spedizione), col preciso 
intento di vedere come erano andati quegli affari. Il 
Giustiniani si schermì dicendo che non lui, ma Pietro 

15 Gambacorta a Pisa, aveva tali carte; tuttavia l'ufficio 
scrisse al Governatore di Milano perchè le richiedesse 
a Silvestro, che era colà per ordine del Re di Francia, 
avendo il Re imposto a quattordici cittadini del popolo 
grasso e degli artigiani di seguirlo a Milano (Litterar., 

20 reg. 52-1828, lettere del 9 e 26 luglio 1507). 

3 Cf. Diario, addì 11 maggio: " hanno brugiato e 
"poi incomenzato a derruvare a Portoria la casa de 
" d. Paulo de Nove, in la quale hanno trovato in una 
" scondalia, inter gioie e oro e argento, denari per più 

25 "de doa millia ducati,,. E. Pandiani, Un anno ecc., 
p. 407. 

4 La distruzione della casa di Paolo Battista Giu- 
stiniani dovette avvenire verso il 20 agosto, poiché il 
Sanudo, Diari, VII, 134, ricorda che in quel giorno 

30 furono lette, a Venezia, notizie da Milano circa l'or- 
dine del Re di Francia di ruinare quella casa "la qual 
"era uno bellissimo palazzo „. Anche il Sanudo afferma 
che uno dei capi d'accusa contro il Giustiniani fu il 
suo viaggio "dal Re di Romani,,, ma Paolo Battista 

35 era anche stato uno dei capi della sollevazione; infatti 
egli aveva diretto la sommossa contro i nobili nel 18 
luglio 1506, era stato energico commissario nell'eser- 
cito mandato contro Monaco, e doveva anche essere 
assai turbolento poiché nel Diario, addì 27 gennaio 1507 

40 è detto che " Paolo Batt. Giustiniano e Manuele de Ca. 
"naie, non contenti de quello hano fatto dal principio 
" di questa impresa perfino al presente giorno, vedendo 
"che non hano più credito in li homini da bene, hanno 
" cumulato una notabile compagnia de tristi „ e con 

45 essi invasero le case di diversi nobili, ruppero porte e 
finestre e " prezero galine e caponi; etiam hanno fatto 



"de grandissime desolacioni „. Cf. Pandiani, Un anno 
ecc., p. 365. 

5 Circa la cattura di Paolo da Novi, il Diario 
dice: "A dì primo di giugno è stato conduto d. Paulo 50 
"da Nove per prigione a Genova, lo quale hanno misso 
" in castello ; uno Corseto habitato i n Piza con uno 
"suo bergantino lo dovea portare a Roma; da poi ha 
"toccato 800 ducati per condurlo qui „. J. d'Auton, Chro- 
tiiques, tomo IV, p. 76, narra che Paolo si rifugiò in 55 
Corsica e, per il tradimento di un corso, che percepì 
dal Pregei:t 200 scudi, fu a lui consegnato, ma forse il 
Cronista francese ebbe notizie non esatte poiché appare 
strano che l'ex Doge si rifugiasse in Corsica. Il Giusti- 
niani, Annali, voi. II, p. 463, afferma che Paolo da Novi 60 
mosse prima verso Bologna, poi, per vani timori, rag- 
giunse Pisa e, navigando verso Roma, fu catturato da 
un corso chiamato Corsetto, già suo soldato, e venduto 
da costui ai Francesi. Ugo Assereto, nella recensione 
già e it. in Giornale stor. e letter. d. Liguria, 65 
p. 273, dà molte notizie sul Corsetto, patrono di un 
brigantino, tristamente famoso per le sue gesta. Non 
il 15 luglio, come afferma il Senarega, ma il 15 giugno 
fu il giorno del supplizio di Paolo da Novi. Fu innal- 
zato un palco dinanzi al Palazzo e su esso il ceppo e 70 
la mannaia. Paolo da Novi, coperto di una misera 
veste, con le mani legate dietro le spalle, fu condotto 
dal Castelletto al Palazzo, ove gli venne letto il " pro- 
cesso „ e la pena a cui era condannato; poi fu fatto 
salire sul palco. " Era tutta la piassa e li corridori 75 
" [del Palazzo] pieni de nobili, de populo, artigiani e 
"gente armate. Al hora dice che pregava ogniuno a 
" chi avesse fatto despiacere li volesse perdonare e pre- 
" gare per l'anima sua; etiam pregava li minuti voles- 
" sino stare tutti insieme e stare bene con la maestà 80 
" del re, e non fidarsi de' nobili, ne di populo grasso, 
" né de altri ; che per fidarse era conduto a quel ter- 
" mine ; poi se voltò al boia e li dice che quello voleva 
"fare lo facesse presto; poi s'è ingenochiato e misso 
"la testa su lo ceppo e in un colpo gliela tagliò: da 85 
" poi ne feceno quatro quarti e li miseno dove havea 
" giudicato lo processo „. Cf. Pandiani, Un anno ecc., 
pp. 415-16. 

La spesa per la esecuzione di Paolo da Novi fu di 
lire sette e soldi dieci. Cf. M. Staglieno, Intorno al 90 
doge P. da JV. e alla sua famiglia in Atti cit., p. 492. 



120 



r.ARTHOLOMAKI SENAREGAK 



[A. 1507] 



a ponte L'alvorum recta via ad fanum Sanctae Sabinae per Lomellinos ducit. Qui adver- 
santibus ventis, potius ut ajunt quam sua voluntate, xxvn Junii cum triremibus viginti portum 
:j> intravit et 'in ipso crepuscolo in terram descendit. Cineres Divi Joannis Baptistae veneratus 
est, Bacram paropsidem vidit et postero die prima luce discessit '. Nam expectabat illum 
Rex Francorum Saonae. Mirimi quanta tides nostri Regis, sed meo judicio, ut audivi, non 5 
eadem fuit Ferdinando, qui non prius in terram descendit, quam milite suo arcem novam, 
in quam descensurus erat, munierit, et Rex triremes prius, quasi in propriam domum, con- 
descenderit. Cumque, semotis arbitris, varios simul sermones habuissent, post moram dierum 
Iquinquej Reges diverso itinere, noster terra, Ilispanus mari, abierunt '. Saonenses eo tem- 
pore multa impudenter contra nos rìnxerunt, multa a Rege contra nos petierunt; pauca 1») 
tamen impetrarunt 3 . Castellum, quod jam coeptum erat erigi, quod Lanternam appellarunt, 
quo tutius accelerari pertìcique posset, mille peditum custodia servabatur, quoufique opus a 

e. 440V terra cresceret aliquantulum, 'qui de illorum genere erant, quos Galli venturieros appellant 4 . 
Gens haec est ex collectione multarum gentium, maxime gallica, quae sine stipendio militat, 
latrociniis dedita, parata mori etiam praemio minimo proposito. Sed solicitos animos civium 15 
faciebat ingens pecunia, quae Regi debebatur. Propterea undecumque poterant eam colli- 
gebant, rodebantque nummos argenteos, illos praesertim, quos testonos appellant. Ad com- 
modum publicum eorum pretium auxerunt, ut sexdecim solidis extimatio esset, qui quindecim 
prius dissolvebantur. Diminutus propterea de pondere aliquantulum, sed de bonitate et liga 
nihil. Et quae de testonis facta est auctio et diminutio, ita de reliqua omni factum. Mutata 20 
propterea ea impressionis forma, quam Conradus Romanorum Rex nobis concessit; nam nos 

t 44" eam imaginem Griphum appellamus, 'et Griphi loco Regium . . . . ut esset toti orbi notissi- 
mum testimonium majoris subjectionis. Haec res, quia numquam antea visa est, ita omnibus, 
praesertim bene scientibus, molestissima fuit. 

Exitu praesentis anni, octavo idus Decembris, Sudarium Sanctum, quod in fano Sancti 25 
Bartholomaei observatur, pesque ejusdem Apostoli, dum fratres minus diligentes fuissent 



s. mirum] mira BS — 7. in quam] in qua BS — 9. quinque lacuna in tutti i codici - noster) in B S — 
14. i ollectione] coluvionc BS — 16. Proptereaquc C cVMur. — 17. nummis argenteis, illi BS — 25. octavo] 
1508 B — 36. observabatur ABS • pesque| spesque AB 



1 II Diario pone l'arrivo del Re e della Regina di 
5 Spagna al 36 (non al 37) giugno e aggiunge che ■ al 
" doppo disnare li Anziani andorno in galea a visitare 
" la maestà del re, la quale fu apresentata dalla nostra 
"comunità molto honorevolmente e abondantissima- 
" mente d'ogni rosa, per rifrescamento „, poi a un'ora 

io di notte Sua M u sta, e la Regina " calorno in terra» 
e visitarono le reliquie in San Lorenzo. " A dì 28 di 
" g |U g no J 5°7i ( l' lin bora avanti giorno, la maestà del 
"re di Spagna s'è partito dal nostro porto; hieri ma- 
Mina è calato in terra <• ha odito mesa in S. Ma» 

15 "da poi è montato su lo schifici della galera; haveva 
" in compagnia Gonsaluvo Ferrando e un'altro barone; 
"è andato a revedendo tutto il porto ... Cf. Pandiani, 
Un anno ree, pp. 418-10. 

1 11 famoso convegno di Savona durò dal 28 giu- 

20 gno al 2 luglio. Ferdinando il cattolico salpò il ; 
luglio verso la Spagna: Luigi XII parti per la Francia 
il giorno dopo. Cf. ti. Filippi, // convegno in Savona 
tra Luigi Xll e Frniin. il Cattolico, in Atti e Mem. 
So . . si o r . Savonese, II. p. 1 e sgg. ; 729 e sgg.; K. 
Imi.dk La Clavip.rk, L'mtrevue •'" ('5<"7). in 

Rev. d'hist. di pioni., IV, pp. 583-590; I. SCOVASSI 
e F. NoberasC", Storia di Savona, Savona, 192S, voi. Ili, 

PP- 39-44« 



3 Circa quanto chiesero e quanto ottennero i Sa- 
vonesi da Luigi XII per essere sollevati dal giogo gè- 30 
novese. vedansi G. Filippi, of>. cit.. doc. Ili, pp. 36-38 

e Scovassi e Nobkrasco, op. cit., Ili, p. 43 e sgg. 

4 Già nel febbraio del 1507 il Pandolfini scriveva 
alla Signoria fiorentina che alla Corte di Francia si 
parlava di imbrigliare 1 ribelli genovesi e di " fare un 35 
" buon castello ove al presente è il Fanale , (A. Das- 
jardins, N*g. diplom., II, pp. 216, 331). Dopo la vit- 
toria, il Re Impose ai Genovesi di sborsare 40.000 scudi 
per la costruzione del nuovo castello presso la Lanterna, 

e ad essa fu subito posto mano celermente, facendo ve- 40 
nlre più di mille guastatori dalla Lombardia e provvi- 
ste d'ogni sorta dalla Provenza. Il faro corse pericolo 
di essere demolito per ordine dell'ingegnere addetto ai 
lavori, Paul de Bcusscrailhe, signore di Espy, maestro 
artigliere francese (J. d'Auto», Ckroniques, tomo IV, 45 
p. 53), ma i Genovesi riuscirono a farlo desistere dal 
proposito promettendogli un regalo. Il 19 agosto s'era 
deliberato di fargli un dono che avesse un valore fra 
ed i 70 scudi (Dirersor., reg. 179-673), ma il 5 ot- 
• 1507 si ritornò sull'argomento e si affidò la cura 50 
del regalo all'ufficio di Malia " sine limitationc aliqua „ 
{Diverso* ■ reg< 177-671); cf. E. Pandiani, l'n anno ecc., 
pp. 371 n 1, 277. 378, 40S. 









[aa. 1507-15081 COMMENTARLA DE REBUS (iKNUKNSlBUS 



121 



(aberant onim fere omncs), per Laiiirntium Vai ixiiim, unum ex l l >nl | .il I ìIhih, sul»! i.k Uhm fuit, 

et in Galliaa deportatami Ldaue opera Praefectl arcia Caatelleti factum fuisee conatat Qn 
tamen, regio mandato, nobia reatituta Bunt et, eo die quo Chriati Corpua pei iirbem defertur, 
delata per manus sacerdotum sunt ad continuati onem omnium et fìdem reatitutionia factae '.' 



5 Anno MDVMI. Non habuit hic annua octavua lupra quingenteaimum millenum aliud 

quam expectationem Regia Komanorum, quem in Italiani ventunim inulti credebant ; quae, 
cum diu multos frustrasset, tamdem in inducias desinit, quas inter ipsum et 'Venetoa factaa 
fuisse vulgo jactatum est. Regem autem Franciae non tamquam caput principale in ipail 
nominari; quod multis, prò novitate rei, suspicioni fuit, dicentibufl fieri posse, aliquid in ipsis 

10 occultum esse, quod non proferatur '. Ceterum hoc anno magni terraemotus in Oriente, 
Creta praesertim fuerunt; nam plures domus per totam insulam dirutae, plures ex ipsa ruina 
oppressi, et ipsa urbs Cretae caedibus et ruinis plurimum quassata. IIujus cladis non experles 
fuerunt aliquot insulae in Aegeo et praecipue Paron, Nexos et ea quam Centurinam vocant. 
In Chio idem terraemotus sentitur. Eodem tempore aliquot Maurorum biremes, in quibus 

15 erant mille Turcae, in nostram Ripariam pervenerunt et, expositis apud Dianum aliquot homi- 
nibus, levem praedam fecerunt. Quo factum est ut perterriti cives, qui maritimas villaa 
incolunt, insomnes noctes plures duxerint et conductum militem ad excubias faciendas habue- 
rint. Quinto nonas Octobris, Franciscus de Rocca Chioarda, novus prò Rege Gubernator,' 
cum galeis regiis portum intravit. Postero die, resignato sibi munere Gubernatoris per ensis 

20 traditionem, magistratum iniit, et lectis literis admittitur consalutaturque Gubernator. Pri- 
vilegia nostra examussim observare promisit; super libro, in quo Dei Evangelia descripta 
sunt, juravit 3 . Cum a Praefecto arcis Castelleti variae domus vicinae tempio Divi Francisci 



Mi * 



C. 44' v 



e. 44' >■ 



4. fide B — 7. quas] easque B — 18. Rocca Chioarda] Rocha Chiorda A; Rochajorda C £/Mur. 



1 Non il 6 dicembre, ma addì S dicembre fu com- 
piuto il furto del S. Sudario e del piede di S. Bartolo- 
meo. La popolazione di Genova ne fu grandemente com- 
5 mossa e furono presi eccezionali provvedimenti per 
arrestare il ladro, Lorenzo da Varese, dell'ordine degli 
Armeni, e recuperare la refurtiva. Del fatto furono 
avvertiti i mercanti genovesi di Lione, gli ambascia- 
tori genovesi presso il Re Luigi XII, ed il Re stesso. 

io II 28 gennaio 1508 il Governo genovese riceveva let- 
tera di Giano Grillo e Anfreone Sauli, mercanti a Lione, 
che addì 20 gennaio avevano ottenuto di fare arrestare 
un frate francescano, Leone da Moncalieri, il quale 
aveva confessato di essersi recato, con frate Lorenzo da 

15 Varese e un gentiluomo francese, dall'arcivescovo di 
Sens, Tristano di Salazar, in nome del Castellano di 
Castelletto, Galeazzo di Salazar, suo fratello, e di avergli 
consegnato in Parigi le reliquie del Santo Sudario e del 
piede di S. Bartolomeo. Istigatore del furto era stato, 

20 per confessione dello stesso frate, il castellano Galeazzo 
di Salazar. Questi fu un vero specialista in furti di 
reliquie, perchè, nello stesso anno 1508, asportò dalle 
chiese di Genova il piede destro e poi anche un brac- 
cio di Santo Stefano. Tornando alle prime reliquie, 

25 il Re di Francia ne promise la restituzione ed infatti, 
quando i due ambasciatori presso il Re, Giovanni da 
Lerici e Oberto Spinola, ritornarono in patria (19 giu- 
gno 1508) recarono con loro le famose reliquie, che fu- 
rono portate in processione nel giorno del Corpus Do- 

30 mini (22 giugno) e, dopo essere state temporaneamente 
custodite in San Lorenzo, per dare tempo alla costru- 
zione di un nuovo e più sicuro sacrario nella chiesa 



di San Bartolomeo degli Armeni, vi furono solenne- 
mente ricollocate addì 2 aprile 1509. Cf. Carlo Bor- 
NATE, /7 furto del Santo Sudario nel 1507, in R i v i st a 35 
Ligure di scienze, lettere ed arti, Genova, 191 5. 

2 II Senarega accenna al disegno di Massimiliano 
di scendere in Italia per combattere Venezia: la spe- 
dizione fallì per la esiguità di milizie; i Veneziani "non 

" paghi di aver fugati quei tedeschi, che tentarono riu- 40 
" scire nella valle del Cadore, passando alle offensive 
" addentraronsi nei dominii di Massimiliano e in breve 
" ebbero conquistato quarantasette piazze più o meno 
"forti, tra le quali Pordenone, Gorizia e Trieste „. 
Massimiliano fu costretto a domandare una tregua, che 45 
Venezia, mal soddisfatta dei Francesi, venuti di Lom- 
bardia in sua difesa sull'Adige, dopo qualche esitanza 
accettò. Questa tregua, per la quale i Veneziani pre- 
tesero dai Tedeschi di conservare i recenti acquisti, e 
non ottennero invece l'ammissione in essa del Duca di 50 
Gheldria, alleato a Francia contro Austria, rimosse gli 
ostacoli tra Massimiliano e Luigi XII, nel concordarsi 
fra loro ai danni di Venezia, e fu il proemio del famoso 
trattato conchiuso il io dicembre 1508 a Cambrai. Cf. 
G. De Leva, Storia di Carlo V, voi. I, pp. 103-104. 55 

3 II Governatore uscente era Rodolfo di Lannoy, 
gentiluomo francese, che aveva saputo farsi amare dai 
Genovesi. Egli tenne l'ufficio dal maggio 1507 al set- 
tembre 1508. Gli successe, nei primi di ottobre, Fran- 
cesco di Rochechouard, sire di Champdenier. Il 28 set- 60 
tembre 1508 una grida annunziò che, aspettandosi di 
giorno in giorno il nuovo Governatore, e desiderando 

il Governatore cessante e gli Anziani di fargli onore, 






122 



RARTIIOLOMAEI SENAREGAE 



[A. 1508] 



e. 442 v 



et Arci, m&lignitate potius sua, quam ullo jussu, dirui jussisset, miscratus Rex jacturam domi- 
noruni (nani paupere9 multi erant) aureos dccem millia aequis portionibus dividi inter eos, 
juxta uniascujusque jacturam mandavit; eamque curam Gubernatori suo et Radulfo de Lan- 
nov alteri Praesidoati imposuit. Qui, ascitis quatuor civibus cum Antianorum auctoritate, 
juxta cujusque domus extimationem munus adimplerunt. Digna profecto res fuit et optimo 5 
et justissimo Re<, r e '. Saonenses obstinatiores in dies facti, cum multa indiana hoc anno 
trntassent, vecti^alia consueta impudenter solvere negarunt. Facta de hac re per nostros 
oratores ' Regi querela, obtentum est ut Gubernator jus partibus redderet; qui ut vectigalia 
ad solitum morem persolverent judicavit*. Mortuus hoc anno est Ludovicus Sfortia post 
octo annos quibus in Biturigibus captivus asservabatur, sextodecimo kalendas Julii 8 . 10 



i. dirui iussisset om. ABS — 3-4. Lannov] Lamay CTMur. — io. octo] ix C C'Mvr. 



nel giorno e nell'ora in cui i cittadini udissero suonare 
l.i campana grossa, serrassero le botteghe e cessassero 
da ogni opera manuale in pubblico; " e apresso tutti 
S " quelli chi serano citati andarli incontra per farli ho- 
" nore e compagnia, se faciano presti e vendono a p.i- 
" lacio . . . per and:ire al mole, dove scenderà el detto 
" Mons. novo Gubematore. E perchè, poco apresso la 
•■ giunta del detto novo gubematore, se partirà el pre- 
io ■ sente nostro gubematore, el quale, essendosi portato 
* iustamenti et santamenti semper in questo guberno, 
■ desidera fare el simile in la fine del detto suo go- 
" verno r . si annunziava che se vi fosse alcuno che 
avesse qualche credito presso sua Eccellenza o anche 
15 presso il Capitano della piazza, suo nipote, si recasse 
dal Governatore e sarebbe pagato (Diversor., filza 66- 
30S6). Il 20 settembre Rodolfo di Lannov mandò in- 
contro al nuovo Governatore quattro illustri cittadini, 
Ansaldo Lomcllino, Agostino Centurione, Vincenzo 
20 Saul! e Agostino de Ferrari, con una sua lettera di 
presentazione, affinchè lo accompagnassero sino a (Ge- 
nova { Diversor., filza cit). Il 3 ottobre il Sire (li 

Champdenler giungeva a Genova. Il 5 ottobre si com- 
pieva solennemente il trapasso del Governo. In mezzo 

25 ai Senatori sedevano Rodolfo di Lannov e Francesco 
di Rochechouard e a lato il magnifico Pietro di San- 
t'Andrea, regio Presidente di Giustizia in Genova. 
Brano presenti molti magistrati e cittadini. Data let- 
tura delle lettere regie, circa la elezione di Franee- 

30 sco a Governatore, dopo molti discorsi di circostanza, 
Rodolfo " ensem tradidit eidem 111. d. Francisco, in 
" signum imperli translati, locumque mutavit „. Il nuo- 
vo Governatore giurò sitali Evangeli di osservare le 
convenzioni ed i privilegi regi e aggiunse " salva au- 

35 "etoritate regia prouf in ipsis privilegiis eontinetur,, 
{Diversor., reg. 177-761). 

L'affetto dei Genovesi per il vecchio Governatore 
fu espresso in una lettera al Re. Della (piale, sotto le 
frasi consuete, traspare realmente il dolore per la par- 

40 tenia del buon Lannov (/Jtterar . reg 53-1828, 1 I 

br al quale i Genovesi vollero dare una prova 

lusinghiera della loro simpatia, offrendogli ricchi doni: 
un lincile ed una brocca lavorati in Portogallo, d'ar- 
dito indorato, otto tazze con coperchio, dodici " trln- 

45 "qucri„, sci piatti grandi e s.-i piccoli, tutti d'argento 

indorato e, salvo errore, due ■ fiaschi ,. Per detti regali 

e per gli astucci di cuoio si raggiunse la spesa di lire 

ì, sol. j e den. io (Di . filza 66 t oc- 

mbre 150SJ. Il vi. e governatore Bernardino doario 



ebbe in dono una u confeteriam argenti deauratam „ 50 
del valore di lire 125 (Diversor., reg. 179-673). 

\ 1 giugno 1507 i Genovesi avevano inviato 
Glo. Batt. de Franchi e Giovanni Pio de Marini a Lui- 
gi XII per parlargli del ■ ruinare de le case, che sono 

* circumstantl el castello „ perchè il Castellano, non 55 
contento di abbattere "quelle case de la prima ruga, 
"incominciando.... da la chiesia di Santo Francisco, 

" de longa fino al loco communc, quale mina faceva 

* tanta e si ampia piazza, che a iudicio de ognuno 

" la fortezza del Castelletto ne restava securissima, ne 60 
"abbatteva altre e, andando apresso conio l'ha comin- 
" ciato, ne anderia per terra una bona parte de la città .. 
Essi dovevano chiedere al Re di segnare un limite al- 
l'abbattimento, o lasciarlo determinare dal Governatore, 
e di dare qualche compenso ai proprietari danneggiati. 65 
{Istruzioni e relazioni, 2707 C: 2 giugno 15C7). Il Re 
trovò giuste le preghiere del legati genovesi e ordinò 
che si facesse una stima dei danni e che il Governa- 
tore desse soddisfazione ai danneggiati. Cf. Panoiani, 
Un anno ecc., pp. 284-S5. L'Archivio di Stato di Gè- 70 
nova conserva ancora un registro dell'ufficio di Hai ia, 
nel quale sono segnate le somme pagate per risarci- 
mento ai proprietari di case abbattute intorno al Ca- 
stelletto. Il primo pagamento fu effettuato il 6 otto- 
bre 150S. I danneggiati erano numerosissimi e le qui- 75 
tanze occupano un registro di non piccola mole ( Offi- 
ciavi Balie, N. 711). Infine, il 21 novembre 1508, fu 
emanato un solenne decreto " super domibus demolitis, 
" quod arce et sita remaiieant dominis domorum „, che 
venne sancito dal Governatore e dagli Anziani il 27 80 
novembre {Diversor.. reg. 177-671). 

* II Senarega accenna qui ad una lunga ed intri- 
cata questione fra Genova e Savona, per il pagamento 
di certe tasse. In verità Savona, profittando del favore 
di Giulio II, tendeva a liberarsi dalla soggezione gè- 85 
novese ed i Geo naturalmente, si opponevano a 

tale tentativo. La lotta fu proseguita per molti anni 
sino al definitivo asservimento di Savona a Genova. 
ro e F. Noni BASCO, // crepuscolo della liberta 
savonese, Sampierdarena, 1913: E. Pamuani. Contro- 90 
ver sic ttn G enova e Savoia limante il pontificato ili (Un- 
ito //, in Savona nella Storia e nell'Arte, Ge- 
nova, 1038, p. 160 e sgg. 

8 La data corrisponde al 16 giugno. P. Ykrri. 
.SV. di iiilmmo y cap. \.\. all'erma invece che Ludovico 95 
morì a Loches ai 27 di maggio, nell'anno 57 di sua 
vita. 



|A. 1509) 



COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIB1 



123 



Anno MDIX. Quietila nohis liic Hequens anriii.s noiins lupi B millcsimimi qnin<'ent<-HÌmum 

domi et foris; sed Venetii magna clade memorandui, t < » t ilmul Elegibus uno tempore contri 
eos armatisi Initio anni incerto rumore vulgij Inde liu-riH et vero testimonio relatum est, 
foedus inter sutnniuin Pontificem, Regem Romanorum, Ludovicum Franciae Regem, et Fer- 
5 dinandum Aragonensem Inltum, cujus etsi ' conditiones in vulgusnon ref errentur, omnes tamen mw 
in Venetos tantam molem belli casuram dicebant, imparesque eos futuros tanto oneri substi- 
nendo arbitrabantur. Legati Venetorum, apud Rc^em Franciae agentes, ezcedere ex (zalliae 
iinibus jussi sunt: (|uam rem quantum poterant Veneti dissimulare conati sunt. Galli 'equi tei < 443* 
peditesque tanta festinatione et celeritate parabant, ut non ampliui Gallicum centidium, quod 

IO objici illis aliquando potuti, cum celeritate opus esset, sed vere triduum appellar! pone omm 
faterentur. Literae a Rege allatae sunt, ut quem numerum navium auxiliarium, quas propria 
pecunia in hac expedi tione dare vellemus, slatim nostris litcris denotaremus. Datae quatuor 
ex omni numero majores, cum trimestri stipendio, inslrumentia ad bellum necessariis; quod 
fuit ipsi carissimum. Dimissi per orbem nuntii, datae ad mercatores literae, ut oculati veni- 

15 rent *. Rex interea, quae belli erant ordinatis, in Italiani veniens per Gratianopolim, inde 
per Alpes, Susam descendit, tanta velocitate et spe, ut non ad bellum sed ad certam victoriam 
properare videretur; et kalendis Maji Mediolanum intravit 2 . Et ordinatis statim, quae usui 
bello sunt, octavo postea die in castra profectus est; 'et antequam xiv dies laberetur, hostes e /,? v 
in fugam vertit fugavitque, capto et saucio Bartholomaeo Albiano peditatus duce, et altero 

20 ex Praefectis exercitus de nobili genere genteque Cornaria captivo. Quomodo autem ordi- 
nati exercitus fuerint, quove in loco certatum sit, etsi errare facile possim narratione referen- 
dum, credens tamen nullos veriores magis testes, quam qui in exercitu erant et dadi inter- 
fuerint, enarrabo. Cum exercitus Regis Cassanum (nam id oppidum est agri . . . .) quarto 
idus Maji, paulo ante mediam diem pervenisset, et in oculis hostium obequitaret, pedites mille 

25 cum bombardis quatuor ad occupandam Ripaltam parvum oppidum praemittit, videntibus 
hostibus, nec audentibus oppidanis ire suppetias. Quod tribus horis, postquam oppugnari 
coeptum est, 'capitur. Eadem die Rex e Ripalta movit, ut se in locum qui Velax nuncupatur, e. .,.//> 
qui prope Pandinum est, firmaret; sed per tres horas ante preoccupaverant hostes locum, 
bombardisque eum egregie munierant, cum quibus regium exercitum atrociter infestabant. 

30 Quod cum Galli viderent, exacta jam post meridiem hora, impetum in hostes faciunt. Fit 
proelium atrox, quantum in multis annis in Italia factum non est. Utrinque erant incita- 
menta ad virtutem. Galli in oculis Regis (quod est maximum) pugnabant, eratque Rex spe- 



1. Quietus nobls otti. B — 3. incerti rumoris B — 6. casuram] causarum B — 21-22. exercitus fuerint, 
quove in loco certatum sit, etsi errare facile possim narratione referentium, credens tamen nullos veriores magis 
testes, quam qui] exercitus fuerunt . . . . quove in loco commissum certamen sit, etsi err. fac. possent, voluntate 
refer., cred. tam. non veriores mag. testes .... quam qui A B F S V — 23. enarrabo otti. A B S — 25. bombardis] 
Lombardis B — 29. bombardisque] Lombardisque B 



1 II 29 gennaio 1509 si tenne in Genova un grande 
consiglio per rispondere alla richiesta del Re di Fran- 
cia, circa le navi che Genova poteva dare per la guerra 
contro Venezia. I Genovesi si dichiararono pronti a 

io offrire quel numero di navi che il Re avrebbe desiderato 
{Diversor., reg. 182-676) : ma già si sapeva in Genova 
che se ne sarebbero chieste quattro. Infatti si era già 
data questa notizia (7 gennaio 1509) al console ed ai 
mercanti genovesi di Palermo, pregandoli di avvertire 

15 tutte le navi genovesi dirette in Oriente, perchè fos- 
sero prudenti, di comunicare le stesse notizie a Malta e 
di inviare a Chio una lettera allegata, nella quale si 
davano gli stessi avvertimenti (Litterar., reg. 52-1828). 
Il 2 maggio 1509 si imponeva la tassa alle Valli ed 

20 alle Piviere " super armamentum navium quatuor in 
" classem Regie Maiestatis contra Venetos „ ed il 9 mag- 



gio si faceva la mostra, cioè la rivista delle ciurme e 
dell'armamento, delle navi di Benedetto di Castiglione 
e Lorenzo de Francisci, il 16 maggio la mostra della 
nave di Bartolomeo di Prementorio " que hodie velia 25 
* dedit „, il 24 maggio la mostra della nave di Tomaso 
Lercari "que hodie velia dedit, hora 24, versus Mas- 
"siliam„ {Diversor., filza 67-3087). 

2 II 30 aprile 1509 il Governo di Genova inviava 
G. B. Lasagna, Anfreone Usodimare e due altri amba- 30 
sciatori al Re di Francia per portargli gli omaggi della 
città e parlargli della controversia con Savona (vedi 
anno 1508) e di altre cose {Istruzioni e Relazioni, 2707 C). 
Gli oratori tornarono a Genova il 12 maggio. In Di- 
versor., reg. 182-676, v'è una serie di atti, redatti il 27 35 
e il 28 aprile, per l'invio degli ambasciatori a Milano 
e per le spese necessarie. 



124 



PARTHOLOMAEI SENAREGAE 



(A. 1509) 



ctator illorum, qui rem egregie navassent. Veneti de salute Reipublicae suae uno proelio 

i videbant: habebant peditatum llorentissimum, nani omnes reliquiae veteranorum et pro- 

batorum militum ad eoa confugerant, qui nihil aeque rupiebant quam ostendere non omnino 

moituum in ipsis esse italicum vigorem '. Erat praeterea in armis dux strenuus Bartholo- 

c. 4 inaeus Alvianus, qui cum suos hortatus esset, quo eos magis ad pugnam inflammaret edixit, 5 

ne aliam vocem umquam inclamarent, cjuam solam Italiani ! . Stetit aliquandiu res dubia, 

quamvis solus sine equitatu totum onus substinuerit: nam equitatui praeerat comes Petilianus, 

qui si in pugnam descendisset, pugna fuisset trucu'lentior, et fortasse dubia. Qui ubi proe- 

mir . 597 lium inchoatum vidit, sive consulto, sive metu, aufugiens recessit, solosque pedites nudos ab 

equitatu trucidandos relitjuit. Capitur Alvianus, aliquot acceptis vulneribus omnibus fronte 10 
adversa. Mortuos novem millia eo proelio fama est. Sunt qui etiam dicunt maximam eorum 
partem pectore et in facie vulneratos, et si qui cssent, qui desperata re fugiendo mortem 
evitare conarentur, ubi hostem appropinquare viderent, ne turpiter fugiendo mortem foeda- 

<•/<«. rent, conversi 'reintegrabant pugnam, sponteque moriendo eam decorabant. Sunt tamen 

qui majorem numerum occisorum fuisse dicant, ita ut, post Cannensem cladem, major in Italia 15 
non fuisse credatur 3 . Factae per triduum supplicationes et in triduum indictum iustitium, 
ad impetrandam a Deo, prò exercitu regio, victoriani (nam eo tempore nihil adhuc de Victoria 
allatum erat), quae postea per totidem dies renovatae sunt 4 . Kex inde, cum exercitu victore 
nullo proelio Brixiam, Bergamum et Cremam intrat, et Brixiensibus multa concessit privile- 
gia \ Piscariamque expugnat, sexcentis delectae juventutis militibus, qui in praesidio erant, 20 
pridie calendas Junii obtruncatis, duobus tantum superstitibus; quod Regi summe gratum 
fuisse fertur, non hominum caede, a qua quantum potuit semper abstinuit, sed quia natura 
loci, et defen8orum numero ac probitate, ad multos dies durare posse credebatur \ Veneti, 

e 44sv tanta clade attoniti, ad Regem Romanorum 'mittunt, imperata facturos, si eorum causara 

susciperet; qui, etsi respondisset ad ea cogitaturum, tamen nisi omnia, quae ipsi occupant 25 



13. vlderunt C C/Mur. 



1 II Senarega traduce In latino i due versi del 

Petrarca: " Che l'antico valore || Nelli italici cor non e 
ancor morto „, gli stessi versi con i quali finisce il 
5 Principe di N. MACHIAVELLI. Il mirabile sforzo dei 
Veneziani contro tanti nemici risvegliò dunque in que- 
sto cronista genovese il sentimento della patria comune 
ed il desiderio di vederla libera dallo straniero: ciò in 
quei lec. \\ I che potè parere a molti privo di senti- 
lo mento nazionali'. 

* Italia e liberta fu il grido " al suono del quale 
■ le sue genti respinsero il primo corpo di Frane 
M attentatosi a passar l'Adda „. Romanin, Storia doc. di 
l'enezia, tomo V, pp. 2 e 2o6. 
15 ■ Questa famosi battaglia fu combattuta ad Agna- 

tizio presso Vallate (prov. di Cremona) il 14 maggio 
|, Cf. Gì nriARlMNI. ,S/. d'Italia, Lib. Vili, eup. v; 

Ila. cit. voi. il, p. 272. il Cipolla, ,sv. d. Signorie, 
p. 815, vagliando varie fonti, conclude che durante la 

;o battaglia vi furono da 16.000 a 20.000 morti, quasi tutti 
i. Il I'astor. ,SV. d. l'api. Ili, 012 scrive a pro- 
posito di questa battaglia: "Le immorali truppe mer- 
* cenarle dilla repubblica si dispersero in disordinata 
" fuga „ e Cita il Machiavelli 1 he rriti cS la viltà dei 

i£ Venealanl "causata dalla qualità dei loro ordini non 

"buoni nelle cose della guerra,,. Il Ps ' I 
maggiori scrupoli parlando della immoralità di 

r.i VI r di Cesare Borgia; il Machiavelli, inca- 
nito nelle si-c teorie belliche perfettamente inutili, 
30 possono contrapporsi il Guicciardini e il Senaregaj 



narratori imparziali del valore dei combattenti veneti. 
4 La notizia della vittoria francese di Agnadello 
o Vailate giunse a Genova il 16 maggio; in quel giorno 
usci il proclama della vittoria e l'ordine di fare per tre 
giorni processioni per la città; le botteghe fossero scr- 35 
rate; tutti, dai 16 ai 70 anni, premessero parte alle 
processioni. Anche i tribunali furono chiusi per tre 
giorni (Diversor., filza 67-30S7 e Divtrsor., reg. 179- 
673). Il Cancelliere Nicolò di Brignale ebbe incarico 
dal Senato " vestiendi a capite ad pedes „ il nuncio che 40 
aveva portato da Milano la notizia della vittoria, con 
lettere dell'ambasciatore genovese Stefano Vivaldi (Di- 
-versar., reg. 183*676; il mandato di pagamento è del 

»3 taglio >5°9)« 

■ Il 23 maggio 1509, in Genova, un proclama an- 45 
nunzio che Bergamo e Brescia si eran. .1 Re di 

Francia. Si ordinarono " foghi de gioia et de alcgrcssa „ 
sulle piazze e nelle contrade, per tre scie, e tre grandi 
processioni alle quali tutti, dai 17 ai 70 anni, dovevano 
intervenir-, yinn fiorini J; e di nuovo si sospesero le 50 
curie " per dicm unum hoc die prcsentem . ; si manda- 
rono targetti (messi comunali) alle due Riviere "prò 
lodiorum „ t Diversor.. filza 67-30S7 e /Uvei- 
aar, reg. i; 

6 11 3 K'"K no »J f le piazze di Genova 55 

un proclama che dava notizia della presa di Peschiera 
ed on! ina va falò di gioia (/>ivrrsor., filza 67-30S7). Del- 
la conquista di Peschiera pari.. ' :aki>im, .St. d' Ita- 

Lib. Vili, cap, v. edls, cit. voi. II, p. 275. 



IA. 1509J COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIBUS 125 

de Statu suo, restiluant, COntra COH exercitum ciuci u rn ni ; VeroneriseH, legato» ad Regeoi Gftl- 

lorum mittunt, urbem dedentei; quam oblationem cun Rex recusasset, nam in Italia, non ad 
aliena occupanda, «ed sua tantum recuperanda, praesertim quae .'ni Ducatum MediolanJ ip 
ctarent, venisse dicebat; laudare tanicii, ut oratori Imperatorie, apud <-iim agentii ne ded'-- 
5 rent. hi ipsum Vicentini» et Patavinis ut facerent laudavit Cremonae arx, qua'* munitia- 
sima erat, cui praeerant duo Veneti patritii, non cedebat; non multo lanieri posi, pactis 
conditionibuB, deditionem lecit. Pontifex ìnterea in Flaminiam cum .suo esercita moveoii 
Ariminum Kaventiamque capii. Quo tempore etiatn Aragonum Rex, cum aliquot navihus,' 
exercitum in Apuliam trajecit, qui slatini Brundusium ceteraque alia loca, quae Federicus < w> 

10 Rex pignori ob mutuatam pecuniam Venetis dederat, recuperat. Tanta rerum.... et cala- 
mitate agitali, Veneti Pontifici scribunt, suppliciter precantes tantis cladibus linem: propter 
quod operae pretium judicavi literas ipsas operi nostro inserere. 

a Sanctissimo et Beatissimo in Christo Patri et Domino Domino Julio, digna Dei provi- 
u dentia, Sacrosanctae Romanae ac Universalis Ecclesiae Summo Pontifici, Leonardus Lau- 

15 " redanus, Dux Venetiarum etc. Post pedum oscula beatorum. Conati fuimus, Beatissime 
" Pater et Domine Domine noster clementissime, quibuscumque mediis nobis possibilibus, et 
"praesertim literis nostris, ad Reverendissimos Dominos Cardinales Grimanum et Cornelium 
a scriptis, ac saepe ac saepius replicatis, Sanctitati Vestrae cum omni humilitate et reverenda 
" declara'ri devotissimam oboedientiam, et obsequentissimum 'animum nostrum erga Beati- c^iìóv 

20 " tudinem Vestram, significantes effectualem executionem a nobis datam in restituendis civi- 

* tatibus et locis omnibus Romandiolae, et supplicantes recipi et reponi in gratiam Vestrae 
tt Beatitudinis. Credimus ad ipsius aures pervenisse humiles preces et clamorem nostrum, et 
tf ut est summa vestra erga omnes benignitas, speravimus, speramusque auditam et exauditam 
tt fuisse deprecationem nostram. Verum, cum adhuc in incerto versemur, nulla prorsus habita 

25 " ejus rei intelligentia, visum est nobis, hisce nostris ad Vestram Beatitudinem immediate 
" directis, reverenter deferri supplicationes nostras. Novit Sanctitas Vestra, et certo scimus, 
" quo in statu res veneta sit constituta : commoveantur jam tamdem viscera misericordiae 
" vestrae : meminerit se vices Ejus in terris gerere, qui mitis est, nec umquam a se rejicit 

* supplices, ad ipsius clementiam fugientes. Si quid erratum est, illata poena est; et supe- 

30 " ravit 'demeritum nostrum. Pro qualitate delictorum debet esse poenarum modus. Non e. 447 r 
"jam in justificationibus nostris preces fundimus, sed in benignitate multa Vestrae Sancti- 
tt tatis. Ejus vestigia et documenta imitemini, qui prae ceteris omnibus misericors est et 
" clemens ; adaperiantur nobis mitissimae Vestrae Sanctitatis .... et nobiscum mane faciat 
ft misericordiam suam. Recordetur non fuisse nos aliquando servos inutiles Apostolicae Sedi ; 

35 tt consideret quantum sanguinis atque auri contra Infideles a Venetis nostris sit effusum ; 
" idemque flectat oculos ad eam, qua Sanctitatem Vestram, in omni tempore, in quocumque 
" rerum statu, prosecuti fuimus, observantiam et fìlialem pietatem. Ex quibus omnibus be- 
u nignitatem et gratiam Beatitudinis Vestrae nobis inducere pollicemur. Si monitis Sancti- 

* tatis Vestrae, ut f ecimus, promte et in omni tempore paruimus, dignetur eadem manus, 

40 "quae vulnus intulit, medelam afferre; fiat hujusmodi obedientia nostra 'christianis omnibus c.w» 
" Principibus nota, humanissimis literis et brevibus Vestrae Sanctitatis. Cessent Christiana 
" arma contra Christianos, eosdemque devotissimos Beatitudinis Vestrae et Sanctae Sedis 
" Apostolicae; quod, sicut decet officium Vicarii Christi in terris, ita majori spe et certitudine 

* a Vestra Sanctitate est omnibus expectandum, qui reliquos omnes excelsiore animo, zeloque 
45 " Fidei antecellit. Nos nihil ardentius expectamus, quam redire in gratiam Beatitudinis Ve- 



23. speramusque] speramus quod B — 26. scimus] scit C £/Mur. — 32-33. Eius vestigia et documenta 
imitemini, qui prae ceteris omnibus misericors est et clemens; adaperiantur nobis mitissimae Vestrae Sanctita- 
tis ... . otti. A — 32. imitantes B — 33. Sanctitatis . . . .] otti, lacuna AB S U — 35. atque auri otti. CD f/MuR. 
— 37. fìlialem] orti. B; filiolius A S — 39. paruimus] paravimus B - eadem] eamdem B\ tandem Mur. — 42. eos- 
demque] eos denique C {/Mur. — 44. omnibus] nobis C UMvr. - expectandos B - qui otti. BS — 45. antecel- 
limus C f/MuR. 



126 



KARTHOLOMAEI SENAREGA E 



[A. 1509] 



* strae, et erga eam qualia possumus obsequia exhibere, et liaec omnia cupimus abundantius 
" et copiosius explicare coram verbo oratoris nostri, quem si ita gratum eidem et placitum 
u tore intellexerimus, quamprimum ad Sanctitatem Vestram missuri aumus. Data in nostro 
-Ducali Palatio, die (punto Jimii, Indictione duodecima, MD Villi „ \ 

Dum haec apud Venetos aguntur, et plus spei in Pontilìce, quam in viribus suis relin- 5 
e 4i* r queretur, omnia nobis quietiora erant. Patres Communis 'hoc anno fuerunt Joannes Am- 
brosius Nigronus, Simonis Nigroni lilius, Surleo Lomellinus, Bernardus Jula, et Baptista 
Bottus, viri certe in multis rebus de Patria benemeriti, praesertim si aedifìcationem molis 
consideramus. quae prius diflìcilis admodum erat, facilem modum Anastasio, siculo archi- 
Min.. 599 tecto, ipsius 'Sancius curam reductam 1 . Magnus praeterea ingentium saxorum r.umerus, ex 10 
Calignani lapidicina erutus et ad molem delatus, scopulariam, quae in capite molis disposita 
est ad excipiendos fluctuum impetus, auxit et consolidavit (nani nostri scopulos ita dispositos 
scopulariam appellant), ut sequenti anno addi supra novum opus possit. Cum aquarum dui- 
cium venae uberes, juxta litus maris, ad pontem Cattaneorum inventae essent, difrìcileque 
multis appareret, ex ipsa maris propinquitate aquam posse restringi, ne salsitudinem saperet, 15 
e. 448 v diligentia ipsorum fons, vel potius castellum 'factum est, aquamque includi ad populi com- 
moditatem in eo curarunt 3 . Attritas aetate, vastatasque multis in locis urbis vias, lateribus 
straverunt, ad urbis magnum ornatum et vicinorum commoditatem. Juasi iidem Patres, pu- 
blico mandato, locum perquirere furcis aedilìcandis accommodatum, nam priores ex constru- 
ctione arcis Lanternae ad Pharum demolitae fuerunt, locum invenerunt approbatum in edi- 20 
tissimo monte Castellani *. Praeterea audientes, in villa Casenovae, quae milliaribus circiter 
octo ab urbe dislat, fontem esse perennem et uberrimum, contemplati naturam loci et rem 
fieri posse egregiam rati sunt, si aqua in villa Langaschi, in aquaeductum veterem induceretur 
et unico canali in urbem deferretur: cumque dubii et ancipites diu fuissent (verebantur 
enim, ne aqua tantum ascendere posset, ut clivum, qui medius est inter ipsum fontem et' 25 
e 449 r principiuni aquaeductus, superare!) viri, qui se doctos et naturam aquarum caliere fatebantur, 
bono animo esse jusserunt, desiderioque ipsorum Patrum satisfacturos se promiserunt et rem 
cum magna spe inchoarunt, sed minore successu 5 . Praeterea, aquaeductum diversis locis 
dirutum, diligente! instaurarunt. 



2. oratoris] orli A /l S — 6-10. Il periodo da I'atres Communis a euram reductam e cos) redatto in CMur.: 

Pat l'om. hoc anno fui r. ]o. Ami). Nigr.. Sur. Loin., Beni. Jula et Batt. Bottus.... Simonis Nigronis filius, 

viri certe La multis rebui de Patria benemeriti. Admodum .... crat, facilem modum Anastasio Siculo Architecto 

ipsius ... . CUram reductam — 7. Iula] Insula B — 8. dopo BottUS B U S hanno: llis Simonis Nigroni filius, [viri 

5 Btc] - benemeriti, praesertim] benemeriti admodum. praesertim U — 26. viri] muti viros lì S 



1 Questa lettera e riprodotta anche in M. Sanuiio, 
Diari, Vili, 370-372; il Pastor, St. d. Papi, III, p. 614, 
aggiunge che ve ne è una copia in Diario di Tommaso 
di Silvestro, e che ne esiste una traduzione spagnola 

io colla falsa data del 2 giugno in A. Hi rnat.di.z, //isto- 
ria de los Reyes CatóHcOi />on Fernando y dona /sabel. 
Possiamo aggiungere la versione la italiano, in Giusti- 
niani, Annali, II, pp. 6 

* Il periodo è poco chiaro. Il GrOSTUflAlCI, An- 

15 nali, II. p. 636, avendo certo dinanzi 11 testo del Sena- 
regi. 1" rabberciò in questo modo: " I padri del comune 

* furono Glov. Ambrogio di NIgrone, Sorleone I.omcl- 

" lino, Bernardo del Franchi Giulia e Battista Botto,! 

* quali condussero un architetto siciliano nominato Ami- 
lo " staslo, per opera del quale con molto maggiore fai Ulta 

■ che non era consueto si poteva fabbricare il molo „. 

1 " fons vel potlus castellum „ parla il 

PodksTÀ, // porto di iienova, pp. 1(15-66, riferendo una 

lapide murata nel 1510 a memoria dell'opera e conser- 



vata ora nel Museo di Palazzo Bianco. In questa lapide 25 
sono incisi i nomi dei Padri del Comune, ricordati dal 
S narega e dal Giustiniani. 

1 Poiché la erezione della fortezza alla Lanterna 
impediva che ivi si continuasse la impiccagione dei rei. 
fu cercato un Luogo adatto al supplizio, e volendosi che 30 
fosse "in loco qui ab omnibus conspici posset „, si scelse 
l'altura ove sorge il Castellacelo. I proprietari delle 
ville e dei poderi vicini tentarono di protestare perchè 
"et aapectu et fetore, ciò avrebbe nociuto molto alle 
proprietà prossime, ma il Governo non tenne conto 35 
delle preghiere ed ordinò che " tal lem fabricam „ si co- 
struisse a spese del Comune e si pagasse colui " in 1 uius 
"territorio talli- opus crit „ (Ordinanza 16 luglio 1509 
in D; .-,.). Il 2 ottobre 1509 il Comune 

pagò per la costruzione delle forche lire 335, soldi 14 40 

e ih n. 3 [Divtrsor.f reg. cit.). 

Parrebbe, Leggendo il Scnarega, che il lavoro 
fosse stato interrotto per la difficoltà di fare passare 



(A. 150q| 



COMMENTARIA DE REBUS (iKNUKNSIBUS 



127 



Pisani, vieti nuiltaruin rorum indiaci iti a et derniun ipsi fame conferii, post alupiot BAI 
qui bus In liberiate fuerunt, paetis COnditionibiiH ad obedientiam l'Ioicntinonmi redienwl '. 
Mira fuit ipsoniin palionlia, laudabili* eonslanlia, nani ad lantani mtiiiii onininm panperlalein 

indigentiamque devenerant, ut campanai ecclesiarum vendere prò nutriendU liberii coact] 

5 fuerint, et nos In nostra mine niajori ecclesia dwas liabemus. Navet (piatimi, qnSJ auxiliai 
Regi nostro dedimus, cum in Siciliani usque trajecissent, nulla re laudabili facla, Januam 
redierunt". Interea nuntiatum est Patavium urbem ad V'endos rediisse; quod ubi sensit Ma- 

ximilianus Caesar, comparato 'magno exercitu Germanorum, cum quibui plurei [tali erant, 

urbem obsidere parat. Cìngi tur urbs quanta beri possit arte; bombardi! (piatitur murus; et 
10 cum din frustra expugnationem tentasset, admirantibus multis, obsidionem solvit et in Ger- 
mania™ rediit't Secuta Patavium V T icentia etiam defecit. Cum idem facturos Veronenses 
omnes crederent, subsidiis Regis Franciae reslilit, et gallicis praesidiis nunc servatur. Dum 
ista aguntur, Marchio Mantuanus, dum insidias contra Venetos parat et Lignagum oppidum 
occupare posse sperat, ipse in insidias labitur, Venetiasque ducitur et summa cura captivus 
15 asservatur. Veneti, collecto undique exercitu, contra Ferrariensem Ducem arma movent, et 
omnes eorum conatus contra eam partem, quam Poleisem vocant, intendunt, ipsamque occu- 
pane Qua re indignati simul et admirati Ferrarien'ses, qui prò Rege arma in Italia gere- 
bant, per insidias aliquot triremes, quas in Pado accomodatas' ad bellum habebant, capiunt 4 ; 



7. Patavinam B — 8. Germanorum] Pomanorum B — 14. posse sperat] posse se sperat C US Mvr. 
16. Poleisem] Policinum C UMvr. — 17. Ferrarienses] illi ABS 



< 44 ( < " 



Mur., 600 



s 



IO 



l'acqua per il clivo sopra indicato, ma il Giustiniani, 
anche egli contemporaneo ai fatti, scrive in Annali, II, 
p. 637 : * .... la cosa non li riuscì perchè la spesa pa- 
" reva a lor troppo grande ; ma per opinion mia non 

* si dovria in una opera di tanta importanza e di tanta 
" utilità aver rispetto alla spesa „. 

1 Pisa cadde in potere di Firenze addì 9 giugno 
1509. Jacobo Pitti, Istoria Fiorentina, in A r e h. S t o r. 
It., Serie I, tomo 1, p. 93, afferma che ciò avvenne 
" per lo desiderio che Francia e Spagna ebbero di espi- 
" lare denari dalla repubblica fiorentina „. Genova con- 
tinuò, sin quasi al giorno della resa, a favorire la in- 

15 dipendenza pisana, perchè, come si accennò altrove, 
era più opportuno ad essa avere ai confini una debole 
Repubblica, che uno Stato potente come il fiorentino. 
L'Archivio di Stato di Genova è ricco di carte concer- 
nenti i rapporti tra Genova, Lucca e Pisa, in questa 

20 ultima lotta contro Firenze. Genova ebbe sempre suoi 
commissari in Pisa per rendere più agevoli i soccorsi. 
L'ultimo fu Angelo Grasso il quale inviò nel gennaio 
e febbraio 1509 ampie notizie sulla resistenza dei Pi- 
sani ai Fiorentini (Litterar., filza 1958). L'ufficio di 

25 Balia mandò ancora il 4 marzo 1509 provviste di fru- 
mento a Pisa, scrivendo al Grasso che, per mezzo del- 
l'ambasciatore genovese in Francia, si cercava di otte- 
nere dal Re la concessione e l'appoggio per tali soccorsi, 
ma non era ancora giunta risposta. Addì 8 marzo 1509 

30 l'ufficio stesso scriveva al Grasso che l'ambasciatore 
aveva cercato in tutti i modi di persuadere il Re a favo- 
rire i Pisani, ma S. M. era di altra opinione " de quella 
" che speravamo, per aver preixo acordo et capitulezato 

* cum Signori Fiorentini „ ed il Re aveva pure scritto 
35 una lettera privata al Governatore di Genova, "che d'ora 

"in poi né direttamente né indirettamente sia dato a 
"detti Pisani per noi favore, né adiuto, né subslstentia 
" alchuna „. Il Governo genovese esprimeva al Grasso 



grande dolore per tale ordine e gli inviava anche una 
lettera per la Signoria di Pisa; il Grasso doveva giù- 40 
dicare se gli convenisse consegnarla, poi doveva far 
ritorno a Genova e, se gli fosse occorso di nascondere 
la partenza, poteva simulare di andare a Lucca {Diver- 
soi:, filza 67-3087, 4 ed 8 marzo 1509). 

2 Le quattro navi genovesi tornarono a Genova il 45 
30 agosto 1509 e disarmarono. I trecento armati che 

vi erano imbarcati tornarono in Provenza su navi for- 
nite dal Comune, che pagò anche lire 57 e soldi 3 a 
certi osti " prò victu peditum circiter tricentorum, unius 
" diei, qui descenderunt ex quatuor navibus olim ar- 50 
" matis „ e partirono poi per Marsiglia {Diversor., reg. 
182-676, 30 agosto e 3 settembre 1509). A Venezia si 
seguivano le mosse della flotta franco-genovese e si 
seppe esattamente l'epoca del suo ritorno e del disarmo 
a Genova. L'armata veneta di 8 galee grosse, 8 bastarde, 55 
32 galee sottili e 15 navi, era, tra la fine di luglio ed 
il principio di agosto, sopra Cotrone "et havea preso 
* una barza de zenoesi carga de merchadantie e lassóla 
" andar e prese uno bregantin di uno corsaro di Porto 
"Veneree lassolo „ (Sanudo, Diari, IX, 107, 131, 156). 60 
Ottima politica per Venezia, non crearsi maggiori ne- 
mici, in momenti così critici. 

3 I cronisti padovani affermano che l'esercito di 
Massimiliano contava 100.000 uomini. Assai inferiori 
erano le forze che difendevano Padova, ma l'esercito 65 
dell'Imperatore non era omogeneo ed era mal diretto, 
mentre i Veneziani avevano buoni capitani e maggiore 
compattezza di milizie. L'esercito assediante levò il 
campo da Padova addì 2 ottobre 1509. Ved. Cipolla, 

St. d. Signorie, p. 807. 7° 

4 Avendo Alfonso d'Este invaso il Polesine di 
Rovigo, i Veneziani mandarono una armata diretta da 
Angelo Trevisan a operare nelle acque del Po contro 
Ferrara, ma le galee venete furono bombardate alla Po- 



128 UARTIIOLOMAEI SENARKGAE [A. 15091 

«.or famaque fuit hos motus contra Ferrariensem ducem, Regi fuisse perquam molestos. Cum 
jam diu Mauri navigationem longe ab suis litoribus, metu Christianorum, admisissent, hac 
. idmixti Turcis, litus Romanum et mare Tuscum infestarunt, duaeque biremes Mau- 
rorum imam Pontitìcis triremem ceperunt; altera ^nam duae triremes erant) in fugano versa; 
quod non ignominiosum solum fuit Christianis, sed animum Barbaris praebuit, majoribus 5 
postea viribus deinceps Italicum litus infestare '. 

Exitu hujus anni nummus aureus gallicus, quem scutum appellant, cum aliquorum ava- 
ritia crevisset, adeo ut solidis 66 expenderetur, non aliam meliorem viam prò eo reducendo 
invenerunt, quam si ceteras omnes alienigenas monetas expellerent, eamque praecipue, quam 
cavallottos vocabant, quae tota Italia sparsa erat et plus ex ea, quam de reliquis omnibus 10 

e. <>ov esset; nani ubique, et a quibusvis Regulis, quibus jus erat monetam 'cudere, hujusmodi 
cavalottorum genus, cum suis imaginibus et inscriptionibus cudebantur. Cumque nullo modo 
deieri explodique posse crederetur, permissum est ab omnibus impune illos capi posse et 
artistae marsupia aperire et capsas cogerentur. Creati otlìciales rei monetariae, qui magno 
labore effecerunt ut non plus quinquaginta novem solidis et quatuor denariis scutus impen- 15 
deretur, diminuta reliqua moneta juxta cujusque naturam. Mirum quanta variatio brevi 
tempore facta sit. Dicam de re hac pauca ; fateor enim me hujus rei vel nullam, vel mi- 
nimam haberr peritiam; ausim tamen dicere cum multorum stipulatione, futurum Reipu- 
blicae utile, si explosa reliqua omni alia moneta, quaecunque ea sit, demta aurea externa 
(nam aurea adulterari facile non potest et cum omnibus convenit) nostram tantummodo 20 
impendercmus. Sed judicium melioris formae illorum sit, quorum ingenia in his rebus 
frequentius versantur 2 . 

• /</» Dum in 'hujusmodi rebus monetariis cogitationes nostrae plus aequo intentae sunt, nun- 

tiatum est Eerdinandum Aragonum Regem Buseam in Africa, partim vi, partim astu ade- 
ptum fuisse (nam Busea in Mauritania sita est, subdita illi Regi, qui Marochio imperat) di- 25 
vitem et populosam. Laudari profecto summopere meretur hujus Regis sanctum proposi- 
tum, quod christiano nomini permaxime etiam conducit. Patres Communis macellum, quod 
prius extra portam Erchorum erat, in quo nunc area est, immundum et transeuntibus incom- 
modum, demolierunt, et alterum dextrorsum urbem intrantibus, minusque molestum omnibus, 
fecerunt, et totam partem macelli in ampliorem formam reduxerunt 3 . In Corsica hoc anno 30 



I. perquam] praeterquam B — ti. iusj plus ò' — 22. versantur lacuna in ABS — 25. Marochio lacuna 
nei codici r in Mur. Solo /> ha Marochio e probabilmente è una giunta del V erudito che diresse la copia d. cronaca 

lesella dalle Famose artiglierie del Duca Alfonso e del quente in commercio (/>i:>rsor., reg. 182-676* 23 mag- 

C trainale Ippolito d'Ette, sicché l'Ammiraglio si salvò gio e 30 maggio 1509). ma il decreto suddetto creava 25 

5 a stento, duemila uomini perirono e quindici galee con gravissimo incomodo e danno al pubblico e perciò fu 

molti altri legni minori e sessanta bandiere caddero in annullato con deliberazione del 22 ottobre 1509; nel 

mano degli Estensi (23 dicembri- 1509). Cf. LUZOZ DA contempo si elessero dodici cittadini per riformare e 

POSTO, lettere storiche dall' a. ifoy al 1528, Firenze, ridurre la moneta d'oro e d'argento genovese " Ut sit 

1857, lib. I, p. 39; A. GUGLIELMOTTI, La guerra dei "equalis omnino monete Mcdiolani „ [Diversor., reg. 30 

io pirati •■ la marina pontificia dal /joo al /560, Firenze, 183-676). Uscirono infatti gride che proibirono il corso 

1876, Voi. I, pp, 73-78. delle monete forestiere d'argento, e la città fu purgata 

1 II GUGLIELMOTTI, La guerra dei pirati ecc., dei "cavatoti, riduccndoli al valore di soldi tre e 

pp. 71-73 accenna appena al fatto, dicendo che le due mezzo. Ma già l'8 agosto 1510 una nuova grida segna- 

ualee pontificie, agli ordini del patrizio genovese Bai- lava l'introduzione in Genova di gran copia di grossi 35 

15 dassarrc da Biassa, erano " tutte fiacche e dimesse per fiorentini, che ■ se spendono a soldi sexe l'uno, contro 

"aver mandato le migliori fanterie al campo di Ra- "la forma de ditte cridc „ e al di sopra del valore della 

una, e però esposte a perdita quasi necessaria „ . moneta stessa. Si permetteva che sino a tutto settem- 

* Pet l'affluito In Genova di monete estere d'ar- bre potessero essere scambiati a soldi 5 e denari 16; poi 

gento di poco valore, le monete d'oro erano cresi iute il loro corso sarebbe cessato {Diversorum, filza 70-3090. 40 

20 di prezzo. SI tentò di impedirne l'aggio ordinando Cf. anche BlTRICO Mi . Finanze genovesi nel Me- 

che ogni pagamento si effettuaste sempre con moneta di, di San , in Atti So e. Lig. Sfa 

contante, alla valuta stabilita, e non con "scripta de Pntr.. \\\V, 1\ 11, pp. 116-117). 

"banco „, 1 ioè con bancogiro, come avveniva di fre- M'aito medio-evo i macelli ebbero loro sede 



[aa. 1309-15101 COMMICNTAKIA DE REBUS GENUENS1BUS 129 

quieta omnia lin-nmt, euilibns fallii longis llboi ibus, potiui qUAXH IUI ini.-. fu Urbi BOftTI 

tranquillìtaa maxima) Gallorum officialium reverenda, ita ut non .solimi rectorea, acci qui 
gallico tantum Loquei cui ur, in magna venerationi haberentur. 'Ceterum mirabilia itipc • w* 

diatorum et eormu qui arcilnis inselvimi! modestia, et (lucimi timor, ut qui anti.i servii et 

5 ancillis per viai molesti esse aliquando conaueverant, nunc quaii earum cuitodei incedebant 

et ab onini molestia et verbo se absti'nebant. Hoc anno plurcs facinorosi supplii io dam- 
nati; quod non solimi populo, sed riparicusibus magnimi injecil timoiem; nani, detruiu atis 
nonnullorum reorum eapitibus, et ipsis abjectissimis, per Riparia! capita, linde originem 
traherent, mittebantur, et in celebrioribus locis bastai: inlìxa erigebantur, quae non solum 
10 Intacta diutiua permanebant, sed si vel vento, vel alio (piovis casu caderent, tantui erat 
Gallorum metus, ut tangere illa auderet nemo, nisi id a magiatratu imponeretur l . 

Anno MDX. Sequitur annus decimus supra quingentesimum millesimum, nobis ex omni 
parte quietus; nec ejus principio praeterquam de rebus privatis cura omnibus erat. Pro- 
cedente tempore primores civitatis, et 'ii praesertim, qui inter publica officia excellere, vel e. 4nr 

15 avaritia, vel ambitu nitebantur, non modo prò suo desiderio (quod longo tempore factum 
est) non assequebantur, sed ad munia publica nullo modo admittebantur, et quanto dignitate 
familiae, divitiis, ceterisque bonis praestantiores videbantur, eo minus quod cupiebant asse- 
quebantur; factumque hac ratione fuisse oppido constai, ne sub justissimo aequissimoque 
Rege quispiam esset, qui dominari ceteris videretur; brevique tempore evenit ut solo familiae 

20 nomine a ceteris civibus dignoscerentur. Dum hoc modo per Gubernatorem nostrum agitur 
et liane viam vere regiam et dignam justissimo maximoque Rege omnes dicerent, vocif erari 
coeptum est, Pontificem, assiduis Venetorum precibus, imo verius lacrymis, motum ab ana- 
themate quo reos illos publicaverat, absolvisse, affirmantibus ipsis et recipientibus imperata 
facturos, veniamque erratorum petentibus 2 . Quae res, quia aliena a regia mente erat, 'non e. «;v 

25 facile primum eredita est. Inde orta statim fama Regem et Pontificem, ut consueverant, non 
bene convenire: propterea nos, jure sanguinis, suspecti aliquantulum haberi coepti sumus 3 . 
Et cum de Venetis in gratiam restituendis mentio per urbem haberetur, varii varia crede- 
rent, prout sunt cuique sui affectus, affirmatum est Pontificem Venetos in gratiam recepisse, 



16. non ovi. A B S 



presso la porta Soprana o di S. Andrea; nel 1152 ven- " rita „; addì 28 agosto, lire 7, sol. 6 allo stesso " qui 25 

nero trasportati nella regione di Soziglia, come afferma " superioribus diebus fecit executionem de quodam no- 

Caffaro nei suoi Annali; non so quando furono traslo- "minato bravo crudele Ipsumque in frusta discerpsit „ 

S cati alla Porta degli Archi. (è forse un Brasso (o Bravo) crudele di Fontanabona, 

1 Le carte di Archivio danno ampia conferma alle bandito da Genova nel 1507 come reo di lesa maestà, 

parole del Senarega. In tutto l'anno 1508 sono fre- Ved. E. Pandiani, Un anno di si. genov., pp. 409, 529). 30 

quenti le " esecuzioni „ del carnefice di Genova, che era II i° settembre 1509 il carnefice " hodie suspendit quan- 

un certo Francesco de Placentia. Ad es. il 12 dicembre "dam mulierem „ ; il 12 novembre " fustigavit quendam 

io 1508 è segnato il pagamento di lire 6 al carnefice "qui "de Lugduno; item prò quadam iustitia facta in car- 

" superioribus diebus incidit caput cuidam gallo in pia- "cere de quodam viro „ ebbe lire 1; il 19 novembre 

* tea palatii et successive ipsum in frusta discerpsit et "die sabbati, laqueo suspendit homines duos „, e tanto 35 

" per allqua loca Iugum ipsa appendit „. Nel 1509 con- basta per convincerci che il Governatore francese in 

tinuano le severe misure contro francesi e liguri : addì Genova doveva essere assai severo nel fare osservare le 

15 11 gennaio 1509 v'è un mandato di pagamento di lire 1 leggi ai cittadini ed ai soldati mercenari della guar- 

" Francisco de Placentia, magistro iustitie, quod per nigione. 

"civitatem fustigavit quendam gallum „, il i° marzo, 2 II 24 febbraio 1510, nel porticato di S. Pietro, 40 

altro mandato di lire 4 al medesimo " qui hodie suspen- ebbe luogo la solenne assoluzione dei rappresentanti 

" dit quendam Goschonum (un guascone) et fustigavit della Repubblica veneta, omettendosi buona parte delle 

20 "quandam mulierem,,: addì 8 e 15 marzo altri paga- solite umilianti cerimonie. Pastor, Si. dei Papi, III, 

menti per fustigazioni di donne ; il 23 luglio, lire 3 al p. 616. 

maestro di giustizia "qui die sabati suspendit Anto- 3 Essendo Giulio II nato in Liguria, si sospettò 45 

" nium Scaretum gaschonum „ e lire 1 sol. io allo stesso che i Liguri avessero qualche connivenza, o almeno 

"qui fustigavit alium guasconum propter eius deme- simpatia, con il nuovo indirizzo politico del Pontefice. 

T. XXIV, p. vili — 9. 



130 



BARTIIOLOMAE1 SKNARH(iAE 



(A. 1510] 



nuiltaque ob id promisisse, quae exaniussim servaturi receperunt. De quibus paucula hic 
attingentur et solum rerum capita. Primum appellationi ad futurum Concilium interpositae 
renuntiarunt ; provisiones ecclesiasticas, quae factae sunt et quas neri continget prò quovis 
ecdesiae beneficio, non impedirent; bellum non inferrent terris Ecclesiae: mandatis eccle- 
nasticia parerent; clero onera non imponerent; maris Adriatici navigationem cuique non 5 
impedienti a ' navigantibus vectigalia non exigent; mare non desponsabunt tamquam suum, 
quod liactenus fecerunt: vicedominum Ferrariae non imponent; rebelles Sanctae Romanae 
Bccleaiae non recipient; Dee ullum praestabunt praesidium locis, quae Ecclesia recupera- 
verit, vel quae quoquo modo ad ejus manus pervenerint; libertatem ecclesiasticam quoquo 
modo non impedient: populus venetus omnia intra bimestre afììrmare teneatur '. Dum Pon- 10 
litVx haec ita agit, dux exercilus Gallorum, motis castris, Lignagum oppidum Venetorum, 
praesidiis et natura loci munitissimum, adoritur. Erant in regio exercitu quadringenti equites 
de eorum genere, quos 'leves appellamus. IIos Aragonum Rex auxiliares Gallis miserat. 
Qui in expugnatione Lignagi fortiter viriliterque operam navarunt, in qua 800 milites, qui 
in praesidio erant, occisi. Mox eo capto, ad aliud oppidum Illicem appellatum contendunt, 15 
cujufl expugnatio utrisque non fuit incruenta. 
e. 4i Dum ista in agro.... geruntur, omniaque Gallis secunda viderentur, Veneta 'vero r^s 

io ipso discrimine posita existimaretur, et demum felicitati regiae cuncta cederent, invaluit 
fama Pontitìcem a Gallis omnino dissentire; moxque discordiae signa apparere coepta sunt 2 . 



13. Ilo] Nos B — 16-17. incruenta. Dum ista in agro.... geruntur, omniaque Gallis om. R 



1 I rapitoli dilla pace tra Venezia e Giulio II, rias- 
sunti ([ni dal Senarega, furono firmati il 15 febbraio 
1510. Cf. Komanin, St. di Vanesia, tomo V., pp. 240-341. 
5 • È noto che Giulio II, impensierito per la grande 

potenza acquistata dal He Luigi \1I in Italia dopo la 
lega di Cambra!, decise di liberare la Santa Sede e la 
sua Patria dalla opprimente egemonia francese, e si 
tracciò il programma di cacciare i barbari dall'Italia. 

io Perciò si strinse in lega con i Veneziani e, per mezzo 
del Vescovo di Sitten, Matteo Schinncr, riuscì a trarre 
dalla sua parte gli Svizzeri ; indi progettò di attaccare 
contemporaneamente i Francesi a Genova, a Verona, a 
Milano e a Ferrara* " I Veneziani si sarebbero gettati 

IS " su Verona, gli Svizzeri su Milano, la fazione antifran- 
" cese dei Frcgosi in Genova, assistita da milizie pon- 
" tificic e veneziane, si sarebbe levata contro Luigi XII; 
" Francesco Maria della Rovere con Venezie avrebbe 
" man iato contro il Duca Alfonso di Ferrara „ (Pastor, 

20 St. (ì. Papi, III, pp. 618-623). I primi sentori delle 

mire di Giulio II su Genova sono in una lettera dell'i I 

marzo, da S. Bonifacio alla Signoria veneta (Sani/do, 

Diaria X, 38), nella quale è detto: "'1 Gran Maistro de 

Mllan e andato a Zenoa, più presto per debito che 

25 ' Zenoa non fa zi movesta [sollevazione], perchè ci Papa 
■ ci par sia in acordo con la Signoria, che per far 
,ltro„; ma il Sanudo, in una sua "nota,, ad una 
lettera dell'oratore veneto in Roma (30 marzo 1510), 
nella quale era espresso 11 desiderio del Papa che la Re- 
pubblica veneta >,'li "assicurasse,, Genova, postillava I 
11 volemo, perchè, se Zenoesi per le insolentii- di 
" Iran' csi facessero novità, non dovemo esser obllga- 
*ti„. Tuttavia la Signoria venata mandò a Genova 
un fldui lario, Gabriele Pini Ilo genovesi', per assumere 

15 Informazioni, ed e^li consegni ai capi del Dieci una 
[azione detta il 13 maggio 1510) nella quale notifi- 
•- a di aver passato a Genova le feste di Pasqua e la 



settimana seguente e di non avere visto armata alcuna : 
v'era una nave del Gran Maestro bene in ordine di 
artiglierie, ma non di gente. Il Prcgent era a Marsi- 40 
glia con dicci galee. A Genova si diceva che il Papa 
fosse alleato con Venezia e perciò una trentina di Fre- 
gosi avevano lasciato la città per andare a Roma da 
Ottaviano Fregoso ed il Governatore aveva minacciato 
energici provvedimenti per chi fosse partito senza li- 45 
cenza (Sanudo, Diari, X, 105, 307). Il Papa aveva or- 
dinato nel gennaio la costruzione in Genova di una 
" galeaza bellissima per la sua persona r , che servì forse 
a rapporti politici, poiché egli mandò anche un suo 
corriere a Genova, presso Gerolamo Doria (13 maggio), 30 
per affrettare il lavoro (cf. Alfred Spont, Las gailarat 
royales dans la Mediterranée de 1496 a /5/<?, in R e v uè 
des questionshistoriques, voi. 58 (1895), p. 4 14). 
Quando la galeazza giunse finalmente a Civitavecchia, 
egli partì da Roma (15 giugno 1510) per andarla a ve- 55 
derc. Non sappiamo se lo accompagnasse l'ambascia- 
tore veneto, che egli veniva molcendo con molte di- 
mostrazioni di amicizia, ed aveva già in precedenza 
invitato a questa visita, ma è certo che i legami con 
Venezia andavano facendosi sempre più stretti, tanto 60 
1 he il Sanudo segnava in una " nota „ del 4 luglio 1510: 
" il papa dimandò a Porator nostro la nostra armata 
" per andar a l'impresa di Zenoa. et voi discazar Fran- 
cesi de Italia, et cussi per il Conscjo di X con la 
" zonta, a dì.... augno fo terminato, sier Hieronimo 65 
OD tari DO, provedador de l'armata, andasse con le 
die là a Corfu e lì allunasse le galic, datoli denari 
" per far provisioni e altro e mandatoli biseoti e com- 
"misalon vadi a Ilostia a ubidientia dil papa., (Sa- 
ni no, Diari, I\. io;,: \ VS4, 712). Il dado era 70 
tratto, ma in questo mentre, da lettere del Gran Mae- 
■ di Milano al Re e del Governatore di Genova al 
Gran Maestro, intercettate dalla Signoria veneta, appa- 



[A. 1510) 



COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBU 



l I 



Nana Marcus Antonins Columna, qui prò Florentinii per plurei diei tnilitaverat, limulata 
abeundi licentia ad rea domi componendaa, quodque finem etiaxn atipendiorum auorumadve- 
nisse dicebat, in agrum Lucenaem conceaait, et cuna In agrum Ferrarienaem profecturum 
praedicaaaet, cum equitibua 5(>o in Lunenaem divertii, rum eo erant Octavianui el Jai 

5 Fregosi, cum paucia aliquot peditibua; propter quod quotquol potuerunt peditea Lunen» 
coiiducunt. Interim I Heronymus Auria Laaari tìlius, qui et auctoritate et ratione factionia 
primarius in urbe t'uit, cum so a (ìallis diequirì per urbcm audiviwet, vi metu, voi Hua con- 
•cientia albi timena, fuga saluti suae conauluit, et cum eo Nicolaua Auria, vir In armis pro- 
batus, ad Marcimi Antonium ' prof eCtUS est. Qui cum Sarzanae recipi [)<;LÌÌKscnl, nec admit- 

10 terentur, negato rerum omnium auxilio, paululum minabundi morati, in ruinas Lunae venientes, 
Spediam vacuam cultoribus occupant, oppidanis territis iugae magis quam defensioni consu- 
lentibus l . Adveniunt statini triremes undccim venetae et una pontificia, cui Ioannes Blaxia 



« /-,/' 



riva che i Francesi sapevano dei preparativi del Papa 
contro Genova e perciò Giulio II diceva all'oratore 
veneto: "hormai la cossa è scoperta, non è da indusiar,, 
e prendeva immediati provvedimenti perche l'azione 
S contro Genova procedesse speditamente. Ottaviano Fre- 
goso e Nicolò D'Oria erano chiamati dal Papa, che, in 
presenza dell'oratore veneto, ordinava loro di partire 
nella stessa notte (5 luglio i$io) con un brigantino 
verso Viareggio, per unirsi al * Signor Marco Antonio 

io " CoIona ch'è in hordine con la gente „: Giano Fregoso, 
che era In quel tempo al soldo della Repubblica veneta, 
era chiamato da Padova a Venezia ove il Doge lo in- 
vitava, a nome del Pontefice, a prendere parte all'im- 
presa per la liberazione di Genova (io luglio 1510) 

15 ed egli rispondeva "questo li piaceva summamente „ e 
partiva anch'egli per Viareggio, raccomandando alla 
Signoria di far venire dal campo veneto anche " il 
" Greco Zustignan „ perchè andasse con lui contro i 
Francesi, ma 11 Governo veneziano, dopo avere inter- 

20 rogato e udito il Giustiniani, decideva (12 luglio) di 
rimandarlo al campo, ove egli aveva una compagnia 
di 300 fanti quasi tutti genovesi. Il Papa, sempre più 
infervorato per la spedizione contro Genova, aveva 
mandato a Napoli perchè " le due galee dil Gobo Zu- 

2J * stignan „ venissero al suo servizio, e nei suoi di- 
scorsi con l'ambasciatore di Venezia, dopo aver tem- 
pestato contro il Re di Francia, il Duca di Ferrara, 
il cardinale Aus, il Marchese di Mantova, con una ar- 
ditezza di frasi che non si oserebbe supporre in un 

30 Pontefice, gli comunicava "che le cosse di Zenoa an- 
" dava a bon camino contra Franza e hanno in Zenoa 
" retenuta la madre di d. Nicolò Doria, e d. Hieroni- 
" mo Doria era fugito et venuto dal Signor Marco 
"Antonio Colonna „ e che egli sperava che in quattro 

35 giorni Genova si sarebbe voltata contro i suoi domi- 
natori. L'ambasciatore veneto riferiva anche un epi- 
sodio degno di nota. Il 7 luglio l'ambasciatore fran- 
cese Alberto da Carpi s'era recato da Sua Santità " e 
"con li soi modi piacevoli... li domandò se Zenoa 

40 "farà movesta, soa beatitudine se impazerala ; li disse 
" che, volendo star soto altri non soporteria, ma vo- 
" lendo redursi in libertà, non era per manchar a la 
" sua patria, e cussi si partì stornito „. Il Papa aveva 
concluso, dicendo all'ambasciatore veneto : " Cazeremo 
45 "de Italia questi botegioni „ (Sanudo, Diari, X, 718, 
747, 7S°-5i. 754-55» 773, 761-62). 

Nello stesso tempo il Governo francese in Genova 



60 



65 



70 



correva ai ripari. Il 6 luglio 15 io, il Governatoi 
francese e gli Anziani adunavano un gran consiglio al 
quale erano presenti gli uffici della Moneta, di San 50 
(forgio, dei Privilegi, di Savona, e dei dodici "super 
" extinctionem debitorum communis „ e più di trecento 
cittadini. Si espose ai convenuti la ragione della adu- 
nanza. Il Governatore era stato avvisato da lettere 
del Re " corno la Santità de nostro Segnore pare non 55 
" dimostrare animo quieto verso el stato de sua Mae- 
"sta,,.... "da hore 24 in qua, sua exeellentia ha In- 
" teso cosse per le quale pare che la dieta Santità de 
" nostro Signore habia in animo causare qui qualche 
" brueto, o sia perturbazione „. Anche l'ambasciatore 
genovese alla Corte di Francia aveva scritto (30 giu- 
gno) di aver saputo dal gran Tesoriere Robertet " co- 
" mo el pontefice se suspectava volesse turbare el re- 
" gio stato qui,,. Perciò il Governatore, dichiarando 
essergli nota la fedeltà genovese verso il Re di Fran- 
cia, proponeva di fare " qualche provisione de denari 
" a custodia e tutela del stato „. Sorse a parlare Gio- 
vanni D'Oria e, dopo avere confermato l'affetto dei 
Genovesi verso la Francia, dichiarò essere opportuno 
creare un ufficio che provvedesse a quanto fosse neces- 
sario e specialmente a trovare denaro. Si finì col con- 
ferire la " grande balia „ ai dodici deputati " super 
" extinguendis debitis Communis „, cioè: Melchione de 
Nigrone, Giov. Batt. Spinola q. S., Andrea Cece, An- 
freone Usodimare, Stefano Giustiniani, Angelo Grimal- 
di Ceba, Battista Lomellini q. Ger., Antonio Saull, 
Battista Botto, Agostino de Ferrari, Giov. Batt. di Le- 
rici, Gian Giac. D'Oria (Diversor., reg. 182-676). 

1 Questo primo tentativo delle forze pontificie 
contro Genova può essere illustrato dalle pagine del 80 
Sanudo e da qualche documento genovese. La flotta 
veneziana da Corfù, per la Sicilia e Napoli, giungeva 
l'u luglio ad Ostia. Gerolamo Contarini, Provveditore 
dell'armata, scriveva alla Signoria che presso Napoli 
si era unita a loro la galea pontificia comandata da " d. 85 
" Zuane di la Biasia, zenoese di 30 anni, molto gagliardo 
"et valoroso,,. Il 12 luglio l'armata veneto-pontificia 
era già alla torre di Piombino (Sanudo, Diari, X, 802, 
803, 806, 807, 831) e in quel giorno Marcantonio Co- 
lonna era presso Sarzana e si preparava a marciare 
verso la Riviera di Levante. 

A Roma si calcolava che avesse 80 uomini d'arme, 
150 eavalli leggeri, 1000 fanti pagati, venturieri e par- 
tigiani assai, ai quali si sarebbero uniti 6000 " fanti 



75 



90 



132 



BARTHOLOMAEI SENAREGAE 



[A. 1510] 



e /</t< 



Mrk., 603 
C. 455 ' 



pr.1cer.1t. et per Ripariam excurrentes plura ad arma concitant, praesertim Burgetum, Casti- 
lionum, Lagorariam et alia pleraque loca, quae aliquantulum a mari recedunt, quamquam ab 
hujusmodi erroribus abstinere praemonita fuissent. Est tamen tanta illorum montanorum in 
FregOSOfl alfectio, ut ollìcii sui obliti illorum voluntatem sequi maluerint. 

Krant in portu triremes sex regiae, in quibus duae majores sub Petro Joanne gallico, 5 
maritimae rei peritissimo. Hic obsruris natalibus in Alvernis ortus, propria virtute et fide 
tantum apud Regem crevit, ut cedere nulli in ditione nostra videretur. Diligentia mirabili, 
et maxima apud Deum reverenda, quod 'mirino quasi videri potest in tali negotio dedito, 
propterea tanta tuit semper justitiac cura, et ideo suorum continentia, ut tot annis, quibus 
triremibus praefuit, ne unus quidem inventus sit, qui juste conqueri potuerit. Erat alius 10 
Bernardinus nomine, Ilierosolomytanae Religionis, insignis pirata, qui mirabili arte galeonum 
aeditìcaverat, navemque cantabricam delegerat, cum quibus ceteras omnes naves velocitate 
cursus superabat. Adduntur galeoni quatuor et naves duae magnae et brigantini aliquot. 
Inter haec babetur in Sancto Georgio, prò more, civium concilium ad decernendas ad bellum 
pecunias, tanta promtitudine, tanta facilitate, ut numquam antea liberalius decretae inve- 15 
niantur. \am ad calculos, ut lìt, cum res deducta esset, ex 300, novem tantum nigri in- 
venti sunt; testimonium erga Regem veri obsequii et amoris. 

Jam parata erat nostra classis hostili obviam itura, cum Fregosi, qui jam usque Recbum 
pervenerant, dilìiden'tes suis virìbus (audiverant enim, Adurnam factionem 'nihil aliud expe- 
ctare, quam licentiam arma capiendi), retrocedunt ' ; et ne discedentes in fugam verterentur, 20 



2. Lagoraliam C é /Mi;k. 

liuu) felicitate li 



6. Alvernis] Arrenili B S — 8. negotio dedito] nomine C 6'Ml'r. — 15. faci* 



• partes.ini ,, di Ottaviano Fregoso e Nicolò D'Oria, ma 
vedremo che le cifre erano molto esagerate (Sajiudo, 
5 Diari, X, 804). Al Governo di Genova giunsero im- 
prorrl Munente notizie (13 luglio), da Giovanni Lomel- 
lini, capitano di Sarzana. che Marcantonio Colonna 
con cavalieri e fanti e con Ottaviano Fregoso stava per 
marciare contro Genova. Adunato d'urgenza 11 Senato 

io e l'uilìr io di Balla, si confermava di volere difendere il 
fiovcrno francese in Genova e si eleggevano 24 citta- 
dini di ogni ordine per regolare le cose (Divrrsor., 
filai 70-3090). Il 15 luglio Manuele Pieichl era inviato 
a Chiavari per aiutarvi Scipione Fieschi nella difesa 

15 della città ; H.irtolomco del Podestà era mandato al 
passo del Bracco per esplorare le mosse dei nemici ed 
inviare notizie per le poste; Ambrogio de Zcrbi e Da- 
vide Grillo erano spediti nella Riviera di Levanti- per 
animare i rivieraschi alla resistenza ( />i:ersor., filza 

20 70-3090); il 17 luglio, forse per ingraziarsi la plebe, 
ma piti probabilmente per ragioni militari, si conce- 
deva la libertà, per tutto il mese, ai carcerati per debiti 
nella Malapaga (Diversor., reg. 183-676). I provvedi- 
menti giungevano però in ritardo, perche il 14 luglio 

25 Marcantonio Colonna aveva già preso la Spezia. 

1 Le dodici galee della flotta veneto-pontificia 
giunsero dinanzi a Chiavari il 17 luglio 15 io, mentre 
per via di terra vi giungi vi Marcantonio Colonna con 
Ottaviano e Giano Fregoso. L'assalto contro Genova 

30 avrebbe dovuto essere sferrato con massima sollecitu- 
dine, per cogliere di sorpresa i Francesi, ma nel mo- 
mento di slanciarsi, sorse mi «api il dubbio di una 
sconfitta. In (nullo stesso giorno il Contar! ni scriveva 
al iria veneta che ■ in Genova gli Spinola hanno 

tto gente, l'rcjam è In porto con 4 galie sotil e do 
"bastarde, fra Bernardin con uno galiom, e paesani e 



" contrari! „: Giano Fregoso scriveva che "il papa ha 
"uomini d'arme 80, 60 balestrieri, 600 in 800 fanti, e 
" queste è le zente tutte che l'ha computa il sig. Marco 
" Antonio CoIona, siche tien a otenir Zenoa sarà difi- 40 
"cultà„. Nella notte del 17 la flotta avrebbe dovuto 
imbarcare più di 700 uomini e recarsi sotto le mura 
di Genova, dal lato del colle di Sarzano, ove i fanti 
sarebbero scesi a terra ed avrebbero invaso la città, ma 
si erano appena imbarcati i fanti, che il Colonna disse 45 
essersi commesso un errore ed essere rimasti a terra 
quelli scelti per l'impresa (!), sicché, essendo soprag- 
giunta la notte, si rimandò la spedizione al giorno dopo 
e nel frattempo le forze terrestri e le galee si avanza- 
rono sino a ROCCO. Qui sorse una controversia fra i 50 
capi dei fuorusciti genovesi ed il Contarini, perchè 
quelli proponevano che le galee venete, con 100 fanti 
ognuna, si recassero sotto il colle di Sarzano per met- 
tervi le genti a terra, mentre il Contarini, avendo sa- 
puto che si correva pericolo d'essere colpiti dalle arti- 55 
glierie della Lanterna, e che le galee avrebbero dovuto 
passare di notte " per loco angusto, de una galia a la 
" volta, intra scogli „, proponeva di portare le fanterie 
in luogo non esposto alle artiglierie, dove, con barche, 
le avrebbe messe a terra. Mentre si discuteva, giunse 60 
il sopracomito Leonardo Emo, che si era spinto In 
avanicoperta, e riferì di avere veduto una nave grossa, 
rimorchiata da due galee, accostarsi al luogo detto Ma- 
lapaga, presso Sarzano. Bastò questa notizia per man- 
dare a monte l'impresa: raccoltisi i capi a consiglio, 65 
considerando che i nemici avevano bloccata " la strada „ 
si deliberò di lasciare l'Impresa e di tornare indietro 
senz'altro (SAK1 DO, Diari, X. 831, 858, 888: XI, 12, 13). 
Dalla relazione del Contarini appare evidente la tepi- 
dezza con la quale era condotta la spedizione. L'equi- 70 



[A. 1510| 



COMMENTARI A DE REBUS < .kNUKNSIBl JS 



I 



ut sacpe contingiti trireraibua imperaaf juxta litus navigare, palmulia remorum [ptoi icopuloi 
radentea, aequia paaaibua cuna i [>hìh trlremibua iterfaciunt Interim Bertholoti arma capiunt, 
saltumque Petrae Collcia occupanti muniuntque; quod videntes Fregoai, omiaao recto itinere, 
quod a destra illis crai, per vallem Caatilioni a leva aequuntun Levibua commiaaia proeliiff 
5 per aaxoaam vallem et difBcilea aaltua, Burgetum primum, inde Spediam pervenerunt. Tri- 
remes, paucia nobilium equìa impoaltia (quod difficilimum fuit), diaceaaerunt. Aliqua pars 
exerciius per Lucenaem et Florentinum agrumi cum nullo fere incommodo, abierunt '. Qui 
si fortuna uti scivissent et veloci cursu urbem petiiaaent, nec novaa copiaa expectare, nec 
Clavari immorari voluia8ent, cum omnia apud nos tunc imparata esscnt, et Galli attoniti, 

10 nec multimi 'Genuensibus conlìderent, profecto rem nostram in maximum discrimen addu- 
xissent. Fuit eorum fuga Regi apprime grata, quod multiplicatis literis Buia adìrmavit. Multi 
crediderunt confidentius venisse hostes, fretos parvo praesidio, nam vacuam paene urbem 
armatis audierant, et ex 400, qui ordinariae custodiae pracpositi esse consueverant, vix 200 
numerabantur. 

15 Praeterea nnimos multorum civium laeserat ea civium conspiratio, quae vulgo la Botte 

appellatur, et inaequalitas, quam auctores ejus in urbem induxerant. Quae si diligenter 
inquiratur, hunc solum finem spedare videbatur, ut alteram factionem deprimeret, suam 
extolleret proprii commodi causa, parum verentes potentissimi Regia majestatem offendere. 
Principes enim illius factionis, ea potentia impudenter usi, ut omnia ad propriam referrent 

20 utilitatem, honesti et regii honoris obliti, cum praesertim veriti non sint vegetem argenteam, 
nomini 'alludentem, in taberna, in qua fabrefacta fuit, populo aliquot diebus impudenter 
spectandam tenere. Foedum sane exemplum, quo malefactum ipsum ostendere non puduit, 
et odia in civitate, et materia discordiae generarentur 2 . Non defuerunt tamen, qui crede- 



f. l^v 



C 456 r 



voco circa l'imbarco delle milizie nella sera del 17 
luglio, non fu che un mezzuccio per ritardare la deci- 
sione dell'impresa, ed il ritardo fu fatale per tutto il 
resto della spedizione, poiché lasciò passare l'attimo di 
5 sorpresa, che avrebbe fatto riuscire il colpo su Genova. 
Dopo 24 ore il tentativo poteva riuscire se gli assa- 
litori avessero proceduto con audacia, ma essi diffida- 
vano delle loro forze, stimavano il nemico più nume- 
roso di quanto fosse in verità; il Contarini, che la 

io sera innanzi pareva pronto a dare tutte le sue galee per 
lo sbarco, voleva ora risparmiare loro pericoli, del quali 
non aveva tenuto conto poche ore prima; una sola nave, 
posta dai Francesi presso Sarzano, era bastata per fare 
ritirare l'intero corpo di spedizione. Il Senarega ac- 

15 cenna, poco oltre, che se gli assalitori non avessero 
tardato in Chiavari e fossero corsi subito su Genova, 
avrebbero colto i Francesi impreparati e sarebbero riu- 
sciti nel loro intento. Anche i Francesi ne erano così 
convinti, che " prò eventu prospero belli, quod magnum 

20 "discrimen reipublice minabatur „ considerando "equum 
" esse ut clementie divine non modo agantur gratie, sed 
" aliquo etiam pietatis officio [provideatur] „ proroga- 
vano la grazia della libertà ai carcerati della Malapaga 
dal 31 luglio al 15 agosto, ed a ciò li esortava il fatto 

25 che " in numero ipsorum carceratorum plerosque inva- 
" lldos esse per influentiam febrium que repente univer- 
sum populum invaserunt „ (Diversor., reg. 182-676). 

1 II Contarini accompagnò con le sue galee la 
ritirata dell'esercito "essendo Prejam mia 12 lontano 

30 " con due galee grosse bastarde, 4 sotil, tre galioni, 
"do barze di bote 2000 l'una e altre velie, tute carze 
" de artellarie „. Le galee ebbero un breve contatto 
con l'armata del Pregent a Portofino, con scambio 



di colpi di bombarda, ma schivarono di venire a bat- 
taglia. La flotta veneta e l'esercito andarono di pari 35 
passo sino a Chiavari ed a Sestri Levante. Il Con- 
tarini era a Sestri il 20 luglio; ne partì il 21 luglio, 
mentre le truppe di terra prendevano la via dell'Ap- 
pennino per scendere alla Spezia. Il 22 luglio la flotta 
veneta era a Porto Venere ed entrava nel golfo della 40 
Spezia per aspettarvi il Colonna che giunse il 23 luglio; 
e poiché correva notizia che a Pontremoli fossero giunti 
400 cavalli francesi, che potevano scendere a tagliare 
la strada all'esercito in ritirata, il Contarini permise 
che si imbarcassero sulle galee quanti Genovesi e fanti 45 
potessero starvi e li trasportò sino a porto Baratti, a 
tre miglia da Piombino, ove (25 luglio) li sbarcò perchè 
proseguissero fino a Roma. Ottaviano Fregoso gli chie- 
se di ritornare con le galee alla Spezia, ma il Contarini 
rifiutò " per esser loco molto pericoloso di esser trapo- 50 
" lati, essendo l'inimico per mar più potente de nui e 
• perchè né da Porto Venere se potrà aver acqua, né 
"altre cosse necessarie, né mancho da le Spezie „. Il 
27 luglio scriveva da Civitavecchia che nel canale di 
Piombino aveva avuto avviso dell'avanzarsi della flotta 55 
francese e perciò si era lentamente ritirato a Civita- 
vecchia (Sanudo, Diari, XI, 13-17). 

2 II Giustiniani, Annali, II, pp. 641-42 aggiunge 
qualche notizia interessante su questo episodio : " In 
"quest'anno si levò una certa cospirazione e una certa 60 
" compagnia nominata della botte, nella quale erano 
" così nobili come popolari ambiziosi e poco amatori 
" del ben comune . . .e cercavano di tirar ogni cosa alle 
"parti loro e all'utilità loro e alla fazion fregosa, e 
" furono cagione di gran male .... questa botte (d'ar- 
" gento) non voleva dir altro se non che loro erano col- 



65 



134 



MARTI IOLOMAEI SENARECJAL 



• 



rent iti factum esso, ut avaritia impudentiaque Gubernatoris detecta omnibus palam lìeret, 
qua tandem in ruinam traheretur. 

Dum haec apud nos geruntur, venerai jam dies octava Augusti, cum Roma literae allatae 
sunt Pontilìcem adhuc non quiescere indicantes ' ; cujus rei fama, reparatur au^eturque 
iterum classis, majori numero, nec minori cura, quam antea. Adduntur triremibus galeoni 5 
\iii, naves onerariae quatuor et ipsae mngnae, et alia quaedam minora navigia. Venerant 
nonae Septembris, cum inclinante jam die sub ipso solis occasu triremes pontificiae a longe 
conspectae sunt, saprà promontorium Sancti Fructuosi, paulum inferius a dextra in occidentem 
navigantes: nam ea bora conspici longius vela et clarius possunt, nautarum judicio, 'quam 
media die, vel quacumque alia diei parte. Quae ad Vada Sabatia, quem locum nos Costa 10 
Vadorum appellamus, declinantes, statim navem Prementoriam sale onustam in anchoris 
stantem capiunt. Mox ea dimissa Albingaunum petierunt \ Nostri, sub Perim Ioam prae- 



6. xiii] xiui crMin, — ii. Prementoriam] Promontorlam lì — 12. Perini Ioam] Ferino.... C CMur. 



" ledati e stretti insieme come le doghe della botte, e 
" menavano la città a loro modo „. È mia opinione 
che questa società avesse rapporti coi fuorusciti e col 
5 Papa, per creare imbarazzi e possibilmente una rivolta 
nella cittì. 

1 Llnsuccesio della spedizione di luglio non ri- 
mosse Giulio II dal proposito di togliere Genova ai 
Francesi. La flotta veneto-pontificia non era ancora 

io ritornata alla sua base che già il Papa ordinava al 
donna di assoldare nuovi fanti, mentre egli prepa- 
rava nuove navi e spediva (23 luglio) un brigantino a 
Genova con lettere agli Anziani, ed agli Spinola, fau- 
tori del governo francese, " prometendoli lino la mitria 

1- " e di conferirli il papato „. Queste notizie dava, con 
evidente buon umore, l'ambasciatore veneto a Roma, 
aggiungendo che il Papa era per mandare (26 luglio) 
Lorenzo Fieachi, governatore di Roma, figlio del fu 
Obietto, con autorità di legato a Intere e oratore a 

SO Genova " ad recuperandam libertatem Ianuae „ (S.\- 
Nuoo, Diari, X, 870, 879) e intanto disegnava di " far 
" mover sguizari r , cioè di mandare un esercito di 
Svizzeri in Lombardia per operare d'accordo con una 
nuova spedizione contro Genova. Il 30 luglio il Papa 

2c riceveva il Contarmi con i sopracomiti Emo, Falier, 
Dandolo, Zorzi e faceva loro molti elogi, ma nel tempo 
stesso insisteva col Provveditore per ottenere nuovi rin- 
forzi alla fiotta. Infatti il Contarmi scriveva in quel 
giorno stesso a Corfù, ordinando che tre galee bastarde 

30 partissero subito per Civitavecchia, ed il Papa, affinchè 
l'ordine giungesse più presto, spiccava un messo che 
immediatamente si recasse per via di terra ad Otranto 
e di là per mare a Corfù. Pìgli era " più caldo cha mal 
"a l'impresa di Zenoa „ e voleva prepararla degnamen- 
te; te; penlò nei primi giorni di agosto, mandava a Porto 
Ercole per assoldare una nave Inglese, a Napoli per 
avere due navi che stavano scaricando men- 

tre aspettava queste navi e le bastarde che dovevano 
venire da Corfù, inviava la (lotta del Contarini (3 ago- 

40 sto) verso i porti della Toscana perche il Papa " voi. .. . 

mitri, hi in Maricma di Si. na „, forse per la penuria 

di biscotto in Ci hia ; ma i giorni [lassavano 

ed il Papa "che è più caldo cha prima „ rompe ogni 

indugio. Giano Fregoao scrive il 13 aposto alla 

45 gloria veneta: "L'impresa di Zenoa si farà; [il P 

* non voi aspctar le nave è a Napoli e à li. entià ilo nave 



" senoese dicendo li basta la nostra armata [cioè la \ - 
" neta] per dita impresa „. Infatti Giulio II si reca a 
Civitavecchia il 21 agosto per visitarvi l'armata veneta 
pronta a partire per Genova; nella mattina del 23 con- 50 
segna solennemente uno stendardo e due bandiere be- 
nedette, "con l'arma dil papa „ ed elegge suo commi 8« 
sario sull'armata, presso il Contarini, il genovese Fran- 
cesco Ingibertl (Saxudo, Diari, XI, 49, 51, 52, So, 82, 
107, 147, 213, 214). A Genova si era deciso di inviare 55 
Pietro Grimaldi al Pontefice, a presentargli lagnanze 
per i preparativi della spedizione contro Genova. 
L'istruzione per l'ambasciatore ha la data 12 agosto 
1510, ma nell'" occhio „ è scrittto che la ambasceria 
non ebbe luogo {Istruì, e Relaz., 2707 C). 60 

* La flotta veneto-pontificia parti, con otto sole 
galee, da Civitavecchia, lasciandovene sei "a levar li 
"fanti, fonno numero 270 e non più „ ; il 27 agosto 
essa era tutta raccolta a Piombino; i capi della spe- 
dizione mostravano poca fiducia nell'impresa; Giano 65 
Fregoso scriveva a Pietro di Bibiena: "il papa non 
" ha 300 fanti et spera otcnir l'impresa „ ; il Contarini 
informava la Signoria veneta che la flotta nemica era 
forte e che " l'impresa sarà difieile, si sguizari non 
vengano zoso „. L'armata rimase a Piombino s!no al 70 
due settembre aspettando tempo buono; il 3 era a Li- 
vorno, il 4 sopra Porto Venere " non posando aferar, 
" etiam per aver inteso di l'armata nimicha, che de lì 
" era „. Il Provveditore tenne consiglio con i sopraco- 
miti e fu deciso di dare due galee per la sorpresa alle »5 
mura di Genova. Si estrassero a sorte i nomi dei due 
comandanti e uscirono Pier Ant. Falier 1 Ocrolamo 
Zorzi di Candia. Si risolse di intrar nella notte se- 
guente con 200 fanti, fissando il luogo dove " ridurse 
•' azò le artclarie non ne podesse offender „. Ma i fuo- 80 
ruseiti genovesi proposero un altro piano " metando in 
li copanl a uno locho si chiama Serzana 
"[Sarzano| dove è luocho se fanno tutti i panni de 
eda e luogo senza mure, e fazendo quel criceto mede- 
" mO| e non nutendo in pericolo galic „. Il Falier. dal 85 
quale caviamo queste notizie, crede che essi facessero 
tale proposta con la certezza che essa sare'.be ricusata, 
" p.r podi rsc excusar con il papa „. Infatti il Conta- 
rini rifiutò questo disegno e allora i Genovesi chiesero 
che tutte le galee entrassero nel porto, non essendovi 90 
la flotta francesi: ma il " Provcdador , rifiutò an- 



|A. 1510| 



COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBUS 



i i 



fecto gallo, relieta custodia Portua Veneria, felici pento mpro portino anchoraa dimittunt; 
quii si conti 'nuato curau el felicitate aurae tisi fuiaeent, procul dubio boatem In ip;>" portu 
coxnpreheadÌ8aent| nani noto Sante, aicul tunc faciebat, disc prohibebatur; niii foraitan 

(quod a mnltis allumatimi est) 61 composito cani moram lecci ini, oc mamis cimi flOtte < un - 
5 sererent. Venerant eo animo trireme» ut ipsac mari, Klvetii, quOi jam deicendiMC arbitra 
bantur, terra urhem adorirentur. Jam enim Novtim-Uomum perveniate fama crai, excur- 

aioneaque per vicinoa agroa facere; quae gena, vel vera, vel lieta intei eoa aeditione, tranaire 

destiterat. Elvetiì 'hac tempestate maximo in ]>retio habentUI a belligerantibua ; hcc! insla- 
bilis iides eorum fuit; nam acceptis paulo ante a Pontilice, ut ajunt, aureis septuaginta 

10 millibus, quibus eos primurn ex eorum domibus educeret, ut iit in conducendo milite, mutata 
statini sententia, in partes regia» cesserunt. Ilaec res tanto moleslior Pontifici fuit, (pianto 
certam victoriam de manibus suis ereptam omnes affirmabant. Nam si et a fronte et a tergo 
Regem invasissent, niiiil dubitandum erat magnam partem Lombardiae in suam potestatem 
futuram l . Regia classis, videns pontifìciam ex Vado discessisse et altum petiisse, avida 

15 conserere manus, si venti faverent, vel hostes appropinquarent, obviam venientem eam procul 
vidit, et quamvis numero navium et magnitudine regia praevaleret, hostilis tamen ex hoc 
aptior erat, quod ex agilitate insequi fugientes et fugere instantes arbitrio suo poterat. 
Cumque proximae essent quantum bombarda impellere saxum posset, tunc 'ab utraque parte 
bombardis agi coeptum est; quod tamen sine utriusque partis multa caede et laesione factum 

20 est. Pontifìcia Spediam navigans, naves quae ibi in praesidio remanserant leviter et cursim 
infestavit; cumque classem gallicani in terga haberet, nec morari tutum esse arbitraretur, 
statim Labronam, inde Centum Cellas, quae solita statio fuerat, redierunt 2 . 






e. 4S7? 



e. 4S7V 



8-9. instabilis] in maiori AB F S V — 12. et a fronte om. B — 21, cumque] ut quae B - morari] memorari B 



io 



che questa proposta, considerando che, se la flotta ve- 
neta si perdeva, l'armata francese sarebbe poi andata 
sino ad Ostia contro il Papa. " E in vero el signor 
" Otavian di Campo Fregoso, che a lui aspeta el dogado, 
" lui non ha passion, ma libere disse la sua opinion, 
"e per niente non voleva.... si che se tolse zoxo et 
" deliberò andar con li copani „. Le due galee mossero 
nella notte verso Genova, precedute da brigantini " a 
* terra a terra per intender qualcossa di novo „. Uno 
di questi catturò una barca con un francese, il quale 
riferì che in Genova era entrato Filippino Fieschi con 
700 fanti e, per questa notizia, si rinunciò a proseguire 
l'attacco. La flotta si recò a Vado; prese, ma poi ab- 

15 bandone una nave genovese carica di sale. Le ciurme 
mandate a riva, per provvista di acqua, furono mole- 
state da 5 cavalli francesi, ma dalle galee più prossime 
a riva si sparò con falconetti contro i Francesi: uno 
fu ucciso, gli altri fuggirono, le ciurme ne profittarono 

20 per saccheggiare certe case " e questo fo a di 5 dil 
"presente,,. Il 6 settembre la flotta era ad Albenga, 
ma saputosi che la flotta francese era " fuora „ il Con- 
tarini ordinò la navigazione verso la Spezia (Sanudo, 
Diari, XI, 314, 2 97> 354. 4 2 7- 4 28 > 433)- 

2 S ' Il Guicciardini, Si. d'Italia, Lib. IX, cap. vii; 

ediz. cit., voi. Ili, pp. 29-33 descrive questa passeggiata 
militare degli Svizzeri, da Varese a Como, con ritorno 
a Chiasso e a Ponte Tresa, avvenuta nei primi di set- 
tembre, e afferma che essi furono sempre molestati dalle 

30 milizie francesi dello Chaumont e che si ritirarono 
" ridotti già in ultima estremità di pane e con carestia 
"grandissima di denari,,, non avendo il Papa potuto 
ottenere un prestito dai banchieri tedeschi. 



2 L'incontro fra le due flotte avvenne " sopra Ge- 
nova,,. L'armata veneta, partita da Albenga nel tar- 35 
do pomeriggio (a ore 22) del 6 settembre, all'appa- 
rire della flotta francese, piegò prima in direzione della 
Corsica, poi verso la Spezia. Il dì 8, vedendo da lungi 
la flotta francese " senza le nave grosse „, il Contarini 
deliberò di assaltarla e mandò sei galee verso ponente 40 
a bombardarla; egli stette con altre sei, a levante, in at- 
tesa; indi mosse verso la flotta nemica, ma, dopo un 
vivace duello di artiglierie, la veneta si ritirò, evi- 
tando lo scontro. L'armata francese " era galie 6, nave 
* 6 di bote 300, galioni 14 (le 4 nave grosse era a 45 
" Portovenere) bregantini 5, e cadauna nave haveva 
"una galia avanti la remurchiava et li galioni tutti 
" insieme, vogando tutti a remi, in schiera steva tutti „. 
Alfred Spont, Les galcres royales dans la Mediterra- 
née ecc., p. 417 e Ch. de La Ronciere, Hist. de la Ma- 50 
ritte francaise, III, p. 88, danno ampie notizie su que- 
sto scontro navale dell'8 settembre, che avvenne a sei 
miglia dalla costa, verso Capo di Monte. Il Pregent 
in una sua lettera da Porto Venere (17 settembre) en- 
comiò il valore dei Veneziani. Il 9 settembre il Con- 55 
tarini tentava uno sbarco presso Portovenere per "far 
aqua„, ma quattro grosse navi francesi con 800 fanti, 
bombardarono la flotta veneta; contemporaneamente le 
galee venete di guardia davano avviso dell'avanzarsi 
dell'armata francese, sicché la flotta si diresse verso 60 
Livorno, ove giunse il giorno io, ma anche qui non 
potè provvedersi di cibo per la resistenza passiva della 
popolazione e, dopo esservi rimasta due giorni per il 
tempo cattivo, ritornò a Piombino ed il 15 settembre 
era a Civitavecchia. Da tutte le lettere scritte durante 65 



136 BARTHOLOMAEI SENAREGAE [A. 1510] 

l't cum bis frustra tentatimi esset, nihil deinceps a Pontifice timendum omnes credebant. 
Nihilominus inter haer atlirmatum est, majore quam antea apparata, Romae classem parari 
et Hieronvmum Auriani Romani enavigasse, ut Pontiiìcem hortaretur quae facto opus essent 
ad eam instruendam maturaret, simulque Federicum Fregosum et Octaviai uni fratrem ex 
Bononia cum expedita equitum peditumque manu mitteret, qui mari et terra ditionem nostram 5 

<-. a** infestarono Praefectus est classi Franciscus Ingibertus genuensis, 'vir multo rerum usu 
praestans. Pendebant omnes ab adventu eorum; maritima urbis loca diligenti custodia ju89a 
sunt servari : ex Lombardia missi pedites circiter tria millia, ducibus Guaschis et Trottis 
Regulis, nobisque vicinis, dispositique per urbem. Et cum omnes recipi in hospitiis non 
possent, per ecclesias et monasteria (quod turpe fuit) partiti sunt; conventumque inter eos 10 
est ut uno signo quisque ad loca statuta coiret \ Erat nostra classis in Portu Veneris, cum 
ex montibus vicinis veniens hostilis conspicitur, quae declinare videbatur, ut conjici poterat, 
ad fanuni Sancti Fructuosi, quod juxta mare in mediis radicibus montis situm est. Quae 
statim brigantinos circumquaque dimittit, et omnes retinere coepit, a quibus verisimiliter de- 
tegi ea posset. Eademque nocte, impositis quatuor triremibus aliquot militibus, quasi aliquid 15 
,*fj/ 5 tentaturis, supra portum veniunt, et 'quemdam in terram, ut ferunt, exponunt. 'Trepidatum 
in urbe varie est, Gallis timentibus et nullius fidei nos credentibus, nostris partim timentibus 
partim sperantibus, ut sua sunt cuique studia. Eam noctem officiales Baliae cum ipso Gu- 
bernatore pervigilem egerunt. Quae triremes, ubi paululum moratae sunt, expectantes for- 
sitan si qua signa i Ili ostenderent, ut plures arbitrati sunt, vel potius ut venisse constaret, 20 
ubi nihil responderi, nihil signilìcari, cum undique bombardis peterentur, cernerent, inco- 
lumes omnes ad locum Portus Veneris redierunt. Eo frustra tentato, oppidanis in ride per- 
manentibus et viriliter se cum alio praesidio, quod ibi erat, defendentibus, cum eorum clade 
abierunt. Arbitrati aliqui sunt occultam proditionem in urbe fuisse, sed non ausos metu 
progredì conjuratos. Hoc, vel timuerunt, vel intellexerunt Galli, ut ex eorum verbis facile 25 

e. 4$<>r cognosci potuit. Classis nostra hostes insequuta usque Labronam est 'et rediens, dimisso 
praesidio in oppido Portus Veneris, in portum rediit *. Dum haec apud nos geruntur, Chia- 
monu8, qui paulo ante exultans, ante moenia Bononiae venerat, quasi aliquid grave persen- 



4. Fregosum et Ortavianum fratrem] Fregosum Octaviani fratrem B FS — 27-2S. Chiamonus] Hiamonus A\ 
Jhiamonus ò"; Giamonus B 

questa spedizione, risulta che il continuo bisogno di di portata e di velatura, avrebbe totalmente soppian- 

approvv igionarsi di biscotto e di acqua, obbligava la tato la galea (Sanvdo, Diari, XI, 4:7, 4:8, 430, 431, 

5 flotta a frequenti sbarchi, e questa debolezza delle galee 434, 45; 1. 

dettò a Giano Fregoso la profetica osservazione: " llor- ' Nelle carte d'Archivio rimane qualche cenno in- 30 
" mai cognosco che li tempi per le galee non sarano corno torno ai provvedimenti presi in Genova per le minac- 
• sono stati infine a qui et corendo per queste coste, ciose incursioni della flotta pontificia. Sappiamo che 
■ non barendo posti amici, sarano molto periculose „. in Genova v'era una compagnia di fanti comandata 
io Così pure, dalla lettera di Pier Ant. Falier, da cui ri- da un "Marchio Bernabos „ che aveva il suo quartiere 
cavammo la narrazione dello scontro navale fra le due nelle carceri della Malapaga; così gli inquilini della 35 
armate, appare che la flotta veneta assalì, peri he vide prigione ebbero prorogata la libertà, che già ano 
che non v'erano lo 4 navi >n . mndo il numero da un mese, fino a quando ne fossero usciti i fanti, "et 
e la potenza delle loro artiglierie; e, d'altra parte, la ■ deinde per dies deccm „ (Dirersor., reg. 182-676; 16 
15 flotta francese usò le 6 galee come rimorchio alle 6 agosto 1510); cento fanti, comandati dal capitano Or- 
navi, perchè queste potevano ret r. maggior offesa alla rida, erano a Portovencre, nel settembre, e furono pas- 40 
nemica. K bensì vero che le galee venete erano più ve- sati in rivista, il 13 settembre, da Rartolomeo Podestà 
loci e manovriere, come osserva il Senarega, ma non (Divrsor., filza 70-3090). Infine, nella chiesa di San 
potevano controbattere la numerosa e potente artiglic- Siro, in Genova, v'erano gli alloggiamenti di una corn- 
ici ria delle navi francesi. l'ir, io, sii per la esiguità delle pagnia * magnifici domini de Richiford gallici, sepe 

provviste di bocca, sia per il minor numero delle arti- ■ memorandi „ (Divi rsor., filza cit., conto di spese del 45 

glicrie, consentito alle esili galee, esse non potevano più 31 ottobre 1510). 

formare da sole una flotta di combattimento e la ga- * Fa flotta veneta era appena ritornata a Civita- 

, che era stata sino allora la regina dei mari, do- vecchia dal secondo tentativo contro Genova, e già 

25 veva ormai essere spalleggiata da grosse navi di mag- il ferreo Pontefice ordinava al Contarmi (ai settembre 

giore stazza; si avvicinava l'epoca in cui la nave rie ca 1 5 1< ■) di "tornare alla riviera di Genova,. Il Prov- 50 



|A. 1510| 



COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIBUS 



137 



siasct, statini Parmani se rcccpit, nec posici ansus <ni in proelium cum liost-: descenderei 
qui numquam priua dotrectaaset pugnami teque Intra tnoenia continuit 1 ^ 

In Africa autem hoc anno varia fortuna belli fuit Aragonum Regia, [a, rum Tripolini 

urbein ditissimam expiiimassol, oiniics fere obtnincavit, fcminas <-t pnrros \ -r- n u t nf i r-cli t. In 

5 ea magna via auri reperta dicitori praedaque omnis generis et ampia abacta. Dux erat.... 
magnae auctoritatia vir, et cum co aliua Petrua Navarrua*. li, elati recenti Victoria, pro- 
perandum rati, ne Mauri providere rebus suis possent, insulam Gerbii adorti, cum incauti 
processissenl, nec praeco<ntassent insulam inopia aquae laborare (nam ea re^io arenosa est 



i. Parmam se receplt, nec postea autus est In proelium cum hoste om. C f/Mm<. 

otti. StgllO di lacuna 



5. crat ) A li FS f/ V 



veditore della flotta veneta aveva evidentemente pochis- 
simo desiderio di ritornare per una terza volta in Llgu- 
5 ria, ma Giulio II insisteva e "cussi volendo il papa.,, 
si affrettarono i preparativi. Pare che il rifornimento 
del biscotto fosse assai difficile (o era forse un pretesto 
per rimandare l'impresa ?) e tuttavia il Papa avrebbe 
voluto che il Contarini partisse, anche senza le prov- 

10 viste, assicurandolo che gliele avrebbe fatte avere in 
viaggio, ma il Provveditore tenne fermo e rimase a 
Civitavecchia. La terza spedizione fu preparata e partì 
con la massima segretezza, tanto che non se ne ebbero 
notizie che al ritorno, ed è appunto da lettere del Con- 

15 tarini, di Sebastiano Tiepolo e di Pier Antonio Falier, 
scritte dopo l'impresa, il 1 novembre 1510, a Porto 
Ferraio, che possiamo ricavare qualche notizia. 

L'armata partì da Civitavecchia nella notte del 14 
ottobre, con un carico di 700 fanti; il 15 fu a Santo 

20 Stefano, il 17 a Porto Longo, dove pel tempo cattivo 
stette sino al 21 ; il 22 ottobre giunse a Livorno, il 
23 sopra Porto Venere, il 24 a circa 18 miglia da Ge- 
nova, al promontorio di Portofino, e si pose all'ag- 
guato in un piccolo seno disabitato e selvoso detto la 

25 cala dell'oro " dove per el passato Villa Marin solea 
" usar de simel tracti per esser luoco recondito „ (Il 
Guglielmotti, La guerra dei pirati ecc., voi. 1, p. 85, 
e sgg., sulla fede di Frano. Maria della Rovere, Di- 
scorsi militari, Ferrara, 1583, p. 30, imbastì una descri- 

30 zione di un fantastico scontro navale alla Fossa di 
Villamarino, che egli non riuscì a riconoscere nella Cala 
dell'oro per mancanza delle notizie forniteci dal Sanudo. 
Tutta la parte che si riferisce alle vicende marittime 
del 15 io nell'opera accennata è piena di errori e di 

35 lacune). Ma siccome la cala dell'oro è molto ristretta 
la flotta veneto-pontifìcia occupò probabilmente anche 
la vicina baia di San Fruttuoso, come accenna il Se- 
narega. Trattenute le barche che andavano o veni- 
vano da Genova, per impedire che recassero notizie ai 

40 nemici " fonno poste le fanterie, in tutto circha 400, 
"sopra le galie, et a l'inscurir se levono „. Erano 
quattro galee, la Morosina, la Dandola, la Cornerà e 
la galea pontificia del Biassa, che dovevano sbarcare i 
fanti nel porto di Genova (l'armata francese era a 

45 Porto Venere). Le seguiva la galea del Contarini 
per incitarle. Ma la notte era chiara per la luna, e 
perciò, quando le galee si avvicinarono alla città, fu- 
rono subito prese di mira dalle artiglierie del Castel- 
letto. Ottaviano Fregoso " deputa per il Papa, signor 

50 "di Zcnoa„ consigliò "de non menar le galie al muoio 
"[molo] im periculo, ma andar con li brigantini e aco- 



" starse „. \ brigantini però trovarono " zente assai de 
" i nimici, apariadi per far rcsistcntia „. (ìiano FregOSO 
si avvicinò animosamente con ini brigantino fin presso 
il molo, ma gli altri non lo seguirono, e perciò egli 55 
"tornò fora et li fo tirato molti et molti colpi de ar- 
" tcllarie w . Le quattro galee erano per entrare nel porto, 
quando i gentiluomini genovesi ordinarono la ritirata 
verso ponente " et fonno da la Lanterna gagliarda- 
" mente salutati „. 60 

Il Contarini aggiunge che " '1 capitanio Biassa et 
" questi gentilhomeni genovesi, maxime d. Nicoloso et 
" d. Andrea Doria andavano corno la bissa a l'incanto 
" a questa impresa, et li hanno facto [al Contarini] 
" molte ardue richieste, con presuposito che lui gè le 65 
" denegasse et che poteseno descargarse sopra di lui et 
" lhoro justificarse con el pontefice „, ma io credo che 
più dei Genovesi vi andasse "corno la bissa „ il Con- 
tarini, che non aveva alcun interesse di sciupare le ga- 
lee della Repubblica di Venezia per le mire politiche 70 
del Papa e per gli interessi di Genova. 

Nel mattino del 25 ottobre la flotta francese muo- 
veva da Porto Venere verso Genova e quella veneta 
virava al largo: indi, per il brutto tempo, si ritirava (26 
ottobre) nel golfo della Spezia ed il 27, sebbene il Con- 75 
tarini dubitasse assai dell'esito, si tentò un assalto a 
Porto Venere, perchè, se si fosse potuto occupare " si 
"poteva star lì e ogni dì esser sora Zenoa„. L'armata 
veneta bombardò il borgo, che rispose gagliardamente, 
e sulla galea bastarda di " sier Zuan di Garzoni fu 80 
" ucciso uno mesenese, bombardier, et do altri „ e quat- 
tro furono feriti. I partigiani genovesi proposero al 
Contarini qualche colpo di mano sulle coste della Lu- 
nigiana, poi gli chiesero di scortare verso Genova mi- 
lizie, condotte dal fratello di Ottaviano Fregoso, ma 85 
il Comandante dichiarò non essere più tempo di andar 
" a tragetando „ e le proposte (osserva il Falier) non 
venivano " da misier Otavian, ch'è homo saldo e da 
" ben, ma non ossava contradir perche non sia dito al 
" papa, lui non à volesto „. La flotta entrò in Porto 90 
Ferraio il 28 ottobre 1510 (Sanudo, Diari, XI, 606-612). 

1 Pare che lo Chaumont sia stato irretito da trat- 
tative diplomatiche, durante le quali giunsero in Bolo- 
gna milizie ausiliari da Venezia e dalla Spagna. I Fran- 
cesi, accampati a tre miglia dalla città, cominciarono 95 
a sentire la mancanza di vettovaglie e i triboli della 
stagione sfavorevole, perciò l'esercito si ritirò verso 
Castelfranco. Cf. Pastor, Si. d. Papi, III, p. 630. 

2 II capo dell'armata era Don Garda, figlio del 
Duca d'Alba. Cf. Giustiniani, Annali, II, p. 644. 100 






BARTHOLOMAJ I SENARECiAE 



(AA. 1510-1511] 



. /«>» et aquarum 'indiga) cum ex omni parte fontes quacrerent, in insidias, quas Mauri struxcrant, 
prolabuntur. Nani cum Iiispani duces viarum sequerentur eos, qui fontes promiserant, essent- 
(jue calon's maximi, tandem ad fontem pervenerunt. Sed, aut ipsa natura propter aestatem, 
aut Maurorum astu, vacuam aquac invenerunt; qua arente inspecta, animo conciderunt. Mauri 
tempus invadendi arbitrati, Christianos adoni sunt. Trucidantur languentes; plurcs siti quam 5 
ferro deficienti*, ad quatuor millia desiderati sunt, in quibus uux ipse vita cxcessit. Dignus 
est profecto Aragonum Rex, cujus laudes toto orbe celcbrentur, cum ad Infidelei subigendos, 
augendamque christiani nominis gloriam, vires a Ueo sibi datas forti animo exerceat, spem- 
que, Deo adjutore, praebeat, fore ut maritima Africae oppida in suam potestatem brevi sit 
redacturus. 10 

. t>,o> Moritur hoc anno chirurgus praecellentissimus, Aesculapio 'profecto aequandus, si quo 

tempore i Ile floruit hic natus fuisset; arte quippe ea docuit salutaria remedia ac praesidia, 
quae natura ipsa detegere et docere non potuisset. Hic vir insignis ingenio et institutione 
tantum valuit ut laborantes calculo mira industria liberaret; lapides namque, longe ovo et 
dimidio majores, ex utero extrahebat, ut jam jam moriluros prae nimio dolore vitae resti- 15 
tueret. Curatio autem ipsa horrida, gravis et periculosa admodum habita est. Horret sane 
6oé animus hujus tam acerbae curationis recordatione, sed quae possunt 'acerba videri remedia, 
quae in certo vitae periculo positis salutis spem afferant ? Ligabatur languens pedibus re- 
ductis post nates, fascia medium corpus cingente (nam periculosum erat, si aeger moveretur), 

e. 4 6ov manus etiam ligabantur; coxae, quantum fieri poterat, late patebant. Novacula vulnus ' longum 20 
( irciter quatuor digitis aperiebatur ab ea parte, qua calculus aegrum acrius infestabat, pau- 
lulum ab inguine, ita ut vulnus medium esset inter inguen et podicem; ferrum subtile intra 
ipsum membrum immittebatur, quod intra corpus penetrabat, quasi quaerens aliquid, donec 
perquisitus lapis tangerctur. Erat et aliud ferrum tortum in unci modum, quod niissum per 
vulnus factum, calculum apprehendebat. Insuper, quo citius ac minori dolore evelleretur, 25 
digitimi in anum immittebat, a quo ferrum premebatur. Tres aliquando ab uno aegroto vidi 
ego, aut duos evulsos lapides, ovo majores, saxo duritie aequales, qui sub aere et coelo 
positi statim obduruerunt, lapidibus non dissimiles. Curatio tamdiu longa fuit, donec vulnus 
sanaretur. Qui autem curabantur, etsi senes essent, juventae vircs resumsisse videbantur. 

e 4*1 > Ilaec tempora tam 'insigni chirurgo 1 illustrata sunt, nec minus Columbi genuensis clarissimo 30 
ingenio, qui remotissimas terras ac regiones, Ptolemaeo, Straboni, Plinioque ignotas, continua 
meditatione et industria adinvenit, a quibus ultra Fortunatas insulas nihil est nobis demon- 
stratum. l'raeterea quis non admiretur etiam piper, cinnamum et alia hujus generis aromata 
ex Moluchis copiose deferri, quod industria Lusitanorum Regis clarissimi atque orbis inda- 
gatoris celeberrimi, aetate nostra factum esse videmus ? 35 

Anno MDXI. Neque hic annus xi a perturbatione rerumque varietate vacuus fuit. In 



i; v non om. AB — 14. longo C l/MUR. 
l \f; ex.... copiosa .V; ex.... corpoi 



\\. i\ Moluchis copiose] ex India r / Mvk.; ex.... copiose 



10 



1 Dopo avere tanto elogiato l'illustre chirurgo, il 

sr narega dimentica di darne il nome; fatto più curioso, 

io ne ho trovati due: Infatti il GIUSTINIANI, Annali, 
II. p. 64) dice: "il medico fu maestro Glacobo ili 
•-sa, qua! faceva questa cura con incredibile de- 
rede che '.^li sia 'inventore di 

•• far que ta cura per via ci i t aj^l lo e, se egli non fu l'in- 
do li ba rinnovata, perche non si legge da 
* più centanara di anni in qua, che si sia fatta tal cura 
via di taglio, .11 /i gli ammalati morivano. K 
" rju< ■ ' ICO l'anno p | .ili y>n\ 

ò i!i questa \ita all'altra v ; Gabtavo h.y 



ti Liguri r della Liguria In Atti d. Soc. 15 
Lig. di S t . Patr., voi. Vili, p. 501. afferma invece 
che il chirurgo citato dai Senarega sia il celebre Uat- 
1 da Vigo di Rapallo, padre di Giovanni da Vigo. 

archlatro di f > ini io 11, ma non offre alcun documento 

■ he privi il suo asserto. Il Cronista non ricordò qui -O 
un fatto Importantissimo della sua Genova) la morte 
di Caterina l'ics, hi Adorno, nella notte tra il 14 ed il 
15 settembre 1510, donna di altissimi meriti per carità 
e religione, che fu p >i santitì ata dalla Chiesa. C(. (ili- 

;,;,';, li, pp. (1 ) (45. e I.. A. ( 1 vi 1 1 o, Sn-iln 25 
• '(.'/<•; l'.n /. ' :,n no f 1 Genovesi, Genova, loto. 



[A. 1511| 



COMMENTARE DE REBUS < iKNl JKNSIP.US 



\V) 



cujus initio, capite damnati fuerunt duo civea, Joannei [talianui nobilis, Domina ai d<- Sani 
Potrò Arcnae plebejus, accusati crimìnia Laeaae Majeitatis 4 . Publicata bona; et -''lìi, quoa 
dubia fama laedebat ( excedere urbe soluta pecunia, el In 'Galliai exulatum ire ju il lunt, 
qui et ipsi vitae periculo proximi fuerunt, non convenientibui iudicibui gallin, quibui i i 
5 et vitae commissa causa fuerat, et paulatim veniam exilii impetrarunt '• Sub iiadem (ii<-huH, 
Pontifex media hyeme, cum glacie et gelu omnia tcnerentur, tribua tantum Cardinalibua 
consociis, e Hononia Mirandulam, quae obsideri jam coepta erat, profectua est, et (piasi 
satelles militarla munia obibat (ita flagrabat desiderio Mirandulam obtinendi), cum multarum 
rerum indigentia; in qua ohsidione durans, ea tandem potilur :1 . Jussoque exercitu i'erra- 

10 riam ire, ipse Ravennani, cum reliquia Cardinalibua, qui Bononiae crai:t, contendit. 

Cum in urbe magna inundatio monetae, quam cavalottos vocant, defluxisset, longeque 
major! prctio expenderentur quam bonitas exigeret, variaque remedia ad eam exhauriendam' 
frustra tentata fuissent, et minori pretio eoa impendi posse ad statutam diem permisissent, 
deinde eosdem ad alios subsequentes dies, diminuto iterum pretio, impendi debere publice 

15 mandatum esset, nam uno tempore tantam diminutionem facere durum artiiìcibus videbatur, 
nihil tamen perfici potuit (mercatoribus clam in urbem eos 'sua avaritia convehentibus) adeo 
ut major numerus fuerit eorum, tentatis remediis, quam antea. Propter quod officiales Mo- 
netariae remedium damnosum, ceterum necessarium, exeogitaverunt. Denuntiarunt publico 
edicto, ut qui cavalottos haberent, in ofricinam argentariam portarent, et quicquid damni 

20 sequeretur, bipartito divideretur, altera Communi, altera dominis eorum parte attributa. 
Cumque omnes deferrent, et tempus deferendi breve esset, nam trium tantum dierum fuit, 
prorogatum inde est per duos dies, officialibus ad omnia diligentissimis, brevique urbs est 
tali morbo liberata. Pars enim, quae 'ad Commune spectavit, librarum fuit .... opus pro- 
fecto laudabile re ipsa probatum, quod a plebejis graviter prius impugnabatur 4 . At ubi 

25 viderunt prò desiderio rem successisse, qui prius lamentabantur et officiales incusabant, 
laudare postea et commendare auctores non desinebant, ut saepe solet plebs facere, quae 
commoda et incommoda uno modo solet plerumque judicare, et fere semper contra propriam 
utili tatem nititur. Non tacebo, quod numquam meis diebus evenisse certum est, omnes no- 



( 4',iv 



C. 4',2 t 



Muk., 607 



e. 462 V 



13. et] aliqui ABS - eos] eam ABS - permisissent] promisissent B 
om. C c7Mur. 



16. eos] eam ABS — 22. est 



1 Addì 22 gennnaio 15 11 vi è il mandato di pa- 
gamento di lire 6, al maestro di giustizia " qui die heri 

5 " fecit iustitiam de duobus in Castelletto, videlicet de 
"Joanne Italiano et Domenico de Sancto Petro Arene 
(Diversor., reg. 179-673). 

2 Non mancano notizie della severità dei giudici 
francesi. Cos'i, ad esempio, addi 23 gennaio 15 11 erano 

io pagate lire 6 al carnefice perchè " superioribus diebus 
" fecit executionem de Francesco Corso, ipsumque in 
"frusta discerpsit „ ; il 3 febbraio 1511, altre lire 6, 
perchè " superioribus diebus laqueo suspendit Lauren- 
" tium de Sanguineto et Augustinum Venerosum „ (Di- 

15 ver sor., reg. 179-673). 

3 Questo notissimo episodio della energia e della 
tenacia ligure di Giulio II è descritto con la solita 
ricchezza di notizie dal Pastor, Si. d. Papi, III, pp. 
631, 633. La Mirandola capitolò il ao gennaio ed il 

20 Papa era così impaziente di por piede nella fortezza 
conquistata che salì su una scala a piuoli e penetrò 
nella breccia, senza attendere lo sgombero della porta 
barricata. Egli contava allora sessantasette anni. 

4 Si ripetè nel 1511 lo sforzo di Sisifo, di libe- 
25 rare il mercato monetario genovese dalle monete d'ar- 
gento straniere, che salivano, negli scambi, a maggior 



prezzo di quanto valessero in effetto. Il Senarega ci 
racconta che il governo tentò di diminuirne la valuta 
in due tempi: sino ad un giorno prefisso i " cavatoti „ 
poterono essere scambiati a un certo prezzo; poi, ad 30 
un prezzo inferiore, sino ad altro giorno prestabilito, 
dopo il quale non avrebbero più avuto corso. Ma le 
gride, uscite con tali ordini, non ottennero l'effetto 
desiderato, e allora si ricorse a ritirare le monete sud- 
dette, dividendo il danno a metà fra il Comune ed i 35 
cittadini. Maggiori notizie su questo argomento sono 
nel verbale di un " concilium super cavalotis et grossis 
" Florentie „ del 31 gennaio 15 11, in Diversor., reg. 1S4- 
678. Il 27 febbraio 1511 si inviavano lettere patenti 
agli ufficiali delle due Riviere perchè, entro cinque gior- 40 
ni, tutte le monete di cavaloti e grossi di Firenze non 
avessero più corso (Diversor., filza 71-3091); ma l'anno 
dopo, addì 12 gennaio, una nuova grida avvertiva che 
" di novo se va seminando cossi in la cita, corno in 
" diete rivere, de detti cavaloti, grossi, et altre monete 45 
" prohibite „ e comminava " severa executione cossi pe- 
" cuniaria corno corporale in tuto e per tuto corno in 
"dette precedenti cride se contiene,, {Diversor., filza 
73-3°93)- 



1 io 



RARTHOLOMAEI SENAREGAE 



[A. 1511] 



- 



• •< 



Udì., 6o8 

e. 4 6 4 r 



stras naves (omnes dico) in portum redactas, numerum tantum denarium non attigisse, et 
quod magis est, nullo negocio destinatas; quarura aive numerum respicimus, sive earum uti- 
litatem, merito omnibus potest permolestum esse. Praeterca eas remoratus erat in portu 
Gubernator noster, saluti status consulens. Qui diligentius exeogitaverunt, in Hispanum Regem 
culpam rejiciunt, quod ordinaverit, ne in ditione sua naves nostrae onerare aliquid possent, 5 
vel quod subditis suis hac via bene facere crederet, vel quod Genuenses ab usu magnarum 
navium divertere vellet. Eo tempore in Aegypto exaruisse ea arbuscula relatum est, balsa- 
mum stillantia, ita ut nihil amplius tota ea regione colligatur, res profecto memoratu digna. 

Praeterea principio anni nuntiatum est, Aragonum Regem classem ingentem parare, 
militem expedire, ut in Africani trajiceret, lirmaturus loca quae possidebat et nova occu- 10 
paturu8, utque bellum Tunetanis inferret; qui vero ex Africa veniebant, Regem Tunetanum 
multa ad bellum et defensionem parare, sibique plurimum timere renuntiabant, cognita Regis 
prosperitate, quae Barbaros solicitos populos et trepidos tenebat. Augebat hunc populorum 
timorem, quod in fatis Barbarorum inventum jampridem fuit, Carthaginis promontorium in 
Christianorum potestatem aliquando venturum: cujus rei 'causa a Mauris aditus in promon- 15 
torium ipsum Christianis praeclusus tenebatur, et tunc adesse tempus existimabai.t, quo peri- 
culum ipsum propius immineret. Cum hoc superstitionis timore Barbari populi diu anxii 
tenerentur, Hispaniarum Rex cum sexaginta navibus, quibus peditum octo millia imposita 
erant, in Italiani trajecit; quae res intcr Regem Gallorum, et Hispaniarum, dubiam aliquan- 
tulum amicitiam reddidit. Non defuerunt tamen, quibus amborum Regum quies et pax pla- 
cebat, qui eo Consilio Regem in Italiam venisse arbitrarentur, ut Africi belli sedem in Sicilia 
faceret, quae commeatuum abundantia, et freti exiguo intervallo, gerendo in Africa bello 
est peropportuna. Propterea et apud nos, et Massilienses novas triremes aedificari Rex jussit, 
et alias etiam ex illarum genere quas 'bastardas vocant, quas ego verius quadriremes esse 
sentio: nam eas, propter novum magnarum bombardarum usum, bello accommodatissimas 25 
probatum est. Ejus rei perfìciendae curam capitaneo gallico, de quo superius verba fecimus, 
demandavit '. 

Dum haec ita geruntur, ex Ravenna quarto idus Martii literae allatae sunt, Pontificem 
octo Cardinales creasse et in his genuensem unum, prò quo, prohibente Gubernatore nostro, 
consueta laetitiae signa publice edita non fuerunt, non ignes nocturni, non sonitus campa- 30 
narum, non per urbem supplicationes, ne Pontiricis Consilia, dissentientibus eorum animis, 
Rex probare videretur '. Quo quidem tempore exercitus utriusque in ripam Fadi conscen- 
derat, qui quamvis levia proelia inter se committerent, occulte tamen de pace agitari semper 



20 



3^. Massilienses] Marsiliae A B S — 31-32. ne Pontificis Consilia, dissentientibus eorum animis, Rex probare 
vidcreturl quasi Pont, cons., disscnt. cor. anim. improbare videretur C i/Muk. -- 3:. RtX probare] comprobare F \' 



I II San 1, /Unii, MI. 370, da lettere del 7 ago- 
sto 151 1, provenienti da Ko.v.a, sapeva ■ come a Genova 

5 " u arma 14 ^alic sotil, et ne hanno sei altre et poi ga- 
* lioni et nave „. e da successive del io agosto veniva 
a conoscenza clic i timori del (ìovcrno francese per gli 
armamenti spagnoli erano svaniti ed il Re aveva scritto 
ai Genovesi * che non habiano a p, nsarc, ne temer in 
io "alcuna cossa dil re cathollco, perche l'ha bona Intel* 
" ligentia con lui „. 

II S narega ci dà notizia del rapido diffondersi 
He ;;alee bastarde, dette così perche falsavano le 

■nelle linee della galea, per acquistare maggiore ampicz- 

15 za di fianchi a sostegno delle artiglierie, che andavano 

pldamente aumentando di potenza e di peso. Egli 

afferma che potevano ambe chiamarsi quadriremi, non 

perchè avessero quattro remi sullo stesso banco di voga, 

me . f <U- ancora qualcuno, ma perchè ogni remo era 



servito da quattro rematori. 20 

'-' La nomina degli otto nuovi Cardinali avvenne 
in Ravenna, il IO marzo; due erano ultramontani, gli 
altri italiani e fra questi vi era il genovese Dandi- 
nelli Sauli. Cf. GsEGOROVlUS, Si. di fiotta, IV, p. ',79; 
PASTO, St, </. Puf-:, III, p. 634. La famiglia Sauli, 35 
era assai ricca, ed aveva un banco in Genova. Appar- 
tenendo al partito popolare, ebbe larga parte nella sol- 
levazione contro i nobili, negli anni 1506-1507. Dopo 
il riacquisto di Genova da parte di Luigi XII, il Papa 
Giulio II. che era molto amico dei Sauli, li raccomandò 30 
alla clemenza del He di Francia, cf. E. P\ni>i\ni, Uh 
anno di ■ p> )i3, n. 1. Il Cardinale Sauli ebbe 

in commenda dal Papa l'abbazia di S. Siro; questa fa- 
miglia si re^e fame sa per l'erezione in Genova della 
basilica di S. Maria in Carenano. Cf. Stai > ktti, // 35 
Itbrn tir: ricordi tirila famiglia C)òo, pp. 390. 46 1 e 496. 



[A. 1511| 



COMMKNTAR1A I)K RKHUS GENUENSIBUS 



MI 



credi tum est, ita ut inulti firmatalo arbitiarentur. Sed multOI deluiil hae< OplniOf n.iMi Pon- 
tifex niliilominus unquam in iitraque belli fortuna volnit, (|nani cum Kej"- pacem (innari. 

Apud noi autem, tertlo nonai Aprilis, duna habita disquisitici per doctorei 'gallico! tutti eorunif < &$• 
qui contra R.egera deliquerant, declaratum est Hieronymum Auriam reum crimine laesae 

5 Majestatis; publìcata bona et ipse rebellis declaratus. Statimqur vOCatìl lioniinibiiK ccntuin 

quinquaginta Porci feranìs Cactionii FVegosao, domimi, quam in villa Coronatae habebat, di- 

ruerunt et solo aequarutlt '. Uxor ejus, quae critninis BUSpecta a Gallia babebatur, in exilium 
missa; novum et indecens profecto genus mulieres puniendi. Nuntiatum prai-terca est navem 
saonensem (nani unicani tantum liabent), contra privilegia, sai Saonam deferendum onerasse, 

10 et cum naves duas Magistrati» Sancti Georgii ad cara capiendam mittere decrevisset, obstitit 
Gubernator, cupiens Genuenses navi gallica adduci, et Praefectum gallicum imponere; quod 
etsi molestum omnibus esset, molestior tamen fuit exitus. Nam fama fuit, eam facile capi 
potuisse, si navis gallica pari studio illam insecuta fuisset. 'Saonenses autem, veriti quan- e.^ósr 
doque illam, etsi semel evasisset, in nostram potestatem venturam, oratores ad nos mittunt, 

15 vanis rationibus factum excusantes 2 . Dum ista aguntur, essetque solemnis Paschatis dies, 
anxiis literis a Joanne Jacobo Trivultio, Gubernator certior factus est Alexandrum Fregosum 
Episcopum Vintimiliensem, Pauli Cardinalis fìlium, jussu Pontilicis ad novandas res jam 
Roma discessisse, idque vero testimonio intellexisse. Vix bis cognitis, nuntiatur in valle 
Castilioni conspectos fuisse nonnullos, alio habitu tectos quam eo, quo consueverint uti babi- 

20 tantes alios, non omnino mutatis vestibus, sed quasi errantes incedere; propter quod missi, 
qui oram diligenter lustrarent et montanorum casas investigarent. Qui cum nihil invenissent, 
non multo post clam urbem intravit idem Alexander, unico socio contentus, et in hospitio 
publico Sanctae Martbae clam se recepit; ibique per tres dies 'permansit. Sed postquam e. 4 6sv 
persensit edictum factum in urbe esse, ut alienigenae omnes urbe excederent, poena capitis 

25 non parentibus proposita, abiit. Veritus per Orientalem Ripariam redire, existimans id quod 
erat, diligentiores custodias ea parte futuras, alteram sequutus est, et fugiens apud Rosilionem 
oppidum noctu capitur 3 . Venerant jam aliquot factionis Fregosae homines, prope urbem 
intra'turi statuta die; nam conventum erat ut noctu Veneris Sancti, qua die de more in mur., 609 
Dei memoriam cuncta pie agi solent, Gubernatorem rem divinam audientem in ecclesia majori 

30 obtruncarent et populum eo pavore et tumultu ad arma concitarent, prout confessus est ex 
conjuratis unus Trebianensis, vir magni animi et corporis viribus praestans, captus in tempio 
Beatae Mariae Virginis, quod Consolationis appellant, extra urbem positum, in quo clam 
delituerat, ut inde captata occasione praemeditatum facinus perpetraret ; de quo 'sumtum e. 466 r 
supplicium est, et ipse in frusta divisus ; audax facinus plus temeritatis habens, quam consilii. 

35 Eo tempore cum Reinutius Lechanus ex Sardinea in Corsicam trajecisset, septem tantum 

sociis assumtis, Corsos ad arma concitaturus, ut paucis innotesceret, mutare loca et quaerere 
latebras cogitavit, donec parata essent quae ab eo constituta erant. Et cum diutius latere 



12. exitus om. B - exitus, nam fama fuit om. S — 13-14- quandoque om. C C/Mur. — 15. dies otri. ABS 
16. anxiis] acceptis C t/MuR. — 33. ut inde captata occasione praemeditatum facinus perpetraret om. B 



1 Gerolamo D'Oria, figlio di Lazzaro, era fug- 
gito, come leggemmo, da Genova, nel 1510, insieme con 
5 Nicola D'Oria per raggiungere Marcantonio Colonna, 
che, con Ottaviano e Giano Fregoso, tentò di fare 
insorgere la Liguria contro la Signoria francese. Laz- 
zaro, padre di Gerolamo, aveva una bellissima villa a 
Campi, ai piedi della collina di Coronata, nella quale 
io furono spesso ospitati grandi personaggi francesi. Non 
credo che qui si tratti di quella villa, perchè essa era 
passata in eredità ad un altro figlio di Lazzaro, cioè 
a Stefano. Vedi E. Pandiani, bn. anno di st. genov., 
cit., indice sistematico, voce D'Oria. 



2 Questo episodio è legato alla intricata questione 15 
circa i diritti di Genova a riscuotere tasse nel porto 

di Savona, di cui si parlò più volte in queste note. 
Cf. E. Pandiani, Controversie tra Genova e Savona du- 
rante il pontificato di Giulio II, p. 197» 

3 Sanudo, Diari, XII, 161: " El vescovo de Vin- 20 
"timilia, che in questi giorni partì, con ordine dal 

" papa per far qualche motion in Zenoa, havendo gran 
"modo, come se dize, è stato preso da francesi; il che 
" sarà causa di grandissimo mal, dovendosi per lui sco- 
" prir molti de li confederati, che sono da 1000 in suso 25 
* in Zenoa „ (Lettera del 30 aprile da Bologna). 



u: 



BARTHOLOMAKI SENAREGAE 



(A. 1511] 






e 467 r 



Mot,, mo 

C. 4*7 * 



non possent, se in quamdam sterilem, praeruptam et inaccessibilem rupem, ut mos Corsorum 
est, recepit, probaturus desperata Consilia (nani hujusmodi saxa tefas, nppellant), et a praesidio 
nostro circumdatus et obsessus, ubi vidit nullam spem saluti suae, viriliter se defendens 
obtruncatus est. Tres cum eo simul interfecti, tres per inaccessibilem saltum, ferarum more, 

mdentes aufugerunt; unus tantum captus. Fuit mors ejus non inutilis Patriae, nani fide 5 
instabili, crudelitate immani erat, et ad omne nefas paratus. 

Dum haec in Corsica geruntur, fama fertur Francorum ' Regem juribus Regni Neapolitani 
I lispano Regi cessisse, quod ideo facilius creditum est, quia eodem tempore trecentas lanceas, 
quas auxiliares Pontifici miserat, revocavit; propter quod, ex incerto et dubio, tìrmum et 
stabilem amicum factum fuisse creditur: proptereaque non hostem, ut exitus demonstravit, 10 
sed socium futurum crediderunt. Interea a Joanne Jacobo Trivultio literae veniunt, egregium 
facinus brevi futurum promittentes l . Et vix his per urbem propalatis, Castrum Francum 
oppidum Bononiensium occupat. Pontiticis copiae se prope moenia urbis contulerunt; ab 
altera parte Bentivolii, custodibus portarum illas tradentibus, urbem intrant. Superveniente 
statim regio exercitu, urbe potiuntur. Tanta novitate territus, miles Ecclesiae quasi fugiens 15 
discedit. Capiuntur nonnulli, qui in urbe erant, captae bombardae plures: a caede tamen 
cessatum est. Disjectae aeneae Pontiticis statuae in ejus ignominiam s , profanata 'tempia et 
spoliata. Venetorum copiae, quia a pontiiiciis disjunctae erant, in justam formidinem con- 
cesserant; omnia cedebant victoribus. Papiensis Cardinalis Legatus fugiens, Ravennam con- 
tendit, ut vel amissam urbem excusaret, vel rem quomodo gesta esset aperiret 3 . Aliqui in 20 
eum culpam proditionis, aliqui in nepotem Ducem Urbini referebant 4 . Ferunt ipsum, ubi 
vidit Pontiticem gravi morbo laborare et quasi de salute ejus medicos desperare, proditioni 
consensisse. Multi dixerunt Cardinalem secretiora quaedam Regi detexisse. Quicquid sit, 
minus in exercitu et rebus Pontilicis fidei fuit, quam virium. Cum autem Ravennam Cardi- 
nalis intrasset, Urbini Dux, sub specie officii proceder.s, obvium media urbe illuni habuit, et 25 
indignatone et dolore amissae urbis, vel quia culpam tegere melius posse speraret, cujus 
suspectus habebatur, il'lum obtruncat cum ingenti Pontilicis dolore 5 . 

Interim, prò conditione 'temporis, placuit oratores ad Regem mittere, qui Reipublicae 
necessaria Majestati Suae exponerent. Creati ex omni ordine, prò urbis consuetudine, prae- 
stnntes cives Kranciscus de Eliseo, Thomas Cattaneus, Joannes de Passano et Pantaleo Re- 30 
buffus, Franciscoque primus loquendi locus datus est, habita ratione ejus fratris Cardinalis 
et reverentia ecclesiasticae dignitatis. Qui cum in formula legationis in mandatis pleraque 
haberent, erat hoc praecipuum, ut alium Gubernatorem peterent, rebus nostris magia accom- 



14. virium] lacuna in C F S V t/MUR. — 31. Francoque A S\ Francorum li — 33. praecipuum] principium 
C TMur. 



1 Essciulo morto a Correggio, il io febbraio, Carlo 
di Cbaumont, Generalissimo delle milizie francesi in 
5 Italia, il comando di esse era stato affidato a Gian Gia- 
como Trivulzio il quale avanzò verso Bologna, pre- 
sidiata dalle forze pontificie. 

: Il 21 maggio 1511, i Bolognesi abbatterono una 
statua in stucco di Giulio II, posta, per ordine del 
io Papa, sopra la loggia del palazzo degli Anziani, e ne 
fecero In pezzi un'altra in bronzo, bill issima opera di 
Michelangelo, che dal 1 50S era sopra la porta di S. Pe- 
tronio: Grkgorovius, St. di Roma, IV, p. 381 e B. Po- 
destà, intorno alle due statue erette in Bologna a (Uti- 
li Ho //in Atti e Meo», d. R. De!) ut. di St. Pat r. 
di Romagna, 1S6S, p. 106 e sgg. 

3 II Card. Francesco Alldosi, Vescovo di Pavia, 

I ra dal 1508 Legato in Romagna, e vi si tra comportato 

la modo tirannico. NI 15 io il Papa lo aveva eletto 

20 Arcivescovo di Bologna, sebbene egli fosse odiato dalla 



popolazione. Nel 1511, di fronte al peritolo delle mi- 
lizie francesi avviate contro la ritta, ed alla improv- 
visa sollevazione del popolo di Bologna, fuggì a Ra- 
venna presso il Rapa. Per tutto l'episodio della presa 
di Bologna cf. Guicciardini, St. d' Italia, Lib. IX, cap. 25 
xvii; ediz. cit.. voi. Ili, pp. 89-99. 

* Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino, 
giovani ventenne, che aveva il comando delle milizie 
pontifìcie, senza neppure tentare la pugna, diede il se- 
gno della ritirata, ebe degenerò in fuga selvaggia. 30 
Pastor, St. d. Pafi, III, p. 637. 

5 Questo tristissimo fatto accadde in Ravenna il 
34 maggio 1511. Cf. Gre<;oro\ ns, St. ili Roma, IV, 
p. 381. U Pastor, Storia dei Papi, III, p. 638, ricorda 
che 11 luogo, sulla strada di S. Vitale, dove avvenne 35 
l'uccisione, fu nel 1S63 segnato con una tavola com- 
memorativa. Il teschio dell'Alidosi conservasi ancora 
nella Biblioteca 1 lassensc di Ravenna. 



[a. 1511] COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBUS L43 



tnodatum. Quod ubi Gubernator praesenslt, dissimulata causai ad R.egem contendlt, ut vi 
timidiores eos facerct sua praesentia, vcl ut posset objectis respondere. Ili ad Regem pro- 
fecii, libere lomti suut ea quae a Republica mandai.) fuerunt Poatnlata i Rega benigne 
concessa; quod tamen de amovendo Gubernatore petierant, non eat 'plein- Impetratami I; *#» 

5 vero simulane deapicere <m, quae oratore! fecisaent, priua diacedit el ad noi rediit '. Mo- 
lestimi hoc nuiltis t'nit, BOd piarsci tini nobilitati et ipsis quidem prirnariis; li;i !><:h;i t miim 

popularibua plerosque fautores, sed ipsos secretiores '. Non inutilifl tamen fuit lega tio ; nani 
timidiorem fecit eum metus venturi Kegis, quem constane lama erat in Italiani txansiturum. 
Interea Rex nos monet decrevisse Concilium Pisis contra Pontificem habere; Maximilianum 

10 lmperatorem id factuxum, jamque multos ex clero gallico iter ingressos, proinde nos eccle- 
siasticos viros et praesertim Episcopos corsicanos ad Concilium mitteremus et praeter eos 
alios quoque literatos: nani in hujusmodi Conciliis ecclesiastici et laici doctrina praestantes 
interesse consu^verunt 3 . Ea res multis molesta fuit, ex eo quod ma^na mala nobis 'prae- e. *<*• 
cipue impendere videbantur, quorum pretiosa bona, quae apud Cantabros ac Lusitanos con- 

15 iinue existunt, ingenti periculo exposita erant mercaturae causa, si Pontifex illa in praedam 
concessisset; quod aliquando in hujusmodi casu a Pontificibus factum legimus, hoc maxime 
tempore quo Genuensium merces navigiis minoribus, quae barchae appellantur, deferuntur. 
Haec ubi Regi per oratorem nostrum nuntiata sunt, tanto periculo nos objectare nullo modo 
voluit, satis esse putans si nostri ad Concilium eodem tempore cum Gallis venissent. Co- 

20 metes mense Septembris crinitus admodum et rutilans apparuit, sed non multum duravit. 
Multi interitum Pontificis, qui gravi morbo laborabat, praedicere dicebant; nam hoc anno 
bis medici de ejus vita desperarunt; propter quod 'Cardinales, qui Mediolani erant, ut prò- e. <6gr 
ximiores urbi essent, Genuam venerunt, ut audita morte Pontificis cum brigantinis citius 
devehi possent 4 . Dum expectatur quid de Pontitice dies ipsa ferat, plusquam triginta Epi- 

25 scopi Pisis jam convenerant, aliique nobiles viri ex Gallia, cum seditio Pisis orta est, nec 
satis cognitum fortuitu ne, ut saepe contingit, an dedita opera factum sit. In eo tumultu 
duo nobiles Galli caesi sunt. Propter quod, sive metu majoris mali, sive timore exercitus 



11. corsicanos] corsos B 



1 I quattro oratori da inviarsi al Re furono eletti quel sistema assicurava la parità dei diritti e dei do- 
il 7 maggio; il 21 maggio si scelsero quattro cittadini veri fra tutti i cittadini. 

per costituire il comitato, cioè la compagnia che doveva 3 Si tratta qui del concilio ecumenico di Pisa che 

5 seguirli. In atto del 12 giugno si fissarono le spese il Re Luigi XII volle, per detronizzare Giulio II. Egli 30 

per l'ambasceria; il 16 giugno 1511 si consegnarono aveva dalla sua parte i cardinali Carvajal, Briconnet, 

le istruzioni al Fieschi ed ai suoi colleghi; il 17 giù- Filippo di Lussemburgo, Francesco Borgia, Adriano da 

gno, partirono da Genova (Diversor., reg., 184-678: Corneto, de Prie, Carlo del Carretto, Sanseverino e 

Istruzioni e Relazioni, 2707 C). In Materie Politiche, Ippolito d'Este. Il concilio doveva aprirsi a Pisa il 

io mazzo 15, esiste un atto dell'n agosto 1511, nel quale 1 settembre, ma fu rimandato al 1 novembre 1511. La 35 

Luigi XII concede agli ambasciatori e, per essi, al Co- citazione fu affìssa in Rimini, addì 28 maggio, alle porte 

mune di Genova, alcune grazie relative al buon governo della chiesa di san Francesco, presso la quale abitava 

della città, ma non al mutamento del Governatore. Giulio II. Cf. Pastor, >S^. d. Papi, III, p. 639. 

2 Dalle notizie del Senarega si può arguire la pò- 4 Tutti i cronisti e gli storici dell'epoca ricor- 

15 litica seguita dal Governo francese in Genova. Dopo dano questo episodio che ha del miracoloso; il Papa, 40 

avere debellati i popolani con la guerra del 1507, esso dato per moribondo il 23 agosto 1511, riceveva il giorno 

provvedeva ora a deprimere l'aristocrazia genovese. Nel appresso il santo Viatico ; il 25 agosto la sua condi- 

15 io il nostro Cancelliere notava che i capi-partito, i zione era disperata; la città era in subbuglio, i Car- 

nobili, i ricchi, avevano perduto ogni potere nella città. dinali avevano già provveduto per il funerale, per le 

20 Essi credettero che ciò fosse un sistema di governo esequie e per il futuro conclave, quando un medico 45 

escogitato dal Rochechouard e perciò ricorsero al Re poco scrupoloso, Scipione Lancelotto, fece rompere la 

per farlo allontanare, ma la loro richiesta falli, perchè dieta imposta al papa, gli lasciò mangiare pesche e su- 

il Governatore obbediva certamente all'ordine di livel- sine e bere malvasia, così, dopo due giorni, Giulio II 

lare tutte le classi sociali sotto la Monarchia francese. si destò da un letargo simile alla morte ed il 28 di 

25 Se i nobili ed i potenti furono sdegnati per il rifiuto agosto era quasi del tutto ristabilito. Gregorovius, St. 50 

del Re, la plebe invece, segretamente, ne gioì perchè d. Roma, IV, p. 386; Pastor, St. d. Papi, III, p. 651-53. 



144 



BARTHOLOMAEI SENAKEGAE 



(AA. 1511-1512] 



Pontificii appropinquanti*, dimisso eo Concilio, aliud mox Taurini indictum '. Inter haec 

foedus, quod inter Ponti licem et Aragonum Regem diu tractatum fuerat, publicatum est, ad 

defensionem Pontilicis. Cautum in conventionibus fuit, ut Rex pedites \ millia, lanceas 

Ilo* , 6ii mille et durentas, et mille leviores 'equo9 haberet, triremes undecim: e contra Pontifex aureos 

xl millia in singulum mensem prò eorum stipendio darei*. Genuae, ad famam hujus rei, 5 
e 4&9v creatum ofììcium Baliae, et quomodo 'pecuniae inveniri possent ad casus necessarios, ordi- 
natum. Interim nuntiatum est exercitum, qui Cajetae convenerat, discessisse et Bononiam 
contendere; propter quod servari in aliam necessitatene pecunias placuit; quamvis eodem 
tempore Elvetii per Alpes grajas descendentes, primum capto Varisio, Abiata, Galerata di- 
tionis mediolanensis, in ipsa Mediolani subarbia praedabundi venissent. Trepidatimi intra 10 
urbem est. Joannes Jacobus Trivultius se intra moenia recepit, cum quibus levia aliquot 
proelia commissa sunt, et recedentes omnia ferro igneque vastarunt. Causam illorum adven- 
tus Pontiticem fuisse ferunt, ut Gallorum exercitum ab obsidione Bononiae dimoveret: nam 
quo die copiae Pontilicis in Flaminiam pervenerant, Elvetii mediolanensem agrum vaatabant; 
qui si constantes fuissent, de Bononia tunc actum fuisset: at paulum morati abierunt, ut 15 
creditur, magna pecunia accepta \ Vix ipsis abeuntibus, qui Ligae Grixae appellabantur, 
e. 47<>t jactatum est venturos ad rapiendum quod 'reliquum fuerat de misera Italia. O infelicem 
et lacrymabilem sedem ! o diversorum Barbarorum praeda ! Quis posset sine multis lacrymis 
incommoda ejus, incendia, ruinas, praeda9, mortes, stupra recensere ': Hoc solum deerat, ut 
Barbaris et intìdis hominibus praeda esset. Sed jam tìnem gestis praesentis anni imponamus 4 . 20 

Anno MDXII. Vix Elvetii in regionem suam redierant, cum Pontifex ad expugnan- 
dam Ferrariam exercitum misit, Castellumque in ripa Padi, quod opportunitatem commeatus 
ferrariensis praebebat, cuniculis subterraneis sub Petro Navarro Praefecto peditatus Ligae 



2. Foedus, quod] foedus emergit quod C 6'MUR. - fuerat] fuit C 6'Mur. — 2-3. publicatum est ad defen- 
sioneiii Pontificis. Cautum in conventionibus fuit 0111. C ò'Mur. — 5. Genuae om. C C/Mur. — 17. rapiendum] 
prenu-ndum A li — 21. A BS omettono il numero del nuovo anno 



1 Questo concilio, rhc il Pastor chiama concilia- 
5 bolo pisano, ebbe completo insuccesso. Apertosi il 1 
novembre, dopo due sedute (5 e 7 novembre), essendo 
Scoppiato un tumulto in Pisa contro gli scismatici, il 
concilio fu trasferito a Milano (non a Torino, come 
dice il Senarega), dove si tennero varie sedute nella 

IO prima metà del 15 12; ma dopo la battaglia di Ravenna 
e lo sgombero del Francesi dalla Lombardia, fu trasfe- 
rito ad Asti, indi a Lione, dove il concilio si sciolse. 
Cf. PASTOR, St. d. Papi, III, pp. 667-669, 683, 6S4. 

* E «mesta la famosa Lega santa, conchiusa 11 4 

15 ottobre 1511 e pubblicata il giorno dopo in Roma, 
In questo periodo Giulio II ritornò al disegno di una 
spedizione contro i Francesi in Genova e lo mosse a 
ciò l'ira contro Luigi XII per il concilio di Pisa e 
l'idea della sua potenza, per la lega stretta con la Spa- 

20 gna e con Venezia. Perciò, nella secon la meta dell'ot- 
tobre 1511, egli insistette perchè la Signoria veneta gli 
mandasse tutta la sua (lotta, per inviarla, insieme con 
quella di Spagna, "a tuor Zenoa di man di Franz. 
■ redurla In libertà „. II segretario veneto, in luogo 

25 dell'ambasciai >rc Lorenzo Trcvisan malato (mori in 
Poma il IO Ottobre), gli aveva risposto: " E inverno, e 
"mali tempi de galie in quelli mari „ ed il Pipa: ■ La 
1 voglio ad ogni modo, scrive a la Signoria ... Il Papa 
■fulminava in aver le galie,,, ma a Venezia si nic- 
ine tuttavia che Ottaviano e Giano Ff - 
goso, che erano nell'esercito veneziano, si recassero 



nella prima decade di novembre " per stafeta „ a Roma. 
A Venezia si pensò di rimandare Gerolamo Con tari ni, 
che aveva già comandato le spedizioni contro Genova 
nel 1510, mala cosa fu messa a tacere; jravi pericoli 35 
minacciarono la Lega santa nei primi mesi del 15 12 
e perciò anche il Papa dimise l'idea della spedizione 
genovese e dette licenza a Giano (13 febbraio 1512) di 
ritornare al comando della sua compagnia, che era al 
campo a Brescia. Questi giunse a Venezia 11 2 marzo 40 
1512, e seppe che la sua compagnia era stata "inalme- 
" nata „ nella ^rave rotta veneziana a Brescia. (Sa- 
Niido, Diari, XIII, 15S, 176, 223, 421, 48S ; XIV, 7). 

3 Fu il Cardinale Schinner che assoldò per il Papa 

gli Svizzeri. Il 30 novembre 151 1 essi entravano In 45 
Varisi: il 14 dicembre si spinsero in vista di Milano: 
indi si ritirarono nei loro paesi, sia per mancanza di 
vettovaglie, sia perche furono corrotti con 75.000 fio- 
rini, avuti dal Re ili Francia. Cf. CIPOLLA, St. delle 
ìorit, p. 823 e De Li\\. Si di Carlo I", I, p. 127. 50 

4 11 Di Lkva, op. ci/., I. p. 128, dice: "raffrontando 
le brutalità ili questi campioni del Papa alle scellerate 
avventatezze francesi, alle Ferocie spagnole ed alle in- 
ligie tni ich . non ha cuore chi non impreca al 

destino dell'Italia d'allora di non poter differenziare 55 
^11 amici danli avversari. \. v. t ragione Alfonso da 
te allorché, al fatto di Ravenna, avvertito che le sue 
artiglierie colpivano anche gli alleati francesi, rispose: 
Vira/e U IM riguardo, che son nostri nemici tutti. 



[A. 1S12| 



COMMKNTARIA DK KKUUS GKNUKNSlliUS 



I i : 



expugnat, statinii|uo Bononiatn revertitar '. Eodem ttrt tampore :i Domino de tfetnouri 

Praefccto regii exercitus (nani is ncpos Regil ex soron- rial, cui \a variar RegOtim npe- 
ctabat) literae allatae sunt, llispanos, ijiii Bononiam CirCumiederant, frustra <*a tentata, ve- 
xilla septem amisisse; nani quingentorum virorurn quodque vexillum esse di< ebatur. Ad 
5 octavum postea idus Februarii nuntius festinans advenit, ' Mrixiam in VeinMoniin polestatem, <. nov 
excepta arce, pervenisse, agrestesque paene omnes circumquaque habitantes, quod diutiui Gal- 
lorum superbiam insolentiamque ferre non possent, ad Venetos deferisse*. Nec multo post 
Brixiam maxima elade et calamitate a Gallis recuperataci, allatum est; de qua panca dicere 
libet, ut nobilissimae urbis calamitas ceteris populis sit exemplo. ICst in urbe arx loco paulo 

10 editiori posita, in quam Galli se receperant, cum a Venetis capta fuit; quae urbi plurimum 
nocebat. Erat et alia, quae a Venetis tenebatur, sed haec, nec natura loci nec praesidio, 
multi aestimabatur. Prope murum erat monasterium, quod tenebant Veneti praesidio peditum 
octigentorum delectae juventutis. Ab hac parte proelium coeptum est feroci impetu, ut mos 
Gallorum est. Omnibus qui in eo erant occisis, eo potiuntur. Per illud urbem ingressi jam 

15 sibi ipsis 'victoriam promittebant, propter quod aliquantulum substiterunt, expectantes si e. 47" 
forte oppidani pacis 'conditiones peterent; ad quam, ut fama est, inclinassent cives, nisi mob., 6ia 
Andreas Gritti Praefectus venetus, et Comes Bernardinus fortiter obstitissent; qui gloriosam 
mortem ignominiosae vitae praeponentes, omnem pacis sermonem aspernati sunt. Erant in 
urbe multi, qui ex vicinis agris et montibus illue convenerant, qui etsi rìdelissimi Venetis 

20 esssnt, tamen insuetudo belli insuetique militares labores adeo illos premebant, ut duces 
anxios facerent, ne labore et lassitudine deficerent. Eos ideo, sub specie honoris, in debi- 
liorem arcem disponunt, quasi dimidiam roboris partem habere crederent. Tuti igitur hoc 
metu, confidentius omnem pacis sermonem rejicere, parati forti animo expectare quemeumque 
casum fortuna tulisset. Conclamatum ab utraque parte 'ad arma est, Gallis fidentibus et e. 47t v 

25 assuetis vincere, Venetis paratis promptisque extrema pati. Pugnatum ab utraque parte est 
magno animo, cum utriusque magna strage, qui in arce erant magnum incommodum Venetis 
afferentibus. Praeterea pluribus jam interemtis, et territi propter amissum monasterium, in- 
clinare videbantur. Stratagema militare tentarunt, nam aperta urbis porta per eam impetum 
in hostes facere simularunt, arbitrantes hostes statim obviam ituros, ipsi postea per alteram 

30 portam non obsessam exirent. Sed Galli utramque portam, ne exire possent, jam munierant. 
Prohibiti undique fugam capere, Veneti in proelium redierunt. Unica spes restabat, si hono- 



24-25. ad arma est, Gallis fidentibus et assuetis vincere, Venetis paratis promptisque extrema pati. Pugna- 
tum ab utraque parte om. C 1/M.VR. Il salto è dovuto al ripetersi della frase ab utraque parte 



1 Credo che il Senarega accenni qui alla bastia 
del fossato di Genivolo, che fu presa d'assalto da Pie- 
5 tro Navarra il 31 dicembre 1511, dopo tre giorni di 
preparativi, non usando mine, come dice il Senarega, 
bensì fabbricando due ponti di legname, per dare comodo 
ai soldati di passare le fosse piene d'acqua. La bastia 
fu ripresa pochi giorni dopo dal Duca di Ferrara, con 

io furioso e improvviso assalto. 

Pietro Navarra tentò invece, poco dopo, l'uso delle 
mine contro le mura di Bologna, facendo una cava sot- 
terranea verso la porta di strada Castiglione e, quando 
fu dato fuoco alla mina, accadde un fatto miracoloso. 

15 Lo scoppio gittò tanto in alto un tratto delle mura 
che " per quello spazio che rimase tra il terreno e il 
" muro gittato in alto, fu da quegli che erano fuora 
* veduta apertamente la città dentro e i soldati che 
" stavano preparati per difenderla, ma subito scendendo 

20 "giù, ritornò il muro intero nel luogo medesimo onde 
" la violenza del fuoco l'aveva sbarbato e si ricongiunse 
"insieme come se mai non fusse stato mosso „. Guic- 



25 



30 



giardini, St. d'Italia, Lib. X, cap. ix; ediz. cit., voi. Ili, 
P- 155-163. 

2 II Governo di Genova aveva notizie degli av- 
venimenti della valle padana per lettere spedite dal Can- 
celliere Gaspare Bracelli, inviato a Milano. Nel gen- 
naio egli mandò notizie circa l'assedio degli Spagnoli 
a Bologna; il 4 febbraio 1512, con un espresso, annun- 
ziò la perdita di Brescia da parte dei Francesi : " heri 
"a 22 ore, havendo lo campo de Venetiani battuto con 
" le artellarie una porta murata de Brescia e ruinata- 
" la, nullis vel faucis defendentibus, introrono dentro „ ; 
il 7 febbraio scriveva che la guarnigione del castello 
di Brescia resisteva ai Veneziani; il castellano aveva 
esposto due bandiere "una de una gatta, l'altra sangui- 
" nolenta in segno de spregiare e minacciare li inimi- 
ci „. Nella stessa lettera annunziava che Bergamo era 
stata presa dai Veneti; anche qui "la Rocha e la Ca- 
" pella si tengono e tegnirano per essere molto diffìcile 40 
"ad essere expugnate,,. Infine dava notizia che Gastone 
di Foix era entrato in Bologna (Litlerar. t filza 1958). 



35 



T. XXIV, p. vili — io. 






e. 47 > v 



14«. BARTHOLOMAE1 SENAREGAE [a. 1512] 

ritìcam mortem uiiusquisqur* prò patria subiret. Mirabile dictu est, quanta constantia omnia 
facta siit: nani Brijdensei prò veneta urbe, quam Matrem venerandam 'appellare ita mos 
erat, Veneti prò Filia carissima saprà vires agebant. Sed cuncta jam loca occupaverant 
hostes: miles per urbem sine m<^tu discurrere. Fit ma^ia caedes, omnia passim diripiuntur: 
tempia pollata sunt: nihil ubique tutum. Ea praedae potius exposita sunt, quae in templis 5 
et sanctuariis recondita fuerunt, quam quae mediocri custodia servabantur: major fuit cala- 
mitas antiquissimae famosissimaeque urbis, quam lama fuit. Videres vestes plures aureas, 
partim integrafi, partim a militibus divisas, super alias mitri sorte m ; vasa argentea aureaque 
per urbem deferri; multae nuptae, plures virgines violatae. Andreas Gritti et Comes Ber- 
nardi nus, laethali vulnere saucii, capiuntur: de quo Comite statini a Gallis sumtum supplì- 10 
cium est. Erat in regiis castris Gallus quidam nobilis, non omnino ingratus, quem, ut mos 
Gallorum, panlo ante Brixiensis quidam hospitio 'acceperat, qui memor humanitatis acceptae, 
statini ad notam domum decurrit, quam ubi jam ab armatis occupatam vidit, statimque mi- 
litibus qui domum occupaverant aureis centum solutis, illis domum commendavit tantìsper 
donec virum uxoremque et familiam, qui in sacellum confugerant, deduceret; et ut ceteri 15 
abstinerent, vexillum de fenestra emittit, quod fuit brixiensi maximum tutamen. In ea expu- 
gnatione ab utraque parte viginti duo millia dicuntur caesa. Lacrymabilis clades fuit, quae 
Venetos adeo stravit, ut major eis visa sit quam cum pugnatum apud Ripaltam est, in qua 
capti duces et tot millia hominum caesa sunt. Ilaec contigerunt decima septima die Februarii '. 

Discedcns ex Bròda exercitus regius Bononiam versus iter cepit, ut Ilispanae copiae 20 
obsidionem solverent*, et non longe a Bononia constiterunt. Dominus de Nemours Ravennani 
contendi!. Ilispanì 'et pontiiìcius exercitus subvenire 'Ravennae cupientes, Cotignolam, Sfor- 
ciadum natale solum, veniunt: inde discedentes in agrum ravennensem se recipiunt. Me- 
dius erat inter utraque castra fluvius, quem transgredi necesse erat illum, qui avidior pugnae 
fuisset. Interea Ravenna a parte copiarum gallicarum et ferrariensium premebatur: reliqui 25 
cum duce eorum obviam hostibus processerunt. Hispanos, etsi premeret cura salvandae Ra- 
vennae, satis tamen fecisse arbitrabantur si hostem ita detinerent, ne progredi ultra possent : 
ideo bombardis, quarum magna copia ipsis erat, agere coeperunt et miritìce Gallos offendere. 
Nam primo impetu, ubi agere cum ipsis coeptum est, octingenti Galli interfecti dicuntur. 
Propter quod aliquantulum turbati, ordines titubantes moverunt. Quod videns Dominus de 30 
Nemours, ut ceteros suo exemplo animaret ad pugnam, spemque praeberet, dextero nudato 
<-. /?j v brachio (quod signum est sanguinolentae pugnae) simul cum 'aliis proceribus in pugnam 
descendit: hocque edito signo, proelium accensum est. Hispani globum videntes, rati, id 
quod erat, in eo ducem esse, illum adoriuntur, femoribusque equi, quo dux vehebatur, gessa 
resecatis, statim concidit, frustraque eo clamante et veniam petente, intertìciunt ense per 35 
inguen transmisso. Obtruncatur prope eum Dominus de Allegro, omnesque fere, qui cum 
eo erant \ 



. 613 

C. 4 



13. ubi om. C /'Mur. — 22. Ravennani lì — 25. et fcrraricnsium om. A li & — ;,6. inguina AB 

1 In verità il 17 febbraio 151: Gastone di Polx * Il Cronista pospone un fatto già avvenuto: Do- ti 

era appena giunto nel dintorni di Bre eia, dopo avere logna fu liberata dall'assedio delle milizie spagnole, 

percorso col suo esercito In nove giorni, e sostenendo per l'intervento di bastone di Foix, duca di Nemours, 

$ due battaglici lo spazio che separa Bologna da Brescia. il 5 febbraio 1512, prima della presa di Brescia. 

aqulsta della città avvenne il mi febbrai". Nel- Dai raci »nto del Senarega parrebbe che il prode 
l'episodio del nol)ilc francese che salvò dal saccheggio Gastone di Pois fosse caduto nrl forte della battaglia : 20 
la r.is.i di una famiglia bresciana pare di riconoscere gli storici in\ oncordi nel narrare che fu uc- 
quello narrato nella lìistoirr dm gentil stigntmr de Bay art ci la fine della pugna, mentre, con foga giova- 
lo (Pai crd, s. d, )>. ic ; 1. in cui 11 prode cava- nile, inseguiva un gruppo di milizie spagnole, che si 
li- re Baiardo, ferito gravemente ni la eoseia nell'assalto ritirava in buon ordine. Nella Ilistoire du gentil sri- 
alla città, fa amorevolmente curato nella casa di un <ii/ è detto che il Nemours ■ ctait-il alle 25 
ricco bresciano, che per la presenza di Baiardo e per " aux COUpi la téte mie et le bras droit désarmé et cela 
suo ordine, fa Indenne dal saccheggio. 'pour l'amour d'une dame „ (ed. l'ayard, p. 117). 



|A. 1512] COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBUS 14 7 

Paiissa, uhi ducem tnortuum vidit, dinimulata re quantum potuit, buoi adhortatuH <-Ht, 
hostes aggreditur, reintegrata pugna virilitex ei cum tanto animorum Impetu et pertinacia, 
ut inventi aint qui, resecati» in pugna manibus, hoatem dilaniaverint, < - i «imi equitatu poten- 
tiorea essenl Galli, tamdem in fugam Eiispani versi aunt Duxque illorum primua cum parte 

5 equitatus aufugìt, pars exercitUB per Flaminiarn diftugienfl F;i\ •ciiiiam inliavit. Sed non 

incruenta Gallis Victoria, ita ut 'propiores periculo fuerint victores, quam qui vieti aunt; e 4 74> 
nani plures ex Gallis quam Ilispanil eo proelio cecidisse dicuntur. Capti ducei aliquot ex 
hispanis, in quihus Petrus iNavarrus et pleri(jue nobiles neapolitani. Delatum funus ducis, 
et honorilìcentissime Bononiae sepultum '. I laec, Uteri» in castris regiifl scriptis, dee ima quinta 

10 die Aprilis Genuae nuntiata sunt t . Ad famam tantae strania Forum Ivi vii, Forum Cornelii 
victoriam sequuntur. Faventia, quia in ea munitioncs servabantur ac Pontilicis exercitus ibi 
erat, fortiter resistit. Ravenna capta et direpta a Gallis fuit. Marcus Antonius Columna, 
qui ante excidium dictae urbis Civitaculam intraverat, egregie se defendebat et hostes ab 
ea dimovebat. 

15 Ad famam hujus cladis Pontificem de deserenda urbe Consilia habuisse ferunt et triremes 

duas genuenses, quas Baptista et Galeatius fratres ' Justiniani ducebant, qui cum Ilispano e. 474 * 
Rege militabant, ad se vocasse, ut Italia excederet. Cardinales eodem metu militem condu- 
cere et quisque prò salute sua curare 3 . Eodem tempore scripta mandata Concilii, quod 
tunc Mediolani fiebat, portis ecclesiae affixa sunt, quibus Julius Papa Secundus suspendi a 

20 Pontificatu videbatur, et ne illi in temporalibus quisquam pareret, mandabatur 4 . Sed intre- 
pidus constansque Pontifex et pericula contemnens, etsi fama esset Gallos Romam petituros, 
inter Ursinos et Columnenses pacem fìrmat, exerci'tum reficit. Siciliae Vice-Rex tunc Nea- mur., 614 
polim trajecit, ne in Regno, ex accepta clade, novari res aliquae possent. Mortuo Domino 
de Nemours, Palissae tota cura exercitus demandatur, jussusque est Romam contendere et 

25 victoriam sequi; quae res, si perfecta fuisset, Pontifex urbe excessisset. Sed 'vel reverentia e. 475 r 
Ecclesiae, cujus Reges Galliae semper studiosi defensores fuerunt, vel quia ita fato datum 
erat ut Italiani relinquerent, tum remissius egerunt, cum velocius properare et instare debuis- 
sent. Et cum Pontifice pacem continue quaerebant, qui dissimulando eam in longum ducens, 
cum Principibus Regibusque nova foedera continue in Regis perniciem texebat 5 . 

30 Elvetii, quorum fama erat jam magnum numerum in Italiani descendere, cum Tridenti 

aliquantulum consedissent, Veronam primo pervenerunt 6 . Erant Veronae plures Galli urbis 



1 Non a Bologna, ma a Milano fu portata la sai- " do galie, qual à za preparate . . . ., ma zonto la seconda 
ma del Foix. Cf. C. Cipolla, St. delle Signorie, p. 826. "nova portata per Zulian de' Medici li cardinali etiam 25 
Il Pastor, St. d. Papi, III, 674, ricorda che Francesco I, * e il papa preseno animo e per Roma andava li tam- 
nel 1515, ordinò che fosse eretto a Gastone di Foix un " burlini per far fanti „. 

5 grandioso monumento, che non fu compiuto e il mate- 4 II 21 aprile 1512, nel concilio dei Cardinali 

riale andò disperso. La statua sepolcrale di Gastone, scismatici in Milano, si era votata la sospensione di 

squisito lavoro di Agostino Busti, trovasi ora nel Mu- Giulio II; ma gli stessi Cardinali vedevano con dispetto 30 

seo archeologico di Milano. che il Cardinale de' Medici, condotto prigioniero a 

2 Cf. le lettere di Gaspare Bracelli da Milano, Milano dopo la battaglia di Ravenna, vi aveva mag- 
io già ricordate (Litterar., filza 1958). La battaglia di giori onori di essi. Guicciardini, St d'Italia, Lib. X, 

Ravenna avvenne la domenica di Pasqua, 11 aprile 15 12. cap. xv; ediz. cit., voi. III, p. 202. 

3 II Sanudo, Diari, XIV, 124, ricava da lettere 5 Infatti nel maggio 1512, durante le sedute del 35 
da Roma del 17 aprile 1512 "come a dì 14, il mercore, grande concilio tenuto da Giulio II in S. Giovanni in 

" vene lì a Roma d. Octavian di Campo Fregoso, el Laterano (3, io, 17 maggio) contro gli scismatici, fu- 

15 " qual veniva di Urbin, e portò al Papa la nova che rono comunicate lettere del Re d'Inghilterra circa la 

"spagnoli erano sta roti e fugati da' francesi; tamen sua alleanza col Papa, e del Re di Spagna, che mani- 

" per questo il papa non si smarì. Poi a dì 15 zonse festava tutta la sua devozione al papato. Inoltre l'Impe- 40 

" d. Zulian de' Medici, partito etiam di Urbin, qual ratore era stato persuaso da Giulio II a concludere con 

" referì il fato d'arme con strage di francesi e morte Venezia una tregua; così veniva tolto ai Francesi il 

20 "de li capi loro... adeo il papa se inanimoe molto. soccorso delle milizie tedesche. Cf. Romanin, St. di 

" Avisa dicto orator nostro che la prima nova che portò Venezia, tomo V, parte 11, p. 267, e Pastor, St. d. Papi, 

" quel d. Octavian Campo Fregoso il papa fo in gran III, pp. 678-682. 45 

" paura e voleva partirse e andar a montar a .... su 6 Sulla fine del maggio tutte le milizie svizzere, 



1 Lg 



BARTHOLOMAEl SKXARI-XiAE 



|A. 1512] 



custodes, quasi nomine pignoris urhem tenentes, ob pecunias quas a Rege Imperator mutuatus 
erat; nani aureos 50 millia Rex paulo ante miserat. His Imperator nuntiat, ut prius quam 
Elvetii veniant, si ita e re sua videretur, abirent: quod fuit alienati animi primum indicium; 

e j- nam eo naque inter eos maxima 'amicitia fuerat. Mox in agrum mantuanum Germani, qui 

cum Rei^e militabant, Imperatoris jussu, relictis Gallis ad Elvetios declinarunt '. Fuerunt 5 
tamen ex illis circiter mille, qui potius fidem servare, quam parere Imperatori voluerunt. 
Inde accepta pecunia a Cremonensibus, ne agrum urbemque eorum vastarent, abierunt, arce 
in polestale Gallorum permanente. Brant simul cum eis Vcnetorum copiae: nam fama fuit 
Elvetios Pontitìcis et Venetorum pecuniis conductos fuisse, tantaque barbarae illius nationis 
superbia fuit, ut Veneti, natura elati, nomen Sancti Marci, contra illorum morem, acclamare 10 
destiterint. Subacta Cremona, superato Abdua flumine, Galli ex Picigetono oppido fugien- 
tibus similes, non prius pedem iirmarunt quam Papiae constiterint ' ; famaque fuit Elvetios, 

e 476r propter turbatos inter se ordines, 'facillime in fugam verti potuisse, si morando paulatim 
cessissent et non omnino terga dedissent. Barbari Laudem Pompeianam pergunt et medii 
quasi inter Mediolanum et Papiam, Gallis sese accommodasse visi sunt; nam si Elvetii Gal- 15 
lorum exercitum insecuti essent, a tergo Mediolanum haberent. si vero Mediolanum irent, 
Galli in terga insurgerent. Multi rebus Regia timebant, statimque magnus timor totam Lom- 
bardiam invasi! Itinera latronibus piena erant omnia: unusquisque perditus et sacrilegus, 
caput attollens, comparebat: multae caedes, rapinae et malorum mille genus; nec de his, 
quae in Lombardia agerentur, apud nos haberi notitia poterat, nonnullo venire prohibito. 20 
Joannes Jacobus Trivultius et alius Normandiae Generalis, qui soli Mediolani remanserant, 
discedunt, alter Viglevanum, alter Alexandriam petens. Erant Veneti pedites quinque millia, 

e. 476V et gravis armaturae equites quingenti; Elvetii non 'plures quam quindecim millia, duce Car- 
dinale Sedunensi elvetio 3 , cuius impulsu et auctoritate tantos motus concitatos constat : nam 
cum apud Barbaros illos auctoritate plurimum valeret, multa contra Regem Franciae et dixisse 25 
et linxisse ferunt, et quo illos posset facilius in partes suas traducere, religionem adjunxit, 
Ma., 615 quod prius nec pecuniis, nec ulla 'alia spe llecti potuerunt; rìnxitque Regem Gallorum exeom- 
municatione gravi involutum esse et non Regem modo, sed qui eum sequerentur, eodem 
vinculo implicitos. Quae iigmenta et muliebria tantum apud illos valuerant, ut Rex, qui prius 
caput eorum habebatur, quique adversus Maximilianum, bellum illis inferentem, defenderat, 30 
hoc bello ne unum quidem peditem habuerit, effecit. 

Eo tempore regiae triremes ab urbe aberant. Placuit ergo urbem praesidio peditum 

t. 4 - munire, mandatumque 'negotium est Hieronymo Eliseo Ludovici filio, Bastardo Sabaudiae, 

Marchionique Finarii, ut duo millia peditum scriberent: et Cevae alios conducere decretum 
est. Cum suspicio orta videretur, vel vera, vel ficta, conductores quos aupra diximus Adur- 35 
nae factioni f avere, creati cives octo, qui animos in concordia continerent et, obliti factio- 
num, Regis reique publicae studia amplectantur. Ordinatum insuper est ut factionum duces, 
quos Capellacios vocamus, si eos ad turbandam civitatem venire contingeret, tamquam hostes 



18. Itinera] Interra C UÌA 
( uius] unius C 6/Mur. 



21, Normanniae C d/'Mi'R. - 24. Sedimenti] Isiorensi ABS: Isiovensi F 



in numero di iSooo uomini, si trovavano riunite a 
1 giunto anche il Cardinale Schio. ner, 
5 che ai suoi compatrioti, ■ perchè cavallereschi e fedeli 
"campioni della Santa Chiesi „, recava in dono, da 
parte di Giulio II, un .appello princ>; '. una ma- 

gnifica spada, simboli della indipendenza dei Confede- 
rati. Pasto*, St. d. /'d/>i, III, p. 68». 
io ' Brano i lanxlchenecchl, che avevano contribuito 

assai alla vittoria di Ravenna, e che formavano il nerbo 
della fanl ri.i frani-esc in Italia. 

? I/improvviso rovescio del la fortuna francese in 



Italia fu dovuto al fatto, che 1 Francesi, minacciati 
da milizie venete, svizzere, spagnole, papali, indeholiti Ij 
per la improvvisa perdita degli aiuti tedeschi, non po- 
terono ricevere soccorsi dalla patria, minacciata ai con- 
tini dagli Inglesi e dagli Spagnoli; infine il La Paline, 
succeduto nel comando a Gastone di Foix, era impari 
al grave incarico. 20 

oé Matteo Schinner, Vescovo di Sitten, che 
Ciulio II aveva eletto Cardinale, appunto per la sua 
infaticabile attiviti presso gli Svizzeri, in favore della 
Santa Sede. 






[A. 1512] 



COMMKNTARIA DK RIÌIUIS CKNUKNSIHUS 



149 



ejicerent, eorumque potentiae quoquomodo fortiter adveriarentur. Mimi videbatui omnium 

ardor et rcgii status defendei idi ingeiiH int<-i dves certamcn, ni apparerei eot potius eztl 
ma quaeque BublturoB, quam Regem hac urbe privarla [nterea fama fertur Bononiam In 
poteatatem Pontificia pervenisse, ducibua nepote Pontificia et Jano Fregoao ; ' Bentivolua fuga < m» 
5 sibi consululsset Petebatur a nobis praeatari a (ìullis aiurilia, aed ni] aut parum impetrar] 
potuit. Vcnerat dies wn Junii, cum Janua de Campo Fregoalo cum fratribua auiaetpedi- 
tibus quadringentis quinquaginta, «-«juitìbus vero quinquaginta, ex caatria pontificiis per vallem 
Nuri et Sanctum Stephanum, Clavarum desccndit *, esercita regio Papiae inopia annoi] 
laborante, Elvetiia muros bombardis quassantibus, Joanne Jacobo Trivultio aupra l'.'tdum 

10 apud Baaaignanam ad pontem faciendum intento, convellendo commeatui pernecessarium, et 
Domino de la Paliasa paucorum equitum petentibus nobis subsidium negante (multiplici enìm 
experientia probatum est equorum usum in urbem nostram bello gerendo accommodatissimum 
esse) eodem tamen pediles potius offerente, quod neutrum tamdem effecit. Cum res undique 
plenae timoris essent, nunliatur Gallos Papia discessisse et jam 'Alexandriam pervenisse. e. ^8r 

15 His cognitis Janus tubicen cum literis patentibus Cardinalis Elvetii, Legati Germaniae et 
Lombardiae, tamquam Ligae Capitaneus mittit, urbis deditionem petens, qui primo intrare 
prohibitus a Gallis, inde admissus, statim in arce Castelletti depositus est; qui vix laqueum 
evitavit; idque jure agi posse Gubernator dicebat, cum jam literae solis Antianis, postposito 
Gubernatore, dirigerentur. Venia tamdem data est tubicini, instante officio Baliae 3 . 

20 Dum quisque quantum potest rebus gallicis favet, spemque timido Gubernatori et verbo 

et opere auget, ipse vero de fide civium bene sentire simulans (nam quisque bonus civis et 
de quocumque ordine regias partes sequebantur) cum spem vultu demonstrasset et, ut' con- Mur., 616 
sueverat, animi gratia, urbe excessisset cum Octobono Flisco, in arce Lanternae, nihil tale 
suspicante 'populo, se recepit, vix dimisso Octobono 4 . Hac re vulgata, Senatus statim con- e. ^sv 

25 venit, misitque qui illum revocarent; et si timeret, obsides ex omni ordine se daturos; pre- 
carentur illum ne in tanto periculo Patriam desereret; paratos esse omni tempore Regem 
sequi, si ducem regium habuerimus. Ipse, suae conscientiae testis et a nemine amari sciens, 
flecti non potuit 5 . Stetit per triduum civitas sine capite, tanta quiete ut omnes amissi regi- 
minis regii jacturam quam maximam putabant, omnes deflerent. Stabant omnes quasi muti 

30 et alter in alterius vultus oculos conjiciebat, dolentes et admirantes, ut certe affirmare omnes 
possint, nisi destituti fuissemus, nos numquam potuisse Regem deserere 6 . Erant tunc in urbe 



8. Nuri] Nari S; Narii C i/MvR. — 23. Lanternae] Laternae CMur. Questa contrazione della voce Lan- 
terna è frequente nei codici ed e usata nei documenti del sec. XVI 



1 Degli avvenimenti genovesi, esposti qui e poco 
oltre dal Senarega, non esiste memoria nelle carte del 

S R. Archivio di Stato di Genova. E probabile che il 
Governatore francese di Genova, il quale, come vedre- 
mo, si ritirò, il 20 giugno 1512, nel castello della Lan- 
terna, abbia asportato tutte le carte relative alle sue 
funzioni negli ultimi mesi, e che siano state distrutte 
io o inviate in Francia. 

2 In lettere del " provedador „, Capello, date presso 
le mura di Pavia a dì 14 giugno 1512, è scritto: " d. 
"Janus di Campo Fregoso condutier nostro, per veder 
" di far voltar Zenoa, era partito et va a Zenoa con 

15 " il fratello dil conte Guido Rangon e cavali lizieri . . . 
"et fanti 300 „. Cf. Sanuoo, Diari, XIV, 333. 

3 Questo avvenimento è da porsi, con molta pro- 
babilità, al 19 giugno, poiché nel giorno seguente il 
Governatore abbandonò il Palazzo e l'officio. 

20 4 II Governatore francese Francesco de Roche- 

chouard, sire di Champdenier, si ritirò nel castello 
della Lanterna addì 20 giugno 1512. Il 21 giugno 1512 



il suo Luogotenente avvertiva con una grida che, chiun- 
que volesse essere soddisfatto di qualche cosa dal Go- 
vernatore, andasse colà (Diversor., filza 73-3093). Nello 25 
stesso giorno (21) Giano Fregoso scriveva a Venezia di 
essere alle porte di Genova e di sperare di entrarvi il 
giorno seguente (Sanudo, Diari XIV, 429). 

5 II Senarega qui è troppo ingenuo. Il Gover- 
natore francese si ritirò nel castello della Lanterna, 30 
perchè sapeva che le condizioni dei Francesi in Italia 
erano disperate. Il 20 giugno Ottaviano Sforza, Ve- 
scovo di Lodi, entrava, per mandato del Pontefice, come 
Governatore in Milano; l'esercito di La Palisse sgom- 
brava Pavia e si avviava verso le Alpi; Genova non 35 
aveva sufficienti milizie, non aveva navi francesi per 
difenderla contro gli assalti della Lega; Giano Fregoso, 
era con soldatesche a poche miglia dalla città. Il Go- 
vernatore non poteva agire diversamente da quello che 
fece e il suo ritiro nel castello della Lanterna doveva 40 
essergli stato preordinato. 

6 II rovescio della Signoria francese addolorò i 



150 



BARTIIOLOMAEI SENAREGA I 



|A. 1512) 



Klvctii centum, de numero custodititi corporis regii, quos prius ad custodiam Palatii miserat: 
4 (jui cum vidissent se non recipi ab arcibus Lanternae 'et Castelletti, Janum vero appropin- 

quare, abeundi licentiam a Senatu petierunt; captoque navigio, et publice persoluta prò naulo 
pecunia, Niceam incolumes devecti sunt: quos apud Re<;em boneste locutos fama est 1 .* 
Post baec arcibus non sunt negata levia subsidia, modo per feminas, quas dimitterent, por- 
tarentur, et non per viros. Et cum id per pauculos dies factum esset, tandem xxvi Junii, 
mandato Jani, omnia vetita sunt '. Habebat Lanterna lembos duos, cum quibus multas barchas 



2. Lanternae] Laternac CMur. - Janum] Ianuam B — 7. Lanterna] Laterna CMir. 



Genovesi, non tanto per simpatia verso quel Governo, 
quanto per ragioni di interesse, correndo gravi peri- 
coli i loro commerci con la Francia. Lo affermano 
5 infatti palesemente in una lettera, scritta, subito dopo 
il ritiro del Governatore (21 giugno), ai Cardinali Fic- 
schi e S. uili, per avvisarli della crisi in cui si trovava 
< -mova e per chiedere consiglio: essi scrivono che il 
regio Governatore " beri, a hora de vespro, si ritirò 

io " in lo castello de la lanterna, lasciata la cita sensa 
"alcuno adviso „ ; si elessero subito "sedici cittadini 
* pacificatori „ per teneri' la città in buona unione; ma 
poiché Giano Fregoso è mila Riviera di Levante con 
lettere patenti del Legato pontificio, chiedono ai due 

15 Cardinali quali deliberazioni abbiano preso per Genova 
1 Principi ed i Signori della Santa Lega, < fanno noto 
che ' ultra le doe castrila "[Castelletto e la Lanterna] 
•• che habiamo super la testa, bene munite de gente e 
" vitualie, in lo regno de Francia la catione nostra si 

20 "trova de monti [molti] beni „ che sarebbero in peri- 
colo e perduti se il Governo genovese non facesse il 
possibile per mantenere lo Sfato al He di Francia (Di- 
versor., rcg. 176-670). La lettera esprimeva dunque il 
desiderio di Genova di mantenersi sotto la Signoria 

25 francese e ciò era, come all'erma il Senarega, il pen- 
siero della maggioranza dei ricchi commercianti geno- 
vesi ; ma nel frattempo il Fregoso si avvicinava a (ìe- 
nova, e peniò il Senato gli inviava, nello stesso 21 
giugno, Battista di Rapallo con altri quattro cittadini 

30 per udire le sue intenzioni. Il giorno dopo (22 giugno) 
si feneva un grande consiglio per deliberare sulle trat- 
tative' iniziate dai cinque inviati e si mandavano, su- 
bito dopo, otto cittadini ■ ex numero sexdecim paci- 
" fu atorum ., al Fregoso, poco lontano dalle porte della 

J5 .ittà, per decidere della resa e chiedere 1 privilegi già 
ottenuti da Ludovico il Moro, e, possibilmente, am- 
pliarli "ad beneficium Rcipubblice gcnuensis -, (ili 
>to furono: Ginv. D'Oria, Melcbione di Ncgronc, An- 
freonr Csodimarc. Ansaldo Grimaldi, Stefano Giusti- 

40 niani, Antonio Natili. Battista Botto. Napoleone Richc- 
me. Ci si avviava dunque ad una deliberazione oppo- 
sta a <|urlla desiderata d.igli ottimati della città, ma 
evidentemente Imposta dalla situa/ione politica. Ci 
fu tuttavia il Conte e Senatore Gerolamo Fieschi, il 

45 quale volle e he il Cancellieri' B. Senarega, presente alla 

duta, ed il segretario Eusebio Morone ricordassero 

nel verbale che egli non approvava la deliberazione 

presa, e ciò prova l'esistenza In Genova di un partito 

faYorcvolc alla resistenza alla Lega {Dt'vtrsOT., reg. 1S4- 
■■<< '.70). 

1 I •' Germani regie custodie „ riuscirono a trovare 
un Lorenzo Gamba, patrono di un galeone, dlspo 



trasportarli sino a Villafranca o a Nizza per 40 ducati, 
(ìli Anziani dichiararono di volere pagare le spese del 
viaggio "ut Regi Cristianissimo referre possint, cum 
" pervenerint ad Maicstatem suam. bonam mentem e i\ i- 
" tatis in tot perturbationibus „. Assicurarono inoltre 
il Gamba di pagargli il suo galeone, se per caso " quod 
"credibile non est „ fosse stato sequestrato dai detti 
Germani (22 giugno 1512; Diversor^ rcg. 1S4-670). 

* Haec quidem continuata oratione scripta accepi ; 
verum quae sequuntur, aliquid excidisse dubitare me 
faciunt, atque omissum ingressum in urbem Jani Frc- 
gosi cum copiis pontificiis (nota del Muratori). 

1 II Muratori osserva, nella sua edizione, che qui 
manca la narrazione dell'ingresso di Giano Maria Fre- 
goso in Genova e dubita che qualche foglio della Cro- 
naca del Senarega sia scomparso: io credo piuttosto 
che il Senarega se ne sia dimenticato, come dimenticò 
altre notizie nel corso della sua opera. Può tuttavia 
sorgere il sospetto che egli, per prudenza, o per amor di 
patria, o per il dolore che gli cagionava il ritorno di 
faziosi in città, abbia taciuto, ovvero, dopo aver scritto, 
abbia procurato di fare sparire qualche commento troppo 
vivo o qualche notizia indiscreta. Certo, questa parte- 
delia Cronaca è confusa e mal digerita. Esempio tipico, 
'a ripetizione a distanza di poche righe dello stesso 
pensiero, con le stesse parole, " obsidebatur pot ; us civl- 
" tas quam arx „; la confusione del momento, pare ab- 
bia influito sulla stesura del racconto, ma in questo 
punto ci soccorrono le notizie del Sanudo e i docu- 
menti dell'Archivio di Stato di Genova. Dai Sanudo 
sappiamo che Giano Fregolo aveva scritto "da Zenoa, 
" a dì 2;,, al " provedador .. veneziano a Pavia come 
"era intrato in Zenoa con 4000 partesa.nl et fanti, et 
" à auto quella terra a nome di la Liga „. Il frate 
Angelo Lucido scriveva invece da Roma (25 giugno) 
ne marti, a dì »3, d. Janus di Campo Fregoso a le 

bore intrò in Zenoa „, ma poiché il martedì cor- 
risponde al 22 giugno di quell'anno, è da fissare sen- 
z'altro la data dell'ingresso di Giano in (ìcnova al gior- 
no 22. Altr. lettere da Roma, dell'oratore veneto, del 
25 e ;ó giugno 1512, narrano "come il papa à inteso 
" la nova di Zenoa pe r [etere di 1). Janncs di Campo 
"Fregoso; qual mostrò grandissima leticia et iridò: 
•■ Frifosot Frtgi ' Voi far festa per Roma e cussi 
" scrive si fazi a Venccia. et à fato uno breve a '/.<- 
" noa, che '1 dito sia doxe di Zenoa „. Da lettere del 
ir) e }<-> sappiamo 1 he la sera di San Giovanni [il :6 giu- 
gno, giorno dei Santi Giov. e P.] il Papa, che era stato 
a S. Pietro in Vincoli, volle tornare In palazzo per 
ere i fuochi di gioia e "per tutta Roma fu fato 
■ fuogo per le strade. Su le- finestre erano da torsi 



|A. 1512| 



COMMENTAR I.\ DE REBUS GENUENSIB 



151 



ceperanti cuna adhuc non estoni parata obeidioni necessaria, urbsque potius ob quam 

ara obsideretur. Venerai paulo ante Petrua Fregosua Baptistae filius, qui cum pares a Car- 
dinali literaa habere affirmaret, se etiam admitti petebat. El cum dubitatum t sei ne in 
civitnte contentio oriretur, quae Incendium parere poaaet, civium opera (hortante et annitente 
5 Pontilìce) sopit.i est disceptatio ìli;», creaturque xxix Junii, 'magno omnium consensu, Janus 
Duz, ingenti hominum suae factionis applausu, cum Lilia aalariis quae <-i Baptista et Cardi- 
nalis prius habuissent '. 

Nonis postea Julii trlremes Gallorum sex aupra portum venerimi, primoque bombardai 

intra urbem jacere coeperunt; easque Pelri Joannis veteris capitane! esse Credentes, illum in 

10 Occidente™ navigasse comperuerunt. In ipsis erat novua (jubernator, vir, ut fama fui t, bonus 

et nostris moribus accommodatus \ Rectius profecto rebus regiis consultimi fuisset, si adven- 



C 479» 



7. prius] patcrnus ABS — 8. Julll] Junii C {/Mur. — io compercrunt C'Mur. 



"3000, che pareva tutta Roma ardesse da jubilo. Que- 
sta festa fu fata et si fa per la recuperation di Zcnoa 
"e la liberatione di la sua patria e voi cussi si fazi in 
5 "questa terra „ [cioè a Venezia]. Queste lettere, giunte 
a Venezia il 3 luglio, indussero il Collegio a ordinare 
di " sonar campano a S. Marco e cussi per tutta la terra 
"e si farà lumiere iusta la volontà dil Papa, et da ma- 
" tina si farà una processione in segno di letitia per 

io * la libcration di Zenoa „. La processione fu fatta il 
giorno dopo, domenica, 4 luglio (Sanudo, Diari, XIV, 
421, 450, 453, 454, 456). Simili festeggiamenti si ebbero 
in Genova ai primi di luglio, ma occorre dare la pre- 
cedenza alle notizie dei primi atti di governo di Giano 

15 Fregoso. Il 25 giugno egli emanava una grida proi- 
bendo subbugli e rubalizi in città e mandava lo stesso 
ordine (26 giugno) ai podestà, vicari, giusdicenti delle 
due Riviere (Diversor., filza 73-3093). Il 26 giugno si 
raccoglieva un gran consiglio " ad conspectum 111. d. 

20 "Jani Marie de Campofregoso et M.ci consilii d. An- 
" tianorum „ e, dopo un lungo discorso sul trapasso 
dal dominio regio a quello della Santissima e Serenis- 
sima Lega, " sine armorum strepitu et magna omnium 
" quiete „, si deliberava di mutare l'ufficio di Balia ed 

25 erano eletti: Melchione de Nigrono, Gerolamo Spinola, 
Domenico Lercari, Bernardo de Franchi, Vincenzo Sau- 
li, Giacomo di Rapallo, Gian Giacomo D'Oria, Gian 
Ambrogio Fieschi, Ansaldo Grimaldi, Simone di Bo- 
zolo, Agostino de Ferrari, G. B. D'Oria (Diversor., reg. 

30 184-678). Intanto il Cancelliere G. B. Zino, inviato a 
Pavia per conferire coi capi della Lega, mandava let- 
tere (26 e 28 giugno) informando delle pratiche presso 
il Cardinale Legato, per l'avviamento di Genova sotto 
la protezione del Papa (Litterar., filza 1958). 

35 ' Nei documenti d'Archivio non v'è parola del 

nuovo pretendente, sorto di fronte a Giano. Giunse 
però in buon punto una lettera di Giulio II, data da 
Roma " apud S. Iohannem in Laterano, sub anulo pi- 
scatorio, die 26 Junii 1512 „, nella quale il Papa per- 

40 suadeva " dilectis filiis Antianis et Communi inclite 
"civitatis Janue„ di eleggere Doge Giano Maria Cam- 
pofregoso, ed infatti il 30 giugno (non il 29) si pro- 
cedeva alla sua elezione (Diversor., reg. 184-678). Giano 
dette notizia della sua nomina a Doge al Provveditore 

45 Capello ed alla Signoria veneta, con molte proteste di 
affetto e di gratitudine, chiedendo che la condotta della 
gente d'arme, che egli aveva nell'esercito veneto, fosse 



33 



65 



data al figlio Alessandro. La Signoria veneta rispose 
(7 luglio) congratulandosi e decise di dare ad Alessan- 
dro la " conduta di homeni d'arme 50 in biancho „ e 50 
che la compagnia fosse governata da altri "finche il 
" dito fiol habi anni .... el qual al presente à solum 
" anni . . . . „ (Sanudo, Diari, XIV, 466, 467, 468). In- 
tanto in Genova Giano Fregoso ordinava che si faces- 
sero processioni per tre giorni, cominciando dal 1 luglio, 
"per la liberation nostra e de la Italia,, e inviava let- 
tere (3 luglio) alle due Riviere, perchè si facessero 
" segni di leticia„ per la stessa ragione (Diversor., filza 
74-3094); per ingraziarsi il popolo concedeva sei mesi 
di libertà ai carcerati e carcerandi della Malapaga (Di- 60 
versor., reg. 184.678; 1 luglio) e, perchè fosse subito a 
tutti manifesta la nuova Signoria, ingiungeva agli uf- 
ficiali delle due Riviere che " sine mora omnia arma 
" et insignia, que in locis vestris pietà hucusque haben- 
" tur, in locis eminentioribus, superioritatem et aucto- 
" ritatem denotantia „, fossero cassate e in loro luogo 
fossero dipinte "arma et insignia nostra ac excelsi com- 
" munis Genue „ (Diversor., filza 74-3094 e Politicor., 
mazzo 3-1649; 1 luglio 1512). Circa i suoi emolumenti, 
uno scritto da Roma affermava che egli aveva una 
" provisione di 7000 ducati a l'anno „ (Sanudo, Diari, 
XIV, 450). 

2 Già dal 1 luglio correva voce in Genova di un 
ritorno offensivo delle galee francesi. Infatti si ordi- 
nava a Filippo Garro, patrono di un galeone e di due 
imbarcazioni, che erano alla foce del Bisagno, di par- 
tire immediatamente per Portofino " atteso che dicuntur 
" venire le galee M.ci Peringian et iatn siati in ripparia „ 
e lo stesso ordine, per la stessa ragione, era inviato 
ai patroni di " vasseli che sono a Nervi, quali sono in 80 
"terra, che visto il presente comandamento vareno detti 
" vasseli et statini se ne vadono a la volta di Portofino „ 
(Diversor., reg. 185-679). Il 2 luglio il Doge, gli An- 
ziani e la Balia " ad compulsandam, comprimendam et 
" destruendam molestiam triremium magistri Peringiam 85 
" capitanei regii, ripperiam nostram occidentalem decur- 
"rentium,,, eleggevano il M.co Zaccaria di Campofre- 
goso, fratello del Doge, Capitano della armata genovese, 
ricca (!) di ben due galee pontificie, comandate dal M.co 
Giovanni di Biassa (Diversor,, reg. 176-670). Il 5 luglio 90 
Giovanni di Vernazza era inviato ad avvisare tutte le 
navi genovesi, in rotta verso Genova, di stare in guar- 
dia e di ubbidire agli ordini che fossero dati. (Diver- 



tì 



152 



B ARTHOLOMAEI SENAREGAE 



[A. 1512] 



tum cj us accelerassent. Obsidfbatur potius civitas, quam arx, et qui in ea erant caducea- 
torem per vicina loca miserunt, promittentes immunitatem per decennium si in fide perman- 
sissent. Sed non profuit oblata immunitas, vixque Levia ad victum necessaria impetrarunt. 
1 )um haec apud nos aguntur, fama ferri coeptum est confoederatos non bene convenire de' 

c#i Statu mediolanensi, Imperatore et Ilispaniarum Rege annitentibus mediolanense imperium 5 

Archiduci Burgundiae: Pontilice, Venetis, Elvetiis, Florentinisque contra, Maximiliano Sfor- 
tiae tribui laborantibus. Yariis igitur modis haec res agitata, dubios multos tenuit '. Cardi- 
nalis 'Elvetius interea, qui undique aurum corrodebat, a nobis etiam pecunias petiit. Nos 
vero cum videremus furoris piena esse omnia, temporis conditioni cedere utile putantes, 
post multas honestas excusationes, quae non admittebantur, minus malum arbitrati sumus xn 10 
millia aureorum ì 11 ì persolvere (praesertim quod a Jano promissa petebantur), quam gentis 
cupidae arbitrio civitatera committere. Destinati ad eum oratores duo fuerunt, Joannes de 
Illice iurisperitus et Andreas de Auria, ut de pecuniae summa petita quantum possent detra- 

<-. 4 sov here tentarent 2 . Qui autem contra Regem arma sumserint, etsi superius 'satis dictum sit, 

non erit tamen ab re iterum pauca repetere. Primus omnium Pontifex fuit, qui nihil magia 15 
aliud annixus est, quam illum de possessione Italiae expellere; Hispaniae Rex vel invidia 
vel metu Regni Neapolitani; Imperator odio arreptae conjugis; Angliae Rex, ut sororio satis- 
feceret; Veneti recenti odio: Elvetii avaritia pecuniarum partim habitarum, partim promis- 
sarum; postremo Fiorentini ex mutatione status; Margarita Maximiliani filia indignatione 
repudii de ea per Carolum Regem Franciae facti, et quod vix credibile fuit, Philippus Ra- 20 
vastenus indignatione regiminis ablati, per quod ultra quinquennium huic urbi praefuit \ Quis 
credere possit tantam fuisse ejus potentiam ut solus restiterit ? Legantur antiquae scripturae, 
legantur historiae graecae et latinae et Barbarorum etiam, numquam tanta revolutio, vel 
potius conjuratio, audita est, et tam brevi tempore tanta aversio, ut decem diebus Lombardia 

€. 4*'r amissa sit. Multi multa dixerunt Regem incusantes; alii avaritiam, alii superbiam, 'et domi- 25 
nandi libidinem objiciebant. Multi in Concilio quod contra Pontiticem tentavit, ambitiosum 
nimis dicentes, omnem culpam rejiciebant; sed hoc erit aliorum judicium. Tantum dicam, 
Deum Optimum Maximum uno momento omnia prò arbitrio variare, et sicut brevi tempore 
Italiani subegerat, ita pari celeritate eam amiserit. Sed ad res nostras redeamus. 

Cum ad expugnandas arces multa esse necessaria crederentur, Pontifex bombardas sex, 30 
pulverem et ballas ferri quamplures misit \ quibus per continuos octo dies, cum arx Castel- 



35-26. dominandi] damnandam C d/MuR. 



sor., reg. 180-674). Cu. La Ronciere, /list, de la Ma- 
rine Frartraisc, III, p. 177 narra che il nuovo Gover- 
natore di Genova, Crussol, accorte da Marsiglia per 
5 tentare di riprendere Genova, ma dovette riconoscere 
il fatto compiuto e virare di bordo. E^li aggiunge 
che una nuova squadra di soccorso parti il aS luglio, 
ma trovò che il Castelletto si era arreso e soltanto la 
Lanterna resisteva ancora. In verità il Castelletto non 

io capitolò che il 9 agosto. 

1 La grave questione fu discussa in un congresso 
delle potenze a Mantova, nell'agosto 1512. Cf. Fran- 
cesco VbTTOU, Storia <P Italia dal i$tl al /527 in 
Arch. Stor. ital., Serie I, tomo VI, p. 188. 

ic - Giovanni di Lerici ed Andrea D'Oria scrissero 

da Pavia (5 luglio 1512) i risultati di un loro collo- 
quio con il Legato. Il Cardinale dichiarò loro che 
" bisognava subvenirc a li svici [Svizzeri] de una paga „. 
Essi si stupirono (o finsero di stupirsi ':) per tale richic- 

20 sta e osservarono di non essere obbligati a nulla ■ at- 

■ tento la pronta obedientia nostra facta al Signor 

ser Janne, Capltaneo de la Serenissima Lega, uuan< 



" tunque havessemo sopra la testa due inexpugnabile 
■ forteze, le qual continuamente tributavano la nostra 
"terra e ne teneano in grandissime speize „. 11 Cardi- Ij 
naie rispose "che lui havea il bastone in mano e che 
"ben farebbe andar l'asino quando non volesse „. Gli 
ambasciatori trovarono tali parole "molto moleste,,. 
L'altro rispose " ch'el trovava Adorni e Fregosi che 
"gli offerivano tal summa se 11 voleva favorezar B 30 
(nell'acquisto di Genova). Gli ambasciatori tornarono 
sull'argomento delle molte spese per espugnare le for- 
tezze di Genova, ma, vedendo che non riuscivano a 
persuadi re l'interlocutore, se ne andarono. Era pre- 
sente al colloquio anche il Cancelliere G. B. Zino, che 35 
già aveva scritte molte lettere sull'argomento al Go- 
verno genovese (/.irtrrar., filza 1958). 

>n è dato appurare la verità su questa grave 
aicusa a Filippo di Clcves di Ravenstcin; se anche fosse 
vera, sarebbe una debole concausa tra le altre maggiori. 40 

' Giano Fregoso aveva mandato a Roma Benedetto 
di Castiglione per chiedere aiuti al Papa e questi fece 
inviare: " Bombardas sex metalli hoc nomine appella- 



|A. 1512| 



COMMKNTAKIA DE REBUS CKNUKNSIW'S 



153 



letti ex tribus divorili partihtis fullllt quassala, una a parte LuCuIi, alia villanirn Castelletti, 

tertia Sancii Nicolai, uniui i rati is Ordinii Mìimm ti mi operi (nam saipinimi i>«-r religio 
viros liti aguntur) ad compoiitionera cum Caitellano deventum aiti numeratii aureii duode< ini 

millibus, nani muris magni IX parie pioslratis difender! I! posse, ni ajnnt, non <Ial>atnr '. 

5 Qui addi in compoaitione voluit, quod si R.M intra trimestri subsidium praeitareti aurei 
quinquaginta millia per Communi periolvl deberent. Dum 'ista tractantur, detecta proditto* 

fratres Adurnos cum Praefecto arcis agere coepisse de tradenda ipsis arce; sed ejusdem 
fratris Minoris machinatione interruptam operam. Praefecto itaque arcis et aliis qui in ea 
erant libere abire pcrmissis, triremes Gallorum venerunt, arcique Lanternae subsidium prae- 
10 stiterunt, nostra classe adhuc non praeparata. Venerunt non multo post tres Venetorum 
triremes auxiliares, nec multo post septem aliae Ilispanarum, Praefecto Villamarino, quae 
aliquot diebus Genuae et Saonae moratae 'Lanternae maximam incommoditatem attulerunt. 
Albintimilium, qui locus adhuc in Ducis potestatem non pervenerat, missis aliquot peditibus, 
receptum 2 . Plebs oppidum, quod a Luca Spinula pluribus annis antea tenebatur, et discor- 



i ■ . 4H1 V 



Mup., '1- 



9. Lanternae om. ABS — 14. oppldi B - pluribus om. C UMvr. 



15 



" tas, videlicet primam appelatam la lupa', secundam 
• la cagnassa ; terciam la donzella ; quartam la leona ; 
" quintam la ursa, sestam -sine nomine quia est unus 
5 " canonus, cum omnibus suis rottis [ruote] et ceteris 
"aliis omnibus guarnimentis nccessariis; quas quidem 
" bombardas Sanctitas sua vult quod sibi restituantur „. 
Oltre alle artiglierie, Giulio II aveva mandato " ballas 
" mille ferri „ e ventimila libre di polvere. Il Doge e 

io gli uffici si obbligavano, con atto del 28 luglio 1512, 
di restituire, a suo tempo, le bombarde (Diversor., filza 
74-3094). 

4 È facile immaginare la condizione di Genova 
nel periodo che precedette la capitolazione del Castel- 
letto. Si accennò già in queste note che la fortezza 
dominava, dalla cima di un colle, la città; perciò l'as- 
sedio occupò e preoccupò l'intera cittadinanza. I tri- 
bunali, già chiusi il 21 giugno, dopo il ritiro del 
Governatore, rimasero sospesi con successive delibera- 

20 zioni del 1, 21, 30 luglio 1512 (Diversor., reg. 184- 
678). Per l'assedio furono acquistate grandi quantità 
di polvere, salnitro, palle, zappe, picconi, legnami e 
ferramenti (Diversor., filza 74-3094) e finalmente, dopo 
un accanito bombardamento, il 9 agosto 1512, la for- 

25 tezza capitolò (Diversor., filza 73-3093), ma era stata 
tanto " quassata ac diruta .... ictibus bombardarum „ 
che occorse provvedere a pronti restauri, perchè non 
crollasse tutta (Diversor., reg. 184-678; 24 settembre 
1512); perciò parrebbe ingiusto il giudizio dato poco 

30 dopo dal sopracomito veneziano Francesco Contarini: 
" Francesi meritano esser apichati per aversi reso da 
" poltroni „, ma gli dà ragione il fatto che il Castel- 
lano del Castelletto fu messo in prigione per ordine 
del Re, secondo quanto riferisce il Sanudo, Diari, XV, 

35 44, 45. Il La Roncjiere, Hist. de la Mar. Frane, III, 
117, completa la notizia, narrando che il Castellano, 
che era un parente di Pregent, ebbe in compenso del 
suo tradimento 13000 ducati e perciò qualche mese più 
tardi la scure del boia punì il traditore, al quale, nel 

40 fatale momento, fu posto dinanzi, per dileggio, un uomo 
vestito da genovese, che tendeva una borsa. 

2 Dal giorno stesso in cui Giano Fregoso aveva 
occupata la città, il Papa pensò di soccorrerlo con una 
flotta, contro i prevedibili ritorni offensivi dei Francesi, 



ed ordinò subito che le due galee pontificie ed un ga- 45 
leone carico di artiglierie si recassero a Genova ; già 
il 2 luglio, come vedemmo, si fa menzione della loro 
presenza in Liguria, ma occorrevano maggiori aiuti e 
perciò Giulio II ricorse al re d'Aragona e alla Repub- 
blica veneta. Quest'ultima comandò a tre galee, che 50 
erano a Corfù, di partire per Genova. Esse si mossero 
il io luglio e, verso la metà di agosto, giunsero a Ci- 
vitavecchia; erano "tre galie sotil e bastarde, sopra- 
" corniti sier Marco Bragadin, sier Francesco Contarini, 
" e sier Piero Polani „. Giulio II ne ebbe " grandissimo 55 
" apiazer et insieme con do di Soa Santità le hanno 
" aviate verso Zenoa „ (Sanudo, Diari, XIV, 454, 469, 
539, 593). Anche a Genova si armavano in gran fretta 
sei galeoni, due navi e due barche, perchè era corsa 
voce che in Francia si preparavano alcune galee per 60 
soccorrere il castello della Lanterna, ed infatti, prima 
che giungessero i soccorsi veneziani e che l'armata ge- 
novese fosse pronta, " soprazonse 6 galie, uno galion 
" et una barza di Franza, e messe vituarie, munition, 
" artellarie e zente in dieta fortezza, la qual al presente 65 
"tira molto a la terra, ma fa pocho danno; ben è vero 
" che '1 castello [Castelletto] li fa gran danno a essi 
" francesi „ (Sanudo, Diari, XIV, 594, 598). La squadra 
francese era comandata da Bernardino di Baux, corsaro, 
al servizio del Re di Francia. Cf. La Ronciere, Hist. 70 
de la Mar. Frang., TU, p. 118. Ciò accadde pochi giorni 
prima del 17 agosto, quando le tre galee venete e le due 
pontificie comparvero dinanzi a Genova. Esse si fer- 
marono alla foce del Bisagno e tosto il castello della 
Lanterna "tirò do bote di artillarie, ma non li arrivò „. 75 
I comandanti sbarcarono e, su cavalcature inviate dalla 
città, andarono a Palazzo, ove il Doge " li fé optima 
"ciera,, e ordinò si mandasse biscotto alle galee. Il 
19 agosto la flotta veneto-pontificia partiva per unirsi 
con l'armata genovese a Noli e muovere con essa con- 80 
tro Ventimiglia, che era ancora in possesso dei Fran- 
cesi ; ma una lettera del 28 agosto, del sopracomito 
Contarini, avvertiva che, prima di giungere a Ventimi- 
glia, la città si era data al Doge di Genova, e perciò la 
flotta era ritornata indietro (Sanudo, Diari, XIV, 636; 85 
XV, 43, 96). Le galee spagnole del Villamarino giun- 
sero a Genova verso la fine di settembre (id., ibid., 135). 



154 



BARTHOLOMAEI SENAREGAE 



[A. 1512) 



dantibus oppidanis, magnae contentiones a Luca habitae fuerant, missis prius Genua ad oppu- 
• matulum locum copiis Duci?, Communis nomine, deditionem teck, et paulo post, facta con- 
ventione inter Commune et Magistratum Sancti Georgi!, ad administrationem ipsius Magi- 
ttratua, omnibus civibus approbantibus, devenit a quo juste et aequo jure gubernatur. Idque 
ttor factum facilius est, quo ' Octaviani Ducis animus in ea translatione facienda propensior fuit 5 
et liberalior, cupiens paci, quantum in se fuit, et concordiae populorum consulere '. Flo- 
rentiae, auxiliantibus Ilispanis et Ecclesiae exercitu, mutatum dominium est, Medicis in anti- 
quam possessionem restitutis 2 . Dum obsidendae Lanternae intensa cura adhibetur, diverso 
genere navium super portum existentium, tertio idus Xovembris navis una cantabrica subsi- 
dium tulit multarum rerum, inclinante jam in vesperam die, omnibus illam intuentibus, non 10 
hostilem sed amicorum esse existimantibus. Et supra ipsam Lantcrnam, quasi immota scopulis 



4. juste] iussa CC'Mur. ; vix /•'; om. B - gubernatur] Gubernatorem acciperct C 6'Mur. — 8. Dum obsi- 
dendae Lanternai'] Dum obsidetur Laternac Arx et C 6'Mur. — II. Lanternam] Laternam C Mur. 



1 Pieve di Teco e la valle dell'Arroseia orano state 
date in pegno a Francesco Spinola nel 1426, per un 
5 debito del Comune di Genova di lire Sooo, ed erano 
rimaste per lunghi anni In potere degli Spinola. Nel 
1 ,(>6 i popolari, durante il loro breve dominio in città, 
avevano strappato la Pieve alla signoria degli Spinola, 
che pare fosse tirannica; ma nel 1507, col ritorno del 

io governo francese, Luca Spinola aveva rioceupato (mei 
borgo (E. Pakdiani, In anno di si. genov., pp. 94 e aSi); 
nel 15 12, e precisamente tra il 30 ed il 32 marzo, i I 
novesi avevano rioccupata pacificamente la Pieve, per 
opera ilei commissario Nicola di Oderico ; questi vi fu 

15 mandato nuovamente nel maggio; scriveva infatti da 
Mbenga, il io maggio, che il mal tempo lo aveva trat- 
tenuto colà e che, al più presto, sarebbe partito per la 
Pieve, ma non sappiamo per (piali incombenze (/Jttcrar., 
filza I958). Nella crisi di Governo, tra la caduta del 

20 dominio francese e l'avvento di Giano Fregoso, ripre- 
sero forse <^\\ Spinola il perduto dominio: Pare cre- 
dibile, poiché il 4 luglio 1 5 1 2 il nuovo Doge mandava 
Lettere patenti agli uomini di 'l'eco, por avvertirli che 
inviava loro, (piale commissario e vicario, Gaspare Do- 

25 nato, per governare e pacificare tutta la valle di Ar- 
roscla [DivtrsoT; filza 74-J5094); che siano occorse ar- 
tiglierie per appoggiare la sua volontà, testifica un 
biglietto di Andrea D'Oria ad un Cancelliere del Co- 
mune, perchè si pagasse Vincenzo Massa di Nervi, per 

30 aver trasportato su una barca ad Albenga certa " ar- 
Malaria.... per la ezpedition de la Pieive „ (River- 
sar., filza 74-^004 ; 21 ottobre 1512). Il 34 settembre 
1 ;, 1 2 Pieve di I\ co e la valle Arrosda erano solenne- 
mente consegnate all'Uni do di San Giorgio (Sibvbkis 

35 // Banco di San Giorgio, IL p. 1761, ma la cessione 
ebbe certamente qualche itrasclco, poiché il Cronista 
accenna anche all'opera pacificatrice di Ottaviano ì 
goso, il quale non ottenne il dogato che il 17 giugno 

40 ; La decisione di restaurare il Governo del Mi di' i 

in Fin Die fu presa nel congresso delle potenze in Man- 
tova, e alla tino di agosto, dopo il memorabile lacco 
di Prato. Firenze dovette riaccettare la famiglia Medici, 

rappresentata da Giuliano e dal ile Giovanni. 

4; Il Papa volle che il Governo genovese stringesse pronti 
accordi celia nuova Signoria di Firenze ed Incarl 
lo D'Oria, capo delle milizie pontificie, ad espri- 



mere questa sua volontà, raccomandando di Inviare su- 
bito, a tale uopo, una ambasceria a Roma. L'S novem- 
bre 15 12 furono scelti come ambasciatori: Luigi di 50 
Campofregoso, Sinibaldo Fieschi, G. 15. D'Oria e Qui- 
lico Cavallo; l'ufficio di Balia decise che ognuno aves- 
se ■ iuvencs duos florentis etatis, et lamulos septem, et 
" mulos ad vestes vehendas tres „ e inoltre una comi- 
tiva di quaranta cavalieri, più dodici vetturali coi loro 55 
muli. Agli ambasciatori furono consegnate (25 novem- 
bre) due istruzioni; nella prima si diceva loro che il 
Papa intendeva di esaudire il desiderio che il Cai di- 
naie de' Medili, per lettere, e Francesco Cibo, inviato 
dal Cardinale, a voce, gli avevano esposto, circa un 60 
accordo tra Genova e Firenze; nella seconda si esor- 
tavano i legati a chiedere e ad insistere presso il Papa 
allineile soccorresse la città, implicata nell'assedio della 
Lanterna: essi dovevano esprimergli la loro gratitudine 
per lo cinque galee inviate in aiuto a Genova, ma fare 65 
anche presente, che se i Francesi * volessero ingrossare 
"per mare, questo presidio non saria sufficiente,, (fstruz. 
e Relax., 3707 <"). L'ambasceria parti probabilmente 
il 36 novembre: in quel giorno il Cancelliere G. B. di 
Zino fu eletto cancelliere della ambasciata e lo accom- 70 
pagnò Vincenzo di Borlasca, mandato dall'ufficio di San 
Giorgio, o meglio dall'ufficio sugli all'ari di Firenze, 

■ ut assistat semper quattuor oratoribus ad summum 

■ pontlficem „. Il registro di archivio nota che Vincenzo 
ritornò a Genova il [9 febbraio 1513, ed e a credere 75 
che tornasse con gli ambasciatori. Mentre erano in 
viaggio, si peirò ad un dono che essi avrebbero of- 
ferto in Poma al " Rev.mo d. Gursiensi, Cesareo Lo- 

" CUmtenenti a (Matteo Lang) ed il Governo decise una 
patera d'oro con uno - za) aureo; ma tra gli 80 

stani o l'ufficio di Balla si discusse sull'olì'erta da 
porsi nella patera: quelli volevano porvi mille ducati 
d'oro, che, ai due lati del grifone genovese, avessero 
impresse due ghiande, insegna del Sommo Pontefice; 
l'ufficio di Balla, invece, proponeva si coniassero cento 85 
me daglle, del valore di dieci ducati ognuna, e su quelle 
si Imprim 1 solum glandes, sed etiam Integrato 

"querelimi. Non riuscendo a mettersi d'accordo, si 
lasciò al Doge la I DI {l'ivm-or., r<g. [84-678). 

Il 22 dicembre 15:3 fu stoso lo strumento del sindacato 90 
agli or. iteri geno\ 1 Papa, per contrarre tre- 

gua con il Comune fiorentino {Is/TUt. t Jìrlai., 3707 C). 



|aa. 1512-1513] COMMENTARIA DE REBUS GENUENSIBUS 



I'» ; 



aliquot diebuBi cum maxima marli tempeatate et homhardis a leva dextraque agitata* tamdem 
omnibus expoaitia in terram, incolumi! abili '• Interim frustra ex Sani to Petro Arenae boni 
bardis arx petebatur et sic ex mole; quae rea demonatrabal non io vi, aed inaola obaidione 
cjus potiendi apem positam a Hoc molestiasimum Pontifici fui ■ forunt; quare atatutum non 
5 ampliua militibua obaidendam eaae, tantum cum parvo numero, ut eoa qui In Arce erant 

comprimerent, ne exire impune possent, et aliquot navea Bupra portum in anchoria slam 
continuo esse. Dum geruntur quae aupra dieta sunt, capta eat bari hia una Lnaitanorum 
apud Massiliam per fratrem Bernardimnn piratam, a Kege Kraneorum stipendio conductum, 
et triremes Gallorum, mercibus genuensibus onusta, quaruni pretium aureOTUm quadraginta 

10 millium aestimatum fuit*. Inter haec, post disceptationes de Statu mediolanensi inter i'rin- 
cipes habita8, creatur Maximilianus Dux, magna populi laetitia applausuque, ad quem paulo 
post cives quatuor ex primoribus legati congratulatum missi sunt, laudante Pontifice, cum 
quo stabiliendi utriusque Status societas et forma iniretur a . Eodem tempore nuntiatum Ge- 
mme est, Regem Franciae publico edicto indixisse cujusvis Italiae nationis mercatoribus in 

15 suis Regnis libere et sine impedimento negotiari, Genuensibus exceptis, quos a commercio 
populorum suorum exclusos esse jussit, necnon Massiliae triremes et navigia parari ad damna 
potius Genuensium, quam Lanternae subventionem ferendam. 



e. 4H tv 



Anno MDXIII. Haec, quae diximus, anno millesimo quingentesimo duodecimo comme- 



6. stantes] standas A B — 18. MDXIII] 1512 AB 



1 II Senarega afferma che la nave ausiliaria fran- 
cese arrivò il dì 1 1 novembre. Il Sanudo, Diari, XV, 
3S4 e il La Ronciere, Hist. de la Mar. Frauc., Ili, 
5 p. 11S, concordano nel giorno io novembre. La Ron- 
ciere aggiunge che il blocco fu forzato dall'intrepido 
Janot " le Marseillais „ e che il Castellano della for- 
tezza, Guglielmo di Houdetot, discendente da un eroico 
uomo di mare normanno, che si era molto distinto alla 

io battaglia dell'Ecluse, spartì generosamente le sue muni- 
zioni con il Janot, per la difesa della sua nave, durante 
il ritorno a Marsiglia. Il Janot portò in Francia la 
notizia che la fortezza della Lanterna, detta dai Fran- 
cesi " la Mauvoisine „, mancava di 59 pezzi di artiglie- 

15 ria leggera per guarnirne le mura. 

Desta meraviglia che la flotta veneto-ispano-pon- 
tificia e la genovese non siano riuscite ad impedire un 
così ardito rifornimento alla fortezza assediata, e peg- 
gio ancora si siano lasciate sfuggire la cattura della 

20 nave francese, al suo ritorno in Francia. Da notizie 
del Sanudo {Diari, XV, 382) si può dedurre che nei 
primi di novembre le tre galee venete fossero a Savona 
e che il io novembre, forse per avvisi ricevuti da Ge- 
nova, esse vi accorressero; ma nel viaggio la Bragadina 

25 ruppe il timone e perciò tornò a Savona. Le due galee, 
la Poiana e la Contarina, stettero a Genova sino al 25 
novembre, poi tornarono a Savona a trovare la Bra- 
gadina. E le sette galee del Villamarino dove erano ? 
Tutto ciò sa di mistero e peggio di intrigo, e forse 

30 erano vere le voci che correvano a Venezia di accordi 
segreti tra il Doge Giano e il Re di Francia (Sanudo, 
Diari, XV, 354, 382). Luigi XII assai probabilmente 
uccellava il Doge di Genova con grandi promesse (ri- 
marrà Doge, avrà la Lanterna e avrà una condotta di 

35 cento lance dal Re) purché la fortezza rimanesse ancora 
in mano ai Francesi. Sappiamo ancora dal Sanudo 
{ibidem), che nei primi di dicembre le galee venete ave- 



vano avuto licenza da Roma di ritornare nell'Adria- 
tico per disarmare, non appena fosse partito da Genova 
il capitano spagnolo Villamarino. 40 

2 Vedemmo che, nel luglio 15 12, il Doge aveva 
mandato Giov. di Vernazza ad avvertire del pericolo 
imminente le navi in rotta verso Genova. Nell'agosto 
il pirata fra Bernardino, ricordato anche dal Senarega, 
aveva catturato due navi biscagline, con carico appar- 45 
tenente a mercanti genovesi; nel settembre il Governo 
aveva preso misure per ottenere che il naviglio geno- 
vese fosse ben armato e navigasse di conserva; il 15 
ottobre il nobile Giorgio Grimaldi e altri cittadini si 
presentavano al Doge ed agli Anziani e narravano che 50 
una barca di Alimero de Briama, portoghese, carica di 
merci e di beni, appartenenti per massima parte a ge- 
novesi, era stata catturata " apud Pomegas, per triremes 

" regis francorum „. Essi chiedevano che l'ufficio del 
Mare usasse ogni mezzo per la restituzione dei beni 55 
catturati {Diversor., reg. 184-678). Addì 8 novembre 
1512 si presentava allo stesso ufficio il nobile Ambro- 
gio Gentile, che era forse uno degli assicuratori della 
nave e delle merci accennate, e dichiarava di essere 
pronto a recarsi a Marsiglia per redimere le merci, ma 60 
non essendo sicuro della riuscita, e dovendo fare molte 
spese per il viaggio e per la permanenza colà, chiedeva 
all'ufficio " ipsum sublevari debere indemnem, cum satis 
"esse labores, non pecuniam amittere„ e l'ufficio decre- 
tava che, se Ambrogio non fosse riuscito nel suo in- 65 
tento, lo avrebbe rifuso delle spese fino a ducati 50 
{Diversor., reg. 185-679, 8 novembre 1512). 

3 I quattro ambasciatori al Duca di Milano furono 
eletti il 2 dicembre 15 12. Essi erano: Agostino Cat- 
taneo, Ansaldo Grimaldi, Agostino de Ferrari, Vin- 70 
cenzo Sauli. L'ufficio di Balia fu incaricato di formare 

il " comitatum „, dettare le istruzioni e pagare le spese. 
{Diversor., reg. 184-678). 



15o 



BARTHOLOMAEI SENAREGAE 



[A. 1513] 



moratione, ut putamus, digna perscripsimus. Sequentis vero anni principio, die xxi Fe- 

. /*/r bruarii vita accessit Julius 'Pontitex, in ipso belli cursu et ardore, paulo ante lucem, Reli- 

^ionis et bonae conscientiae, in vitae exitu, testimonium praebens. Nam moriens Ecclesiam 

6«9 Dei Cardinalibus eni'xe commendavit, hortatusque est, ut Pontilicem eum eligerent, qui Dei, 

Relunonis, et Ecclesiae dignitatis studiosus esset; intcrrogatusque a Patribus, an Cardinales 5 
8chismatis auctores sacerdotali dignitati restituerentur, respondit, quantum ad se attinet, 
omnem illis injuriam remisisse, nec ultionem quaerere, quae soli Deo debetur ; quantum 
autem ad Ecclesiali] pertinet, videant faciantque ea, quae jure ab illis debentur. Ad haec 
mandavit, ut pecunia ab bis accepta ob promissam Cardinalatus dii(nitatem, qui creati Car- 
dinales non fuerunt, statim restitueretur '. Cienuae vero instructae sunt barchiae quinque, 10 
galeonus unus, brigantini duo, sub praefectura et capitaniatu magnifici viri Nicolai Auriae, 
numerato stipendio mensium duorum, ut Gallorum naves ad damna nostra comparatas inse- 
querentur, et naves nostras undecumque venientes tutas redderent \ Die autem xu Martii, 
e. 4*ìv duo ex magistrata Maris, numerum virorum in singula barchia 'et navigiis, quae supra dieta 

sunt, studiose recensuerunt, et magniticus Praefectus, cum ex platea Auriae familiae in Pa- 15 
latium venisset, eadem familia deducente, cum honore exceptus in aula magna ab illustris- 
simo Duce et Maris officio, apud illustrissimum Ducem sedit: oblatoque vexillo, in quo crux 
rubri coloris et aquila, quod est familiae Auriae signum, deinde revoluto, ut moris est, habi- 
taque convenienti oratione, ex eo loco adhaerens Ducis lateri, ad ultimum gradurù scalarum, 
quae intra portam Palatii positae sunt, descendit, et inde Duce relieto, medius inter priorem 20 
officii Maris et Ludovicum Ducis fratrem ad litora Sarzani incessit, vitata mole ob bombar- 
darum periculum, quibus ea pars urbis continue petebatur, multis civibus comitantibus 3 . Et 
cum navem conscendisset, c'assis vela dedit. 

Post Pontitìcis mortem Cardinales, ut Roma relatum est, Conclave ingressi sunt die in 

Martii, et die xin ejus mensis, post non levem contentionem, creavere Pontiricem Cardinalem 25 

Florentinum Laurentii Medices lilium, qui Leo Decimus nominatus est 4 . Dux vero Medio- 

lani, audita Julii Pontitìcis morte, Parmam et Placentiam, quae a Ducibus Mediolani antea' 

e 4&4> possidebantur, a Julio vero in potestatem Ecclesiae redactae fuerant, frustra recuperare 



r. xxi] xi B — 17. illustrissimum] illum B S — 19. ex] et CMur. — 24-25. 3 Martii et die xm eius 
mensis] die xni Martii // — 25. Cardinalem om. C UMVR. — 28. fuerant or». BS 



1 Le notizie del Senarega corrispondono a quelle 
raccolte da L. I'astor, St. il. Papi. MI, pp. 007-608. 
e II 20 febbraio, cioè poche ore prima della morte di 
(jiulio II, ii Doge di Genova chiamava a segreto col- 
loquio, nella sua camera, l'ufficio di Malia e ri feri va la 
notizia che il l'apa stava male. In previsione della 
morte e delle novità che ne sarebbero seguite, si i 
io ricavano Ansaldo Grimaldi, Angelo de Ferrari, Gian 

Giacomo D'Orla, Simone di I3f> provveder .1 

quanto sarebbe occorso e di procurare esploratori : si 
decideva inoltre di raccomandare al nobile Andrea 

D'Oria la maggior > elerità nella costruzione e nell'ar- 
15 inamento di due ^alee, che <;li erano già destinate in 

comando {Diversor^ Usa 7:1-300;). 

1 Con dellberaaione del 14 gennaio 1513. l'ufficio 

del Marr ebbi l'incarico di armare un.i Motta p« r difen- 
dere 11 traffico ligure, minacciato da navi cor-are di 

20 Marsiglia * che se sole dire essere nio [nido] de cativi 
"ossili, (ZHv*rsor n regi i s , \ddì 22 gennaio si 

impose una tassa sulle navi, per sopperire alle spese per 
l'armamento della flotta contro i pirati ■ qui ex Mas- 
■ lilla, rei iam exierunt, rei exituri sunt in damna no- 

25 "atrorum s (Potiticor^ masso {•ioao). Il <> febbraio 
151 \ il magnifico Nicolò D'Orla era eletto capitano 



dell'armata, con la paga di commissario (che era infe- 
riore), ma con la concessione di una comitiva di qua- 
ranta uomini, tra i quali fossero ■ trombete, famuli, 
" coqui, canccllarij et similes viri „ (Pivrrsor., reg. 1S5- 30 
679). Il 9 marzo 1513, il Doge e l'ufficio del Mare 
notificavano ai patroni delle cinque harchie, del ga- 
leone e dei due brigantini, che formavano la flotta, la 
elezione del capitano e l'ordine di ubbidirgli (Diicrsor., 

')• 35 

1 L'armata non si era potuta raccogliere nel porto, 
presso il molo, perchè la fortezza della Lanterna, con 
i tiri delle sue artiglierie, disturbava ogni movimento 
di navi, per, io essa si era riparata nel piccolo seno o 
porticciolo fra le colline di Sarzano e di Carignano, 40 
che era al dalle minaccie francesi. Il piccolo 

seno di Sarzano fu colmato di terra nella seconda metà 
del secolo XIX ed ora vi sorgono edif.ci municipali ; i 
reo hi ricordano ancora un grande e caratteristico sco- 
glio forato, detto della Campana, che sorgeva in mezzo 45 
a tinello ipeci hio di ni 

1 S -fondo il Cipolla, Si. >/■ Si^torir, p. 835 ed il 

PAATO&, .S/. ,/. Papi, IV, pp 13-15, il conclave durò 
dal 4 all'i 1 marzo. Tutti sanno che il cardinale di 
Plrense era Glorannl di' Medici. 50 



[A. 1513] 



COMMENTARLA DE REBUS (.'KNUKNSii'.i is 



157 



tentavit. [nterea Mediolani magna licentin multorum animoi Invaierat; caeden, rapinae, 
atque hujuHinodi alia mala passim Impune committebantur, eo quod Duci, ob aovitatetn in 

perii et adoleac enti.un, pecuniaromque inopiam, panini timori* et reverentiae habebaiur. Ho< 
brevi dierum spatio dnae in vico Sai /.ano intra nrbem trireme!, public» pecunia aedilicata»- 

5 fuerunt 1 et memorabile facinua lecutum eit, ac nomine genuenai non [ndignum. 

Nam die wu INI arti i navis una a parte orientali ex urbe conapecta, stante noto aecundo, 
Lanternae appropinquare coepit, line timore navium, videlicet illiua, quae fuit GaUorum, 
Lomellinae, Galeaceae» ac Bottae, quae in anchoria esdatentea arcem obaidebant* Et per 

medias eaa naves curaum dirige na, bombardia illaa infestans, prope acopulos Lanternae a 

10 parte Orientis auclioraa lixit, non longe ab ipsis scopulis scorpionis ictu, ut beneficio 'venti 
ab Oriente llantis uteretur ! . lui re cognita, Dux vidcns ex longa obsidione mala magna 
civitati impendere, anxiua animimi convertit ad ea remedia tentanda, quae 'arte et industria 
tìeri possent, ne delata aubaidia in arcem exponerentur. dunque alii alia commemorarent, 
Manuel Cavallus, Pelri lìlius, juvenia impiger et rei maritimae admodum peritua, coram Duce 

15 se se obtulit, magna cum liducia pollicitus eam navem capi posse, si sua sequerentur conailia, 
et prò Reipublicae commodo nullum se periculum recusaturum obtulit. Laudata juvenia for- 
titudine, Dux conditionem accepit. Statim neceasaria ad negotium conficiendum procurans, 
delectam juvenum manum, et eorum quidem qui in civitate non inter ultimos cives habeban- 
tur, navi ad id delectae mira celeritate imposuit. Et quamquam in ea plerique essent, qui 

20 Consilio in ea re valerent, jussit tamen Manueli parendum esse et suis consiliis obtemperan- 
dum 3 . 'Et in hunc modum rebus a Duce diligenter prudenterque paratia, navis instructa 
vela dedit, monitis prius religiosis utriusque sexus in singulis monasteriis ad Deum preces 
fundere, quippe qui sua bonitate omnes cogitationes humanaque Consilia, nisi auctore Deo, 
vana esse cognosceret. Et vento favente Lanternae propius accessit, mediumque se inter 

25 scopulos hostilemque navem posuit. Multis bombardarum ictibus petitur, quibus in ea navi 
plerique saxorum fragmentis vulnerati fuerunt, in quibus Andreas Auria, magni animi vir, 
haud leviter percussus fuit, ita ut desideratum illum fama vulgaret. dim navis nostra statim 
hostilis barchiae lateri adhaesisset, Manuel intrepidus eam barchiam conscendit, funem, quem 



i. 4S4V 



M 1 e 



C 4*5 r 



6. secundo om. BS — 7. Lanternae] Laternae CMur. — io. scorpionis] sclopionis CMur. 
monitisl dedit, cum ante monitis AB — 24. Lanternae] Laternae CMur. 



22. dedit, 



1 La costruzione di queste due galee sottili fu 
diretta da Andrea D'Oria, che doveva presto divenire 
5 famoso nella storia della marina francese e spagnola. 
Il D'Oria assunse tale incarico dall'ufficio di Balia, il 
6 ottobre 1512 (Diversor., filza 74-3094), nel qual gior- 
no fu fatta la specificazione dei materiali (cf. Ang. 
Scribanti, Una specificazione dei materiali del tempo di 

io Andrea Doria, in La Marina Italiana, Genova, 
1925). Il 13 gennaio 1513 fu redatta la descrizione del- 
l'armamento delle galee (Diversor., filza 76-3096); il 23 
febbraio 1513 fu stretto il contratto con Andrea D'Oria 
per il servizio che egli avrebbe prestato in favore di 

15 Genova con le due galee (Diversor., filza cit.); il 2 
marzo 1513 il D'Oria prestò garanzia di scudi ottomila 
per la osservanza al contratto firmato (Diversor., filza 
75-3°95)' il 6 marzo furono passate le ispezioni o 
" monstre hominum et seu turme duarum triremium 

20 "Magnifici Domini Andree de Auria capitanei „ (ibi- 
dem). Il 9 aprile 1513 il D'Oria ebbe in consegna un 
certo numero di proiettili di piombo, (Diversor., filza 
76-3096) e ciò prova che le galee erano ormai in ser- 
vizio. Dalla semplice enumerazione dei documenti ap- 

25 pare la rapidità con la quale le galee erano state co- 
strutte ed armate, e si noti che erano state impostate 



in luogo poco atto a costruzioni, cioè alle falde della 
collina di Sarzano, di cui feci cenno. 

2 In Francia si sapeva, per lettere del Governa- 
tore Houdetot, che le vettovaglie erano per finire nella 30 
fortezza. La carne magra e dura portata da Janot era 
terminata verso la Candelora; il lardo andava corrom- 
pendosi; nella guarnigione serpeggiava una strana epi- 
demia, con accenni di nefrite, che in tre mesi condu- 
ceva alla tomba. L'assedio rigoroso impediva d'in- 35 
trodurre provviste fresche e medicine. Perciò si tentò 
l'ardita impresa di inviare una nave a rompere il blocco. 

La barca, o barckia, francese era comandata da Cristol 
Esclavon ed aveva circa duecento uomini (Ch. de la 
Rontciere, Hist. de la Marine Frangaise, III. pp. 1 19-120). 40 
Per ingannare gli assedianti la barca venne verso Ge- 
nova da levante, mentre la linea più diretta dalla 
Francia era da ponente, ed usando sapientemente del 
vento di scirocco, passò di sorpresa tra le navi del 
blocco, che erano ancorate, e andò a collocarsi a levante 45 
della Lanterna. 

3 II Cavallo, infatti, era un semplice nocchiero, 
cioè un popolano, mentre salirono sulla nave uomini 
come Andrea D'Oria e Benedetto Giustiniani, apparte- 
nenti alla nobiltà e periti anch'essi di cose marinare. 50 






r.ARTIIOLOMAKI SENARKCAE 



[A 1513] 



obse9si dederant unde barchia traheretur, magno cum vitae periculo sua manu praecidit, 
iis* sublataque traliendi barchiam potestate, factum est ut, Manuelis 'virtutc atque industria, ea 
barchia ab accesso arcis prohibit.i, auxiliiim obsessis ferre non posset, sed capta statim in 
Manuelis potestatem pervenit, aliquot ex bis qui Manuelem secuti sunt obtruncatis, duni 
barchiam conscenderent. Capti quoque patronus, aliique, qui videntes hostem barchia poti- 
tuni, ut illitu manus cffugerent, in barchiam se se receperant, ut deinde in arcem confuge- 
rent, aliis in ipso impetu interfectis '. Ilis cum laude peractis, cum Manuel timeret ne vi 
ventorum in terram impelleretur, cui proximus erat, cum nostra et hostium navi capta altum 
petiit: inde ad constitutum obsidioni locum rediens, anchoras tixit. Ex bis, quos captos 
memoravimns, sex in Palatio laqueo suspensi sunt : alii, quos sex et viginti fuisse constat, 
in triremibus remo addicti, omnes vero funibus ligati more pecudum in Palatium tracti. Fuit 

citar profecto facinus ipsum, omnium judicio, 'memorabile et posteris commendandum, si animi 
magnitudo, artis navalis peritia, et in Patriam caritas recte pensetur. Dux autem Senatusque, 
ut virtutem laudemque Manuelis aliquo non vulgari testimonio declararent, quo etiam reliqui 
ad Patriae amorem gloriamque accenderentur, publico decreto Manuelem ipsum ejusque rilios 
immunitate, aureisque ducentis donavit \ Inter haec additi galeoni sex classi, quae obsiden- 
dae Lanternae constituta erat. 

Interea, inter Reges Francorum et Ilispaniae induciae factae sunt, ea conditione ut ultra 

montes a bello abstinerent. Hac pace securitate fretus Rex Francorum, transeundi in Italiani 

occasionem habuisse visus est, et ad recuperandum Lombardiae Statum animum intendit. 

Mot Itaque in'gentem equitum et pedilum numerum comparavit, qui Lombardiam statim invade- 

rent, et mari potentem classem Massiliae instruxit, quae Genuam et oram ligusticam invaderet 

C.4S6V et obsessis in 'arce Lanternae opem ferret. Ea classis Villafrancam jam pervenerat, in qua 
erant galerae novem, barchiae quinque, galeoni quatuor, et praeter haec navigia galeonus 
unus, caravellae tres, brigantini aliquot a Domino Monaci auxilio missi ;; . Inter haec arma- 
torum societas Joannis Jacobi et Theodori de Trivultiis, quam vulgus Conductam appellat, 
Alexandriam invasit, favente parte guelfa, et inter hos motus ea urbe facile potitus est * ; 






10 



15 



20 






6. barchiam lacuna in C'Mur. — 13. in Patriam] Patriae C UMvr. — 17 e 23. Lanternae] Laternae CMur, 



' L'croira e fortunata impresa di Emanuele Ca- 
vallo è descritta con bella vivacità e con molta esat- 
tezza nell'atto ufficiale, che gli conferiva la immunità 
5 da ogni tassa, come vedremo poco oltre. Il GuiCCIAS- 
disi, S/ d'Italia. I.il). XI, cap. ix; ediz. cit., voi. Ili, 
pp. 163-64, attribuisce ad Andrea D'Oria tutto il me- 
rito dell'impresa : egli dice infatti: " Andrea Doria, quel 
"che poi fu tanto felice e famoso in sul mare, entrato 

io " con pericolo grande, con una nave grossa della quale 
" era padrone, tra la Lanterna e la nave franzese e 
" tagliato il cavo dato alla fortezza e i cavi delle an- 
" core, combattendo egregiamente e nel combattere fe- 
" rito al volto, la conquistò,,. Anche i biografi del 

15 grande Capitano gli attribuiscono il merito di questa 
cattura, ma i documenti provano la verità del racconto 
del Senarega, Nella Cronaca non v'è cenno di un epi- 
S<> OrdfttO dal (ìli mini \NI, Annali, II, p. 

he il padrone della hana francete, quando vide 

30 che tu'to era perduto, si gettò in mare e mentre nuo- 
tava verso la fortezza fu fatto prigione da Benedettino 

Giustiniani, figliuolo di Veeconte "e nondimeno con 

bar. a della nave si salvarono alquanti degli ini- 

"mlcl nella forte/./a „. Anche il La Kom/ikri , Hitt. 

25 tir la Mar tia-i s . Ili, p. un, atlerma che quaranta 

uomini raggiunsero il castello. Il vocabolo barchia che 

ricorre due volte in questo periodo indica la prima 



volta la nave; la seconda voltala barchetta che seguiva 
sempre la nave. 

s II solenne decreto e conservato nel Diversor., 30 
reg. 184-678 e porta la data del 28 aprile 1513, con la 
giunta * et fuit usque die IV T „. Dopo avere encomiata 
la eroica azione del Cavallo, il Doge e gli Anziani 
" pretcr scuta auri ducenti ex preda et manubiis ci so- 

" luta, prenominatum Manuelem Cabalum naucle- 35 

" rum, et quosqumque liberos suos masculos, natos et 
■ nascituros de legitimo matrimonio, immunitate com- 
" merciorum, cabcllarumquc omnium, ac drictuum quo- 
u cumque nomine censeantur, prò victu ipsorum et cuiu- 
" sque eorum se vestitu, in premium singularis vlrtutis 
" sue, donarunt et donant. ita ut toto tempore vite 
"sue, et quamdiu filli eius masculi nati et nascituri de 
" legitimo matrimonio vixerint, nihil ab eis, aut quovis 

rum, peti aut exi^i posset.... „. Il Senarega atlerma 
che la eroica gesta avvenne il 17 marzo, il Gilsti- 45 

ni. ■>/•. ci/ . II, p. <>;i, la riferisce al 10 marzo, il 
La Honiikki, r/. ..-.'., loc. 1 it., al 16 marzo. 

lini, //;.</. tir la Mar. frane., 
III, p. tal, cab ola che la dotta francese avesse in to- 
tal' ìì legni. La comandava il Luogotenente di Pro- 50 
venza, Claudio Durre, signore di Puv-Saint-Mart in. 

4 L'oc< upaslone di Alessandria avvenne il 12 mag- 
gio 1 5 1 3. Cf. Cipolla, S/. </. Signorie, p. S 









ia. i5i3| COMMENTARLA DE REBUS GENUENSIBUS 159 

et Terdona <-i Vogherla Inter lios mmoresi rerum novarum cupidae ( adjuvante parto guelfa, 
a Duce deficiente!, nomen regium clamare cooperanti Qua re cognita Mediolanl Dui uiìhhì. 

copiis, praesertim liispanis, Vbgheriam subito impetu ( cpii <•( diripuiti Terdona vero, lenita 
subito adventu copiarum, ad obedlentiam rediit, cum pari guelfa sì l>i timena priua urbem 

5 deseruisHci, quae motui llloa concitaverat. Dum ii tumultua* in Lombardia audiuntur, exer- < ^?* 
citus Regia Francorum Astam pervenit, ducibua Domino Joanne Jacobo et Domino de La 
T^rmoglia, in quo magnuB equitum peditumque numerila erat, in clic«s<jn»* magis cac < opiae 
augebantur, confluentibus ex Gallia quotidie peditibua equitìbuaque. Dum eae copiae Astae 
coguntur, vulgata fama fuit Bastardum Sabaudiae, cum magna hominum manu, in Ripariam 

10 orientalem venturum atque classcm regiam conscensurum. Necnon communis tenebat opinio, 
Hieronymum Adurnum, Augustini lilium, cum classe regia Statum, regìa nomine, turbaturum. 
Eo metu cum plures Adurnae factionis a Fregosis, qui Genuae praeerant, jussi fuissent de 
parendo mandatis lidejussionem praestare, alìi paruerunl, alii hujusce rei conscii, non data 
fidejussione, abierunt. Deinde crescente regiae potentiae timore, Pontifex et Maximilianus 

15 visi sunt regiae voluntati apertius adversari. Parata erat a nostris ingens classis ad numerum 

diversi generis 'navigiorum xlv, accitis ex utraque ora navigiis, quae parandae classi idonea e. 487 v 
visa sunt, sub praefectura magnifici Nicolai Auriae. Addebantur quotidie nova navigia unde- 
cumque venientia. Ita ingens navigiorum numerus ad obsidionem arcis Lanternae cumulatus 
est, potissimum crescente fama regiae potentis classis, quae adventare dicebatur l . Cum arx, 

20 ut supradictum est, arcta obsidione mari et terra premeretur, Carolus Corsus, qui cum 300 
peditibus custodiae constitutus erat prope monasterium Sancti Benigni, deprehensus est clam 
obsessis cibaria praebere, pecunia corruptus. Captusque, jubente Duce, in arcem Castelletti 
missus, aliquot paucis diebus in ea observatus, libertati restituitur; cujus rei causa fuisse 
dicitur affinitas, qua Duci conjunctus erat 2 . Adventante igitur classe regia, et crescentibus 

25 in Lombardia regiis favoribus, Fregosi, de statu soliciti, omnia timere coeperunt, rebusque 

suis quoquo modo consulere, fidemque Fliscorum 'fratrum, qui praesentis status socii et par- e. <88r 
ticipes erant, suspectam habere; illosque in partes regias inclinare dubitantes, potissimum 
cum ex fratribus unus apud Regem in Curia commorans, honesto loco habitus, apud ipsum 
Regem gratia valere diceretur, 'et cum Joanne Jacobo Trivultio trans Alpes in Italiani mot., 621 

30 descendisse. Auxit hanc suspicionem fama, qua ferebatur, Adurnos etiam regias partes sequi, 
qui cum Fliscis clam consentire dicebantur 3 . 



7. Termoglia] Tramoglia B — 15. visi sunt] iussi sunt B — 28. apud] papu (!) Mur. 

1 Nelle carte dell'Ardi, di Stato di Genova v'è 3 Le trattative segrete erano assai più vaste e 
qualche cenno sulla formazione della grande flotta gè- complesse di quanto narri il Senarega. Mentre le mi- 
novese. Il 2 marzo 1513 l'ufficio del Mare consegna lizie francesi passavano "a furia „ in Italia, ed Asti 25 

5 a G. B. Davania una galea, comprata da maestro Ber- era già in potere del Re di Francia, la Signoria ve- 

nardino di Calvi (Diversor., filza 75-3095); il 18 aprile, neta aveva notizia che v'era stato un " apontamento„ 

prende a stipendio la nave di Nicolino D'Oria con ot- dell'Alviano e del Trivulzio con il Doge di Genova; 

tanta uomini d'arme; il 20 aprile fa le "monstre,, in esso " sopragionse uno de li Adorni con una letera 

della ciurma di Andrea Castello, patrono, o meglio * del castelano de la Lanterna, qual letera significava 30 

io scriba, di una galea del Biassa; il 20 aprile manda una " lui contra tutti eserciti dil mondo se teniria per 4 

grida che " chi vole prender soldo e tocare dinari vada "mexi; et così el Re deliberò de non far acordi con 

"a la piassa del mole,, per arruolarsi marinaio sulle " Capelazzi, zoè quelle parte „ [cioè i capi delle fazioni 

navi che "stano sopra el porto „ (Diversor., filza cit.). genovesi]. Ma v'erano anche altri concorrenti ai fa- 

2 La pronta liberazione di Carlo Corso fu forse vori della Corte francese. Infatti " el signor Conte 35 
15 dovuta, oltre alla parentela con il Doge, alla partecipa- " de Tenda praticava et oferiva che, con la mità di 

zione a nascosti intrighi tra il Doge di Genova ed il "quello domandava Fregosi, volendo el Re dar una 

Re di Francia. A Roma, fin dall'aprile 1513, correva "parte a li Adorni et al Marchexe de Final, zioè pen- 

voce che " Zenoa era in acordo con il Re e restava " sione, averia onore de questa impresa de Genova; pur 

* govcrnador d. Ianus, che al presente è Doxe „. La " el Re non voleva, et disse : " Vederò si sapere vince- 40 

20 notizia fu poi smentita (Sanuuo, Diari, XVI, 189,216), "re senza loro „ et par habia genoesi sopra li ochi „ 

ma vedremo nella nota seguente che essa aveva invece (Sanudo, Diari, XVI, 323). Già dal dicembre 1512 gli 

un fondamento di verità. Adorno, capeggiati da Antoniotto e Gerolamo, figli di 



Imi 



BARTI IOL( )M A EI SENAREG A I 



[A. 1513] 



His suspicionibus motis Fregosis, evenit ut vigesima tertia Maji Flisci fratres mane in 
Palatium convcnerint, et de communi stata colloquentes, ut solebant, plure9 horas consumse- 
rant; ortaque contentio, quae casti acci ditte visa est, inter Ilieronymum Fliscum Comitem 
et Jacobum Lomellinum Philippi lìlium, quae primum verbis et contumeliis agitata fuit, 
fv deindp adeo acriter proces9Ìt, defendente Fregosino fratrem, ut 'enses aperte utrinque nudati 5 
8Ìnt. Sedata vero contentione Ducis interventu, qui motus illos aegre tulisse visus est, fratres 
duo Octobonus et Sinibaldus, securi et sine ulla periculi suspicione Palatio abierunt, alter 
ecclesiali) Sancti Laurentii, in Viam Latam alter diverso itinere petens. At Hieronymus 
paulo post ex Palatio in plateam descendit, et confestim a Ludovico primum, deinde a Fre- 
gosino alabardis potitus est, qui diversa ex via occurrerunt. Multis vulneribus confossus, 10 
misere obtruucatus est '. Cum eo forte erat Joannes Ambrosius Fliscus, qui et ipse in facie 
percussus, haud facile vitae periculum evasit. Octobonus et Sinibaldus, nece Comitis cognita, 
territi, Adurnum nomen et populi clamantes, unde favorem et tutelam sperabant, in Viam 

f .4*9' Latam tuti se receperunt; indeque ex urbe egressi sunt, commisso levi proelio 'apud portam 

Sancti Andreae inter Fregosorum Fliscorumque pedites*. Egressi ad sua castella se rece- 15 
perunt. Fuit hic casus in civitate insolitus et foedi exempli, civiumque omnium animos 
attonitos reddidit. 

Postero die classis regia, quam supra diximus, ex Finario solvens, supra portum venit, 
qua conspecta, classis nostra vela dedit. Utraque cum appropinquasset, altera alteram nec 
telo nec bombardis offendit, nec lacessita est. Sequentique die, qui fuit quartus et vicesimus 20 
Maji, Antoniottus et Hieronymus Adurni ex Castelletto oppido 3 cum tribus millibus peditum, 
qui partim erant mercede conducti, partim Adurnae factionis, in vallem Porciferae ex impro- 
viso descenderunt, commissoque proelio in montibus, qui monasterio Sancti Benigni subjacent, 
cum his qui arcem obsidebant, aliisque qui cum Duce et fratribus ex urbe venientibus occur- 
rerant, illisque fusis fugatisque, summa montium tenuerunt arcemque obsidione solverur.t, ' 25 

e /• CU1U8 rei causa in primis venisse dicuntur *, statimque panem vinum aliaque cibaria in arcem 

miseranti Fregosi autem, potentioribus Adurnis cedentes, se receperunt et Dux, videns cuncta 
ad favorem Adurnorum inclinare, sibi suisque consulens, lembo, quem ea de causa ad pontem 
Calvorum paratum habebat, cum Fregosino et aliis ad classem delatus est \ Eademque bora 
Adurni